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Sentenza 24 giugno 2025
Sentenza 24 giugno 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Santa Maria Capua Vetere, sentenza 24/06/2025, n. 1342 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Santa Maria Capua Vetere |
| Numero : | 1342 |
| Data del deposito : | 24 giugno 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE SEZIONE LAVORO E PREVIDENZA Il Giudice del lavoro, dott.ssa Roberta Gambardella, all'udienza di discussione ex art. 127 ter c.p.c. del 23.06.2025 e del deposito delle note sostitutive, ha pronunciato, con motivi contestuali, la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al N. 4670/2024 R.G. Sezione Lavoro, avente ad oggetto: “assegno - pensione” e vertente
TRA
rappresentata e difesa dall'Avv. Giovanni de Filippo ed elettivamente Parte_1 domiciliata presso lo studio del proprio difensore in Capodrise (CE) alla Via E Tazzoli, 7, RICORRENTE E
, in persona del legale rapp.te p.t., - rapp.to e difeso Controparte_1 dagli avv. ti Ida Verrengia, Itala De Benedictis, Luca Cuzzupoli, Davide Catalano e Nicola Fumo ed elettivamente domiciliati presso l'Ufficio Legale in Caserta via Arena Località S. Benedetto
RESISTENTE FATTO E DIRITTO Con ricorso depositato, in data 15/12/2019, parte ricorrente come in epigrafe indicata, dopo aver contestato le risultanze medico-legali effettuate dal ctu nel procedimento di accertamento tecnico preventivo ex art. 445 bis cpc, aventi ad oggetto il mancato riconoscimento dei requisiti sanitari per ottenere l'assegno di invalidità civile o la pensione di invalidità civile ovvero il riconoscimento di una percentuale di invalidità non inferiore al 74% e chiedeva, conseguentemente, non omologare le conclusioni rassegnate dal ctu nella precedente fase, con contestuale richiesta di rinnovo delle operazioni peritali.
Instauratosi il contraddittorio, si costituiva in giudizio l concludendo come in atti e, CP_1 segnatamente, per la conferma delle conclusioni del perito d'ufficio nominato nel procedimento presupposto.
Acquisita la documentazione medica, sopravvenuta ai sensi dell'art. 149 disp. att. c.p.c. e richiesti i chiarimenti al consulente tecnico nominato nella fase di a.t.p.o., all'esito dell'odierna udienza la causa veniva decisa con motivazione e dispositivo contestuali.
****
La domanda non è fondata e va, pertanto, rigettata.
1 La controversia risulta disciplinata dall'art.445 bis c.p.c. introdotto dal 01/01/2012, avendo ad oggetto la pretesa attorea volta al conseguimento di una prestazione assistenziale/previdenziale. Nella fase processuale obbligatoria introdotta con ricorso per accertamento tecnico preventivo l'istante, all'esito delle operazioni di consulenza, è stato ritenuto privo del requisito sanitario utile al conseguimento della prestazione richiesta.
Ella avendo depositato tempestivamente il dissenso alla consulenza, ha la possibilità di proporre l'opposizione per cui è causa, contestando le conclusioni del consulente tecnico dell'ufficio entro il termine perentorio di trenta giorni dalla formulazione della dichiarazione di dissenso. A tale riguardo, egli ha l'onere di specificare nel ricorso introduttivo del giudizio, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione (cfr. comma 6, art.445 bis c.p.c.).
Occorre, altresì, precisare la natura giuridica del giudizio sottoposto all'attenzione del giudicante.
Trattasi, secondo l'orientamento condiviso da questo giudice, della fase eventuale del procedimento instaurato ex art. 445 bis c.p.c., I co. e, pertanto, volta esclusivamente alla verifica delle condizioni sanitarie legittimanti le prestazioni di invalidità civile. Esulano, dunque, dal thema decidendum et probandum,
i requisiti anagrafici e socio economici richiesti dalla legge per il riconoscimento delle diverse provvidenze e, di conseguenza, inammissibili devono reputarsi le domande di condanna dell CP_1 all'erogazione della prestazione ed al pagamento dei ratei insoluti. In tal senso depone la lettera dell'art. 445 bis c.p.c., che impone, a pena di inammissibilità, l'indicazione in ricorso dei “motivi della contestazione”.
Evidente, pertanto, l'intenzione del legislatore di consentire un approfondimento giudiziale delle sole condizioni cliniche del ricorrente, configurando il giudizio proprio come diretto alla esplicitazione delle contestazioni – che, nella prima fase del procedimento, possono assumere anche i tratti della genericità
e dell'impegno alla proposizione del successivo ricorso - alle conclusioni medico legali espresse nell'elaborato peritale.
Depone, altresì, nel medesimo senso anche il rapporto di alternatività che intercorre tra l'omologa giudiziale delle conclusioni del CTU – quale esito positivo della domanda ex art. 445 bis c.p.c. – ed il giudizio instaurato a seguito di dissenso. Dovendosi il giudice esprimere, in sede di omologa, sul solo requisito sanitario analogamente dovrà fare in sede di opposizione ad ATP per il predetto rapporto di alternatività tra le due ipotesi.
Infine, la tesi sin qui esposta risulta confortata dall'ultimo comma dell'art. 445 bis c.p.c., con il quale si sancisce l'inappellabilità della sentenza che definisce il giudizio, in antitesi con i principi generali che regolano il giudizio ordinario ex art. 442 c.p.c. e a conferma del carattere speciale del giudizio di opposizione ad ATP dal contenuto ristretto alla valutazione delle condizioni sanitarie, piuttosto che all'accertamento di un diritto.
2 Da ultimo la Corte di legittimità ha chiarito che anche con il ricorso in esame (di merito di ATPO ex art. 445 bis comma 6 c.p.c.) si discetta unicamente del requisito sanitario previsto per la fattispecie in esame, per cui il giudice deve limitarsi ad accertare esclusivamente quest'ultimo (cfr. Corte di
Cassazione. 6085/14).
****
Il CTU nominato nella fase di a.t.p., esaminata la documentazione medica allegata e sottoponendo a visita medico legale la parte ricorrente, nelle considerazioni medico legali, ha chiarito che quest'ultima era affetta da “Leucemia Mieloide Cronica in terapia farmacologica ed in follow up negativi per ripresa di malattia. Broncopatia cronica ostruttiva. Note artrosiche” ed aveva ritenuto non sussistenti i requisiti medico – legali per il riconoscimento dei requisiti sanitari propri per l'assegno di invalidità civile in quanto, per le patologie cui era affetta, la perizianda presentava una percentuale di invalidità pari al 60 % .
Ciò premesso, nel corso del giudizio di merito, è stata acquisita, ai sensi dell'art. 149 disp. att. c.p.c., nuova documentazione medica esibita dalla parte ricorrente e convocato il consulente tecnico nominato nella fase di a.t.p. per esame della stessa.
Il Ctu nell'integrazione peritale ha chiarito che “Per quanto riguarda gli ulteriori accertamenti esibiti, dirò subito che essi non dimostrano in alcun modo un peggioramento dello stato di salute del soggetto. La Certificazione Ematologica ribadisce solo, ancora una volta, che il soggetto è affetto da Leucemia Mieloide Cronica in follow up. Condizione della quale si è già tenuto conto della precedente relazione. Nella Certificazione Ortopedica del 6/5/24 vengono solo elencate tutta una serie di patologie osteo-articolari per le quali, però, lo specialista non si sofferma a citare, per ognuna di esse, le limitazioni funzionali che comportano. Lo stesso conclude solo "laconicamente" che il soggetto "presenta limitazione delle escursioni articolari dei distretti scheletrici interessati", senza specificare se esse fossero lievi, medie o gravi.
Evidentemente la condizione presentata era quella già riscontrata alla visita in corso di ATP;
ovvero delle note artrosiche senza significative limitazioni funzionali. Gli esami radiografici esibiti, inoltre, non fanno altro che confermare la diagnosi di "note artrosiche", visto che non depongono per una sindrome degenerativa osteo-articolare di rilevante entità.
Altra consulenza ortopedica del 28/3/24 attiene ad una sindrome acuta artralgica, quindi non valutabile dal punto di vista medico legale. Gli accertamenti cardiologici depongono per una perfetta compliance del muscolo cardiaco (FE 60%) e per una incipiente aterosclerosi dei TSA senza stenosi significative emodinamicamente. La Visita ORL del 12/2/24, effettuata per una otalgia a dx e acufeni, non trovava patologie in atto, fatta eccezione per una sospetta sindrome algodisfunzionale dell'articolazione tempro-mandibolare. Ovvero. a volte, nella masticazione, il soggetto accusava dolore in regione preauricolare. Di nessuna rilevanza medico legale.”
Ha dunque concluso che “ la documentazione sanitaria esibita non dimostra in alcun modo un peggioramento dello stato clinico del soggetto e pertanto non posso far altro che confermare il mio precedente Giudizio di Invalida al 60% ”
(cfr. integrazione peritale in atti depositata telematicamente in data 19.02.2025).
Il CTU ha dunque concluso che la capacità generica di lavoro della ricorrente risulta ridotta nella misura del 60 %, ritenendo pertanto non sussistenti i requisiti sanitari per il riconoscimento dell'assegno di in
3 Tali conclusioni sono state ribadite nella successiva integrazione peritale resa in data 22.04.2025 che si richiamano integralmente in tale sede.
Pertanto il Ctu, nella valutazione delle patologie, ha analiticamente e dettagliatamente provveduto al calcolo delle stesse, chiarendo le ragioni dell'attribuzione della valutazione delle diverse patologie ed ha applicato correttamente la formula di Balthazard ritenendo equo assegnare alla ricorrente una riduzione della capacità lavorativa dell' 60% sulla base della reale ed attuale incidenza delle patologie sulle condizioni cliniche della parte ricorrente, scevre da qualsiasi inquadramento previsionale e futuro.
Il Ctu ha adeguatamente riscontrato e valutato tali patologie, attraverso l'esame obiettivo e l'analisi della documentazione allegata dalla ricorrente, ed ha utilizzato in maniera corretta le tabelle di invalidità civile approvate con il DM 5.2.1992 ai fini della individuazione delle percentuali d'invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti, non riscontrandosi vizi logici di motivazione o violazioni di legge tali da far dubitare della sua utilizzabilità, consistendo sostanzialmente le censure dell'opponente in argomentazioni fondate su una diversa valutazione della condizione clinica accertata.
Pertanto, il CTU, puntualmente motivando le proprie ragioni, ha escluso che sussistano i presupposti sanitari per il riconoscimento delle prestazione richieste tenuto conto della documentazione sanitaria tempestivamente allegata dalla parte ricorrente.
Va ricordato che il sindacato del giudice sulla consulenza tecnica è limitato, esattamente come avviene per il sindacato della Cassazione sulle sentenze di merito, ai soli vizi di violazione di legge ovvero ai vizi della motivazione, non potendo il giudice sindacare il merito delle valutazioni mediche operate dal consulente (cfr. Cass. 7341/2004; 2151/2004; 11054/2003) e dunque risultando all'uopo irrilevanti le eventuali diverse valutazioni operate da altro Sanitario.
In altri termini: la semplice affermazione che il consulente ha sottovalutato il complesso invalidante che affligge l'interessato, o che ha sbagliato a rilevarne la reale incidenza rispetto alla condizione di autosufficienza che invece si asserisce compromessa, non equivale a rivelare una palese devianza delle sue conclusioni dalle nozioni correnti della scienza medica (di cui la parte avrebbe comunque l'onere di indicare la fonte), né tantomeno equivale a segnalare l'omissione di accertamenti strumentali imprescindibili per la formulazione della corretta diagnosi.
Sicché, esulando da tali ambiti, la censura di difetto di motivazione o di erronea motivazione costituisce un mero dissenso diagnostico che non attiene a vizi del procedimento logico formale del consulente e non si traduce, pertanto, in una critica al suo operato che ne imponga la rinnovazione con altro esperto.
Diversamente opinando, nelle controversie in materia di invalidità, si svuoterebbe di contenuto l'onere della specificazione dei motivi di opposizione e si renderebbe sempre necessario il rinnovo della consulenza tecnica effettuata nella prima fase, sul mero presupposto della richiesta della parte soccombente.
4 In definitiva le conclusioni cui è pervenuto il consulente tecnico traggono origine da una meditata ed approfondita valutazione degli elementi anamnestici, clinici e strumentali effettuati e sono sorrette da esaurienti e convincenti argomentazioni di carattere scientifico per cui meritano di essere condivise.
Per tali ragioni il ricorso va rigettato.
Nulla per le spese di lite stante la dichiarazione ex art. 152 disp. att. c.p.c. CP_ Sono poste a definitivo carico dell' le spese della consulenza che si liquidano come da separato decreto
P. Q. M.
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza disattesa, così provvede:
1) rigetta il ricorso e, per l'effetto, dichiara che parte ricorrente NON ha i requisiti sanitari per il riconoscimento dell'assegno di invalidità civile in quanto presenta un grado di invalidità pari al 60%;
2) nulla per le spese di lite;
CP_
3) pone a definitivo carico dell' le spese della ctu liquidate come da separato decreto.
Si comunichi
Così deciso in Santa Maria Capua Vetere data deposito
Il Giudice del lavoro
Dott.ssa Roberta Gambardella
5
TRA
rappresentata e difesa dall'Avv. Giovanni de Filippo ed elettivamente Parte_1 domiciliata presso lo studio del proprio difensore in Capodrise (CE) alla Via E Tazzoli, 7, RICORRENTE E
, in persona del legale rapp.te p.t., - rapp.to e difeso Controparte_1 dagli avv. ti Ida Verrengia, Itala De Benedictis, Luca Cuzzupoli, Davide Catalano e Nicola Fumo ed elettivamente domiciliati presso l'Ufficio Legale in Caserta via Arena Località S. Benedetto
RESISTENTE FATTO E DIRITTO Con ricorso depositato, in data 15/12/2019, parte ricorrente come in epigrafe indicata, dopo aver contestato le risultanze medico-legali effettuate dal ctu nel procedimento di accertamento tecnico preventivo ex art. 445 bis cpc, aventi ad oggetto il mancato riconoscimento dei requisiti sanitari per ottenere l'assegno di invalidità civile o la pensione di invalidità civile ovvero il riconoscimento di una percentuale di invalidità non inferiore al 74% e chiedeva, conseguentemente, non omologare le conclusioni rassegnate dal ctu nella precedente fase, con contestuale richiesta di rinnovo delle operazioni peritali.
Instauratosi il contraddittorio, si costituiva in giudizio l concludendo come in atti e, CP_1 segnatamente, per la conferma delle conclusioni del perito d'ufficio nominato nel procedimento presupposto.
Acquisita la documentazione medica, sopravvenuta ai sensi dell'art. 149 disp. att. c.p.c. e richiesti i chiarimenti al consulente tecnico nominato nella fase di a.t.p.o., all'esito dell'odierna udienza la causa veniva decisa con motivazione e dispositivo contestuali.
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La domanda non è fondata e va, pertanto, rigettata.
1 La controversia risulta disciplinata dall'art.445 bis c.p.c. introdotto dal 01/01/2012, avendo ad oggetto la pretesa attorea volta al conseguimento di una prestazione assistenziale/previdenziale. Nella fase processuale obbligatoria introdotta con ricorso per accertamento tecnico preventivo l'istante, all'esito delle operazioni di consulenza, è stato ritenuto privo del requisito sanitario utile al conseguimento della prestazione richiesta.
Ella avendo depositato tempestivamente il dissenso alla consulenza, ha la possibilità di proporre l'opposizione per cui è causa, contestando le conclusioni del consulente tecnico dell'ufficio entro il termine perentorio di trenta giorni dalla formulazione della dichiarazione di dissenso. A tale riguardo, egli ha l'onere di specificare nel ricorso introduttivo del giudizio, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione (cfr. comma 6, art.445 bis c.p.c.).
Occorre, altresì, precisare la natura giuridica del giudizio sottoposto all'attenzione del giudicante.
Trattasi, secondo l'orientamento condiviso da questo giudice, della fase eventuale del procedimento instaurato ex art. 445 bis c.p.c., I co. e, pertanto, volta esclusivamente alla verifica delle condizioni sanitarie legittimanti le prestazioni di invalidità civile. Esulano, dunque, dal thema decidendum et probandum,
i requisiti anagrafici e socio economici richiesti dalla legge per il riconoscimento delle diverse provvidenze e, di conseguenza, inammissibili devono reputarsi le domande di condanna dell CP_1 all'erogazione della prestazione ed al pagamento dei ratei insoluti. In tal senso depone la lettera dell'art. 445 bis c.p.c., che impone, a pena di inammissibilità, l'indicazione in ricorso dei “motivi della contestazione”.
Evidente, pertanto, l'intenzione del legislatore di consentire un approfondimento giudiziale delle sole condizioni cliniche del ricorrente, configurando il giudizio proprio come diretto alla esplicitazione delle contestazioni – che, nella prima fase del procedimento, possono assumere anche i tratti della genericità
e dell'impegno alla proposizione del successivo ricorso - alle conclusioni medico legali espresse nell'elaborato peritale.
Depone, altresì, nel medesimo senso anche il rapporto di alternatività che intercorre tra l'omologa giudiziale delle conclusioni del CTU – quale esito positivo della domanda ex art. 445 bis c.p.c. – ed il giudizio instaurato a seguito di dissenso. Dovendosi il giudice esprimere, in sede di omologa, sul solo requisito sanitario analogamente dovrà fare in sede di opposizione ad ATP per il predetto rapporto di alternatività tra le due ipotesi.
Infine, la tesi sin qui esposta risulta confortata dall'ultimo comma dell'art. 445 bis c.p.c., con il quale si sancisce l'inappellabilità della sentenza che definisce il giudizio, in antitesi con i principi generali che regolano il giudizio ordinario ex art. 442 c.p.c. e a conferma del carattere speciale del giudizio di opposizione ad ATP dal contenuto ristretto alla valutazione delle condizioni sanitarie, piuttosto che all'accertamento di un diritto.
2 Da ultimo la Corte di legittimità ha chiarito che anche con il ricorso in esame (di merito di ATPO ex art. 445 bis comma 6 c.p.c.) si discetta unicamente del requisito sanitario previsto per la fattispecie in esame, per cui il giudice deve limitarsi ad accertare esclusivamente quest'ultimo (cfr. Corte di
Cassazione. 6085/14).
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Il CTU nominato nella fase di a.t.p., esaminata la documentazione medica allegata e sottoponendo a visita medico legale la parte ricorrente, nelle considerazioni medico legali, ha chiarito che quest'ultima era affetta da “Leucemia Mieloide Cronica in terapia farmacologica ed in follow up negativi per ripresa di malattia. Broncopatia cronica ostruttiva. Note artrosiche” ed aveva ritenuto non sussistenti i requisiti medico – legali per il riconoscimento dei requisiti sanitari propri per l'assegno di invalidità civile in quanto, per le patologie cui era affetta, la perizianda presentava una percentuale di invalidità pari al 60 % .
Ciò premesso, nel corso del giudizio di merito, è stata acquisita, ai sensi dell'art. 149 disp. att. c.p.c., nuova documentazione medica esibita dalla parte ricorrente e convocato il consulente tecnico nominato nella fase di a.t.p. per esame della stessa.
Il Ctu nell'integrazione peritale ha chiarito che “Per quanto riguarda gli ulteriori accertamenti esibiti, dirò subito che essi non dimostrano in alcun modo un peggioramento dello stato di salute del soggetto. La Certificazione Ematologica ribadisce solo, ancora una volta, che il soggetto è affetto da Leucemia Mieloide Cronica in follow up. Condizione della quale si è già tenuto conto della precedente relazione. Nella Certificazione Ortopedica del 6/5/24 vengono solo elencate tutta una serie di patologie osteo-articolari per le quali, però, lo specialista non si sofferma a citare, per ognuna di esse, le limitazioni funzionali che comportano. Lo stesso conclude solo "laconicamente" che il soggetto "presenta limitazione delle escursioni articolari dei distretti scheletrici interessati", senza specificare se esse fossero lievi, medie o gravi.
Evidentemente la condizione presentata era quella già riscontrata alla visita in corso di ATP;
ovvero delle note artrosiche senza significative limitazioni funzionali. Gli esami radiografici esibiti, inoltre, non fanno altro che confermare la diagnosi di "note artrosiche", visto che non depongono per una sindrome degenerativa osteo-articolare di rilevante entità.
Altra consulenza ortopedica del 28/3/24 attiene ad una sindrome acuta artralgica, quindi non valutabile dal punto di vista medico legale. Gli accertamenti cardiologici depongono per una perfetta compliance del muscolo cardiaco (FE 60%) e per una incipiente aterosclerosi dei TSA senza stenosi significative emodinamicamente. La Visita ORL del 12/2/24, effettuata per una otalgia a dx e acufeni, non trovava patologie in atto, fatta eccezione per una sospetta sindrome algodisfunzionale dell'articolazione tempro-mandibolare. Ovvero. a volte, nella masticazione, il soggetto accusava dolore in regione preauricolare. Di nessuna rilevanza medico legale.”
Ha dunque concluso che “ la documentazione sanitaria esibita non dimostra in alcun modo un peggioramento dello stato clinico del soggetto e pertanto non posso far altro che confermare il mio precedente Giudizio di Invalida al 60% ”
(cfr. integrazione peritale in atti depositata telematicamente in data 19.02.2025).
Il CTU ha dunque concluso che la capacità generica di lavoro della ricorrente risulta ridotta nella misura del 60 %, ritenendo pertanto non sussistenti i requisiti sanitari per il riconoscimento dell'assegno di in
3 Tali conclusioni sono state ribadite nella successiva integrazione peritale resa in data 22.04.2025 che si richiamano integralmente in tale sede.
Pertanto il Ctu, nella valutazione delle patologie, ha analiticamente e dettagliatamente provveduto al calcolo delle stesse, chiarendo le ragioni dell'attribuzione della valutazione delle diverse patologie ed ha applicato correttamente la formula di Balthazard ritenendo equo assegnare alla ricorrente una riduzione della capacità lavorativa dell' 60% sulla base della reale ed attuale incidenza delle patologie sulle condizioni cliniche della parte ricorrente, scevre da qualsiasi inquadramento previsionale e futuro.
Il Ctu ha adeguatamente riscontrato e valutato tali patologie, attraverso l'esame obiettivo e l'analisi della documentazione allegata dalla ricorrente, ed ha utilizzato in maniera corretta le tabelle di invalidità civile approvate con il DM 5.2.1992 ai fini della individuazione delle percentuali d'invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti, non riscontrandosi vizi logici di motivazione o violazioni di legge tali da far dubitare della sua utilizzabilità, consistendo sostanzialmente le censure dell'opponente in argomentazioni fondate su una diversa valutazione della condizione clinica accertata.
Pertanto, il CTU, puntualmente motivando le proprie ragioni, ha escluso che sussistano i presupposti sanitari per il riconoscimento delle prestazione richieste tenuto conto della documentazione sanitaria tempestivamente allegata dalla parte ricorrente.
Va ricordato che il sindacato del giudice sulla consulenza tecnica è limitato, esattamente come avviene per il sindacato della Cassazione sulle sentenze di merito, ai soli vizi di violazione di legge ovvero ai vizi della motivazione, non potendo il giudice sindacare il merito delle valutazioni mediche operate dal consulente (cfr. Cass. 7341/2004; 2151/2004; 11054/2003) e dunque risultando all'uopo irrilevanti le eventuali diverse valutazioni operate da altro Sanitario.
In altri termini: la semplice affermazione che il consulente ha sottovalutato il complesso invalidante che affligge l'interessato, o che ha sbagliato a rilevarne la reale incidenza rispetto alla condizione di autosufficienza che invece si asserisce compromessa, non equivale a rivelare una palese devianza delle sue conclusioni dalle nozioni correnti della scienza medica (di cui la parte avrebbe comunque l'onere di indicare la fonte), né tantomeno equivale a segnalare l'omissione di accertamenti strumentali imprescindibili per la formulazione della corretta diagnosi.
Sicché, esulando da tali ambiti, la censura di difetto di motivazione o di erronea motivazione costituisce un mero dissenso diagnostico che non attiene a vizi del procedimento logico formale del consulente e non si traduce, pertanto, in una critica al suo operato che ne imponga la rinnovazione con altro esperto.
Diversamente opinando, nelle controversie in materia di invalidità, si svuoterebbe di contenuto l'onere della specificazione dei motivi di opposizione e si renderebbe sempre necessario il rinnovo della consulenza tecnica effettuata nella prima fase, sul mero presupposto della richiesta della parte soccombente.
4 In definitiva le conclusioni cui è pervenuto il consulente tecnico traggono origine da una meditata ed approfondita valutazione degli elementi anamnestici, clinici e strumentali effettuati e sono sorrette da esaurienti e convincenti argomentazioni di carattere scientifico per cui meritano di essere condivise.
Per tali ragioni il ricorso va rigettato.
Nulla per le spese di lite stante la dichiarazione ex art. 152 disp. att. c.p.c. CP_ Sono poste a definitivo carico dell' le spese della consulenza che si liquidano come da separato decreto
P. Q. M.
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza disattesa, così provvede:
1) rigetta il ricorso e, per l'effetto, dichiara che parte ricorrente NON ha i requisiti sanitari per il riconoscimento dell'assegno di invalidità civile in quanto presenta un grado di invalidità pari al 60%;
2) nulla per le spese di lite;
CP_
3) pone a definitivo carico dell' le spese della ctu liquidate come da separato decreto.
Si comunichi
Così deciso in Santa Maria Capua Vetere data deposito
Il Giudice del lavoro
Dott.ssa Roberta Gambardella
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