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Sentenza 17 novembre 2025
Sentenza 17 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Caltanissetta, sentenza 17/11/2025, n. 750 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Caltanissetta |
| Numero : | 750 |
| Data del deposito : | 17 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI CALTANISSETTA
SEZIONE SPECIALIZZATA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE E PROTEZIONE INTERNAZIONALE
Il dott. Marcello Testaquatra, in funzione di Giudice Monocratico presso il
Tribunale di Caltanissetta, Sezione Specializzata in materia di Immigrazione, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile iscritta al n. 1830/2024 R.G. avente ad oggetto:
<> promossa
DA
nata il [...] a [...], Entre Rios (Argentina) e Parte_1
residente in [...], 4153, Santa Fe, Argentina, CUIT: 27-11723381-8;
nato il [...] a [...] ed Parte_2
ivi residente in [...], 4153, CUIL: ; C.F._1
nata il [...] a [...] ed ivi Parte_3
residente in [...]. Público Sin Nombre 94.75, 9125, CUIL: 27-30961719-9;
nato il [...], a [...] Parte_4
ed ivi residente in [...], 4153, CUIL: 20-35221490-7;
tutti rappresentati e difesi dagli Avvocati Giulia Ferrari e Marco Infusino ed elettivamente domiciliati presso lo studio della prima a Roma, via D. De Dominicis n.
24, giusta procura in calce al ricorso introduttivo.
1 -RICORRENTI -
CONTRO
, con sede in Roma, Piazza del Viminale 1, in persona del Controparte_1
Ministro p.t., C.F. , rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale P.IVA_1
dello Stato di Caltanissetta, presso i cui uffici, in Caltanissetta alla via Libertà n. 174, è
elettivamente domiciliata.
- RESISTENTE –
Con l'intervento del Pubblico Ministero
Conclusioni delle parti:
Per i ricorrenti: “ricorrenti, riportandosi integralmente a quanto esposto, in fatto
e in diritto, nel ricorso introduttivo
CHIEDONO
che l'Ill.mo Tribunale adito, ogni avversa istanza, eccezione e deduzione
disattesa, per tutte le ragioni in fatto ed in diritto esposte in narrativa:
- accertare e dichiarare che i ricorrenti sono cittadini italiani iure sanguinis
dalla nascita;
- ordinare al , e per esso all'Ufficiale dello Stato Civile Controparte_1
competente, di procedere, entro un breve termine perentorio, alle iscrizioni,
trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile e anagrafici, della
cittadinanza dei suddetti, provvedendo alle ulteriori comunicazioni alle autorità
consolari competenti.
- Con condanna dell'Amministrazione al pagamento delle spese processuali,
oltre accessori di legge, da distrarsi in favore dei difensori antistatari”.
Per il resistente: “l'Amministrazione, come sopra rappresentata e difesa, precisa
le conclusioni richiamando quelle contenute nella comparsa costitutiva e nella
memoria integrativa, chiedendo che la causa venga posta in decisione”.
2 Il Pubblico Ministero, al quale sono stati trasmessi gli atti, apponeva un visto,
esprimeva parere favorevole e, in ultimo, si è rimesso al Tribunale.
CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO
DELLA DECISIONE
Con ricorso ritualmente notificato, i ricorrenti convenivano in giudizio il per chiedere all'intestato Tribunale di accertare e dichiarare la Controparte_1
propria cittadinanza italiana, in virtù della discendenza iure sanguinis da Per_1
cittadino italiano, nato ad [...] l'[...].
[...]
Emigrato in Argentina, lì trascorreva la propria vita, anche generando prole,
senza però mai naturalizzarsi cittadino argentino.
Il resistente si costituiva in giudizio chiedendo la “sospensione impropria in
senso lato del presente giudizio” alla luce della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, l. 5 febbraio 1992, n. 91 sollevata dal Tribunale di Bologna con propria ordinanza del 26 novembre 2024. In subordine, chiedeva “disporre, in ogni caso, un
rinvio a lungo termine del giudizio fino alla definizione della questione di
costituzionalità di cui sopra”.
Nel merito, evidenziava la significativa attività compiuta dai Consolati italiani in
Argentina nell'evasione delle richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana presentate per via amministrativa, il cui numero è in progressivo aumento. Chiedeva
quindi procedersi all'esame del proposto ricorso, previo rigoroso accertamento del diritto attivato, “se dal caso chiedendo all'autorità consolare competente le necessarie
informazioni”, verificando “la ricorrenza o meno della linea di discendenza diretta
nonché di cause di perdita della cittadinanza” fatta valere, con spese “quanto meno,
compensate”.
Con ordinanza del 6.5.2025 il Giudice adito chiedeva alle parti di interloquire sull'applicabilità anche ai giudizi pendenti della norma di cui all'art. 1, comma 2 ter,
3 d.l. 36/2025 (oggi convertito dalla legge n. 74/2025) nelle more entrata in vigore,
assegnando loro termine per memorie difensive ed eventuale integrazione documentale e rinviando la causa per la discussione e decisione all'udienza del 29.10.2025.
Depositati propri scritti difensivi, all'esito della predetta udienza, celebrata in forma scritta ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., la causa veniva trattenuta in decisione sulle conclusioni avanti trascritte.
*****
In via preliminare, preso atto della sentenza della Corte Costituzionale n. 142 del
2025, devono rigettarsi le relative eccezioni preliminari formulate dal resistente.
Deve rigettarsi, altresì, l'eccezione, sollevata dal con la Controparte_1
propria memoria del 15.9.2025, di tardività della produzione documentale effettuata da parte ricorrente in quanto, indipendentemente dalla legittimità o meno della sua proposizione, questa ha provveduto al deposito di tutti i documenti a prova dei fatti costitutivi della domanda giudiziale in allegato al ricorso.
In ogni caso, merita precisare che la vigente previsione di cui al quarto comma dell'art. 281 duodecies c.p.c. è stata introdotta dal d.lgs. 31 ottobre 2024 n. 164,
decorrente dal 26 novembre 2024, pubblicato quando già era pendente il presente processo, iscritto a ruolo il 7.10.2024.
Nel merito, i ricorrenti hanno agito in giudizio per il riconoscimento della cittadinanza italiana in virtù della sua discendenza dal cittadino italiano Persona_1
a suo tempo emigrato in Argentina.
Nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge n.
555/1912 e dall'attuale legge n. 91/1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario iure sanguinis e lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile ed è giustiziabile in ogni tempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano. Ferma la
4 discendenza da cittadino italiano, infatti, unica condizione necessaria è che la catena di trasmissione della cittadinanza non si sia interrotta per naturalizzazione o per rinuncia di uno degli ascendenti prima della nascita del figlio cui si vorrebbe trasmettere la cittadinanza.
In particolare, l'acquisto della cittadinanza è automatico nel caso di nascita all'interno del matrimonio in cui almeno uno dei genitori sia cittadino italiano,
occorrendo invece, ai sensi dell'art. 2 della Legge n. 91 del 1992, in caso di nascita al di fuori del matrimonio, il riconoscimento o la dichiarazione giudiziale della filiazione.
A chi richieda il riconoscimento della cittadinanza spetta di provare il fatto acquisitivo e quindi la linea di trasmissione, unitamente al superamento di eventuali ipotesi interruttive emergenti, mentre incombe alla controparte qualsiasi eccezione in ordine ai fatti estintivi e/o modificativi del diritto fatto valere (trattandosi di procedimento instaurato anteriormente all'entrata in vigore del d.l. n. 36/2025, come convertito dalla legge n. 74/2025, applicabile soltanto ai processi iscritti a ruolo dal
28.3.2025).
Tutto ciò premesso, deve rilevarsi che la linea di discendenza riportata dai ricorrenti trova esatta corrispondenza nella documentazione versata in atti.
A riguardo, dai documenti prodotti in atti, risulta che avo Persona_1
italiano, non ha mai rinunciato alla cittadinanza italiana né ha mai acquisito quella argentina (cfr. certificato di non naturalizzazione depositato dai ricorrenti) e, pertanto,
non è mai incorso in uno dei casi di perdita della cittadinanza italiana, di cui ai numeri
1) e 2) dell'art. 11, cod. civ. 1865, trasmettendola, piuttosto, “iure sanguinis” ai propri discendenti.
Del resto, l'art. 11 n. 2 cod. civ. 1865, nello stabilire che la cittadinanza italiana è
persa da colui che abbia “ottenuto la cittadinanza in paese estero”, sottintende, per gli effetti sulla linea di trasmissione iure sanguinis ai discendenti, che si accerti il
5 compimento, da parte della persona all'epoca emigrata, di un atto spontaneo e volontario finalizzato all'acquisto della cittadinanza straniera, senza che l'aver stabilito all'estero la residenza o anche l'aver stabilizzato all'estero la propria condizione di vita possa considerarsi bastevole, unitamente alla mancata reazione al provvedimento generalizzato di naturalizzazione, a integrare la fattispecie estintiva dello status per accettazione tacita degli effetti di quel provvedimento (cfr. Cassazione, Sezioni Unite,
sentenza n. 25317 del 24 agosto 2022).
Una simile interpretazione, ormai risalente nel tempo, trova conferma ancora oggi;
infatti “in tema di status della persona, in riferimento alle situazioni giuridiche
regolate anteriormente all'entrata in vigore dell'attuale codice civile, l'ottenimento
della cittadinanza straniera, che ai sensi dell'art. 11 cod. civ. del 1865 comportava la
perdita della cittadinanza italiana, presupponeva ontologicamente una preventiva
richiesta della predetta cittadinanza straniera da parte dell'interessato; dunque, la
perdita della cittadinanza italiana non poteva mai essere l'effetto di un automatismo o
di un comportamento meramente negativo del cittadino, non potendo le leggi di un
paese straniero derogare alle norme imperative nazionali in ordine all'acquisto ed
alla perdita della cittadinanza” (Corte d'Appello di L'Aquila, sentenza n. 1460 del
30.9.2021).
Quanto detto risulta essere in linea, operando un'interpretazione storica del citato art. 11, con quella che era la ratio del Legislatore dell'epoca, ossia quella di mantenere l'identità della cittadinanza all'interno del nucleo familiare al fine di mantenere un legame con gli emigrati all'estero, considerati come una possibile risorsa per la nazione;
diversamente opinando, ciò avrebbe comportato che tutti i figli degli emigrati italiani nati nei Paesi che prevedano lo ius loci - vale a dire la quasi totalità dei Paesi
del continente americano - sarebbero divenuti cittadini stranieri al contrario dei loro genitori.
6 Dagli atti del procedimento, ancora, non risulta che tutti gli altri ascendenti dei ricorrenti siano incorsi in situazioni di perdita e/o mancato acquisto della cittadinanza italiana secondo la legge ratione temporis vigente. A riguardo, il resistente non ha mosso alcuna eccezione. Deve concludersi, quindi, ritenendo provata la catena di trasmissione della cittadinanza fatta valere dagli odierni ricorrenti (cfr. Cass. Civ. S.U.
n. 25317 del 24 agosto 2022).
Ciò detto, in linea di principio, dovrebbe affermarsi la carenza di interesse ad agire giudizialmente per l'accertamento della cittadinanza italiana, in quanto tutti i passaggi generazionali che si registrano sono avvenuti unicamente per via paterna ovvero per via materna con eventi successivi all'1.1.1948 e, pertanto, nessun dubbio viene a porsi in merito alla effettiva trasmissione della cittadinanza italiana dall'avo italiano, agli odierni ricorrenti, essendo stato, tale criterio di Persona_1
trasmissione, riconosciuto sia dalla normativa risalente al codice civile del 1865, che dalla successiva legge sulla cittadinanza n. 555 del 1912 ed, infine, dall'attuale legge n.
91 del 1992 e dalle sentenze Corte Cost. n. 87/1975 e n. 30/1983.
Pertanto, dal momento che il riconoscimento dello status civitatis incombe sul
, i ricorrenti avrebbero dovuto limitarsi a chiedere il rilascio del Controparte_1
relativo certificato o comunque a richiedere il riconoscimento dello status all'autorità
consolare presso il paese di residenza, nella specie l'Argentina, sulla scorta della documentazione attestante la loro discendenza da un cittadino italiano, senza necessità
di instaurare un giudizio dinanzi al giudice ordinario.
Tuttavia, è noto come gli uffici consolari d'Italia in Argentina versino in una condizione di gravissimo ritardo, conseguendone, pertanto, l'impossibilità di poter evadere in tempi certi e brevi le richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana
iure sanguinis ovvero di accoglierne ancora di nuove, rilasciando appuntamenti attraverso le nuove procedure telematiche, a causa dell'eccessivo numero di domande
7 presentate.
Ne deriva, quindi, una assoluta incertezza in ordine alla definizione, da parte dell'Autorità consolare, della richiesta ivi presentata.
Ai sensi dell'art. 2 della legge n. 241/1990 i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali devono essere conclusi entro termini determinati e certi, anche in conformità al principio di ragionevole durata del processo.
L'incertezza in ordine alla definizione della richiesta di riconoscimento dello
status civitatis italiano iure sanguinis, il decorso di un lasso temporale irragionevole rispetto all'interesse vantato, comportante peraltro una lesione dell'interesse stesso,
equivalgono ad un diniego di riconoscimento del diritto, giustificando l'interesse a ricorrere alla tutela giurisdizionale.
In ogni caso, il procedimento volto al riconoscimento della cittadinanza italiana per via amministrativa non è previsto quale condizione di procedibilità del connesso procedimento giudiziale;
pertanto, alcun effetto può derivare dalla sua mancata conclusione.
Ne consegue che la domanda deve essere accolta con riconoscimento in capo ai ricorrenti della cittadinanza italiana.
Le spese di lite possono essere compensate tra le parti posto che il ritardo della
P.A. nella evasione delle istanze amministrative in discorso non può considerarsi sintomo di inefficienza di questa, trovando la sua reale ragione nell'eccessivo numero di domande da evadere, a sua volta dovuto all'inerzia degli odierni ricorrenti (ovvero anche di tutti coloro che in questo periodo avanzano domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana, i cui numeri sono notoriamente estremamente elevati e sempre in crescita) perdurante dalla nascita del primo discendente dell'avo emigrato fino alla domanda in sede amministrativa o giurisdizionale, nel non avere depositato la copia dei certificati di nascita di ciascun discendente presso il competente consolato all'atto
8 della stessa nascita - come, invece, avrebbero dovuto fare ex lege - e quindi di non aver chiesto già a quel tempo il riconoscimento formale del rispettivo status.
Tutto ciò comporta l'impossibilità di individuare lo Stato (e per esso la P.A. oggi resistente) come parte soccombente, dovendo piuttosto ritenere che, al contrario, siano stati i ricorrenti, con la propria condotta, a determinare la necessità dell'instaurazione della lite.
P.Q.M.
Il Tribunale, in funzione di Giudice Monocratico, definitivamente pronunciando,
disattesa ogni contraria istanza, eccezione e difesa, così provvede:
- accoglie il ricorso e, per l'effetto, dichiara che Parte_1 [...]
e Parte_2 Parte_3 [...]
sono cittadini italiani;
Parte_4
- ordina al e, per esso, all'ufficiale dello Stato civile Controparte_1
competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza delle su indicate persone,
provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
- spese di lite compensate.
Caltanissetta, 17 novembre 2025
Il Giudice
Dott. Marcello Testaquatra
9
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI CALTANISSETTA
SEZIONE SPECIALIZZATA IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE E PROTEZIONE INTERNAZIONALE
Il dott. Marcello Testaquatra, in funzione di Giudice Monocratico presso il
Tribunale di Caltanissetta, Sezione Specializzata in materia di Immigrazione, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile iscritta al n. 1830/2024 R.G. avente ad oggetto:
<> promossa
DA
nata il [...] a [...], Entre Rios (Argentina) e Parte_1
residente in [...], 4153, Santa Fe, Argentina, CUIT: 27-11723381-8;
nato il [...] a [...] ed Parte_2
ivi residente in [...], 4153, CUIL: ; C.F._1
nata il [...] a [...] ed ivi Parte_3
residente in [...]. Público Sin Nombre 94.75, 9125, CUIL: 27-30961719-9;
nato il [...], a [...] Parte_4
ed ivi residente in [...], 4153, CUIL: 20-35221490-7;
tutti rappresentati e difesi dagli Avvocati Giulia Ferrari e Marco Infusino ed elettivamente domiciliati presso lo studio della prima a Roma, via D. De Dominicis n.
24, giusta procura in calce al ricorso introduttivo.
1 -RICORRENTI -
CONTRO
, con sede in Roma, Piazza del Viminale 1, in persona del Controparte_1
Ministro p.t., C.F. , rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale P.IVA_1
dello Stato di Caltanissetta, presso i cui uffici, in Caltanissetta alla via Libertà n. 174, è
elettivamente domiciliata.
- RESISTENTE –
Con l'intervento del Pubblico Ministero
Conclusioni delle parti:
Per i ricorrenti: “ricorrenti, riportandosi integralmente a quanto esposto, in fatto
e in diritto, nel ricorso introduttivo
CHIEDONO
che l'Ill.mo Tribunale adito, ogni avversa istanza, eccezione e deduzione
disattesa, per tutte le ragioni in fatto ed in diritto esposte in narrativa:
- accertare e dichiarare che i ricorrenti sono cittadini italiani iure sanguinis
dalla nascita;
- ordinare al , e per esso all'Ufficiale dello Stato Civile Controparte_1
competente, di procedere, entro un breve termine perentorio, alle iscrizioni,
trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile e anagrafici, della
cittadinanza dei suddetti, provvedendo alle ulteriori comunicazioni alle autorità
consolari competenti.
- Con condanna dell'Amministrazione al pagamento delle spese processuali,
oltre accessori di legge, da distrarsi in favore dei difensori antistatari”.
Per il resistente: “l'Amministrazione, come sopra rappresentata e difesa, precisa
le conclusioni richiamando quelle contenute nella comparsa costitutiva e nella
memoria integrativa, chiedendo che la causa venga posta in decisione”.
2 Il Pubblico Ministero, al quale sono stati trasmessi gli atti, apponeva un visto,
esprimeva parere favorevole e, in ultimo, si è rimesso al Tribunale.
CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO
DELLA DECISIONE
Con ricorso ritualmente notificato, i ricorrenti convenivano in giudizio il per chiedere all'intestato Tribunale di accertare e dichiarare la Controparte_1
propria cittadinanza italiana, in virtù della discendenza iure sanguinis da Per_1
cittadino italiano, nato ad [...] l'[...].
[...]
Emigrato in Argentina, lì trascorreva la propria vita, anche generando prole,
senza però mai naturalizzarsi cittadino argentino.
Il resistente si costituiva in giudizio chiedendo la “sospensione impropria in
senso lato del presente giudizio” alla luce della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, l. 5 febbraio 1992, n. 91 sollevata dal Tribunale di Bologna con propria ordinanza del 26 novembre 2024. In subordine, chiedeva “disporre, in ogni caso, un
rinvio a lungo termine del giudizio fino alla definizione della questione di
costituzionalità di cui sopra”.
Nel merito, evidenziava la significativa attività compiuta dai Consolati italiani in
Argentina nell'evasione delle richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana presentate per via amministrativa, il cui numero è in progressivo aumento. Chiedeva
quindi procedersi all'esame del proposto ricorso, previo rigoroso accertamento del diritto attivato, “se dal caso chiedendo all'autorità consolare competente le necessarie
informazioni”, verificando “la ricorrenza o meno della linea di discendenza diretta
nonché di cause di perdita della cittadinanza” fatta valere, con spese “quanto meno,
compensate”.
Con ordinanza del 6.5.2025 il Giudice adito chiedeva alle parti di interloquire sull'applicabilità anche ai giudizi pendenti della norma di cui all'art. 1, comma 2 ter,
3 d.l. 36/2025 (oggi convertito dalla legge n. 74/2025) nelle more entrata in vigore,
assegnando loro termine per memorie difensive ed eventuale integrazione documentale e rinviando la causa per la discussione e decisione all'udienza del 29.10.2025.
Depositati propri scritti difensivi, all'esito della predetta udienza, celebrata in forma scritta ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., la causa veniva trattenuta in decisione sulle conclusioni avanti trascritte.
*****
In via preliminare, preso atto della sentenza della Corte Costituzionale n. 142 del
2025, devono rigettarsi le relative eccezioni preliminari formulate dal resistente.
Deve rigettarsi, altresì, l'eccezione, sollevata dal con la Controparte_1
propria memoria del 15.9.2025, di tardività della produzione documentale effettuata da parte ricorrente in quanto, indipendentemente dalla legittimità o meno della sua proposizione, questa ha provveduto al deposito di tutti i documenti a prova dei fatti costitutivi della domanda giudiziale in allegato al ricorso.
In ogni caso, merita precisare che la vigente previsione di cui al quarto comma dell'art. 281 duodecies c.p.c. è stata introdotta dal d.lgs. 31 ottobre 2024 n. 164,
decorrente dal 26 novembre 2024, pubblicato quando già era pendente il presente processo, iscritto a ruolo il 7.10.2024.
Nel merito, i ricorrenti hanno agito in giudizio per il riconoscimento della cittadinanza italiana in virtù della sua discendenza dal cittadino italiano Persona_1
a suo tempo emigrato in Argentina.
Nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge n.
555/1912 e dall'attuale legge n. 91/1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario iure sanguinis e lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile ed è giustiziabile in ogni tempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano. Ferma la
4 discendenza da cittadino italiano, infatti, unica condizione necessaria è che la catena di trasmissione della cittadinanza non si sia interrotta per naturalizzazione o per rinuncia di uno degli ascendenti prima della nascita del figlio cui si vorrebbe trasmettere la cittadinanza.
In particolare, l'acquisto della cittadinanza è automatico nel caso di nascita all'interno del matrimonio in cui almeno uno dei genitori sia cittadino italiano,
occorrendo invece, ai sensi dell'art. 2 della Legge n. 91 del 1992, in caso di nascita al di fuori del matrimonio, il riconoscimento o la dichiarazione giudiziale della filiazione.
A chi richieda il riconoscimento della cittadinanza spetta di provare il fatto acquisitivo e quindi la linea di trasmissione, unitamente al superamento di eventuali ipotesi interruttive emergenti, mentre incombe alla controparte qualsiasi eccezione in ordine ai fatti estintivi e/o modificativi del diritto fatto valere (trattandosi di procedimento instaurato anteriormente all'entrata in vigore del d.l. n. 36/2025, come convertito dalla legge n. 74/2025, applicabile soltanto ai processi iscritti a ruolo dal
28.3.2025).
Tutto ciò premesso, deve rilevarsi che la linea di discendenza riportata dai ricorrenti trova esatta corrispondenza nella documentazione versata in atti.
A riguardo, dai documenti prodotti in atti, risulta che avo Persona_1
italiano, non ha mai rinunciato alla cittadinanza italiana né ha mai acquisito quella argentina (cfr. certificato di non naturalizzazione depositato dai ricorrenti) e, pertanto,
non è mai incorso in uno dei casi di perdita della cittadinanza italiana, di cui ai numeri
1) e 2) dell'art. 11, cod. civ. 1865, trasmettendola, piuttosto, “iure sanguinis” ai propri discendenti.
Del resto, l'art. 11 n. 2 cod. civ. 1865, nello stabilire che la cittadinanza italiana è
persa da colui che abbia “ottenuto la cittadinanza in paese estero”, sottintende, per gli effetti sulla linea di trasmissione iure sanguinis ai discendenti, che si accerti il
5 compimento, da parte della persona all'epoca emigrata, di un atto spontaneo e volontario finalizzato all'acquisto della cittadinanza straniera, senza che l'aver stabilito all'estero la residenza o anche l'aver stabilizzato all'estero la propria condizione di vita possa considerarsi bastevole, unitamente alla mancata reazione al provvedimento generalizzato di naturalizzazione, a integrare la fattispecie estintiva dello status per accettazione tacita degli effetti di quel provvedimento (cfr. Cassazione, Sezioni Unite,
sentenza n. 25317 del 24 agosto 2022).
Una simile interpretazione, ormai risalente nel tempo, trova conferma ancora oggi;
infatti “in tema di status della persona, in riferimento alle situazioni giuridiche
regolate anteriormente all'entrata in vigore dell'attuale codice civile, l'ottenimento
della cittadinanza straniera, che ai sensi dell'art. 11 cod. civ. del 1865 comportava la
perdita della cittadinanza italiana, presupponeva ontologicamente una preventiva
richiesta della predetta cittadinanza straniera da parte dell'interessato; dunque, la
perdita della cittadinanza italiana non poteva mai essere l'effetto di un automatismo o
di un comportamento meramente negativo del cittadino, non potendo le leggi di un
paese straniero derogare alle norme imperative nazionali in ordine all'acquisto ed
alla perdita della cittadinanza” (Corte d'Appello di L'Aquila, sentenza n. 1460 del
30.9.2021).
Quanto detto risulta essere in linea, operando un'interpretazione storica del citato art. 11, con quella che era la ratio del Legislatore dell'epoca, ossia quella di mantenere l'identità della cittadinanza all'interno del nucleo familiare al fine di mantenere un legame con gli emigrati all'estero, considerati come una possibile risorsa per la nazione;
diversamente opinando, ciò avrebbe comportato che tutti i figli degli emigrati italiani nati nei Paesi che prevedano lo ius loci - vale a dire la quasi totalità dei Paesi
del continente americano - sarebbero divenuti cittadini stranieri al contrario dei loro genitori.
6 Dagli atti del procedimento, ancora, non risulta che tutti gli altri ascendenti dei ricorrenti siano incorsi in situazioni di perdita e/o mancato acquisto della cittadinanza italiana secondo la legge ratione temporis vigente. A riguardo, il resistente non ha mosso alcuna eccezione. Deve concludersi, quindi, ritenendo provata la catena di trasmissione della cittadinanza fatta valere dagli odierni ricorrenti (cfr. Cass. Civ. S.U.
n. 25317 del 24 agosto 2022).
Ciò detto, in linea di principio, dovrebbe affermarsi la carenza di interesse ad agire giudizialmente per l'accertamento della cittadinanza italiana, in quanto tutti i passaggi generazionali che si registrano sono avvenuti unicamente per via paterna ovvero per via materna con eventi successivi all'1.1.1948 e, pertanto, nessun dubbio viene a porsi in merito alla effettiva trasmissione della cittadinanza italiana dall'avo italiano, agli odierni ricorrenti, essendo stato, tale criterio di Persona_1
trasmissione, riconosciuto sia dalla normativa risalente al codice civile del 1865, che dalla successiva legge sulla cittadinanza n. 555 del 1912 ed, infine, dall'attuale legge n.
91 del 1992 e dalle sentenze Corte Cost. n. 87/1975 e n. 30/1983.
Pertanto, dal momento che il riconoscimento dello status civitatis incombe sul
, i ricorrenti avrebbero dovuto limitarsi a chiedere il rilascio del Controparte_1
relativo certificato o comunque a richiedere il riconoscimento dello status all'autorità
consolare presso il paese di residenza, nella specie l'Argentina, sulla scorta della documentazione attestante la loro discendenza da un cittadino italiano, senza necessità
di instaurare un giudizio dinanzi al giudice ordinario.
Tuttavia, è noto come gli uffici consolari d'Italia in Argentina versino in una condizione di gravissimo ritardo, conseguendone, pertanto, l'impossibilità di poter evadere in tempi certi e brevi le richieste di riconoscimento della cittadinanza italiana
iure sanguinis ovvero di accoglierne ancora di nuove, rilasciando appuntamenti attraverso le nuove procedure telematiche, a causa dell'eccessivo numero di domande
7 presentate.
Ne deriva, quindi, una assoluta incertezza in ordine alla definizione, da parte dell'Autorità consolare, della richiesta ivi presentata.
Ai sensi dell'art. 2 della legge n. 241/1990 i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali devono essere conclusi entro termini determinati e certi, anche in conformità al principio di ragionevole durata del processo.
L'incertezza in ordine alla definizione della richiesta di riconoscimento dello
status civitatis italiano iure sanguinis, il decorso di un lasso temporale irragionevole rispetto all'interesse vantato, comportante peraltro una lesione dell'interesse stesso,
equivalgono ad un diniego di riconoscimento del diritto, giustificando l'interesse a ricorrere alla tutela giurisdizionale.
In ogni caso, il procedimento volto al riconoscimento della cittadinanza italiana per via amministrativa non è previsto quale condizione di procedibilità del connesso procedimento giudiziale;
pertanto, alcun effetto può derivare dalla sua mancata conclusione.
Ne consegue che la domanda deve essere accolta con riconoscimento in capo ai ricorrenti della cittadinanza italiana.
Le spese di lite possono essere compensate tra le parti posto che il ritardo della
P.A. nella evasione delle istanze amministrative in discorso non può considerarsi sintomo di inefficienza di questa, trovando la sua reale ragione nell'eccessivo numero di domande da evadere, a sua volta dovuto all'inerzia degli odierni ricorrenti (ovvero anche di tutti coloro che in questo periodo avanzano domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana, i cui numeri sono notoriamente estremamente elevati e sempre in crescita) perdurante dalla nascita del primo discendente dell'avo emigrato fino alla domanda in sede amministrativa o giurisdizionale, nel non avere depositato la copia dei certificati di nascita di ciascun discendente presso il competente consolato all'atto
8 della stessa nascita - come, invece, avrebbero dovuto fare ex lege - e quindi di non aver chiesto già a quel tempo il riconoscimento formale del rispettivo status.
Tutto ciò comporta l'impossibilità di individuare lo Stato (e per esso la P.A. oggi resistente) come parte soccombente, dovendo piuttosto ritenere che, al contrario, siano stati i ricorrenti, con la propria condotta, a determinare la necessità dell'instaurazione della lite.
P.Q.M.
Il Tribunale, in funzione di Giudice Monocratico, definitivamente pronunciando,
disattesa ogni contraria istanza, eccezione e difesa, così provvede:
- accoglie il ricorso e, per l'effetto, dichiara che Parte_1 [...]
e Parte_2 Parte_3 [...]
sono cittadini italiani;
Parte_4
- ordina al e, per esso, all'ufficiale dello Stato civile Controparte_1
competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza delle su indicate persone,
provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
- spese di lite compensate.
Caltanissetta, 17 novembre 2025
Il Giudice
Dott. Marcello Testaquatra
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