Sentenza 10 giugno 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Napoli, sentenza 10/06/2025, n. 4574 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Napoli |
| Numero : | 4574 |
| Data del deposito : | 10 giugno 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI NAPOLI
Sezione Lavoro
Il Tribunale di AP nella persona del giudice dott. Maria Rosaria Elmino in funzione di Giudice del Lavoro all'esito dell'udienza di discussione del 10 giugno 2025, udite le conclusioni delle parti, ha pronunciato ai sensi dell'art. 429 cpc la seguente S E N T E N Z A
nella causa iscritta al n. 23610/2023– R.G.
T R A
(cod. fisc. ), rappresentata e Parte_1 C.F._1 difesa – giusta procura in atti – dall'avv. Guido Marone presso il cui studio elettivamente domicilia in AP, alla Via L. Giordano n. 15; Ricorrente E
, in persona del p.t Controparte_1 CP_2
, in persona del Direttore Controparte_3
Generale p.t., entrambi rappresentati e difesi dal Dirigente dott. Vincenzo Romano ai sensi dell'art. 417-bis, comma 1, c.p.c., elett.te domiciliati come in atti;
Resistente Oggetto: carta docenti
FATTO E DIRITTO Con ricorso in riassunzione depositato in data 15/12/2023 e regolarmente
- a.s. 2016/2017, incarico di supplenza presso l'Istituto “Leonardo Albertini” di Roma (RM), per attività alternative all'insegnamento della religione cattolica;
- a.s. 2017/2018, incarico di supplenza presso l'Istituto “Leonardo Albertini” di Roma (RM), per un posto sostegno minorati psicofisici;
- a.s. 2018/2019, incarico di supplenza presso l'Istituto “Fratelli Cervi” di Roma (RM) per un posto normale e per l'insegnamento su classe concorsuale A022;
- a.s. 2019/2020, incarico di supplenza presso l'Istituto “Fratelli Cervi” di Roma (RM) per un posto normale e per l'insegnamento su classe concorsuale A022;
- a.s. 2020/2021, incarico di supplenza presso l'Istituto “Santa Beatrice” di Roma (RM) per un posto normale e per l'insegnamento su classe concorsuale A022 come da contratti allegati in atti;
di non aver ricevuto la “Carta Elettronica”, dell'importo nominale di € 500,00 (cinquecento/00), per gli anni scolastici innanzi indicati in quanto docente “precario”; che con nota dirigenziale della Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie del 15 ottobre 2015 il resistente aveva diramato alcune indicazioni operative per CP_1
l'attuazione della suddetta Carta secondo i criteri di assegnazione e le modalità di utilizzo disciplinate dal D.P.C.M. del 23 settembre 2015; a partire dall'a.s. 2015/2016 era stato previsto che tale somma sarebbe stata accreditata, in favore del personale docente, a partire dal mese di novembre 2015; che l'art. 3 del DPCM del 28.11.2016, recante la “Disciplina delle modalita' di assegnazione e utilizzo della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado” aveva confermato nuovamente l'esclusione per il personale docente assunto con contratto a tempo determinato dalla percezione di tale bonus: “1. La Carta e' assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”. Tanto premesso, richiamate la sentenza n. 1842/2022 del 16.03.2022 del Consiglio di Stato e le successive sentenze emesse da alcune corti di merito, nonché l'ordinanza del 18 maggio 2022 GCUE e facendo riferimento alla normativa scolastica, chiedeva nelle proprie conclusioni: “..affinché, contrariis rejectis, in accoglimento del presente ricorso e previa fissazione dell'udienza di discussione ex art. 415 cod. proc. civ., voglia così provvedere: per l'accertamento e la declaratoria del diritto del ricorrente, quale docente precario siccome destinatario di incarichi di supplenza annuale per gli aa.ss. 2016/2017, 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021, ad ottenere la cd. Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delli istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, prevista dall'art. 1, co. 121 della L. 13 luglio 2015 n. 107, con conseguente accredito dell'importo pari ad € 500,00 per ciascuna annualità di servizio;
per l'effetto, per la condanna dell'Amministrazione resistente ad erogare le somme di cui all'art. 1, co. 121 della L. 13 luglio 2015 n. 107 per ciascuna annualità effettivamente svolta con contratti a tempo determinato, per un importo complessivo pari ad € 2.500,00, mediante rilascio della Carta elettronica con le modalità previste per il personale docente di ruolo ovvero con modalità e funzionalità analoghe, e relativo accredito delle suddette somme;
in ogni caso, dichiarare la nullità e/o annullare o comunque disapplicare ex art. 63 del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 qualsiasi atto e/o provvedimento contrario, siccome irrimediabilmente invalido ed illegittimo, ivi compresi: a) il DPCM 23 settembre 2015, recante «Modalità di assegnazione e di utilizzo della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado», nella parte in cui delimita l'assegnazione di tale indennità soltanto al personale di ruolo;
b) la nota dirigenziale della Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie, prot. n. AOODGRUF.0015219 del 15 ottobre 2015, recante indicazioni CP_4 operative;
c) la nota dirigenziale del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, prot. n. AOODIPT.000035 del 7 gennaio CP_4
2016, recante indicazioni per la definizione del piano triennale per la formazione del personale;
d) il DPCM 29 novembre 2016, recante «Disciplina delle modalità di assegnazione e utilizzo della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado», nella parte in cui delimita l'assegnazione di tale indennità soltanto al personale di ruolo;
e) qualsiasi ulteriore atto premesso, connesso e/o consequenziale siccome lesivo dei diritti e degli interessi del ricorrente. Con condanna delle Amministrazioni resistenti al pagamento dei diritti, degli onorari, delle spese di giudizio, oltre ad IVA e CPA come per legge, con attribuzione al procuratore antistatario avv. Guido Marone”. Deduceva che, a seguito di declaratoria di incompetenza territoriale inderogabile da parte del Tribunale di Roma con ordinanza del 5.12.2023, aveva proceduto a riassumere il giudizio innanzi al Tribunale di AP, sezione lavoro, indicato quale organo competente;
si riportava alle allegazioni ed osservazioni di cui al precedente ricorso e ne riproduceva integralmente le conclusioni. Si costitutiva il con l' Controparte_1 [...] il quale chiedeva in via preliminare dichiarare il Controparte_3 difetto di giurisdizione del Giudice Ordinario, eccepiva l'intervenuta prescrizione del diritto alla percezione del 'bonus docente' per gli aa.ss. 2016/2017, 2017/18, 2019/2020 ed infine, nel merito, instava per il rigetto del ricorso. Il procuratore della parte ricorrente, in allegato al ricorso, produceva copia dei contratti di lavoro a tempo determinato stipulati dalla ricorrente (cfr in atti) nonché prova della permanenza della ricorrente nel sistema scolastico (contratto a tempo indeterminato stipulato a decorrere dal 01.09.2021 cfr. allegato note 4.11.24). Successivamente la parte ricorrente, aderendo all'eccezione di prescrizione, dichiarava di rinunciare al beneficio economico richiesto limitatamente alle annualità 2016/2017 e 2017/2018. La causa veniva rinviata per la discussione, quindi il giudice all'odierna udienza, udite le conclusioni, all'esito della Camera di Consiglio decideva la causa come da sentenza depositata al fascicolo telematico e di cui veniva data lettura.
Non sussistono dubbi circa la giurisdizione del giudice ordinario adito. Invero, è costante in giurisprudenza il principio secondo cui “In tema di pubblico impiego privatizzato, la controversia relativa ad una pretesa attinente ad un rapporto di lavoro, che riguardi quindi un diritto soggettivo, rispetto alla quale un atto amministrativo di organizzazione, di cui si contesti la legittimità, costituisca un mero atto presupposto, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, rilevando a tali fini il "petitum" sostanziale che va individuato sulla base delle caratteristiche del rapporto dedotto in giudizio.(cfr. tra le altre Cass. civ., Sez. Un., 17 dicembre 2018 n. 32625). Nel caso in esame, l'oggetto principale della domanda è l'accertamento del diritto della ricorrente ad usufruire del beneficio economico di euro 500,00 annui in modo analogo ai docenti a tempo indeterminato, sulla base della disciplina contrattuale e dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico, anche di origine comunitaria, che sanciscono la piena equiparazione del docente precario al docente di ruolo. Tale oggetto si traduce nella richiesta di riconoscimento di una prestazione di natura economica nei confronti del derivante dallo Controparte_1 svolgimento del rapporto di lavoro. Ne consegue, quindi che, alla luce del condivisibile orientamento costante dei Giudici di Legittimità, questo tipo di controversie, vertendo su atti che rientrano tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato (cfr. Cass. SS.UU. n. 16765/2014 e Cass. SS.UU. n. 3032/2011), rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario.
Venendo al merito, l'art. 1, comma 121, L. n. 107 del 13/7/2015 prevede che:
“Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell'importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Controparte_5
, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico,
[...] inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124. La somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile”. Dalla lettura della norma si evince che la fruizione della carta docente prescinde dalla prova di aver preso parte a momenti di formazione, essendo al contrario uno strumento che deve agevolare tale formazione, che dunque ben può essere successiva all'attivazione del beneficio piuttosto che precedente. Le somme attribuite costituiscono, infatti, un incentivo per il docente per curare la propria formazione culturale e non un rimborso per spese sostenute per il proprio aggiornamento professionale. In attuazione di tale legge, il D.P.C.M. 28.11.2016 - che sostituisce il precedente D.P.C.M. del 23.09.2015 - ha ribadito, all'art. 3, che i soli destinatari della disciplina della Carta del docente sono i docenti di ruolo a tempo indeterminato. Art. 3 1. La Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari.
2. La Carta non è più fruibile all'atto della cessazione dal servizio. Sulla scorta della suindicata disciplina normativa, pertanto, i docenti non di ruolo con contratto a tempo determinato non potrebbero fruire della Carta di cui trattasi.
Tuttavia con ordinanza della Corte di Giustizia Europea, VI Sezione, del 18 maggio 2022, resa nella causa c 450/2, la stessa ha statuito che il comma 121 della legge 107 del 2015, nella parte in cui non attribuisce il bonus di € 500,00 al personale a termine, contrasta con la clausola 4 dell'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato (recepito con Direttiva 1999/70/CE): «La clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell'allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del , Controparte_1
e non al personale docente a tempo determinato di tale , il beneficio CP_1 di un vantaggio finanziario dell'importo di EUR 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, mediante una carta elettronica che può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, ad altre attività di formazione e per l'acquisto di servizi di connettività al fine di assolvere l'obbligo di effettuare attività professionali a distanza». In particolare, la CGUE ha valorizzato il fatto che dalle norme interne (in particolare l'art. 282 D.lgs n. 297/1994, le previsioni della contrattazione collettiva del comparto scuola, e da ultimo l'art. 63 e l'art. 1 L. n. 107/2015) emerge il principio secondo cui la formazione dei docenti è obbligatoria, permanente e strutturale. Pertanto, in applicazione dei principi suesposti, e considerata la natura delle mansioni del tutto equiparabili - anche sotto il profilo delle competenze professionali richieste - a quelle svolte dal personale docente di ruolo, oltre che l'assenza di ragioni oggettive che possano giustificare un diverso trattamento del personale a tempo determinato rispetto a quello a tempo indeterminato, deve ritenersi l'arbitrarietà dell'esclusione quantomeno dei docenti precari che abbiano ricevuto incarichi annuali (fino al 31 agosto), o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche (fino al 30 giugno), sulla base della mera temporaneità del rapporto contrattuale, con conseguente disapplicazione della norma interna limitatamente alla parte della stessa che esclude dal beneficio i docenti precari. In tal senso si è del resto pronunciato anche il Consiglio di Stato che, con sentenza n. 1842 del 16/3/2022, ha motivatamente annullato gli atti amministrativi esecutivi del contributo al finanziamento della formazione in servizio dei docenti, contenuto nel comma 121 della Legge 107 del 2015, nella parte in cui non contemplano i docenti non di ruolo tra i destinatari della Carta del docente;
ciò ritenendo irragionevole e contraria ai principi di non discriminazione e buon andamento della P.A. la scelta del di CP_1 escludere dal beneficio i docenti a termine. Sulla scorta delle direttrici appena richiamate va valutata la domanda avanzata dalla odierna parte ricorrente, tenuto conto altresì dei principi affermati nella recente sentenza della Corte della Corte di Cassazione sez. L. n. 29961/2023, intervenuta in data 27.10.2023, ritenendo il giudicante doversi uniformare alla predetta decisione in ossequio alla funzione di nomofiliachia cui è sottesa la previsione del rinvio pregiudiziale ex art. 363 bis cpc del quale la Corte è stata investita. Riportandosi per il resto all'articolato e complessivo iter argomentativo della Suprema Corte, che comporta il superamento di tutte le argomentazioni svolte dalla difesa dell'Amministrazione scolastica, le conclusioni cui è giunta, si compendiano nei seguenti principi di diritto:
“1) La Carta Docente di cui all'art. 1, comma 121, L. 107/2015 spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31.8, ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche, ovverosia fino al 30.6, ai sensi dell'art. 4, comma secondo, della L. n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al . CP_1
2) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della L. n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione 3) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze, spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice del merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale, o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio. 4) L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948 n. 4 c.c., che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4, comma 1 e 2, L. n. 124/1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta Docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, è decennale ed il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico”. Diversamente la S.C. ha precisato l'estraneità al giudizio rimessole dei diversi profili inerenti la questione se, nei casi di supplenze temporanee, non spetti nulla oppure possa applicarsi una regola pro rata temporis (art. 4, punto 2, dell'Accordo Quadro), tale da ricalibrare la misura del beneficio in ragione del ridursi dei periodi di insegnamento e dell'incidenza di esso sulla didattica;
in tal caso, se esistano durate talmente minime dei rapporti che escludano qualsivoglia attribuzione. Per analoghe ragioni di estraneità al giudizio a quo, è rimasta al di fuori delle valutazioni della Corte la possibilità di assimilare estensivamente alla didattica "annuale", di cui alla L. 124 del 1999, art. 4, comma 1 e 2, il caso in cui la sommatoria di supplenze temporanee sia tale da completare un periodo pari a quello minimo proprio della figura tipica dei contratti fino al termine delle attività di didattiche;
così come è restata parimenti al di fuori la questione sulla rilevanza del numero delle "ore" svolte.
Nella fattispecie in esame deve innanzitutto evidenziarsi che, come documentato dal contratto a tempo indeterminato sottoscritto dalla docente con decorrenza dal 10/09/2021 presso l'Istituto Nino Rota, sussistono le condizioni richieste dalla giurisprudenza innanzi richiamata a seguito dell'intervento della CGUE e cioè la permanenza della docente all'interno del sistema scolastico mediante inquadramento in ruolo. La stessa istante, poi, ha espressamente dichiarato di rinunciare alla domanda inerente gli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018 (cfr. verbale in atti) aderendo in parte qua all'eccezione formulata da parte del . CP_1
L'accezione di prescrizione in relazione ai periodi residui va rigettata, tenuto conto del mancato decorso del termine quinquennale dalla data dei contratti stipulati dall'as 2018/2019 alla notifica del ricorso (cfr. in atti) La ricorrente ha altresì dimostrato, rispetto ai restanti AASS in ricorso, di essere stata destinataria di incarichi di supplenza annuali, inteso tale requisito come “annualità didattica” (fino al 30.06) sicché “il nesso tra la formazione del docente che viene supportata, la durata e la funzionalità rispetto ai discenti”, valorizzato sulla base di articolate argomentazioni nella decisione della Suprema Corte, nel caso di specie risulta sussistente. Disapplicata la parte dell'art. 1 comma 121 l. n. 107/2015 che circoscrive ai soli docenti di ruolo l'erogazione della carta docenti, ne consegue che va accertato e dichiarato il diritto dell'istante ad usufruire del beneficio economico di euro 500,00 annui tramite la Carta elettronica del docente per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per ciascuno degli anni scolastici (2018/19, 2019/2020 e 2020/2021, vertendosi in tema di adempimento di un obbligo contrattuale da parte dell'amministrazione. Tuttavia, per poter fruire del bonus nel rispetto dei vincoli di legge, l'equiparazione del trattamento economico del lavoratore a quello dei docenti di ruolo può avvenire soltanto tramite l'assegnazione materiale della carta docenti, sicché solo attraverso il suo impiego è osservato il vincolo di destinazione imposto dal legislatore agli importi ad essa legati (ex art. 1, comma 121, L. n. 107 cit.). In tali termini va qualificata la domanda proposta, in quanto l'art. 1, comma 121, legge n. 107 del 2015 la norma di legge prevede uno specifico ed infungibile strumento a destinazione vincolata che non appare suscettibile di automatica conversione nel corrispondente ipotetico valore monetario. La disposizione di cui, infatti, non ha previsto in favore dei docenti di ruolo il versamento diretto di una somma di denaro, ma la consegna di una carta avente un dato valore nominale, utilizzabile, coerentemente con la finalità formativa, per l'acquisto di beni e servizi dal contenuto professionale. Si tratta, in sostanza, di un beneficio a destinazione vincolata. Del resto, per espressa previsione normativa, esso non ha natura di retribuzione accessoria e non costituisce reddito imponibile. Ne deriva che la condanna a liquidare il controvalore in denaro della
“rappresentazione di valore” contenuta nella carta del docente significherebbe assicurare ai docenti a termine un trattamento per nulla corrispondente a quello proprio dei colleghi di ruolo. Una tale soluzione, invero, consentendo un potenziale impiego del denaro per l'acquisto di beni e servizi privi d'ogni attinenza con lo sviluppo della professionalità dell'interessato, finirebbe per accordare ai docenti a termine un trattamento privilegiato rispetto a quelli a tempo indeterminato, all'opposto vincolati all'acquisto di determinati beni e servizi. Inoltre, non sarebbe in grado di valorizzare pienamente la ratio della misura di cui all'art. 1, comma 121, legge cit., né terrebbe in debita considerazione il presupposto su cui si fonda la necessaria equiparazione di tutti i docenti, ossia il fatto che la formazione è una «condizione d'impiego» da accordare in maniera egualitaria, tanto per evitare ingiustificate discriminazioni, quanto, e soprattutto, per garantire la formazione necessaria al buon andamento dell'amministrazione scolastica.
La domanda di condanna, formulata in forma specifica, deve pertanto essere accolta e dichiarato il diritto di parte ricorrente all'assegnazione della carta docente per gli anni 2018/2019, 2019/2020, 2020/21 cui si riferiscono i contratti a tempo determinato stipulati dalla docente ed allegati alla produzione di parte;
si tratta delle tipologie di incarichi di cui all'art.
4. co. 1 e co. 2 della L. n. 124/1999, come indicati al punto 1) dei principi di diritto sopra enunciati.
Le spese seguono la soccombenza nella misura dei 2/3, liquidate come in dispositivo, tenuto conto del carattere seriale della controversia;
vengono invece compensate nella misura di 1/3 in ragione della operata parziale rinuncia.
PQM
Il Tribunale, definitivamente pronunziando sulla domanda, ogni diversa istanza, deduzione, eccezione disattese così provvede: a) In accoglimento del ricorso, accerta il diritto della ricorrente
[...] ad usufruire, nel rispetto dei vincoli di legge, del beneficio Pt_1 economico di euro 500,00 annui tramite la Carta elettronica del docente per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per gli anni scolastici 2018/2019, 2019/2020, 2020/21; b) per l'effetto ordina al di Controparte_1 provvedere all'assegnazione in favore della ricorrente della “Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado”, relativamente agli anni scolastici innanzi indicati, con conseguente emissione in suo favore di un buono elettronico di importo di euro 500,00 per ciascuna delle predette annualità; c) dichiara estinto il giudizio con riguardo al beneficio inerente gli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018 per intervenuta rinuncia della parte ricorrente;
d) condanna il , in persona del Controparte_1
alla rifusione, in favore della ricorrente delle spese di lite CP_6 nella misura di 2/3, che liquida in complessivi euro 900,00 oltre rimborso spese generali, IVA e C.P.A. come per legge, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi antistatario, e compensa le spese per il residuo. AP, 10 giugno 2025
IL GIUDICE dott. Maria Rosaria Elmino
tt. Maria Rosaria Elmino in funzione di Giudice del Lavoro all'esito del deposito di note ex art. 127 ter nel termine perentorio assegnato, letti gli atti, ha pronunciato cpc la seguente
S E N T E N Z A
nella causa iscritta al n. 23610/2023– R.G.L.
T R A
(cod. fisc. ), rappresentata e Parte_1 C.F._1 difesa – giusta procura in atti – dall'avv. Guido Marone presso il cui studio elettivamente domicilia in AP, alla Via L. Giordano n. 15; Ricorrente E , in persona del p.t Controparte_1 CP_2
, in persona del Direttore Controparte_3
Generale p.t., entrambi rappresentati e difesi dal Dirigente dott. Vincenzo Romano ai sensi dell'art. 417-bis, comma 1, c.p.c., elett.te domiciliati come in atti;
Resistente Oggetto: carta docenti
FATTO E DIRITTO Con ricorso in riassunzione depositato in data 15/12/2023 e regolarmente notificato, l'istante in epigrafe, dopo aver premesso di avere adito il Tribunale di Roma Sezione lavoro deducendo di essere docente di ruolo dal 1.9.2021 in servizio presso l'Istituto Comprensivo Statale “Nino Rota” di Roma e di avere precedentemente lavorato alle dipendenze del Controparte_1 in virtù di contratti di lavoro a tempo determinato, in particolare per i seguenti periodi:
- a.s. 2016/2017, incarico di supplenza presso l'Istituto “Leonardo Albertini” di Roma (RM), per attività alternative all'insegnamento della religione cattolica;
- a.s. 2017/2018, incarico di supplenza presso l'Istituto “Leonardo Albertini” di Roma (RM), per un posto sostegno minorati psicofisici;
- a.s. 2018/2019, incarico di supplenza presso l'Istituto “Fratelli Cervi” di Roma (RM) per un posto normale e per l'insegnamento su classe concorsuale A022;
- a.s. 2019/2020, incarico di supplenza presso l'Istituto “Fratelli Cervi” di Roma (RM) per un posto normale e per l'insegnamento su classe concorsuale A022;
- a.s. 2020/2021, incarico di supplenza presso l'Istituto “Santa Beatrice” di Roma (RM) per un posto normale e per l'insegnamento su classe concorsuale A022 come da contratti allegati in atti;
di non aver ricevuto la “Carta Elettronica”, dell'importo nominale di € 500,00 (cinquecento/00), per gli anni scolastici innanzi indicati in quanto docente “precario”; che con nota dirigenziale della Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie, prot. n. AOODGRUF.0015219 del 15 ottobre 2015 il resistente CP_4 CP_1 aveva diramato alcune indicazioni operative per l'attuazione della suddetta Carta secondo i criteri di assegnazione e le modalità di utilizzo disciplinate dal D.P.C.M. del 23 settembre 2015; a partire dall'a.s. 2015/2016 era stato previsto che tale somma sarebbe stata accreditata, in favore del personale docente, a partire dal mese di novembre 2015; che l'art. 3 del DPCM del 28.11.2016, recante la “Disciplina delle modalita' di assegnazione e utilizzo della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado” aveva confermato nuovamente l'esclusione per il personale docente assunto con contratto a tempo determinato dalla percezione di tale bonus: “1. La Carta e' assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”. Tanto premesso, richiamate la sentenza n. 1842/2022 del 16.03.2022 del Consiglio di Stato e le successive sentenze emesse da alcune corti di merito, nonché l'ordinanza del 18 maggio 2022 GCUE e facendo riferimento alla normativa scolastica, chiedeva nelle proprie conclusioni: “..affinché, contrariis rejectis, in accoglimento del presente ricorso e previa fissazione dell'udienza di discussione ex art. 415 cod. proc. civ., voglia così provvedere: per l'accertamento e la declaratoria del diritto del ricorrente, quale docente precario siccome destinatario di incarichi di supplenza annuale per gli aa.ss. 2016/2017, 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021, ad ottenere la cd. Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delli istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, prevista dall'art. 1, co. 121 della L. 13 luglio 2015 n. 107, con conseguente accredito dell'importo pari ad € 500,00 per ciascuna annualità di servizio;
per l'effetto, per la condanna dell'Amministrazione resistente ad erogare le somme di cui all'art. 1, co. 121 della L. 13 luglio 2015 n. 107 per ciascuna annualità effettivamente svolta con contratti a tempo determinato, per un importo complessivo pari ad € 2.500,00, mediante rilascio della Carta elettronica con le modalità previste per il personale docente di ruolo ovvero con modalità e funzionalità analoghe, e relativo accredito delle suddette somme;
in ogni caso, dichiarare la nullità e/o annullare o comunque disapplicare ex art. 63 del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 qualsiasi atto e/o provvedimento contrario, siccome irrimediabilmente invalido ed illegittimo, ivi compresi: a) il DPCM 23 settembre 2015, recante «Modalità di assegnazione e di utilizzo della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado», nella parte in cui delimita l'assegnazione di tale indennità soltanto al personale di ruolo;
b) la nota dirigenziale della Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie, prot. n. AOODGRUF.0015219 del 15 ottobre 2015, recante indicazioni CP_4 operative;
c) la nota dirigenziale del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, prot. n. AOODIPT.000035 del 7 gennaio CP_4
2016, recante indicazioni per la definizione del piano triennale per la formazione del personale;
d) il DPCM 29 novembre 2016, recante «Disciplina delle modalità di assegnazione e utilizzo della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado», nella parte in cui delimita l'assegnazione di tale indennità soltanto al personale di ruolo;
e) qualsiasi ulteriore atto premesso, connesso e/o consequenziale siccome lesivo dei diritti e degli interessi del ricorrente. Con condanna delle Amministrazioni resistenti al pagamento dei diritti, degli onorari, delle spese di giudizio, oltre ad IVA e CPA come per legge, con attribuzione al procuratore antistatario avv. Guido Marone”. Deduceva che, a seguito di declaratoria di incompetenza territoriale inderogabile da parte del Tribunale di Roma adìto con ordinanza del 5.12.2023, aveva proceduto a riassumere il giudizio innanzi al Tribunale di AP, sezione lavoro, riportandosi alle allegazioni ed osservazioni di cui al precedente ricorso e riproducendone integralmente le conclusioni. Si costitutiva il con l' Controparte_1 [...] il quale chiedeva in via preliminare dichiarare il Controparte_3 difetto di giurisdizione del Giudice Ordinario, l'intervenuta prescrizione del diritto alla percezione del 'bonus docente' per gli aa.ss. 2016/2017, 2017/18, 2019/2020 ed infine, nel merito, instava per il rigetto del ricorso. Il procuratore della parte ricorrente, in allegato al ricorso, produceva copia dei contratti di lavoro a tempo determinato stipulati dalla ricorrente (cfr in atti) nonché prova della permanenza della ricorrente nel sistema scolastico con contratto a tempo indeterminato dal 01.09.2021 (cfr. allegato note 4.11.24). Successivamente la parte ricorrente, aderendo all'eccezione di prescrizione, dichiarava di rinunciare al beneficio economico richiesto limitatamente all'annualità 2017/2018.
La causa veniva rinviata per la discussione, quindi il giudice, disposta la celebrazione dell'udienza con le modalità della trattazione scritta ex art. 127 ter cpc, lette le note depositate nel termine perentorio assegnato, decideva la causa come da sentenza depositata al fascicolo telematico e di cui veniva disposta comunicazione alle parti.
Non sussistono dubbi circa la giurisdizione del giudice ordinario adito. Invero, è costante in giurisprudenza il principio secondo cui “In tema di pubblico impiego privatizzato, la controversia relativa ad una pretesa attinente ad un rapporto di lavoro, che riguardi quindi un diritto soggettivo, rispetto alla quale un atto amministrativo di organizzazione, di cui si contesti la legittimità, costituisca un mero atto presupposto, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, rilevando a tali fini il "petitum" sostanziale che va individuato sulla base delle caratteristiche del rapporto dedotto in giudizio.(cfr. tra le altre Cass. civ., Sez. Un., 17 dicembre 2018 n. 32625). Nel caso in esame, l'oggetto principale della domanda è l'accertamento del diritto della ricorrente ad usufruire del beneficio economico di euro 500,00 annui in modo analogo ai docenti a tempo indeterminato, sulla base della disciplina contrattuale e dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico, anche di origine comunitaria, che sanciscono la piena equiparazione del docente precario al docente di ruolo. Tale oggetto si traduce nella richiesta di riconoscimento di una prestazione di natura economica nei confronti del derivante dallo Controparte_1 svolgimento del rapporto di lavoro. Ne consegue, quindi che, alla luce del condivisibile orientamento costante dei Giudici di Legittimità, questo tipo di controversie, vertendo su atti che rientrano tra le determinazioni assunte con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato (cfr. Cass. SS.UU. n. 16765/2014 e Cass. SS.UU. n. 3032/2011), rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario.
Venendo al merito, l'art. 1, comma 121, L. n. 107 del 13/7/2015 prevede che:
“Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell'importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Controparte_5
, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico,
[...] inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124. La somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile”. Dalla lettura della norma si evince che la fruizione della carta docente prescinde dalla prova di aver preso parte a momenti di formazione, essendo al contrario uno strumento che deve agevolare tale formazione, che dunque ben può essere successiva all'attivazione del beneficio piuttosto che precedente. Le somme attribuite costituiscono, infatti, un incentivo per il docente per curare la propria formazione culturale e non un rimborso per spese sostenute per il proprio aggiornamento professionale. In attuazione di tale legge, il D.P.C.M. 28.11.2016 - che sostituisce il precedente D.P.C.M. del 23.09.2015 - ha ribadito, all'art. 3, che i soli destinatari della disciplina della Carta del docente sono i docenti di ruolo a tempo indeterminato. Art. 3
1. La Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari.
2. La Carta non è più fruibile all'atto della cessazione dal servizio. Sulla scorta della suindicata disciplina normativa, pertanto, i docenti non di ruolo con contratto a tempo determinato non potrebbero fruire della Carta di cui trattasi.
Tuttavia con ordinanza della Corte di Giustizia Europea, VI Sezione, del 18 maggio 2022, resa nella causa c 450/2, la stessa ha statuito che il comma 121 della legge 107 del 2015, nella parte in cui non attribuisce il bonus di € 500,00 al personale a termine, contrasta con la clausola 4 dell'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato (recepito con Direttiva 1999/70/CE): «La clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell'allegato della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del , Controparte_1
e non al personale docente a tempo determinato di tale , il beneficio CP_1 di un vantaggio finanziario dell'importo di EUR 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, mediante una carta elettronica che può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, ad altre attività di formazione e per l'acquisto di servizi di connettività al fine di assolvere l'obbligo di effettuare attività professionali a distanza». In particolare, la CGUE ha valorizzato il fatto che dalle norme interne (in particolare l'art. 282 D.lgs n. 297/1994, le previsioni della contrattazione collettiva del comparto scuola, e da ultimo l'art. 63 e l'art. 1 L. n. 107/2015) emerge il principio secondo cui la formazione dei docenti è obbligatoria, permanente e strutturale. Pertanto, in applicazione dei principi suesposti, e considerata la natura delle mansioni del tutto equiparabili - anche sotto il profilo delle competenze professionali richieste - a quelle svolte dal personale docente di ruolo, oltre che l'assenza di ragioni oggettive che possano giustificare un diverso trattamento del personale a tempo determinato rispetto a quello a tempo indeterminato, deve ritenersi l'arbitrarietà dell'esclusione quantomeno dei docenti precari che abbiano ricevuto incarichi annuali (fino al 31 agosto), o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche (fino al 30 giugno), sulla base della mera temporaneità del rapporto contrattuale, con conseguente disapplicazione della norma interna limitatamente alla parte della stessa che esclude dal beneficio i docenti precari. In tal senso si è del resto pronunciato anche il Consiglio di Stato che, con sentenza n. 1842 del 16/3/2022, ha motivatamente annullato gli atti amministrativi esecutivi del contributo al finanziamento della formazione in servizio dei docenti, contenuto nel comma 121 della Legge 107 del 2015, nella parte in cui non contemplano i docenti non di ruolo tra i destinatari della Carta del docente;
ciò ritenendo irragionevole e contraria ai principi di non discriminazione e buon andamento della P.A. la scelta del di CP_1 escludere dal beneficio i docenti a termine. Sulla scorta delle direttrici appena richiamate va valutata la domanda avanzata dalla odierna parte ricorrente, tenuto conto altresì dei principi affermati nella recente sentenza della Corte della Corte di Cassazione sez. L. n. 29961/2023, intervenuta in data 27.10.2023, ritenendo il giudicante doversi uniformare alla predetta decisione in ossequio alla funzione di nomofiliachia cui è sottesa la previsione del rinvio pregiudiziale ex art. 363 bis cpc del quale la Corte è stata investita. Riportandosi per il resto all'articolato e complessivo iter argomentativo della Suprema Corte, che comporta il superamento di tutte le argomentazioni svolte dalla difesa dell'Amministrazione scolastica, le conclusioni cui è giunta, si compendiano nei seguenti principi di diritto:
“1) La Carta Docente di cui all'art. 1, comma 121, L. 107/2015 spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31.8, ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche, ovverosia fino al 30.6, ai sensi dell'art. 4, comma secondo, della L. n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al . CP_1
2) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della L. n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione 3) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui all'art. 1, comma 121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale, siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze, spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice del merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale, o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio. 4) L'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta Docente si prescrive nel termine quinquennale di cui all'art. 2948 n. 4 c.c., che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4, comma 1 e 2, L. n. 124/1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica;
la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della Carta Docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, è decennale ed il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico”. Diversamente la S.C. ha precisato l'estraneità al giudizio rimessole dei diversi profili inerenti la questione se, nei casi di supplenze temporanee, non spetti nulla oppure possa applicarsi una regola pro rata temporis (art. 4, punto 2, dell'Accordo Quadro), tale da ricalibrare la misura del beneficio in ragione del ridursi dei periodi di insegnamento e dell'incidenza di esso sulla didattica;
in tal caso, se esistano durate talmente minime dei rapporti che escludano qualsivoglia attribuzione. Per analoghe ragioni di estraneità al giudizio a quo, è rimasta al di fuori delle valutazioni della Corte la possibilità di assimilare estensivamente alla didattica "annuale", di cui alla L. 124 del 1999, art. 4, comma 1 e 2, il caso in cui la sommatoria di supplenze temporanee sia tale da completare un periodo pari a quello minimo proprio della figura tipica dei contratti fino al termine delle attività di didattiche;
così come è restata parimenti al di fuori la questione sulla rilevanza del numero delle "ore" svolte.
Nella fattispecie in esame deve innanzitutto evidenziarsi che, come documentato dal contratto a tempo indeterminato sottoscritto dalla docente con decorrenza dal 01/09/2022 presso l'I.S.I.S. SA SS di AP , sussistono le condizioni richieste dalla giurisprudenza innanzi richiamata a seguito dell'intervento della CGUE e cioè la permanenza della docente all'interno del sistema scolastico mediante inquadramento in ruolo. La stessa istante, poi, ha espressamente dichiarato di rinunciare alla domanda inerente l'anno scolastico 2017/2018 (cfr. note in atti). La ricorrente ha altresì dimostrato, rispetto ai restanti AASS in ricorso, di essere stata destinataria di incarichi di supplenza annuali, inteso tale requisito come “annualità didattica” (fino al 30.06) sicché “il nesso tra la formazione del docente che viene supportata, la durata e la funzionalità rispetto ai discenti”, valorizzato sulla base di articolate argomentazioni nella decisione della Suprema Corte, nel caso di specie risulta sussistente. Disapplicata la parte dell'art. 1 comma 121 l. n. 107/2015 che circoscrive ai soli docenti di ruolo l'erogazione della carta docenti, ne consegue che va accertato e dichiarato il diritto dell'istante ad usufruire del beneficio economico di euro 500,00 annui tramite la Carta elettronica del docente per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per ciascuno degli anni scolastici per cui è causa, vertendosi in tema di adempimento di un obbligo contrattuale da parte dell'amministrazione.
Tuttavia, per poter fruire del bonus nel rispetto dei vincoli di legge, l'equiparazione del trattamento economico del lavoratore a quello dei docenti di ruolo può avvenire soltanto tramite l'assegnazione materiale della carta docenti, sicché solo attraverso il suo impiego è osservato il vincolo di destinazione imposto dal legislatore agli importi ad essa legati (ex art. 1, comma 121, L. n. 107 cit.). In tali termini va qualificata la domanda proposta, in quanto l'art. 1, comma 121, legge n. 107 del 2015 la norma di legge prevede uno specifico ed infungibile strumento a destinazione vincolata che non appare suscettibile di automatica conversione nel corrispondente ipotetico valore monetario. La disposizione di cui, infatti, non ha previsto in favore dei docenti di ruolo il versamento diretto di una somma di denaro, ma la consegna di una carta avente un dato valore nominale, utilizzabile, coerentemente con la finalità formativa, per l'acquisto di beni e servizi dal contenuto professionale. Si tratta, in sostanza, di un beneficio a destinazione vincolata. Del resto, per espressa previsione normativa, esso non ha natura di retribuzione accessoria e non costituisce reddito imponibile. Ne deriva che la condanna a liquidare il controvalore in denaro della
“rappresentazione di valore” contenuta nella carta del docente significherebbe assicurare ai docenti a termine un trattamento per nulla corrispondente a quello proprio dei colleghi di ruolo. Una tale soluzione, invero, consentendo un potenziale impiego del denaro per l'acquisto di beni e servizi privi d'ogni attinenza con lo sviluppo della professionalità dell'interessato, finirebbe per accordare ai docenti a termine un trattamento privilegiato rispetto a quelli a tempo indeterminato, all'opposto vincolati all'acquisto di determinati beni e servizi. Inoltre, non sarebbe in grado di valorizzare pienamente la ratio della misura di cui all'art. 1, comma 121, legge cit., né terrebbe in debita considerazione il presupposto su cui si fonda la necessaria equiparazione di tutti i docenti, ossia il fatto che la formazione è una «condizione d'impiego» da accordare in maniera egualitaria, tanto per evitare ingiustificate discriminazioni, quanto, e soprattutto, per garantire la formazione necessaria al buon andamento dell'amministrazione scolastica. La domanda di condanna, formulata in forma specifica, deve pertanto essere accolta e dichiarato il diritto di parte ricorrente all'assegnazione della carta docente per gli anni 2018/2019, 2019/2020, 2020/21 e 2021/2022 cui si riferiscono i contratti a tempo determinato stipulati dalla docente ed allegati alla produzione di parte;
si tratta delle tipologie di incarichi di cui all'art.
4. co. 1 e co. 2 della L. n. 124/1999, come indicati al punto 1) dei principi di diritto sopra enunciati.
Le spese seguono la soccombenza nella misura dei 2/3, liquidate come in dispositivo, tenuto conto del carattere seriale della controversia;
vengono invece compensate nella misura di 1/3 in ragione della operata parziale rinuncia.
PQM
Il Tribunale, definitivamente pronunziando sulla domanda, ogni diversa istanza, deduzione, eccezione disattese così provvede: e) In accoglimento del ricorso, accerta il diritto della ricorrente Parte_2 ad usufruire, nel rispetto dei vincoli di legge, del beneficio
[...] economico di euro 500,00 annui tramite la Carta elettronica del docente per l'aggiornamento e la formazione del personale docente per gli anni scolastici 2018/2019, 2019/2020, 2020/21 e 2021/2022; f) per l'effetto ordina al di Controparte_1 provvedere all'assegnazione in favore della ricorrente della “Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado”, relativamente agli anni scolastici innanzi indicati, con conseguente emissione in suo favore di un buono elettronico di importo di euro 500,00 per ciascuna delle predette annualità; g) dichiara estinto il giudizio con riguardo al beneficio inerente l'anno scolastico 2017/2018 per intervenuta rinuncia della parte ricorrente;
h) condanna il , in persona del Controparte_1
alla rifusione, in favore della ricorrente delle spese di lite CP_6 nella misura di 2/3, che liquida in complessivi euro 900,00 oltre rimborso spese generali, IVA e C.P.A. come per legge, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi antistatario, e compensa le spese per il residuo.
AP, 28 gennaio 2025
IL GIUDICE
dott. Maria Rosaria Elmino