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Sentenza 26 settembre 2025
Sentenza 26 settembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Palermo, sentenza 26/09/2025, n. 3636 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Palermo |
| Numero : | 3636 |
| Data del deposito : | 26 settembre 2025 |
Testo completo
R.G. n. 8013-23
TRIBUNALE DI PALERMO SEZIONE TERZA CIVILE
VERBALE DI UDIENZA
Il giorno 26 settembre 2025, davanti al Giudice Adriana Pandolfo,
chiamata la causa iscritta al n. 8013/2023 R.G.A.C., è presente l'avv.
Paolo Palmeri, in sostituzione dell'Avv. Riela, per Controparte_1
L'Avv. Palmeri discute la causa riportandosi al contenuto dei propri at-
ti e, in particolare, delle note conclusive e chiede che la stessa venga deci-
sa.
L'avv. Palmeri chiede la distrazione delle spese in favore dell'Avv. Carlo
Riela ex art. 93 c.p.c., dichiaratosi antistatario.
IL GIUDICE
si ritira in Camera di Consiglio per la decisione.
Il G.O.T.
Adriana Pandolfo
IL GIUDICE
definitivamente pronunciando, riaperto il verbale a seguito di camera di consiglio conclusa alle ore 15:30, così provvede come da sentenza che allega al presente verbale e di cui dà lettura in udienza.
Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Palermo
Sezione Terza Civile in composizione monocratica, nella persona del giudice Adriana Pan-
dolfo, all'esito della discussione orale, ha pronunciato e pubblicato me-
diante lettura di dispositivo e contestuale motivazione (art. 281 sexies
c.p.c.) la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 8013/2023 del Ruolo Generale degli Affari ci-
vili contenziosi vertente
TRA
( rappresentata e dife- Controparte_1 C.F._1
sa dall'avv. Carlo Riela per procura allegata all'atto di Email_1
citazione;
- attrice -
E
( in persona del Sindaco pro tem- Controparte_2 P.IVA_1
pore, con sede in Piazza Pretoria n. 1 CP_2
- convenuto contumace -
Oggetto: risarcimento danni.
❖❖❖
Il Tribunale,
definitivamente pronunciando, disattesa ogni diversa domanda, ecce-
zione e difesa, nella contumacia del così provvede: Controparte_2
- 2 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
1) condanna il in persona del Sindaco pro tempo- Controparte_2
re, al pagamento in favore di della comples- Controparte_1
siva somma di € 16.888,00, oltre interessi, dalla data del sinistro al soddisfo, da determinarsi come in parte motiva;
2) compensa nella misura di 1/3 le spese processuali tra
[...]
e il e condanna quest'ultimo, in CP_1 Controparte_2
persona del Sindaco pro tempore, al pagamento delle spese di lite della prima nella misura dei restanti 2/3, che si distraggono in fa-
vore dell'Avv. Carlo Riela e si liquidano in complessivi € 1.882,93,
di cui € 189,60 per spese, ed € 1.693,33 per onorari, oltre I.V.A.,
C.P.A. e spese generali nella misura legalmente dovuta;
3) pone le spese della consulenza tecnica d'ufficio, in via definitiva, a carico di e del in per- Controparte_1 Controparte_2
sona del Sindaco pro tempore nella misura del 50% ciascuno.
❖❖❖
MOTIVI DELLA DECISIONE
Nella presente controversia, introdotta con atto di citazione ritualmen-
te notificato, ha chiesto la condanna del Controparte_1 [...]
, ai sensi degli artt. 2051 e 2043 c.c., dei danni – quantificati CP_2
nella complessiva somma di € 37.569,00 poi emendato a € 22.754,00 –
da lei subiti in dipendenza di un infortunio verificatosi a il giorno CP_2
18 luglio 2019, intorno alle ore 10:00 circa, quando l'attrice mentre “per-
correva a piedi il marciapiede di Via Delle Alpi quando, giunta nei pressi
del civico 98, rovinava al suolo a causa del manto gravemente dissestato,
con parti di cemento mancanti”, riportando lesioni personali. A tal fine
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l'attrice ha precisato che “nulla poteva per evitare detta insidia, non es-
sendo la predetta anomalia né segnalata né tantomeno immediatamente
visibile, complice la colorazione uniforme del marciapiede e la presenza di
altri pedoni sul detto marciapiede che ne impedivano la visuale”.
❖❖❖
Tanto premesso, deve preliminarmente essere confermata la contuma-
cia del convenuto ritualmente evocato in giudizio e Controparte_2
non costituitosi.
❖❖❖
In punto di diritto si osserva che, in adesione ad un indirizzo della giu-
risprudenza di legittimità – avallato anche dalla pronuncia della Corte
Costituzionale n. 156/1999 – la disposizione di cui all'art. 2051 c.c. in tema di responsabilità per danno cagionato da cosa in custodia deve rite-
nersi applicabile alla p.a. anche rispetto all'obbligo di manutenzione delle strade e alla tutela della sicurezza dei cittadini, risultando irrilevante la circostanza che le dimensioni dell'infrastruttura siano ridotte al punto da consentire una vigilanza costante (cfr. Cass. civ. n. 24529/2009 e n.
20754/2009).
Ora, allorquando venga in considerazione la responsabilità ex art. 2051 c.c., il criterio generale in materia di riparto dell'onere probatorio sancito dall'art. 2697 c.c. impone al danneggiato di provare l'evento dan-
noso e il nesso causale che lega la sua verificazione al bene di pertinenza altrui. Sotto quest'ultimo profilo occorre dimostrare – da un lato – che il fatto dannoso si sia prodotto nell'ambito del dinamismo connaturale del bene, o per l'insorgenza in esso di un processo dannoso, ancorché provo-
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cato da elementi esterni, e – dall'altro – che la cosa, pur combinandosi con l'elemento esterno, costituisca la causa o la concausa del danno (cfr.
Cass. Civ. n. 25243/2006).
D'altro canto, il custode, per andare esente da responsabilità, deve da-
re prova del cd. “caso fortuito”, ovvero dell'esistenza di un fattore estraneo
(che può essere rappresentato anche dal fatto del danneggiato) avente,
per i suoi caratteri di imprevedibilità ed eccezionalità, un'efficacia causale tale da interrompere del tutto il nesso eziologico tra cosa ed evento (cfr.
Cass. civ. n. 8229/2010 e n. 24419/2009).
La responsabilità del custode può essere, altresì, attenuata dal concor-
so di colpa del danneggiato, in applicazione dell'art. 1227, primo comma,
c.c. (richiamato, in tema di responsabilità aquiliana, dall'art. 2056 c.c.).
Sebbene, infatti, un'interpretazione rigorosamente letterale condurreb-
be ad escludere l'applicazione delle regole sul concorso di colpa nelle fatti-
specie di responsabilità oggettiva, nelle quali difetta un coefficiente sog-
gettivo di imputazione dei danni, è orientamento giurisprudenziale pacifi-
co che, quando il comportamento colposo del danneggiato non è idoneo da solo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno (costi-
tuita dalla cosa in custodia), e il danno medesimo, esso può tuttavia inte-
grare un concorso colposo ai sensi del primo comma dell'art. 1227 c.c.,
con conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante se-
condo l'incidenza della colpa del danneggiato (ex plurimis, Cass. civ. n.
3389/2015, n. 999/2014, n. 9546/2010 n. 11227/2008).
In proposito è utile evidenziare che “l'ipotesi del concorso di colpa del
danneggiato di cui all'art. 1227 comma 1 c.c. – la quale è astrattamente
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ravvisabile anche in caso di responsabilità per cose in custodia – non con-
cretando un'eccezione in senso proprio, ma una semplice difesa, dev'essere
esaminata e verificata dal giudice anche d'ufficio, attraverso le opportune
indagini sull'eventuale sussistenza della colpa del danneggiato e sulla
quantificazione dell'incidenza causale dell'accertata negligenza nella pro-
duzione dell'evento dannoso, indipendentemente dalle argomentazioni e ri-
chieste formulate dalla parte” (Cass. civ. n. 6529/2011).
Orbene, alla luce dell'istruttoria espletata, deve ritenersi che l'attrice ha positivamente ottemperato all'onere probatorio di cui era gravato, es-
sendo risultata dimostrata l'asserita sussistenza di un nesso di causalità
tra l'evento lesivo del 18 luglio 2019 e le condizioni (potenzialmente peri-
colose) del marciapiede di Via Delle Alpi, a CP_2
E invero, la teste, (da considerarsi attendibile in quanto Tes_1
priva di alcun rapporto di parentela o dipendenza con le parti in causa),
ha confermato la dinamica dell'infortunio così come allegato in atto di ci-
tazione, precisando che “L'incidente si è verificato nel luglio 2019. Intorno
alle 10:00 camminavo in Via delle Alpi (tra il rifornimento di benzina e il fio-
raio) e davanti a me vi era una signora che camminava pure sul marciapie-
de. Improvvisamente mentre camminavo ho visto la signora cadere a causa
del marciapiede divelto. Sono subito accorsa, insieme ad altri presenti per
aiutare la signora che era terra e lamentava dolori al braccio (non ricordo se
destro o sinistro), era spaventata e piangeva. Qualcuno dei presenti ha
chiamato il 118 e la Polizia municipale. Non so dire quali danni abbia subi-
to la signora a seguito della caduta. Nel punto in cui si è verificato
l'incidente il marciapiede è molto stretto perché c'è un fioraio. Il dissesto in-
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teressa buona parte del marciapiede e non era coperto da nulla. Il dissesto
non era comunque segnalato e non presentava alcuna variazione cromatica
… Preciso, peraltro, di avere io stessa scattato le fotografie con il cellulare
della signora ” [cfr. verbale di udienza del 1 marzo 2024]. CP_1
La suddetta dichiarazione testimoniale trova, in effetti, riscontro nelle fotografie versate in atti (che esibite alla teste ha riconosciuto il luogo in esse rappresentato come luogo del sinistro: “Riconosco il luogo del sinistro
come quello raffigurato nelle fotografie che mi vengono esibite” cfr. verbale di udienza cit.), raffiguranti lo stato di dissesto del marciapiede di Via Delle Al-
pi, a [cfr. produzione di parte attrice]. CP_2
E ancora la dinamica del sinistro trova conferma nel verbale di accer-
tamenti di sinistro stradale redatto dalla Polizia Municipale di – CP_2
U.O. Infortunistica stradale – intervenuta sui luoghi il giorno del sinistro nel quale è precisato che “in data 18/07/2019 alle ore 13:45 gli scriventi
… si recavano in Via delle alpi n. 115 per un infortunio occorso ad un pe-
done, tale , a causa di un'anomalia al manto strada- Controparte_1
le. Giunti sul posto, diversi astanti ci riferivano che il pedone era caduto
all'altezza del civico 98 … si constatava che il marciapiede interessato ri-
sultava sconnesso in tutta la sua estensione …” [cfr. doc. 2, produzione parte at-
trice].
A tal proposito va osservato che, secondo la giurisprudenza della Su-
prema Corte, “il rapporto di polizia fa piena prova, fino a querela di falso,
solo delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale
attesti come avvenuti in sua presenza, mentre per quanto riguarda le altre
circostanze di fatto che egli segnali di avere accertato nel corso
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dell'indagine, per averle apprese da terzi o in seguito ad altri accertamenti,
il verbale, per la sua natura di atto pubblico, ha pur sempre un'attendibilità
intrinseca che può essere infirmata solo da una specifica prova contraria”
(Cass. civ. n. 22662/2008).
Posto che la ricostruzione contenuta nel detto rapporto di polizia non risulta intaccata da alcun elemento probatorio di segno contrario deve re-
putarsi – sulla scorta dell'orientamento giurisprudenziale sopra enunciato
– che l'incidente si sia verificato con le modalità descritte nel rapporto del-
la Polizia Municipale.
Pertanto, in ordine alla responsabilità ex art. 2051 c.c., può ritenersi dimostrato che la cosa custodita abbia avuto piena efficienza causale sull'evento dannoso e tanto basta per derivarne la presunzione di colpa in capo al soggetto che di fatto ne era il custode, e che può liberarsi soltanto fornendo la dimostrazione del caso fortuito, e cioè dell'assenza di colpa, e quindi che il danno si è verificato in modo non prevedibile né superabile con l'adeguata diligenza. Era, dunque, sulla P.A. convenuta che incombe-
va l'onere di dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare l'evento dannoso occorso a parte attrice, fornendo la prova liberatoria che il danno ebbe a verificarsi in modo non prevedibile né evitabile con lo sforzo diligente dovuto in relazione alle circostanze del caso specifico.
Detta prova non risulta, nel caso che ci occupa, neppure offerta dal convenuto (rimasto peraltro contumace) che ha omesso di prov- CP_2
vedere all'efficiente e adeguata manutenzione della strada, esponendo gli utenti ad una situazione insidiosa. Non v'è infatti prova che le anomalie del marciapiede si fossero prodotte in tempi e con modalità tali da sfuggi-
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re ad un ragionevole programma di controllo da parte della P.A. Anzi al contrario dall'istruttoria è risultato che “Il marciapiede è ancora oggi nello
stesso stato, lo so perché da lì passo spesso” [cfr. verbale di udienza cit.].
Il C.T.U. incaricato nel corso del giudizio – le cui conclusioni, conden-
sate nella relazione in atti, questo giudice ritiene di condividere – ha poi accertato la riconducibilità eziologica al predetto incidente delle lesioni
(“frattura scomposta dell'epicondilo omerale e del capitello radiale destro”)
refertate all'attrice presso il Pronto Soccorso dell'Azienda Ospedaliera
Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello di in data 18 luglio 2019 [cfr. CP_2
relazione del C.T.U. dott. , pag. 5]. Persona_1
Sulla scorta delle risultanze istruttorie appena illustrate, deve ritenersi che l'attrice abbia ottemperato all'onere probatorio di cui era gravata.
È stata, infatti raggiunta la prova dell'evento di danno e della sua ri-
conducibilità causale ad un bene di pertinenza dell'ente convenuto, che nell'occasione si presentava in condizioni tali da rappresentare un perico-
lo per l'utenza.
Non è stato – di contro – provato l'intervento, nel processo causale di verificazione dell'infortunio, di un alcun fattore estraneo al bene di parte convenuta, imprevedibile e straordinario (avente, cioè i caratteri del “caso fortuito” secondo i connotati delineati dalla giurisprudenza), tale da inter-
rompere il nesso causale tra la cosa e l'evento lesivo e, pertanto, idoneo ad escludere la responsabilità del custode.
Tuttavia, nel caso in esame, tenuto conto delle condizioni di visibilità
esistenti al momento del fatto (era un mattina di luglio con un'ottima vi-
sibilità garantita dalla piena luce naturale) e che l'attrice stava proceden-
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do a piedi e quindi ad una velocità assai ridotta, avendo quindi la possibi-
lità – con l'utilizzo della normale diligenza e prudenza che deve comunque essere richiesta all'utente delle strade di uso pubblico (cfr. anche Corte
Cost. n. 156/1999) – di percepire la presenza dell'insidia (peraltro visibile)
ed evitare la caduta, deve essere individuato un concorso di responsabili-
tà di in ordine alla causazione dell'evento, quanti- Controparte_1
ficabile nella misura del 20%.
In proposito è opportuno evidenziare che “l'ipotesi del concorso di colpa
del danneggiato di cui all'art. 1227 comma 1 c.c. – la quale è astrattamente
ravvisabile anche in caso di responsabilità per cose in custodia – non con-
cretando un'eccezione in senso proprio, ma una semplice difesa, dev'essere
esaminata e verificata dal giudice anche d'ufficio, attraverso le opportune
indagini sull'eventuale sussistenza della colpa del danneggiato e sulla
quantificazione dell'incidenza causale dell'accertata negligenza nella pro-
duzione dell'evento dannoso, indipendentemente dalle argomentazioni e ri-
chieste formulate dalla parte” (Cass. civ. n. 6529/2011).
Ne consegue che, in parziale accoglimento della domanda formulata in atto di citazione, il (quale ente proprietario della stra- Controparte_2
da teatro del sinistro) va condannato risarcire l'attrice dei danni sofferti in conseguenza del fatto illecito, limitatamente alla misura del 80% della lo-
ro entità.
❖❖❖
Per quanto riguarda la quantificazione dei danni risarcibili, si osserva che le lesioni riportate in occasione della caduta del 18 luglio 2019 hanno provocato a una inabilità temporanea assoluta di Controparte_1
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25 giorni e una inabilità temporanea parziale di 40 giorni al 50% delle at-
titudini del soggetto, e, infine, un danno biologico permanente pari al 8%
dell'integrità psico-fisica totale, come accertato in modo rigoroso ed esau-
stivo dal C.T.U. nominato in corso di causa, il quale ha pienamente moti-
vato le proprie conclusioni (che questo giudice ritiene condivisibili in toto)
[cfr. relazione peritale cit., pag. 6].
Come precisato da quattro sentenze gemelle emesse dalla Corte di cas-
sazione a sezioni unite (le nn. 26972, 26973, 26974 e 26975 del 2008), il danno biologico, quale lesione del diritto inviolabile alla salute (art. 32
Cost.), va ricondotto nell'alveo del danno non patrimoniale di cui all'art. 2059 c.c. e ha una portata tendenzialmente omnicomprensiva, conferma-
ta dalla definizione normativa adottata dal D.Lgs. 209/2005, recante il
Codice delle assicurazioni private (i cui artt. 138 e 139 statuiscono che
“per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente
all'integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-
legale che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli
aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente
da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito”), suscet-
tibile di essere adottata in via generale, anche in campi diversi da quelli propri delle sedes materiae in cui è stata dettata, avendo il legislatore re-
cepito sul punto i risultati, ormai generalmente acquisiti e condivisi, di una lunga elaborazione dottrinale e giurisprudenziale.
Nella nozione di danno biologico sono quindi ricompresi i pregiudizi at-
tinenti ai profili dinamico-relazionali della vita del soggetto danneggiato nonché ogni aspetto concernente la sofferenza morale, non necessaria-
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mente transeunte, conseguente all'evento lesivo, risarcibile – ex art. 185
c.p. – allorché tale evento configuri un illecito penale (e ciò anche nell'ipotesi in cui, in sede civile, la colpa dell'autore del fatto risulti da una presunzione di legge e, ricorrendo la colpa, il fatto sarebbe qualifica-
bile come reato: Corte Cost. n. 233/2003; Cass. civ. nn. 7281, 7282 e
7283 del 2003).
E invero, secondo le sezioni unite della Suprema Corte, il danno non patrimoniale costituisce una categoria generale non suscettiva di suddivi-
sione in sottocategorie variamente etichettate e il riferimento a determina-
ti tipi di pregiudizio, in vario modo denominati, risponde ad esigenze de-
scrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno
(Cass. civ., sez. un., n. 26972/2008).
Pertanto, è fonte di ingiustificate duplicazioni di risarcimento l'attribuzione di distinte poste risarcitorie (liquidate, magari, l'una in per-
centuale dell'altra) a titolo di danno biologico, di danno morale e di quel pregiudizio – scaturente dalle alterazioni alla vita di relazione, dalla perdi-
ta di qualità della vita, dalla compromissione delle dimensioni esistenziali della persona – che nella elaborazione di dottrina e giurisprudenza aveva preso la definizione di “danno esistenziale” (la cui autonoma configurazio-
ne deve essere definitivamente superata, giacché attraverso questa si fini-
sce per portare, contro la volontà del legislatore, il danno non patrimonia-
le nell'atipicità, sia pure attraverso l'individuazione della apparente tipica figura, in cui tuttavia confluiscono fattispecie non necessariamente previ-
ste dalla norma ai fini della risarcibilità di tale tipo di danno).
Alla luce delle considerazioni che precedono, posto che il risarcimento
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del danno alla persona deve essere integrale (nel senso che deve ristorare interamente il pregiudizio, ma non oltre), sarà compito del giudice quello di procedere ad un'adeguata personalizzazione del danno non patrimonia-
le, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichi-
che patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza.
Nella liquidazione, avente natura essenzialmente equitativa, di una ta-
le voce di danno, questo giudice ritiene di prendere le mosse dal criterio,
ormai consolidato in giurisprudenza, del cosiddetto “punto tabellare”, in base al quale l'ammontare del danno viene calcolato in relazione all'età
della parte lesa ed al grado di invalidità.
Orbene, in base al parametro di riferimento rappresentato dalle tabelle elaborate dal Tribunale di Milano per l'anno 2024 (il cui utilizzo, per tutti i postumi non connessi alla circolazione stradale, è stato generalizzato da
Cass. civ. nn. 12408 e 14402/2011 e sulla base del principio ormai con-
solidato (Cass. Civ., Ord. 19/12/2019 n. 33770) secondo cui l'organo giudicante è tenuto ad applicare le tabelle dei danni vigenti al momento della liquidazione), spetta all'attrice, a titolo di danno non patrimoniale di carattere permanente, tenuto conto della invalidità del 8% e dell'età del soggetto all'epoca del fatto (62 anni), la somma complessiva di €
15.735,00 secondo i valori attuali, utilizzando il “valore punto” di €
2.830,10, da moltiplicare per il grado di invalidità (8) e per il coefficiente
(0,695) corrispondente all'età della persona danneggiata.
Non si ritiene, invece, opportuno applicare alcuna personalizzazione del risarcimento atteso che “la perduta o ridotta o modificata possibilità di
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intrattenere rapporti sociali in conseguenza di una invalidità permanente
costituisce una delle "normali" conseguenze delle invalidità gravi, nel senso
che qualunque persona affetta da una grave invalidità non può non risen-
tirne sul piano dei rapporti sociali. Soltanto in presenza di circostanze "spe-
cifiche ed eccezionali", tempestivamente allegate dal danneggiato, le quali
rendano il danno concreto più grave, sotto gli aspetti indicati, rispetto alle
conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sof-
ferti da persone della stessa età, è consentito al giudice, con motivazione
analitica e non stereotipata, incrementare le somme dovute a titolo risarci-
torio in sede di personalizzazione della liquidazione (Sez. 3, Sentenza n.
23778 del 07/11/2014; Sez. 3, Sentenza n. 24471 del 18/11/2014).”
(Cass. Civ. 27/3/2018, III, Ord. n. 7513).
Nel caso in esame non si rinvengono, invece, elementi da cui presume-
re - né l'attrice ne ha dato prova - la presenza di circostanze "specifiche ed
eccezionali" tali da giustificare l'applicazione della detta personalizzazione.
Occorre comunque considerare, al riguardo, che le tabelle milanesi già
contemplano, rispetto al “valore punto” relativo alla sola componente di danno non patrimoniale anatomo-funzionale, un aumento percentuale ponderato per la componente di danno connessa alla sofferenza soggetti-
va.
Con riferimento al periodo di inabilità temporanea così come accertato dal C.T.U., si liquida ad equità – sempre sulla scorta delle tabelle milanesi
– la somma di € 115,00 al giorno, per un totale di € 5.175,00 in valori at-
tuali.
Nella fattispecie in esame, la sommatoria dei due importi appena indi-
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cati, pari ad € 20.910,00, costituisce – ad avviso di questo giudice – un ristoro esaustivo del danno non patrimoniale patito da Controparte_1
in conseguenza dell'incidente.
[...]
Deve essere inoltre accordata a , quale risarci- Controparte_1
mento del danno patrimoniale, la somma di € 200,00 per le spese sanita-
rie documentate [cfr. produzione cit.], che il C.T.U. ha reputato congrue e rife-
ribili all'evento traumatico del 18 luglio 2019 [relazione cit., pag. 6].
Ciò posto, il pregiudizio sofferto dall'attrice a causa dell'incidente, co-
me sopra complessivamente determinato, ammonta ad € 20.910,00 per il danno non patrimoniale e ad € 200,00 per il danno di natura patrimonia-
le.
Per stabilire l'importo dovuto dall'Ente convenuto bisogna operare una riduzione delle predette somme alla misura del 20%, in proporzione al grado di responsabilità accertato, per giungere così ad € 16.728,00 per il danno non patrimoniale e ad € 160,00 per il danno patrimoniale.
Ora, appare necessario equalizzare i calcoli, sia al fine di stabilire l'ammontare della somma risarcitoria concreta al momento della decisio-
ne sia al fine di conteggiare correttamente gli interessi, che – secondo l'insegnamento della Suprema Corte – debbono calcolarsi dal giorno dell'insorto credito nella sua originaria consistenza, e via via sulla somma che progressivamente si incrementa per effetto della rivalutazione.
Per questa ragione, occorre tenere presente che è necessaria una “de-
valutazione” nominale delle voci liquidate in valuta attuale, rapportandole all'equivalente della data d'insorgenza del danno, per renderle omogenee alle altre voci espresse nella valuta del tempo dell'evento di danno e pro-
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cedere quindi alla rivalutazione (che riconduce all'identica valuta attuale le somme nominalmente devalutate, mentre adegua alla valuta attuale le somme espresse in valuta del tempo d'insorgenza), applicando gli interes-
si alle somme che man mano che si incrementano per effetto della rivalu-
tazione (con cadenza mensile alla stregua della mensile variazione degli indici ISTAT) e tenendo puntualmente nota del montante progressivo del credito capitale per l'inserimento di nuove voci di danno in tempi diversi,
mentre i corrispondenti interessi, di tempo in tempo applicati sulla varia-
bile base secondo il tasso vigente all'epoca di riferimento, si accantonano e si cumulano senza rivalutazione.
In merito agli interessi da ritardato pagamento si rileva che le somme sin qui liquidate, se da un lato costituiscono l'adeguato equivalente pecu-
niario, al momento della statuizione, della compromissione di beni giuri-
dicamente protetti, tuttavia non comprendono l'ulteriore e diverso danno rappresentato dalla mancata disponibilità della somma dovuta, provocata dal ritardo con cui viene liquidato al creditore danneggiato l'equivalente in denaro del bene leso. Orbene, tale voce di danno deve essere provata dal creditore e, solo in caso negativo, il giudice, nel liquidare il risarcimento ad essa relativo, può fare riferimento, quale criterio presuntivo ed equita-
tivo, ad un tasso di interesse che, in mancanza di contrarie indicazioni suggerite dal caso concreto, può essere fissato in un valore pari all'interesse legale del periodo intercorrente tra la data del fatto e quella attuale della liquidazione.
Tale “interesse” va poi applicato non già alla somma rivalutata in un'unica soluzione alla data della sentenza, bensì, conformemente al
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principio enunciato dalle sezioni unite della Suprema Corte con sentenza n. 1712/1995 (poi ribadito, tra le altre, da Cass. civ. n. 2796/2000, n.
7692/2001, n. 5234/2006, n. 16726/2009 e n. 18028/2010) sulla
“somma capitale” originaria rivalutata di anno in anno.
Procedendo alla stregua dei criteri appena enunciati, a partire dal danno complessivamente subito sopra indicato in valori attuali, si deter-
mina il “danno iniziale”, inteso come danno finale devalutato alla data del sinistro;
questo, dunque, viene successivamente rivalutato fino alla data della sentenza, al contempo calcolando gli interessi ponderati via via ma-
turati. Si arriva in tal modo a determinare l'importo esatto degli interessi da corrispondere per la mancata completa disponibilità del risarcimento dovuto.
Occorre poi considerare che la decorrenza degli interessi va conteggiata sulla invalidità permanente dalla data di cessazione della inabilità tempo-
ranea e su quest'ultima dalla data del fatto.
Sulla scorta di tali dati, si perviene alla conclusione per cui la somma spettante a - al cui pagamento deve essere con- Controparte_1
dannato il – ammonta a € 16.888,00, oltre interessi, Controparte_2
da calcolarsi con le modalità sopra citate, dalla data del sinistro al soddi-
sfo.
Sulla somma in questione sono poi dovuti gli interessi legali dalla data della presente sentenza (momento in cui il debito di valore diventa debito di valuta) e fino al soddisfo.
❖❖❖
Da ultimo, in relazione alla spese di lite, va ancora osservato che “la
- 17 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
reciproca soccombenza che giustifica la possibile applicazione della regola
della totale o parziale compensazione delle spese di giudizio, ai sensi
dell'art. 92, comma 2, c.p.c., va ravvisata sia in ipotesi di pluralità di do-
mande contrapposte, accolte o rigettate, che si siano trovate in cumulo nel
medesimo processo fra le stesse parti, sia in ipotesi di accoglimento parzia-
le dell'unica domanda proposta, tanto allorché essa sia stata articolata in
più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri, quanto lad-
dove la parzialità dell'accoglimento sia meramente quantitativa e riguardi
una domanda articolata in un unico capo” (Cass. civ. n. 3438/2016; nello stesso senso, Cass. civ. n. 21069/2016, n. 281/2015, n. 21684/2013 e
22381/2009).
Nel caso di specie, tenuto conto dell'esito finale del giudizio (e, in parti-
colare, dell'attribuzione di un risarcimento di ammontare inferiore (€
16.888,00) rispetto a quello richiesto in citazione (€ 37.569,00/
22.754,00), appare equo a questo giudice compensare in ragione di 1/3 le spese processuali tra l'attrice e il e condannare Controparte_2
quest'ultimo al pagamento dei restanti 2/3 che deve essere distratto in favore del procuratore di parte attrice che ne ha fatto richiesta..
Il compenso professionale al difensore viene liquidato – come in dispo-
sitivo – sulla base dei parametri introdotti dal D.M. Giustizia 55/2014,
come aggiornato dal D.M. 147/2022, applicando, in relazione al valore della causa (scaglione da € 5.2010 a € 26.000), i parametri minimi in considerazione del grado di complessità della controversia.
È opportuno evidenziare che, ai sensi dell'art. 5, primo comma, del predetto decreto, ai fini della liquidazione dei compensi a carico del soc-
- 18 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
combente, nei giudizi per pagamento di somme o liquidazione di danni deve aversi riguardo alla somma attribuita alla parte vincitrice piuttosto che a quella domandata.
Analogo principio va applicato in relazione all'importo versato a titolo di contributo unificato ex artt. 9 e ss. D.P.R. 115/2002 (Testo unico in materia di spese di giustizia).
In considerazione, infine, della discrepanza tra la percentuale di danno biologico allegata da (12%) e quella effettivamente Controparte_1
riconosciuta in questa sede (8%), le spese della consulenza tecnica d'ufficio – anticipate dall'attrice – vanno poste, in via definitiva, per 1/2 a carico della stessa attrice e per 1/2 a carico del Controparte_2
❖❖❖
Così deciso a Palermo il 26 settembre 2025
Il Giudice
Adriana Pandolfo
Il presente verbale viene redatto su documento informatico e, previa lettura alle parti, sottoscritto con
firma digitale dal Giudice Adriana Pandolfo, in conformità alle prescrizioni del combinato disposto dell'art. 4
del D.L. 29/12/2009, n. 193, conv. con modifiche dalla L. 22/2/2010, n. 24, e del decreto legislativo
7/3/2005, n. 82, e succ. mod. e nel rispetto delle regole tecniche sancite dal decreto del ministro della Giu-
stizia 21/2/2011, n. 44.
- 19 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
TRIBUNALE DI PALERMO SEZIONE TERZA CIVILE
VERBALE DI UDIENZA
Il giorno 26 settembre 2025, davanti al Giudice Adriana Pandolfo,
chiamata la causa iscritta al n. 8013/2023 R.G.A.C., è presente l'avv.
Paolo Palmeri, in sostituzione dell'Avv. Riela, per Controparte_1
L'Avv. Palmeri discute la causa riportandosi al contenuto dei propri at-
ti e, in particolare, delle note conclusive e chiede che la stessa venga deci-
sa.
L'avv. Palmeri chiede la distrazione delle spese in favore dell'Avv. Carlo
Riela ex art. 93 c.p.c., dichiaratosi antistatario.
IL GIUDICE
si ritira in Camera di Consiglio per la decisione.
Il G.O.T.
Adriana Pandolfo
IL GIUDICE
definitivamente pronunciando, riaperto il verbale a seguito di camera di consiglio conclusa alle ore 15:30, così provvede come da sentenza che allega al presente verbale e di cui dà lettura in udienza.
Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Palermo
Sezione Terza Civile in composizione monocratica, nella persona del giudice Adriana Pan-
dolfo, all'esito della discussione orale, ha pronunciato e pubblicato me-
diante lettura di dispositivo e contestuale motivazione (art. 281 sexies
c.p.c.) la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 8013/2023 del Ruolo Generale degli Affari ci-
vili contenziosi vertente
TRA
( rappresentata e dife- Controparte_1 C.F._1
sa dall'avv. Carlo Riela per procura allegata all'atto di Email_1
citazione;
- attrice -
E
( in persona del Sindaco pro tem- Controparte_2 P.IVA_1
pore, con sede in Piazza Pretoria n. 1 CP_2
- convenuto contumace -
Oggetto: risarcimento danni.
❖❖❖
Il Tribunale,
definitivamente pronunciando, disattesa ogni diversa domanda, ecce-
zione e difesa, nella contumacia del così provvede: Controparte_2
- 2 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
1) condanna il in persona del Sindaco pro tempo- Controparte_2
re, al pagamento in favore di della comples- Controparte_1
siva somma di € 16.888,00, oltre interessi, dalla data del sinistro al soddisfo, da determinarsi come in parte motiva;
2) compensa nella misura di 1/3 le spese processuali tra
[...]
e il e condanna quest'ultimo, in CP_1 Controparte_2
persona del Sindaco pro tempore, al pagamento delle spese di lite della prima nella misura dei restanti 2/3, che si distraggono in fa-
vore dell'Avv. Carlo Riela e si liquidano in complessivi € 1.882,93,
di cui € 189,60 per spese, ed € 1.693,33 per onorari, oltre I.V.A.,
C.P.A. e spese generali nella misura legalmente dovuta;
3) pone le spese della consulenza tecnica d'ufficio, in via definitiva, a carico di e del in per- Controparte_1 Controparte_2
sona del Sindaco pro tempore nella misura del 50% ciascuno.
❖❖❖
MOTIVI DELLA DECISIONE
Nella presente controversia, introdotta con atto di citazione ritualmen-
te notificato, ha chiesto la condanna del Controparte_1 [...]
, ai sensi degli artt. 2051 e 2043 c.c., dei danni – quantificati CP_2
nella complessiva somma di € 37.569,00 poi emendato a € 22.754,00 –
da lei subiti in dipendenza di un infortunio verificatosi a il giorno CP_2
18 luglio 2019, intorno alle ore 10:00 circa, quando l'attrice mentre “per-
correva a piedi il marciapiede di Via Delle Alpi quando, giunta nei pressi
del civico 98, rovinava al suolo a causa del manto gravemente dissestato,
con parti di cemento mancanti”, riportando lesioni personali. A tal fine
- 3 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
l'attrice ha precisato che “nulla poteva per evitare detta insidia, non es-
sendo la predetta anomalia né segnalata né tantomeno immediatamente
visibile, complice la colorazione uniforme del marciapiede e la presenza di
altri pedoni sul detto marciapiede che ne impedivano la visuale”.
❖❖❖
Tanto premesso, deve preliminarmente essere confermata la contuma-
cia del convenuto ritualmente evocato in giudizio e Controparte_2
non costituitosi.
❖❖❖
In punto di diritto si osserva che, in adesione ad un indirizzo della giu-
risprudenza di legittimità – avallato anche dalla pronuncia della Corte
Costituzionale n. 156/1999 – la disposizione di cui all'art. 2051 c.c. in tema di responsabilità per danno cagionato da cosa in custodia deve rite-
nersi applicabile alla p.a. anche rispetto all'obbligo di manutenzione delle strade e alla tutela della sicurezza dei cittadini, risultando irrilevante la circostanza che le dimensioni dell'infrastruttura siano ridotte al punto da consentire una vigilanza costante (cfr. Cass. civ. n. 24529/2009 e n.
20754/2009).
Ora, allorquando venga in considerazione la responsabilità ex art. 2051 c.c., il criterio generale in materia di riparto dell'onere probatorio sancito dall'art. 2697 c.c. impone al danneggiato di provare l'evento dan-
noso e il nesso causale che lega la sua verificazione al bene di pertinenza altrui. Sotto quest'ultimo profilo occorre dimostrare – da un lato – che il fatto dannoso si sia prodotto nell'ambito del dinamismo connaturale del bene, o per l'insorgenza in esso di un processo dannoso, ancorché provo-
- 4 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
cato da elementi esterni, e – dall'altro – che la cosa, pur combinandosi con l'elemento esterno, costituisca la causa o la concausa del danno (cfr.
Cass. Civ. n. 25243/2006).
D'altro canto, il custode, per andare esente da responsabilità, deve da-
re prova del cd. “caso fortuito”, ovvero dell'esistenza di un fattore estraneo
(che può essere rappresentato anche dal fatto del danneggiato) avente,
per i suoi caratteri di imprevedibilità ed eccezionalità, un'efficacia causale tale da interrompere del tutto il nesso eziologico tra cosa ed evento (cfr.
Cass. civ. n. 8229/2010 e n. 24419/2009).
La responsabilità del custode può essere, altresì, attenuata dal concor-
so di colpa del danneggiato, in applicazione dell'art. 1227, primo comma,
c.c. (richiamato, in tema di responsabilità aquiliana, dall'art. 2056 c.c.).
Sebbene, infatti, un'interpretazione rigorosamente letterale condurreb-
be ad escludere l'applicazione delle regole sul concorso di colpa nelle fatti-
specie di responsabilità oggettiva, nelle quali difetta un coefficiente sog-
gettivo di imputazione dei danni, è orientamento giurisprudenziale pacifi-
co che, quando il comportamento colposo del danneggiato non è idoneo da solo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno (costi-
tuita dalla cosa in custodia), e il danno medesimo, esso può tuttavia inte-
grare un concorso colposo ai sensi del primo comma dell'art. 1227 c.c.,
con conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante se-
condo l'incidenza della colpa del danneggiato (ex plurimis, Cass. civ. n.
3389/2015, n. 999/2014, n. 9546/2010 n. 11227/2008).
In proposito è utile evidenziare che “l'ipotesi del concorso di colpa del
danneggiato di cui all'art. 1227 comma 1 c.c. – la quale è astrattamente
- 5 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
ravvisabile anche in caso di responsabilità per cose in custodia – non con-
cretando un'eccezione in senso proprio, ma una semplice difesa, dev'essere
esaminata e verificata dal giudice anche d'ufficio, attraverso le opportune
indagini sull'eventuale sussistenza della colpa del danneggiato e sulla
quantificazione dell'incidenza causale dell'accertata negligenza nella pro-
duzione dell'evento dannoso, indipendentemente dalle argomentazioni e ri-
chieste formulate dalla parte” (Cass. civ. n. 6529/2011).
Orbene, alla luce dell'istruttoria espletata, deve ritenersi che l'attrice ha positivamente ottemperato all'onere probatorio di cui era gravato, es-
sendo risultata dimostrata l'asserita sussistenza di un nesso di causalità
tra l'evento lesivo del 18 luglio 2019 e le condizioni (potenzialmente peri-
colose) del marciapiede di Via Delle Alpi, a CP_2
E invero, la teste, (da considerarsi attendibile in quanto Tes_1
priva di alcun rapporto di parentela o dipendenza con le parti in causa),
ha confermato la dinamica dell'infortunio così come allegato in atto di ci-
tazione, precisando che “L'incidente si è verificato nel luglio 2019. Intorno
alle 10:00 camminavo in Via delle Alpi (tra il rifornimento di benzina e il fio-
raio) e davanti a me vi era una signora che camminava pure sul marciapie-
de. Improvvisamente mentre camminavo ho visto la signora cadere a causa
del marciapiede divelto. Sono subito accorsa, insieme ad altri presenti per
aiutare la signora che era terra e lamentava dolori al braccio (non ricordo se
destro o sinistro), era spaventata e piangeva. Qualcuno dei presenti ha
chiamato il 118 e la Polizia municipale. Non so dire quali danni abbia subi-
to la signora a seguito della caduta. Nel punto in cui si è verificato
l'incidente il marciapiede è molto stretto perché c'è un fioraio. Il dissesto in-
- 6 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
teressa buona parte del marciapiede e non era coperto da nulla. Il dissesto
non era comunque segnalato e non presentava alcuna variazione cromatica
… Preciso, peraltro, di avere io stessa scattato le fotografie con il cellulare
della signora ” [cfr. verbale di udienza del 1 marzo 2024]. CP_1
La suddetta dichiarazione testimoniale trova, in effetti, riscontro nelle fotografie versate in atti (che esibite alla teste ha riconosciuto il luogo in esse rappresentato come luogo del sinistro: “Riconosco il luogo del sinistro
come quello raffigurato nelle fotografie che mi vengono esibite” cfr. verbale di udienza cit.), raffiguranti lo stato di dissesto del marciapiede di Via Delle Al-
pi, a [cfr. produzione di parte attrice]. CP_2
E ancora la dinamica del sinistro trova conferma nel verbale di accer-
tamenti di sinistro stradale redatto dalla Polizia Municipale di – CP_2
U.O. Infortunistica stradale – intervenuta sui luoghi il giorno del sinistro nel quale è precisato che “in data 18/07/2019 alle ore 13:45 gli scriventi
… si recavano in Via delle alpi n. 115 per un infortunio occorso ad un pe-
done, tale , a causa di un'anomalia al manto strada- Controparte_1
le. Giunti sul posto, diversi astanti ci riferivano che il pedone era caduto
all'altezza del civico 98 … si constatava che il marciapiede interessato ri-
sultava sconnesso in tutta la sua estensione …” [cfr. doc. 2, produzione parte at-
trice].
A tal proposito va osservato che, secondo la giurisprudenza della Su-
prema Corte, “il rapporto di polizia fa piena prova, fino a querela di falso,
solo delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale
attesti come avvenuti in sua presenza, mentre per quanto riguarda le altre
circostanze di fatto che egli segnali di avere accertato nel corso
- 7 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
dell'indagine, per averle apprese da terzi o in seguito ad altri accertamenti,
il verbale, per la sua natura di atto pubblico, ha pur sempre un'attendibilità
intrinseca che può essere infirmata solo da una specifica prova contraria”
(Cass. civ. n. 22662/2008).
Posto che la ricostruzione contenuta nel detto rapporto di polizia non risulta intaccata da alcun elemento probatorio di segno contrario deve re-
putarsi – sulla scorta dell'orientamento giurisprudenziale sopra enunciato
– che l'incidente si sia verificato con le modalità descritte nel rapporto del-
la Polizia Municipale.
Pertanto, in ordine alla responsabilità ex art. 2051 c.c., può ritenersi dimostrato che la cosa custodita abbia avuto piena efficienza causale sull'evento dannoso e tanto basta per derivarne la presunzione di colpa in capo al soggetto che di fatto ne era il custode, e che può liberarsi soltanto fornendo la dimostrazione del caso fortuito, e cioè dell'assenza di colpa, e quindi che il danno si è verificato in modo non prevedibile né superabile con l'adeguata diligenza. Era, dunque, sulla P.A. convenuta che incombe-
va l'onere di dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare l'evento dannoso occorso a parte attrice, fornendo la prova liberatoria che il danno ebbe a verificarsi in modo non prevedibile né evitabile con lo sforzo diligente dovuto in relazione alle circostanze del caso specifico.
Detta prova non risulta, nel caso che ci occupa, neppure offerta dal convenuto (rimasto peraltro contumace) che ha omesso di prov- CP_2
vedere all'efficiente e adeguata manutenzione della strada, esponendo gli utenti ad una situazione insidiosa. Non v'è infatti prova che le anomalie del marciapiede si fossero prodotte in tempi e con modalità tali da sfuggi-
- 8 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
re ad un ragionevole programma di controllo da parte della P.A. Anzi al contrario dall'istruttoria è risultato che “Il marciapiede è ancora oggi nello
stesso stato, lo so perché da lì passo spesso” [cfr. verbale di udienza cit.].
Il C.T.U. incaricato nel corso del giudizio – le cui conclusioni, conden-
sate nella relazione in atti, questo giudice ritiene di condividere – ha poi accertato la riconducibilità eziologica al predetto incidente delle lesioni
(“frattura scomposta dell'epicondilo omerale e del capitello radiale destro”)
refertate all'attrice presso il Pronto Soccorso dell'Azienda Ospedaliera
Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello di in data 18 luglio 2019 [cfr. CP_2
relazione del C.T.U. dott. , pag. 5]. Persona_1
Sulla scorta delle risultanze istruttorie appena illustrate, deve ritenersi che l'attrice abbia ottemperato all'onere probatorio di cui era gravata.
È stata, infatti raggiunta la prova dell'evento di danno e della sua ri-
conducibilità causale ad un bene di pertinenza dell'ente convenuto, che nell'occasione si presentava in condizioni tali da rappresentare un perico-
lo per l'utenza.
Non è stato – di contro – provato l'intervento, nel processo causale di verificazione dell'infortunio, di un alcun fattore estraneo al bene di parte convenuta, imprevedibile e straordinario (avente, cioè i caratteri del “caso fortuito” secondo i connotati delineati dalla giurisprudenza), tale da inter-
rompere il nesso causale tra la cosa e l'evento lesivo e, pertanto, idoneo ad escludere la responsabilità del custode.
Tuttavia, nel caso in esame, tenuto conto delle condizioni di visibilità
esistenti al momento del fatto (era un mattina di luglio con un'ottima vi-
sibilità garantita dalla piena luce naturale) e che l'attrice stava proceden-
- 9 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
do a piedi e quindi ad una velocità assai ridotta, avendo quindi la possibi-
lità – con l'utilizzo della normale diligenza e prudenza che deve comunque essere richiesta all'utente delle strade di uso pubblico (cfr. anche Corte
Cost. n. 156/1999) – di percepire la presenza dell'insidia (peraltro visibile)
ed evitare la caduta, deve essere individuato un concorso di responsabili-
tà di in ordine alla causazione dell'evento, quanti- Controparte_1
ficabile nella misura del 20%.
In proposito è opportuno evidenziare che “l'ipotesi del concorso di colpa
del danneggiato di cui all'art. 1227 comma 1 c.c. – la quale è astrattamente
ravvisabile anche in caso di responsabilità per cose in custodia – non con-
cretando un'eccezione in senso proprio, ma una semplice difesa, dev'essere
esaminata e verificata dal giudice anche d'ufficio, attraverso le opportune
indagini sull'eventuale sussistenza della colpa del danneggiato e sulla
quantificazione dell'incidenza causale dell'accertata negligenza nella pro-
duzione dell'evento dannoso, indipendentemente dalle argomentazioni e ri-
chieste formulate dalla parte” (Cass. civ. n. 6529/2011).
Ne consegue che, in parziale accoglimento della domanda formulata in atto di citazione, il (quale ente proprietario della stra- Controparte_2
da teatro del sinistro) va condannato risarcire l'attrice dei danni sofferti in conseguenza del fatto illecito, limitatamente alla misura del 80% della lo-
ro entità.
❖❖❖
Per quanto riguarda la quantificazione dei danni risarcibili, si osserva che le lesioni riportate in occasione della caduta del 18 luglio 2019 hanno provocato a una inabilità temporanea assoluta di Controparte_1
- 10 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
25 giorni e una inabilità temporanea parziale di 40 giorni al 50% delle at-
titudini del soggetto, e, infine, un danno biologico permanente pari al 8%
dell'integrità psico-fisica totale, come accertato in modo rigoroso ed esau-
stivo dal C.T.U. nominato in corso di causa, il quale ha pienamente moti-
vato le proprie conclusioni (che questo giudice ritiene condivisibili in toto)
[cfr. relazione peritale cit., pag. 6].
Come precisato da quattro sentenze gemelle emesse dalla Corte di cas-
sazione a sezioni unite (le nn. 26972, 26973, 26974 e 26975 del 2008), il danno biologico, quale lesione del diritto inviolabile alla salute (art. 32
Cost.), va ricondotto nell'alveo del danno non patrimoniale di cui all'art. 2059 c.c. e ha una portata tendenzialmente omnicomprensiva, conferma-
ta dalla definizione normativa adottata dal D.Lgs. 209/2005, recante il
Codice delle assicurazioni private (i cui artt. 138 e 139 statuiscono che
“per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente
all'integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-
legale che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli
aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente
da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito”), suscet-
tibile di essere adottata in via generale, anche in campi diversi da quelli propri delle sedes materiae in cui è stata dettata, avendo il legislatore re-
cepito sul punto i risultati, ormai generalmente acquisiti e condivisi, di una lunga elaborazione dottrinale e giurisprudenziale.
Nella nozione di danno biologico sono quindi ricompresi i pregiudizi at-
tinenti ai profili dinamico-relazionali della vita del soggetto danneggiato nonché ogni aspetto concernente la sofferenza morale, non necessaria-
- 11 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
mente transeunte, conseguente all'evento lesivo, risarcibile – ex art. 185
c.p. – allorché tale evento configuri un illecito penale (e ciò anche nell'ipotesi in cui, in sede civile, la colpa dell'autore del fatto risulti da una presunzione di legge e, ricorrendo la colpa, il fatto sarebbe qualifica-
bile come reato: Corte Cost. n. 233/2003; Cass. civ. nn. 7281, 7282 e
7283 del 2003).
E invero, secondo le sezioni unite della Suprema Corte, il danno non patrimoniale costituisce una categoria generale non suscettiva di suddivi-
sione in sottocategorie variamente etichettate e il riferimento a determina-
ti tipi di pregiudizio, in vario modo denominati, risponde ad esigenze de-
scrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno
(Cass. civ., sez. un., n. 26972/2008).
Pertanto, è fonte di ingiustificate duplicazioni di risarcimento l'attribuzione di distinte poste risarcitorie (liquidate, magari, l'una in per-
centuale dell'altra) a titolo di danno biologico, di danno morale e di quel pregiudizio – scaturente dalle alterazioni alla vita di relazione, dalla perdi-
ta di qualità della vita, dalla compromissione delle dimensioni esistenziali della persona – che nella elaborazione di dottrina e giurisprudenza aveva preso la definizione di “danno esistenziale” (la cui autonoma configurazio-
ne deve essere definitivamente superata, giacché attraverso questa si fini-
sce per portare, contro la volontà del legislatore, il danno non patrimonia-
le nell'atipicità, sia pure attraverso l'individuazione della apparente tipica figura, in cui tuttavia confluiscono fattispecie non necessariamente previ-
ste dalla norma ai fini della risarcibilità di tale tipo di danno).
Alla luce delle considerazioni che precedono, posto che il risarcimento
- 12 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
del danno alla persona deve essere integrale (nel senso che deve ristorare interamente il pregiudizio, ma non oltre), sarà compito del giudice quello di procedere ad un'adeguata personalizzazione del danno non patrimonia-
le, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichi-
che patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza.
Nella liquidazione, avente natura essenzialmente equitativa, di una ta-
le voce di danno, questo giudice ritiene di prendere le mosse dal criterio,
ormai consolidato in giurisprudenza, del cosiddetto “punto tabellare”, in base al quale l'ammontare del danno viene calcolato in relazione all'età
della parte lesa ed al grado di invalidità.
Orbene, in base al parametro di riferimento rappresentato dalle tabelle elaborate dal Tribunale di Milano per l'anno 2024 (il cui utilizzo, per tutti i postumi non connessi alla circolazione stradale, è stato generalizzato da
Cass. civ. nn. 12408 e 14402/2011 e sulla base del principio ormai con-
solidato (Cass. Civ., Ord. 19/12/2019 n. 33770) secondo cui l'organo giudicante è tenuto ad applicare le tabelle dei danni vigenti al momento della liquidazione), spetta all'attrice, a titolo di danno non patrimoniale di carattere permanente, tenuto conto della invalidità del 8% e dell'età del soggetto all'epoca del fatto (62 anni), la somma complessiva di €
15.735,00 secondo i valori attuali, utilizzando il “valore punto” di €
2.830,10, da moltiplicare per il grado di invalidità (8) e per il coefficiente
(0,695) corrispondente all'età della persona danneggiata.
Non si ritiene, invece, opportuno applicare alcuna personalizzazione del risarcimento atteso che “la perduta o ridotta o modificata possibilità di
- 13 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
intrattenere rapporti sociali in conseguenza di una invalidità permanente
costituisce una delle "normali" conseguenze delle invalidità gravi, nel senso
che qualunque persona affetta da una grave invalidità non può non risen-
tirne sul piano dei rapporti sociali. Soltanto in presenza di circostanze "spe-
cifiche ed eccezionali", tempestivamente allegate dal danneggiato, le quali
rendano il danno concreto più grave, sotto gli aspetti indicati, rispetto alle
conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sof-
ferti da persone della stessa età, è consentito al giudice, con motivazione
analitica e non stereotipata, incrementare le somme dovute a titolo risarci-
torio in sede di personalizzazione della liquidazione (Sez. 3, Sentenza n.
23778 del 07/11/2014; Sez. 3, Sentenza n. 24471 del 18/11/2014).”
(Cass. Civ. 27/3/2018, III, Ord. n. 7513).
Nel caso in esame non si rinvengono, invece, elementi da cui presume-
re - né l'attrice ne ha dato prova - la presenza di circostanze "specifiche ed
eccezionali" tali da giustificare l'applicazione della detta personalizzazione.
Occorre comunque considerare, al riguardo, che le tabelle milanesi già
contemplano, rispetto al “valore punto” relativo alla sola componente di danno non patrimoniale anatomo-funzionale, un aumento percentuale ponderato per la componente di danno connessa alla sofferenza soggetti-
va.
Con riferimento al periodo di inabilità temporanea così come accertato dal C.T.U., si liquida ad equità – sempre sulla scorta delle tabelle milanesi
– la somma di € 115,00 al giorno, per un totale di € 5.175,00 in valori at-
tuali.
Nella fattispecie in esame, la sommatoria dei due importi appena indi-
- 14 - Tribunale di Palermo Sezione Terza Civile
cati, pari ad € 20.910,00, costituisce – ad avviso di questo giudice – un ristoro esaustivo del danno non patrimoniale patito da Controparte_1
in conseguenza dell'incidente.
[...]
Deve essere inoltre accordata a , quale risarci- Controparte_1
mento del danno patrimoniale, la somma di € 200,00 per le spese sanita-
rie documentate [cfr. produzione cit.], che il C.T.U. ha reputato congrue e rife-
ribili all'evento traumatico del 18 luglio 2019 [relazione cit., pag. 6].
Ciò posto, il pregiudizio sofferto dall'attrice a causa dell'incidente, co-
me sopra complessivamente determinato, ammonta ad € 20.910,00 per il danno non patrimoniale e ad € 200,00 per il danno di natura patrimonia-
le.
Per stabilire l'importo dovuto dall'Ente convenuto bisogna operare una riduzione delle predette somme alla misura del 20%, in proporzione al grado di responsabilità accertato, per giungere così ad € 16.728,00 per il danno non patrimoniale e ad € 160,00 per il danno patrimoniale.
Ora, appare necessario equalizzare i calcoli, sia al fine di stabilire l'ammontare della somma risarcitoria concreta al momento della decisio-
ne sia al fine di conteggiare correttamente gli interessi, che – secondo l'insegnamento della Suprema Corte – debbono calcolarsi dal giorno dell'insorto credito nella sua originaria consistenza, e via via sulla somma che progressivamente si incrementa per effetto della rivalutazione.
Per questa ragione, occorre tenere presente che è necessaria una “de-
valutazione” nominale delle voci liquidate in valuta attuale, rapportandole all'equivalente della data d'insorgenza del danno, per renderle omogenee alle altre voci espresse nella valuta del tempo dell'evento di danno e pro-
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cedere quindi alla rivalutazione (che riconduce all'identica valuta attuale le somme nominalmente devalutate, mentre adegua alla valuta attuale le somme espresse in valuta del tempo d'insorgenza), applicando gli interes-
si alle somme che man mano che si incrementano per effetto della rivalu-
tazione (con cadenza mensile alla stregua della mensile variazione degli indici ISTAT) e tenendo puntualmente nota del montante progressivo del credito capitale per l'inserimento di nuove voci di danno in tempi diversi,
mentre i corrispondenti interessi, di tempo in tempo applicati sulla varia-
bile base secondo il tasso vigente all'epoca di riferimento, si accantonano e si cumulano senza rivalutazione.
In merito agli interessi da ritardato pagamento si rileva che le somme sin qui liquidate, se da un lato costituiscono l'adeguato equivalente pecu-
niario, al momento della statuizione, della compromissione di beni giuri-
dicamente protetti, tuttavia non comprendono l'ulteriore e diverso danno rappresentato dalla mancata disponibilità della somma dovuta, provocata dal ritardo con cui viene liquidato al creditore danneggiato l'equivalente in denaro del bene leso. Orbene, tale voce di danno deve essere provata dal creditore e, solo in caso negativo, il giudice, nel liquidare il risarcimento ad essa relativo, può fare riferimento, quale criterio presuntivo ed equita-
tivo, ad un tasso di interesse che, in mancanza di contrarie indicazioni suggerite dal caso concreto, può essere fissato in un valore pari all'interesse legale del periodo intercorrente tra la data del fatto e quella attuale della liquidazione.
Tale “interesse” va poi applicato non già alla somma rivalutata in un'unica soluzione alla data della sentenza, bensì, conformemente al
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principio enunciato dalle sezioni unite della Suprema Corte con sentenza n. 1712/1995 (poi ribadito, tra le altre, da Cass. civ. n. 2796/2000, n.
7692/2001, n. 5234/2006, n. 16726/2009 e n. 18028/2010) sulla
“somma capitale” originaria rivalutata di anno in anno.
Procedendo alla stregua dei criteri appena enunciati, a partire dal danno complessivamente subito sopra indicato in valori attuali, si deter-
mina il “danno iniziale”, inteso come danno finale devalutato alla data del sinistro;
questo, dunque, viene successivamente rivalutato fino alla data della sentenza, al contempo calcolando gli interessi ponderati via via ma-
turati. Si arriva in tal modo a determinare l'importo esatto degli interessi da corrispondere per la mancata completa disponibilità del risarcimento dovuto.
Occorre poi considerare che la decorrenza degli interessi va conteggiata sulla invalidità permanente dalla data di cessazione della inabilità tempo-
ranea e su quest'ultima dalla data del fatto.
Sulla scorta di tali dati, si perviene alla conclusione per cui la somma spettante a - al cui pagamento deve essere con- Controparte_1
dannato il – ammonta a € 16.888,00, oltre interessi, Controparte_2
da calcolarsi con le modalità sopra citate, dalla data del sinistro al soddi-
sfo.
Sulla somma in questione sono poi dovuti gli interessi legali dalla data della presente sentenza (momento in cui il debito di valore diventa debito di valuta) e fino al soddisfo.
❖❖❖
Da ultimo, in relazione alla spese di lite, va ancora osservato che “la
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reciproca soccombenza che giustifica la possibile applicazione della regola
della totale o parziale compensazione delle spese di giudizio, ai sensi
dell'art. 92, comma 2, c.p.c., va ravvisata sia in ipotesi di pluralità di do-
mande contrapposte, accolte o rigettate, che si siano trovate in cumulo nel
medesimo processo fra le stesse parti, sia in ipotesi di accoglimento parzia-
le dell'unica domanda proposta, tanto allorché essa sia stata articolata in
più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri, quanto lad-
dove la parzialità dell'accoglimento sia meramente quantitativa e riguardi
una domanda articolata in un unico capo” (Cass. civ. n. 3438/2016; nello stesso senso, Cass. civ. n. 21069/2016, n. 281/2015, n. 21684/2013 e
22381/2009).
Nel caso di specie, tenuto conto dell'esito finale del giudizio (e, in parti-
colare, dell'attribuzione di un risarcimento di ammontare inferiore (€
16.888,00) rispetto a quello richiesto in citazione (€ 37.569,00/
22.754,00), appare equo a questo giudice compensare in ragione di 1/3 le spese processuali tra l'attrice e il e condannare Controparte_2
quest'ultimo al pagamento dei restanti 2/3 che deve essere distratto in favore del procuratore di parte attrice che ne ha fatto richiesta..
Il compenso professionale al difensore viene liquidato – come in dispo-
sitivo – sulla base dei parametri introdotti dal D.M. Giustizia 55/2014,
come aggiornato dal D.M. 147/2022, applicando, in relazione al valore della causa (scaglione da € 5.2010 a € 26.000), i parametri minimi in considerazione del grado di complessità della controversia.
È opportuno evidenziare che, ai sensi dell'art. 5, primo comma, del predetto decreto, ai fini della liquidazione dei compensi a carico del soc-
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combente, nei giudizi per pagamento di somme o liquidazione di danni deve aversi riguardo alla somma attribuita alla parte vincitrice piuttosto che a quella domandata.
Analogo principio va applicato in relazione all'importo versato a titolo di contributo unificato ex artt. 9 e ss. D.P.R. 115/2002 (Testo unico in materia di spese di giustizia).
In considerazione, infine, della discrepanza tra la percentuale di danno biologico allegata da (12%) e quella effettivamente Controparte_1
riconosciuta in questa sede (8%), le spese della consulenza tecnica d'ufficio – anticipate dall'attrice – vanno poste, in via definitiva, per 1/2 a carico della stessa attrice e per 1/2 a carico del Controparte_2
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Così deciso a Palermo il 26 settembre 2025
Il Giudice
Adriana Pandolfo
Il presente verbale viene redatto su documento informatico e, previa lettura alle parti, sottoscritto con
firma digitale dal Giudice Adriana Pandolfo, in conformità alle prescrizioni del combinato disposto dell'art. 4
del D.L. 29/12/2009, n. 193, conv. con modifiche dalla L. 22/2/2010, n. 24, e del decreto legislativo
7/3/2005, n. 82, e succ. mod. e nel rispetto delle regole tecniche sancite dal decreto del ministro della Giu-
stizia 21/2/2011, n. 44.
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