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Sentenza 15 ottobre 2025
Sentenza 15 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Vibo Valentia, sentenza 15/10/2025, n. 1726 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Vibo Valentia |
| Numero : | 1726 |
| Data del deposito : | 15 ottobre 2025 |
Testo completo
N. 1434/2025 Reg. Gen.
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI VIBO VALENTIA Settore Lavoro e Previdenza
Il Giudice del Tribunale di Vibo Valentia, in funzione del Giudice del Lavoro, dott.ssa Angela Damiani, all'udienza del 15/10/2025, ha pronunciato la seguente
SENTENZA ex art. 429, I comma, c.p.c. nella causa TRA
, elettivamente domiciliata in Nicotera, via La Corte n. 2 presso lo studio Parte_1 dell'avv. Salvatore Francesco Campisi (PEC: , che la Email_1 rappresenta e difende, giusta procura in atti;
RICORRENTE E
, in persona del rappresentante Controparte_1 legale pro tempore, elettivamente domiciliato presso la sede della direzione provinciale, sita in Vibo Valentia, via E. P. Murmura snc, rappresentato e difeso dall'avv. Gianfranco Esposito (PEC: t) dell'avvocatura interna, giusta procura Email_2 generale alle liti in atti RESISTENTE
Oggetto: Opposizione ad accertamento tecnico preventivo. Conclusioni: i procuratori delle parti concludevano come in atti.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con ricorso depositato in cancelleria il 29/07/2025, parte ricorrente in epigrafe indicata, rappresentava di aver proposto ricorso per accertamento tecnico preventivo (il 10.5.2023) per il riconoscimento del requisito sanitario necessario per il conseguimento dell'indennità di accompagnamento e la condizione di persona disabile con necessità di assistenza continua molto levata ex art. 3, co. 3, L. 104/92; che il CTU, nella precedente fase del giudizio aveva negato la concessione del beneficio richiesto;
che l'elaborato peritale depositato dal Consulente è stato contestato dal ricorrente, dapprima col deposito del dissenso (il 7.7.2025) e dopo ai sensi dell'art. 445-bis, comma 6, c.p.c., anche al fine ottenere l'esperimento di una nuova consulenza che accerti la sussistenza del requisito sanitario necessario a ottenere la prestazione agognata.
1 Tutto ciò premesso concludeva chiedendo all'intestato Tribunale: “1) Accogliere il presente ricorso e per l'effetto riconoscere e dichiarare che la ricorrente , è affetta da Parte_1 minorazioni tali da comportare la totale inabilità con incapacità di compimento degli atti quotidiani della vita senza assistenza continua e/o di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore e, per l'effetto statuire il diritto della stessa al conseguente beneficio economico ex legge 118/71 e successive modificazioni, riconoscere e dichiarare che l'istante è portatore di handicap in condizione di gravità di cui all'art. 3, comma 3^, legge 104/92 per le motivazioni di cui all'epigrafe a far data, per entrambi i benefici, dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda (24.02.2023), o da quell'altra data che sarà ritenuta di giustizia;
2) Conseguentemente, accertare quanto sopra specificato nei confronti dell
[...]
, in persona del Presidente, suo legale rappresentante pro Controparte_1 tempore e/o comunque nei confronti di chi di competenza. 3) In via consequenziale, condannare l (nella Controparte_1 qualità di successore del , ex art. 130 D. Lgs. N°112 del 31/03/1998 e della Controparte_2
Circolare esplicativa n. 18 del 09.09.1998), in persona del Presidente pro tempore, domiciliato per la carica presso la sede centrale dell in Roma, Via Ciro Il Grande, n. 21, alla corresponsione CP_1
– in favore del ricorrente, nei termini e con le conseguenze previste dalla legge – di indennità di accompagnamento, dal 01.03.2023, primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, ovvero da altra data di legge e/o di giustizia, per come anche determinata dall'espletanda CTU, oltre interessi e rivalutazione;
4) Condannare, in ogni caso, l in persona del Presidente pro tempore, domiciliato per la CP_1 carica presso la sede centrale dell in Roma, Viale delle Nazioni – EUR, e/o comunque chi di CP_1 competenza, al pagamento delle spese, competenze ed onorari del giudizio, da distrarsi in favore del sottoscritto difensore ex art. 93 c.p.c., che dichiara di aver anticipato le prime e non riscosso le seconde;
5) Emanare ogni altro provvedimento di legge e/o giustizia”. Instauratosi ritualmente il contraddittorio, si costituiva in giudizio contestando le avverse CP_1 pretese e instando per la reiezione della domanda attorea. La causa, istruita con la documentazione prodotta dalle parti, è stata decisa all'odierna udienza mediante lettura della sentenza con motivazione contestuale.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso è infondato.
2. Non nuoce rammentare che il giudizio previsto ai sensi dell'art. 445 bis, comma 6, c.p.c. a seguito del deposito dell'atto di dissenso è instaurato al fine di contestare le conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, con la conseguenza che l'oggetto può essere esclusivamente la richiesta di pervenire a un accertamento sanitario difforme (totalmente o anche solo parzialmente) da quello contenuto nella c.t.u.
3. Questo giudizio (o meglio questa seconda ed eventuale fase del giudizio di primo grado in materia di accertamento sanitario) ha un carattere esclusivamente impugnatorio, tanto che la mancata specificazione dei motivi di contestazione della c.t.u., impone al giudice di emettere una sentenza di carattere processuale di inammissibilità.
4. Ovviamente, deve ritenersi che tra i motivi di contestazione delle conclusioni della c.t.u. possano farsi rientrare sia quelle doglianze sostanziali, più direttamente attinenti ad errori di giudizio commessi dal consulente nella valutazione clinica, sia quelle censure attinenti a vizi formali del procedimento che ha condotto il consulente a depositare la perizia e le conclusioni ivi contenute. 2 5. Anche se il principio della specificità dei motivi di contestazione non si presta ad una definizione generale, dovendo piuttosto essere correlato alla motivazione della consulenza impugnata, esso implica in ogni caso che la manifestazione volitiva del ricorrente sia formulata in modo da consentire d'individuare con chiarezza le statuizioni investite dall'opposizione e le specifiche critiche indirizzate alla motivazione. La contestazione deve contenere l'indicazione, ancorché in forma succinta, degli "errores" o dei vizi attribuiti alla consulenza censurata, i quali vanno correlati alla motivazione di questa ultima.
6. Ebbene, nel caso di specie, a fronte delle precise ragioni che hanno condotto il c.t.u. alle conclusioni cui è pervenuto (cfr. elaborato peritale depositato in atti da considerarsi in questa sede interamente trascritto), parte ricorrente ha presentato contestazione insistendo nella richiesta di accertamento dell'invalidità con riduzione della capacità a svolgere attività lavorativa inferiore a un terzo, disconosciuta in sede di accertamento tecnico preventivo dal professionista.
7. Tuttavia, le conclusioni cui è pervenuto il CTU, basate su precisi e concreti dati obiettivi e sorrette da esauriente motivazione logica e tecnica, possono, senz'altro, essere condivise e fatte proprie dal giudicante, sottraendosi a qualsiasi critica e contestazione delle parti, trovando piena giustificazione nelle patologie accertate e nella documentazione sanitaria esaminata, oltre che nell'evidenza clinica direttamente riscontrata dal CTU in occasione della visita peritale.
8. In particolare, si evidenzia come il CTU abbia precisato che: «In base all'esame anamnestico, clinico e alla lettura della documentazione allegata alla presente relazione risulta che la Sig.ra
è affetta da “Cardiopatia ipertensiva II^ stadio. BPCO. Esiti di intervento di Parte_1 riparazione bilaterale della cuffia dei rotatori. Poliartrosi in esiti chirurgici di artroprotesi bilaterale di ginocchio, con moderato deficit statico-dinamico”. Come si evince da quanto sopra la periziata è sicuramente interessata da gravi e complesse patologie che hanno avuto ed avranno una incidenza rilevante nell'autonomia della sua persona e per tali patologie è da considerarsi ultrasessantacinquenne invalida con difficoltà persistenti gravi a svolgere le funzioni ed i compiti della sua età in misura del 100%, senza diritto all'indennità di accompagnamento. Il diritto dell'indennità di accompagnamento spetta a chi oltre ad aver perduto completamente la propria capacità di lavoro, sia altresì impossibilitato, in conseguenza delle menomazioni riscontrate, a deambulare e/o a provvedere ai suoi bisogni quotidiani ed essenziali. Rientrano in quest'ambito un insieme di azioni elementari tese al soddisfacimento di quel minimo di esigenze medie di vita, tali da consentire condizioni esistenziali compatibili con la dignità della persona umana. Tali sono le funzioni quotidiane quali la vestizione, la nutrizione, l'igiene personale, l'espletamento dei bisogni fisiologici, lo spostamento nell'ambiente domestico per accudire alle faccende personali, la possibilità di effettuare autosoccorso, la preparazione dei cibi e l'effettuazione di acquisti e compere (circolare n° 14 del Ministero del Tesoro del 28.09.1992). In altre parole, per atti quotidiani della vita si intendono tutte quelle azioni che realizzano il rapporto concreto con la realtà della vita stessa, configurandosi in altri termini l'esistenza di autosufficienza sotto il profilo delle attività cognitive, quotidiane, domestiche, esterne e di interazione sociale. Il giudizio medico-legale si fonda sulla corretta valutazione della materiale capacità del soggetto di assicurarsi, autonomamente e sufficientemente, quel minimo di funzioni vegetative e di relazione indispensabili per garantire gli atti quotidiani, non lavorativi della vita. Non vi è alcun dubbio, pertanto, che nel nostro caso ci troviamo di fronte ad un soggetto affetto da patologie invalidanti da rendergli difficoltoso il regolare svolgimento di una eventuale qualsiasi attività lavorativa, ma allo stato attuale, le sue condizioni di salute non sono però così gravi da renderlo 3 bisognevole di un accompagnatore. Ciò trova giustificazione dalla documentazione sanitaria allegata alla presente relazione ed in particolar modo dall'esame clinico della paziente che, ripeto, è affetta da complesse patologie, ma non invalidanti al punto tale da comprometterle totalmente lo svolgimento delle proprie funzioni quotidiane ed essenziali. Contestualmente, tenuto conto della loro natura e per la loro gravità, si può affermare che essa presenta, allo stato attuale, una minorazione psico-fisica tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (art.3, I comma, L. 104/1992), ed allo stesso tempo, però, non si può affermare che essa presenta una minorazione psico-fisica da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale, sia nella sfera individuale che in quella di relazione ai sensi dell'articolo 3, comma 3 della legge 104/1992.»
9. Le censure mosse alla perizia da parte ricorrente non denunciano precise carenze o deficienze diagnostiche, ovvero affermazioni illogiche o scientificamente errate, bensì semplici difformità tra la valutazione del consulente circa l'incidenza e l'entità del dato patologico ed il valore diverso allo stesso attribuito dalla parte (cfr. Cass. n. 11054/2003; Cass. n. 7341/2004), sicché non si ravvisano i presupposti per la sua rinnovazione (cfr. Cass. lav., n. 2151/2004), avendo il ctu valutato adeguatamente l'intero quadro clinico di parte ricorrente.
10. Si verte, insomma nell'ipotesi di cd. mero dissenso diagnostico, in cui le contestazioni non evidenziano deficienze diagnostiche o affermazioni scientificamente errate della perizia, bensì fondamentale difformità nella valutazione della condizione sanitaria della parte. In definitiva, nonostante la patologia di cui soffre l'odierno ricorrente sia grave, non emerge, dalle motivazioni dell'opposizione, alcuna verificabile indicazione che induca a discostarsi dalle valutazioni ed argomentazioni svolte in sede di accertamento tecnico preventivo, si perviene alla conclusione che le risultanze del medesimo accertamento devono essere confermate.
11. Ne consegue, pertanto, il rigetto del ricorso e la conferma delle conclusioni di cui al precedente accertamento tecnico.
12. Le spese di lite devono essere dichiarate irripetibili ai sensi del “nuovo” art. 152 disp. att. c.p.c. - come sostituto dall'art. 42, comma 11, del decreto-legge n. 269/03, convertito in legge n. 326/03 - avendo il ricorrente ritualmente dichiarato in seno al ricorso di essere in possesso di redditi non superiori ai limiti di legge. 13. Le spese della C.T.U. della presedente fase cautelare (accertamento tecnico preventivo), pertanto, non possono che essere poste definitivamente a carico dell' CP_1
P.Q.M.
Il Giudice del Lavoro, visti gli artt. 429 e 442 c.p.c., definitivamente pronunciando nella causa in epigrafe, disattesa ogni diversa istanza ed eccezione,
- rigetta il ricorso;
- non assoggetta il ricorrente al pagamento delle spese di lite;
- pone definitivamente a carico di parte resistente le spese di CTU della fase dell'accertamento tecnico preventivo, già liquidate con separato decreto.
Vibo Valentia, 15/10/2025.
Il Giudice dott.ssa Angela Damiani
4
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI VIBO VALENTIA Settore Lavoro e Previdenza
Il Giudice del Tribunale di Vibo Valentia, in funzione del Giudice del Lavoro, dott.ssa Angela Damiani, all'udienza del 15/10/2025, ha pronunciato la seguente
SENTENZA ex art. 429, I comma, c.p.c. nella causa TRA
, elettivamente domiciliata in Nicotera, via La Corte n. 2 presso lo studio Parte_1 dell'avv. Salvatore Francesco Campisi (PEC: , che la Email_1 rappresenta e difende, giusta procura in atti;
RICORRENTE E
, in persona del rappresentante Controparte_1 legale pro tempore, elettivamente domiciliato presso la sede della direzione provinciale, sita in Vibo Valentia, via E. P. Murmura snc, rappresentato e difeso dall'avv. Gianfranco Esposito (PEC: t) dell'avvocatura interna, giusta procura Email_2 generale alle liti in atti RESISTENTE
Oggetto: Opposizione ad accertamento tecnico preventivo. Conclusioni: i procuratori delle parti concludevano come in atti.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con ricorso depositato in cancelleria il 29/07/2025, parte ricorrente in epigrafe indicata, rappresentava di aver proposto ricorso per accertamento tecnico preventivo (il 10.5.2023) per il riconoscimento del requisito sanitario necessario per il conseguimento dell'indennità di accompagnamento e la condizione di persona disabile con necessità di assistenza continua molto levata ex art. 3, co. 3, L. 104/92; che il CTU, nella precedente fase del giudizio aveva negato la concessione del beneficio richiesto;
che l'elaborato peritale depositato dal Consulente è stato contestato dal ricorrente, dapprima col deposito del dissenso (il 7.7.2025) e dopo ai sensi dell'art. 445-bis, comma 6, c.p.c., anche al fine ottenere l'esperimento di una nuova consulenza che accerti la sussistenza del requisito sanitario necessario a ottenere la prestazione agognata.
1 Tutto ciò premesso concludeva chiedendo all'intestato Tribunale: “1) Accogliere il presente ricorso e per l'effetto riconoscere e dichiarare che la ricorrente , è affetta da Parte_1 minorazioni tali da comportare la totale inabilità con incapacità di compimento degli atti quotidiani della vita senza assistenza continua e/o di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore e, per l'effetto statuire il diritto della stessa al conseguente beneficio economico ex legge 118/71 e successive modificazioni, riconoscere e dichiarare che l'istante è portatore di handicap in condizione di gravità di cui all'art. 3, comma 3^, legge 104/92 per le motivazioni di cui all'epigrafe a far data, per entrambi i benefici, dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda (24.02.2023), o da quell'altra data che sarà ritenuta di giustizia;
2) Conseguentemente, accertare quanto sopra specificato nei confronti dell
[...]
, in persona del Presidente, suo legale rappresentante pro Controparte_1 tempore e/o comunque nei confronti di chi di competenza. 3) In via consequenziale, condannare l (nella Controparte_1 qualità di successore del , ex art. 130 D. Lgs. N°112 del 31/03/1998 e della Controparte_2
Circolare esplicativa n. 18 del 09.09.1998), in persona del Presidente pro tempore, domiciliato per la carica presso la sede centrale dell in Roma, Via Ciro Il Grande, n. 21, alla corresponsione CP_1
– in favore del ricorrente, nei termini e con le conseguenze previste dalla legge – di indennità di accompagnamento, dal 01.03.2023, primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, ovvero da altra data di legge e/o di giustizia, per come anche determinata dall'espletanda CTU, oltre interessi e rivalutazione;
4) Condannare, in ogni caso, l in persona del Presidente pro tempore, domiciliato per la CP_1 carica presso la sede centrale dell in Roma, Viale delle Nazioni – EUR, e/o comunque chi di CP_1 competenza, al pagamento delle spese, competenze ed onorari del giudizio, da distrarsi in favore del sottoscritto difensore ex art. 93 c.p.c., che dichiara di aver anticipato le prime e non riscosso le seconde;
5) Emanare ogni altro provvedimento di legge e/o giustizia”. Instauratosi ritualmente il contraddittorio, si costituiva in giudizio contestando le avverse CP_1 pretese e instando per la reiezione della domanda attorea. La causa, istruita con la documentazione prodotta dalle parti, è stata decisa all'odierna udienza mediante lettura della sentenza con motivazione contestuale.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso è infondato.
2. Non nuoce rammentare che il giudizio previsto ai sensi dell'art. 445 bis, comma 6, c.p.c. a seguito del deposito dell'atto di dissenso è instaurato al fine di contestare le conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, con la conseguenza che l'oggetto può essere esclusivamente la richiesta di pervenire a un accertamento sanitario difforme (totalmente o anche solo parzialmente) da quello contenuto nella c.t.u.
3. Questo giudizio (o meglio questa seconda ed eventuale fase del giudizio di primo grado in materia di accertamento sanitario) ha un carattere esclusivamente impugnatorio, tanto che la mancata specificazione dei motivi di contestazione della c.t.u., impone al giudice di emettere una sentenza di carattere processuale di inammissibilità.
4. Ovviamente, deve ritenersi che tra i motivi di contestazione delle conclusioni della c.t.u. possano farsi rientrare sia quelle doglianze sostanziali, più direttamente attinenti ad errori di giudizio commessi dal consulente nella valutazione clinica, sia quelle censure attinenti a vizi formali del procedimento che ha condotto il consulente a depositare la perizia e le conclusioni ivi contenute. 2 5. Anche se il principio della specificità dei motivi di contestazione non si presta ad una definizione generale, dovendo piuttosto essere correlato alla motivazione della consulenza impugnata, esso implica in ogni caso che la manifestazione volitiva del ricorrente sia formulata in modo da consentire d'individuare con chiarezza le statuizioni investite dall'opposizione e le specifiche critiche indirizzate alla motivazione. La contestazione deve contenere l'indicazione, ancorché in forma succinta, degli "errores" o dei vizi attribuiti alla consulenza censurata, i quali vanno correlati alla motivazione di questa ultima.
6. Ebbene, nel caso di specie, a fronte delle precise ragioni che hanno condotto il c.t.u. alle conclusioni cui è pervenuto (cfr. elaborato peritale depositato in atti da considerarsi in questa sede interamente trascritto), parte ricorrente ha presentato contestazione insistendo nella richiesta di accertamento dell'invalidità con riduzione della capacità a svolgere attività lavorativa inferiore a un terzo, disconosciuta in sede di accertamento tecnico preventivo dal professionista.
7. Tuttavia, le conclusioni cui è pervenuto il CTU, basate su precisi e concreti dati obiettivi e sorrette da esauriente motivazione logica e tecnica, possono, senz'altro, essere condivise e fatte proprie dal giudicante, sottraendosi a qualsiasi critica e contestazione delle parti, trovando piena giustificazione nelle patologie accertate e nella documentazione sanitaria esaminata, oltre che nell'evidenza clinica direttamente riscontrata dal CTU in occasione della visita peritale.
8. In particolare, si evidenzia come il CTU abbia precisato che: «In base all'esame anamnestico, clinico e alla lettura della documentazione allegata alla presente relazione risulta che la Sig.ra
è affetta da “Cardiopatia ipertensiva II^ stadio. BPCO. Esiti di intervento di Parte_1 riparazione bilaterale della cuffia dei rotatori. Poliartrosi in esiti chirurgici di artroprotesi bilaterale di ginocchio, con moderato deficit statico-dinamico”. Come si evince da quanto sopra la periziata è sicuramente interessata da gravi e complesse patologie che hanno avuto ed avranno una incidenza rilevante nell'autonomia della sua persona e per tali patologie è da considerarsi ultrasessantacinquenne invalida con difficoltà persistenti gravi a svolgere le funzioni ed i compiti della sua età in misura del 100%, senza diritto all'indennità di accompagnamento. Il diritto dell'indennità di accompagnamento spetta a chi oltre ad aver perduto completamente la propria capacità di lavoro, sia altresì impossibilitato, in conseguenza delle menomazioni riscontrate, a deambulare e/o a provvedere ai suoi bisogni quotidiani ed essenziali. Rientrano in quest'ambito un insieme di azioni elementari tese al soddisfacimento di quel minimo di esigenze medie di vita, tali da consentire condizioni esistenziali compatibili con la dignità della persona umana. Tali sono le funzioni quotidiane quali la vestizione, la nutrizione, l'igiene personale, l'espletamento dei bisogni fisiologici, lo spostamento nell'ambiente domestico per accudire alle faccende personali, la possibilità di effettuare autosoccorso, la preparazione dei cibi e l'effettuazione di acquisti e compere (circolare n° 14 del Ministero del Tesoro del 28.09.1992). In altre parole, per atti quotidiani della vita si intendono tutte quelle azioni che realizzano il rapporto concreto con la realtà della vita stessa, configurandosi in altri termini l'esistenza di autosufficienza sotto il profilo delle attività cognitive, quotidiane, domestiche, esterne e di interazione sociale. Il giudizio medico-legale si fonda sulla corretta valutazione della materiale capacità del soggetto di assicurarsi, autonomamente e sufficientemente, quel minimo di funzioni vegetative e di relazione indispensabili per garantire gli atti quotidiani, non lavorativi della vita. Non vi è alcun dubbio, pertanto, che nel nostro caso ci troviamo di fronte ad un soggetto affetto da patologie invalidanti da rendergli difficoltoso il regolare svolgimento di una eventuale qualsiasi attività lavorativa, ma allo stato attuale, le sue condizioni di salute non sono però così gravi da renderlo 3 bisognevole di un accompagnatore. Ciò trova giustificazione dalla documentazione sanitaria allegata alla presente relazione ed in particolar modo dall'esame clinico della paziente che, ripeto, è affetta da complesse patologie, ma non invalidanti al punto tale da comprometterle totalmente lo svolgimento delle proprie funzioni quotidiane ed essenziali. Contestualmente, tenuto conto della loro natura e per la loro gravità, si può affermare che essa presenta, allo stato attuale, una minorazione psico-fisica tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (art.3, I comma, L. 104/1992), ed allo stesso tempo, però, non si può affermare che essa presenta una minorazione psico-fisica da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale, sia nella sfera individuale che in quella di relazione ai sensi dell'articolo 3, comma 3 della legge 104/1992.»
9. Le censure mosse alla perizia da parte ricorrente non denunciano precise carenze o deficienze diagnostiche, ovvero affermazioni illogiche o scientificamente errate, bensì semplici difformità tra la valutazione del consulente circa l'incidenza e l'entità del dato patologico ed il valore diverso allo stesso attribuito dalla parte (cfr. Cass. n. 11054/2003; Cass. n. 7341/2004), sicché non si ravvisano i presupposti per la sua rinnovazione (cfr. Cass. lav., n. 2151/2004), avendo il ctu valutato adeguatamente l'intero quadro clinico di parte ricorrente.
10. Si verte, insomma nell'ipotesi di cd. mero dissenso diagnostico, in cui le contestazioni non evidenziano deficienze diagnostiche o affermazioni scientificamente errate della perizia, bensì fondamentale difformità nella valutazione della condizione sanitaria della parte. In definitiva, nonostante la patologia di cui soffre l'odierno ricorrente sia grave, non emerge, dalle motivazioni dell'opposizione, alcuna verificabile indicazione che induca a discostarsi dalle valutazioni ed argomentazioni svolte in sede di accertamento tecnico preventivo, si perviene alla conclusione che le risultanze del medesimo accertamento devono essere confermate.
11. Ne consegue, pertanto, il rigetto del ricorso e la conferma delle conclusioni di cui al precedente accertamento tecnico.
12. Le spese di lite devono essere dichiarate irripetibili ai sensi del “nuovo” art. 152 disp. att. c.p.c. - come sostituto dall'art. 42, comma 11, del decreto-legge n. 269/03, convertito in legge n. 326/03 - avendo il ricorrente ritualmente dichiarato in seno al ricorso di essere in possesso di redditi non superiori ai limiti di legge. 13. Le spese della C.T.U. della presedente fase cautelare (accertamento tecnico preventivo), pertanto, non possono che essere poste definitivamente a carico dell' CP_1
P.Q.M.
Il Giudice del Lavoro, visti gli artt. 429 e 442 c.p.c., definitivamente pronunciando nella causa in epigrafe, disattesa ogni diversa istanza ed eccezione,
- rigetta il ricorso;
- non assoggetta il ricorrente al pagamento delle spese di lite;
- pone definitivamente a carico di parte resistente le spese di CTU della fase dell'accertamento tecnico preventivo, già liquidate con separato decreto.
Vibo Valentia, 15/10/2025.
Il Giudice dott.ssa Angela Damiani
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