Cass. pen., sez. II, sentenza 20/12/2006, n. 10838
CASS
Sentenza 20 dicembre 2006

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Anche alla luce della Decisione-quadro del Consiglio dell' Unione europea 2005/212/GAI, è da escludere che la confisca per equivalente prevista dall'art. 322 ter cod.pen. e, quindi, il sequestro preventivo ad essa finalizzato, postulino l'esistenza di un nesso di pertinenzialità tra i beni da confiscare ed il reato addebitato al soggetto che ne dispone, atteso che, con detta decisione, il Consiglio dell'Unione europea, lungi dal voler restringere i limiti di applicabilità dell'istituto in discorso, come se, in precedenza, le legislazioni degli Stati membri ne consentissero l'applicazione in misura eccessiva o arbitraria, ha invece inteso imporre soltanto una disciplina minima uniforme in funzione della repressione di reati ritenuti di particolare allarme sociale e nocività economica (principio affermato, nella specie, a fronte della tesi difensiva secondo cui la Decisione summenzionata consentirebbe la confisca, e quindi il sequestro, di beni solo se legati al reato da vincolo eziologico diretto o, quanto meno, derivanti da sproporzione tra il patrimonio del soggetto e il suo reddito legittimo)

Una volta esclusa la possibilità di sequestrare l'originario profitto del reato, il sequestro preventivo per equivalente, in vista della confisca prevista dal combinato disposto degli artt. 322 ter e 640 quater cod. pen., può essere disposto, entro i limiti quantitativi del suddetto profitto, indifferentemente nei confronti di uno o più degli autori della condotta criminosa, non essendo esso ricollegato all'arricchimento personale di ciascuno dei correi bensì alla corresponsabilità di tutti nella commissione dell'illecito.

Ai fini dell'operatività della confisca per equivalente prevista dall'art. 322 ter cod.pen., e, di riflesso, della possibilità di adozione di un provvedimento di sequestro preventivo dei beni che possono formarne oggetto, il requisito costituito dalla disponibilità di tali beni da parte del reo non viene meno nel caso di intervenuta cessione dei medesimi ad un terzo con patto fiduciario di retrovendita.

Nel caso di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, il cui profitto sia stato conseguito da una persona giuridica e non sia più individuabile nell'ambito del patrimonio della medesima, l'adozione del provvedimento di sequestro preventivo di beni della persona fisica cui il reato sia stato addebitato, in vista della confisca per equivalente prevista dall'art. 322 ter cod. pen., non richiede la previa, infruttuosa esecuzione sui beni della persona giuridica.

Il sequestro preventivo, funzionale alla confisca, disposto nei confronti della persona sottoposta ad indagini per uno dei reati previsti dall'art. 640 quater cod. pen. può avere ad oggetto beni per un valore equivalente non solo al prezzo, ma anche al profitto del reato, in quanto la citata disposizione richiama l'intero art. 322 ter cod. pen..

La legittimità del sequestro preventivo in vista della confisca per equivalente prevista dall'art. 322 ter cod.proc.pen. non è esclusa dalla astratta possibilità che (come può verificarsi, in particolare, nei casi di truffa aggravata previsti dall'art. 640 quater cod.pen.), le somme sequestrate, anziché essere confiscate, debbano essere poi restituite alla vittima del reato.

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    Avv. Fulvio Graziotto · https://www.avvocatoandreani.it/ · 25 maggio 2018
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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. II, sentenza 20/12/2006, n. 10838
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 10838
Data del deposito : 20 dicembre 2006

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