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Sentenza 20 ottobre 2025
Sentenza 20 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Brescia, sentenza 20/10/2025, n. 4358 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Brescia |
| Numero : | 4358 |
| Data del deposito : | 20 ottobre 2025 |
Testo completo
R.G. 3302/2025
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale Ordinario di Brescia
Settima Sezione Civile nelle persone dei seguenti magistrati
IA AM Presidente
HR MB giudice relatore
RE GA giudice nel giudizio promosso da
, nato in [...] il [...], con l'avvocato Kaur Harpreet Parte_1 ricorrente nei confronti di
Controparte_1 resistente avverso il decreto emesso dalla Questura di Mantova in data 20.8.2024 e notificato il 21.3.2025 di rigetto dell'istanza presentata il 5.4.2023 per il rilascio del permesso di soggiorno previsto dall'articolo 19 decreto legislativo n. 286/1998 sulle conclusioni
a. di parte ricorrente: dichiarare il diritto al rilascio del permesso di soggiorno previsto dall'articolo
19 decreto legislativo 286/1998
b. di parte resistente: rigettare la domanda ha pronunciato la seguente sentenza
L'oggetto della domanda è il diritto di soggiornare in Italia per le ragioni indicate nell'articolo 19 decreto legislativo 286/1998. Irregolarità e vizi di carattere formale del procedimento e del provvedimento sono irrilevanti ai fini del giudizio ed è onere della parte ricorrente allegare e provare i fatti costitutivi del suo diritto secondo le regole ordinarie in tema di riparto dell'onere della prova
(art. 2697 c.c.). È necessario accertare le condizioni vita del ricorrente in Italia e la situazione del Paese di provenienza al momento della pronuncia con la conseguenza che i profili fattuali oggetto del procedimento amministrativo non sono rilevanti ai fini della decisione;
sul punto va evidenziato che l'amministrazione resistente si è limitata a richiamare la relazione redatta dalla Questura che ha emesso il provvedimento contenente l'illustrazione delle ragioni del rigetto senza presa di posizione sui fatti allegati da parte ricorrente nel presente giudizio.
L'articolo 5 comma 6 del citato decreto prescrive il rispetto degli obblighi di carattere internazionale o costituzionale dello Stato italiano nel valutare il rilascio di un permesso di soggiorno. Tra gli obblighi internazionali che vincolano lo Stato italiano figurano quelli derivanti dalla Convenzione
Europea dei Diritti dell'Uomo. Tra essi spicca il diritto dell'articolo 8 che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare: secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, il diritto al rispetto della vita privata include il diritto allo sviluppo e all'autonomia personale e a sviluppare relazioni con altri e con la comunità circostante (Corte EDU, Niemietz v. Germany, sentenza del 16 dicembre 1992, para. 29; Pretty v. the United Kingdom, sentenza del 29 luglio 2002, para. 61 e 67; Oleksandr v. Ukraine, sentenza del 9 gennaio 2013, para. 165-167). La Corte Per_1 ha avuto modo di chiarire che l'articolo 8 impone agli Stati parte della Convezione di assicurare agli individui che si trovano sotto la loro giurisdizione una sfera individuale e sociale in cui possano perseguire liberamente lo sviluppo della propria personalità (Commissione europea per i diritti umani,
Brüggemann and Scheuten v. Germany, decisione del 19 maggio 1976). Quanto agli obblighi costituzionali, la Corte di Cassazione ha definito il diritto al rispetto della vita privata e familiare
“quale prerequisito di una «vita dignitosa» (…) che inscindibilmente è connesso alla dignità della persona, riconosciuto nell'art. 3 Cost., e al diritto di svolgere la propria personalità nelle formazioni sociali, riconosciuto nell'art. 2 Cost.” (cfr. Cass. SU, sent. 24413 /2021, pag. 19). Inoltre, l'art. 10 co.
3 Cost. sancisce e disciplina il diritto d'asilo nel nostro ordinamento nei seguenti termini: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Al diritto di asilo costituzionale fa riscontro l'obbligo dell'amministrazione resistente di indagare sulla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento di ognuna delle forme di protezione previste dal nostro ordinamento.
Le conclusioni raggiunte non sono state modificate dal D.L. 20/2023 convertito in L. 50/2023 in quanto “il diritto al rispetto della vita privata e familiare non solo è rimasto in vita nell'art. 5 comma
6 decreto legislativo 286/1998, ma continua a essere tutelato dall'art. 8 c.e.d.u. e rientra in quel catalogo aperto dei diritti fondamentali (cfr. Cass. Sez. U., 24413/2021) connessi alla dignità della persona e al diritto di svolgere la propria personalità nelle formazioni sociali, tutelati dagli articoli 2,
3, 29, 30 e 31 Cost., trovando dunque il suo fondamento in fonti sovraordinate rispetto alla legislazione ordinaria” (Cass. Sez. I 28162/2023). Fatte queste premesse, è possibile esaminare il ricorso.
Nei suoi atti difensivi ha affermato di essere residente in Italia dall'anno 2014 e di svolgere attività lavorativa dall'anno 2020 in forza di contratti reiterati nel corso del tempo.
In particolare, con la nota conclusiva depositata il 29.9.2025 parte ricorrente ha evidenziato quanto segue: “lavora con continuità dal 2020: attualmente è impiegato alle dipendenze con contratto a tempo determinato in scadenza il 4.2.2026 presso il ristorante Cà dei Manni s.r.l. con sede a Salò. I redditi mensili netti percepiti nell'anno 2025 sono compresi tra i 700 – 1.100 euro. La sostanziale continuità lavorativa e l'entità del reddito percepito, sufficiente a sostenere le spese di questo processo, sono indici della capacità del ricorrente di consolidare un proprio ruolo sociale. Dispone di un alloggio: è titolare di contratto di locazione dell'abitazione sita in Salò con scadenza il
3.4.2026. Non è mai stato coinvolto in procedimenti penali: non risultano dal certificato del casellario giudiziale condanne penali o carichi pendenti a carico dell'interessato. Provvede al mantenimento della propria famiglia in Pakistan, come dimostrato dalle rimesse di denaro costanti
e significative a favore della stessa”.
Le allegazioni riguardanti la vita in Italia sono provate dai documenti prodotti dal ricorrente (da 9 a
13 e da 19 a 23 depositati con il ricorso e quelli presentati con la nota conclusiva, tra cui, in particolare, si vedano i documenti 1. buste paga anno da gennaio ad agosto 2025 2. certificato dei carichi pendenti e del casellario giudiziale 3. ricevute rimesse di denaro 4. proroga del contratto di locazione 5. estratto conto previdenziale e non oggetto di critiche da parte CP_2 dell'amministrazione resistente.
La durata del soggiorno e la continuità e l'attualità dell'attività lavorativa evidenziano una ferma e persistente volontà di radicamento esistenziale nel territorio dello Stato.
Sul punto la giurisprudenza di legittimità ha affermato che il livello di integrazione raggiunto nel territorio nazionale dal ricorrente deve intendersi non come necessità di un pieno, irreversibile e radicale inserimento nel contesto sociale e culturale del Paese, ma come ogni apprezzabile sforzo di inserimento nella realtà locale di riferimento, dimostrabile attraverso la produzione di attestati di frequenza e di apprendimento della lingua italiana e di contratti di lavoro anche a tempo determinato
(si vedano, ad esempio, Cass. 27.9.2023 n. 27475 e Cass.
2.10.2020 n. 21240).
Un rimpatrio pregiudicherebbe, dunque, la vita del ricorrente tutelata dall'articolo 8 c.e.d.u.
Mancano elementi di segno negativo riguardanti l'ordine e la sicurezza pubblici per impedire il soggiorno in Italia.
La domanda merita accoglimento.
L'amministrazione resistente va condannata al rimborso delle spese sostenute nel presente giudizio dal ricorrente che, come risulta da quanto esposto, era già integrato in Italia al momento della decisione amministrativa. Il giudizio si presenta di pronta soluzione. Le spese vanno determinate con riferimenti ai valori minimi della tabella riguardante i processi di valore indeterminato di bassa complessità.
Le spese vanno determinate in euro 3.809 (fase di studio 851 + fase introduttiva 602 + fase istruttoria
903 + fase decisoria 1.453), oltre alle spese generali previste dalla legge e Cpa e IVA nelle rispettive aliquote di legge.
Per questi motivi
1. Dichiara il diritto di , nato in [...] il [...], al rilascio del permesso di Parte_1 soggiorno previsto dall'articolo 19 decreto legislativo 286/1998.
2. Condanna il al pagamento delle spese processuali sostenute dal ricorrente Controparte_1 che si liquidano in 3.809, oltre alle spese generali previste dalla legge e Cpa e IVA nelle rispettive aliquote di legge.
Si comunichi.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del 14.10.2025.
Il giudice
HR MB
Il Presidente
IA AM
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale Ordinario di Brescia
Settima Sezione Civile nelle persone dei seguenti magistrati
IA AM Presidente
HR MB giudice relatore
RE GA giudice nel giudizio promosso da
, nato in [...] il [...], con l'avvocato Kaur Harpreet Parte_1 ricorrente nei confronti di
Controparte_1 resistente avverso il decreto emesso dalla Questura di Mantova in data 20.8.2024 e notificato il 21.3.2025 di rigetto dell'istanza presentata il 5.4.2023 per il rilascio del permesso di soggiorno previsto dall'articolo 19 decreto legislativo n. 286/1998 sulle conclusioni
a. di parte ricorrente: dichiarare il diritto al rilascio del permesso di soggiorno previsto dall'articolo
19 decreto legislativo 286/1998
b. di parte resistente: rigettare la domanda ha pronunciato la seguente sentenza
L'oggetto della domanda è il diritto di soggiornare in Italia per le ragioni indicate nell'articolo 19 decreto legislativo 286/1998. Irregolarità e vizi di carattere formale del procedimento e del provvedimento sono irrilevanti ai fini del giudizio ed è onere della parte ricorrente allegare e provare i fatti costitutivi del suo diritto secondo le regole ordinarie in tema di riparto dell'onere della prova
(art. 2697 c.c.). È necessario accertare le condizioni vita del ricorrente in Italia e la situazione del Paese di provenienza al momento della pronuncia con la conseguenza che i profili fattuali oggetto del procedimento amministrativo non sono rilevanti ai fini della decisione;
sul punto va evidenziato che l'amministrazione resistente si è limitata a richiamare la relazione redatta dalla Questura che ha emesso il provvedimento contenente l'illustrazione delle ragioni del rigetto senza presa di posizione sui fatti allegati da parte ricorrente nel presente giudizio.
L'articolo 5 comma 6 del citato decreto prescrive il rispetto degli obblighi di carattere internazionale o costituzionale dello Stato italiano nel valutare il rilascio di un permesso di soggiorno. Tra gli obblighi internazionali che vincolano lo Stato italiano figurano quelli derivanti dalla Convenzione
Europea dei Diritti dell'Uomo. Tra essi spicca il diritto dell'articolo 8 che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare: secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, il diritto al rispetto della vita privata include il diritto allo sviluppo e all'autonomia personale e a sviluppare relazioni con altri e con la comunità circostante (Corte EDU, Niemietz v. Germany, sentenza del 16 dicembre 1992, para. 29; Pretty v. the United Kingdom, sentenza del 29 luglio 2002, para. 61 e 67; Oleksandr v. Ukraine, sentenza del 9 gennaio 2013, para. 165-167). La Corte Per_1 ha avuto modo di chiarire che l'articolo 8 impone agli Stati parte della Convezione di assicurare agli individui che si trovano sotto la loro giurisdizione una sfera individuale e sociale in cui possano perseguire liberamente lo sviluppo della propria personalità (Commissione europea per i diritti umani,
Brüggemann and Scheuten v. Germany, decisione del 19 maggio 1976). Quanto agli obblighi costituzionali, la Corte di Cassazione ha definito il diritto al rispetto della vita privata e familiare
“quale prerequisito di una «vita dignitosa» (…) che inscindibilmente è connesso alla dignità della persona, riconosciuto nell'art. 3 Cost., e al diritto di svolgere la propria personalità nelle formazioni sociali, riconosciuto nell'art. 2 Cost.” (cfr. Cass. SU, sent. 24413 /2021, pag. 19). Inoltre, l'art. 10 co.
3 Cost. sancisce e disciplina il diritto d'asilo nel nostro ordinamento nei seguenti termini: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Al diritto di asilo costituzionale fa riscontro l'obbligo dell'amministrazione resistente di indagare sulla sussistenza dei presupposti per il riconoscimento di ognuna delle forme di protezione previste dal nostro ordinamento.
Le conclusioni raggiunte non sono state modificate dal D.L. 20/2023 convertito in L. 50/2023 in quanto “il diritto al rispetto della vita privata e familiare non solo è rimasto in vita nell'art. 5 comma
6 decreto legislativo 286/1998, ma continua a essere tutelato dall'art. 8 c.e.d.u. e rientra in quel catalogo aperto dei diritti fondamentali (cfr. Cass. Sez. U., 24413/2021) connessi alla dignità della persona e al diritto di svolgere la propria personalità nelle formazioni sociali, tutelati dagli articoli 2,
3, 29, 30 e 31 Cost., trovando dunque il suo fondamento in fonti sovraordinate rispetto alla legislazione ordinaria” (Cass. Sez. I 28162/2023). Fatte queste premesse, è possibile esaminare il ricorso.
Nei suoi atti difensivi ha affermato di essere residente in Italia dall'anno 2014 e di svolgere attività lavorativa dall'anno 2020 in forza di contratti reiterati nel corso del tempo.
In particolare, con la nota conclusiva depositata il 29.9.2025 parte ricorrente ha evidenziato quanto segue: “lavora con continuità dal 2020: attualmente è impiegato alle dipendenze con contratto a tempo determinato in scadenza il 4.2.2026 presso il ristorante Cà dei Manni s.r.l. con sede a Salò. I redditi mensili netti percepiti nell'anno 2025 sono compresi tra i 700 – 1.100 euro. La sostanziale continuità lavorativa e l'entità del reddito percepito, sufficiente a sostenere le spese di questo processo, sono indici della capacità del ricorrente di consolidare un proprio ruolo sociale. Dispone di un alloggio: è titolare di contratto di locazione dell'abitazione sita in Salò con scadenza il
3.4.2026. Non è mai stato coinvolto in procedimenti penali: non risultano dal certificato del casellario giudiziale condanne penali o carichi pendenti a carico dell'interessato. Provvede al mantenimento della propria famiglia in Pakistan, come dimostrato dalle rimesse di denaro costanti
e significative a favore della stessa”.
Le allegazioni riguardanti la vita in Italia sono provate dai documenti prodotti dal ricorrente (da 9 a
13 e da 19 a 23 depositati con il ricorso e quelli presentati con la nota conclusiva, tra cui, in particolare, si vedano i documenti 1. buste paga anno da gennaio ad agosto 2025 2. certificato dei carichi pendenti e del casellario giudiziale 3. ricevute rimesse di denaro 4. proroga del contratto di locazione 5. estratto conto previdenziale e non oggetto di critiche da parte CP_2 dell'amministrazione resistente.
La durata del soggiorno e la continuità e l'attualità dell'attività lavorativa evidenziano una ferma e persistente volontà di radicamento esistenziale nel territorio dello Stato.
Sul punto la giurisprudenza di legittimità ha affermato che il livello di integrazione raggiunto nel territorio nazionale dal ricorrente deve intendersi non come necessità di un pieno, irreversibile e radicale inserimento nel contesto sociale e culturale del Paese, ma come ogni apprezzabile sforzo di inserimento nella realtà locale di riferimento, dimostrabile attraverso la produzione di attestati di frequenza e di apprendimento della lingua italiana e di contratti di lavoro anche a tempo determinato
(si vedano, ad esempio, Cass. 27.9.2023 n. 27475 e Cass.
2.10.2020 n. 21240).
Un rimpatrio pregiudicherebbe, dunque, la vita del ricorrente tutelata dall'articolo 8 c.e.d.u.
Mancano elementi di segno negativo riguardanti l'ordine e la sicurezza pubblici per impedire il soggiorno in Italia.
La domanda merita accoglimento.
L'amministrazione resistente va condannata al rimborso delle spese sostenute nel presente giudizio dal ricorrente che, come risulta da quanto esposto, era già integrato in Italia al momento della decisione amministrativa. Il giudizio si presenta di pronta soluzione. Le spese vanno determinate con riferimenti ai valori minimi della tabella riguardante i processi di valore indeterminato di bassa complessità.
Le spese vanno determinate in euro 3.809 (fase di studio 851 + fase introduttiva 602 + fase istruttoria
903 + fase decisoria 1.453), oltre alle spese generali previste dalla legge e Cpa e IVA nelle rispettive aliquote di legge.
Per questi motivi
1. Dichiara il diritto di , nato in [...] il [...], al rilascio del permesso di Parte_1 soggiorno previsto dall'articolo 19 decreto legislativo 286/1998.
2. Condanna il al pagamento delle spese processuali sostenute dal ricorrente Controparte_1 che si liquidano in 3.809, oltre alle spese generali previste dalla legge e Cpa e IVA nelle rispettive aliquote di legge.
Si comunichi.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del 14.10.2025.
Il giudice
HR MB
Il Presidente
IA AM