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Sentenza 30 ottobre 2025
Sentenza 30 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Salerno, sentenza 30/10/2025, n. 4347 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Salerno |
| Numero : | 4347 |
| Data del deposito : | 30 ottobre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI SALERNO
PRIMA SEZIONE CIVILE
Il Tribunale di Salerno, 1^ Sezione Civile, nella persona del Dott. Mattia
Caputo, in funzione di Giudice di primo grado, ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al N.R.G. 9046/2024, avente ad oggetto: contratti bancari
TRA
(C.F.: ), rappresentata e Parte_1 C.F._1
difesa, giusta procura allegata all'atto di citazione in opposizione, dagli
Avv.ti Mario Gentile e Stefania Palescandolo, presso i cui indirizzi PEC elettivamente domicilia;
- PARTE OPPONENTE
E
(P.IVA: ), in persona del legale Controparte_1 P.IVA_1
rappresentante p.t., rappresentata e difesa, giusta procura allegata alla comparsa di costituzione e risposta per atto per Notar Persona_1
del 21/3/2022, Rep. n. 4387, Racc. n. 2961, dall'Avv. Monica Traversa, presso il cui studio, sito in Milano al corso Europa n. 13., elettivamente domicilia;
- PARTE OPPOSTA
CONCLUSIONI DELLE PARTI
Come da scritti difensivi e verbale di udienza del 23/10/2025.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con atto di citazione regolarmente notificato la ha Parte_1
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza proposto opposizione avverso il Decreto Ingiuntivo n. 999/2024, con cui veniva ingiunta al pagamento, in favore della opposta, della somma di €
14.466,03 quale saldo debitore del contratto di finanziamento n. 4336282, oltre accessori e spese del procedimento monitorio.
Parte opponente ha dedotto in via preliminare:
1) la carenza di legittimazione attiva di parte opposta, per non aver quest'ultima provato la titolarità del credito, fondando la pretesa di pagamento, su una cessione del credito non debitamente provata;
2) che, il credito azionato difetta dei requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità, attesa la inidoneità della documentazione prodotta in fase monitoria a costituire prova scritta ai sensi degli artt. 633 e 634 c.p.c.;
3) l'intervenuta estinzione per prescrizione decennale ex art. 2946 c.p.c. del credito azionato;
4) l'insussistenza della debitoria, per avere essa integralmente corrisposto tutte le rate del finanziamento.
Nel merito l'opponente ha poi dedotto:
1) la nullità del contratto di finanziamento per violazione della normativa antiusura L. n. 108/1996, in ragione del superamento del tasso soglia;
2) la nullità del contratto di finanziamento per il superamento del tasso soglia in relazione agli interessi di mora.
In virtù di quanto innanzi esposto ha formulato le Parte_1
seguenti conclusioni: accogliere l'opposizione e, per l'effetto, revocare il
Decreto Ingiuntivo n. 999/2024; con vittoria delle spese di lite ed accessori di legge, da distrarsi in favore dei difensori AR LE e TE
SC, dichiaratisi antistatari.
Si costituiva in giudizio la deducendo: Controparte_1
1) che, il perfezionamento della cessione, trattandosi di atto consensuale, si verifica con il semplice accordo tra le parti anche in mancanza della notificazione prevista dall'art. 1264 c.c. (cfr. Cass. Civ. Sez. II, 20 agosto
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza 2021, n. 23257), che comunque nel caso de quo è presente;
2) che, con specifico riferimento all'estratto conto (cfr. sub. doc. 2), posto a sostegno della richiesta monitoria, lo stesso riporta tutti i movimenti avvenuti sul conto dall'inizio del rapporto contrattuale sino al termine, nonché gli effetti di ogni singola operazione sul medesimo conto, definendo così la posizione del cliente e consentendo, dunque, di accertare con certezza l'effettiva posizione del soggetto che ha ricevuto il finanziamento fino al c.d. saldo finale;
3) che, la prescrizione è stata utilmente interrotta, una prima volta, con la lettera di cessione del credito ex art. 1264 cod. civ. ricevuta in data
07/2/2014 (cfr. sub doc. 10) sia con la diffida stragiudiziale di cui al doc. 4 bis con procedimento notificatorio iniziato in data 11/1/2024, a nulla rilevando, l'erronea indicazione dell'originario contraente OS CE
S.P.A.;
4) che, il periodo di riferimento utile a determinare il tasso soglia da confrontare con il T.A.E.G. relativo all'operazione finanziaria del caso, si identifica esclusivamente considerando il momento della conclusione del contratto oggetto di valutazione, ovvero il 17/2/2024, e che dunque, andando a prendere in considerazione il trimestre relativo alla data di stipulazione del contratto de quo (17/2/2004), si potrà evincere che il tasso usuraio previsto dalla Legge n. 108/1996 per l'operazione e classi di importo corrispondenti - ovvero rispettivamente anticipi, sconti commerciali, crediti personali e altri finanziamenti effettuati dagli intermediari non bancari”- e “classe fino € 5.000,00"- per il cui calcolo la
Banca d'Italia prevede che “i tassi medi rilevati devono essere aumentati della metà"- è pari al 28.92%; che, gli interessi moratori sono stati contrattualmente pattuiti nella misura determinata del 2% mensile, come indicato dalla lettera I (cfr. doc. 1 lettera I) ovvero il 26.82% annuo e dunque, al di sotto del tasso soglia usuraio del 28.92%.
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza In virtù di quanto innanzi esposto la ha Controparte_1
formulato le seguenti conclusioni: rigettare l'opposizione, in quanto infondata in fatto ed in diritto e, per l'effetto, confermare il Decreto
Ingiuntivo n. 999/2024; in ogni caso, accertare che essa è creditrice nei confronti di parte opponente della somma di €14.466,03, ovvero della diversa somma maggiore o minore che dovesse risultare dovuta e da determinarsi, se del caso, in via equitativa, oltre ai successivi interessi di mora come da Decreto Ingiuntivo;
con vittoria delle spese di lite ed accessori di legge.
Alla prima udienza questo Giudice non concedeva la provvisoria esecuzione del Decreto Ingiuntivo n. 999/2024 e, ritenuta la causa matura per la decisione, fissava per la discussione orale l'udienza del 23/10/2025.
SULLA FONDATEZZA DELL'OPPOSIZIONE
1. - In via del tutto preliminare, va rilevato che la domanda monitoria è procedibile, non essendo stata l'improcedibilità per il mancato esperimento eccepito nè dalla parte opponente, né tale circostanza rilevata dal Giudice.
2. - Con il primo motivo di opposizione l'opponente lamenta la carenza di legittimazione attiva della opposta, non avendo quest'ultima fornito la prova della effettiva cessione del credito azionato da parte della originaria contraente Santa Barbara S.P.A.
La doglianza è fondata e va accolta.
Invero, occorre premettere che come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità (“ex multis” Cass. Civ., SS.UU., n. 2951/2016; Cass. Civ., n.
18974/2022) “La titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio, è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, sicché spetta all'attore allegarla e provarla, salvo il riconoscimento, o lo svolgimento di difese incompatibili con la negazione, da parte del convenuto, sicché, in coerenza, le contestazioni, da parte di quest'ultimo, della titolarità del rapporto controverso dedotta, hanno natura di
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza mere difese, proponibili in ogni fase del giudizio, senza che l'eventuale contumacia o tardiva costituzione assuma valore di non contestazione o alteri la ripartizione degli oneri probatori, poiché, al contempo, la carenza di titolarità, attiva o passiva, del rapporto controverso è rilevabile d'ufficio dal giudice se risultante dagli atti di causa.”.
Tanto comporta, in primo luogo, che nel caso di specie non si controverta tecnicamente di difetto di legittimazione (attiva) della parte opposta con riferimento al diritto di credito attivato mediante deposito del ricorso per
Decreto Ingiuntivo, essendo sufficiente per la sussistenza della suddetta condizione dell'azione la coincidenza tra chi si afferma di essere titolare del giudizio e chi agisce processualmente per la tutela del diritto stesso;
quanto piuttosto della sussistenza o meno della titolarità del diritto di credito contestato in capo alla parte opposta e, dunque, attenendo la predetta titolarità agli elementi costitutivi ex art. 2697 c.c. della domanda, alla fondatezza della stessa.
Fatta questa premessa, quindi, la società che afferma di essere successore della parte originaria e assuma, quindi, di essere cessionaria di crediti bancari in blocco è onerata dal fornire la prova della propria titolarità; la cessione del credito, in particolare, opera una successione nel lato attivo dell'obbligazione e trova la propria disciplina generale nell'art. 1260 c.c., ai sensi del quale il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore;
in caso di cessione in blocco di crediti, a norma dell'art. 58 T.U.B., “La banca cessionaria dà notizia dell'avvenuta cessione mediante iscrizione nel registro delle imprese e pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana …”. Tale norma, introducendo una disciplina speciale e derogatoria rispetto a quella ordinaria di cui all'art. 1264 c.c., si pone nell'ottica di agevolare la pubblicità e l'opponibilità di trasferimenti interessanti vasti portafogli di crediti, in modo tale che la pubblicazione dell'atto di cessione, ponendosi
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza sullo stesso piano degli oneri prescritti dalla disciplina codicistica per la notificazione dell'atto al debitore ceduto, ne realizzi di fatto il medesimo effetto di pubblicità. Nell'ipotesi di cessione di azienda bancaria e di cessione di crediti oggetto di cartolarizzazione, pertanto, la pubblicazione dell'atto di cessione sulla Gazzetta Ufficiale sostituisce a ogni effetto la notificazione dell'atto, ovvero l'accettazione da parte del debitore ceduto, con la conseguenza che, mentre secondo la disciplina ex art. 1264 c.c. è sufficiente che il cessionario provi la notificazione della cessione ovvero l'accettazione da parte del debitore, la disciplina speciale richiede semplicemente la prova che la cessione sia pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale, oltre all'iscrizione nel registro delle imprese.
In base alla disciplina speciale prevista dall'art. 58 T.U.B., la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'avvenuta cessione esonera la cessionaria dalla notificazione al debitore ceduto, ma non necessariamente l'avvenuta pubblicazione può ritenersi sufficiente a fornire la prova dell'esistenza della cessione stessa, in quanto una cosa è l'avviso della cessione, un'altra è la prova della sua esistenza e del suo specifico contenuto (Cass. Civ., n.
22268/2018).
Allegare la copia dell'estratto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, pertanto, non è da solo sufficiente a provare l'avvenuta cessione di quello specifico credito (Cass. Civ., n. 2780/2019), soprattutto tutte le volte in cui tale avviso pretenda di individuare il contenuto del contratto di cessione “in blocco” mediante riferimento a criteri eccessivamente generici e non individualizzanti.
Costituisce inoltre principio ormai consolidato (“ex multis” Cass. Civ., n.
24978/2020; quello secondo il quale “La parte che agisca affermandosi successore a titolo particolare del creditore originario, in virtù di un'operazione di cessione in blocco secondo la speciale disciplina di cui all'art. 58 del D.lgs. n. 385 del 1993, ha l'onere di dimostrare l'inclusione
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza del credito medesimo in detta operazione, in tal modo fornendo la prova documentale della propria legittimazione sostanziale, salvo che il resistente non l'abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta”.
Inoltre di recente la Suprema Corte, con ordinanza n. 21821/2023 ha ulteriormente chiarito che “In definitiva, in caso di cessione in blocco dei crediti da parte di una banca, ai sensi dell'art. 58 TUB, è sufficiente a dimostrare la titolarità del credito in capo al cessionario la produzione dell'avviso di pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale recante l'indicazione per categorie dei rapporti ceduti in blocco, senza che occorra una specifica enumerazione di ciascuno di essi, allorché gli elementi comuni presi in considerazione per la formazione delle singole categorie consentano d'individuare senza incertezze i rapporti oggetto della cessione, sicché, ove i crediti ceduti sono individuati, oltre che per titolo (capitale, interessi, spese, danni, etc.), in base all'origine entro una certa data ed alla possibilità di qualificare i relativi rapporti come sofferenze in conformità alle istruzioni di vigilanza della Banca
d'Italia, il giudice di merito ha il dovere di verificare se, avuto riguardo alla natura del credito, alla data di origine dello stesso e alle altre caratteristiche del rapporto, quali emergono delle prove raccolte in giudizio, la pretesa azionata rientri tra quelle trasferite alla cessionaria o sia al contrario annoverabile tra i crediti esclusi dalla cessione.”.
Più di recente, poi, è intervenuta l'ordinanza n. 17944 della Terza
Sezione Civile della Corte di Cassazione, la quale si segnala per avere risolto in modo chiaro gli aspetti relativi all'onere della prova circa la titolarità attiva in capo alla parte che assume di essere cessionaria del credito oggetto di ingiunzione (o, eventualmente, di esecuzione forzata).
Con la pronuncia indicata, in una vicenda del tutto analoga a quella di cui al presente giudizio (concernendo un caso in cui vi era stata una pluralità di cessioni), la Suprema Corte ha così statuito: “Il ricorrente contesta il rigetto
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza del motivo di opposizione con il quale egli aveva contestato la legittimazione sostanziale della società intimante, la quale assume di avere acquistato la titolarità del credito oggetto dell'intimazione, in origine spettante a __ - , in base ad una serie di cessioni successive (precisamente: da poi da questa a quest'ultima all'intimante " ). ., .. , infine da Sostiene che la corte d'appello avrebbe erroneamente ritenuto sufficiente, a tal fine, che egli fosse semplicemente stato reso edotto delle suddette cessioni, pur in mancanza di una effettiva prova delle stesse, nonché della prova che il credito intimato rientrasse tra quelli oggetto dell'operazione di cessione in blocco da ultimo intervenuta in favore della società intimante. Il motivo è fondato.
1.1 Nella motivazione della sentenza impugnata, la corte d'appello, nella sostanza, si limita a dare atto della sussistenza di adeguata prova della avvenuta notificazione al debitore ceduto delle cessioni che si assumono intervenute con riguardo al credito oggetto del precetto opposto, ai sensi dell'art. 1264 e.e. e dell'art. 58 del decreto legislativo 1 ° settembre 1993 n.
385 {T.U.B.). In tal modo, si finisce però per confondere il requisito della "notificazione" della cessione al debitore ceduto, necessario ai fini dell'efficacia della cessione stessa nei confronti di quest'ultimo e dell'esclusione del carattere liberatorio dell'eventuale pagamento dal medesimo effettuato in favore del cedente, con la prova dell'effettiva avvenuta stipulazione del contratto di cessione e, quindi, dell'effettivo trasferimento della titolarità di quel credito, prova necessaria per dimostrare l'effettiva legittimazione sostanziale ad esigerlo da parte del preteso cessionario, laddove tale qualità sia contestata dal debitore ceduto.
1.2 Essendo stati, in proposito, richiamati alcuni precedenti di questa stessa Corte in cui sembrerebbe in qualche modo adombrato che la pubblicazione, da parte della banca cessionaria, nella
Gazzetta Ufficiale, della notizia di un'operazione di cessione di crediti individuabili blocco ai sensi dell'art. 58, comma 2, del decreto legislativo 1 °
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza settembre 1993 n. 385 {T.U.B.) costituisca di per sé prova della cessione, la
Corte ritiene opportuno effettuare le seguenti precisazioni. In linea generale, ai fini della prova della cessione di un credito, benché non sia di regola necessaria la prova scritta, di certo non può ritenersi idonea, di per sé, la mera notificazione della stessa operata al debitore ceduto dal preteso cessionario ai sensi dell'art. 1264 e.e., quanto meno nel caso in cui sul punto il debitore ceduto stesso abbia sollevato una espressa e specifica contestazione, trattandosi, in sostanza, di una mera dichiarazione della parte interessata. Tale principio vale, ovviamente, in qualunque forma sia avvenuta la cessione e in qualunque forma sia avvenuta la relativa notificazione da parte del cessionario al ceduto;
quindi, almeno di regola, anche se la cessione sia avvenuta nell'ambito di un'operazione di cessione di crediti individuabili in blocco da parte di istituti bancari a tanto autorizzati e la notizia della cessione sia eventualmente stata data dalla banca cessionaria mediante pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell'art. 58 T.U.B. I precedenti di questa Corte in cui pare farsi riferimento alla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale della notizia della cessione quale prova della stessa, vanno rettamente intesi. Sul punto, si deve certamente condividere, in diritto, quanto già espressamente e ripetutamente affermato nei vari precedenti in cui si è precisato che «una cosa è l'avviso della cessione - necessario ai fini dell'efficacia della cessione - un'altra la prova de/l'esistenza di un contratto di cessione e del suo contenuto;
di conseguenza la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale esonera sì la cessionaria dal notificare la cessione al titolare del debito ceduto, ma, se individua il contenuto del contratto di cessione, non prova l'esistenza di quest'ultima» ( così espressamente Cass., Sez. 3, Ordinanza n. 22151 del
05/09/2019; cfr. già in precedenza Cass., Sez. 1, Sentenza n. 5997 del
17/03/2006, Rv. 588138 - 01, secondo cui: «l'art. 58, secondo comma, del d.
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza lgs. 1 ° settembre 1993, n. 385, nel testo originario, applicabile "ratione temporis' ha inteso agevolare la realizzazione della cessione "in blocco" di rapporti giuridici, prevedendo, quale presupposto di efficacia della stessa ne confronti dei debitori ceduti, la pubblicazione di un avviso nella Gazzetta
Ufficiale, e dispensando la banca cessionaria dall'onere di provvedere alla notifica della cessione alle singole controparti dei rapporti acquisiti;
tale adempimento, ponendosi sullo stesso piano di quelli prescritti in via generale dall'art. 1264 e.e., può essere validamente surrogato da questi ultimi e, segnatamente, dalla notificazione della cessione, che non è subordinata a particolari requisiti di forma, e può quindi aver luogo anche mediante l'atto di citazione con cui il cessionario intima il pagamento al debitore ceduto, ovvero nel corso del giudizio;
esso, comunque, è del tutto estraneo al perfezionamento della fattispecie traslativa, in quanto rileva al solo fine di escludere l'efficacia liberatoria del pagamento eseguito al cedente»), ovvero, più specificamente, che «la parte che agisca affermandosi successore a titolo particolare del creditore originario, in virtù di un 'operazione di cessione in blocco secondo la speciale disciplina di cui all'art. 58 del d.lgs. n. 385 del
1993, ha anche l'onere di dimostrare l'inclusione del credito medesimo in detta operazione, in tal modo fornendo la prova documentale della propria legittimazione sostanziale, salvo che il resistente non l'abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta» {Cass., Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 24798 del
05/11/2020, Rv. 659464 - 01; Sez. 1, Sentenza n. 4116 del 02/03/2016,
Rv. 638861 - 01). Va tenuto presente che: a) la prova della cessione di un credito non è, di regola, soggetta a particolari vincoli di forma;
dunque, la sua esistenza è dimostrabile con qualunque mezzo di prova, anche indiziario, e il relativo accertamento è soggetto alla libera valutazione del giudice del merito, non sindacabile in sede di legittimità; b) opera, poi, certamente, in proposito, il principio di non contestazione;
c) va, comunque, sempre distinta la questione della prova dell'esistenza della cessione (e, più in generale, della fattispecie
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza traslativa della titolarità del credito) dalla questione della prova dell'inclusione di un determinato credito nel novero di quelli oggetto di una operazione di cessione di crediti individuabili in blocco ai sensi dell'art. 58
T.U.B. Sulla base di tali ultime puntualizzazioni, si può certamente confermare, in primo luogo, che, in caso di cessione di crediti individuabili blocco ai sensi dell'art. 58 T.U.B., quando non sia contestata l'esistenza del contratto di cessione in sé, ma solo l'inclusione dello specifico credito controverso nell'ambito di quelli rientranti nell'operazione conclusa dagli istituti bancari,
l'indicazione delle caratteristiche dei crediti ceduti, contenuta nell'avviso della cessione pubblicato dalla società cessionaria nella
Gazzetta Ufficiale, può ben costituire adeguata prova dell'avvenuta cessione dello specifico credito oggetto di contestazione, laddove tali indicazioni siano sufficientemente precise e consentano, quindi, di ricondurlo con certezza tra quelli compresi nell'operazione di trasferimento in blocco, in base alle sue caratteristiche concrete. In tal caso, infatti, in mancanza di contestazioni specificamente dirette a negare l'esistenza del contratto di cessione, quest'ultimo non deve essere affatto dimostrato (in quanto i fatti non contestati devono considerarsi al di fuori del cd. thema probandum): il fatto da provare è costituito soltanto dall'esatta individuazione dell'oggetto della cessione (più precisamente, della esatta corrispondenza tra le caratteristiche del credito controverso e quelle che individuano i crediti oggetto della cessione in blocco) e, pertanto, sotto tale limitato aspetto, le indicazioni contenute nell'avviso di cessione dei crediti in blocco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in relazione ad una operazione da ritenersi certamente esistente in quanto non contestata, possono ben essere valutate al fine di verificare se esse consentono o meno di ricondurre con certezza il credito di cui si controverte tra quelli trasferiti in blocco al preteso cessionario (di modo che, solo laddove tale riconducibilità non sia desumibile
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza con certezza dalle suddette indicazioni sarà necessaria la produzione del contratto e/o dei suoi allegati, ovvero sarà necessario fornire la prova della cessione dello specifico credito oggetto di controversia in altro modo;
cfr. sul punto, di recente, per un caso in cui tale riconducibilità è stata esclusa in concreto, Cass., Sez. 3, Ordinanza n. 9412 del 05/04/2023, che risulta in corso di massi mazione). Diverso è, però, il caso in cui (come certamente accaduto nella specie) sia oggetto di specifica contestazione da parte del debitore ceduto la stessa esistenza del contratto (ovvero dei vari contratti) di cessione: in questo caso, detto contratto deve essere certamente oggetto di prova e, a tal fine, come sopra chiarito, di regola non può ritenersi sufficiente una mera dichiarazione della parte cessionaria e, quindi, come tale, neanche la mera
"notificazione" della cessione da questa effettuata al debitore ceduto, neanche se tale notificazione sia avvenuta mediante avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, ai sensi dell'art. 58 T.U.B., dalla società cessionaria di rapporti giuridici individuabili in blocco. D'altra parte, ciò non esclude che tale avviso, unitamente ad altri elementi, possa eventualmente essere valutato come indizio dal giudice del merito, sulla base di adeguata motivazione, al fine di pervenire alla prova presuntiva della cessione: ciò potrebbe avvenire, ad esempio, nel caso in cui l'avviso risulti pubblicato su iniziativa della stessa banca cedente o di quest'ultima unitamente alla società cessionaria, ovvero quando vi siano altre particolari ragioni che inducano a ritenerlo un elemento che faccia effettivamente presumere l'effettiva esistenza della dedotta cessione. In tali casi, la questione si risolve in un accertamento di fatto da effettuare in base alla valutazione delle prove da parte del giudice del merito e detto accertamento, come è ovvio, se sostenuto da adeguata motivazione, non sarà sindacabile in sede di legittimità.”.
Orbene, nella fattispecie concreta l'opponente ha contestato la prova
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza stessa dell'esistenza del primo contratto di cessione del credito (cfr. atto di citazione in opposizione) tra la originaria contraente Santa
Barbara S.P.A. e la successiva cedente OS CE S.P.A.
Applicando tali coordinate ermeneutiche alla vicenda in esame, deve ritenersi che la opposta non abbia fornito la prova della conclusione del contratto di cessione del credito da parte della originaria mutuante
Santa Barbara S.P.A. in favore della successiva cedente OS CE
S.P.A., che a sua volta avrebbe poi ceduto il credito azionato in via monitoria alla opposta;
infatti, la opposta, a fronte della specifica contestazione formulata dall'opponente, avrebbe dovuto produrre in giudizio il contratto di cessione dei crediti concluso tra la sua dante causa (OS
CE S.P.A.) e l'originaria mutuante (Santa Barbara S.P.A.) o, quanto meno, fornire elementi di prova, sia pure presuntivi, idonei a comprovare tale trasferimento. Tanto preclude, in considerazione della natura di atto traslativo a titolo particolare della cessione del credito, che presuppone la prova di tutta la sequenza dei trasferimenti senza soluzioni di continuità
(come chiarito, da ultimo, da Cass. Civ., n. 19744/2023), di poter ritenere provata la titolarità dello stesso in capo alla Controparte_1
Pertanto la opposta non ha assolto all'onere della prova, su di essa gravante, di dimostrare di avere acquistato la titolarità del credito attivato mediante deposito del ricorso monitorio.
Alla luce di quanto innanzi esposto, dunque, consegue che l'opposizione è fondata e va accolta, e per l'effetto, il Decreto Ingiuntivo n. 999/2024 va revocato.
SUL REGIME DELLE SPESE DI LITE
3 - Le spese di lite seguono il criterio generale della soccombenza ai sensi dell'art. 91 c.p.c., e, pertanto, essendo stata l'opposizione accolta, sono poste a carico della e, tenuto conto della Controparte_1
natura della controversia, del valore (€ 14.466,03, pari a quello del
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza monitorio) e della complessità (bassa) delle questioni trattate, si liquidano in dispositivo, secondo i criteri di cui al D.M. n. 55/2014 (così come modificato con D.M. n. 147/2022) in complessivi € 2.540,00 a titolo di compensi professionali (di cui € 460,00 per la fase di studio, € 389,00 per la fase introduttiva del giudizio;
€ 840,00 per la fase istruttoria/di trattazione;
€
851,00 per la fase decisionale), oltre rimborso spese vive pari ad € 145,50
(per C.U. e marca da bollo), rimborso generali nella misura del 15% come per legge, I.V.A. e C.P.A., da distrarsi in favore degli Avv.ti AR LE
e TE SC, dichiaratasi anticipatari.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunziando, disattesa ogni contraria istanza, difesa ed eccezione, così decide:
1) Accoglie l'opposizione, e, per l'effetto, revoca il Decreto Ingiuntivo n.
999/2024;
2) Condanna la alla refusione, in favore di Controparte_1
, delle spese di lite, che si liquidano in Parte_1
complessivi € 2.540,00 oltre rimborso spese vive pari ad € 145,50, rimborso spese generali nella misura del 15% come per legge, I.V.A. e
C.P.A., da distrarsi in favore degli Avv.ti AR LE e TE
SC dichiaratasi anticipatari.
Così deciso in Salerno il 30/10/2025
Il Giudice
Dott. Mattia Caputo
Proc. N.R.G.A.C. 9046/2024 - Sentenza