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Sentenza 9 dicembre 2025
Sentenza 9 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Napoli Nord, sentenza 09/12/2025, n. 4950 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Napoli Nord |
| Numero : | 4950 |
| Data del deposito : | 9 dicembre 2025 |
Testo completo
Repubblica Italiana In nome del Popolo Italiano TRIBUNALE DI NAPOLI NORD
Il Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro ed in persona del dott. Giovanni Andrea Rippa ha pronunciato, a seguito di deposito di note scritte in sostituzione dell'udienza in base all'art. 127 ter c.p.c., la seguente Sentenza nella causa iscritta al n. 9252/2025 del R.G. Tra
, nata il [...] a [...], rappresentata e difesa dagli Avv.ti Parte_1
SI D'NI e EP D'NI;
ricorrente E
in persona del suo Presidente p.t., rappresentato e difeso come in atti;
CP_1 resistente Conclusioni: come in atti Motivi in fatto e diritto della decisione Parte ricorrente, a seguito del deposito della consulenza tecnica d'ufficio effettuato dal dott. Per_1 nel procedimento di accertamento tecnico preventivo, depositava dichiarazione di dissenso ai
[...] sensi dell'art. 445 bis, comma 4, c.p.c.. Successivamente presentava nei termini di legge ricorso ai sensi dell'art. 445 bis, comma 6, c.p.c., allegando che il CTU non aveva dato una valutazione esaustiva delle patologie da cui è affetta come descritte in ricorso, tali da legittimare il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento ed il riconoscimento della condizione di disabilità ai sensi dell'art. 3, comma 3, legge 104/92 a far data dalla domanda amministrativa. L' si costituiva in giudizio e chiedeva il rigetto del ricorso. CP_1
Ai fini dell'accertamento dei requisiti sanitari legittimanti l'indennità di accompagnamento, l'art. 1 Legge 21 novembre 1988, n. 508 rubricato “Aventi diritto alla indennità di accompagnamento” prevede testualmente:
“1. La disciplina della indennità di accompagnamento istituita con leggi 28 marzo 1968, n. 406, e 11 febbraio 1980, n. 18, e successive modificazioni ed integrazioni, è modificata come segue.
2. L'indennità di accompagnamento è concessa: a) ai cittadini riconosciuti ciechi assoluti;
b) ai cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilità totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di una assistenza continua…”.
1 Il CTU dott. nominato CTU nel procedimento di accertamento tecnico preventivo, nel Persona_1 proprio elaborato – da intendersi qui integralmente richiamato – ha analizzato in maniera esaustiva le condizioni psicofisiche della ricorrente, esponendo quanto segue: “…DIAGNOSI Dall'anamnesi, dall'esame obiettivo nell'ambito della visita medico-legale effettuata e dall'esame della documentazione medica allegata al fascicolo è stato possibile, secondo i criteri di valutazione indicati dal Decreto del Ministero della Sanità 05/02/1992, formulare e classificare con codificazione ICD-9-CM (con classe funzionale di riferimento, ove prevista), le seguenti diagnosi:
- Esiti di QUADRANTECTOMIA SIN. per carcinoma mammario…cod.174.9.3…..70 %
- Cardiopatia ipertensiva……………………...….....................cod. 402.4...……....40%
- Artrosi polidistrettuale ………………………............................cod. 715.2………..45%
- Incontinenza urinaria …………………………….……..cod.788.30……………41%
- Deficit visivo ………………………………………………cod.369.0.1…………….15% Con l'applicazione del calcolo riduzionistico a scalare di Balthazard per le infermità plurime coesistenti associato al calcolo per le infermità concorrenti si determina: 100% CONSIDERAZIONI MEDICO LEGALI E RISPOSTA AI QUESITI Tutte le patologie riportate nella diagnosi erano presenti al momento della domanda amministrativa. Le patologie che comportano maggiori deficit funzionali e che quindi risultano maggiormente invalidanti per la perizianda sono la patologia neoplastica (Esiti di quadrantectomia nel febbraio 2020 per carcinoma mammario sin.associata a radioterapia ed ormonoterapia) e le patologie a carico degli apparati: osteoarticolare e locomotore (Artrosi polidistrettuale), cardiocircolatorio(Cardiopatia ipertensiva) ed apparato urinario (incontinenza urinaria ), apparato visivo (deficit visivo in soggetto con maculopatia). In particolare, trattasi di soggetto femminile di anni 72 affetta da un complesso di patologie, rappresentato sia dagli esiti della neoplasia a carico della mammella sinistra che da altre patologie croniche quali l'incontinenza urinaria ed a carico dell'apparato osteoarticolare che hanno determinato manifestazioni clinico-disfunzionali, tali da comportare nel tempo per la perizianda difficoltà persistenti a svolgere le funzioni ed i compiti propri della sua Parte_1 età;tuttavia,allo stato non ci sono i requisiti per il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento. C'è da rilevare,che:
- nel corso della visita medica effettuata all'inizio delle operazioni peritali per la perizianda non sono stati rilevate nuove patologie né particolari aggravamenti delle infermità Parte_1
o minorazioni fisiche o mentali già accertate con il verbale della commissione di prima istanza e documentate agli atti;
- la valutazione dello stato invalidante riportato in tale perizia fa riferimento non solo alla documentazione agli atti ma soprattutto alle condizioni psico-fisiche della perizianda rilevate nel corso della visita medica effettuata in data 9 dicembre 2024;
-allo stato per la perizianda non risultano agli atti trattamenti riabilitativi in corso e/o trattamenti chemioterapici o radioterapici in assenza di recidiva della neoplasia mammaria;
-allo stato la perizianda presenta un'apparato muscolare normotonico senza compromissione della funzione deambulatoria e/o rachidea né della funzione prensile;
infatti, presenta una deambulazione autonoma all'interno della stanza adibita a visita medica, risulta in grado di mantenere la stazione eretta prolungata, non presenta dispnea a riposo e/o dopo sforzi e risulta, inoltre, vigile ed orientata, nel tempo e nello spazio.
2 In conclusione, in base alle suddette considerazioni, dall'analisi della documentazione presente agli atti, dall'ulteriore documentazione richiesta e dalla visita medica effettuata all'inizio delle operazioni peritali, tenuto conto del grado e della natura delle infermità accertate, in relazione all'età, al sesso della perizianda, il sottoscritto CTU ritiene che la sig.ra sia da Parte_1 considerarsi: INVALIDO ultrasessantacinquenne con difficoltà persistenti a svolgere le funzioni ed i compiti propri della sua età (L.509/88 e L.124/98): grave 100 % Percentuale: 100% Decorrenza: dalla data della domanda amministrativa (ottobre 2023) … Tuttavia, il sottoscritto CTU, tenuto conto del grado e della natura delle infermità accertate, delle considerazioni sopraesposte rileva allo stato che per la perizianda Parte_1
NON ci sono le condizioni per la concessione dell'indennità di ACCOMPAGNAMENTO Inoltre, c'è da rilevare che le minorazioni di cui soffre la perizianda allo stato sono causa di difficoltà di relazione e/o di integrazione e tali da determinare un processo di svantaggio sociale e/o emarginazione, per cui tenuto conto delle suddette considerazioni, dell'analisi della documentazione presente agli atti e della visita medica effettuata all'inizio delle operazioni peritali, il sottoscritto CTU ritiene che la perizianda ai sensi dell'art.4 della legge 5 febbraio 1992 n.104 Parte_1 sia da considerarsi: PORTATORE DI HANDICAP (articolo 3 comma 1): Decorrenza: dalla data della domanda amministrativa (ottobre 2023)…”.
Il CTU nel proprio elaborato ha analizzato in maniera esaustiva il quadro patologico della ricorrente ed, in particolare, l'evoluzione dello stato psicofisico in base alla documentazione medica prodotta ed all'esame peritale condotto. Le conclusioni cui è giunto il consulente sono il risultato di un ragionamento rigorosamente scientifico ed esaurientemente argomentato e possono pertanto essere fatte proprie dal giudicante.
Nel caso che ci occupa è opportuno chiarire che non è sufficiente la difficoltà nel compimento degli atti della vita quotidiana per il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento. Afferma infatti la Corte di Legittimità (cfr. Sez. L, Sentenza n. 12521 del 2009) che: “Secondo l'univoco orientamento giurisprudenziale formatosi sulla questione (Cass. n. 9785/1991, 1339/1993, 636/1998, 6882/2002), le condizioni previste dalla L. 11 febbraio 1980, n. 18, art. 1, (nel testo modificato dalla L. n. 508 del 1988, art. 1, comma 2) per l'attribuzione dell'indennità di accompagnamento consistono, alternativamente, nell'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure nell'incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con la conseguente necessità di assistenza continua. Si tratta chiaramente di situazioni che prescindono da episodici contesti, dovendo essere verificate nella loro inerenza costante al soggetto e non in rapporto ad una soltanto delle possibili esplicazioni del vivere quotidiano, quale, ad esempio, il portarsi fuori della propria abitazione, ovvero la necessità di assistenza determinata da patologie particolari e finalizzata al compimento di alcuni, specifici, atti della vita quotidiana, pur dovendosi intendere in senso relativo la nozione di "continuità" della necessità dell'assistenza. In definitiva, i requisiti sono diversi e ben più rigorosi della semplice difficoltà nella deambulazione o nel compimento di altri atti.
3 2.3. Risulta altresì consolidato l'indirizzo giurisprudenziale che giudica priva di fondamento la tesi secondo la quale i requisiti sarebbero diversi per i soggetti anziani, in virtù del D. Lgs. 23 novembre 1988, n. 509, art. 6, (che integra la L. n. 118 del 1971, art. 2, con la previsione che, "ai soli fini dell'assistenza socio-sanitaria e della indennità di accompagnamento, si considerano mutilati ed invalidi i soggetti ultrasessantacinquenni che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età"), atteso che tale norma, lungi dal configurare un'autonoma ipotesi di attribuzione dell'indennità di accompagnamento, pone solo le condizioni perchè i soggetti ultrasessantacinquenni siano considerati mutilati o invalidi civili, in analogia a quanto già disposto per i minori di diciotto anni dalla L. 30 marzo 1971, n. 118, art. 2, comma 2, nel testo originario, non potendosi, per entrambe le categorie, far riferimento alla riduzione della capacità lavorativa (Cass. n. 1339/1993; 931/1999; 8009/2001; 15303/2001; 10281/2003).” Specifica la Corte: “Invero, da questa interpretazione, consolidata nella giurisprudenza della Corte, si è discostata una decisione (Cass. 4904/2001), che, nella parte in cui ha ritenuto che fossero sufficienti, ai fini dell'attribuzione dell'indennità di accompagnamento, le "difficoltà persistenti", non può essere condivisa per le ragioni esposte, cui va aggiunto il rilievo che la delega attribuita dalla L. 26 luglio 1988, n. 291, art. 2, sulla cui base è stato emanato il D. Lgs. n. 509 del 1988, aveva ad oggetto esclusivamente la revisione delle minorazioni e categorie invalidanti, mentre solo la L. n. 508 del 1988, è intervenuta sull'istituto dell'indennità di accompagnamento.” Afferma inoltre la Corte: “Va anche ricordato che la necessità delle ulteriori condizioni richieste dalla L. n. 18 del 1980, art. 1, per il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento discende da un'interpretazione della normativa che è stata condivisa anche dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 346 del 1989), che ha evidenziato la specificità della condizione richiesta, ulteriore ed aggiuntiva rispetto a quella prevista per la pensione di inabilità totale.” (cfr. Sez. L, Sentenza n. 12521 del 2009).
Emerge pertanto che le motivazioni in base alle quali la parte ricorrente deduce di non condividere le conclusioni del CTU integrano un dissenso diagnostico. In merito si richiama per completezza quanto affermato dalla Corte di Legittimità (cfr. sentenza Cassazione civile sez. lav. n. 7341 del 2004) in materia di dissenso diagnostico. La Corte di Legittimità nella suddetta sentenza afferma in merito al dissenso diagnostico: “E' appena il caso di richiamare in proposito la costante giurisprudenza di questa Corte secondo cui, ove il giudice del merito si basi sulle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, il difetto di motivazione della sentenza denunciabile in cassazione deve consistere nella indicazione delle carenze e deficienze diagnostiche riscontrabili nella perizia, o nella precisazione delle affermazioni illogiche o scientificamente errate in essa contenute, o nella individuazione della omissione degli accertamenti strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, non essendo sufficiente la mera prospettazione di una semplice difformità tra le valutazioni del consulente circa l'entità e l'incidenza del dato patologico e quella della parte;
al di fuori di tale ambito, infatti, la censura di difetto di motivazione costituisce un mero dissenso diagnostico non attinente a vizi del processo logico che si traduce in una inammissibile richiesta di revisione nel merito del convincimento del giudice (cfr. tra le tante Cass. n. 3519 del 2001, Cass. n. 225 del 2000, Cass. n. 530 del 1998, Cass. n. 12630 del 1995).”
4 Deve, infine, evidenziarsi che parte ricorrente ha depositato nuova documentazione, ma non ha specificamente allegato in che modo la stessa sia in grado di comprovare un effettivo aggravamento delle condizioni di salute dell'istante e di incidere sulle valutazioni già rese dal CTU in sede di ATP, in modo da configurare un aggravamento legittimante l'accertamento del requisito sanitario richiesto con il ricorso. La Corte di Legittimità (cfr. ordinanza Cassazione civile sez. VI - 02/02/2015, n. 1806) ha affermato in merito: “Quanto al secondo motivo, che denuncia violazione dell'art. 149 disp. att. c.p.c., deve osservarsi che, secondo la giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 21151 del 2010; v. pure Cass. n. 14968 del 2003, n. 2946 del 2001, n. 2153 del 2000, n. 6589 del 2000, n. 7776 del 1997), nelle controversie relative a prestazioni previdenziali od assistenziali fondate sull'invalidità del richiedente, il ricorrente, che abbia censurato la decisione del giudice d'appello per violazione dell'art. 149 disp. att. c.p.c., ha l'onere di dimostrare di aver dedotto e comprovato, con adeguata documentazione, l'esistenza degli aggravamenti delle malattie e le nuove infermità sopravvenute al giudizio di primo grado, nonchè la determinante rilevanza delle nuove patologie in modo da rendere palese che la positiva valutazione dei fatti dedotti avrebbe comportato con certezza la declaratoria del diritto alla prestazione richiesta in giudizio con la decorrenza auspicata…”. La stessa Corte di Legittimità (cfr. sentenza Cassazione civile sez. lav. - 13/10/2010, n. 21151) afferma: “4. Quanto al primo motivo, osserva la Corte che, nelle controversie relative a prestazioni (previdenziali o assistenziali) fondate sull'invalidità del richiedente, incombe alla parte che addebita al giudice d'appello la disapplicazione dell'art. 149 disp. att. c.p.c. l'onere di dimostrare di aver dedotto e comprovato con adeguata documentazione l'esistenza delle infermità che asserisce sopravvenute agli accertamenti e alla pronuncia del primo giudice, come pure (l'esistenza) dei pretesi aggravamenti delle malattie da questi già valutate, nonchè l'onere di fornire elementi adeguati a dimostrare la determinante rilevanza delle nuove patologie o dei denunciati aggravamenti, in modo da rendere palese che la positiva valutazione dei fatti dedotti avrebbe comportato con certezza la declaratoria del diritto alla prestazione richiesta in giudizio con la decorrenza auspicata (vedi Cass. n. 14968 del 2003, n.2946 del 2001, n.2153 del 2000, n.6589 del 2000, n.7776 del 1997) …”.
Nella fattispecie concreta in esame la carenza di specifiche deduzioni in merito alla rilevanza della nuova documentazione medica prodotta, al fine di incidere in maniera determinante sulle risultanze della consulenza tecnica d'ufficio già effettuata dal CTU, rende esplorativa la richiesta di ulteriori accertamenti. La Corte di Legittimità (cfr. ordinanza Cassazione civile sez. VI, 15/12/2017 n. 30218 afferma in merito alla CTU che “"il suddetto mezzo di indagine non può essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, ed è quindi legittimamente negata qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero di compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati." (Sez. 6
- L, Ordinanza n. 3130 del 2011; Sez. 3, Sentenze nn. 3191 del 2006 e 9060 del 2003; Sez. 2, Sentenza n. 5422 del 2002) …”.
Pertanto deve dichiararsi che la ricorrente non è in possesso delle condizioni sanitarie legittimanti la fruizione dell'indennità di accompagnamento.
5 Deve inoltre dichiararsi che la ricorrente non è in possesso delle condizioni sanitarie legittimanti il riconoscimento della condizione di disabilità ai sensi dell'art. 3 comma 3 legge 104/92. In conclusione il ricorso deve essere rigettato. Nulla per le spese di lite ai sensi dell'art. 152 disp. att. c.p.c.. Stante la dichiarazione di esenzione dal pagamento delle spese prevista dall'art. 152 disp. att. c.p.c., le spese della consulenza tecnica d'ufficio espletata dal dott. nel procedimento di Persona_1 accertamento tecnico preventivo, liquidate come da separato decreto, vanno poste definitivamente a carico dell' . CP_1
P.Q.M.
Il Tribunale, in funzione di Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza disattesa, così provvede:
-rigetta il ricorso;
-nulla per le spese di lite;
-pone le spese della consulenza tecnica d'ufficio espletata dal dott. nel procedimento Persona_1 di accertamento tecnico preventivo, liquidate come da separato decreto, definitivamente a carico dell' . CP_1
Si comunichi. Così deciso il 09.12.2025
Il Giudice del Lavoro
dott. Giovanni Andrea Rippa
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