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Sentenza 6 ottobre 2025
Sentenza 6 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Nocera Inferiore, sentenza 06/10/2025, n. 2988 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Nocera Inferiore |
| Numero : | 2988 |
| Data del deposito : | 6 ottobre 2025 |
Testo completo
RG n. 6692/2016
R E P U B BL I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI NOCERA INFERIORE
- Sezione prima civile -
Tribunale di Nocera Inferiore, quale giudice di appello, nella persona del giudice designato, dott.
ON NN ha emesso la seguente
SENTENZA
nell'ambito del procedimento iscritto al n. 6692/2016 del R.G.V.G. vertente
T r a con sede legale in Modena, alla Via Parte_1
San Carlo n. 8/20, (c.f. , rappresentata e difesa, giusta procura in calce all'atto di P.IVA_1 citazione in appello, dall'Avv. Ciro Senatore ed elettivamente domiciliata presso lo studio sito in
Cava De' Tirreni alla via Marconi n.34;
- appellante –
E
(C.F. ), rappresentato e difeso, giusta procura in calce Controparte_1 C.F._1 all'atto di citazione in primo grado, dall'avv. Paolo Di Mauro, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio sito in Cava De' Tirreni alla via R. Baldi n.3,
- appellato -
OGGETTO: appello avverso la sentenza n. 906/2016 del Giudice di Pace Civile di Cava De' Tirreni,
a definizione del procedimento R.G. n. 901/2015, pubblicata in data 06.05.2016.
pagina 1 di 15 MOTIVI DELLA DECISIONE
Con atto di citazione in appello, regolarmente notificato, Parte_1
ha impugnato la sentenza n. 906/2016 del 06.05.2016, emessa dal
[...]
Giudice di Pace di Cava De' Tirreni, nella parte in cui ha accertato e dichiarato la rimborsabilità dei costi a seguito dell'estinzione anticipata del finanziamento, delle commissioni bancarie e del premio assicurativo, con la quale era stata accolta la domanda formulata dal sig. e Controparte_1 condannata la convenuta soccombente al pagamento di € 5.000,00 in favore dell'istante, oltre spese e competenze.
Lamentava l'appellante:
1) erroneo rigetto della eccezione di incompetenza territoriale;
2) omessa pronuncia in merito al mancato assolvimento dell'onere della prova sulla estinzione anticipata del finanziamento;
3) errata ed omessa pronuncia in merito alla contestazione della legittimazione passiva della in virtù delle rituali chiamate in causa di , e;
Pt_1 CP_2 CP_3 Controparte_4
4) la erroneità della decisione nella parte in cui non era stata accertata la infondatezza del diritto alla restituzione dei costi non maturati;
5) la erronea condanna della al pagamento delle spese processuali. Pt_1
Chiedeva, in riforma della sentenza di primo grado, la restituzione dell'importo corrisposto dalla in adempimento della sentenza di primo grado e refusione di spese e competenze di causa Pt_1 del doppio grado di giudizio.
Si costituiva in giudizio chiedendo: Controparte_1
1) il rigetto dell'appello;
2) la conferma della sentenza di primo grado;
3) la condanna dell'appellante alla refusione delle spese del grado.
Acquisito il fascicolo del primo grado di giudizio, la causa è stata rinviata per la precisazione delle conclusioni all'udienza del 07.05.2025 ed è stata trattenuta in decisione con la concessione dei termini ex art. 190 c.p.c. ridotti a trenta per le memorie conclusionali, oltre ulteriori venti giorni per le repliche.
***
pagina 2 di 15 Questioni preliminari.
Va rilevata l'ammissibilità dell'appello in quanto ritualmente spiegato nel termine di rito di cui all'art. 327 c.p.c. dal deposito della gravata sentenza.
L'appello va poi dichiarato ammissibile anche ai sensi e per gli effetti dell'art. 342 c.p.c. essendo ben delineati nel corpo dell'atto i capi della sentenza oggetto di gravame ed i motivi di impugnazione.
Sempre, in via preliminare va chiarito che in merito a tutto ciò che non ha formato oggetto di appello (principale ovvero incidentale), né di riproposizione (cfr art. 346 c.p.c.), né ancora dipende dai capi impugnati della sentenza (cfr. artt. 329 e 336 c.p.c.) si è formato il giudicato interno, con esonero del Tribunale da qualsivoglia delibazione al riguardo.
Competenza territoriale del Giudice di primo grado adito
Il Giudice di primo grado, correttamente, respingeva l'eccezione di incompetenza territoriale del
Giudice di Pace adito, stante la mancata compiuta indicazioni di tutti i singoli profili di competenza ipotizzabili in ordine ai criteri facoltativi di cui agli art. 18,19 e 20 c.p.c.
Sul punto si segnala quanto espresso dalla Corte di cassazione:
“Quando la domanda giudiziale è proposta con l'espressa invocazione della sussistenza, dinanzi al giudice adito, di un foro inderogabile ed esclusivo (nella specie, del foro del consumatore),
l'eccezione di incompetenza dal convenuto deve sostanziarsi nella contestazione dell'applicabilità del criterio di competenza territoriale inderogabile indicato dall'attore e di tutti i possibili criteri di competenza territoriale derogabile relativi alla lite, dovendo altrimenti ritenersi l'eccezione di incompetenza come non proposta, siccome incompleta” (ex plurimis, Corte di Cassazione, Sez. 6 -
3, Ordinanza n. 21989 del 30/07/2021).
Pertanto, deve ritenersi radicata la competenza territoriale del Giudice di Pace di Cava De' Tirreni in primo grado.
Merito.
Tanto premesso e venendo ora alla trattazione delle questioni di merito articolate nei motivi d'appello, si osserva quanto segue.
pagina 3 di 15 Carenza di prova dell'estinzione anticipata del finanziamento
Non risulta accoglibile l'eccezione di carenza di prova dell'estinzione anticipata del finanziamento in quanto documentalmente smentita dalla parte appellata in primo grado, la quale depositava documentazione afferente al contratto di finanziamento.
Inoltre, dalla lettera di riscontro della del 22.10.2014 si evince la mancata contestazione CP_5 dell'estinzione anticipata, che pertanto va ritenuta pacifica ed in ogni caso non tempestivamente e specificamente contestata.
Rimborsabilità dei costi
Per quanto concerne i motivi d'appello concernenti specificamente la condanna della Banca al pagamento di somme ulteriori, relativamente ai costi ed agli oneri economici a seguito dell'estinzione anticipata del finanziamento, gli stessi vanno esaminati congiuntamente attesa la loro intrinseca connessione.
L'appellante lamenta error in iudicando da parte del Giudice di Pace, laddove questi ha riconosciuto in favore di , a titolo di ripetizione di somme indebitamente Controparte_1 percepite, l'importo di euro 5.000,00.
Ora, come già richiamato, ai sensi dell'art. 125 del TUB (ratione temporis applicabile al caso di specie) nel caso di esercizio da parte del mutuatario della facoltà di adempiere in via anticipata o di recedere dal contratto senza penalità, questi aveva diritto a un'equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo le modalità stabilite dal CICR e dunque, il costo del finanziamento risulta in parte rimborsabile. Secondo quello che è l'orientamento giurisprudenziale assolutamente maggioritario formatosi sotto il vigore della detta normativa, il richiamo all'equità ben è stato inteso come una riduzione del costo proporzionale alla riduzione della vita del finanziamento, esteso a tutti quei costi che sono connaturali alla natura di durata del contratto in discorso. Di conseguenza è stato ritenuto sussistente il diritto del cliente ad ottenere la ripetizione, in misura proporzionale al tempo non goduto, delle commissioni applicate in un'unica soluzione a fronte di prestazioni continuative lungo l'intera durata del rapporto (c.d. costi recurring).
Sennonché, è doveroso dare atto che è recentemente intervenuta la pronuncia della Corte costituzionale n. 263/2022, depositata in Cancelleria il 22/12/2022, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 11 octies c. 2 Dl 73/2021 conv. con modif. in L 106/2021, che pagina 4 di 15 ha modificato il testo del richiamato art. 125 sexies TUB, limitatamente alle parole “e le norme secondarie contenute nelle disposizioni di trasparenza e di vigilanza della Banca d'Italia”.
In motivazione, la Corte: “posto che la precedente formulazione dell'art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, tuttora vigente, in virtù dell'art. 11-sexies, comma 2, per i contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della legge n. 106 del 2021, è – secondo questa Corte (punto 12.3.3.) – compatibile sul piano letterale con una interpretazione conforme alla sentenza Lexitor, tant'è che era stata già oggetto di tale adeguamento interpretativo, e posto che, sempre secondo questa Corte (punto 12.1.), il vulnus ai principi costituzionali censurati risiede proprio nel raccordo con le specifiche norme secondarie evocate dall'art. 11-octies, comma 2”, in linea con la prospettazione del giudice rimettente, ha precisato che: “14.2.– La disposizione censurata deve, dunque, ritenersi costituzionalmente illegittima limitatamente alle parole «e le norme secondarie contenute nelle disposizioni di trasparenza e di vigilanza della Banca d'Italia», sicché l'art. 125- sexies, comma 1, t.u. bancario, che resta vigente per i contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della legge n. 106 del 2021, in virtù dell'art. 11-sexies, comma 2, può nuovamente accogliere il solo contenuto normativo conforme alla sentenza Lexitor. L'eliminazione della citata parte di disposizione rimuove, pertanto, l'attrito con i vincoli imposti dall'adesione dell'Italia all'Unione europea. Al contempo, il nuovo testo dell'art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, introdotto con l'art.
11-octies, comma 1, lettera c), oltre a valere per il futuro, contribuisce a consolidare il contenuto normativo della precedente formulazione dell'art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, in senso conforme alla sentenza Lexitor. Benché, dunque, le due disposizioni non si sovrappongano sul piano testuale, le due norme corrispondono sul piano sostanziale. Come i commi 4 e 5 del nuovo art. 125- sexies t.u. bancario presentano una diversa collocazione, ma coincidono nei contenuti con i vecchi commi 2 e 3 del medesimo articolo (mantenuto in vigore per i contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della nuova legge dall'art. 11-octies, comma 2), parimenti il comma 1 del nuovo art. 125- sexies t.u. bancario presenta una diversa formulazione testuale, ma un contenuto normativo corrispondente al comma 1 del precedente art. 125-sexies, anch'esso rimasto in vigore per il passato. Quanto alle disposizioni introdotte con i commi 2 e 3 dell'art. 125-sexies riformulato nel
2021, esse non trovano riscontro nel precedente testo e, dunque, risultano vigenti per il futuro, spettando, di conseguenza, agli interpreti il compito di risolvere, per il passato, i profili di disciplina in esse regolati. Infine, resteranno chiaramente applicabili tutte le norme secondarie richiamate dai numerosi rinvii operati dal testo unico bancario, con esclusione di quelle riferite alla vecchia interpretazione del precedente art. 125-sexies, comma 1”. Ciò posto, deve ancora precisarsi che,
pagina 5 di 15 sebbene tale pronuncia di incostituzionalità non abbia dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma transitoria nella parte in cui assoggetta i rapporti contrattuali sorti prima del 25/07/2021 alla disciplina di cui alla vecchia formulazione dell'art. 125 sexies c. 1 Tub, ha tuttavia precisato che la disposizione in parola “può nuovamente accogliere il solo contenuto normativo conforme alla sentenza Lexitor”, il che implica:
- che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di estinzione anticipata del finanziamento deve includere tutti i costi, cioè non soltanto i costi cd. recurring, bensì anche quelli cd. up front;
- che tale diritto del consumatore non può essere escluso o limitato da una clausola contrattuale, come quella di cui al contratto di finanziamento di cui è causa, la quale non può evidentemente pregiudicare un diritto che ha fonte in una disposizione di legge, inderogabile sotto pena di nullità, se non in senso più favorevole al cliente (art. 127 Tub);
- che le disposizioni contrattuali dirette a limitare la possibilità di ottenere il rimborso di alcune tipologie di costi sono nulle ex art. 36 Co.. Consumo, e ciò indipendentemente dalla doppia sottoscrizione, trattandosi di clausole vessatorie ex art. 33 Co. Consumo, poiché determinanti, a danno del consumatore, un evidente significativo squilibrio dei diritti e obblighi derivanti dal contratto, ostacolando il diritto del consumatore di procedere all'estinzione anticipata del contratto (sul punto, in particolare, Trib. Torino 2054/2021; nello stesso senso, Trib. Torino ord.
12/10/2020).
Si segnala, inoltre, anche la seguente pronuncia, a mente della quale “E' nulla la clausola contrattuale che escluda il rimborso dei costi sostenuti in caso di estinzione anticipata del contratto di finanziamento, perché determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, ai sensi dell'art. 33 del d.lgs. n. 206 del
2005” (ex plurimis, Corte di cassazione, Sez. 2 - , Ord. n. 25977 del 06/09/2023).
Facendo applicazione di tali coordinate normative e giurisprudenziali, certamente applicabili al caso di specie essendo comune la ratio di tutela del consumatore riscontrabile anche sotto la vigenza dell'originaria formulazione dell'art. 125 Tub, ne consegue il rigetto dell'appello proposto e la conseguente conferma della sentenza n. 121/2019 del Giudice di Pace di Nocera inferiore, la quale ha appunto sancito – nei fatti – la rimborsabilità in favore del cliente di tutti i costi connessi al contratto di finanziamento, indipendentemente dalla loro natura up front o pagina 6 di 15 recurring, in misura proporzionale alla minor durata del rapporto contrattuale, conseguita alla sua estinzione anticipata.
Ad ulteriore conferma delle argomentazioni sopra esposte va ulteriormente ribadito che secondo la giurisprudenza di merito, già nella sua formulazione originaria l'art. 125, comma 2, T.U.B. consentiva di riconoscere al consumatore un diritto al rimborso dei costi collegati all'erogazione del credito in caso di estinzione anticipata del finanziamento.
Infatti, il diritto al rimborso delle commissioni anticipate, ma riguardanti attività ancora non svolte perché di competenza di annualità successive all'estinzione anticipata del finanziamento, poteva già emergere dalla formulazione originaria dell'art. 125 c. 2 del testo unico bancario secondo il quale il consumatore che avesse anticipato l'adempimento aveva diritto ad un'equa riduzione del costo complessivo del credito secondo le modalità stabilite dal CICR.
La norma di attuazione era costituita dall'art. 3 D.M. 8 luglio 1992, rubricato “adempimento anticipato”, secondo cui “Il consumatore ha sempre la facoltà dell'adempimento anticipato, tale facoltà si esercita mediante versamento al creditore del capitale residuo, degli interessi ed altri oneri maturati fino a quel momento e, se previsto dal contratto, di un compenso comunque non superiore all'uno per cento del capitale residuo”.
Ora le locuzioni “equa riduzione del costo del finanziamento” e “altri oneri maturati fino a quel momento”, non possono che rimandare a quella parte dei costi del finanziamento dei quali la banca non sarà più onerata per effetto dell'adempimento anticipato (cfr. Tribunale Torino, I sezione civile, sentenza in data 6.3.2019).
Tale conclusione appare suffragata dal fatto che il previgente articolo 125 c. 2 era ispirato alla direttiva comunitaria 87/102/CEE poi abrogata dalla direttiva 2008/48. Ed infatti, già
l'articolo 8 della direttiva 87/102/CEE del Consiglio, del 22 dicembre 1986, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri in materia di credito al consumo (GU 1987, L 42, pag. 48), che è stata abrogata e sostituita dalla direttiva 2008/48 con effetto all'11 giugno 2010, disponeva: “Il consumatore deve avere la facoltà di adempiere in via anticipata gli obblighi che gli derivano dal contratto di credito. In tal caso, in conformità alle disposizioni degli Stati membri, egli deve avere diritto a una equa riduzione del costo complessivo del credito”.
Pertanto, la rimborsabilità per intervenuta estinzione anticipata è certamente dovuta, in ragione della applicabilità dell'art. 125 sexies nella sua formulazione originaria, in considerazione del diritto all'equa riduzione del costo complessivo del credito;
né è condivisibile la prospettazione pagina 7 di 15 dell'appellante che sembra, sia pur in maniera generica, affermare la rimborsabilità delle sole voci soggette a maturazione nel tempo (c.d. costi recurring), le sole che – a causa dell'estinzione anticipata del prestito- costituirebbero un'attribuzione patrimoniale in favore del finanziatore ormai priva della necessaria giustificazione causale;
di contro non sarebbero rimborsabili le voci di costo relative alle attività preliminari e prodromiche alla concessione del prestito, integralmente esaurite prima della eventuale estinzione anticipata (c.d. costi up front).
I recenti interventi normativi, anche alla luce della direttiva europea 48/2008, hanno previsto invece che il consumatore in caso di rimborso anticipato ha diritto al rimborso di tutti i costi del credito, senza distinzione tra spese up front e spese recurring.
Viene, in rilevo specificamente, oltre agli articoli 7,9 e 39 della direttiva menzionata n. 48/2008,
l'articolo 16, rubricato “Rimborso anticipato”, il quale dispone:
“
1. Il consumatore ha il diritto di adempiere in qualsiasi momento, in tutto o in parte, agli obblighi che gli derivano dal contratto di credito. In tal caso, egli ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto.
2. In caso di rimborso anticipato del credito, il creditore ha diritto ad un indennizzo equo ed oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito, sempre che il rimborso anticipato abbia luogo in un periodo per il quale il tasso debitore è fisso. L'indennizzo non può superare l'1% dell'importo del credito rimborsato in anticipo, se il periodo che intercorre tra il rimborso anticipato e lo scioglimento previsto dal contratto di credito è superiore a un anno. Se il periodo non è superiore a un anno, l'indennizzo non può superare lo 0,5% dell'importo del credito rimborsato in anticipo.
3. Non può essere preteso nessun indennizzo per il rimborso anticipato: a) se il rimborso è stato effettuato in esecuzione di un contratto d'assicurazione destinato a garantire il rimborso del credito;
b) in caso di concessione di scoperto;
c) se il rimborso ha luogo in un periodo per il quale il tasso debitore non è fisso.
4. Gli Stati membri possono prevedere che: a) il creditore possa esigere detto indennizzo soltanto a condizione che l'importo del rimborso anticipato superi la soglia stabilita dalla legislazione nazionale. Tale soglia non supera l'importo di 10.000 EUR in dodici mesi;
b) il creditore può eccezionalmente pretendere un indennizzo maggiore se è in grado di dimostrare che la perdita subita a causa del rimborso anticipato supera l'importo determinato ai sensi del paragrafo 2. Se
l'indennizzo richiesto dal creditore supera la perdita da questi effettivamente subita il consumatore può esigere una corrispondente riduzione. In tal caso la perdita consiste nella differenza tra il tasso
pagina 8 di 15 di interesse inizialmente concordato e il tasso di interesse al quale il creditore può prestare la somma rimborsata anticipatamente sul mercato al momento del rimborso anticipato e tiene conto dell'impatto del rimborso anticipato sui costi amministrativi.
5. L'indennizzo non supera l'ammontare degli interessi che il consumatore avrebbe pagato durante il periodo che intercorre tra il rimborso anticipato e la data concordata di scioglimento del contratto di credito”.
L'articolo 22 della medesima direttiva, intitolato “Armonizzazione e obbligatorietà della direttiva” stabilisce: “
1. Nella misura in cui la presente direttiva contiene disposizioni armonizzate, gli Stati membri non possono mantenere né introdurre nel proprio ordinamento disposizioni diverse da quelle in essa stabilite.
3. Gli Stati membri provvedono inoltre affinché le disposizioni adottate per dare esecuzione alla presente direttiva non possano essere eluse attraverso l'impiego di forme particolari di contratti, in particolare includendo prelievi o contratti di credito che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva in contratti di credito la cui natura o finalità consenta di evitare l'applicazione della direttiva stessa”. La direttiva del 2008 è stata recepita dal legislatore italiano all'art. 125 sexies TUB come modificato dal d. lgs. n. 141/2010 disponendo: Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto.
2. In caso di rimborso anticipato, il finanziatore ha diritto ad un indennizzo equo ed oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito.
L'indennizzo non può superare l'1 per cento dell'importo rimborsato in anticipo, se la vita residua del contratto è superiore a un anno, ovvero lo 0,5 per cento del medesimo importo, se la vita residua del contratto è pari o inferiore a un anno. In ogni caso, l'indennizzo non può superare l'importo degli interessi che il consumatore avrebbe pagato per la vita residua del contratto.
3. L'indennizzo di cui al comma 2 non è dovuto: a) se il rimborso anticipato è effettuato in esecuzione di un contratto di assicurazione destinato a garantire il credito;
b) se il rimborso anticipato riguarda un contratto di apertura di credito;
c) se il rimborso anticipato ha luogo in un periodo in cui non si applica un tasso di interesse espresso da una percentuale specifica fissa predeterminata nel contratto;
d) se l'importo rimborsato anticipatamente corrisponde all'intero debito residuo ed è pari o inferiore a 10.000 euro”.
La disposizione in esame riconosce al consumatore che eserciti il diritto unilaterale di risolvere il contratto pagando, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore, il diritto alla riduzione del pagina 9 di 15 costo totale del credito pari all'importo degli interessi e costi dovuti per la vita residua del contratto.
Orbene, la Corte di Giustizia ha interpretato con sentenza dell'11.09.2019 (causa C-383/18, cd sentenza Lexitor) la direttiva nel seguente senso:
- l'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48, letto alla luce del considerando 39 di quest'ultima, prevede il diritto per il consumatore di procedere al rimborso anticipato del credito e di beneficiare di una riduzione del costo totale del credito, che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto;
- per quanto riguarda la nozione di “costo totale del credito”, l'articolo 3, lettera g), della direttiva
2008/48 la definisce come riguardante tutti i costi, compresi gli interessi, le commissioni, le imposte e tutte le altre spese che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il soggetto concedente il credito è a conoscenza, escluse le spese notarili. Questa definizione, secondo la Corte di Giustizia non contiene nessuna limitazione relativa alla durata del contratto di credito;
- la locuzione “restante durata del contratto”, che compare all'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48, potrebbe essere interpretata tanto nel senso che essa significa che i costi interessati dalla riduzione del costo totale del credito sono limitati a quelli che dipendono oggettivamente dalla durata del contratto oppure a quelli che sono presentati dal soggetto concedente il credito come riferiti ad una fase particolare della conclusione o dell'esecuzione del contratto, quanto nel senso che essa indica che il metodo di calcolo che deve essere utilizzato al fine di procedere a tale riduzione consiste nel prendere in considerazione la totalità dei costi sopportati dal consumatore e nel ridurne poi l'importo in proporzione alla durata residua del contratto;
- la disposizione deve essere interpretata non soltanto sulla base del suo tenore letterale ma anche alla luce del suo contesto nonché degli obiettivi perseguiti dalla normativa di cui essa fa parte (v., in tal senso, sentenza del 10 luglio 2019, Bundesverband der Verbraucherzentralen und
Verbraucherverbände, C-649/17, EU:C:2019:576, punto 37);
- per quanto riguarda il contesto, l'articolo 8 della direttiva 87/102, che è stata abrogata e sostituita dalla direttiva 2008/48, stabiliva che il consumatore, “in conformità alle disposizioni degli Stati membri, (...) deve avere diritto a una equa riduzione del costo complessivo del credito”.
L'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 ha concretizzato il diritto del consumatore ad una riduzione del costo del credito in caso di rimborso anticipato, sostituendo alla nozione pagina 10 di 15 generica di “equa riduzione” quella, più precisa, di “riduzione del costo totale del credito” e aggiungendo che tale riduzione deve riguardare “gli interessi e i costi”;
- per quanto riguarda l'obiettivo della direttiva 2008/48 essa mira a garantire un'elevata protezione del consumatore (v., in tal senso, sentenza del 6 giugno 2019, C-58/18, Per_1
EU:C:2019:467, punto 28 e la giurisprudenza ivi citata). Questo sistema di protezione è fondato sull'idea secondo cui il consumatore si trova in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda sia il potere di negoziazione che il livello di informazione (v., in tal senso, sentenza del 21 aprile 2016, e , C- 377/14, EU:C:2016:283, Per_2 Persona_3 punto 63). Al fine di garantire tale protezione, l'articolo 22, paragrafo 3, della direttiva 2008/48 impone agli Stati membri di provvedere affinché le disposizioni da essi adottate per l'attuazione di tale direttiva non possano essere eluse attraverso particolari formulazioni dei contratti;
- l'effettività del diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito risulterebbe sminuita qualora la riduzione del credito potesse limitarsi alla presa in considerazione dei soli costi presentati dal soggetto concedente il credito come dipendenti dalla durata del contratto, dato che i costi e la loro ripartizione sono determinati unilateralmente dalla banca. Peraltro, la fatturazione di costi può includere un certo margine di profitto;
- limitare la possibilità di riduzione del costo totale del credito ai soli costi espressamente correlati alla durata del contratto comporterebbe il rischio che il consumatore si veda imporre pagamenti non ricorrenti più elevati al momento della conclusione del contratto di credito, poiché il soggetto concedente il credito potrebbe essere tentato di ridurre al minimo i costi dipendenti dalla durata del contratto;
- il margine di manovra di cui dispongono gli istituti creditizi nella loro fatturazione e nella loro organizzazione interna rende, in pratica, molto difficile la determinazione, da parte di un consumatore o di un giudice, dei costi oggettivamente correlati alla durata del contratto;
- includere nella riduzione del costo totale del credito i costi che non dipendono dalla durata del contratto non è idoneo a penalizzare in maniera sproporzionata il soggetto concedente il credito.
Infatti, occorre ricordare che gli interessi di quest'ultimo vengono presi in considerazione, da un lato, tramite l'articolo 16, paragrafo 2, della direttiva 2008/48, il quale prevede, a beneficio del mutuante, il diritto ad un indennizzo per gli eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito, e, dall'altro lato, tramite l'articolo 16, paragrafo 4, della medesima direttiva, che offre agli Stati membri una possibilità supplementare di provvedere pagina 11 di 15 affinché l'indennizzo sia adeguato alle condizioni del credito e del mercato al fine di tutelare gli interessi del mutuante;
- in caso di rimborso anticipato del credito, il mutuante recupera in anticipo la somma data a prestito, sicché quest'ultima diventa disponibile per la conclusione, eventualmente, di un nuovo contratto di credito.
Quindi, in conclusione il consumatore in caso di rimborso anticipato ha diritto al rimborso di tutti i costi del credito, senza distinzione tra spese up front e spese recurring.
Pertanto, pur nella vigenza del precedente art. 125 c. 2 TUB, va riconosciuto al consumatore il rimborso delle commissioni finanziarie e di quelle accessorie, stante la nullità, in quanto vessatoria, della clausola di rinuncia alla restituzione delle medesime e configurandosi, altrimenti, la prestazione a favore della priva di causa debendi; né vale a sovvertire le Pt_1 considerazioni fin qui svolte la recente sentenza della Corte di Giustizia del 9 febbraio 2023
(causa C-555/21, Unicredit Bank of Austria), pronunciata in relazione non ai contratti di credito al consumo, ma ai contratti di credito relativi a beni immobili residenziali. Come sostenuto dal rimettente, l'assimilazione delle due tipologie di credito (credito al consumo e contratti di credito garantiti da ipoteca) appare ardua, poiché “i contratti di credito ai consumatori disciplinati dalla direttiva 2008/48 presenterebbero considerevoli differenze rispetto ai contratti di credito garantiti da un'ipoteca o relativi ai beni immobili, disciplinati dalla direttiva 2014/17, atteso che questi ultimi implicano generalmente numerose spese che non dipendono dalla durata del contratto e il cui importo sfuggirebbe al controllo dall'ente creditizio”.
La Corte di Lussemburgo ha sposato tali considerazioni, mettendo in evidenza che “è importante tenere conto delle specificità dei contratti di credito relativi a beni immobili residenziali, specificità che giustificano un approccio differenziato” e che consistono nel fatto che la concessione di credito richiede lo svolgimento di una serie di attività normalmente estranee al credito personale ai consumatori, talune delle quali previste come obbligatorie nella stessa dir. 2014/17, come la valutazione dei beni da parte di un perito, la costituzione della garanzia ipotecaria sull'immobile,
i relativi oneri notarili. Ciascuna di queste attività dà luogo a costi indipendenti dalla durata del contratto, non recuperabili nel caso di estinzione anticipata del contratto e sulla cui misura il finanziatore non è normalmente in grado di influire, usando il suo “margine di manovra”.
pagina 12 di 15 Dal diverso fatto economico regolato segue la ragionevole conclusione che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito, nel contratto di credito immobiliare, “non può comprendere le spese che, indipendentemente dalla durata del contratto, sono poste a carico del consumatore a favore né del prestatore né di terzi per servizi già integralmente eseguiti al momento di rimborso anticipato”.
Se ne deduce che la sentenza Unicredit Bank conferma la fondatezza del diverso approccio di ritenere invece rimborsabili i costi sia up front che recurring inerenti al credito personale ai consumatori (cfr. in tal senso anche ord. Tribunale di Torino del 20.3.2023).
Alla luce di tanto va confermata la sentenza di primo grado nella parte in cui ha ritenuto la rimborsabilità di tutti i costi, comprese le commissioni bancarie e di intermediazione e il premio assicurativo.
Dunque, in conclusione, devono ritenersi rimborsabili tutti i costi, senza distinzione tra costi up- front e costi recurring e deve essere sicuramente confermata la sentenza del Giudice di Pace nella parte in cui condanna la alla restituzione dei costi assicurativi e delle commissioni per il Pt_1 periodo di rate non godute dal convenuto.
Legittimazione passiva della Pt_1
Sussiste, inoltre, la legittimazione passiva della appellante alla restituzione delle somme a Pt_1 titolo di commissioni e spese di intermediazione, nonché dei premi assicurativi, sulla base del collegamento negoziale sussistente tra il contratto assicurativo e il contratto di finanziamento e con l'intermediazione creditizia. (cfr. TRIBUNALE DI NAPOLI, Sentenza n. 5015/2022 del 20-05-
2022).
L'appellato depositava contratto di finanziamento dal quale si evinceva che la Controparte_1
(oggi ) risulta essere la mandante e che abbia agito Controparte_6 CP_5 CP_2 quale mandataria;
pertanto, è in capo alla mandante che si sono trasferiti gli effetti giuridici dell'attività della mandataria.
Inoltre, ai fini della stipula del contratto di assicurazione, risulta allegato dall'appellante la polizza dalla quale si evince la stipula da parte della banca mutuante di polizza a copertura del rischio morte dell'assicurato , di cui la banca appellante risulta essere Controparte_1 contraente e beneficiaria.
Orbene, la appellante non ha fornito prova di non aver incassato le somme connesse al Pt_1 contratto di mediazione creditizia e al contratto di assicurazione e di non aver trasferito le stesse pagina 13 di 15 (o, per meglio dire, non ha fornito prova circa la riscossione di dette somme da parte dell'intermediario); pertanto, si riscontra in capo alla stessa la legittimazione passiva alla restituzione.
Sul punto si segnala quanto espresso dalla Corte di cassazione:
“In tema di contratti di finanziamento al consumo stipulati tramite intermediario finanziario, la legittimazione passiva per l'azione di restituzione delle commissioni e spese di intermediazione, nonché dei premi assicurativi non integralmente maturati in caso di estinzione anticipata del rapporto, spetta al soggetto che ha materialmente incassato tali somme, anche quando questi abbia agito quale mandatario di un istituto bancario. L'intermediario finanziario che ha percepito direttamente sul proprio conto corrente gli oneri relativi alle prestazioni professionali di mediazione creditizia da esso svolte rimane obbligato alla restituzione pro quota delle somme incassate, indipendentemente dalla circostanza che il contratto di finanziamento sia stato stipulato in nome e per conto di altro soggetto, qualora non abbia dedotto né comprovato di aver trasferito tali importi al proprio mandante. La pretesa restitutoria si configura come diritto dell'intermediario stesso, afferendo alla specifica attività di intermediazione svolta. In caso di estinzione anticipata di contratti di finanziamento al consumo stipulati anteriormente all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 141 del 2010, trova applicazione l'art. 125, comma II, del Testo
Unico Bancario nella formulazione previgente, che riconosce al consumatore il diritto ad un'equa riduzione del costo complessivo del credito secondo le modalità stabilite dal CICR. L'operatività di tale norma non è condizionata all'emanazione del provvedimento CICR, trovando applicazione l'art.
3, comma 1, del decreto del Ministro del Tesoro 8 luglio 1992 in materia di credito al consumo, che contiene l'esaustiva indicazione delle modalità alle quali le parti del rapporto devono ritenersi vincolate in assenza di diverse previsioni. Le clausole contrattuali che prevedono l'irripetibilità delle somme versate a titolo di intermediazione bancaria-finanziaria in caso di estinzione anticipata sono nulle per contrasto con la normativa di settore che prevede l'equa riduzione dei costi, in combinato disposto con l'art. 127 TUB che sancisce la derogabilità delle previsioni del titolo solo in senso favorevole al cliente, configurandosi altresì come clausole vessatorie ex artt. 33 e 34 del
Codice del Consumo. Il criterio di calcolo pro rata temporis per la determinazione della quota di rimborso risulta corretto e implicito nella previsione normativa, comportando la divisione dell'importo complessivo degli oneri per il numero delle rate previste in contratto e la successiva moltiplicazione per il numero delle rate non usufruite” (ex plurimis, Corte di cassazione, Sez. I ord.
n. 17160 del 25 giugno 2025).
pagina 14 di 15 L'appello va quindi rigettato.
Quanto alle spese di lite, l'assenza di un univoco panorama giurisprudenziale giustifica la compensazione integrale delle spese di lite.
P.Q.M.
1. Rigetta l'appello. e per l'effetto, conferma la sentenza del Giudice di Pace di Cava De'
Tirreni n. 906/2016 del 06.05.2016;
2. Compensa integralmente le spese di lite.
Dà atto che, per effetto della odierna decisione, sussistono i presupposti di cui all'art. 13 comma
1-quater D.P.R. 115/2002, per il versamento dell'ulteriore contributo unificato di cui all'art. 13 comma 1-bis D.P.R. 115/2002.
Così deciso, nella Camera di Consiglio del 06.10.2025
Il Giudice
Dott. ON NN
pagina 15 di 15
R E P U B BL I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI NOCERA INFERIORE
- Sezione prima civile -
Tribunale di Nocera Inferiore, quale giudice di appello, nella persona del giudice designato, dott.
ON NN ha emesso la seguente
SENTENZA
nell'ambito del procedimento iscritto al n. 6692/2016 del R.G.V.G. vertente
T r a con sede legale in Modena, alla Via Parte_1
San Carlo n. 8/20, (c.f. , rappresentata e difesa, giusta procura in calce all'atto di P.IVA_1 citazione in appello, dall'Avv. Ciro Senatore ed elettivamente domiciliata presso lo studio sito in
Cava De' Tirreni alla via Marconi n.34;
- appellante –
E
(C.F. ), rappresentato e difeso, giusta procura in calce Controparte_1 C.F._1 all'atto di citazione in primo grado, dall'avv. Paolo Di Mauro, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio sito in Cava De' Tirreni alla via R. Baldi n.3,
- appellato -
OGGETTO: appello avverso la sentenza n. 906/2016 del Giudice di Pace Civile di Cava De' Tirreni,
a definizione del procedimento R.G. n. 901/2015, pubblicata in data 06.05.2016.
pagina 1 di 15 MOTIVI DELLA DECISIONE
Con atto di citazione in appello, regolarmente notificato, Parte_1
ha impugnato la sentenza n. 906/2016 del 06.05.2016, emessa dal
[...]
Giudice di Pace di Cava De' Tirreni, nella parte in cui ha accertato e dichiarato la rimborsabilità dei costi a seguito dell'estinzione anticipata del finanziamento, delle commissioni bancarie e del premio assicurativo, con la quale era stata accolta la domanda formulata dal sig. e Controparte_1 condannata la convenuta soccombente al pagamento di € 5.000,00 in favore dell'istante, oltre spese e competenze.
Lamentava l'appellante:
1) erroneo rigetto della eccezione di incompetenza territoriale;
2) omessa pronuncia in merito al mancato assolvimento dell'onere della prova sulla estinzione anticipata del finanziamento;
3) errata ed omessa pronuncia in merito alla contestazione della legittimazione passiva della in virtù delle rituali chiamate in causa di , e;
Pt_1 CP_2 CP_3 Controparte_4
4) la erroneità della decisione nella parte in cui non era stata accertata la infondatezza del diritto alla restituzione dei costi non maturati;
5) la erronea condanna della al pagamento delle spese processuali. Pt_1
Chiedeva, in riforma della sentenza di primo grado, la restituzione dell'importo corrisposto dalla in adempimento della sentenza di primo grado e refusione di spese e competenze di causa Pt_1 del doppio grado di giudizio.
Si costituiva in giudizio chiedendo: Controparte_1
1) il rigetto dell'appello;
2) la conferma della sentenza di primo grado;
3) la condanna dell'appellante alla refusione delle spese del grado.
Acquisito il fascicolo del primo grado di giudizio, la causa è stata rinviata per la precisazione delle conclusioni all'udienza del 07.05.2025 ed è stata trattenuta in decisione con la concessione dei termini ex art. 190 c.p.c. ridotti a trenta per le memorie conclusionali, oltre ulteriori venti giorni per le repliche.
***
pagina 2 di 15 Questioni preliminari.
Va rilevata l'ammissibilità dell'appello in quanto ritualmente spiegato nel termine di rito di cui all'art. 327 c.p.c. dal deposito della gravata sentenza.
L'appello va poi dichiarato ammissibile anche ai sensi e per gli effetti dell'art. 342 c.p.c. essendo ben delineati nel corpo dell'atto i capi della sentenza oggetto di gravame ed i motivi di impugnazione.
Sempre, in via preliminare va chiarito che in merito a tutto ciò che non ha formato oggetto di appello (principale ovvero incidentale), né di riproposizione (cfr art. 346 c.p.c.), né ancora dipende dai capi impugnati della sentenza (cfr. artt. 329 e 336 c.p.c.) si è formato il giudicato interno, con esonero del Tribunale da qualsivoglia delibazione al riguardo.
Competenza territoriale del Giudice di primo grado adito
Il Giudice di primo grado, correttamente, respingeva l'eccezione di incompetenza territoriale del
Giudice di Pace adito, stante la mancata compiuta indicazioni di tutti i singoli profili di competenza ipotizzabili in ordine ai criteri facoltativi di cui agli art. 18,19 e 20 c.p.c.
Sul punto si segnala quanto espresso dalla Corte di cassazione:
“Quando la domanda giudiziale è proposta con l'espressa invocazione della sussistenza, dinanzi al giudice adito, di un foro inderogabile ed esclusivo (nella specie, del foro del consumatore),
l'eccezione di incompetenza dal convenuto deve sostanziarsi nella contestazione dell'applicabilità del criterio di competenza territoriale inderogabile indicato dall'attore e di tutti i possibili criteri di competenza territoriale derogabile relativi alla lite, dovendo altrimenti ritenersi l'eccezione di incompetenza come non proposta, siccome incompleta” (ex plurimis, Corte di Cassazione, Sez. 6 -
3, Ordinanza n. 21989 del 30/07/2021).
Pertanto, deve ritenersi radicata la competenza territoriale del Giudice di Pace di Cava De' Tirreni in primo grado.
Merito.
Tanto premesso e venendo ora alla trattazione delle questioni di merito articolate nei motivi d'appello, si osserva quanto segue.
pagina 3 di 15 Carenza di prova dell'estinzione anticipata del finanziamento
Non risulta accoglibile l'eccezione di carenza di prova dell'estinzione anticipata del finanziamento in quanto documentalmente smentita dalla parte appellata in primo grado, la quale depositava documentazione afferente al contratto di finanziamento.
Inoltre, dalla lettera di riscontro della del 22.10.2014 si evince la mancata contestazione CP_5 dell'estinzione anticipata, che pertanto va ritenuta pacifica ed in ogni caso non tempestivamente e specificamente contestata.
Rimborsabilità dei costi
Per quanto concerne i motivi d'appello concernenti specificamente la condanna della Banca al pagamento di somme ulteriori, relativamente ai costi ed agli oneri economici a seguito dell'estinzione anticipata del finanziamento, gli stessi vanno esaminati congiuntamente attesa la loro intrinseca connessione.
L'appellante lamenta error in iudicando da parte del Giudice di Pace, laddove questi ha riconosciuto in favore di , a titolo di ripetizione di somme indebitamente Controparte_1 percepite, l'importo di euro 5.000,00.
Ora, come già richiamato, ai sensi dell'art. 125 del TUB (ratione temporis applicabile al caso di specie) nel caso di esercizio da parte del mutuatario della facoltà di adempiere in via anticipata o di recedere dal contratto senza penalità, questi aveva diritto a un'equa riduzione del costo complessivo del credito, secondo le modalità stabilite dal CICR e dunque, il costo del finanziamento risulta in parte rimborsabile. Secondo quello che è l'orientamento giurisprudenziale assolutamente maggioritario formatosi sotto il vigore della detta normativa, il richiamo all'equità ben è stato inteso come una riduzione del costo proporzionale alla riduzione della vita del finanziamento, esteso a tutti quei costi che sono connaturali alla natura di durata del contratto in discorso. Di conseguenza è stato ritenuto sussistente il diritto del cliente ad ottenere la ripetizione, in misura proporzionale al tempo non goduto, delle commissioni applicate in un'unica soluzione a fronte di prestazioni continuative lungo l'intera durata del rapporto (c.d. costi recurring).
Sennonché, è doveroso dare atto che è recentemente intervenuta la pronuncia della Corte costituzionale n. 263/2022, depositata in Cancelleria il 22/12/2022, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 11 octies c. 2 Dl 73/2021 conv. con modif. in L 106/2021, che pagina 4 di 15 ha modificato il testo del richiamato art. 125 sexies TUB, limitatamente alle parole “e le norme secondarie contenute nelle disposizioni di trasparenza e di vigilanza della Banca d'Italia”.
In motivazione, la Corte: “posto che la precedente formulazione dell'art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, tuttora vigente, in virtù dell'art. 11-sexies, comma 2, per i contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della legge n. 106 del 2021, è – secondo questa Corte (punto 12.3.3.) – compatibile sul piano letterale con una interpretazione conforme alla sentenza Lexitor, tant'è che era stata già oggetto di tale adeguamento interpretativo, e posto che, sempre secondo questa Corte (punto 12.1.), il vulnus ai principi costituzionali censurati risiede proprio nel raccordo con le specifiche norme secondarie evocate dall'art. 11-octies, comma 2”, in linea con la prospettazione del giudice rimettente, ha precisato che: “14.2.– La disposizione censurata deve, dunque, ritenersi costituzionalmente illegittima limitatamente alle parole «e le norme secondarie contenute nelle disposizioni di trasparenza e di vigilanza della Banca d'Italia», sicché l'art. 125- sexies, comma 1, t.u. bancario, che resta vigente per i contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della legge n. 106 del 2021, in virtù dell'art. 11-sexies, comma 2, può nuovamente accogliere il solo contenuto normativo conforme alla sentenza Lexitor. L'eliminazione della citata parte di disposizione rimuove, pertanto, l'attrito con i vincoli imposti dall'adesione dell'Italia all'Unione europea. Al contempo, il nuovo testo dell'art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, introdotto con l'art.
11-octies, comma 1, lettera c), oltre a valere per il futuro, contribuisce a consolidare il contenuto normativo della precedente formulazione dell'art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, in senso conforme alla sentenza Lexitor. Benché, dunque, le due disposizioni non si sovrappongano sul piano testuale, le due norme corrispondono sul piano sostanziale. Come i commi 4 e 5 del nuovo art. 125- sexies t.u. bancario presentano una diversa collocazione, ma coincidono nei contenuti con i vecchi commi 2 e 3 del medesimo articolo (mantenuto in vigore per i contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della nuova legge dall'art. 11-octies, comma 2), parimenti il comma 1 del nuovo art. 125- sexies t.u. bancario presenta una diversa formulazione testuale, ma un contenuto normativo corrispondente al comma 1 del precedente art. 125-sexies, anch'esso rimasto in vigore per il passato. Quanto alle disposizioni introdotte con i commi 2 e 3 dell'art. 125-sexies riformulato nel
2021, esse non trovano riscontro nel precedente testo e, dunque, risultano vigenti per il futuro, spettando, di conseguenza, agli interpreti il compito di risolvere, per il passato, i profili di disciplina in esse regolati. Infine, resteranno chiaramente applicabili tutte le norme secondarie richiamate dai numerosi rinvii operati dal testo unico bancario, con esclusione di quelle riferite alla vecchia interpretazione del precedente art. 125-sexies, comma 1”. Ciò posto, deve ancora precisarsi che,
pagina 5 di 15 sebbene tale pronuncia di incostituzionalità non abbia dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma transitoria nella parte in cui assoggetta i rapporti contrattuali sorti prima del 25/07/2021 alla disciplina di cui alla vecchia formulazione dell'art. 125 sexies c. 1 Tub, ha tuttavia precisato che la disposizione in parola “può nuovamente accogliere il solo contenuto normativo conforme alla sentenza Lexitor”, il che implica:
- che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di estinzione anticipata del finanziamento deve includere tutti i costi, cioè non soltanto i costi cd. recurring, bensì anche quelli cd. up front;
- che tale diritto del consumatore non può essere escluso o limitato da una clausola contrattuale, come quella di cui al contratto di finanziamento di cui è causa, la quale non può evidentemente pregiudicare un diritto che ha fonte in una disposizione di legge, inderogabile sotto pena di nullità, se non in senso più favorevole al cliente (art. 127 Tub);
- che le disposizioni contrattuali dirette a limitare la possibilità di ottenere il rimborso di alcune tipologie di costi sono nulle ex art. 36 Co.. Consumo, e ciò indipendentemente dalla doppia sottoscrizione, trattandosi di clausole vessatorie ex art. 33 Co. Consumo, poiché determinanti, a danno del consumatore, un evidente significativo squilibrio dei diritti e obblighi derivanti dal contratto, ostacolando il diritto del consumatore di procedere all'estinzione anticipata del contratto (sul punto, in particolare, Trib. Torino 2054/2021; nello stesso senso, Trib. Torino ord.
12/10/2020).
Si segnala, inoltre, anche la seguente pronuncia, a mente della quale “E' nulla la clausola contrattuale che escluda il rimborso dei costi sostenuti in caso di estinzione anticipata del contratto di finanziamento, perché determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, ai sensi dell'art. 33 del d.lgs. n. 206 del
2005” (ex plurimis, Corte di cassazione, Sez. 2 - , Ord. n. 25977 del 06/09/2023).
Facendo applicazione di tali coordinate normative e giurisprudenziali, certamente applicabili al caso di specie essendo comune la ratio di tutela del consumatore riscontrabile anche sotto la vigenza dell'originaria formulazione dell'art. 125 Tub, ne consegue il rigetto dell'appello proposto e la conseguente conferma della sentenza n. 121/2019 del Giudice di Pace di Nocera inferiore, la quale ha appunto sancito – nei fatti – la rimborsabilità in favore del cliente di tutti i costi connessi al contratto di finanziamento, indipendentemente dalla loro natura up front o pagina 6 di 15 recurring, in misura proporzionale alla minor durata del rapporto contrattuale, conseguita alla sua estinzione anticipata.
Ad ulteriore conferma delle argomentazioni sopra esposte va ulteriormente ribadito che secondo la giurisprudenza di merito, già nella sua formulazione originaria l'art. 125, comma 2, T.U.B. consentiva di riconoscere al consumatore un diritto al rimborso dei costi collegati all'erogazione del credito in caso di estinzione anticipata del finanziamento.
Infatti, il diritto al rimborso delle commissioni anticipate, ma riguardanti attività ancora non svolte perché di competenza di annualità successive all'estinzione anticipata del finanziamento, poteva già emergere dalla formulazione originaria dell'art. 125 c. 2 del testo unico bancario secondo il quale il consumatore che avesse anticipato l'adempimento aveva diritto ad un'equa riduzione del costo complessivo del credito secondo le modalità stabilite dal CICR.
La norma di attuazione era costituita dall'art. 3 D.M. 8 luglio 1992, rubricato “adempimento anticipato”, secondo cui “Il consumatore ha sempre la facoltà dell'adempimento anticipato, tale facoltà si esercita mediante versamento al creditore del capitale residuo, degli interessi ed altri oneri maturati fino a quel momento e, se previsto dal contratto, di un compenso comunque non superiore all'uno per cento del capitale residuo”.
Ora le locuzioni “equa riduzione del costo del finanziamento” e “altri oneri maturati fino a quel momento”, non possono che rimandare a quella parte dei costi del finanziamento dei quali la banca non sarà più onerata per effetto dell'adempimento anticipato (cfr. Tribunale Torino, I sezione civile, sentenza in data 6.3.2019).
Tale conclusione appare suffragata dal fatto che il previgente articolo 125 c. 2 era ispirato alla direttiva comunitaria 87/102/CEE poi abrogata dalla direttiva 2008/48. Ed infatti, già
l'articolo 8 della direttiva 87/102/CEE del Consiglio, del 22 dicembre 1986, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri in materia di credito al consumo (GU 1987, L 42, pag. 48), che è stata abrogata e sostituita dalla direttiva 2008/48 con effetto all'11 giugno 2010, disponeva: “Il consumatore deve avere la facoltà di adempiere in via anticipata gli obblighi che gli derivano dal contratto di credito. In tal caso, in conformità alle disposizioni degli Stati membri, egli deve avere diritto a una equa riduzione del costo complessivo del credito”.
Pertanto, la rimborsabilità per intervenuta estinzione anticipata è certamente dovuta, in ragione della applicabilità dell'art. 125 sexies nella sua formulazione originaria, in considerazione del diritto all'equa riduzione del costo complessivo del credito;
né è condivisibile la prospettazione pagina 7 di 15 dell'appellante che sembra, sia pur in maniera generica, affermare la rimborsabilità delle sole voci soggette a maturazione nel tempo (c.d. costi recurring), le sole che – a causa dell'estinzione anticipata del prestito- costituirebbero un'attribuzione patrimoniale in favore del finanziatore ormai priva della necessaria giustificazione causale;
di contro non sarebbero rimborsabili le voci di costo relative alle attività preliminari e prodromiche alla concessione del prestito, integralmente esaurite prima della eventuale estinzione anticipata (c.d. costi up front).
I recenti interventi normativi, anche alla luce della direttiva europea 48/2008, hanno previsto invece che il consumatore in caso di rimborso anticipato ha diritto al rimborso di tutti i costi del credito, senza distinzione tra spese up front e spese recurring.
Viene, in rilevo specificamente, oltre agli articoli 7,9 e 39 della direttiva menzionata n. 48/2008,
l'articolo 16, rubricato “Rimborso anticipato”, il quale dispone:
“
1. Il consumatore ha il diritto di adempiere in qualsiasi momento, in tutto o in parte, agli obblighi che gli derivano dal contratto di credito. In tal caso, egli ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto.
2. In caso di rimborso anticipato del credito, il creditore ha diritto ad un indennizzo equo ed oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito, sempre che il rimborso anticipato abbia luogo in un periodo per il quale il tasso debitore è fisso. L'indennizzo non può superare l'1% dell'importo del credito rimborsato in anticipo, se il periodo che intercorre tra il rimborso anticipato e lo scioglimento previsto dal contratto di credito è superiore a un anno. Se il periodo non è superiore a un anno, l'indennizzo non può superare lo 0,5% dell'importo del credito rimborsato in anticipo.
3. Non può essere preteso nessun indennizzo per il rimborso anticipato: a) se il rimborso è stato effettuato in esecuzione di un contratto d'assicurazione destinato a garantire il rimborso del credito;
b) in caso di concessione di scoperto;
c) se il rimborso ha luogo in un periodo per il quale il tasso debitore non è fisso.
4. Gli Stati membri possono prevedere che: a) il creditore possa esigere detto indennizzo soltanto a condizione che l'importo del rimborso anticipato superi la soglia stabilita dalla legislazione nazionale. Tale soglia non supera l'importo di 10.000 EUR in dodici mesi;
b) il creditore può eccezionalmente pretendere un indennizzo maggiore se è in grado di dimostrare che la perdita subita a causa del rimborso anticipato supera l'importo determinato ai sensi del paragrafo 2. Se
l'indennizzo richiesto dal creditore supera la perdita da questi effettivamente subita il consumatore può esigere una corrispondente riduzione. In tal caso la perdita consiste nella differenza tra il tasso
pagina 8 di 15 di interesse inizialmente concordato e il tasso di interesse al quale il creditore può prestare la somma rimborsata anticipatamente sul mercato al momento del rimborso anticipato e tiene conto dell'impatto del rimborso anticipato sui costi amministrativi.
5. L'indennizzo non supera l'ammontare degli interessi che il consumatore avrebbe pagato durante il periodo che intercorre tra il rimborso anticipato e la data concordata di scioglimento del contratto di credito”.
L'articolo 22 della medesima direttiva, intitolato “Armonizzazione e obbligatorietà della direttiva” stabilisce: “
1. Nella misura in cui la presente direttiva contiene disposizioni armonizzate, gli Stati membri non possono mantenere né introdurre nel proprio ordinamento disposizioni diverse da quelle in essa stabilite.
3. Gli Stati membri provvedono inoltre affinché le disposizioni adottate per dare esecuzione alla presente direttiva non possano essere eluse attraverso l'impiego di forme particolari di contratti, in particolare includendo prelievi o contratti di credito che rientrano nell'ambito di applicazione della presente direttiva in contratti di credito la cui natura o finalità consenta di evitare l'applicazione della direttiva stessa”. La direttiva del 2008 è stata recepita dal legislatore italiano all'art. 125 sexies TUB come modificato dal d. lgs. n. 141/2010 disponendo: Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto.
2. In caso di rimborso anticipato, il finanziatore ha diritto ad un indennizzo equo ed oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito.
L'indennizzo non può superare l'1 per cento dell'importo rimborsato in anticipo, se la vita residua del contratto è superiore a un anno, ovvero lo 0,5 per cento del medesimo importo, se la vita residua del contratto è pari o inferiore a un anno. In ogni caso, l'indennizzo non può superare l'importo degli interessi che il consumatore avrebbe pagato per la vita residua del contratto.
3. L'indennizzo di cui al comma 2 non è dovuto: a) se il rimborso anticipato è effettuato in esecuzione di un contratto di assicurazione destinato a garantire il credito;
b) se il rimborso anticipato riguarda un contratto di apertura di credito;
c) se il rimborso anticipato ha luogo in un periodo in cui non si applica un tasso di interesse espresso da una percentuale specifica fissa predeterminata nel contratto;
d) se l'importo rimborsato anticipatamente corrisponde all'intero debito residuo ed è pari o inferiore a 10.000 euro”.
La disposizione in esame riconosce al consumatore che eserciti il diritto unilaterale di risolvere il contratto pagando, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore, il diritto alla riduzione del pagina 9 di 15 costo totale del credito pari all'importo degli interessi e costi dovuti per la vita residua del contratto.
Orbene, la Corte di Giustizia ha interpretato con sentenza dell'11.09.2019 (causa C-383/18, cd sentenza Lexitor) la direttiva nel seguente senso:
- l'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48, letto alla luce del considerando 39 di quest'ultima, prevede il diritto per il consumatore di procedere al rimborso anticipato del credito e di beneficiare di una riduzione del costo totale del credito, che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto;
- per quanto riguarda la nozione di “costo totale del credito”, l'articolo 3, lettera g), della direttiva
2008/48 la definisce come riguardante tutti i costi, compresi gli interessi, le commissioni, le imposte e tutte le altre spese che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il soggetto concedente il credito è a conoscenza, escluse le spese notarili. Questa definizione, secondo la Corte di Giustizia non contiene nessuna limitazione relativa alla durata del contratto di credito;
- la locuzione “restante durata del contratto”, che compare all'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48, potrebbe essere interpretata tanto nel senso che essa significa che i costi interessati dalla riduzione del costo totale del credito sono limitati a quelli che dipendono oggettivamente dalla durata del contratto oppure a quelli che sono presentati dal soggetto concedente il credito come riferiti ad una fase particolare della conclusione o dell'esecuzione del contratto, quanto nel senso che essa indica che il metodo di calcolo che deve essere utilizzato al fine di procedere a tale riduzione consiste nel prendere in considerazione la totalità dei costi sopportati dal consumatore e nel ridurne poi l'importo in proporzione alla durata residua del contratto;
- la disposizione deve essere interpretata non soltanto sulla base del suo tenore letterale ma anche alla luce del suo contesto nonché degli obiettivi perseguiti dalla normativa di cui essa fa parte (v., in tal senso, sentenza del 10 luglio 2019, Bundesverband der Verbraucherzentralen und
Verbraucherverbände, C-649/17, EU:C:2019:576, punto 37);
- per quanto riguarda il contesto, l'articolo 8 della direttiva 87/102, che è stata abrogata e sostituita dalla direttiva 2008/48, stabiliva che il consumatore, “in conformità alle disposizioni degli Stati membri, (...) deve avere diritto a una equa riduzione del costo complessivo del credito”.
L'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 ha concretizzato il diritto del consumatore ad una riduzione del costo del credito in caso di rimborso anticipato, sostituendo alla nozione pagina 10 di 15 generica di “equa riduzione” quella, più precisa, di “riduzione del costo totale del credito” e aggiungendo che tale riduzione deve riguardare “gli interessi e i costi”;
- per quanto riguarda l'obiettivo della direttiva 2008/48 essa mira a garantire un'elevata protezione del consumatore (v., in tal senso, sentenza del 6 giugno 2019, C-58/18, Per_1
EU:C:2019:467, punto 28 e la giurisprudenza ivi citata). Questo sistema di protezione è fondato sull'idea secondo cui il consumatore si trova in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda sia il potere di negoziazione che il livello di informazione (v., in tal senso, sentenza del 21 aprile 2016, e , C- 377/14, EU:C:2016:283, Per_2 Persona_3 punto 63). Al fine di garantire tale protezione, l'articolo 22, paragrafo 3, della direttiva 2008/48 impone agli Stati membri di provvedere affinché le disposizioni da essi adottate per l'attuazione di tale direttiva non possano essere eluse attraverso particolari formulazioni dei contratti;
- l'effettività del diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito risulterebbe sminuita qualora la riduzione del credito potesse limitarsi alla presa in considerazione dei soli costi presentati dal soggetto concedente il credito come dipendenti dalla durata del contratto, dato che i costi e la loro ripartizione sono determinati unilateralmente dalla banca. Peraltro, la fatturazione di costi può includere un certo margine di profitto;
- limitare la possibilità di riduzione del costo totale del credito ai soli costi espressamente correlati alla durata del contratto comporterebbe il rischio che il consumatore si veda imporre pagamenti non ricorrenti più elevati al momento della conclusione del contratto di credito, poiché il soggetto concedente il credito potrebbe essere tentato di ridurre al minimo i costi dipendenti dalla durata del contratto;
- il margine di manovra di cui dispongono gli istituti creditizi nella loro fatturazione e nella loro organizzazione interna rende, in pratica, molto difficile la determinazione, da parte di un consumatore o di un giudice, dei costi oggettivamente correlati alla durata del contratto;
- includere nella riduzione del costo totale del credito i costi che non dipendono dalla durata del contratto non è idoneo a penalizzare in maniera sproporzionata il soggetto concedente il credito.
Infatti, occorre ricordare che gli interessi di quest'ultimo vengono presi in considerazione, da un lato, tramite l'articolo 16, paragrafo 2, della direttiva 2008/48, il quale prevede, a beneficio del mutuante, il diritto ad un indennizzo per gli eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito, e, dall'altro lato, tramite l'articolo 16, paragrafo 4, della medesima direttiva, che offre agli Stati membri una possibilità supplementare di provvedere pagina 11 di 15 affinché l'indennizzo sia adeguato alle condizioni del credito e del mercato al fine di tutelare gli interessi del mutuante;
- in caso di rimborso anticipato del credito, il mutuante recupera in anticipo la somma data a prestito, sicché quest'ultima diventa disponibile per la conclusione, eventualmente, di un nuovo contratto di credito.
Quindi, in conclusione il consumatore in caso di rimborso anticipato ha diritto al rimborso di tutti i costi del credito, senza distinzione tra spese up front e spese recurring.
Pertanto, pur nella vigenza del precedente art. 125 c. 2 TUB, va riconosciuto al consumatore il rimborso delle commissioni finanziarie e di quelle accessorie, stante la nullità, in quanto vessatoria, della clausola di rinuncia alla restituzione delle medesime e configurandosi, altrimenti, la prestazione a favore della priva di causa debendi; né vale a sovvertire le Pt_1 considerazioni fin qui svolte la recente sentenza della Corte di Giustizia del 9 febbraio 2023
(causa C-555/21, Unicredit Bank of Austria), pronunciata in relazione non ai contratti di credito al consumo, ma ai contratti di credito relativi a beni immobili residenziali. Come sostenuto dal rimettente, l'assimilazione delle due tipologie di credito (credito al consumo e contratti di credito garantiti da ipoteca) appare ardua, poiché “i contratti di credito ai consumatori disciplinati dalla direttiva 2008/48 presenterebbero considerevoli differenze rispetto ai contratti di credito garantiti da un'ipoteca o relativi ai beni immobili, disciplinati dalla direttiva 2014/17, atteso che questi ultimi implicano generalmente numerose spese che non dipendono dalla durata del contratto e il cui importo sfuggirebbe al controllo dall'ente creditizio”.
La Corte di Lussemburgo ha sposato tali considerazioni, mettendo in evidenza che “è importante tenere conto delle specificità dei contratti di credito relativi a beni immobili residenziali, specificità che giustificano un approccio differenziato” e che consistono nel fatto che la concessione di credito richiede lo svolgimento di una serie di attività normalmente estranee al credito personale ai consumatori, talune delle quali previste come obbligatorie nella stessa dir. 2014/17, come la valutazione dei beni da parte di un perito, la costituzione della garanzia ipotecaria sull'immobile,
i relativi oneri notarili. Ciascuna di queste attività dà luogo a costi indipendenti dalla durata del contratto, non recuperabili nel caso di estinzione anticipata del contratto e sulla cui misura il finanziatore non è normalmente in grado di influire, usando il suo “margine di manovra”.
pagina 12 di 15 Dal diverso fatto economico regolato segue la ragionevole conclusione che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito, nel contratto di credito immobiliare, “non può comprendere le spese che, indipendentemente dalla durata del contratto, sono poste a carico del consumatore a favore né del prestatore né di terzi per servizi già integralmente eseguiti al momento di rimborso anticipato”.
Se ne deduce che la sentenza Unicredit Bank conferma la fondatezza del diverso approccio di ritenere invece rimborsabili i costi sia up front che recurring inerenti al credito personale ai consumatori (cfr. in tal senso anche ord. Tribunale di Torino del 20.3.2023).
Alla luce di tanto va confermata la sentenza di primo grado nella parte in cui ha ritenuto la rimborsabilità di tutti i costi, comprese le commissioni bancarie e di intermediazione e il premio assicurativo.
Dunque, in conclusione, devono ritenersi rimborsabili tutti i costi, senza distinzione tra costi up- front e costi recurring e deve essere sicuramente confermata la sentenza del Giudice di Pace nella parte in cui condanna la alla restituzione dei costi assicurativi e delle commissioni per il Pt_1 periodo di rate non godute dal convenuto.
Legittimazione passiva della Pt_1
Sussiste, inoltre, la legittimazione passiva della appellante alla restituzione delle somme a Pt_1 titolo di commissioni e spese di intermediazione, nonché dei premi assicurativi, sulla base del collegamento negoziale sussistente tra il contratto assicurativo e il contratto di finanziamento e con l'intermediazione creditizia. (cfr. TRIBUNALE DI NAPOLI, Sentenza n. 5015/2022 del 20-05-
2022).
L'appellato depositava contratto di finanziamento dal quale si evinceva che la Controparte_1
(oggi ) risulta essere la mandante e che abbia agito Controparte_6 CP_5 CP_2 quale mandataria;
pertanto, è in capo alla mandante che si sono trasferiti gli effetti giuridici dell'attività della mandataria.
Inoltre, ai fini della stipula del contratto di assicurazione, risulta allegato dall'appellante la polizza dalla quale si evince la stipula da parte della banca mutuante di polizza a copertura del rischio morte dell'assicurato , di cui la banca appellante risulta essere Controparte_1 contraente e beneficiaria.
Orbene, la appellante non ha fornito prova di non aver incassato le somme connesse al Pt_1 contratto di mediazione creditizia e al contratto di assicurazione e di non aver trasferito le stesse pagina 13 di 15 (o, per meglio dire, non ha fornito prova circa la riscossione di dette somme da parte dell'intermediario); pertanto, si riscontra in capo alla stessa la legittimazione passiva alla restituzione.
Sul punto si segnala quanto espresso dalla Corte di cassazione:
“In tema di contratti di finanziamento al consumo stipulati tramite intermediario finanziario, la legittimazione passiva per l'azione di restituzione delle commissioni e spese di intermediazione, nonché dei premi assicurativi non integralmente maturati in caso di estinzione anticipata del rapporto, spetta al soggetto che ha materialmente incassato tali somme, anche quando questi abbia agito quale mandatario di un istituto bancario. L'intermediario finanziario che ha percepito direttamente sul proprio conto corrente gli oneri relativi alle prestazioni professionali di mediazione creditizia da esso svolte rimane obbligato alla restituzione pro quota delle somme incassate, indipendentemente dalla circostanza che il contratto di finanziamento sia stato stipulato in nome e per conto di altro soggetto, qualora non abbia dedotto né comprovato di aver trasferito tali importi al proprio mandante. La pretesa restitutoria si configura come diritto dell'intermediario stesso, afferendo alla specifica attività di intermediazione svolta. In caso di estinzione anticipata di contratti di finanziamento al consumo stipulati anteriormente all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 141 del 2010, trova applicazione l'art. 125, comma II, del Testo
Unico Bancario nella formulazione previgente, che riconosce al consumatore il diritto ad un'equa riduzione del costo complessivo del credito secondo le modalità stabilite dal CICR. L'operatività di tale norma non è condizionata all'emanazione del provvedimento CICR, trovando applicazione l'art.
3, comma 1, del decreto del Ministro del Tesoro 8 luglio 1992 in materia di credito al consumo, che contiene l'esaustiva indicazione delle modalità alle quali le parti del rapporto devono ritenersi vincolate in assenza di diverse previsioni. Le clausole contrattuali che prevedono l'irripetibilità delle somme versate a titolo di intermediazione bancaria-finanziaria in caso di estinzione anticipata sono nulle per contrasto con la normativa di settore che prevede l'equa riduzione dei costi, in combinato disposto con l'art. 127 TUB che sancisce la derogabilità delle previsioni del titolo solo in senso favorevole al cliente, configurandosi altresì come clausole vessatorie ex artt. 33 e 34 del
Codice del Consumo. Il criterio di calcolo pro rata temporis per la determinazione della quota di rimborso risulta corretto e implicito nella previsione normativa, comportando la divisione dell'importo complessivo degli oneri per il numero delle rate previste in contratto e la successiva moltiplicazione per il numero delle rate non usufruite” (ex plurimis, Corte di cassazione, Sez. I ord.
n. 17160 del 25 giugno 2025).
pagina 14 di 15 L'appello va quindi rigettato.
Quanto alle spese di lite, l'assenza di un univoco panorama giurisprudenziale giustifica la compensazione integrale delle spese di lite.
P.Q.M.
1. Rigetta l'appello. e per l'effetto, conferma la sentenza del Giudice di Pace di Cava De'
Tirreni n. 906/2016 del 06.05.2016;
2. Compensa integralmente le spese di lite.
Dà atto che, per effetto della odierna decisione, sussistono i presupposti di cui all'art. 13 comma
1-quater D.P.R. 115/2002, per il versamento dell'ulteriore contributo unificato di cui all'art. 13 comma 1-bis D.P.R. 115/2002.
Così deciso, nella Camera di Consiglio del 06.10.2025
Il Giudice
Dott. ON NN
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