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Sentenza 25 marzo 2025
Sentenza 25 marzo 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Pavia, sentenza 25/03/2025, n. 167 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Pavia |
| Numero : | 167 |
| Data del deposito : | 25 marzo 2025 |
Testo completo
Tribunale di Pavia
SEZIONE PRIMA
VERBALE D'UDIENZA
N. R.G. 807/2024
All'udienza del 25/03/2025, davanti al Giudice Federica Ferrari, sono comparsi mediante connessione da remoto tramite l'utilizzo dell'applicazione Microsoft Teams: per i ricorrenti, l'Avv. PEDONE VINCENZO per la parte convenuta, dott.ssa Isernia;
Parte resistente chiede che alla presente causa vengano riuniti i seguenti procedimenti
R. G. n. 1575/2024 e 1728/2024, chiamati all'odierna udienza e pendenti avanti lo stesso giudice.
L'avv Pedone non si oppone
Il Giudice ritenuti sussistenti i presupposti di legge riunisce alla presente causa i procedimenti numero: R. G. n. 1575/2024 e 1728/2024.
La si riporta alle eccezioni di cui alla memoria di costituzione in relazione CP_1
alla ricorrente L'avv Pedone insiste anche per l'annualità 2024/2025 per la Parte_1
ricorrente Parte_1
I difensori discutono la causa. La giudice si ritira in camera di consiglio e decide come da contestuale motivazione che in assenza dei difensori deposita nel fascicolo telematico
Il giudice del lavoro
Federica Ferrari REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale di PAVIA
SEZIONE LAVORO
Il Tribunale, nella persona del giudice del lavoro dott. Federica Ferrari ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa civile di I Grado iscritta al n 807/2024 R.G. promossa da:
, C. F. , Parte_2 C.F._1
Cui sono state riunite le cause civili di I grado iscritte con R. G. n. 1575/2024 e
1728/2024 rispettivamente promosse da:
C. F. , C. F. Parte_3 CodiceFiscale_2 Parte_4
, tutti rappresentati e difesi dall'avv. PEDONE VINCENZO ed C.F._3
elettivamente domiciliati presso lo studio della stessa sito in Via Sant'Anna II Tronco
n.38, Reggio Di Calabria;
RICORRENTI
Contro
(C. F. ), in persona Controparte_2 P.IVA_1
del Ministro in carica pro tempore, rappresentato e difeso giusta delega ex art. 417 bis c.p.c. dalla dott.ssa , dott.ssa Maria Isernia e dalla dott.ssa Persona_1 Per_2 funzionarie in servizio presso l'Uff. XII – Ambito Territoriale di Pavia, Piazza Italia n.
4
RESISTENTE
Oggetto: Carta elettronica del docente – docenti con contratti a termine
Conclusioni di parte ricorrente
Come proposte nei ricorsi introduttivi.
Conclusioni di parte resistente
Come dedotte nelle comparse di costituzione.
MOTIVI DELLA DECISIONE
La Carta del Docente consiste in un bonus economico annuo di € 500,00, utilizzabile esclusivamente per beni e i servizi individuati al comma 121 dell'art.1, l. 107/2015.
Nello specifico, si tratta di una misura concepita al fine di implementare la formazione e la preparazione del personale docente.
Nella medesima ottica e in ossequio a quanto stabilito al successivo comma 122 del medesimo articolo, è stato emanato il DPCM 23 settembre 2015, poi sostituito con il
DPCM 28 novembre 2016, che all'art. 3 individua quali beneficiari: “docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”.
È necessario evidenziare, innanzi tutto, come la disciplina impugnata si ponga in contrasto con importanti principi costituzionali. Le previsioni riportate pongono in essere un'ingiustificata disparità di trattamento tra personale con contratto a tempo indeterminato e personale con contratto a tempo determinato che non rinviene la propria motivazione in criteri di natura oggettiva.
Questo divario è infatti posto in essere a sfavore di lavoratori di cui l'amministrazione scolastica regolarmente usufruisce e che svolgono le medesime mansioni e sono sottoposti agli stessi obblighi del personale a tempo indeterminato. È evidente, dunque, come l'esclusione di tali soggetti dalla categoria dei destinatari del bonus economico si ponga in contrasto con il principio di non discriminazione di cui all'art. 3 Cost.
La disciplina predisposta dal legislatore comporta inoltre la perdita per il personale non di ruolo di opportunità di formazione, con il risultato che i docenti rientranti in tale categoria hanno una preparazione minore e che pertanto le istituzioni scolastiche forniscono così un servizio peggiore, in violazione del principio di buono andamento della Pubblica Amministrazione di cui all'art. 97 Cost.
Tale esclusione contravviene anche all'obbligo dello Stato, sancito all'art. 35 Cost., di curare l'elevazione professionale e la formazione dei lavoratori, principio che è altresì ripreso ed esplicato anche nell'ambito della normativa di settore, difatti l'art. 282, d. lgs. 287/1994 dispone che la formazione costituisce per il personale docente diritto (- dovere) fondamentale. Tale principio è poi concretizzato nelle previsioni di cui all'art. 63 del CCNL, per cui l'Amministrazione è tenuta a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio, e nell'art. 64 del medesimo
Accordo, per cui la partecipazione ad attività di formazione costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo del personale docente.
Del medesimo avviso è il Consiglio di Stato che, nella sent. 1842/2022, statuisce: “un tale sistema collide con i precetti costituzionali degli artt. 3, 35 e 97 Cost. sia per la discriminazione che introduce a danno dei docenti non di ruolo (resa palese dalla mancata erogazione di uno strumento che possa supportare le attività volte alla loro formazione e dargli pari chances rispetto agli altri di aggiornare la loro preparazione), sia, ancor di più, per la lesione del principio di buon andamento della P.A.: invero, la differenziazione appena descritta collide con l'esigenza del sistema scolastico di far sì che sia tutto il personale docente (e non certo esclusivamente quello di ruolo) a poter conseguire un livello adeguato di aggiornamento professionale e di formazione, affinché sia garantita la qualità dell'insegnamento complessivo fornito agli studenti. In altre parole, è evidente la non conformità ai canoni di buona amministrazione di un sistema che, ponendo un obbligo di formazione a carico di una sola parte del personale docente (e dandogli gli strumenti per ottemperarvi), continua nondimeno a servirsi, per la fornitura del servizio scolastico, anche di un'altra aliquota di personale docente, la quale è tuttavia programmaticamente esclusa dalla formazione e dagli strumenti di ausilio per conseguirla: non può dubitarsi, infatti, che, nella misura in cui la P.A. si serve di personale docente non di ruolo per l'erogazione del servizio scolastico, deve curare la formazione anche di tale personale, al fine di garantire la qualità dell'insegnamento fornito agli studenti. Ma se così è - e invero non si vede come possa essere diversamente, altrimenti si manterrebbero nell'insegnamento docenti non aggiornati, né formati - il diritto-dovere di formazione professionale e aggiornamento grava su tutto il personale docente e non solo su un'aliquota di esso (…)”.
Nella stessa pronuncia, il Consiglio di Stato afferma inoltre che l'interpretazione della normativa che istituisce la Carta del Docente va operata alla luce delle regole in materia di formazione dettate dal Contratto Collettivo di settore, ovverosia gli artt. 63 e 64
CCNL, che, come già esaminato, qualificano la formazione come un diritto per tutto il personale docente.
L'illegittimità della disciplina è stata rilevata anche a livello europeo, difatti la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato, nell'ordinanza del 18/05/2022 emessa nell'ambito della Causa C-450/21, che il comma 121, art. 1 della l. 107/2022 è incompatibile con la clausola 4 punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio nella parte in cui non attribuisce ai docenti a tempo determinato l'accesso al bonus annuo di € 500,00.
Siffatto orientamento giurisprudenziale è stato da ultimo confermato dalla Corte di
Cassazione, la quale con l'ordinanza n. 29961/2023 ha affermato che la Carta Docenti di cui all'art. 1 comma 121 l. n. 107/2015 spetta: 1) Ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi fino al 31.08, ai sensi dell'art. 4 comma 1 l. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività didattiche, ovverossia fino al 30.06, ai sensi dell'art. 4, comma secondo, della legge n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo di una domanda in tal senso diretta al;
CP_2
2) Ai docenti di cui sopra, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n.
107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta
Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi e rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della legge n.
724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione;
3) Ai docenti di cui sopra, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze, spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice di merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale, o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio;
4) l'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948 n. 4 c.c., che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4 comma 1 e 2 l. n. 124/1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta Docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, è decennale e il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico.
In virtù di quanto sopra esposto, si ritiene che il ricorso possa trovare accoglimento e che sussiste l'obbligo per l'Amministrazione scolastica di garantire strumenti e risorse per la formazione a tutto il personale docente, senza distinzione tra personale a tempo determinato e a tempo indeterminato.
In base a tali presupposti, può dunque riconoscersi il diritto dei ricorrenti all'assegnazione del bonus economico come di seguito specificato:
− per gli a. s. 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024; Parte_2
− per gli a. s. 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023; Parte_3
− per gli a. s. 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023. Parte_4
Quanto alla richiesta avanzata da anche in relazione all'anno in corso, Parte_3
nel corso del quale la ricorrente ha ricevuto un incarico di supplenza fino al 31.8.2025, il Ministero ha correttamente evidenziato che la Legge di Bilancio n. 207 del 30 dicembre 2024 (in vigore dallo 01/01/2025), all'art.1, comma 572, nel modificare l'articolo 1, comma 121, della legge 13 luglio 2015, n. 107 così ha disposto: “a) al primo periodo, dopo le parole: «del docente di ruolo» sono inserite le seguenti: «e del docente con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile»; b) al secondo periodo, le parole: «nominale di euro» sono sostituite dalle seguenti: «fino a euro»; c) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Con decreto del Ministro dell' CP_1
e del merito, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definiti i criteri e le modalità di assegnazione della Carta nonché annualmente l'importo nominale della stessa sulla base del numero dei docenti di cui al primo periodo e delle risorse di cui al comma 123». Pertanto, seppur in forza di circostanze sopravvenute, la parte non ha diritto nella presente sede a richiedere l'annualità in commento in quanto titolare di un rapporto con scadenza al 31 agosto 2025 e quindi già del diritto alla carta docente. Tale disposizione, come detto, ha esteso il beneficio anche ai docenti “con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile”, rideterminando però in via generale tale bonus, non più previsto in misura fissa, ma “fino a euro” 500,00.
La domanda formulata dal ricorrente in relazione all'incarico annuale ricevuto nel corrente anno scolastico non può, quindi, oggi trovare accoglimento posto che il legislatore in corso di causa ha riconosciuto il beneficio per tale tipo di supplenze, ponendo fine alla condotta discriminatoria.
Vista la causa petendi dedotta in giudizio, quindi, il beneficio non può oggi essere riconosciuto al ricorrente per l'annualità 2024/25. Qualora, poi, il docente non ottenga il riconoscimento della Carta per il servizio annuale svolto nel corrente anno scolastico
(eventualità, peraltro, poco probabile vista l'automaticità della liquidazione), lo stesso potrà agire nei confronti dell'amministrazione chiedendo l'applicazione dell'art. 1 comma 572 della L. 207/24 e non lamentando la sussistenza di un trattamento discriminatorio (che per le supplenze annuali ormai non ricorre).
Le spese di lite, liquidate così come in dispositivo facendo applicazione dei valori previsti per lo scaglione di riferimento dal D.M. n. 55/14, aggiornati da ultimo dal D.M.
n.147 del 13.8.2022, seguono la soccombenza e vengono liquidate nei minimi, considerato che trattasi di contenzioso divenuto seriale e che la prestazione professionale della difesa non comporta nei singoli procedimenti l'esame di specifiche e distinte questioni di fatto e di diritto, con aumento del 30% per ogni ricorso riunito
P.Q.M.
Il Giudice del Lavoro, visto l'art. 429 c.p.c. e definitivamente pronunciando, accerta e dichiara il diritto dei ricorrenti ad ottenere la carta docente, come di seguito specificato:
− per gli a. s. 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024; Parte_2
− per gli a. s. 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023 Parte_3
− per gli a. s. 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023; Parte_4
condanna l'Amministrazione convenuta a mettere a disposizione delle parti ricorrenti detta carta docente (o altro equipollente) per poterne fruire nel rispetto dei vincoli di legge;
condanna, altresì, il , in persona del pro Controparte_2 CP_3 tempore, alla rifusione delle spese di lite sostenute dai ricorrenti, liquidate in complessivi € 2100 per compenso professionale, € 98,00 per C.U., oltre 15% per spese generali, IVA e CPA come per legge e che distrae a favore del difensore anticipatario.
Pavia, 25/03/2025
Il giudice del lavoro
Federica Ferrari
SEZIONE PRIMA
VERBALE D'UDIENZA
N. R.G. 807/2024
All'udienza del 25/03/2025, davanti al Giudice Federica Ferrari, sono comparsi mediante connessione da remoto tramite l'utilizzo dell'applicazione Microsoft Teams: per i ricorrenti, l'Avv. PEDONE VINCENZO per la parte convenuta, dott.ssa Isernia;
Parte resistente chiede che alla presente causa vengano riuniti i seguenti procedimenti
R. G. n. 1575/2024 e 1728/2024, chiamati all'odierna udienza e pendenti avanti lo stesso giudice.
L'avv Pedone non si oppone
Il Giudice ritenuti sussistenti i presupposti di legge riunisce alla presente causa i procedimenti numero: R. G. n. 1575/2024 e 1728/2024.
La si riporta alle eccezioni di cui alla memoria di costituzione in relazione CP_1
alla ricorrente L'avv Pedone insiste anche per l'annualità 2024/2025 per la Parte_1
ricorrente Parte_1
I difensori discutono la causa. La giudice si ritira in camera di consiglio e decide come da contestuale motivazione che in assenza dei difensori deposita nel fascicolo telematico
Il giudice del lavoro
Federica Ferrari REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale di PAVIA
SEZIONE LAVORO
Il Tribunale, nella persona del giudice del lavoro dott. Federica Ferrari ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa civile di I Grado iscritta al n 807/2024 R.G. promossa da:
, C. F. , Parte_2 C.F._1
Cui sono state riunite le cause civili di I grado iscritte con R. G. n. 1575/2024 e
1728/2024 rispettivamente promosse da:
C. F. , C. F. Parte_3 CodiceFiscale_2 Parte_4
, tutti rappresentati e difesi dall'avv. PEDONE VINCENZO ed C.F._3
elettivamente domiciliati presso lo studio della stessa sito in Via Sant'Anna II Tronco
n.38, Reggio Di Calabria;
RICORRENTI
Contro
(C. F. ), in persona Controparte_2 P.IVA_1
del Ministro in carica pro tempore, rappresentato e difeso giusta delega ex art. 417 bis c.p.c. dalla dott.ssa , dott.ssa Maria Isernia e dalla dott.ssa Persona_1 Per_2 funzionarie in servizio presso l'Uff. XII – Ambito Territoriale di Pavia, Piazza Italia n.
4
RESISTENTE
Oggetto: Carta elettronica del docente – docenti con contratti a termine
Conclusioni di parte ricorrente
Come proposte nei ricorsi introduttivi.
Conclusioni di parte resistente
Come dedotte nelle comparse di costituzione.
MOTIVI DELLA DECISIONE
La Carta del Docente consiste in un bonus economico annuo di € 500,00, utilizzabile esclusivamente per beni e i servizi individuati al comma 121 dell'art.1, l. 107/2015.
Nello specifico, si tratta di una misura concepita al fine di implementare la formazione e la preparazione del personale docente.
Nella medesima ottica e in ossequio a quanto stabilito al successivo comma 122 del medesimo articolo, è stato emanato il DPCM 23 settembre 2015, poi sostituito con il
DPCM 28 novembre 2016, che all'art. 3 individua quali beneficiari: “docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”.
È necessario evidenziare, innanzi tutto, come la disciplina impugnata si ponga in contrasto con importanti principi costituzionali. Le previsioni riportate pongono in essere un'ingiustificata disparità di trattamento tra personale con contratto a tempo indeterminato e personale con contratto a tempo determinato che non rinviene la propria motivazione in criteri di natura oggettiva.
Questo divario è infatti posto in essere a sfavore di lavoratori di cui l'amministrazione scolastica regolarmente usufruisce e che svolgono le medesime mansioni e sono sottoposti agli stessi obblighi del personale a tempo indeterminato. È evidente, dunque, come l'esclusione di tali soggetti dalla categoria dei destinatari del bonus economico si ponga in contrasto con il principio di non discriminazione di cui all'art. 3 Cost.
La disciplina predisposta dal legislatore comporta inoltre la perdita per il personale non di ruolo di opportunità di formazione, con il risultato che i docenti rientranti in tale categoria hanno una preparazione minore e che pertanto le istituzioni scolastiche forniscono così un servizio peggiore, in violazione del principio di buono andamento della Pubblica Amministrazione di cui all'art. 97 Cost.
Tale esclusione contravviene anche all'obbligo dello Stato, sancito all'art. 35 Cost., di curare l'elevazione professionale e la formazione dei lavoratori, principio che è altresì ripreso ed esplicato anche nell'ambito della normativa di settore, difatti l'art. 282, d. lgs. 287/1994 dispone che la formazione costituisce per il personale docente diritto (- dovere) fondamentale. Tale principio è poi concretizzato nelle previsioni di cui all'art. 63 del CCNL, per cui l'Amministrazione è tenuta a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio, e nell'art. 64 del medesimo
Accordo, per cui la partecipazione ad attività di formazione costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo del personale docente.
Del medesimo avviso è il Consiglio di Stato che, nella sent. 1842/2022, statuisce: “un tale sistema collide con i precetti costituzionali degli artt. 3, 35 e 97 Cost. sia per la discriminazione che introduce a danno dei docenti non di ruolo (resa palese dalla mancata erogazione di uno strumento che possa supportare le attività volte alla loro formazione e dargli pari chances rispetto agli altri di aggiornare la loro preparazione), sia, ancor di più, per la lesione del principio di buon andamento della P.A.: invero, la differenziazione appena descritta collide con l'esigenza del sistema scolastico di far sì che sia tutto il personale docente (e non certo esclusivamente quello di ruolo) a poter conseguire un livello adeguato di aggiornamento professionale e di formazione, affinché sia garantita la qualità dell'insegnamento complessivo fornito agli studenti. In altre parole, è evidente la non conformità ai canoni di buona amministrazione di un sistema che, ponendo un obbligo di formazione a carico di una sola parte del personale docente (e dandogli gli strumenti per ottemperarvi), continua nondimeno a servirsi, per la fornitura del servizio scolastico, anche di un'altra aliquota di personale docente, la quale è tuttavia programmaticamente esclusa dalla formazione e dagli strumenti di ausilio per conseguirla: non può dubitarsi, infatti, che, nella misura in cui la P.A. si serve di personale docente non di ruolo per l'erogazione del servizio scolastico, deve curare la formazione anche di tale personale, al fine di garantire la qualità dell'insegnamento fornito agli studenti. Ma se così è - e invero non si vede come possa essere diversamente, altrimenti si manterrebbero nell'insegnamento docenti non aggiornati, né formati - il diritto-dovere di formazione professionale e aggiornamento grava su tutto il personale docente e non solo su un'aliquota di esso (…)”.
Nella stessa pronuncia, il Consiglio di Stato afferma inoltre che l'interpretazione della normativa che istituisce la Carta del Docente va operata alla luce delle regole in materia di formazione dettate dal Contratto Collettivo di settore, ovverosia gli artt. 63 e 64
CCNL, che, come già esaminato, qualificano la formazione come un diritto per tutto il personale docente.
L'illegittimità della disciplina è stata rilevata anche a livello europeo, difatti la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato, nell'ordinanza del 18/05/2022 emessa nell'ambito della Causa C-450/21, che il comma 121, art. 1 della l. 107/2022 è incompatibile con la clausola 4 punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio nella parte in cui non attribuisce ai docenti a tempo determinato l'accesso al bonus annuo di € 500,00.
Siffatto orientamento giurisprudenziale è stato da ultimo confermato dalla Corte di
Cassazione, la quale con l'ordinanza n. 29961/2023 ha affermato che la Carta Docenti di cui all'art. 1 comma 121 l. n. 107/2015 spetta: 1) Ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi fino al 31.08, ai sensi dell'art. 4 comma 1 l. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività didattiche, ovverossia fino al 30.06, ai sensi dell'art. 4, comma secondo, della legge n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo di una domanda in tal senso diretta al;
CP_2
2) Ai docenti di cui sopra, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n.
107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta
Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi e rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della legge n.
724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione;
3) Ai docenti di cui sopra, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze, spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice di merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale, o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio;
4) l'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948 n. 4 c.c., che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4 comma 1 e 2 l. n. 124/1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta Docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, è decennale e il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico.
In virtù di quanto sopra esposto, si ritiene che il ricorso possa trovare accoglimento e che sussiste l'obbligo per l'Amministrazione scolastica di garantire strumenti e risorse per la formazione a tutto il personale docente, senza distinzione tra personale a tempo determinato e a tempo indeterminato.
In base a tali presupposti, può dunque riconoscersi il diritto dei ricorrenti all'assegnazione del bonus economico come di seguito specificato:
− per gli a. s. 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024; Parte_2
− per gli a. s. 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023; Parte_3
− per gli a. s. 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023. Parte_4
Quanto alla richiesta avanzata da anche in relazione all'anno in corso, Parte_3
nel corso del quale la ricorrente ha ricevuto un incarico di supplenza fino al 31.8.2025, il Ministero ha correttamente evidenziato che la Legge di Bilancio n. 207 del 30 dicembre 2024 (in vigore dallo 01/01/2025), all'art.1, comma 572, nel modificare l'articolo 1, comma 121, della legge 13 luglio 2015, n. 107 così ha disposto: “a) al primo periodo, dopo le parole: «del docente di ruolo» sono inserite le seguenti: «e del docente con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile»; b) al secondo periodo, le parole: «nominale di euro» sono sostituite dalle seguenti: «fino a euro»; c) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Con decreto del Ministro dell' CP_1
e del merito, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definiti i criteri e le modalità di assegnazione della Carta nonché annualmente l'importo nominale della stessa sulla base del numero dei docenti di cui al primo periodo e delle risorse di cui al comma 123». Pertanto, seppur in forza di circostanze sopravvenute, la parte non ha diritto nella presente sede a richiedere l'annualità in commento in quanto titolare di un rapporto con scadenza al 31 agosto 2025 e quindi già del diritto alla carta docente. Tale disposizione, come detto, ha esteso il beneficio anche ai docenti “con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile”, rideterminando però in via generale tale bonus, non più previsto in misura fissa, ma “fino a euro” 500,00.
La domanda formulata dal ricorrente in relazione all'incarico annuale ricevuto nel corrente anno scolastico non può, quindi, oggi trovare accoglimento posto che il legislatore in corso di causa ha riconosciuto il beneficio per tale tipo di supplenze, ponendo fine alla condotta discriminatoria.
Vista la causa petendi dedotta in giudizio, quindi, il beneficio non può oggi essere riconosciuto al ricorrente per l'annualità 2024/25. Qualora, poi, il docente non ottenga il riconoscimento della Carta per il servizio annuale svolto nel corrente anno scolastico
(eventualità, peraltro, poco probabile vista l'automaticità della liquidazione), lo stesso potrà agire nei confronti dell'amministrazione chiedendo l'applicazione dell'art. 1 comma 572 della L. 207/24 e non lamentando la sussistenza di un trattamento discriminatorio (che per le supplenze annuali ormai non ricorre).
Le spese di lite, liquidate così come in dispositivo facendo applicazione dei valori previsti per lo scaglione di riferimento dal D.M. n. 55/14, aggiornati da ultimo dal D.M.
n.147 del 13.8.2022, seguono la soccombenza e vengono liquidate nei minimi, considerato che trattasi di contenzioso divenuto seriale e che la prestazione professionale della difesa non comporta nei singoli procedimenti l'esame di specifiche e distinte questioni di fatto e di diritto, con aumento del 30% per ogni ricorso riunito
P.Q.M.
Il Giudice del Lavoro, visto l'art. 429 c.p.c. e definitivamente pronunciando, accerta e dichiara il diritto dei ricorrenti ad ottenere la carta docente, come di seguito specificato:
− per gli a. s. 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024; Parte_2
− per gli a. s. 2020/2021, 2021/2022, 2022/2023 Parte_3
− per gli a. s. 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023; Parte_4
condanna l'Amministrazione convenuta a mettere a disposizione delle parti ricorrenti detta carta docente (o altro equipollente) per poterne fruire nel rispetto dei vincoli di legge;
condanna, altresì, il , in persona del pro Controparte_2 CP_3 tempore, alla rifusione delle spese di lite sostenute dai ricorrenti, liquidate in complessivi € 2100 per compenso professionale, € 98,00 per C.U., oltre 15% per spese generali, IVA e CPA come per legge e che distrae a favore del difensore anticipatario.
Pavia, 25/03/2025
Il giudice del lavoro
Federica Ferrari