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Sentenza 16 ottobre 2024
Sentenza 16 ottobre 2024
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. II, sentenza 16/10/2024, n. 26833 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 26833 |
| Data del deposito : | 16 ottobre 2024 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso (iscritto al N.R.G. 14528/2021) proposto da: MOLISANNIO S.p.A. in liquidazione, soggetta alla procedura di concordato preventivo (C.F.: 01094190624), in persona del suo liquidatore giudiziario pro – tempore, rappresentata e difesa, giusta procura in calce al ricorso, dall’Avv. Roberto Prozzo, elettivamente domiciliata in Roma, via dei Podesti n. 4, presso lo studio dell’Avv. Antonio Formiconi;
- ricorrente -
contro EL IN (C.F.: [...]), EL FI (C.F.: [...]) e EL LA (C.F.: [...]), rappresentate e difese, giusta procura in R.G.N. 14528/21 U.P. 19/9/2024 Pagamento somma di denaro – Eredi – Accettazione con beneficio d’inventario Civile Sent. Sez. 2 Num. 26833 Anno 2024 Presidente: DI VIRGILIO ROSA MARIA Relatore: TRAPUZZANO CESARE Data pubblicazione: 16/10/2024 2 di 11 calce al controricorso, dall’Avv. Giovanni Beatrice, nel cui studio in Roma, via Nomentana n. 91, hanno eletto domicilio;
- controricorrenti -
avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli n. 3902/2020, pubblicata il 18 novembre 2020; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 19 settembre 2024 dal Consigliere relatore AR Trapuzzano;
viste le conclusioni rassegnate nella memoria depositata dal P.M. ex art. 378, primo comma, c.p.c., in persona del Sostituto Procuratore generale dott. Fulvio Troncone, che ha chiesto l’accoglimento del primo motivo, con l’assorbimento dei rimanenti motivi;
conclusioni ribadite nel corso dell’udienza pubblica;
letta la memoria illustrativa depositata nell’interesse delle controricorrenti, ai sensi dell’art. 378, secondo comma, c.p.c. FATTI DI CAUSA 1.– Con decreto ingiuntivo n. 167/2009, depositato il 23 febbraio 2009, notificato il 19 marzo 2009, il Tribunale di EN ingiungeva il pagamento, in favore della LI S.p.A. e a carico di IA LI, LL IN, LL FI e LL LA, quali eredi di LL GI, pro quota ex art. 752 c.c., della somma complessiva di euro 139.697,07, oltre interessi al tasso convenzionale del 16%, a titolo di anticipazione su crediti in conto corrente per le obbligazioni contratte dalla fallita ED LL & C. 3 di 11 S.n.c. e dal suo amministratore, socio e fideiussore LL GI. Con atto di citazione notificato il 6 aprile 2009, proponevano opposizione IA LI, LL FI e LL LA mentre, con atto di citazione notificato il 12 maggio 2009, spiegava opposizione LL IN. Le opponenti, tra l’altro, eccepivano che avevano accettato l’eredità di LL GI con beneficio d’inventario. Si costituiva nei giudizi di opposizione la LI S.p.A., la quale chiedeva il rigetto delle opposizioni e la conseguente conferma del provvedimento monitorio opposto, deducendo che l’accettazione con beneficio d’inventario era intervenuta tardivamente, poiché gli eredi erano nel possesso dei beni, e che comunque, quand’anche fosse intervenuta tempestivamente, gli eredi erano decaduti dal beneficio d’inventario, non avendo iniziato la procedura entro il termine trimestrale di decadenza. Le cause erano riunite. Nel corso del giudizio decedeva IA LI, sicché la causa era proseguita dagli eredi LL OR, LL FI e LL LA, con atto di costituzione volontaria del 24 gennaio 2011 (mentre l’erede LL IN rinunciava all’eredità della IA). Successivamente era assunta la prova orale ammessa ed erano espletate una consulenza tecnica d’ufficio grafologica e una contabile. Quindi, il Tribunale adito, con sentenza n. 1808/2014, depositata il 18 luglio 2014, accoglieva parzialmente le opposizioni proposte e, per l’effetto, revocava il decreto ingiuntivo opposto e 4 di 11 condannava le opponenti intra vires al pagamento della somma di euro 94.718,41, oltre interessi, nonché della somma di euro 37.029,96, a titolo di sconto delle cambiali presentate, sostenendo che gli eredi di LL GI dovevano considerarsi accettanti dell’eredità con beneficio d’inventario, in mancanza di alcuna decadenza dal predetto beneficio derivante dalla tardività della realizzazione dell’inventario. 2.– Con atto di citazione notificato il 3 ottobre 2015, proponeva appello avverso tale pronuncia la LI S.p.A., la quale lamentava: 1) l’erroneo rilievo circa la carenza di prova dell’accettazione tacita dell’eredità, in esito al tardivo compimento dell’inventario, a fronte della dimostrazione in atti del possesso dei beni ereditari, circostanza non contestata dalle controparti;
2) l’erronea esclusione della dedotta decadenza dal beneficio d’inventario, per difetto dell’inizio delle operazioni entro il termine previsto, ai fini di poterne disporre la proroga;
3) la carenza di qualsiasi valenza decisoria del provvedimento di proroga, quale atto di volontaria giurisdizione non opponibile al terzo creditore. Si costituivano nel giudizio di impugnazione LL FI, LL LA e LL IN, quali eredi di LL GI, le quali preliminarmente eccepivano che l’appello non era stato notificato agli eredi di IA LI – con il conseguente passaggio in giudicato della sentenza nei confronti di tali eredi e la produzione dell’effetto favorevole della limitazione di responsabilità, derivante dal beneficio d’inventario, anche a vantaggio degli altri eredi – e, nel merito, instavano per la declaratoria di inammissibilità dell’appello ovvero per il suo rigetto. 5 di 11 Decidendo sul gravame interposto, la Corte d’appello di Napoli, con la sentenza di cui in epigrafe, rigettava l’appello e, per l’effetto, confermava integralmente la pronuncia impugnata. A sostegno dell’adottata pronuncia la Corte di merito rilevava per quanto di interesse in questa sede: a) che – benché l’atto di appello fosse stato notificato anche a LL LA e LL FI, quali eredi sia di LL GI sia di IA LI, già costituite nel processo di prime cure, la mancata specificazione, nell’atto di gravame, della qualità rivestita da tali appellate, quali eredi anche di IA LI, non aveva rilievo alcuno – la medesima considerazione non poteva essere svolta per l’altro erede di IA LI, LL OR, volontariamente costituitasi nel giudizio di prime cure, ma non costituitasi nel giudizio di gravame (e non destinataria della notifica dell’atto d’appello); b) che – poiché l’azione per il pagamento di un debito ereditario non determinava, in presenza di una pluralità di eredi, un’ipotesi di litisconsorzio necessario, non sussistendo un rapporto unico e inscindibile, atteso che ogni erede era tenuto a soddisfare i debiti ereditari pro quota – la predetta mancata notifica dell’appello ad uno degli eredi importava il passaggio in giudicato della sentenza nei confronti di LL OR e l’impossibilità per l’appellante di ottenere, in caso di esito positivo del giudizio d’appello, il pagamento della quota del predetto;
c) che specificamente il passaggio in giudicato della sentenza, nei riguardi di LL OR, incideva sulla qualificazione di tale erede come accettante con beneficio d’inventario, così come disposto dalla sentenza di primo grado, che aveva condannato gli opponenti, compresa LL 6 di 11 OR, intra vires;
d) che, attesa l’immodificabilità dello status di erede beneficiato in capo a LL OR, anche gli altri eredi, a norma e per gli effetti dell’art. 510 c.c., si sarebbero giovati del beneficio, se lo avessero voluto, dovendo, in tal caso, il giudice rilevare d’ufficio, in favore anche degli altri eredi, l’eccezione fondata su tale fatto impeditivo della maggior pretesa, con l’estensione a tutti dell’effetto favorevole della limitazione di responsabilità; e) che l’estensione del beneficio era subordinata ad una manifestazione di volontà del chiamato, espressa in maniera chiara e univoca, che non esigeva le forme indicate dall’art. 484 c.c., essendo sufficiente che il chiamato avesse resistito e avesse invocato il beneficio e la qualità di erede, come concretamente era avvenuto, a cura degli appellati, nella vertenza;
f) che, inoltre, non si rinvenivano decadenze dal beneficio nei confronti degli appellati, poiché – pur ammettendo che alcuni eredi si fossero trovati nel possesso dei beni ereditari, con la necessità di effettuare l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione – nondimeno l’inventario medesimo era stato realizzato secondo le tempistiche normativamente previste, tenuto conto della proroga all’ultimazione delle operazioni concessa dal Tribunale di EN;
g) che il sindacato sulla legittimità o meno della proroga non era esperibile da un terzo, quale la LI, essendo le relative valutazioni di merito esclusivamente affidate all’autorità giudiziaria;
h) che non risultava provata la circostanza dedotta dall’appellante, secondo cui alla data del 27 febbraio 2001 le operazioni di inventario non sarebbero state neppure iniziate, convergendo in senso opposto, sia il verbale notarile redatto in 7 di 11 pari data – che testualmente parlava di sospensione delle operazioni di inventario –, sia l’istanza di proroga avanzata dal notaio al Tribunale di EN. 3.– Avverso la sentenza d’appello ha proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, la LI S.p.A. in liquidazione, soggetta alla procedura di concordato preventivo. Hanno resistito, con controricorso, le intimate LL IN, LL FI e LL LA. Il Pubblico Ministero ha depositato memoria ex art. 378, primo comma, c.p.c., in cui ha rassegnato le conclusioni trascritte in epigrafe. All’esito, le controricorrenti hanno depositato memoria illustrativa, ai sensi dell’art. 378, secondo comma, c.p.c. RAGIONI DELLA DECISIONE 1.– Con il primo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360, primo comma, nn. 3 e 4, c.p.c., la violazione degli artt. 102 e 331 c.p.c., con error in procedendo e nullità della sentenza impugnata per omessa integrazione del contradditorio, nonché la falsa applicazione dell’art. 752 c.c., per avere la Corte di merito escluso una situazione di litisconsorzio necessario, richiamando il principio secondo cui ogni erede è tenuto a soddisfare i debiti ereditari pro quota, nonostante l’oggetto del contendere fosse rappresentato dall’accertamento della circostanza relativa alla qualità di eredi puri e semplici, ovvero beneficiati, di IA LI e degli altri eredi di LL GI. 8 di 11 Obietta l’istante che, rispetto a tale accertamento, una volta verificatosi il decesso di IA LI, sarebbe esistita una situazione di litisconsorzio necessario, dovendosi necessariamente accertare, in contraddittorio con tutti gli eredi di IA LI, se quest’ultima fosse da considerarsi erede puro e semplice di LL GI, per avere proceduto tardivamente all’accettazione beneficiata o per essere decaduta dal beneficio. 2.– Con il secondo motivo la ricorrente prospetta, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 510, 485 e 487 c.c., per avere la Corte territoriale ritenuto che l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario si estendesse anche agli altri coeredi, senza tenere conto del fatto che il beneficio non avrebbe potuto spiegare effetti rispetto a coloro che avessero accettato puramente e semplicemente o che fossero decaduti dal beneficio. Osserva l’istante che l’eventuale passaggio in giudicato della sentenza, nei confronti di uno degli eredi, sarebbe stato irrilevante rispetto agli altri, i quali avevano accettato puramente e semplicemente o erano decaduti dal beneficio. 3.– Con il terzo motivo la ricorrente contesta, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., la violazione dell’art. 24 Cost. e la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2907 e 2909 c.c., per avere la Corte distrettuale erroneamente escluso che i creditori avessero il diritto, da far valere in sede contenziosa, di chiedere l’accertamento della qualità di erede puro e semplice o della decadenza dal beneficio d’inventario degli eredi del debitore. Ad avviso dell’istante, la Corte d’appello non avrebbe tenuto conto del fatto che i provvedimenti adottati in sede di volontaria 9 di 11 giurisdizione non avrebbero avuto carattere decisorio e non sarebbero stati idonei ad acquistare autorità di giudicato;
e ciò con specifico riferimento al provvedimento adottato sulla richiesta di proroga della procedura beneficiata. 4.– Con il quarto motivo la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c., l’omessa pronuncia, l’error in procedendo e la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., la motivazione apparente o il difetto del “minimo costituzionale” di motivazione, per avere la Corte del gravame mancato di affrontare la questione specificamente posta dall’appellante, secondo cui l’inventario consiste nell’elencazione, descrizione e stima dei beni ex art. 775 c.p.c. e può dirsi iniziato solo quando il notaio/cancelliere abbia effettivamente cominciato l’inventario dei beni. Sicché non avrebbe potuto considerarsi iniziato ove il notaio si fosse limitato, come nella specie, a prendere atto dell’oggettiva impossibilità di procedere ad una sollecita ed immediata redazione dell’inventario e della necessità di far precedere il medesimo dalla razionale pianificazione delle modalità di individuazione dei beni. 5.– Con il quinto motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 775 c.p.c. e 487 c.c., per avere la Corte d’appello reputato che la procedura d’inventario fosse iniziata, nonostante il mero rinvio delle operazioni ad una data successiva alla scadenza del termine, con la conseguente decadenza degli eredi dal beneficio e la loro qualificazione quali eredi puri e semplici. 6.– Il primo motivo è fondato. 10 di 11 Ed invero, il coerede che sia stato convenuto in giudizio per il pagamento di un debito ereditario è tenuto ad eccepire la propria qualità di obbligato pro quota, in virtù dell’esistenza di altri coeredi, mentre, laddove tale qualità sia sopravvenuta all’inizio di un processo originariamente introdotto nei confronti del de cuius, tra i coeredi si instaura una condizione di litisconsorzio necessario processuale, applicandosi conseguentemente la regola di cui all’art. 754 c.c., secondo la quale ciascuno di essi risponde, nei confronti del creditore, nei limiti della propria quota ereditaria (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 3391 del 03/02/2023; Sez. 6-2, Ordinanza n. 28447 del 15/12/2020; Sez. 6-3, Ordinanza n. 24639 del 05/11/2020; Sez. 1, Sentenza n. 23765 del 17/09/2008; Sez. 2, Sentenza n. 20874 del 28/10/2004; Sez. 1, Sentenza n. 9418 del 12/07/2001; Sez. 2, Sentenza n. 8437 del 03/09/1997). Nella fattispecie la morte della parte IA LI, a sua volta evocata in causa quale erede di LL GI, è avvenuta nel corso del giudizio di primo grado, con l’effetto che tale evento interruttivo ha determinato la trasmissione della sua legittimazione processuale attiva e passiva agli eredi, che si sono venuti a trovare nella posizione di litisconsorti necessari per ragioni processuali (indipendentemente, cioè, dalla scindibilità o meno del rapporto sostanziale), sicché, in fase di appello, doveva essere ordinata, d’ufficio, l’integrazione del contraddittorio nei confronti di LL OR, che non si è costituita nel giudizio di gravame, diversamente dalle altre eredi LL LA e LL FI. 11 di 11 7.– In conseguenza delle considerazioni esposte, il primo motivo del ricorso deve essere accolto mentre i residui, dipendenti, motivi sono assorbiti. Va dunque dichiarata la nullità, per violazione dell’art. 331 c.p.c., della sentenza impugnata, con la relativa cassazione e il rinvio alla Corte d’appello di Napoli che, in diversa composizione, facendo applicazione del suindicato disatteso principio, dovrà procedere a nuovo esame, previa integrazione del contraddittorio verso l’erede di IA LI, LL OR. Il giudice del rinvio dovrà provvedere anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione.
P. Q. M.
La Corte Suprema di Cassazione accoglie il primo motivo del ricorso, dichiara assorbiti i rimanenti motivi, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, dichiara la nullità del giudizio d’appello in ordine al difetto di integrazione del contraddittorio verso LL OR, quale erede di IA LI, e rinvia la causa alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, anche per la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda
- ricorrente -
contro EL IN (C.F.: [...]), EL FI (C.F.: [...]) e EL LA (C.F.: [...]), rappresentate e difese, giusta procura in R.G.N. 14528/21 U.P. 19/9/2024 Pagamento somma di denaro – Eredi – Accettazione con beneficio d’inventario Civile Sent. Sez. 2 Num. 26833 Anno 2024 Presidente: DI VIRGILIO ROSA MARIA Relatore: TRAPUZZANO CESARE Data pubblicazione: 16/10/2024 2 di 11 calce al controricorso, dall’Avv. Giovanni Beatrice, nel cui studio in Roma, via Nomentana n. 91, hanno eletto domicilio;
- controricorrenti -
avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli n. 3902/2020, pubblicata il 18 novembre 2020; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 19 settembre 2024 dal Consigliere relatore AR Trapuzzano;
viste le conclusioni rassegnate nella memoria depositata dal P.M. ex art. 378, primo comma, c.p.c., in persona del Sostituto Procuratore generale dott. Fulvio Troncone, che ha chiesto l’accoglimento del primo motivo, con l’assorbimento dei rimanenti motivi;
conclusioni ribadite nel corso dell’udienza pubblica;
letta la memoria illustrativa depositata nell’interesse delle controricorrenti, ai sensi dell’art. 378, secondo comma, c.p.c. FATTI DI CAUSA 1.– Con decreto ingiuntivo n. 167/2009, depositato il 23 febbraio 2009, notificato il 19 marzo 2009, il Tribunale di EN ingiungeva il pagamento, in favore della LI S.p.A. e a carico di IA LI, LL IN, LL FI e LL LA, quali eredi di LL GI, pro quota ex art. 752 c.c., della somma complessiva di euro 139.697,07, oltre interessi al tasso convenzionale del 16%, a titolo di anticipazione su crediti in conto corrente per le obbligazioni contratte dalla fallita ED LL & C. 3 di 11 S.n.c. e dal suo amministratore, socio e fideiussore LL GI. Con atto di citazione notificato il 6 aprile 2009, proponevano opposizione IA LI, LL FI e LL LA mentre, con atto di citazione notificato il 12 maggio 2009, spiegava opposizione LL IN. Le opponenti, tra l’altro, eccepivano che avevano accettato l’eredità di LL GI con beneficio d’inventario. Si costituiva nei giudizi di opposizione la LI S.p.A., la quale chiedeva il rigetto delle opposizioni e la conseguente conferma del provvedimento monitorio opposto, deducendo che l’accettazione con beneficio d’inventario era intervenuta tardivamente, poiché gli eredi erano nel possesso dei beni, e che comunque, quand’anche fosse intervenuta tempestivamente, gli eredi erano decaduti dal beneficio d’inventario, non avendo iniziato la procedura entro il termine trimestrale di decadenza. Le cause erano riunite. Nel corso del giudizio decedeva IA LI, sicché la causa era proseguita dagli eredi LL OR, LL FI e LL LA, con atto di costituzione volontaria del 24 gennaio 2011 (mentre l’erede LL IN rinunciava all’eredità della IA). Successivamente era assunta la prova orale ammessa ed erano espletate una consulenza tecnica d’ufficio grafologica e una contabile. Quindi, il Tribunale adito, con sentenza n. 1808/2014, depositata il 18 luglio 2014, accoglieva parzialmente le opposizioni proposte e, per l’effetto, revocava il decreto ingiuntivo opposto e 4 di 11 condannava le opponenti intra vires al pagamento della somma di euro 94.718,41, oltre interessi, nonché della somma di euro 37.029,96, a titolo di sconto delle cambiali presentate, sostenendo che gli eredi di LL GI dovevano considerarsi accettanti dell’eredità con beneficio d’inventario, in mancanza di alcuna decadenza dal predetto beneficio derivante dalla tardività della realizzazione dell’inventario. 2.– Con atto di citazione notificato il 3 ottobre 2015, proponeva appello avverso tale pronuncia la LI S.p.A., la quale lamentava: 1) l’erroneo rilievo circa la carenza di prova dell’accettazione tacita dell’eredità, in esito al tardivo compimento dell’inventario, a fronte della dimostrazione in atti del possesso dei beni ereditari, circostanza non contestata dalle controparti;
2) l’erronea esclusione della dedotta decadenza dal beneficio d’inventario, per difetto dell’inizio delle operazioni entro il termine previsto, ai fini di poterne disporre la proroga;
3) la carenza di qualsiasi valenza decisoria del provvedimento di proroga, quale atto di volontaria giurisdizione non opponibile al terzo creditore. Si costituivano nel giudizio di impugnazione LL FI, LL LA e LL IN, quali eredi di LL GI, le quali preliminarmente eccepivano che l’appello non era stato notificato agli eredi di IA LI – con il conseguente passaggio in giudicato della sentenza nei confronti di tali eredi e la produzione dell’effetto favorevole della limitazione di responsabilità, derivante dal beneficio d’inventario, anche a vantaggio degli altri eredi – e, nel merito, instavano per la declaratoria di inammissibilità dell’appello ovvero per il suo rigetto. 5 di 11 Decidendo sul gravame interposto, la Corte d’appello di Napoli, con la sentenza di cui in epigrafe, rigettava l’appello e, per l’effetto, confermava integralmente la pronuncia impugnata. A sostegno dell’adottata pronuncia la Corte di merito rilevava per quanto di interesse in questa sede: a) che – benché l’atto di appello fosse stato notificato anche a LL LA e LL FI, quali eredi sia di LL GI sia di IA LI, già costituite nel processo di prime cure, la mancata specificazione, nell’atto di gravame, della qualità rivestita da tali appellate, quali eredi anche di IA LI, non aveva rilievo alcuno – la medesima considerazione non poteva essere svolta per l’altro erede di IA LI, LL OR, volontariamente costituitasi nel giudizio di prime cure, ma non costituitasi nel giudizio di gravame (e non destinataria della notifica dell’atto d’appello); b) che – poiché l’azione per il pagamento di un debito ereditario non determinava, in presenza di una pluralità di eredi, un’ipotesi di litisconsorzio necessario, non sussistendo un rapporto unico e inscindibile, atteso che ogni erede era tenuto a soddisfare i debiti ereditari pro quota – la predetta mancata notifica dell’appello ad uno degli eredi importava il passaggio in giudicato della sentenza nei confronti di LL OR e l’impossibilità per l’appellante di ottenere, in caso di esito positivo del giudizio d’appello, il pagamento della quota del predetto;
c) che specificamente il passaggio in giudicato della sentenza, nei riguardi di LL OR, incideva sulla qualificazione di tale erede come accettante con beneficio d’inventario, così come disposto dalla sentenza di primo grado, che aveva condannato gli opponenti, compresa LL 6 di 11 OR, intra vires;
d) che, attesa l’immodificabilità dello status di erede beneficiato in capo a LL OR, anche gli altri eredi, a norma e per gli effetti dell’art. 510 c.c., si sarebbero giovati del beneficio, se lo avessero voluto, dovendo, in tal caso, il giudice rilevare d’ufficio, in favore anche degli altri eredi, l’eccezione fondata su tale fatto impeditivo della maggior pretesa, con l’estensione a tutti dell’effetto favorevole della limitazione di responsabilità; e) che l’estensione del beneficio era subordinata ad una manifestazione di volontà del chiamato, espressa in maniera chiara e univoca, che non esigeva le forme indicate dall’art. 484 c.c., essendo sufficiente che il chiamato avesse resistito e avesse invocato il beneficio e la qualità di erede, come concretamente era avvenuto, a cura degli appellati, nella vertenza;
f) che, inoltre, non si rinvenivano decadenze dal beneficio nei confronti degli appellati, poiché – pur ammettendo che alcuni eredi si fossero trovati nel possesso dei beni ereditari, con la necessità di effettuare l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione – nondimeno l’inventario medesimo era stato realizzato secondo le tempistiche normativamente previste, tenuto conto della proroga all’ultimazione delle operazioni concessa dal Tribunale di EN;
g) che il sindacato sulla legittimità o meno della proroga non era esperibile da un terzo, quale la LI, essendo le relative valutazioni di merito esclusivamente affidate all’autorità giudiziaria;
h) che non risultava provata la circostanza dedotta dall’appellante, secondo cui alla data del 27 febbraio 2001 le operazioni di inventario non sarebbero state neppure iniziate, convergendo in senso opposto, sia il verbale notarile redatto in 7 di 11 pari data – che testualmente parlava di sospensione delle operazioni di inventario –, sia l’istanza di proroga avanzata dal notaio al Tribunale di EN. 3.– Avverso la sentenza d’appello ha proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, la LI S.p.A. in liquidazione, soggetta alla procedura di concordato preventivo. Hanno resistito, con controricorso, le intimate LL IN, LL FI e LL LA. Il Pubblico Ministero ha depositato memoria ex art. 378, primo comma, c.p.c., in cui ha rassegnato le conclusioni trascritte in epigrafe. All’esito, le controricorrenti hanno depositato memoria illustrativa, ai sensi dell’art. 378, secondo comma, c.p.c. RAGIONI DELLA DECISIONE 1.– Con il primo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360, primo comma, nn. 3 e 4, c.p.c., la violazione degli artt. 102 e 331 c.p.c., con error in procedendo e nullità della sentenza impugnata per omessa integrazione del contradditorio, nonché la falsa applicazione dell’art. 752 c.c., per avere la Corte di merito escluso una situazione di litisconsorzio necessario, richiamando il principio secondo cui ogni erede è tenuto a soddisfare i debiti ereditari pro quota, nonostante l’oggetto del contendere fosse rappresentato dall’accertamento della circostanza relativa alla qualità di eredi puri e semplici, ovvero beneficiati, di IA LI e degli altri eredi di LL GI. 8 di 11 Obietta l’istante che, rispetto a tale accertamento, una volta verificatosi il decesso di IA LI, sarebbe esistita una situazione di litisconsorzio necessario, dovendosi necessariamente accertare, in contraddittorio con tutti gli eredi di IA LI, se quest’ultima fosse da considerarsi erede puro e semplice di LL GI, per avere proceduto tardivamente all’accettazione beneficiata o per essere decaduta dal beneficio. 2.– Con il secondo motivo la ricorrente prospetta, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 510, 485 e 487 c.c., per avere la Corte territoriale ritenuto che l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario si estendesse anche agli altri coeredi, senza tenere conto del fatto che il beneficio non avrebbe potuto spiegare effetti rispetto a coloro che avessero accettato puramente e semplicemente o che fossero decaduti dal beneficio. Osserva l’istante che l’eventuale passaggio in giudicato della sentenza, nei confronti di uno degli eredi, sarebbe stato irrilevante rispetto agli altri, i quali avevano accettato puramente e semplicemente o erano decaduti dal beneficio. 3.– Con il terzo motivo la ricorrente contesta, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., la violazione dell’art. 24 Cost. e la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2907 e 2909 c.c., per avere la Corte distrettuale erroneamente escluso che i creditori avessero il diritto, da far valere in sede contenziosa, di chiedere l’accertamento della qualità di erede puro e semplice o della decadenza dal beneficio d’inventario degli eredi del debitore. Ad avviso dell’istante, la Corte d’appello non avrebbe tenuto conto del fatto che i provvedimenti adottati in sede di volontaria 9 di 11 giurisdizione non avrebbero avuto carattere decisorio e non sarebbero stati idonei ad acquistare autorità di giudicato;
e ciò con specifico riferimento al provvedimento adottato sulla richiesta di proroga della procedura beneficiata. 4.– Con il quarto motivo la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c., l’omessa pronuncia, l’error in procedendo e la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., la motivazione apparente o il difetto del “minimo costituzionale” di motivazione, per avere la Corte del gravame mancato di affrontare la questione specificamente posta dall’appellante, secondo cui l’inventario consiste nell’elencazione, descrizione e stima dei beni ex art. 775 c.p.c. e può dirsi iniziato solo quando il notaio/cancelliere abbia effettivamente cominciato l’inventario dei beni. Sicché non avrebbe potuto considerarsi iniziato ove il notaio si fosse limitato, come nella specie, a prendere atto dell’oggettiva impossibilità di procedere ad una sollecita ed immediata redazione dell’inventario e della necessità di far precedere il medesimo dalla razionale pianificazione delle modalità di individuazione dei beni. 5.– Con il quinto motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c., la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 775 c.p.c. e 487 c.c., per avere la Corte d’appello reputato che la procedura d’inventario fosse iniziata, nonostante il mero rinvio delle operazioni ad una data successiva alla scadenza del termine, con la conseguente decadenza degli eredi dal beneficio e la loro qualificazione quali eredi puri e semplici. 6.– Il primo motivo è fondato. 10 di 11 Ed invero, il coerede che sia stato convenuto in giudizio per il pagamento di un debito ereditario è tenuto ad eccepire la propria qualità di obbligato pro quota, in virtù dell’esistenza di altri coeredi, mentre, laddove tale qualità sia sopravvenuta all’inizio di un processo originariamente introdotto nei confronti del de cuius, tra i coeredi si instaura una condizione di litisconsorzio necessario processuale, applicandosi conseguentemente la regola di cui all’art. 754 c.c., secondo la quale ciascuno di essi risponde, nei confronti del creditore, nei limiti della propria quota ereditaria (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 3391 del 03/02/2023; Sez. 6-2, Ordinanza n. 28447 del 15/12/2020; Sez. 6-3, Ordinanza n. 24639 del 05/11/2020; Sez. 1, Sentenza n. 23765 del 17/09/2008; Sez. 2, Sentenza n. 20874 del 28/10/2004; Sez. 1, Sentenza n. 9418 del 12/07/2001; Sez. 2, Sentenza n. 8437 del 03/09/1997). Nella fattispecie la morte della parte IA LI, a sua volta evocata in causa quale erede di LL GI, è avvenuta nel corso del giudizio di primo grado, con l’effetto che tale evento interruttivo ha determinato la trasmissione della sua legittimazione processuale attiva e passiva agli eredi, che si sono venuti a trovare nella posizione di litisconsorti necessari per ragioni processuali (indipendentemente, cioè, dalla scindibilità o meno del rapporto sostanziale), sicché, in fase di appello, doveva essere ordinata, d’ufficio, l’integrazione del contraddittorio nei confronti di LL OR, che non si è costituita nel giudizio di gravame, diversamente dalle altre eredi LL LA e LL FI. 11 di 11 7.– In conseguenza delle considerazioni esposte, il primo motivo del ricorso deve essere accolto mentre i residui, dipendenti, motivi sono assorbiti. Va dunque dichiarata la nullità, per violazione dell’art. 331 c.p.c., della sentenza impugnata, con la relativa cassazione e il rinvio alla Corte d’appello di Napoli che, in diversa composizione, facendo applicazione del suindicato disatteso principio, dovrà procedere a nuovo esame, previa integrazione del contraddittorio verso l’erede di IA LI, LL OR. Il giudice del rinvio dovrà provvedere anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione.
P. Q. M.
La Corte Suprema di Cassazione accoglie il primo motivo del ricorso, dichiara assorbiti i rimanenti motivi, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, dichiara la nullità del giudizio d’appello in ordine al difetto di integrazione del contraddittorio verso LL OR, quale erede di IA LI, e rinvia la causa alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, anche per la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda