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Decreto 2 giugno 2025
Decreto 2 giugno 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Catania, decreto 02/06/2025 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Catania |
| Numero : | |
| Data del deposito : | 2 giugno 2025 |
Testo completo
n. 7041/2019 R.G.A.C.
TRIBUNALE DI CATANIA
Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea
Il Tribunale di Catania in composizione collegiale riunito in camera di consiglio nelle persone dei magistrati: dott. Luca Perilli Presidente relatore dott. Rosario Maria Annibale Cupri Giudice dott.ssa Stefania Muratore Giudice ha pronunciato il seguente
DECRETO
nel procedimento camerale ex artt. 35 bis D. Lgs. 25/08 e 737 e ss. c.p.c.,
promosso da
(alias (alias , c.f.: nato in Pt_1 Parte_2 Pt_2 Pt_3 C.F._1
Bangladesh a Shunamgonj il 01.09.1991, CODICE CUI 05SAYAM, rappresentato e difeso, giusta procura speciale alle liti allegata al ricorso, dall'avv. Vanessa Alecci del Foro di Ragusa, con domicilio eletto presso il suo studio in Ragusa, via Degli Abeti n. 51;
ricorrente
contro
, in persona del TR pro tempore - Commissione Controparte_1 [...]
di;
Controparte_2 CP_3
- resistente -
con l'intervento obbligatorio del
PUBBLICO MINISTERO
Oggetto: ricorso ex artt. 35 e segg. D. Lgs. 25/2008 per il riconoscimento della protezione internazionale.
FATTO
§ Svolgimento del procedimento
Con ricorso ex art. 35 D.Lgs. 25/2008 depositato il 2.05.2019 il ricorrente ha proposto opposizione al provvedimento di diniego di protezione internazionale emesso dalla Commissione territoriale di il 29.03.2019 e notificato al ricorrente il 4.04.2019. CP_3
Risulta dunque rispettato il termine di legge di trenta giorni per la proposizione del ricorso previsto,
a pena di inammissibilità dell'opposizione, dal comma 2 dell'art. 35 bis D.Lgs. 25/2008.
1 Il non si è costituito in giudizio, nonostante la regolarità delle notifiche a cura Controparte_1 della cancelleria.
Il Pubblico Ministero non ha presentato né osservazioni né conclusioni.
Il giudice ha fissato udienza per la comparizione del ricorrente al 7.05.2025, sostituita dal deposito di note scritte ex art. 127 ter c.p.c., alla quale la difesa ha risposto in data 30.04.2025.
La causa è stata discussa alla Camera di Consiglio del 05.05.2025.
Il ricorrente è stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato dal Consiglio dell'Ordine degli
Avvocati di Catania con delibera assunta il 16.04.2019. Il difensore ha chiesto la liquidazione dei compensi con istanza depositata il 30.04.2025.
§ I fatti di causa
Il ricorrente, sprovvisto di documenti di identificazione, ha affermato di essere cittadino del
Bangladesh e ha svolto l'audizione davanti alla Commissione territoriale in data 29.03.2019, parlando in lingua bengalese assistito da un interprete, ha dichiarato quanto segue:
- di essere cittadino bengalese;
- di essere nato in [...] villaggio vicino a Sumamganj, chiamato Jalalichor;
- di essere di etnia bengalese;
- di professare la religione musulmana;
- di parlare un po' di italiano;
- di aver studiato per quattro anni nel suo paese di origine e di avere lavorato saltuariamente come contadino;
- quanto alla composizione della famiglia di origine, che essa è costituita dai genitori, sette fratelli e una sorella;
- di non essere sposato e di non avere figli;
- di non ricordare quando ha lasciato il proprio paese;
- di essere arrivato in Italia a novembre del 2018;
Quanto ai motivi che lo hanno indotto a espatriare, il ricorrente ha, nel racconto libero, dichiarato quanto segue: “Perché mi picchiano tutti. In Bangladesh ero seduto accanto casa mia e c'era un albero di cocco. Io ho visto una persona del villaggio accanto, che saliva sull'albero. E Per_1 ho visto che l'albero si muoveva e ho detto: ma chi è? Lui è caduto dall'albero. Ho visto che era caduto e l'ho detto a mia mamma a casa. Mamma è andata a vedere, ha chiamato loro e sono venuti. Hanno visto che era morto. Mi hanno picchiato molto. Poi io ho detto che avevo chiamato solo e ho cercato aiuto, così sono andato a casa di mio zio materno. lo avevo detto che non avevo fatto nulla, che non c'entravo nulla e che era caduto, ma loro sono venuti con il coltello.
Il richiedente piange. Poi dato che loro sono venuti a picchiarmi io mi sono nascosto nel magazzino dove si tiene il riso e poi la sera di nascosto sono andato a casa dello zio materno. L'ho detto a lui e così lui mi ha detto che mi avrebbero ammazzato. Così mi ha messo in macchina e mi ha portato da una parte, molto lontano. Poi da lì sono andato in Libia, lui mi ha mandato li. Mi ha detto che da chi sarei andato era pure mio zio materno, li se lavoro mi picchiano, se non lavoro mi picchiano.
Poi sono arrivato qui” (pag. 5 verbale di audizione).
Con riferimento al percorso migratorio ha riferito di essere partito dal Bangladesh e di essere arrivato prima in un aeroporto e poi in un secondo e, infine, in Libia;
di non ricordare quanto tempo
2 sia rimasto in Libia ma di esservi rimasto per tanto tempo;
di aver lavorato come contadino presso lo zio materno in Libia che però lo picchiava.
A domande della Commissione ha risposto che: sebbene egli abbia spiegato che non c'entrava nulla con la morte di tale il quale sarebbe caduto dall'albero accidentalmente, nessuno Per_1 gli avrebbe creduto;
tutti volevano picchiarlo, anche suo padre. La madre, invece, di nascosto lo fece scappare.
Alla seguente domanda della Commissione: “Una persona cade dall'albero, lei chiama i soccorsi e tutti quanti l'accusano, anche i suoi genitori. Perché?”, il ricorrente ha risposto: “Perché mi dicono che sono malato, mi dimentico le cose, anche quando parlo ridono tutti, infatti non parlo neanche, sto in silenzio, perché se parlo ridono” (pag. 6 verbale di audizione).
Il richiedente ha poi sostenuto che, quando il ragazzo cadde dall'albero, sopraggiunsero subito i fratelli di quest'ultimi e lo minacciarono.
A domanda della Commissione sulla data dell'episodio, il ricorrente non ha saputo rispondere;
alla domanda su chi lo prendesse in giro nel suo Paese, ha risposto “tutti”; ha poi aggiunto: “dicono che sono pazzo, che non capisco”.
A ulteriori domande, ha risposto che fu mandato da uno zio materno in Libia, per raggiungere un altro zio materno che lo avrebbe fatto lavorare;
di non sapere se lo zio avesse pagato qualcosa per farlo arrivare in Libia;
di non aver mandato soldi in Bangladesh da quando è all'estero.
Con riguardo al suo timore in caso di rimpatrio, ha dichiarato di non voler tornare in Bangladesh perché veniva sempre picchiato “Mio AP ha detto che mi fa a pezzetti. No, non voglio andare. Mi ammazzano” (pag. 10 verbale di audizione).
§ Il diniego della Commissione territoriale
La Commissione ha ritenuto il racconto del ricorrente non credibile, perchè non chiaro e poco circostanziato: egli, pur essendo stato più volte invitato a farlo, non ha chiarito i dettagli della vicenda, non ha spiegato perché sia stato accusato della morte accidentale del ragazzo caduto dall'albero di cocco;
ha riferito la dinamica dell'incidente in modo estremamente generico. Quanto al rischio in caso di rimpatrio, non ha spiegato perché il padre avrebbe intenzione di ucciderlo e perché non abbia creduto alla sua versione.
Inoltre, il richiedente non ha individuato in modo l'agente persecutore e il timore manifestato, ossia il timore della violenza del padre, è incoerente rispetto al motivo dell'espatrio, ossia la morte del ragazzo.
La Commissione ha quindi escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione di Ginevra per mancanza di credibilità; ha, poi, escluso la presenza di un “rischio effettivo di grave danno” ai sensi delle lettere a) e b) dell'art. 14 del D. Lgs. 251/2007. Inoltre, ha dichiarato non sussistere nella zona di provenienza del ricorrente, una situazione qualificabile come contesto di violenza indiscriminata all'interno di conflitto armato, escludendo anche l'ipotesi di protezione sussidiaria di cui alla lettera c).
Infine, ha escluso i presupposti per il riconoscimento della protezione nazionale.
§ I motivi del ricorso
Nel ricorso, la difesa ha ricostruito la vicenda nei termini narrati dal ricorrente alla Commissione territoriale, senza aggiunta di fatti o elementi nuovi. Ha tuttavia sommariamente contestato
3 all'autorità amministrativa di non aver indagato la condizione psicologica del ricorrente e ha sostenuto che sia necessario un approfondimento dello stato mentale del ragazzo.
La difesa ha quindi chiesto il riconoscimento della protezione internazionale e in subordine della protezione nazionale.
§ Le memorie successive del ricorrente.
Con note del 19.12.2019, la difesa attorea ha depositato telematicamente due contratti a tempo determinato e part-time: il primo dal 22.06.2019 al 12.07.2019 e il secondo dall'11.11.2019 al
31.01.2020, entrambi presso la Federico Rizzo SRLS, con la qualifica di lavapiatti.
Con decreto del 15 gennaio 2024 il giudice ha fissato termine ex art. 127 ter cpc per istanze e conclusioni fino al 26.02.2024.
In data 26.02.2024 la difesa, con note in sostituzione di udienza, ha chiesto al Tribunale di decidere la causa, senza nulla dedurre sulla vita in Italia del ricorrente dal gennaio 2020.
Con decreto del 23 marzo 2024, il giudice ha rimesso la causa in istruttoria per ragioni di riorganizzazione del ruolo.
Con decreto del 19.11.2024 il Giudice ha fissato nuovo termine ex art. 127 ter cpc al 7.05.2025, invitando la difesa a depositare nel termine del 13 aprile 2025 mediante predisposizione di nota con relativo indice, documentazione aggiornata relativa alla situazione familiare, lavorativa, alloggiativa, scolastica, alla conoscenza linguistica, allo svolgimento di attività sportive, artistiche o di rilevanza sociale, o alla situazione di salute del ricorrente ed ogni altro elemento utile a valutare il radicamento del ricorrente in Italia, sotto il profilo della vita privata e familiare ovvero situazioni di vulnerabilità oggettiva o soggettiva. Ha precisato che la nota avrebbe dovuto essere redatta con sintetica illustrazione del contenuto dei documenti prodotti e della loro rilevanza ai fini della decisione.
La difesa nulla ha dedotto nel termine del 13 aprile e , in data 30.04.2025, ha chiesto ha la decisione del ricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Va premesso che l'opposizione al provvedimento di diniego della Commissione territoriale non è, tecnicamente, un'impugnazione, perché l'autorità giudiziaria non è vincolata ai motivi di opposizione ma è chiamata a un completo riesame nel merito della domanda di protezione internazionale avanzata ed esaminata in sede amministrativa.
L'opposizione verte sul diritto del ricorrente di vedersi riconoscere lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria a norma del D.Lgs. n. 251 del 19/11/2007, ovvero ancora il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie o per protezione speciale ex art. 5 co. 6 e 19.1.1.
T.U.I.
§ Sull'attività istruttoria
Il collegio, alla luce delle dichiarazioni rese dal ricorrente innanzi alla Commissione territoriale, come precisate nel ricorso, non reputa necessario procedere a rinnovare il colloquio personale, essendo stati raccolti tutti gli elementi necessari ai fini della decisione.
§ Sul diritto a ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato
Per il riconoscimento dello status di rifugiato è necessario, secondo il D.lgs. n. 251/2007 che sia adeguatamente dimostrato “un fondato timore” del ricorrente di subire:
4 - atti persecutori come definiti dall'art.71;
- da parte dei soggetti indicati dall'art. 52;
- per motivi riconducibili alle ampie definizioni di cui all'art. 83.
Il ricorrente pone a fondamento della domanda di protezione il timore, in caso di rimpatrio, di essere picchiato dal padre o di essere comunque ammazzato. Ha individuato la causa del suo espatrio nella morte per la caduta da un albero di un ragazzo di nome morte che i fratelli Per_1 di quest'ultimo attribuirono al ricorrente.
A prescindere dalla credibilità, i fatti narrati non chiamano in causa i motivi di persecuzione previsti dall'art. 8 del D. Lgs. 251/2007. In assenza dei necessari fattori di inclusione, non ricorrono pertanto i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato.
§ Quanto alla protezione sussidiaria, secondo l'art. 14 del D.lgs n. 251/2007, è necessario che il richiedente rischi, in caso di rimpatrio, di subire una condanna a morte o l'esecuzione della pena di morte (lettera a); la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante (lettera b); ovvero subisca la minaccia grave alla vita o incolumità fisica a causa della violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale (lettera c).
- Con riferimento alle ipotesi di rischio di condanna a morte o trattamento inumano o degradante, la sentenza della Grande sezione della Corte di giustizia dell'Unione europea, del 17 febbraio 2009 in causa C - 465/07, al punto 31, nel definire l'ambito di protezione offerta Per_2 dall'art. 15 Direttiva 2004/83/CE (trasposta dal legislatore italiano con l'adozione dell'art. 14 D.lgs. n.251/2007), ha chiarito che, qualora sussistano, conformemente all'art. 2 lettera e) di tale direttiva, fondati motivi di ritenere che il richiedente incorra in un “rischio effettivo di subire un … danno nel caso di rientro nel paese interessato”, i termini “condanna a morte” o “l'esecuzione della pena di morte”, nonché “la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente” devono essere riferiti a un rischio di danno riguardante la particolare (individuale) posizione del richiedente essendovi una evidente differenziazione tra questo rischio di danno e quello derivante da situazioni di violenza generalizzata (si vedano in particolare i punti da 32 a 35 della sentenza citata).
Il ricorrente, come detto, pone a fondamento della domanda di protezione il timore, in caso di rimpatrio, di essere picchiato dal padre o di essere comunque ammazzato. Ha individuato la causa del suo espatrio nella morte per la caduta da un albero di un ragazzo di nome morte che i Per_1 fratelli di quest'ultimo attribuirono al ricorrente.
Come evidenziato dalla Commissione territoriale con diversi argomenti, che non sono stati sottoposti a specifica critica da parte della difesa, il ricorrente non ha saputo chiarire il motivo di fondo del suo espatrio, ossia le ragioni per le quali i parenti di caduto da un albero, Per_3 abbiano attribuito a lui la morte del ragazzo. Tali ragioni non possono neppure indirettamente evincersi dal racconto, perché egli non ha descritto la dinamica dell'incidente, non ha saputo collocarlo nello spazio e nel tempo (così come non ha saputo collocare nel tempo la data della sua partenza dal Bangladesh) e si è anche contraddetto, avendo in un primo tempo affermato che, dopo la caduta si recò nella casa familiare per avvisare la madre dell'accaduto e, nella risposta alle domande della Commissione, che sopraggiunsero immediatamente sul posto i fratelli di Per_1
Infine, il timore del padre, oltre a non essere giustificato, non è coerente con la ragione dell'espatrio.
Dalla lettura del verbale, emerge invero un'incoerenza di fondo. Nel ricorso la difesa ha alluso a una difficile situazione psicologica del ricorrente ma non ha descritto la condizione psicologica del ricorrente, le cause della stessa e non ha neppure prodotto certificazione medica o psicologica a sostegno di tale allegazione. Non si è poi opposta alla fissazione del termine in sostituzione dell'udienza e ha, per due volte, nel 2024 e nel 2025, chiesto al Tribunale di trattenere la causa in decisione, senza nulla più dedurre sulla vita in Italia del ricorrente e sulla sua condizione personale.
Mancano dunque i fatti costitutivi anche la protezione sussidiaria delle lettere a) e b) del D. Lgs.
251/2007, per non credibilità delle dichiarazioni, per la omessa individuazione dell'agente di danno e per l'incoerenza tra i fatti e il rischio rappresentato.
§ La protezione sussidiaria della lettera C dell'art. 14 del D. Lgs. 251/2007.
Nemmeno la situazione generale della sicurezza del Paese di origine giustifica il riconoscimento della protezione sussidiaria (lettera c dell'art. 14 del D. Lgs. 251/2007).
L'art. 14 del D. Lgs. 251/2017, alla lettera c), stabilisce che, ai fini della protezione sussidiaria, è considerata danno grave “la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”.
Al fine di integrare la fattispecie in esame, è necessaria la concomitante presenza di diversi elementi, quali: 1) l'esistenza, nel luogo di eventuale rimpatrio, di un conflitto armato, sia esso di natura interna o internazionale, da cui deriva 2) una situazione di violenza indiscriminata, tale per cui 3) un civile risulti esposto a un rischio effettivo di danno grave e individuale alla vita e alla persona, in ragione della sua presenza nel territorio in questione.
Con riferimento al primo elemento, la Corte di giustizia dell'Unione europea, chiamata a esprimersi sull'interpretazione di “conflitto armato” e sull'applicabilità o meno della definizione comunemente utilizzata nell'ambito del diritto internazionale umanitario, con la sentenza Diakité del 30 gennaio 2014 in causa C-285/12 al paragrafo 28, ha chiarito che: “si deve ammettere l'esistenza di un conflitto armato interno, ai fini dell'applicazione di tale disposizione, quando le forze governative di uno Stato si scontrano con uno o più gruppi armati o quando due o più gruppi armati si scontrano tra loro. Senza che sia necessario che tale conflitto possa essere qualificato come conflitto armato che non presenta un carattere internazionale ai sensi del diritto internazionale umanitario e senza che l'intensità degli scontri armati, il livello di organizzazione delle forze armate presenti o la durata del conflitto siano oggetto di una valutazione distinta da quella relativa al livello di violenza che imperversa nel territorio in questione.” Rigettando perciò l'approccio seguito dal diritto internazionale umanitario, la sentenza in esame ha fornito indicazioni sugli elementi necessari a qualificare una situazione di scontro come conflitto armato: è infatti necessario l'accertamento dell'esistenza di una contrapposizione armata, tra due o più parti, rappresentate dalle forze dello Stato e gruppi armati o due o più gruppi armati operanti nel territorio e tra loro contrapposti.
6 L'elemento di “individualità” del rischio riguarda invece la situazione per cui, in ragione della gravità degli scontri e del livello di violenza raggiunto, la sola presenza della persona sul territorio,
a prescindere dalla propria identità, lo esporrebbe a una grave minaccia ( paragrafo 35). Per_2
Resta salva la possibilità che la protezione sia accordata anche in presenza di minore gravità della violenza, quando ricorrano i presupposti per l'applicazione della principio della cosiddetta “scala progressiva”, in base al quale «tanto più il richiedente è eventualmente in grado di dimostrare di essere colpito in modo specifico a motivo di elementi peculiari della sua situazione personale, tanto meno elevato sarà il grado di violenza indiscriminata richiesto affinché egli possa beneficiare della protezione sussidiaria» (sentenza Elgafaji, punto 39; sentenza Diakité, punto 31).
Il Collegio esclude che in Bangladesh e in particolare nella zona di provenienza del ricorrente vi sia allo stato attuale il rischio di un danno grave e individuale alla vita o alla persona del ricorrente, come qualificato dall'art. 14 lett. C del D.lgs. 251/07, non emergendo dalle fonti internazionali consultate nell'esercizio dei poteri di ufficio che la zona versi in una situazione di violenza indiscriminata derivante da situazioni di conflitto armato interno o internazionale (cfr. Corte di
Giustizia dell'Unione Europea, sentenza Elgafaji v. Staatssecretaris van Justitie del 17 febbraio
2009).
Le fonti consultate, seppure evidenzino in Bangladesh l'esistenza di considerevoli violazioni dei diritti umani (tra cui sparizioni forzate4 , detenzioni arbitrarie, tortura ed esecuzioni extra-giudiziali compiute dalle forze di sicurezza, restrizioni alla libertà di espressione) 5, non depongono tuttavia nel senso dell'esistenza di una situazione di violenza generalizzata derivante da conflitto armato.
Il Bangladesh è uno dei Paesi più densamente popolati al mondo. In una superficie di 148.000 chilometri quadrati (circa la metà dell'Italia), vivono 165 milioni di persone. La povertà è diffusa, in numerosi casi in forma estrema anche se, negli ultimi anni, il Paese ha ridotto la crescita della popolazione e migliorato la sanità e l'istruzione pubblica. Conosciuto precedentemente come
Pakistan orientale, lo Stato del Bangladesh è nato solo nel 1971, quando il Pakistan si è diviso in due parti dopo un'aspra guerra che ha coinvolto anche l'India.
La maggior parte del Paese si trova poco sopra il livello del mare ed è vulnerabile alle inondazioni ed ai cicloni, essendo destinato a essere gravemente colpito da qualsiasi innalzamento del livello del mare6. Il Paese è infatti teatro frequente di disastri ambientali che aggravano tragicamente la condizione di povertà della popolazione e ne mettono a rischio la sopravvivenza.
Un report INFORM7 del settembre 2023, che analizza il livello di rischio generalizzato di crisi sistemiche, alla luce delle condizioni strutturali del paese di riferimento, qualifica come alto (5,5 su una scala da zero a dieci) tale rischio in Bangladesh8. Il dato, riferito al 2022, risulta aumentato rispetto al 2021, quando si attestava ad un livello di 5,0 sulla stessa scala9.
La gran parte del dato sopra riportato è determinata da un livello pari a 8,7 per rischi relativi alle catastrofi naturali10. Il Bangladesh, infatti, è stato classificato al settimo posto11 tra le nazioni più colpite da condizioni metereologiche estreme negli ultimi 20 anni con milioni di persone che sono state esposte all'impatto devastante di cicloni, inondazioni, erosione e innalzamento del livello del mare, con i conseguenti sfollamenti12. Il Rapporto Globale 2022 sullo Sfollamento Interno dell'IMDC13, evidenzia la presenza in Bangladesh nel 2021 di almeno 99.000 nuove persone sfollate a causa di disastri naturali, con un trend analogo rispetto ai dati del 202014; identica situazione è stata registrata nel 2022, con sfollamenti per disastri naturali più numerosi di quelli generati da violenza15.
Con riguardo alla situazione della sicurezza, Riferisce che le forze mantengono un CP_6 controllo effettivo sulle forze di sicurezza16. Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, le forze di sicurezza del Bangladesh – che comprendono la polizia nazionale, le guardie di frontiera e le unità antiterrorismo – mantengono la sicurezza interna e delle frontiere. Anche i militari hanno responsabilità per il mantenimento della sicurezza interna. Le forze di sicurezza riferiscono al e i militari al Ministero della Difesa. Controparte_1
I principali rischi per la sicurezza e stabilità del Paese sono connessi a violenza di matrice politica, in particolare quella che si verifica in prossimità delle elezioni. Inoltre, di rilevanza crescente è il pericolo per la sicurezza rappresentato dall'islamismo militante17 e si riscontrano attacchi ai danni delle minoranze, soprattutto religiose18. Altre minacce alla sicurezza del Paese sono rappresentate dalla violenza legata alla criminalità ordinaria ed inoltre dagli scontri sporadici nel Chittagong Hill
Tracts (CHT) tra gruppi indigeni e coloni bengalesi per la proprietà e l'uso della terra. Infine, è doveroso notare come il Bangladesh ospiti circa un milione di rifugiati la maggior parte Per_4 8 EC DRMKC, Bangladesh INFORM Risk Index, 5 settembre 2023, https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform- index/INFORM-Risk/Country-Risk-Profile 9 EC DRMKC, Bangladesh INFORM Risk Index 2021, 27 September 2021, https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform- index;
EC DRMKC, https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform-index/INFORM- Controparte_7 Risk/Country-Risk-Profile (consultato il 03.08.2022); 10 ; CP_8 11 (CRI) 2021, 25 , https://www.germanwatch.org/en/19777; CP_9 Controparte_10 CP_11 12 AI, 2022 Report on the Human Rights Situation covering 2021, 29 March 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2070290.html; 13 IDMC, 2022 Global Report on Internal Displacement, Grid-2022, https://www.internaldisplacement.org/sites/default/files/publications/documents/IDMC_GRID_2022_LR.pdf; 14 230 persone sfollate a causa di conflitto e violenza nel 2020 contro i 4.443.000 sfollati a causa di disastri naturali
(vedasi: IDMC, 2021 Global Report on Internal Displacement, Grid-2021, https://www.internal-displacement.org/sites/default/files/publications/documents/grid2021_idmc.pdf; 15 IDMC, 2023 Global Report on Internal Displacement, Grid-2023, https://www.internal- displacement.org/globalreport/grid2023/ 16 USDOS – US Department of State, 2022 Country Report on Human Rights Practices: Bangladesh, 20 March 2023, https://www.ecoi.net/en/document/2089426.html 17 Vedasi: IO Crisis Group-ICG, Mapping Bangladesh Political crisis, Asia Report no.264, 9 February 2015, https://www.ecoi.net/en/file/local/1310017/1226_1424080771_264-mapping-bangladesh-s-political-crisis.pdf;
ICG, Bangladesh Today, 23 October 2006, https://www.crisisgroup.org/asia/south-asia/bangladesh/bangladesh-today; 18 Amnesty IO nel suo rapporto 2022 evidenzia che rifugiati e minoranze religiose sono stati oggetto di violenti attacchi (AI, The State of the World's Human Rights, Bangladesh 2021, 29 March 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2070290.html; 19 UNHCR, Chief urges support for Bangladesh to save lives, “build hope”, 25 may 2022, Per_5 https://news.un.org/en/story/2022/05/1119012#:~:text=Bangladesh%20hosts%20some%20one%20million,fled%20fro m%20Myanmar%20in%20201 7; 8 dei quali è fuggita al genocidio dal nel 2017: essi sono presenti in numerosi campi nel Per_6 distretto di Cox's Bazar. Rispetto alla violenza politica, secondo un rapporto prodotto dal progetto K4D dell'Università di Birmingham20, il Paese presenta una cultura politica violenta e che affonda le proprie radici nel periodo dell'indipendenza del 1971. Secondo quanto riportato da K4D, scioperi e blocchi di matrice politica sono molto comuni in Bangladesh specialmente in occasione delle elezioni21. Sin dal ritorno del Bangladesh ad una democrazia elettorale nel 1991, i due maggiori partiti politici – l' CP_12
(AL) e il Bangladesh National Party (BNP) – si sono via via alternati al governo del
[...]
Paese22. La politica bengalese è stata a lungo dominata dalla rivalità tra e Persona_7 Per_8
segretarie rispettivamente dell'AL e del BNP. Entrambe sono state prime ministre più volte dal
[...]
1991. L partito al governo dal 2009, ha vinto le elezioni generali del 7 gennaio CP_12
2024 per la quarta volta consecutiva, assicurandosi un quarto mandato quinquennale con il PM
(primo ministro) e 225 seggi su 300. Le elezioni sono state boicottate Persona_7 dall'opposizione del BNP così come successe nel 2018, per varie irregolarità, tra cui urne elettorali riempite di schede fasulle e l'intimidazione degli agenti elettorali e degli elettori dell'opposizione23 24 e sono state precedute da arresti di massa di leaders e sostenitori del . Entrambi i partiti CP_13 hanno contribuito a sviluppare un clima politico instabile, ricorrendo agli strumenti degli scioperi generali e del bocco dei trasporti per ottenere consensi elettorali assieme alla mobilitazione dei propri sostenitori in proteste di strada nei periodi pre- e post-elettorali, spesso sfociata in episodi di violenza. Un grafico di ACLED evidenzia incrementi della violenza politica in prossimità nei periodi elettorali, con picchi a gennaio 201426 e a dicembre 2018, in occasione delle elezioni parlamentari, durante le quali si sono verificate rivolte, proteste e violenze contro i civili.
La violenza politica in Bangladesh comporta scontri tra le fazioni politiche con ricorso alle armi27.
Secondo l'ONG bengalese OD, nel 2022, almeno 121 persone sono rimaste uccise e 7.467 ferite a causa di episodi di violenza politica in Bangladesh. Inoltre, sono stati registrati 276 episodi 20 Il programma Conoscenza, evidenza e apprendimento per lo sviluppo (K4D), terminato nel 2022, aveve l'obiettivo di migliorare l'impatto delle politiche e dei programmi di sviluppo. Era finanziato dal Regno Unito ed è progettato per aiutare il , Commonwealth CDO) e altri dipartimenti e partner governativi del Regno CP_14 Controparte_15 Unito a essere innovativi e reattivi alle sfide di sviluppo complesse e in rapido cambiamento. Cfr: IDS, Knowledge,
Evidence and Learning for Development (K4D), s.d., https://www.ids.ac.uk/programme-and-centre/knowledge- evidence-andlearning-for-development-k4d/ 21 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 maggio 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf; 22 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 maggio 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf; 23 USDOS – US Department of State, 2022 Country Report on Human Rights Practices: Bangladesh, 20 March 2023, https://www.ecoi.net/en/document/2089426.html 24 Bangladesh election: PM IK HA wins fourth term in controversial vote (bbc.com) 25 Bangladesh election: PM IK HA wins fourth term in controversial vote (bbc.com), cit. 26 Definite nel Rapporto di ICG come le “più violente” nella storia del Paese con centinaia di morti (vedasi:
IO Crisis Group-ICG, Mapping Bangladesh Political crisis, Asia Report no.264, 9 february 2015, p.3, https://www.ecoi.net/en/file/local/1310017/1226_1424080771_264-mappingbangladesh-s-political-crisis.pdf;)
Come anche riportato dalla World Bank, più di 500 persone sono morte durante gli scontri avvenuti durante le elezioni del 2014, e 100 durante la commemorazione delle vittime del 2014, avvenuta l'anno seguente (vedasi World Bank, World Bank Report No. 103723- BD – Country Partnership Framework for Bangladesh for the period FY16-FY20,
2016 http://documents.worldbank.org/curated/en/362231468185032193/pdf/103723-REVISED-PUBLIC-IDA-R2016- 0041.pdf,).
Si veda anche: AI, Public Statement, 20 January 2015, https://www.amnesty.org/en/documents/asa13/0001/2015/en/; 27 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 May 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf; 9 di violenza interna all' e 30 episodi di violenza interna al BNP. 45 persone sono CP_12 state uccise e 2.618 ferite in conflitti interni all' mentre una persona è stata uccisa e CP_12
228 persone sono rimaste ferite in conflitti all'interno del Secondo lo ITd States Institute CP_16 of Peace (USIP) 29 , anche nel 2023 la violenza politica ha continuato ad essere un tratto saliente della politica bengalese30.
Nel luglio 2024, per quattro settimane la capitale Dacca è stata scossa da proteste degli studenti universitari che protestavano contro le quote di posti di lavoro riservate ai discendenti dei combattenti nella guerra di liberazione del 1971. Le proteste sono state represse da brutale violenza della polizia. Il Governo ha imposto un completo black out nelle comunicazioni, spegnendo internet e imponendo restrizioni ai servizi telefonici. Le fonti riportano che l'ala studentesca dell' CP_12
che supporta il governo, nota come Bangladesh Chattra League, ha utilizzato una forza
[...] brutale contro i manifestanti. I rapporti dei media indicano che almeno 150 persone sono rimaste uccise negli scontri e migliaia sono rimaste ferite31.
Il dilagare delle proteste ha indotto il IM TR a lasciare il proprio incarico il 7 agosto Per_7
2024 e a fuggire dal Paese. Poche ore dopo la fuga di il Presidente Mohammed Per_7
BU ha ordinato il rilascio dalla detenzione di dell'ex primo ministro e di tutti Persona_8 gli studenti che erano stato arrestati durante le proteste32.
Il giorno successivo, l'8 agosto 2024, Il Presidente ha affidato l'incarico di IM TR ad interim al premio nobel per l'economia sostenuto dagli studenti in protesta e da Persona_9 lungo tempo oppositore del IM TR HA33.
In un'intervista del 8 ottobre 2024, il IM TR ad interim noto per le sue Persona_9 teorie sulla possibilità di alleviare la povertà con il ricorso al microcredito, ha annunciato che nuove elezioni seguiranno solo dopo l'adozione delle necessarie riforme34.
Per quanto riguarda la questione del confine indiano-bengalese, il Bangladesh e l'India hanno vissuto controversie sui confini negli ultimi decenni, con alcune schermaglie transfrontaliere e uccisioni tra o da parte di agenzie di sicurezza di frontiera35. Lungo il confine indo-bengalese – una striscia di terra lunga 4000 km la minaccia di gruppi terroristici è diventata più preoccupante e la libertà di movimento dei civili è stata via via più limitata in seguito agli attacchi terroristici legati all'11 settembre 2001. Le attività della polizia di frontiera sono diventate sempre più restrittive e violente, soprattutto quelle delle Forze di Sicurezza di Frontiera indiane (BSF) 36. Nonostante nel Part 2015 sia stato firmato un accordo37 tra il Governo bengalese e quello indiano, le sono accusate di continue violazioni dei diritti umani (uccisioni, torture e rapimenti) nei confronti delle persone che vivono o si spostano lungo il confine38. Nel 2022, 18 cittadini bengalesi sono stati uccisi e 21 sono stati feriti dall' Indian Border Security Force: 14 sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e quattro in seguito a torture.39. Secondo OD: “il governo del Bangladesh non ha assunto alcun ruolo efficace nel fermare tali violenze. Non è stato perseguito un solo caso di omicidio di un cittadino del Bangladesh lungo il confine” 40 .
Per quanto concerne infine le dinamiche conflittuali nella regione collinare di Chittagong
(Chittagong Hill Tracts, o CHT) 41, in una situazione in cui le comunità indigene di CHT sono vittime di discriminazioni e abusi da parte di comunità religiose musulmane nell'inerzia dello Stato42, i gruppi indigeni (tra cui i combattono per vedere riconosciuti i propri diritti alla Per_10 terra. Gli accordi di pace firmati nel 1997, che prevedono quote di partecipazione politica a livello sia locale che nazionale, non sono mai stati pienamente rispettati43. Il governo bengalese ha utilizzato lo strumento della repressione militare, ogni qual volta siano sorti conflitti aperti nella zona44. Secondo per tutto il 2022, le tensioni sociali e l'emarginazione degli indigeni sono CP_6 continuate nei CHT45. The Diplomat, edizione del 22 novembre 2022, ha riportato che circa 270 rifugiati, tra cui donne e bambini, sono fuggiti dal CHT nello stato indiano nordorientale di
, a seguito di un'intensa operazione delle forze di sicurezza del Bangladesh contro i Pt_6 militanti locali46.47
In conclusione, alla luce delle informazioni sopra riportate, il Bangladesh soffre di gravissimi problemi, alcuni dei quali ormai endemici, connessi alla povertà estrema di una parte significativa 37 Accordo che ha sancito il trasferimento di 162 enclavi di terra tra i due paesi, a seconda dell'ubicazione dei terreni, impattando direttamente sulla vita di 53,000 persone (vedasi: il Comunicato-stampa del Governo indiano del 20 novembre 2015, https://www.mea.gov.in/pressreleases.htm?dtl/26048/Exchange+of+enclaves+between+India+and+Bangladesh; 38 Nel suo rapporto annuale 2020, l'organizzazione per i diritti umani bengalese OD ha evidenziato che “le uccisioni, la tortura e il rapimento di cittadini del Bangladesh da parte delle forze di polizia di frontiera indiane (BSF) e' proseguita nel 2020” (OD, Annual Human Rights Report 2020, Bangladesh, 25 January 2021, https://www.fidh.org/IMG/pdf/annual-hr-report-2020_eng.pdf; Si veda anche: OD, Three-month Human Rights
Monitoring Report on Bangladesh (January-March 2019), http://odhikar.org/wp- content/uploads/2019/10/HRR_Jannuary-March_2019
_Eng.pdf; 30 OD, ANNUAL HUMAN RIGHTS REPORT 2022 BANGLADESH, 30 gennaio 2023, p. 49, https://www.icnl.org/wp-content/uploads/AHRR2022_English_30.01.2023.pdf 39 OD, ANNUAL HUMAN RIGHTS REPORT 2022 BANGLADESH, 30 gennaio 2023, p. 49, https://www.icnl.org/wp-content/uploads/AHRR2022_English_30.01.2023.pdf 40 Ibidem;
41 Per approfondimento si veda: Amnesty IO UK, Hidden Bangladesh: Violence and Brutality in the
Chittagong Hill Tracts., 21 agosto 2015, https://www.amnesty.org.uk/groups/wirksworth-and-district/hidden- bangladesh-violence-and-brutality-chittagong-hill-tracts 42 USDOS Report, 2021 Country-Report on Human Rights Practices - Bangladesh, 12 April 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2071164.html; 43 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 May 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf,
p.19. 44 Ibidem; 45 USDOS, 2022 Country Report on Human Rights Practices: Bangladesh, 20 marzo 2023, https://www.ecoi.net/en/document/2089131.html 46 The Diplomat, KI-Chin Refugees From Bangladesh Take Shelter in , 22 novembre 2022, Pt_6 https://thediplomat.com/2022/11/kuki-chinrefugees-from-bangladesh-take-shelter-in-mizoram/ 47 The Diplomat, Why Did Bangladesh's KI Chin Flee to India's Northeast?, 21 febbraio 2023, https://thediplomat.com/2023/02/why-didbangladeshs-kuki-chin-flee-to-indias-northeast/
11 della popolazione, ai disastri climatici, alla violazione gravi dei diritti umani, alla repressione dell'opposizione politica e all'esplosione di violenza per motivi politici soprattutto in occasione delle elezioni nazionali, alla violazione dei diritti delle minoranze etniche e alla violenza sul confine con l'India. Si tratta di problemi molto gravi che fanno del Bangladesh un Paese politicamente instabile, nell'incapacità dello Stato di affrontare la povertà e di tutelare i diritti fondamentali di una parte ampia della popolazione. Tuttavia, non si riscontrano conflitti armati interni o internazionali secondo le definizioni sopra riportate e i casi di violenza, pur intensa, risultano sporadici e incidenti su una parte limitata della numerosissima popolazione del Paese, non assumendo il carattere della
“generalizzazione”, quindi non integrando il rischio effettivo di danno grave nel senso di cui all'art. 14, lett. c) D. Lgs. 251/2007 per la popolazione civile;
né il richiedente ha allegato caratteristiche individuali che lo esporrebbero ad un rischio più elevato secondo il concetto della scala progressiva del paragrafo 39 della Sentenza Elgafaji della Corte di giustizia dell'Unione europea.
§ La protezione umanitaria e la protezione speciale assicurata dal d.l.130/2020.
Va premesso che il presente giudizio, nel merito, ha come oggetto l'accertamento del diritto soggettivo del ricorrente al rilascio di permesso di soggiorno per protezione speciale introdotto dal d.l.20/2023, convertito con modificazione in legge n.50/2023.
Preliminarmente si deve dare atto che in data 11 marzo 2023 è entrato in vigore il d.l. 20/2023 recante «Disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare» –convertito con modificazione nella legge n.
50 del 2023, entrata in vigore il 6 maggio 2023.
La nuova normativa prevede, tra l'altro, l'abrogazione del terzo e quarto periodo dell'articolo 19, comma 1.1 del TU sull'immigrazione. L'intervento abrogativo, che non va in ogni caso ad incidere sull'articolo 5 comma 6 del TUI, trova applicazione solo per le nuove domande di protezione, come espressamente stabilito dalla norma transitoria, con espressa esclusione delle istanze già presentate al 11 marzo 2023 e dei casi in cui lo straniero ha già ricevuto l'invito alla presentazione dell'istanza da parte della Questura competente
(art.7 del D.l.20/2023). La disciplina applicabile al caso di specie, ratione temporis, resta pertanto, quella dettata dall'art.19.1.1, come introdotta dal D.L.130/2020 che ha modificato l'art. 19 del D.
Lgs. 286/1998, estendendo espressamente - al paragrafo 1.1. - l'ambito di applicazione del divieto di espulsione ai casi in cui il cittadino straniero rischi di essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti ed ha previsto il divieto di espulsione dello straniero e correlativamente il rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale -di durata biennale ex articolo 32 terzo comma de
D.lgs. 25 del 2008- anche nell'ipotesi in cui l'allontanamento dal territorio nazionale possa comportare la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare della persona, salve ragioni di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica.
Come sottolineato dalla Corte di cassazione, “la nuova protezione speciale (di cui al D.L.130/2020) si presenta, prima facie, caratterizzata da un compasso di ampiezza almeno corrispondente a quello della protezione umanitaria previgente all'entrata in vigore del D. L. n. 113 del 2018, convertito con modificazioni nella Legge n. 132 del 2018, nell'interpretazione che di detta forma di protezione è fornita dal consolidato orientamento di questa Corte (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 4455 del 23/02/2018, Rv. 647298; Cass. Sez. U, Sentenza n. 29459 del 13/11/2019, Rv. 656062-02; Cass.
Sez. 1, Ordinanza n. 17130 del 14/08/2020, Rv. 658471; Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 1104 del
20/01/2020, Rv. 656791)” (Cass. n. 3705/2021).
La sentenza delle Sezioni IT (n. 24413/21) ha poi definitivamente sancito la retroattività della formulazione dell'art. 19. 1.1. del d.l.130/2020 alle cause pendenti.
12 Con riferimento quindi alla protezione speciale garantita dalle previsioni dell'articolo 19.1.1.
T.U.I. d.l.130/2020, il giudice è chiamato a condurre una valutazione delle condizioni di vita privata e familiare in Italia del richiedente protezione, tenendo conto della natura ed effettività dei vincoli familiari, dell'effettivo inserimento sociale in Italia, della durata del soggiorno nel territorio nazionale nonché dell'esistenza di legami familiari, culturali e sociali con il Paese d'origine. Secondo quanto chiarito dalla Corte di cassazione, la valutazione circa l'esigenza di tutela della vita privata e familiare del ricorrente non va condotta sulla base di un giudizio di comparazione con la condizione di vita in cui egli verserebbe se tornasse nel Paese di origine, dovendosi tenere conto esclusivamente dei parametri contenuti nell'art. 19, co. 1.1, d.lgs. 286/1998; tale valutazione sulla vita privata e familiare va effettuata in modo complessivo ed unitario, considerando complessivamente gli elementi addotti dall'interessato, che non debbono essere soppesati singolarmente, in modo quindi atomistico, ma valutati globalmente nella loro reciproca interazione
(Cass., sez. I, 31.3.2023, n. 9080).
Nell'effettuare tale analisi, il giudice deve tenere conto di possibili situazioni di vulnerabilità. Sulla nozione di vulnerabilità, la Cassazione, in sede ricostruttiva, ha precisato: “Le Sezioni IT ... chiamate a stabilire come debba interpretarsi la nozione di "vulnerabilità" che costituisce il fondamento del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (nella disciplina applicabile ratione temporis), hanno affermato che tale presupposto di fatto può ricorrere in due serie di ipotesi (Cass. SU 29459/19, Rv. 656062-02). Giustifica il rilascio del permesso di soggiorno per casi speciali, in primo luogo, “la "vulnerabilità soggettiva", e cioè quella dipendente dalle condizioni personali del richiedente (come nel caso, ad esempio, dei motivi di salute o di età).
Il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, tuttavia, può essere giustificato anche dalla "vulnerabilità oggettiva": e cioè quella dipendente dalle condizioni del paese di provenienza del richiedente. Sussiste, in particolare, una condizione di vulnerabilità oggettiva quando nel paese di provenienza del richiedente protezione sia a questi impedito l'esercizio dei diritti fondamentali della persona. Impedimento che non necessariamente deve essere di diritto, ma può essere anche soltanto di fatto”. (Cass. n. 33228 del 25/05/2021).
Orbene nel caso di specie, il ricorrente non ha prodotto nessun elemento che consenta di valutare la sua situazione di integrazione in Italia nonostante sia stato messo in condizione di offrire prove e all'avvocato sia stato assegnato uno specifico termine per dedurre sul punto. La difesa ha depositato due contratti di lavoro per complessivi tre mesi di lavoro tra giungo 2019 e l'inizio del 2020, con mansioni di lavapiatti, senza provare, con buste-paga, dichiarazioni fiscali o in altro modo, che i rapporti abbiano avuto effettiva esecuzione. In ogni caso tre mesi di lavoro in oltre 6 anni di permanenza in Italia non sono idonei a provare che il ricorrente abbia sviluppato una vita privata o una vita familiare meritevoli di protezione;
nonostante il ricorrente abbia espressamente invitato la difesa, assegnandole uno specifico termine, questa non ha chiarito dove il ricorrente abbia vissuto, se abbia appreso la lingua, se abbia studiato, se abbia sviluppato relazioni sociali o familiari, se sia in condizione di condurre in autonomia la propria vita in Italia. Nulla poi ha chiarito sulla
“situazione psicologica” del ricorrente.
Il Collegio non è pertanto stato nemmeno posto nella condizione di valutare la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione nazionale che deve essere così respinta.
§ Le spese di lite
Nulla non essendo l'Amministrazione costituita in giudizio.
§ Gratuito patrocinio
13 Il collegio provvede con separato e contestuale decreto a liquidare i compensi al difensore in relazione all'ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato.
P.Q.M.
- Rigetta il ricorso.
Nulla sulle spese.
Manda alla cancelleria per la comunicazione alle parti.
Catania, 08.05.2025
Il presidente estensore
Dott. Luca Perilli
14 1. DA COMPARE FOOTNOTE PAGES 1 Come definiti dall'art. 7: si deve trattare di atti sufficientemente gravi, per natura e frequenza, tali da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali, ovvero costituire la somma di diverse misure, il cui impatto si deve risolvere in una grave violazione dei medesimi diritti. 2 Stato, partiti o organizzazioni che controllano lo Stato o gran parte del suo territorio, soggetti non statuali se i responsabili dello Stato o degli altri soggetti indicati dalla norma non possano o non vogliano fornire protezione. 3 Gli atti di persecuzione devono essere riconducibili a motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale, opinioni politica. 5 4 La ha denunciato in un comunicato stampa rilasciato nell'agosto del Parte_4 2020 che “almeno 572 persone sono state oggetto di sparizione forzata tra il 2009 e luglio 2020” (vedasi: Freedom House, Freedom in the World 2022-Bangladesh, 28 February 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2071851.html;
Nel dicembre 2021 il Governo USA ha posto sanzioni verso diversi leaders facenti parte delle forze di sicurezza d'elite del Bangladesh, (il Rapid Action Battalion-RAB) incaricate di operazioni anti-crimine e anti-terrorismo e accusate di aver compiuto 600 esecuzioni extra-giudiziali e di essere coinvolto in centinaia di sparizioni forzate (Freedom House Report, supra cit.). 5 Si veda a titolo di esempio il Rapporto di Amnesty IO (AI, The State of the World Human Rights 2021-
Bangladesh 2021, 29 March 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2070290.html;
) ed il rapporto di Human Rights Watch-HRW, World Report 2022 – Bangladesh, 13 January 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2066483.html;
OD, Annual Human Rights Report 2020 – Bangladesh, 25 January 2021, https://www.fidh.org/IMG/pdf/annual-hr- report-2020_eng.pdf; 6BBC, Bangladesh country profile, 26 maggio 2023, https://www.bbc.com/news/world-south-asia-12650940 7 L'INFORM Risk Index è una valutazione open source del rischio globale per le crisi e i disastri umanitari della
Commissione Europea. Cfr. – , Inform Risk, s.d., https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform- CP_4 CP_5 index/INFORM-Risk 7 28 ODHIKAR, Annual Human Rights Report 2022 Bangladesh, 30 gennaio 2023, p. 22, https://www.icnl.org/wp- content/uploads/AHRR-2022_English_30.01.2023.pdf 29 “Lo è un istituto statale, apartitico ed indipendente, fondato dal Congresso e dedito Controparte_17 alla tesi che un mondo senza conflitti violenti è possibile, pratico ed essenziale per la sicurezza degli Stati Uniti e globale”, cfr. USIP, About USIP, s.d., https://www.usip.org/about 30 USIP, Three Things to Watch as Bangladesh's National Election Season Heats Up, 15 giugno 2023, https://www.usip.org/publications/2023/06/threethings-watch-bangladeshs-national-election-season-heats 31 Overview of Events: Bangladesh July 2024: A Month of Protests, Frustrations, and Expectations (freiheit.org) 32 Euphoria in Bangladesh after PM flees country (bbc.com) Persona_7 33 Nobel Laureate becomes head of interim government in Bangladesh | Euronews Persona_9 34 Bangladesh's interim leader says reforms will come before elections (msn.com) Per_9 35 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 May 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf. P.20 36 Ibidem;
10
TRIBUNALE DI CATANIA
Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea
Il Tribunale di Catania in composizione collegiale riunito in camera di consiglio nelle persone dei magistrati: dott. Luca Perilli Presidente relatore dott. Rosario Maria Annibale Cupri Giudice dott.ssa Stefania Muratore Giudice ha pronunciato il seguente
DECRETO
nel procedimento camerale ex artt. 35 bis D. Lgs. 25/08 e 737 e ss. c.p.c.,
promosso da
(alias (alias , c.f.: nato in Pt_1 Parte_2 Pt_2 Pt_3 C.F._1
Bangladesh a Shunamgonj il 01.09.1991, CODICE CUI 05SAYAM, rappresentato e difeso, giusta procura speciale alle liti allegata al ricorso, dall'avv. Vanessa Alecci del Foro di Ragusa, con domicilio eletto presso il suo studio in Ragusa, via Degli Abeti n. 51;
ricorrente
contro
, in persona del TR pro tempore - Commissione Controparte_1 [...]
di;
Controparte_2 CP_3
- resistente -
con l'intervento obbligatorio del
PUBBLICO MINISTERO
Oggetto: ricorso ex artt. 35 e segg. D. Lgs. 25/2008 per il riconoscimento della protezione internazionale.
FATTO
§ Svolgimento del procedimento
Con ricorso ex art. 35 D.Lgs. 25/2008 depositato il 2.05.2019 il ricorrente ha proposto opposizione al provvedimento di diniego di protezione internazionale emesso dalla Commissione territoriale di il 29.03.2019 e notificato al ricorrente il 4.04.2019. CP_3
Risulta dunque rispettato il termine di legge di trenta giorni per la proposizione del ricorso previsto,
a pena di inammissibilità dell'opposizione, dal comma 2 dell'art. 35 bis D.Lgs. 25/2008.
1 Il non si è costituito in giudizio, nonostante la regolarità delle notifiche a cura Controparte_1 della cancelleria.
Il Pubblico Ministero non ha presentato né osservazioni né conclusioni.
Il giudice ha fissato udienza per la comparizione del ricorrente al 7.05.2025, sostituita dal deposito di note scritte ex art. 127 ter c.p.c., alla quale la difesa ha risposto in data 30.04.2025.
La causa è stata discussa alla Camera di Consiglio del 05.05.2025.
Il ricorrente è stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato dal Consiglio dell'Ordine degli
Avvocati di Catania con delibera assunta il 16.04.2019. Il difensore ha chiesto la liquidazione dei compensi con istanza depositata il 30.04.2025.
§ I fatti di causa
Il ricorrente, sprovvisto di documenti di identificazione, ha affermato di essere cittadino del
Bangladesh e ha svolto l'audizione davanti alla Commissione territoriale in data 29.03.2019, parlando in lingua bengalese assistito da un interprete, ha dichiarato quanto segue:
- di essere cittadino bengalese;
- di essere nato in [...] villaggio vicino a Sumamganj, chiamato Jalalichor;
- di essere di etnia bengalese;
- di professare la religione musulmana;
- di parlare un po' di italiano;
- di aver studiato per quattro anni nel suo paese di origine e di avere lavorato saltuariamente come contadino;
- quanto alla composizione della famiglia di origine, che essa è costituita dai genitori, sette fratelli e una sorella;
- di non essere sposato e di non avere figli;
- di non ricordare quando ha lasciato il proprio paese;
- di essere arrivato in Italia a novembre del 2018;
Quanto ai motivi che lo hanno indotto a espatriare, il ricorrente ha, nel racconto libero, dichiarato quanto segue: “Perché mi picchiano tutti. In Bangladesh ero seduto accanto casa mia e c'era un albero di cocco. Io ho visto una persona del villaggio accanto, che saliva sull'albero. E Per_1 ho visto che l'albero si muoveva e ho detto: ma chi è? Lui è caduto dall'albero. Ho visto che era caduto e l'ho detto a mia mamma a casa. Mamma è andata a vedere, ha chiamato loro e sono venuti. Hanno visto che era morto. Mi hanno picchiato molto. Poi io ho detto che avevo chiamato solo e ho cercato aiuto, così sono andato a casa di mio zio materno. lo avevo detto che non avevo fatto nulla, che non c'entravo nulla e che era caduto, ma loro sono venuti con il coltello.
Il richiedente piange. Poi dato che loro sono venuti a picchiarmi io mi sono nascosto nel magazzino dove si tiene il riso e poi la sera di nascosto sono andato a casa dello zio materno. L'ho detto a lui e così lui mi ha detto che mi avrebbero ammazzato. Così mi ha messo in macchina e mi ha portato da una parte, molto lontano. Poi da lì sono andato in Libia, lui mi ha mandato li. Mi ha detto che da chi sarei andato era pure mio zio materno, li se lavoro mi picchiano, se non lavoro mi picchiano.
Poi sono arrivato qui” (pag. 5 verbale di audizione).
Con riferimento al percorso migratorio ha riferito di essere partito dal Bangladesh e di essere arrivato prima in un aeroporto e poi in un secondo e, infine, in Libia;
di non ricordare quanto tempo
2 sia rimasto in Libia ma di esservi rimasto per tanto tempo;
di aver lavorato come contadino presso lo zio materno in Libia che però lo picchiava.
A domande della Commissione ha risposto che: sebbene egli abbia spiegato che non c'entrava nulla con la morte di tale il quale sarebbe caduto dall'albero accidentalmente, nessuno Per_1 gli avrebbe creduto;
tutti volevano picchiarlo, anche suo padre. La madre, invece, di nascosto lo fece scappare.
Alla seguente domanda della Commissione: “Una persona cade dall'albero, lei chiama i soccorsi e tutti quanti l'accusano, anche i suoi genitori. Perché?”, il ricorrente ha risposto: “Perché mi dicono che sono malato, mi dimentico le cose, anche quando parlo ridono tutti, infatti non parlo neanche, sto in silenzio, perché se parlo ridono” (pag. 6 verbale di audizione).
Il richiedente ha poi sostenuto che, quando il ragazzo cadde dall'albero, sopraggiunsero subito i fratelli di quest'ultimi e lo minacciarono.
A domanda della Commissione sulla data dell'episodio, il ricorrente non ha saputo rispondere;
alla domanda su chi lo prendesse in giro nel suo Paese, ha risposto “tutti”; ha poi aggiunto: “dicono che sono pazzo, che non capisco”.
A ulteriori domande, ha risposto che fu mandato da uno zio materno in Libia, per raggiungere un altro zio materno che lo avrebbe fatto lavorare;
di non sapere se lo zio avesse pagato qualcosa per farlo arrivare in Libia;
di non aver mandato soldi in Bangladesh da quando è all'estero.
Con riguardo al suo timore in caso di rimpatrio, ha dichiarato di non voler tornare in Bangladesh perché veniva sempre picchiato “Mio AP ha detto che mi fa a pezzetti. No, non voglio andare. Mi ammazzano” (pag. 10 verbale di audizione).
§ Il diniego della Commissione territoriale
La Commissione ha ritenuto il racconto del ricorrente non credibile, perchè non chiaro e poco circostanziato: egli, pur essendo stato più volte invitato a farlo, non ha chiarito i dettagli della vicenda, non ha spiegato perché sia stato accusato della morte accidentale del ragazzo caduto dall'albero di cocco;
ha riferito la dinamica dell'incidente in modo estremamente generico. Quanto al rischio in caso di rimpatrio, non ha spiegato perché il padre avrebbe intenzione di ucciderlo e perché non abbia creduto alla sua versione.
Inoltre, il richiedente non ha individuato in modo l'agente persecutore e il timore manifestato, ossia il timore della violenza del padre, è incoerente rispetto al motivo dell'espatrio, ossia la morte del ragazzo.
La Commissione ha quindi escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi dell'articolo 1 della Convenzione di Ginevra per mancanza di credibilità; ha, poi, escluso la presenza di un “rischio effettivo di grave danno” ai sensi delle lettere a) e b) dell'art. 14 del D. Lgs. 251/2007. Inoltre, ha dichiarato non sussistere nella zona di provenienza del ricorrente, una situazione qualificabile come contesto di violenza indiscriminata all'interno di conflitto armato, escludendo anche l'ipotesi di protezione sussidiaria di cui alla lettera c).
Infine, ha escluso i presupposti per il riconoscimento della protezione nazionale.
§ I motivi del ricorso
Nel ricorso, la difesa ha ricostruito la vicenda nei termini narrati dal ricorrente alla Commissione territoriale, senza aggiunta di fatti o elementi nuovi. Ha tuttavia sommariamente contestato
3 all'autorità amministrativa di non aver indagato la condizione psicologica del ricorrente e ha sostenuto che sia necessario un approfondimento dello stato mentale del ragazzo.
La difesa ha quindi chiesto il riconoscimento della protezione internazionale e in subordine della protezione nazionale.
§ Le memorie successive del ricorrente.
Con note del 19.12.2019, la difesa attorea ha depositato telematicamente due contratti a tempo determinato e part-time: il primo dal 22.06.2019 al 12.07.2019 e il secondo dall'11.11.2019 al
31.01.2020, entrambi presso la Federico Rizzo SRLS, con la qualifica di lavapiatti.
Con decreto del 15 gennaio 2024 il giudice ha fissato termine ex art. 127 ter cpc per istanze e conclusioni fino al 26.02.2024.
In data 26.02.2024 la difesa, con note in sostituzione di udienza, ha chiesto al Tribunale di decidere la causa, senza nulla dedurre sulla vita in Italia del ricorrente dal gennaio 2020.
Con decreto del 23 marzo 2024, il giudice ha rimesso la causa in istruttoria per ragioni di riorganizzazione del ruolo.
Con decreto del 19.11.2024 il Giudice ha fissato nuovo termine ex art. 127 ter cpc al 7.05.2025, invitando la difesa a depositare nel termine del 13 aprile 2025 mediante predisposizione di nota con relativo indice, documentazione aggiornata relativa alla situazione familiare, lavorativa, alloggiativa, scolastica, alla conoscenza linguistica, allo svolgimento di attività sportive, artistiche o di rilevanza sociale, o alla situazione di salute del ricorrente ed ogni altro elemento utile a valutare il radicamento del ricorrente in Italia, sotto il profilo della vita privata e familiare ovvero situazioni di vulnerabilità oggettiva o soggettiva. Ha precisato che la nota avrebbe dovuto essere redatta con sintetica illustrazione del contenuto dei documenti prodotti e della loro rilevanza ai fini della decisione.
La difesa nulla ha dedotto nel termine del 13 aprile e , in data 30.04.2025, ha chiesto ha la decisione del ricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Va premesso che l'opposizione al provvedimento di diniego della Commissione territoriale non è, tecnicamente, un'impugnazione, perché l'autorità giudiziaria non è vincolata ai motivi di opposizione ma è chiamata a un completo riesame nel merito della domanda di protezione internazionale avanzata ed esaminata in sede amministrativa.
L'opposizione verte sul diritto del ricorrente di vedersi riconoscere lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria a norma del D.Lgs. n. 251 del 19/11/2007, ovvero ancora il diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie o per protezione speciale ex art. 5 co. 6 e 19.1.1.
T.U.I.
§ Sull'attività istruttoria
Il collegio, alla luce delle dichiarazioni rese dal ricorrente innanzi alla Commissione territoriale, come precisate nel ricorso, non reputa necessario procedere a rinnovare il colloquio personale, essendo stati raccolti tutti gli elementi necessari ai fini della decisione.
§ Sul diritto a ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato
Per il riconoscimento dello status di rifugiato è necessario, secondo il D.lgs. n. 251/2007 che sia adeguatamente dimostrato “un fondato timore” del ricorrente di subire:
4 - atti persecutori come definiti dall'art.71;
- da parte dei soggetti indicati dall'art. 52;
- per motivi riconducibili alle ampie definizioni di cui all'art. 83.
Il ricorrente pone a fondamento della domanda di protezione il timore, in caso di rimpatrio, di essere picchiato dal padre o di essere comunque ammazzato. Ha individuato la causa del suo espatrio nella morte per la caduta da un albero di un ragazzo di nome morte che i fratelli Per_1 di quest'ultimo attribuirono al ricorrente.
A prescindere dalla credibilità, i fatti narrati non chiamano in causa i motivi di persecuzione previsti dall'art. 8 del D. Lgs. 251/2007. In assenza dei necessari fattori di inclusione, non ricorrono pertanto i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato.
§ Quanto alla protezione sussidiaria, secondo l'art. 14 del D.lgs n. 251/2007, è necessario che il richiedente rischi, in caso di rimpatrio, di subire una condanna a morte o l'esecuzione della pena di morte (lettera a); la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante (lettera b); ovvero subisca la minaccia grave alla vita o incolumità fisica a causa della violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale (lettera c).
- Con riferimento alle ipotesi di rischio di condanna a morte o trattamento inumano o degradante, la sentenza della Grande sezione della Corte di giustizia dell'Unione europea, del 17 febbraio 2009 in causa C - 465/07, al punto 31, nel definire l'ambito di protezione offerta Per_2 dall'art. 15 Direttiva 2004/83/CE (trasposta dal legislatore italiano con l'adozione dell'art. 14 D.lgs. n.251/2007), ha chiarito che, qualora sussistano, conformemente all'art. 2 lettera e) di tale direttiva, fondati motivi di ritenere che il richiedente incorra in un “rischio effettivo di subire un … danno nel caso di rientro nel paese interessato”, i termini “condanna a morte” o “l'esecuzione della pena di morte”, nonché “la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente” devono essere riferiti a un rischio di danno riguardante la particolare (individuale) posizione del richiedente essendovi una evidente differenziazione tra questo rischio di danno e quello derivante da situazioni di violenza generalizzata (si vedano in particolare i punti da 32 a 35 della sentenza citata).
Il ricorrente, come detto, pone a fondamento della domanda di protezione il timore, in caso di rimpatrio, di essere picchiato dal padre o di essere comunque ammazzato. Ha individuato la causa del suo espatrio nella morte per la caduta da un albero di un ragazzo di nome morte che i Per_1 fratelli di quest'ultimo attribuirono al ricorrente.
Come evidenziato dalla Commissione territoriale con diversi argomenti, che non sono stati sottoposti a specifica critica da parte della difesa, il ricorrente non ha saputo chiarire il motivo di fondo del suo espatrio, ossia le ragioni per le quali i parenti di caduto da un albero, Per_3 abbiano attribuito a lui la morte del ragazzo. Tali ragioni non possono neppure indirettamente evincersi dal racconto, perché egli non ha descritto la dinamica dell'incidente, non ha saputo collocarlo nello spazio e nel tempo (così come non ha saputo collocare nel tempo la data della sua partenza dal Bangladesh) e si è anche contraddetto, avendo in un primo tempo affermato che, dopo la caduta si recò nella casa familiare per avvisare la madre dell'accaduto e, nella risposta alle domande della Commissione, che sopraggiunsero immediatamente sul posto i fratelli di Per_1
Infine, il timore del padre, oltre a non essere giustificato, non è coerente con la ragione dell'espatrio.
Dalla lettura del verbale, emerge invero un'incoerenza di fondo. Nel ricorso la difesa ha alluso a una difficile situazione psicologica del ricorrente ma non ha descritto la condizione psicologica del ricorrente, le cause della stessa e non ha neppure prodotto certificazione medica o psicologica a sostegno di tale allegazione. Non si è poi opposta alla fissazione del termine in sostituzione dell'udienza e ha, per due volte, nel 2024 e nel 2025, chiesto al Tribunale di trattenere la causa in decisione, senza nulla più dedurre sulla vita in Italia del ricorrente e sulla sua condizione personale.
Mancano dunque i fatti costitutivi anche la protezione sussidiaria delle lettere a) e b) del D. Lgs.
251/2007, per non credibilità delle dichiarazioni, per la omessa individuazione dell'agente di danno e per l'incoerenza tra i fatti e il rischio rappresentato.
§ La protezione sussidiaria della lettera C dell'art. 14 del D. Lgs. 251/2007.
Nemmeno la situazione generale della sicurezza del Paese di origine giustifica il riconoscimento della protezione sussidiaria (lettera c dell'art. 14 del D. Lgs. 251/2007).
L'art. 14 del D. Lgs. 251/2017, alla lettera c), stabilisce che, ai fini della protezione sussidiaria, è considerata danno grave “la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”.
Al fine di integrare la fattispecie in esame, è necessaria la concomitante presenza di diversi elementi, quali: 1) l'esistenza, nel luogo di eventuale rimpatrio, di un conflitto armato, sia esso di natura interna o internazionale, da cui deriva 2) una situazione di violenza indiscriminata, tale per cui 3) un civile risulti esposto a un rischio effettivo di danno grave e individuale alla vita e alla persona, in ragione della sua presenza nel territorio in questione.
Con riferimento al primo elemento, la Corte di giustizia dell'Unione europea, chiamata a esprimersi sull'interpretazione di “conflitto armato” e sull'applicabilità o meno della definizione comunemente utilizzata nell'ambito del diritto internazionale umanitario, con la sentenza Diakité del 30 gennaio 2014 in causa C-285/12 al paragrafo 28, ha chiarito che: “si deve ammettere l'esistenza di un conflitto armato interno, ai fini dell'applicazione di tale disposizione, quando le forze governative di uno Stato si scontrano con uno o più gruppi armati o quando due o più gruppi armati si scontrano tra loro. Senza che sia necessario che tale conflitto possa essere qualificato come conflitto armato che non presenta un carattere internazionale ai sensi del diritto internazionale umanitario e senza che l'intensità degli scontri armati, il livello di organizzazione delle forze armate presenti o la durata del conflitto siano oggetto di una valutazione distinta da quella relativa al livello di violenza che imperversa nel territorio in questione.” Rigettando perciò l'approccio seguito dal diritto internazionale umanitario, la sentenza in esame ha fornito indicazioni sugli elementi necessari a qualificare una situazione di scontro come conflitto armato: è infatti necessario l'accertamento dell'esistenza di una contrapposizione armata, tra due o più parti, rappresentate dalle forze dello Stato e gruppi armati o due o più gruppi armati operanti nel territorio e tra loro contrapposti.
6 L'elemento di “individualità” del rischio riguarda invece la situazione per cui, in ragione della gravità degli scontri e del livello di violenza raggiunto, la sola presenza della persona sul territorio,
a prescindere dalla propria identità, lo esporrebbe a una grave minaccia ( paragrafo 35). Per_2
Resta salva la possibilità che la protezione sia accordata anche in presenza di minore gravità della violenza, quando ricorrano i presupposti per l'applicazione della principio della cosiddetta “scala progressiva”, in base al quale «tanto più il richiedente è eventualmente in grado di dimostrare di essere colpito in modo specifico a motivo di elementi peculiari della sua situazione personale, tanto meno elevato sarà il grado di violenza indiscriminata richiesto affinché egli possa beneficiare della protezione sussidiaria» (sentenza Elgafaji, punto 39; sentenza Diakité, punto 31).
Il Collegio esclude che in Bangladesh e in particolare nella zona di provenienza del ricorrente vi sia allo stato attuale il rischio di un danno grave e individuale alla vita o alla persona del ricorrente, come qualificato dall'art. 14 lett. C del D.lgs. 251/07, non emergendo dalle fonti internazionali consultate nell'esercizio dei poteri di ufficio che la zona versi in una situazione di violenza indiscriminata derivante da situazioni di conflitto armato interno o internazionale (cfr. Corte di
Giustizia dell'Unione Europea, sentenza Elgafaji v. Staatssecretaris van Justitie del 17 febbraio
2009).
Le fonti consultate, seppure evidenzino in Bangladesh l'esistenza di considerevoli violazioni dei diritti umani (tra cui sparizioni forzate4 , detenzioni arbitrarie, tortura ed esecuzioni extra-giudiziali compiute dalle forze di sicurezza, restrizioni alla libertà di espressione) 5, non depongono tuttavia nel senso dell'esistenza di una situazione di violenza generalizzata derivante da conflitto armato.
Il Bangladesh è uno dei Paesi più densamente popolati al mondo. In una superficie di 148.000 chilometri quadrati (circa la metà dell'Italia), vivono 165 milioni di persone. La povertà è diffusa, in numerosi casi in forma estrema anche se, negli ultimi anni, il Paese ha ridotto la crescita della popolazione e migliorato la sanità e l'istruzione pubblica. Conosciuto precedentemente come
Pakistan orientale, lo Stato del Bangladesh è nato solo nel 1971, quando il Pakistan si è diviso in due parti dopo un'aspra guerra che ha coinvolto anche l'India.
La maggior parte del Paese si trova poco sopra il livello del mare ed è vulnerabile alle inondazioni ed ai cicloni, essendo destinato a essere gravemente colpito da qualsiasi innalzamento del livello del mare6. Il Paese è infatti teatro frequente di disastri ambientali che aggravano tragicamente la condizione di povertà della popolazione e ne mettono a rischio la sopravvivenza.
Un report INFORM7 del settembre 2023, che analizza il livello di rischio generalizzato di crisi sistemiche, alla luce delle condizioni strutturali del paese di riferimento, qualifica come alto (5,5 su una scala da zero a dieci) tale rischio in Bangladesh8. Il dato, riferito al 2022, risulta aumentato rispetto al 2021, quando si attestava ad un livello di 5,0 sulla stessa scala9.
La gran parte del dato sopra riportato è determinata da un livello pari a 8,7 per rischi relativi alle catastrofi naturali10. Il Bangladesh, infatti, è stato classificato al settimo posto11 tra le nazioni più colpite da condizioni metereologiche estreme negli ultimi 20 anni con milioni di persone che sono state esposte all'impatto devastante di cicloni, inondazioni, erosione e innalzamento del livello del mare, con i conseguenti sfollamenti12. Il Rapporto Globale 2022 sullo Sfollamento Interno dell'IMDC13, evidenzia la presenza in Bangladesh nel 2021 di almeno 99.000 nuove persone sfollate a causa di disastri naturali, con un trend analogo rispetto ai dati del 202014; identica situazione è stata registrata nel 2022, con sfollamenti per disastri naturali più numerosi di quelli generati da violenza15.
Con riguardo alla situazione della sicurezza, Riferisce che le forze mantengono un CP_6 controllo effettivo sulle forze di sicurezza16. Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, le forze di sicurezza del Bangladesh – che comprendono la polizia nazionale, le guardie di frontiera e le unità antiterrorismo – mantengono la sicurezza interna e delle frontiere. Anche i militari hanno responsabilità per il mantenimento della sicurezza interna. Le forze di sicurezza riferiscono al e i militari al Ministero della Difesa. Controparte_1
I principali rischi per la sicurezza e stabilità del Paese sono connessi a violenza di matrice politica, in particolare quella che si verifica in prossimità delle elezioni. Inoltre, di rilevanza crescente è il pericolo per la sicurezza rappresentato dall'islamismo militante17 e si riscontrano attacchi ai danni delle minoranze, soprattutto religiose18. Altre minacce alla sicurezza del Paese sono rappresentate dalla violenza legata alla criminalità ordinaria ed inoltre dagli scontri sporadici nel Chittagong Hill
Tracts (CHT) tra gruppi indigeni e coloni bengalesi per la proprietà e l'uso della terra. Infine, è doveroso notare come il Bangladesh ospiti circa un milione di rifugiati la maggior parte Per_4 8 EC DRMKC, Bangladesh INFORM Risk Index, 5 settembre 2023, https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform- index/INFORM-Risk/Country-Risk-Profile 9 EC DRMKC, Bangladesh INFORM Risk Index 2021, 27 September 2021, https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform- index;
EC DRMKC, https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform-index/INFORM- Controparte_7 Risk/Country-Risk-Profile (consultato il 03.08.2022); 10 ; CP_8 11 (CRI) 2021, 25 , https://www.germanwatch.org/en/19777; CP_9 Controparte_10 CP_11 12 AI, 2022 Report on the Human Rights Situation covering 2021, 29 March 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2070290.html; 13 IDMC, 2022 Global Report on Internal Displacement, Grid-2022, https://www.internaldisplacement.org/sites/default/files/publications/documents/IDMC_GRID_2022_LR.pdf; 14 230 persone sfollate a causa di conflitto e violenza nel 2020 contro i 4.443.000 sfollati a causa di disastri naturali
(vedasi: IDMC, 2021 Global Report on Internal Displacement, Grid-2021, https://www.internal-displacement.org/sites/default/files/publications/documents/grid2021_idmc.pdf; 15 IDMC, 2023 Global Report on Internal Displacement, Grid-2023, https://www.internal- displacement.org/globalreport/grid2023/ 16 USDOS – US Department of State, 2022 Country Report on Human Rights Practices: Bangladesh, 20 March 2023, https://www.ecoi.net/en/document/2089426.html 17 Vedasi: IO Crisis Group-ICG, Mapping Bangladesh Political crisis, Asia Report no.264, 9 February 2015, https://www.ecoi.net/en/file/local/1310017/1226_1424080771_264-mapping-bangladesh-s-political-crisis.pdf;
ICG, Bangladesh Today, 23 October 2006, https://www.crisisgroup.org/asia/south-asia/bangladesh/bangladesh-today; 18 Amnesty IO nel suo rapporto 2022 evidenzia che rifugiati e minoranze religiose sono stati oggetto di violenti attacchi (AI, The State of the World's Human Rights, Bangladesh 2021, 29 March 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2070290.html; 19 UNHCR, Chief urges support for Bangladesh to save lives, “build hope”, 25 may 2022, Per_5 https://news.un.org/en/story/2022/05/1119012#:~:text=Bangladesh%20hosts%20some%20one%20million,fled%20fro m%20Myanmar%20in%20201 7; 8 dei quali è fuggita al genocidio dal nel 2017: essi sono presenti in numerosi campi nel Per_6 distretto di Cox's Bazar. Rispetto alla violenza politica, secondo un rapporto prodotto dal progetto K4D dell'Università di Birmingham20, il Paese presenta una cultura politica violenta e che affonda le proprie radici nel periodo dell'indipendenza del 1971. Secondo quanto riportato da K4D, scioperi e blocchi di matrice politica sono molto comuni in Bangladesh specialmente in occasione delle elezioni21. Sin dal ritorno del Bangladesh ad una democrazia elettorale nel 1991, i due maggiori partiti politici – l' CP_12
(AL) e il Bangladesh National Party (BNP) – si sono via via alternati al governo del
[...]
Paese22. La politica bengalese è stata a lungo dominata dalla rivalità tra e Persona_7 Per_8
segretarie rispettivamente dell'AL e del BNP. Entrambe sono state prime ministre più volte dal
[...]
1991. L partito al governo dal 2009, ha vinto le elezioni generali del 7 gennaio CP_12
2024 per la quarta volta consecutiva, assicurandosi un quarto mandato quinquennale con il PM
(primo ministro) e 225 seggi su 300. Le elezioni sono state boicottate Persona_7 dall'opposizione del BNP così come successe nel 2018, per varie irregolarità, tra cui urne elettorali riempite di schede fasulle e l'intimidazione degli agenti elettorali e degli elettori dell'opposizione23 24 e sono state precedute da arresti di massa di leaders e sostenitori del . Entrambi i partiti CP_13 hanno contribuito a sviluppare un clima politico instabile, ricorrendo agli strumenti degli scioperi generali e del bocco dei trasporti per ottenere consensi elettorali assieme alla mobilitazione dei propri sostenitori in proteste di strada nei periodi pre- e post-elettorali, spesso sfociata in episodi di violenza. Un grafico di ACLED evidenzia incrementi della violenza politica in prossimità nei periodi elettorali, con picchi a gennaio 201426 e a dicembre 2018, in occasione delle elezioni parlamentari, durante le quali si sono verificate rivolte, proteste e violenze contro i civili.
La violenza politica in Bangladesh comporta scontri tra le fazioni politiche con ricorso alle armi27.
Secondo l'ONG bengalese OD, nel 2022, almeno 121 persone sono rimaste uccise e 7.467 ferite a causa di episodi di violenza politica in Bangladesh. Inoltre, sono stati registrati 276 episodi 20 Il programma Conoscenza, evidenza e apprendimento per lo sviluppo (K4D), terminato nel 2022, aveve l'obiettivo di migliorare l'impatto delle politiche e dei programmi di sviluppo. Era finanziato dal Regno Unito ed è progettato per aiutare il , Commonwealth CDO) e altri dipartimenti e partner governativi del Regno CP_14 Controparte_15 Unito a essere innovativi e reattivi alle sfide di sviluppo complesse e in rapido cambiamento. Cfr: IDS, Knowledge,
Evidence and Learning for Development (K4D), s.d., https://www.ids.ac.uk/programme-and-centre/knowledge- evidence-andlearning-for-development-k4d/ 21 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 maggio 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf; 22 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 maggio 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf; 23 USDOS – US Department of State, 2022 Country Report on Human Rights Practices: Bangladesh, 20 March 2023, https://www.ecoi.net/en/document/2089426.html 24 Bangladesh election: PM IK HA wins fourth term in controversial vote (bbc.com) 25 Bangladesh election: PM IK HA wins fourth term in controversial vote (bbc.com), cit. 26 Definite nel Rapporto di ICG come le “più violente” nella storia del Paese con centinaia di morti (vedasi:
IO Crisis Group-ICG, Mapping Bangladesh Political crisis, Asia Report no.264, 9 february 2015, p.3, https://www.ecoi.net/en/file/local/1310017/1226_1424080771_264-mappingbangladesh-s-political-crisis.pdf;)
Come anche riportato dalla World Bank, più di 500 persone sono morte durante gli scontri avvenuti durante le elezioni del 2014, e 100 durante la commemorazione delle vittime del 2014, avvenuta l'anno seguente (vedasi World Bank, World Bank Report No. 103723- BD – Country Partnership Framework for Bangladesh for the period FY16-FY20,
2016 http://documents.worldbank.org/curated/en/362231468185032193/pdf/103723-REVISED-PUBLIC-IDA-R2016- 0041.pdf,).
Si veda anche: AI, Public Statement, 20 January 2015, https://www.amnesty.org/en/documents/asa13/0001/2015/en/; 27 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 May 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf; 9 di violenza interna all' e 30 episodi di violenza interna al BNP. 45 persone sono CP_12 state uccise e 2.618 ferite in conflitti interni all' mentre una persona è stata uccisa e CP_12
228 persone sono rimaste ferite in conflitti all'interno del Secondo lo ITd States Institute CP_16 of Peace (USIP) 29 , anche nel 2023 la violenza politica ha continuato ad essere un tratto saliente della politica bengalese30.
Nel luglio 2024, per quattro settimane la capitale Dacca è stata scossa da proteste degli studenti universitari che protestavano contro le quote di posti di lavoro riservate ai discendenti dei combattenti nella guerra di liberazione del 1971. Le proteste sono state represse da brutale violenza della polizia. Il Governo ha imposto un completo black out nelle comunicazioni, spegnendo internet e imponendo restrizioni ai servizi telefonici. Le fonti riportano che l'ala studentesca dell' CP_12
che supporta il governo, nota come Bangladesh Chattra League, ha utilizzato una forza
[...] brutale contro i manifestanti. I rapporti dei media indicano che almeno 150 persone sono rimaste uccise negli scontri e migliaia sono rimaste ferite31.
Il dilagare delle proteste ha indotto il IM TR a lasciare il proprio incarico il 7 agosto Per_7
2024 e a fuggire dal Paese. Poche ore dopo la fuga di il Presidente Mohammed Per_7
BU ha ordinato il rilascio dalla detenzione di dell'ex primo ministro e di tutti Persona_8 gli studenti che erano stato arrestati durante le proteste32.
Il giorno successivo, l'8 agosto 2024, Il Presidente ha affidato l'incarico di IM TR ad interim al premio nobel per l'economia sostenuto dagli studenti in protesta e da Persona_9 lungo tempo oppositore del IM TR HA33.
In un'intervista del 8 ottobre 2024, il IM TR ad interim noto per le sue Persona_9 teorie sulla possibilità di alleviare la povertà con il ricorso al microcredito, ha annunciato che nuove elezioni seguiranno solo dopo l'adozione delle necessarie riforme34.
Per quanto riguarda la questione del confine indiano-bengalese, il Bangladesh e l'India hanno vissuto controversie sui confini negli ultimi decenni, con alcune schermaglie transfrontaliere e uccisioni tra o da parte di agenzie di sicurezza di frontiera35. Lungo il confine indo-bengalese – una striscia di terra lunga 4000 km la minaccia di gruppi terroristici è diventata più preoccupante e la libertà di movimento dei civili è stata via via più limitata in seguito agli attacchi terroristici legati all'11 settembre 2001. Le attività della polizia di frontiera sono diventate sempre più restrittive e violente, soprattutto quelle delle Forze di Sicurezza di Frontiera indiane (BSF) 36. Nonostante nel Part 2015 sia stato firmato un accordo37 tra il Governo bengalese e quello indiano, le sono accusate di continue violazioni dei diritti umani (uccisioni, torture e rapimenti) nei confronti delle persone che vivono o si spostano lungo il confine38. Nel 2022, 18 cittadini bengalesi sono stati uccisi e 21 sono stati feriti dall' Indian Border Security Force: 14 sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e quattro in seguito a torture.39. Secondo OD: “il governo del Bangladesh non ha assunto alcun ruolo efficace nel fermare tali violenze. Non è stato perseguito un solo caso di omicidio di un cittadino del Bangladesh lungo il confine” 40 .
Per quanto concerne infine le dinamiche conflittuali nella regione collinare di Chittagong
(Chittagong Hill Tracts, o CHT) 41, in una situazione in cui le comunità indigene di CHT sono vittime di discriminazioni e abusi da parte di comunità religiose musulmane nell'inerzia dello Stato42, i gruppi indigeni (tra cui i combattono per vedere riconosciuti i propri diritti alla Per_10 terra. Gli accordi di pace firmati nel 1997, che prevedono quote di partecipazione politica a livello sia locale che nazionale, non sono mai stati pienamente rispettati43. Il governo bengalese ha utilizzato lo strumento della repressione militare, ogni qual volta siano sorti conflitti aperti nella zona44. Secondo per tutto il 2022, le tensioni sociali e l'emarginazione degli indigeni sono CP_6 continuate nei CHT45. The Diplomat, edizione del 22 novembre 2022, ha riportato che circa 270 rifugiati, tra cui donne e bambini, sono fuggiti dal CHT nello stato indiano nordorientale di
, a seguito di un'intensa operazione delle forze di sicurezza del Bangladesh contro i Pt_6 militanti locali46.47
In conclusione, alla luce delle informazioni sopra riportate, il Bangladesh soffre di gravissimi problemi, alcuni dei quali ormai endemici, connessi alla povertà estrema di una parte significativa 37 Accordo che ha sancito il trasferimento di 162 enclavi di terra tra i due paesi, a seconda dell'ubicazione dei terreni, impattando direttamente sulla vita di 53,000 persone (vedasi: il Comunicato-stampa del Governo indiano del 20 novembre 2015, https://www.mea.gov.in/pressreleases.htm?dtl/26048/Exchange+of+enclaves+between+India+and+Bangladesh; 38 Nel suo rapporto annuale 2020, l'organizzazione per i diritti umani bengalese OD ha evidenziato che “le uccisioni, la tortura e il rapimento di cittadini del Bangladesh da parte delle forze di polizia di frontiera indiane (BSF) e' proseguita nel 2020” (OD, Annual Human Rights Report 2020, Bangladesh, 25 January 2021, https://www.fidh.org/IMG/pdf/annual-hr-report-2020_eng.pdf; Si veda anche: OD, Three-month Human Rights
Monitoring Report on Bangladesh (January-March 2019), http://odhikar.org/wp- content/uploads/2019/10/HRR_Jannuary-March_2019
_Eng.pdf; 30 OD, ANNUAL HUMAN RIGHTS REPORT 2022 BANGLADESH, 30 gennaio 2023, p. 49, https://www.icnl.org/wp-content/uploads/AHRR2022_English_30.01.2023.pdf 39 OD, ANNUAL HUMAN RIGHTS REPORT 2022 BANGLADESH, 30 gennaio 2023, p. 49, https://www.icnl.org/wp-content/uploads/AHRR2022_English_30.01.2023.pdf 40 Ibidem;
41 Per approfondimento si veda: Amnesty IO UK, Hidden Bangladesh: Violence and Brutality in the
Chittagong Hill Tracts., 21 agosto 2015, https://www.amnesty.org.uk/groups/wirksworth-and-district/hidden- bangladesh-violence-and-brutality-chittagong-hill-tracts 42 USDOS Report, 2021 Country-Report on Human Rights Practices - Bangladesh, 12 April 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2071164.html; 43 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 May 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf,
p.19. 44 Ibidem; 45 USDOS, 2022 Country Report on Human Rights Practices: Bangladesh, 20 marzo 2023, https://www.ecoi.net/en/document/2089131.html 46 The Diplomat, KI-Chin Refugees From Bangladesh Take Shelter in , 22 novembre 2022, Pt_6 https://thediplomat.com/2022/11/kuki-chinrefugees-from-bangladesh-take-shelter-in-mizoram/ 47 The Diplomat, Why Did Bangladesh's KI Chin Flee to India's Northeast?, 21 febbraio 2023, https://thediplomat.com/2023/02/why-didbangladeshs-kuki-chin-flee-to-indias-northeast/
11 della popolazione, ai disastri climatici, alla violazione gravi dei diritti umani, alla repressione dell'opposizione politica e all'esplosione di violenza per motivi politici soprattutto in occasione delle elezioni nazionali, alla violazione dei diritti delle minoranze etniche e alla violenza sul confine con l'India. Si tratta di problemi molto gravi che fanno del Bangladesh un Paese politicamente instabile, nell'incapacità dello Stato di affrontare la povertà e di tutelare i diritti fondamentali di una parte ampia della popolazione. Tuttavia, non si riscontrano conflitti armati interni o internazionali secondo le definizioni sopra riportate e i casi di violenza, pur intensa, risultano sporadici e incidenti su una parte limitata della numerosissima popolazione del Paese, non assumendo il carattere della
“generalizzazione”, quindi non integrando il rischio effettivo di danno grave nel senso di cui all'art. 14, lett. c) D. Lgs. 251/2007 per la popolazione civile;
né il richiedente ha allegato caratteristiche individuali che lo esporrebbero ad un rischio più elevato secondo il concetto della scala progressiva del paragrafo 39 della Sentenza Elgafaji della Corte di giustizia dell'Unione europea.
§ La protezione umanitaria e la protezione speciale assicurata dal d.l.130/2020.
Va premesso che il presente giudizio, nel merito, ha come oggetto l'accertamento del diritto soggettivo del ricorrente al rilascio di permesso di soggiorno per protezione speciale introdotto dal d.l.20/2023, convertito con modificazione in legge n.50/2023.
Preliminarmente si deve dare atto che in data 11 marzo 2023 è entrato in vigore il d.l. 20/2023 recante «Disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare» –convertito con modificazione nella legge n.
50 del 2023, entrata in vigore il 6 maggio 2023.
La nuova normativa prevede, tra l'altro, l'abrogazione del terzo e quarto periodo dell'articolo 19, comma 1.1 del TU sull'immigrazione. L'intervento abrogativo, che non va in ogni caso ad incidere sull'articolo 5 comma 6 del TUI, trova applicazione solo per le nuove domande di protezione, come espressamente stabilito dalla norma transitoria, con espressa esclusione delle istanze già presentate al 11 marzo 2023 e dei casi in cui lo straniero ha già ricevuto l'invito alla presentazione dell'istanza da parte della Questura competente
(art.7 del D.l.20/2023). La disciplina applicabile al caso di specie, ratione temporis, resta pertanto, quella dettata dall'art.19.1.1, come introdotta dal D.L.130/2020 che ha modificato l'art. 19 del D.
Lgs. 286/1998, estendendo espressamente - al paragrafo 1.1. - l'ambito di applicazione del divieto di espulsione ai casi in cui il cittadino straniero rischi di essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti ed ha previsto il divieto di espulsione dello straniero e correlativamente il rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale -di durata biennale ex articolo 32 terzo comma de
D.lgs. 25 del 2008- anche nell'ipotesi in cui l'allontanamento dal territorio nazionale possa comportare la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare della persona, salve ragioni di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica.
Come sottolineato dalla Corte di cassazione, “la nuova protezione speciale (di cui al D.L.130/2020) si presenta, prima facie, caratterizzata da un compasso di ampiezza almeno corrispondente a quello della protezione umanitaria previgente all'entrata in vigore del D. L. n. 113 del 2018, convertito con modificazioni nella Legge n. 132 del 2018, nell'interpretazione che di detta forma di protezione è fornita dal consolidato orientamento di questa Corte (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 4455 del 23/02/2018, Rv. 647298; Cass. Sez. U, Sentenza n. 29459 del 13/11/2019, Rv. 656062-02; Cass.
Sez. 1, Ordinanza n. 17130 del 14/08/2020, Rv. 658471; Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 1104 del
20/01/2020, Rv. 656791)” (Cass. n. 3705/2021).
La sentenza delle Sezioni IT (n. 24413/21) ha poi definitivamente sancito la retroattività della formulazione dell'art. 19. 1.1. del d.l.130/2020 alle cause pendenti.
12 Con riferimento quindi alla protezione speciale garantita dalle previsioni dell'articolo 19.1.1.
T.U.I. d.l.130/2020, il giudice è chiamato a condurre una valutazione delle condizioni di vita privata e familiare in Italia del richiedente protezione, tenendo conto della natura ed effettività dei vincoli familiari, dell'effettivo inserimento sociale in Italia, della durata del soggiorno nel territorio nazionale nonché dell'esistenza di legami familiari, culturali e sociali con il Paese d'origine. Secondo quanto chiarito dalla Corte di cassazione, la valutazione circa l'esigenza di tutela della vita privata e familiare del ricorrente non va condotta sulla base di un giudizio di comparazione con la condizione di vita in cui egli verserebbe se tornasse nel Paese di origine, dovendosi tenere conto esclusivamente dei parametri contenuti nell'art. 19, co. 1.1, d.lgs. 286/1998; tale valutazione sulla vita privata e familiare va effettuata in modo complessivo ed unitario, considerando complessivamente gli elementi addotti dall'interessato, che non debbono essere soppesati singolarmente, in modo quindi atomistico, ma valutati globalmente nella loro reciproca interazione
(Cass., sez. I, 31.3.2023, n. 9080).
Nell'effettuare tale analisi, il giudice deve tenere conto di possibili situazioni di vulnerabilità. Sulla nozione di vulnerabilità, la Cassazione, in sede ricostruttiva, ha precisato: “Le Sezioni IT ... chiamate a stabilire come debba interpretarsi la nozione di "vulnerabilità" che costituisce il fondamento del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (nella disciplina applicabile ratione temporis), hanno affermato che tale presupposto di fatto può ricorrere in due serie di ipotesi (Cass. SU 29459/19, Rv. 656062-02). Giustifica il rilascio del permesso di soggiorno per casi speciali, in primo luogo, “la "vulnerabilità soggettiva", e cioè quella dipendente dalle condizioni personali del richiedente (come nel caso, ad esempio, dei motivi di salute o di età).
Il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, tuttavia, può essere giustificato anche dalla "vulnerabilità oggettiva": e cioè quella dipendente dalle condizioni del paese di provenienza del richiedente. Sussiste, in particolare, una condizione di vulnerabilità oggettiva quando nel paese di provenienza del richiedente protezione sia a questi impedito l'esercizio dei diritti fondamentali della persona. Impedimento che non necessariamente deve essere di diritto, ma può essere anche soltanto di fatto”. (Cass. n. 33228 del 25/05/2021).
Orbene nel caso di specie, il ricorrente non ha prodotto nessun elemento che consenta di valutare la sua situazione di integrazione in Italia nonostante sia stato messo in condizione di offrire prove e all'avvocato sia stato assegnato uno specifico termine per dedurre sul punto. La difesa ha depositato due contratti di lavoro per complessivi tre mesi di lavoro tra giungo 2019 e l'inizio del 2020, con mansioni di lavapiatti, senza provare, con buste-paga, dichiarazioni fiscali o in altro modo, che i rapporti abbiano avuto effettiva esecuzione. In ogni caso tre mesi di lavoro in oltre 6 anni di permanenza in Italia non sono idonei a provare che il ricorrente abbia sviluppato una vita privata o una vita familiare meritevoli di protezione;
nonostante il ricorrente abbia espressamente invitato la difesa, assegnandole uno specifico termine, questa non ha chiarito dove il ricorrente abbia vissuto, se abbia appreso la lingua, se abbia studiato, se abbia sviluppato relazioni sociali o familiari, se sia in condizione di condurre in autonomia la propria vita in Italia. Nulla poi ha chiarito sulla
“situazione psicologica” del ricorrente.
Il Collegio non è pertanto stato nemmeno posto nella condizione di valutare la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione nazionale che deve essere così respinta.
§ Le spese di lite
Nulla non essendo l'Amministrazione costituita in giudizio.
§ Gratuito patrocinio
13 Il collegio provvede con separato e contestuale decreto a liquidare i compensi al difensore in relazione all'ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato.
P.Q.M.
- Rigetta il ricorso.
Nulla sulle spese.
Manda alla cancelleria per la comunicazione alle parti.
Catania, 08.05.2025
Il presidente estensore
Dott. Luca Perilli
14 1. DA COMPARE FOOTNOTE PAGES 1 Come definiti dall'art. 7: si deve trattare di atti sufficientemente gravi, per natura e frequenza, tali da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali, ovvero costituire la somma di diverse misure, il cui impatto si deve risolvere in una grave violazione dei medesimi diritti. 2 Stato, partiti o organizzazioni che controllano lo Stato o gran parte del suo territorio, soggetti non statuali se i responsabili dello Stato o degli altri soggetti indicati dalla norma non possano o non vogliano fornire protezione. 3 Gli atti di persecuzione devono essere riconducibili a motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale, opinioni politica. 5 4 La ha denunciato in un comunicato stampa rilasciato nell'agosto del Parte_4 2020 che “almeno 572 persone sono state oggetto di sparizione forzata tra il 2009 e luglio 2020” (vedasi: Freedom House, Freedom in the World 2022-Bangladesh, 28 February 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2071851.html;
Nel dicembre 2021 il Governo USA ha posto sanzioni verso diversi leaders facenti parte delle forze di sicurezza d'elite del Bangladesh, (il Rapid Action Battalion-RAB) incaricate di operazioni anti-crimine e anti-terrorismo e accusate di aver compiuto 600 esecuzioni extra-giudiziali e di essere coinvolto in centinaia di sparizioni forzate (Freedom House Report, supra cit.). 5 Si veda a titolo di esempio il Rapporto di Amnesty IO (AI, The State of the World Human Rights 2021-
Bangladesh 2021, 29 March 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2070290.html;
) ed il rapporto di Human Rights Watch-HRW, World Report 2022 – Bangladesh, 13 January 2022, https://www.ecoi.net/en/document/2066483.html;
OD, Annual Human Rights Report 2020 – Bangladesh, 25 January 2021, https://www.fidh.org/IMG/pdf/annual-hr- report-2020_eng.pdf; 6BBC, Bangladesh country profile, 26 maggio 2023, https://www.bbc.com/news/world-south-asia-12650940 7 L'INFORM Risk Index è una valutazione open source del rischio globale per le crisi e i disastri umanitari della
Commissione Europea. Cfr. – , Inform Risk, s.d., https://drmkc.jrc.ec.europa.eu/inform- CP_4 CP_5 index/INFORM-Risk 7 28 ODHIKAR, Annual Human Rights Report 2022 Bangladesh, 30 gennaio 2023, p. 22, https://www.icnl.org/wp- content/uploads/AHRR-2022_English_30.01.2023.pdf 29 “Lo è un istituto statale, apartitico ed indipendente, fondato dal Congresso e dedito Controparte_17 alla tesi che un mondo senza conflitti violenti è possibile, pratico ed essenziale per la sicurezza degli Stati Uniti e globale”, cfr. USIP, About USIP, s.d., https://www.usip.org/about 30 USIP, Three Things to Watch as Bangladesh's National Election Season Heats Up, 15 giugno 2023, https://www.usip.org/publications/2023/06/threethings-watch-bangladeshs-national-election-season-heats 31 Overview of Events: Bangladesh July 2024: A Month of Protests, Frustrations, and Expectations (freiheit.org) 32 Euphoria in Bangladesh after PM flees country (bbc.com) Persona_7 33 Nobel Laureate becomes head of interim government in Bangladesh | Euronews Persona_9 34 Bangladesh's interim leader says reforms will come before elections (msn.com) Per_9 35 University of Birmingham, K4D – Knoweldge, evidence and learning for development, Conflict analysis of
Bangladesh, 13 May 2019, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/599_Bangladesh_Conflict_Analysis.pdf. P.20 36 Ibidem;
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