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Sentenza 26 settembre 2025
Sentenza 26 settembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Pisa, sentenza 26/09/2025, n. 122 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Pisa |
| Numero : | 122 |
| Data del deposito : | 26 settembre 2025 |
Testo completo
R.G. P.U. n. 64-1/2025
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Pisa
Sezione Procedure Concorsuali
in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati: dott.ssa Eleonora Polidori Presidente
dott.ssa Laura Pastacaldi Giudice
dott. Marco Zinna Giudice relatore nel procedimento unitario per l'apertura della liquidazione giudiziale ex artt. 40 e ss. CCI iscritto all'R.G.P.U. n. 64-1/2025, sentito il Giudice Relatore in camera di consiglio, sciogliendo la riserva formulata all'udienza dell'11/6/2025, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Su ricorso proposto da
Parte
(P.IVA: , con sede in Lonigo (Vi), Via Dell'artigianato 38, Parte_2 P.IVA_1
in persona del suo legale rappresentante rappresentata e difesa, giusta procura allegata al ricorso, dall'Avv. Marco Andrea Leoncini (C.F.: ) e dall'Avv. C.F._1
Giovanna Garrone (C.F.: presso il cui studio e domicilio digitale è C.F._2
elettivamente domiciliata in Pontedera (PI) alla P.zza Andrea da Pontedera n. 7ed alla p.e.c.: Email_1 Email_2
- Ricorrente -
per l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di:
(C.F./P. IVA: con sede in Santa Croce Controparte_1 P.IVA_2
sull'Arno (PI), alla Via Liguria n. 1 - Convenuta contumace-
1. Il contraddittorio risulta instaurato nei confronti della convenuta, la quale si è costituita in data 10/6/2025 dichiarando di aderire alla richiesta di apertura della Liquidazione
Giudiziale.
2. Deve ritenersi la competenza del Tribunale adito, atteso che la sede legale risultante dal registro delle imprese, con la quale si presume coincidere il centro degli interessi principali del debitore, è situata nel circondario di questo Ufficio.
3. Il ricorrente, ex fornitore della convenuta, ha dedotto la mancata corresponsione, da parte di quest'ultima, di somme complessivamente pari ad € 26.118,92 dovutegli a titolo di corrispettivo per le forniture a favore della debitrice.
Il credito risulta documentalmente comprovato dal decreto ingiuntivo n. 415/2024 – RG n.
50/2024, emesso il 25/3/2024 dal Tribunale di Pisa.
4. L'attività istruttoria officiosamente espletata ha inoltre permesso di accertare l'assenza di debiti erariali e la presenza di debiti previdenziali per € 1.370,51.
Cionondimeno dal bilancio per l'esercizio 2024 depositato dalla stessa debitrice risultano debiti per € 3.948.449.
È perciò di tutta evidenza che l'ammontare della debitoria complessivamente emergente a carico dell'imprenditore convenuto supera la soglia fissata dall'art. 49, co. 5, CCII.
5. L'esame della domanda per l'apertura della liquidazione giudiziale e della documentazione versata in atti porta a ritenere sussistenti sia il requisito della assoggettabilità alle disposizioni sulla liquidazione giudiziale, sia il requisito oggettivo dello stato di insolvenza dell'impresa resistente, ai sensi dell'art. 121 CCII.
5.1 La qualità di imprenditore commerciale privato assoggettabile alle disposizioni sulla liquidazione giudiziale del soggetto resistente deve ritenersi sussistente dalle dimensioni economico organizzative dell'impresa nonché dall'oggetto dell'attività. Tale qualità risulta d'altronde dalla visura camerale e non esistono elementi di sorta in base ai quali possa ritenersi che la predetta, iscritta in sezione ordinaria presso la Camera di Commercio, sia da qualificarsi come imprenditore non soggetto alle disposizioni sulla liquidazione giudiziale ex art. 121 CCII.
5.2 Dall'esame della documentazione in atti, non si apprezza la mancanza dei requisiti dimensionali che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 121 e 2, co. 1, lett. d), devono congiuntamente sussistere affinché un soggetto possa qualificarsi come “impresa minore”
e sottrarsi, in ragione di ciò, all'ambito applicativo della disciplina della liquidazione giudiziale.
L'art. 121, con previsione del tutto sovrapponibile a quella del previgente art. 1 della legge fallimentare, afferma che “Le disposizioni sulla liquidazione giudiziale si applicano agli imprenditori commerciali che non dimostrino il possesso congiunto dei requisiti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera d)”, vale a dire:
“1) un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore;
2) ricavi, in qualunque modo essi risultino, per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore;
3) un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila”.
Analogamente a quanto fino ad oggi previsto per la dichiarazione di fallimento, è, dunque, colui che intende sottrarsi alla dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale a dover provare di possedere i requisiti tutti indicati nella lett. d) dell'art.
2. CCII.
A tale riguardo, considerata la sostanziale continuità tra la disciplina in esame ed il regime dettato dalla legge fallimentare, è possibile richiamare i principi di diritto consolidatisi in seno alla giurisprudenza di legittimità in tema di ripartizione dell'onere della prova dei presupposti per la dichiarazione di fallimento. Si veda, ex multis, Cass. I sez. civ.
n.11309/2009, che ha precisato: che l'onere della prova dell'inammissibilità del fallimento incombe sul debitore contro il quale è stata presentata l'istanza, mentre l'onere della prova della sua qualità di imprenditore commerciale incombe sul ricorrente;
che, pur non avendo il valore di prova legale, i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi sono la base documentale imprescindibile della dimostrazione che il debitore ha l'onere di fornire per sottrarsi alla dichiarazione di fallimento, con la conseguenza che la mancata produzione dei bilanci non può che risolversi in danno del debitore, a meno che la prova dell'inammissibilità del fallimento non possa desumersi da documenti altrettanto significativi.
5.3. Nel caso di specie, l'imprenditore si è costituito ed ha aderito all'istanza di apertura della liquidazione giudiziale. D'altronde dai bilanci prodotti dalla stessa debitrice risulta positivamente il superamento dei requisiti dimensionali richiesti.
6. Lo stato di insolvenza in cui versa l'imprenditore si manifesta già chiaramente nel mancato assolvimento del debito per cui è ricorso ed vieppiù suffragato dalla ricostruzione fornita dalla medesima debitrice costituitasi la quale ha testimoniato il naufragio di tutte le attività, pur intraprese mediante il ricorso a vari strumenti, per cercare di trovare una composizione con il ceto creditorio.
Tanto restituisce un quadro di totale incapacità dell'impresa di far fronte ai costi di esercizio. Non si tratta, in altri termini, di inadempimenti occasionali, bensì di indici di quella strutturale e definitiva incapacità dell'impresa di fare fronte alle proprie obbligazioni attraverso gli ordinari mezzi di pagamento e di continuare ad operare proficuamente sul mercato, per il venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie allo svolgimento dell'attività, che connota e qualifica, secondo il costante insegnamento dalla giurisprudenza di legittimità in tema di fallimento, lo stato di insolvenza. (cfr., tra le più recenti affermazioni del principio, Cass. Civ, Sez. I, Ordinanza
n. 30284 del 14/10/2022).
Sussistendo, pertanto, tutti presupposti per la dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale della società in epigrafe;
Ritenuto di dover individuare il nominativo del Curatore tra quelli presenti nell'Albo dei gestori della crisi di impresa istituito presso il Ministero della giustizia di cui all'art. 356
CCII, tenuto conto altresì dei criteri indicati dagli artt. 125, 356 e 358 CCII,
P.Q.M.
Il Tribunale, nella composizione sopra indicata, visti gli artt. 1, 2, 27, 37, 49, 121, 256 del d.lgs. n. 14/2019, nonché, per ciò che concerne la nomina del Curatore, i criteri dettati dall'art. 358 del medesimo d.lgs.
DICHIARA l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di Controparte_1
(C.F./P. IVA: con sede in Santa Croce sull'Arno (PI), alla Via Liguria n. 1 P.IVA_2
NOMINA
Giudice Delegato alla procedura il Dott. Marco Zinna
NOMINA
Curatore il Dott. , il quale appare in possesso di un'organizzazione di studio Persona_1
e di risorse che, allo stato, appare adeguata ai fini del rispetto dei termini prescritti dall'art. 213 CCII, con invito a far pervenire in cancelleria la propria accettazione entro i due giorni successivi alla comunicazione della nomina
AUTORIZZA il Curatore, con le modalità di cui agli artt. 155-quater, 155-quinquies e 155-sexies disp. att.
c.p.c.:
1) ad accedere alle banche dati dell'anagrafe tributaria e dell'archivio dei rapporti finanziari;
2) ad accedere alla banca dati degli atti assoggettati a imposta di registro e ad estrarre copia degli stessi;
3) ad acquisire l'elenco dei clienti e l'elenco dei fornitori di cui all'articolo 21 del decreto- legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni;
4) ad acquisire la documentazione contabile in possesso delle banche e degli altri intermediari finanziari relativa ai rapporti con l'impresa debitrice, anche se estinti;
5) ad acquisire le schede contabili dei fornitori e dei clienti relative ai rapporti con l'impresa debitrice;
6) alla ricerca dei beni del debitore, dei soci illimitatamente responsabili e di coloro nei confronti dei quali la procedura possa vantare ragioni di credito e per la ricostruzione dell'attivo e del passivo della procedura
7) ad acquisire le visure del Pubblico Registro Automobilistico
ORDINA al legale rappresentante della società debitrice il deposito entro tre giorni dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, in formato digitale nei casi in cui la documentazione è tenuta a norma dell'articolo 2215-bis c.c., dei libri sociali, delle dichiarazioni dei redditi, IRAP e IVA dei tre esercizi precedenti, nonché dell'elenco dei creditori corredato dall'indicazione del loro domicilio digitale, se già non eseguito a norma dell'art. 39 CCII
ONERA il debitore di presentare il bilancio dell'ultimo esercizio entro trenta giorni dall'apertura della liquidazione giudiziale secondo quanto previsto dall'art. 198, co. 2, CCII, avvertendo che, in mancanza, alla redazione dovrà provvedere il Curatore, il quale è altresì tenuto ad apportare le rettifiche necessarie al bilancio presentato dal debitore e ai bilanci e agli elenchi presentati a norma dell'art. 39
FISSA il giorno 18/12/2025 ore 11:30, per l'adunanza in cui si procederà all'esame dello stato passivo davanti al Giudice Delegato
ASSEGNA ai creditori ed ai terzi che vantino diritti reali o personali su cose in possesso dei falliti termine perentorio fino trentesimo giorno anteriore alla data sopra fissata per l'esame dello stato passivo per la presentazione delle domande di insinuazione e della documentazione allegata con le modalità di cui all'art. 201 CCII, mediante trasmissione delle stesse da un indirizzo di posta elettronica certificata all'indirizzo di posta elettronica certificata del Curatore
AVVISA
i creditori e i terzi che le suindicate modalità di presentazione non ammettono equipollenti, con la conseguenza che eventuali domande trasmesse mediante deposito o invio per posta presso la cancelleria e/o presso lo studio del Curatore, o mediante invio telematico presso la cancelleria, saranno considerate inammissibili e quindi come non pervenute;
nelle predette domande dovrà altresì essere indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale i ricorrenti intendono ricevere le comunicazioni dal
Curatore, con la conseguenza che, in mancanza di tale indicazione, le comunicazioni successive verranno effettuate esclusivamente mediante deposito in cancelleria ai sensi dell'art. art. 10, co. 3, CCII SEGNALA al Curatore che deve tempestivamente comunicare al Registro delle Imprese l'indirizzo di posta elettronica certificata relativo alla procedura al quale dovranno essere trasmesse le domande da parte dei creditori e dei terzi che vantano diritti reali o personali su beni in possesso della fallita
AUTORIZZA la prenotazione a debito delle spese e diritti della presente sentenza e degli adempimenti consequenziali ai sensi dell'art. 146 D.P.R. n. 115/2002
DISPONE che, entro il giorno successivo al deposito in cancelleria, la presente sentenza venga comunicata al debitore, al Curatore ed al richiedente l'apertura della liquidazione giudiziale e trasmessa per estratto all'Ufficio del Registro delle Imprese ai fini della sua iscrizione, da effettuarsi entro il giorno successivo.
Così deciso in Pisa, nella camera di consiglio del 11/9/2025.
Il Giudice estensore La Presidente
Dott. Marco Zinna Dott.ssa Eleonora Polidori
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Pisa
Sezione Procedure Concorsuali
in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati: dott.ssa Eleonora Polidori Presidente
dott.ssa Laura Pastacaldi Giudice
dott. Marco Zinna Giudice relatore nel procedimento unitario per l'apertura della liquidazione giudiziale ex artt. 40 e ss. CCI iscritto all'R.G.P.U. n. 64-1/2025, sentito il Giudice Relatore in camera di consiglio, sciogliendo la riserva formulata all'udienza dell'11/6/2025, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Su ricorso proposto da
Parte
(P.IVA: , con sede in Lonigo (Vi), Via Dell'artigianato 38, Parte_2 P.IVA_1
in persona del suo legale rappresentante rappresentata e difesa, giusta procura allegata al ricorso, dall'Avv. Marco Andrea Leoncini (C.F.: ) e dall'Avv. C.F._1
Giovanna Garrone (C.F.: presso il cui studio e domicilio digitale è C.F._2
elettivamente domiciliata in Pontedera (PI) alla P.zza Andrea da Pontedera n. 7ed alla p.e.c.: Email_1 Email_2
- Ricorrente -
per l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di:
(C.F./P. IVA: con sede in Santa Croce Controparte_1 P.IVA_2
sull'Arno (PI), alla Via Liguria n. 1 - Convenuta contumace-
1. Il contraddittorio risulta instaurato nei confronti della convenuta, la quale si è costituita in data 10/6/2025 dichiarando di aderire alla richiesta di apertura della Liquidazione
Giudiziale.
2. Deve ritenersi la competenza del Tribunale adito, atteso che la sede legale risultante dal registro delle imprese, con la quale si presume coincidere il centro degli interessi principali del debitore, è situata nel circondario di questo Ufficio.
3. Il ricorrente, ex fornitore della convenuta, ha dedotto la mancata corresponsione, da parte di quest'ultima, di somme complessivamente pari ad € 26.118,92 dovutegli a titolo di corrispettivo per le forniture a favore della debitrice.
Il credito risulta documentalmente comprovato dal decreto ingiuntivo n. 415/2024 – RG n.
50/2024, emesso il 25/3/2024 dal Tribunale di Pisa.
4. L'attività istruttoria officiosamente espletata ha inoltre permesso di accertare l'assenza di debiti erariali e la presenza di debiti previdenziali per € 1.370,51.
Cionondimeno dal bilancio per l'esercizio 2024 depositato dalla stessa debitrice risultano debiti per € 3.948.449.
È perciò di tutta evidenza che l'ammontare della debitoria complessivamente emergente a carico dell'imprenditore convenuto supera la soglia fissata dall'art. 49, co. 5, CCII.
5. L'esame della domanda per l'apertura della liquidazione giudiziale e della documentazione versata in atti porta a ritenere sussistenti sia il requisito della assoggettabilità alle disposizioni sulla liquidazione giudiziale, sia il requisito oggettivo dello stato di insolvenza dell'impresa resistente, ai sensi dell'art. 121 CCII.
5.1 La qualità di imprenditore commerciale privato assoggettabile alle disposizioni sulla liquidazione giudiziale del soggetto resistente deve ritenersi sussistente dalle dimensioni economico organizzative dell'impresa nonché dall'oggetto dell'attività. Tale qualità risulta d'altronde dalla visura camerale e non esistono elementi di sorta in base ai quali possa ritenersi che la predetta, iscritta in sezione ordinaria presso la Camera di Commercio, sia da qualificarsi come imprenditore non soggetto alle disposizioni sulla liquidazione giudiziale ex art. 121 CCII.
5.2 Dall'esame della documentazione in atti, non si apprezza la mancanza dei requisiti dimensionali che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 121 e 2, co. 1, lett. d), devono congiuntamente sussistere affinché un soggetto possa qualificarsi come “impresa minore”
e sottrarsi, in ragione di ciò, all'ambito applicativo della disciplina della liquidazione giudiziale.
L'art. 121, con previsione del tutto sovrapponibile a quella del previgente art. 1 della legge fallimentare, afferma che “Le disposizioni sulla liquidazione giudiziale si applicano agli imprenditori commerciali che non dimostrino il possesso congiunto dei requisiti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera d)”, vale a dire:
“1) un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore;
2) ricavi, in qualunque modo essi risultino, per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di apertura della liquidazione giudiziale o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore;
3) un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila”.
Analogamente a quanto fino ad oggi previsto per la dichiarazione di fallimento, è, dunque, colui che intende sottrarsi alla dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale a dover provare di possedere i requisiti tutti indicati nella lett. d) dell'art.
2. CCII.
A tale riguardo, considerata la sostanziale continuità tra la disciplina in esame ed il regime dettato dalla legge fallimentare, è possibile richiamare i principi di diritto consolidatisi in seno alla giurisprudenza di legittimità in tema di ripartizione dell'onere della prova dei presupposti per la dichiarazione di fallimento. Si veda, ex multis, Cass. I sez. civ.
n.11309/2009, che ha precisato: che l'onere della prova dell'inammissibilità del fallimento incombe sul debitore contro il quale è stata presentata l'istanza, mentre l'onere della prova della sua qualità di imprenditore commerciale incombe sul ricorrente;
che, pur non avendo il valore di prova legale, i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi sono la base documentale imprescindibile della dimostrazione che il debitore ha l'onere di fornire per sottrarsi alla dichiarazione di fallimento, con la conseguenza che la mancata produzione dei bilanci non può che risolversi in danno del debitore, a meno che la prova dell'inammissibilità del fallimento non possa desumersi da documenti altrettanto significativi.
5.3. Nel caso di specie, l'imprenditore si è costituito ed ha aderito all'istanza di apertura della liquidazione giudiziale. D'altronde dai bilanci prodotti dalla stessa debitrice risulta positivamente il superamento dei requisiti dimensionali richiesti.
6. Lo stato di insolvenza in cui versa l'imprenditore si manifesta già chiaramente nel mancato assolvimento del debito per cui è ricorso ed vieppiù suffragato dalla ricostruzione fornita dalla medesima debitrice costituitasi la quale ha testimoniato il naufragio di tutte le attività, pur intraprese mediante il ricorso a vari strumenti, per cercare di trovare una composizione con il ceto creditorio.
Tanto restituisce un quadro di totale incapacità dell'impresa di far fronte ai costi di esercizio. Non si tratta, in altri termini, di inadempimenti occasionali, bensì di indici di quella strutturale e definitiva incapacità dell'impresa di fare fronte alle proprie obbligazioni attraverso gli ordinari mezzi di pagamento e di continuare ad operare proficuamente sul mercato, per il venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie allo svolgimento dell'attività, che connota e qualifica, secondo il costante insegnamento dalla giurisprudenza di legittimità in tema di fallimento, lo stato di insolvenza. (cfr., tra le più recenti affermazioni del principio, Cass. Civ, Sez. I, Ordinanza
n. 30284 del 14/10/2022).
Sussistendo, pertanto, tutti presupposti per la dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale della società in epigrafe;
Ritenuto di dover individuare il nominativo del Curatore tra quelli presenti nell'Albo dei gestori della crisi di impresa istituito presso il Ministero della giustizia di cui all'art. 356
CCII, tenuto conto altresì dei criteri indicati dagli artt. 125, 356 e 358 CCII,
P.Q.M.
Il Tribunale, nella composizione sopra indicata, visti gli artt. 1, 2, 27, 37, 49, 121, 256 del d.lgs. n. 14/2019, nonché, per ciò che concerne la nomina del Curatore, i criteri dettati dall'art. 358 del medesimo d.lgs.
DICHIARA l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di Controparte_1
(C.F./P. IVA: con sede in Santa Croce sull'Arno (PI), alla Via Liguria n. 1 P.IVA_2
NOMINA
Giudice Delegato alla procedura il Dott. Marco Zinna
NOMINA
Curatore il Dott. , il quale appare in possesso di un'organizzazione di studio Persona_1
e di risorse che, allo stato, appare adeguata ai fini del rispetto dei termini prescritti dall'art. 213 CCII, con invito a far pervenire in cancelleria la propria accettazione entro i due giorni successivi alla comunicazione della nomina
AUTORIZZA il Curatore, con le modalità di cui agli artt. 155-quater, 155-quinquies e 155-sexies disp. att.
c.p.c.:
1) ad accedere alle banche dati dell'anagrafe tributaria e dell'archivio dei rapporti finanziari;
2) ad accedere alla banca dati degli atti assoggettati a imposta di registro e ad estrarre copia degli stessi;
3) ad acquisire l'elenco dei clienti e l'elenco dei fornitori di cui all'articolo 21 del decreto- legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni;
4) ad acquisire la documentazione contabile in possesso delle banche e degli altri intermediari finanziari relativa ai rapporti con l'impresa debitrice, anche se estinti;
5) ad acquisire le schede contabili dei fornitori e dei clienti relative ai rapporti con l'impresa debitrice;
6) alla ricerca dei beni del debitore, dei soci illimitatamente responsabili e di coloro nei confronti dei quali la procedura possa vantare ragioni di credito e per la ricostruzione dell'attivo e del passivo della procedura
7) ad acquisire le visure del Pubblico Registro Automobilistico
ORDINA al legale rappresentante della società debitrice il deposito entro tre giorni dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, in formato digitale nei casi in cui la documentazione è tenuta a norma dell'articolo 2215-bis c.c., dei libri sociali, delle dichiarazioni dei redditi, IRAP e IVA dei tre esercizi precedenti, nonché dell'elenco dei creditori corredato dall'indicazione del loro domicilio digitale, se già non eseguito a norma dell'art. 39 CCII
ONERA il debitore di presentare il bilancio dell'ultimo esercizio entro trenta giorni dall'apertura della liquidazione giudiziale secondo quanto previsto dall'art. 198, co. 2, CCII, avvertendo che, in mancanza, alla redazione dovrà provvedere il Curatore, il quale è altresì tenuto ad apportare le rettifiche necessarie al bilancio presentato dal debitore e ai bilanci e agli elenchi presentati a norma dell'art. 39
FISSA il giorno 18/12/2025 ore 11:30, per l'adunanza in cui si procederà all'esame dello stato passivo davanti al Giudice Delegato
ASSEGNA ai creditori ed ai terzi che vantino diritti reali o personali su cose in possesso dei falliti termine perentorio fino trentesimo giorno anteriore alla data sopra fissata per l'esame dello stato passivo per la presentazione delle domande di insinuazione e della documentazione allegata con le modalità di cui all'art. 201 CCII, mediante trasmissione delle stesse da un indirizzo di posta elettronica certificata all'indirizzo di posta elettronica certificata del Curatore
AVVISA
i creditori e i terzi che le suindicate modalità di presentazione non ammettono equipollenti, con la conseguenza che eventuali domande trasmesse mediante deposito o invio per posta presso la cancelleria e/o presso lo studio del Curatore, o mediante invio telematico presso la cancelleria, saranno considerate inammissibili e quindi come non pervenute;
nelle predette domande dovrà altresì essere indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale i ricorrenti intendono ricevere le comunicazioni dal
Curatore, con la conseguenza che, in mancanza di tale indicazione, le comunicazioni successive verranno effettuate esclusivamente mediante deposito in cancelleria ai sensi dell'art. art. 10, co. 3, CCII SEGNALA al Curatore che deve tempestivamente comunicare al Registro delle Imprese l'indirizzo di posta elettronica certificata relativo alla procedura al quale dovranno essere trasmesse le domande da parte dei creditori e dei terzi che vantano diritti reali o personali su beni in possesso della fallita
AUTORIZZA la prenotazione a debito delle spese e diritti della presente sentenza e degli adempimenti consequenziali ai sensi dell'art. 146 D.P.R. n. 115/2002
DISPONE che, entro il giorno successivo al deposito in cancelleria, la presente sentenza venga comunicata al debitore, al Curatore ed al richiedente l'apertura della liquidazione giudiziale e trasmessa per estratto all'Ufficio del Registro delle Imprese ai fini della sua iscrizione, da effettuarsi entro il giorno successivo.
Così deciso in Pisa, nella camera di consiglio del 11/9/2025.
Il Giudice estensore La Presidente
Dott. Marco Zinna Dott.ssa Eleonora Polidori