Cass. pen., sez. V, sentenza 26/09/1991, n. 11407
CASS
Sentenza 26 settembre 1991

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Il disposto del secondo comma dell'art. 630 cod. pen. trova applicazione tutte le volte in cui la morte non sia voluta ne' conosciuta dall'agente, ma sia comunque derivata dal sequestro e ciò perché l'ulteriore evento è pur sempre ricollegabile alla condotta criminosa tipica del sequestro di persona a scopo di estorsione. Invero nel momento in cui il legislatore ha recepito un dato sociale - quale la frequenza, nei sequestri, della morte del sequestrato - ha anche ritenuto di considerare la morte di costui come conseguenza possibile del sequestro, sicché questa, alla stregua degli attuali normali accadimenti, è legata al sequestro sotto il profilo del nesso causale e, per tale ragione, va sempre imputata al reo, anche se non voluta, essendo irrilevante ogni atteggiamento psichico di inerzia (o di comodo agnosticismo) al cospetto di una realtà, normativa sì ma desunta da un'esperienza condotta su elementi effettuali, che conferisce al fatto iniziale (sequestro) la potenziale produttività dell'ulteriore evento; una forza cioè che rientra nella normale prevedibilità da parte dell'agente, quale elemento soggettivo sufficiente ad integrare in concreto la fattispecie in discorso. (La Cassazione ha altresì evidenziato che, stante la congiunzione "comunque" che figura nel suddetto comma la rilevanza della morte può essere esclusa solo se l'evento sia totalmente al di fuori del nesso causale col sequestro, come quando ad es. il rapito venga ucciso da persone e per ragioni totalmente estranei al sequestro e senza che i sequestratori abbiano potuto evitarla pur avendo posto in essere tutte le difese a loro disposizione).

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. pen., sez. V, sentenza 26/09/1991, n. 11407
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 11407
    Data del deposito : 26 settembre 1991

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