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Sentenza 9 agosto 2025
Sentenza 9 agosto 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Brescia, sentenza 09/08/2025, n. 3513 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Brescia |
| Numero : | 3513 |
| Data del deposito : | 9 agosto 2025 |
Testo completo
N.R.G. 5638/2024
R e p u b b l i c a I t a l i a n a
TRIBUNALE ORDINARIO DI BRESCIA
Settima Sezione Civile (Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'UE)
I N N O M E D E L P O P O L O I T A L I A N O
Il Tribunale, in composizione collegiale, nelle persone dei magistrati:
dott. Luciano Ambrosoli Presidente relatore dott. Christian Colombo Giudice dott. Andrea Gaboardi Giudice all'esito della camera di consiglio del 27.3.2025, nel procedimento iscritto al n.r.g. 5638/2024, promosso da:
, nato in [...] il [...] (C.F. – CUI: Parte_1 C.F._1
053HC4I) con l'avv. Andrea Pienazza del foro di SC
RICORRENTE contro
; Controparte_1 con il patrocinio dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato di SC;
RESISTENTE ha pronunciato la seguente
SENTENZA (ai sensi dell'art. 19-ter d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150)
Rilevato in fatto
1. Il 23.2.2023 cittadino pakistano nato a [...] il [...], ha Parte_1 presentato in via amministrativa istanza di rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale, rigettata dalla Questura di SC con provvedimento in data 12.3.2024 (notificato il 2.5.2024).
Il diniego oggetto di impugnazione è stato pronunciato sulla scorta del parere negativo espresso il 12.2.2024 dalla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di SC, e in particolare ravvisa condizioni attuali di sicurezza nella zona di provenienza “non soggetta a indicazioni a livello internazionale di non rimpatrio” e non ravvisa elementi per ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale possa comportare una violazione del diritto alla vita privata e familiare del richiedente (il richiedente non ha familiari in Italia, non ha raggiunto un radicamento effettivo sul territorio “data l'esiguità di contratti di lavoro prodotti”, mantiene relazioni con i familiari in Pakistan e non presenta profili di vulnerabilità “tali da rendere intollerabile il rimpatrio e il reinserimento sociale nel paese di origine”.
2. Avverso il decreto del Questore di SC è stato proposto tempestivo ricorso, depositato il
Pag. 1 di 7 9.5.2024.
La difesa ha dedotto in ordine alla situazione personale e lavorativa del ricorrente sul territorio nazionale, riassumendo (e documentando) il percorso di integrazione lavorativa e sociale nel paese di accoglienza, dove è arrivato nel 2015 dopo avere lasciato il Pakistan nel 2003, e ha subito presentato richiesta di protezione internazionale, rigettata in sede amministrativa e giudiziaria. In particolare nel ricorso si deduce che la documentazione a disposizione della Commissione territoriale già attestava integrazione lavorativa, avviata sin dal 2017 seppure in forza di contratti tutti a tempo determinato, oltre che abitativa e sociale (al ricorso sono allegati tra l'altro estratto conto contributivo INPS rilasciato il 6.5.2024, buste paga di periodo compreso tra settembre 2017 e settembre 2023, contratti di lavoro e proroghe di periodo compreso tra giugno 2017 e dicembre 2023: v. doc. 10, 11, 12).
3. Il si è costituito in giudizio, con l'Avvocatura distrettuale dello Stato di Controparte_1
SC, in data 20.12.2024, ribadendo la correttezza delle valutazioni effettuate a fondamento del provvedimento amministrativo e concludendo per il rigetto della domanda avversaria.
Unitamente alla memoria di costituzione, parte resistente ha depositato una relazione stilata dall'Ufficio Immigrazione della Questura di SC sulla posizione personale del ricorrente, alla quale sono allegati gli atti e documenti del procedimento amministrativo.
4. In data 1.1.2025 la difesa di parte ricorrente ha depositato ulteriore documentazione relativa alla situazione lavorativa e abitativa del suo assistito (buste paga dei mesi di agosto, settembre e novembre 2024; modello UNILAV assunzione Azienda Agricola “Mehar di Muhammad Nadeem” di San Vito al Tagliamento, dal 25.10.2024 al 31.1.2025; modello UNILAV assunzione “Franciacorta Vigneti di SI IL e C. snc” di Rovato dal 12.8.2024 al 31.10.2024; attestato 15.10.2024 di partecipazione al corso di formazione lavoratori per conduzione carrelli industriali semoventi).
5. All'udienza di precisazione delle conclusioni e discussione, tenutasi il 27.2.2025 nelle forme previste dall'art. 127 ter c.p.c., parte attrice ha depositato la nota scritta sostitutiva della partecipazione all'udienza e concluso per il riconoscimento della protezione speciale, e la causa è stata infine discussa e decisa dal collegio nella camera di consiglio del 27.3.2025.
Ritenuto in diritto
1. In diritto, occorre riportare sinteticamente gli interventi normativi in materia più recenti.
L'art. 1, comma 1, lett. e), d.l. 21 ottobre 2020, n. 130, conv., con mod., dalla l. 18 dicembre 2020, n. 173, ha modificato l'art. 19, comma 1.1, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, con le seguenti disposizioni: «non sono ammessi il respingimento o l'espulsione o l'estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura o a trattamenti inumani o degradanti o qualora ricorrano gli obblighi di cui all'articolo 5, comma 6. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell'esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani. Non sono altresì ammessi il respingimento o l'espulsione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, a meno che esso sia necessario per ragioni di sicurezza nazionale, di ordine e sicurezza pubblica nonché di protezione della salute nel rispetto della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951, resa esecutiva dalla legge 24 luglio 1954, n. 722, e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Ai fini della valutazione del rischio di violazione di cui al periodo precedente, si tiene conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato, del suo effettivo inserimento sociale in Italia, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell'esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d'origine».
Il legislatore ha, pertanto, nuovamente conformato il diritto d'asilo ex art. 10, comma 3, Cost., nel rispetto dei vincoli costituzionali (a partire dai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale della comunità di cui all'art. 2, comma 2, Cost.), nonché di quelli europei ed internazionali ex art. 117, comma 1, Cost. (artt. 19, par. 2, Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, 3 e 8 CEDU).
Con riguardo alla seconda fattispecie – divieto di respingimento o di espulsione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare – questo Collegio ravvisa nella formulazione legislativa una sostanziale continuità con la disciplina della (precedente) protezione
Pag. 2 di 7 umanitaria di cui all'art. 5, comma 6, d.lgs. 286/1998, per come conformata dalla più diffusa giurisprudenza prima della novella di cui all'art. 1, comma 1, lett. b), n. 2), d.l. 4 ottobre 2018, n. 113, conv., con mod., dalla l. 1° dicembre 2018, n. 132, e definita dalla Corte di cassazione come espressione del diritto di asilo sancito in Costituzione (tra le tante, Cass., sez. I, 13 ottobre 2020, n. 22057).
Secondo la normativa introdotta con il d.l. 130/2020, il diritto dello straniero al riconoscimento della protezione interna è declinazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare. Il diritto è riconosciuto ogniqualvolta il respingimento (o l'espulsione) rappresenti anche solo il rischio di violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare. Il legislatore ha, peraltro, disciplinato anche il contenuto del sindacato volto all'accertamento di tale diritto, stabilendo che costituiscono parametro di valutazione la natura e l'effettività dei vincoli familiari dell'interessato, l'effettivo inserimento sociale in Italia, la durata del suo soggiorno nel territorio nazionale, nonché (e per converso) l'esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d'origine.
Questi indici evocano proprio la precedente protezione umanitaria, il cui riconoscimento era subordinato all'esigenza di tutelare situazioni di vulnerabilità personale derivanti dal rischio del richiedente di essere immesso nuovamente, in conseguenza dell'eventuale rimpatrio, in un contesto sociale, politico e ambientale idoneo a costituire una significativa ed effettiva compromissione dei diritti fondamentali e inviolabili (v., per tutte, Cass., sez. I, 6 aprile 2020, n. 7733).
Un primo elemento comune tra la protezione speciale e quella umanitaria riposa, dunque, proprio sul rischio di compromissione di diritti fondamentali – ora espressamente compendiati nel diritto al rispetto della vita privata e familiare – dipendente dal rimpatrio in ragione delle particolari condizioni personali dello straniero.
L'altro elemento comune attiene, poi, al contenuto del giudizio di accertamento del diritto alla protezione interna, fondato sulla contestualizzazione delle condizioni personali e, quindi, sulla comparazione tra l'esperienza dello straniero sul territorio nazionale e quella nel Paese di origine. Non è, pertanto, sufficiente l'allegazione di un'esistenza migliore in Italia, sotto il profilo dell'integrazione sociale, personale o lavorativa, ma è necessaria una valutazione comparativa tra la vita privata e familiare del richiedente in Italia e quella che egli ha vissuto prima della partenza e alla quale si troverebbe esposto in conseguenza del rimpatrio, al fine di accertare se lo straniero sia al punto sradicato dal Paese di provenienza (sul piano socio-economico e su quello personale) che il solo rimpatrio costituisca motivo di pregiudizio di diritti fondamentali della sua persona.
Di recente, l'art. 7, comma 1, lett. c), n. 1, d.l. 10 marzo 2023, n. 20, conv., con mod., dalla l. 5 maggio 2023, n. 50, ha però soppresso il terzo e il quarto periodo dell'art. 19, comma 1.1, cit.
Il legislatore ha, tuttavia, dettato una disposizione di diritto intertemporale (art. 7, comma 2, d.l. cit.), prevedendo che continua ad applicarsi la disciplina previgente per le istanze presentate fino alla data di entrata in vigore del decreto-legge, intervenuta l'11 marzo 2023 (cfr. art. 12 d.l. cit.).
Atteso che l'istanza di protezione speciale è stata presentata il 23.2.2023, la domanda va esaminata sulla base del regime previgente, novellato nel 2020.
Risulta, allora, irrilevante in questa sede interrogarsi circa la legittimità costituzionale dell'ultima novella e, in caso positivo, circa l'esatta identificazione del nuovo regime in conseguenza dell'abrogazione espressa dei periodi menzionati.
2. Tanto premesso e considerato, il ricorso merita senz'altro accoglimento.
2.1. Va preliminarmente evidenziato che le circostanze dedotte a sostegno della domanda non sono riconducibili all'art. 19, comma 1, d.lgs. 286/1998, ai sensi del quale «in nessun caso può disporsi l'espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di orientamento sessuale, di identità di genere, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione»), né la situazione descritta da tale disposizione affiora altrimenti dagli atti di causa.
2.2. Ricorrono, invece, gli estremi dell'ipotesi di cui all'art. 19, comma 1.1, I-II periodo, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, a mente del quale non sono ammessi il respingimento o l'espulsione o l'estradizione di
Pag. 3 di 7 una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura o a trattamenti inumani o degradanti o comunque qualora ricorrano gli obblighi costituzionali o convenzionali di cui all'art. 5, comma 6, d.lgs. cit.
Questa norma, nell'attuare vincoli ordinamentali di natura sovranazionale e internazionale, esprime il divieto di respingimento, espulsione o estradizione, ogniqualvolta vi sia il rischio concreto ed attuale che lo straniero o l'apolide possa subire un pregiudizio in relazione a beni giuridici fondamentali, in primis i diritti umani come riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 10.12.1948 e dalla CEDU.
Ebbene, non si possono trascurare le notevoli criticità circa il rispetto dei diritti umani in Pakistan ed in specie nella provincia del Punjab (ove si trova il distretto di , luogo di provenienza del Persona_1 richiedente), le quali raggiungono – nel loro complesso – una soglia di gravità tale da far ritenere l'operatività del divieto di refoulement.
Secondo Human Rights Watch, «il Pakistan è estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici e affronta tassi di riscaldamento notevolmente superiori alla media globale, rendendo gli eventi climatici estremi più frequenti e intensi. Il Pakistan nell'agosto 2022 ha subito inoltre devastanti inondazioni che hanno coperto oltre un terzo del paese, uccidendo oltre 1.000 persone, sfollando più di 30 milioni e causando miliardi di dollari di danni. Queste crisi sono arrivate mentre il Pakistan affrontava crisi politiche ed economiche sempre più profonde e prezzi del cibo e del carburante alle stelle. Durante tutto l'anno, il governo ha continuato a controllare i media e a limitare il dissenso. Le autorità hanno molestato e talvolta arrestato giornalisti e altri membri della società civile per aver criticato i funzionari e le politiche del governo. Sono continuati anche gli attacchi violenti contro i membri dei media. Le donne, le minoranze religiose e le persone transgender hanno continuato a subire violenze, discriminazioni e persecuzioni, con le autorità che non hanno fornito una protezione adeguata o chiamato a rispondere i colpevoli. Il governo ha continuato a fare poco per ritenere le forze dell'ordine responsabili di torture e altri gravi abusi. Gli attacchi dei militanti islamici, in particolare il
[...]
, contro funzionari delle forze dell'ordine e minoranze religiose hanno ucciso decine di persone» (v. Persona_2
Human Rights Watch, 'Constitutional Coup' Threatened in Pakistan, disponibile all'indirizzo https://www.hrw.org/news/2022/04/05/constitutional-coupthreatened-pakistan).
Il Pakistan tiene elezioni regolari in un sistema politico multipartitico competitivo. Tuttavia, l'esercito esercita un'enorme influenza sulla sicurezza e su altre questioni politiche, intimidisce i media e gode dell'impunità per l'uso indiscriminato o extralegale della forza. Le autorità impongono restrizioni selettive alle libertà civili e i militanti islamici compiono attacchi contro le minoranze religiose e altri presunti oppositori.
Il report di USDOS relativo all'anno 2022 ha, a sua volta, evidenziato quanto segue: «Le questioni significative relative ai diritti umani hanno incluso rapporti credibili di: uccisioni illegali o arbitrarie, comprese le uccisioni extragiudiziali da parte del governo o dei suoi agenti;
sparizione forzata da parte del governo o dei suoi agenti;
tortura e casi di trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti da parte del governo o dei suoi agenti;
condizioni carcerarie dure e pericolose per la vita;
detenzione arbitraria;
prigionieri politici;
repressione transnazionale contro individui in un altro paese;
interferenza arbitraria o illecita con la privacy; gravi restrizioni alla libertà di espressione e dei media, tra cui la violenza contro i giornalisti, gli arresti ingiustificati e le sparizioni di giornalisti, la censura e le leggi penali sulla diffamazione e le leggi contro la blasfemia;
gravi restrizioni alla libertà di Internet;
interferenze sostanziali con la libertà di riunione pacifica e la libertà di associazione, comprese leggi eccessivamente restrittive per il funzionamento delle organizzazioni non governative e delle organizzazioni della società civile;
severe restrizioni alla libertà religiosa;
restrizioni alla libertà di circolazione;
grave corruzione del governo;
mancanza di indagini e responsabilità per la violenza di genere;
reati che comportano violenza o minacce di violenza nei confronti di membri di minoranze razziali ed etniche;
reati che comportano violenza o minacce di violenza nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer o intersessuali;
l'esistenza o l'uso di leggi che criminalizzano la condotta sessuale consensuale tra persone dello stesso sesso tra adulti;
restrizioni alla libertà di associazione dei lavoratori ed esistenza delle peggiori forme di lavoro minorile» (v. https://www.hrw.org/news/2022/04/05/constitutional-coup-threatened-pakistan).
Pag. 4 di 7 Un simile quadro è stato confermato anche dal rapporto di del 2022 (v. Controparte_2 https://www.amnesty.org/en/location/asia-and-the-pacific/south-asia/pakistan/report-pakistan/), ove si legge quanto segue: «Sono continuate gravi violazioni dei diritti umani, tra cui sparizioni forzate, torture, repressioni delle proteste pacifiche, attacchi contro giornalisti e violenze contro le minoranze religiose e altri gruppi emarginati. Una reazione contro le conquiste legali nei diritti transgender ha portato a una crescente violenza contro le persone transgender. Il Senato ha approvato una legge che criminalizzerebbe la tortura da parte di funzionari statali per la prima volta. Gli sconvolgimenti politici hanno portato a una grande incertezza. Una crisi economica ha gravemente ostacolato i diritti economici delle persone. Il cambiamento climatico ha esacerbato le ondate di calore seguite da devastanti inondazioni, che hanno ucciso molti e minato una serie di diritti».
Freedom House classifica, del resto, il Pakistan come Paese solo parzialmente libero con un punteggio di 37/100, di cui 15/40 per i diritti politici e 22/60 per le libertà
civili (v. https://freedomhouse.org/country/pakistani/kashmir/freedom-world/2023).
Le crisi politiche ed economiche del Pakistan si sono aggravate nel 2023. Seguendo un copione simile a quello dei suoi predecessori, il governo del Primo Ministro AZ ha represso i media, le Per_3 organizzazioni non governative (ONG) e l'opposizione politica. Le autorità hanno utilizzato leggi draconiane antiterrorismo e anti-sedizione per intimidire i critici pacifici. Le minacce e gli attacchi del governo ai media hanno creato un clima di paura tra giornalisti e gruppi della società civile, con molti che hanno fatto ricorso all'autocensura.
La violenza legata alla blasfemia contro le minoranze religiose, alimentata in parte dalla persecuzione governativa e dalle leggi discriminatorie, si è intensificata. Gli attacchi dei militanti islamici, in particolare del (TTP) e dello Stato islamico della provincia di Khorasan (ISKP), Persona_4 che hanno pre lle forze dell'ordine e minoranze religiose, hanno ucciso decine di persone nel 2023.
Il governo pachistano non ha modificato o abrogato le disposizioni della legge sulla blasfemia che hanno fornito un pretesto per la violenza contro le minoranze religiose e le hanno lasciate vulnerabili ad arresti e procedimenti giudiziari arbitrari. La pena di morte è obbligatoria per blasfemia e decine di persone sono rimaste nel braccio della morte fino alla fine del 2023. Dal 1990, almeno 65 persone sarebbero state uccise in Pakistan per accuse di blasfemia.
Con povertà, inflazione e disoccupazione alle stelle, il Pakistan ha dovuto affrontare una delle peggiori crisi economiche della sua storia, mettendo a repentaglio i diritti di milioni di persone alla salute, al cibo e a un adeguato tenore di vita. L'insistenza del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sull'austerità e la rimozione dei sussidi senza adeguate misure compensative hanno causato ulteriori difficoltà per i gruppi a basso reddito. Il Pakistan è rimasto estremamente vulnerabile al cambiamento climatico e ha dovuto affrontare tassi di riscaldamento notevolmente superiori alla media globale, rendendo gli eventi climatici estremi più frequenti e intensi.
Nella provincia del Punjab, nei primi quattro mesi del 2023 sono stati segnalati alla polizia 10.365 casi di violenza contro le donne, secondo una ONG locale. Il numero effettivo di incidenti è probabilmente molto più alto, dati gli ostacoli alla denuncia, le norme sociali dannose e le risposte inefficaci e dannose della polizia. Il tasso di condanna per stupro in Pakistan è inferiore al 3 %.
La mancanza di consapevolezza sulla salute mentale nella società pachistana contribuisce all'abuso di coloro che hanno disabilità psicosociali (condizioni di salute mentale).
I rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso tra uomini continuano a essere un reato ai sensi del codice penale pachistano, esponendo gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e le donne transgender a un rischio maggiore di abusi da parte della polizia e di altre forme di violenza e discriminazione.
La valutazione sullo stato di libertà di per il 2023 è peggiorata rispetto all'anno Parte_2 precedente, seppur di poco: il punteggio complessivo è pari a 35/100, suddiviso in 14/40 per i diritti politici e 21/60 per le libertà civili (v. https://freedomhouse.org/country/pakistan/freedom-world/2024).
La protezione speciale deve essere riconosciuta, pertanto, ai sensi dell'art. 19, comma 1.1, I-II periodo,
Pag. 5 di 7 d.lgs. 286/1998.
2.3. Ciò posto, il ricorrente ha dimostrato di aver da tempo intrapreso un buon percorso di integrazione in Italia, sia pure percependo redditi complessivamente modesti (v. estratto contributivo INPS al 6.5.2024 e buste paga anche da ultimo prodotte).
lasciato il Pakistan nel 2003 e giunto in Italia nel giugno 2015 dopo un soggiorno di 12 Parte_1 anni in Grecia, ha immediatamente presentato istanza di protezione internazionale (formalizzata l'8.8.2015 e rigettata sia in sede amministrativa che giurisdizionale) e, dopo avere svolto saltuari lavori agricoli nel corso del 2017, ha partire dal 2018 ha cominciato a svolgere attività lavorative varie (bracciante agricolo/potatore viti, addetto alle pulizie, volantinaggio, operaio edile, collaboratore familiare) con contratti regolari a tempo determinato (dall'11.1.2018 a 21.11.2018 part time presso Parte_3
addetto al volantinaggio;
dal 26.11.2018 al 6.9.2019 operaio part time presso Si
[...]
Service; dal 5.2.2020 al 30.9.2021 collaboratore familiare presso IN HI - il contratto riporta decorrenza dal 5 2.2020 e il ricorrente produce buste paga di novembre e dicembre 2020, l'estratto contributivo INPS fa decorrere il rapporto dall'1.1.2021; dal 27.4.2021 al 29.5.2021 operaio edile presso HM S.r.l.; dal 1.8.2021 al 31.8.2021 addetto alle pulizie presso Fenice Servizi S.r.l.; dal 10.2.2022 al 31.3.2022 potatore di viti presso CMN Global di;
nel corso del 2023 prestazioni varie di Persona_5 lavoro agricolo giornaliero presso e, inoltre, dal 12.5.2023 al 5.7.2023 Controparte_3 volantinaggio per Qualità Distribuzione di e dal 19.12.2023 al 30.12.2023 addetto alle Controparte_4 pulizie presso Fenice Servizi S.r.l.; dal 12.8. resso Franciacorta Vigneti di SI IL e C. S.n.c. e dal 25.10.2024 al 31.1.2025 presso l'azienda agricola Mehar di Muhammad Nadeem).
Va osservato che secondo la giurisprudenza di legittimità (Cass., sez. 3, 2 ottobre 2020, n. 21240) «il livello di integrazione raggiunto in Italia dal richiedente deve intendersi non come necessità di un pieno, irreversibile e radicale inserimento nel contesto sociale e culturale del Paese, ma come ogni apprezzabile sforzo di inserimento nella realtà locale di riferimento, dimostrabile, in ipotesi, attraverso la produzione di attestati di frequenza e di apprendimento della lingua italiana o di partecipazione ad attività di volontariato nonché di contratti di lavoro anche a tempo determinato», e che dal quadro riassunto emerge chiara e costante volontà di di integrarsi anche Parte_1 svolgendo attività lavoratrici varie e sovente poco retribuite, c entito di percepire somme modeste (i redditi si aggirano per lo più intorno a 500,00 euro mensili) ma con una quale continuità, e di beneficiare per alcuni mesi nel 2022 e nel 2023, negli intervalli tra un contratto a tempo determinato e l'altro, dell'indennità mensile di disoccupazione;
va d'altra parte rammentato che secondo Cass., sez. 6, 15 marzo 2022, n. 8373 «l'esiguità delle retribuzioni non costituisce un elemento dirimente al fine di escludere la sussistenza del diritto, atteso che la consistenza delle retribuzioni lavorative va apprezzata tenendo conto del graduale incremento delle stesse nel tempo, elemento che fornisce indicazioni utili in merito al consolidarsi del processo di integrazione in Italia».
Va infine rilevato che il richiedente risulta avere ormai da molti anni stabile dimora in SC (dapprima in vicolo dell'Inganno, presso l'abitazione del datore di lavoro domestico, e dal 27.11.2023 presso un connazionale in via Fabio Filzi: v. all. 6 e 7 al ricorso) e che, a conferma della volontà di integrazione, ha documentato la partecipazione a corsi di formazione lavorativa (v. attestato 15.10.2024 di formazione alla conduzione di carrelli industriali semoventi, all. 4 nota 1.1.2025).
In considerazione del documentato costante sforzo di integrazione lavorativa e degli indici di integrazione sociale nel territorio italiano, dove è giunto ormai da quasi 10 anni, e della lunga assenza dal paese di origine (che risulta avere lasciato minorenne nell'anno 2003), stima il collegio che l'eventuale rimpatrio andrebbe ad interrompere il positivo percorso di inserimento avviato e si porrebbe in contrasto con il diritto alla vita privata e familiare del ricorrente, tutelato dall'art. 8 CEDU.
E' il caso di aggiungere che non consta esistano segnalazioni di polizia e tanto meno condanne a carico del richiedente, a conferma del suo corretto inserimento nel paese di accoglienza
Pertanto, il ricorso deve essere accolto, con conseguente diritto del ricorrente al rilascio di un permesso per protezione speciale ai sensi dell'art. 19, commi 1.1, III-IV periodo, e 1.2, d.lgs. 286/1998.
3. Le spese di lite sono irripetibili, essendo il ricorrente vittorioso ammesso al patrocinio a spese dello Stato
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P.Q.M.
Il Tribunale di SC, in composizione collegiale, così provvede:
- accoglie il ricorso e, per l'effetto, riconosce a , nato in [...] il [...] (C.F. Parte_1
– CUI: 053HC4I), il diritto alla protezione speciale ai sensi dell'art. 19, commi C.F._1 e 1.2, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, nel testo posteriore alla novella di cui all'art. 1, comma 1, lett.e), nn. 1) e 2), d.l. 21 ottobre 2020, n. 130, conv., con mod., dalla l. 18 dicembre 2020, n. 173;
- dispone la trasmissione degli atti al Questore del luogo di domicilio del ricorrente per il rilascio nei suoi confronti del relativo permesso di soggiorno per protezione speciale ex artt. 32, comma 3, d.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25 e 6, comma 1-bis, lettera a), d.lgs. 286/1998, quindi di durata biennale, rinnovabile previo parere della Commissione territoriale e convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro;
dichiara irripetibili le spese processuali;
- manda alla cancelleria per le comunicazioni di rito.
Così deciso in SC, nella camera di consiglio del 27 marzo 2025
Il presidente
Luciano Ambrosoli
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