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Sentenza 14 maggio 2025
Sentenza 14 maggio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Lecce, sentenza 14/05/2025, n. 1337 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Lecce |
| Numero : | 1337 |
| Data del deposito : | 14 maggio 2025 |
Testo completo
TRIBUNALE DI LECCE
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
N.4717/2024 R.G.
Il Tribunale di Lecce, in composizione monocratica, in persona della dott.ssa Maria I.
Gustapane, in funzione di Giudice del Lavoro, ha pronunciato, con motivazione contestuale, la seguente
S E N T E N Z A nella causa discussa all'udienza del 14/5/2025 - udienza sostituita dal deposito di note scritte, contenenti le sole istanze e conclusioni, a norma dell'art.127 ter c.p.c. e previa verifica del deposito delle note nel temine perentorio stabilito- promossa da:
nata a [...], il [...] e residente a [...], Parte_1 rappresentata e difesa, con mandato in atti, dagli Avvocati Rossella Galluzzo e Filippo
Rancatore
Ricorrente
C O N T R O
, in persona del Ministro in carica, Controparte_1 rappresentato e difeso, ex art. 417-bis c.p.c. dalla Dottoressa Rosa Tanzarella
Controparte_2
, rappresentato e difeso, ex art. 417-bis c.p.c. dalla Dottoressa Rosa Tanzarella
[...]
Resistenti
Oggetto: diritto alla Carta docente
FATTO E DIRITTO
Con atto depositato in data 16/4/2024 la parte ricorrente di cui in epigrafe, espone di aver prestato attività di docenza in virtù di plurimi contratti annuali a tempo determinato e lamenta la mancata corresponsione della somma di euro 500,00 annui prevista dall'art.1, comma 121, L.107/2015 istitutiva della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione dei docenti di ruolo per gli anni scolastici 2019/2020,
2020/2021, 2021/2022, 2022/2023 e 2023/2024, deducendo illegittimità della normativa attuativa della predetta legge per discriminazione rispetto ai docenti assunti a tempo indeterminato e chiede:
“- accertare e dichiarare il diritto della docente all'assegnazione Parte_1 del c.d. “Bonus docenti – carta elettronica del docente” previsto dall'art. 1 comma 12,
Legge n. 107 del 2015, dal successivo D.P.C.M. 32313 del 23 settembre 2015 e/o dell'art.
3 del D.P.C.M. del 28 novembre 2016, pari ad Euro 500,00 per ogni anno di servizio svolto, su cui è fondata la richiesta, per gli anni scolastici 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 e
2022/2023;
- accertare e dichiarare il diritto della docente all'assegnazione Parte_1 del c.d. “Bonus docenti – carta elettronica del docente” previsto dall'art. 1 comma 12,
Legge n. 107 del 2015, dal successivo D.P.C.M. 32313 del 23 settembre 2015 e/o dell'art.
3 del D.P.C.M. del 28 novembre 2016 ed infine da ultimo dall'art. 15 del D.L. n. 69 del
13/6/2023 (convertito dalla L. 10 agosto 2023, n. 103), pari ad Euro 500,00 per l'anno scolastico 2023/2024;
- per l'effetto, previa disapplicazione e/o revoca degli atti e provvedimenti che lo impediscono, condannare le amministrazioni resistenti alla corresponsione in favore della
Sig.ra all'importo nominale complessivo di Euro 2.500,00 per le Parte_1 finalità di cui all'art. 1 comma 12, Legge n. 107 del 2015;
Con vittoria di spese e compensi professionali, oltre IVA e CPA come per legge, da distrarsi in favore dei sottoscritti procuratori antistatari.”.
Si è costituito in giudizio il convenuto con memoria nella quale eccepisce CP_1 prescrizione del credito azionato e chiede nel merito il rigetto del ricorso, sostenendo la correttezza del proprio operato.
Tali essendo gli avversi assunti, il ricorso è fondato e va accolto per le ragioni di seguito esposte.
Si deve in primo luogo rilevare che l'art.1, comma 121, della Legge 13 Luglio 2015 n.107 ha previsto che “121. Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell'importo nominale di euro
500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il , a corsi di laurea, di laurea Controparte_3 magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124. La somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile”.
I decreti attuativi - previsti dal comma 122 dell'art.1 sopra citato per definire i criteri e le modalità di assegnazione della Carta - DPCM del 23/9/2015 e DPCM del 28/11/2016, citati nella memoria di costituzione del e dei quali il ricorrente chiede la CP_1 disapplicazione, hanno considerato tra i destinatari dell'emolumento esclusivamente i docenti assunti a tempo indeterminato, come concordemente riferito dalle parti.
2 Si deve, tuttavia, osservare che, in ordine al diritto dei docenti assunti a tempo determinato a percepire la somma annuale di € 500,00 a titolo di c.d. “Carta docente”, è recentemente intervenuta la Corte di Cassazione con sentenza n.29961 del 27/10/2023, nella quale si è affermato il principio secondo cui “La carta docente, prevista dall'art. 1, comma 121, della l. n. 107 del 2015, spetta, pur in assenza di domanda, anche ai docenti non di ruolo, sia a quelli con incarico annuale che a quelli titolari di incarico di docenza fino al termine delle attività didattiche;
in caso di mancato riconoscimento tempestivo del beneficio, i docenti interni al sistema scolastico (iscritti nelle graduatorie di supplenze, incaricati di supplenza o transitati in ruolo) possono chiedere l'adempimento in forma specifica e quindi l'attribuzione della carta secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre a interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art.
22, comma 36, della l. n. 724 del 1994, dalla data di maturazione del diritto alla sua concreta attribuzione;
di contro, gli insegnanti usciti dal sistema scolastico per cessazione dal servizio o per cancellazione dalle graduatorie, possono chiedere il risarcimento dei danni, da provarsi pure a mezzo di presunzioni e da liquidarsi anche equitativamente, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (quali, ad esempio, la durata della permanenza nel sistema scolastico), nei limiti del valore della carta, salva l'allegazione e la prova specifica di un pregiudizio maggiore”.
In particolare, si legge nella motivazione della sentenza che “3. L'istituto della Carta
Docente va inserito nel contesto del sistema della formazione degli insegnanti scolastici.
È indubbio che il diritto-dovere formativo proclamato e ribadito dalle norme citate riguardi non solo il personale di ruolo, ma anche i precari, non essendovi nessuna distinzione in tal senso nella normativa citata. Consiglio di Stato, sez. VII, 16 marzo
2022, n. 1842 è stato molto chiaro in tal senso, evidenziando l'esigenza di formazione dell'intero corpo docente, di ruolo e non, necessaria per l'erogazione del servizio scolastico …5.1 Ciò posto, la norma di legge evidenzia due profili che fondano l'attribuzione secondo il disegno del legislatore.
5.2 Da un lato, essa è destinata ai soli insegnanti di ruolo, manifestando un indirizzo che affonda le radici nella scelta di curare, attraverso quello strumento, la formazione ed aggiornamento del personale che rappresenta, proprio per il trattarsi di dipendenti a tempo indeterminato, la struttura di fondo attraverso cui viene fornito il servizio educativo.
5.3 Per altro verso, la taratura di quell'importo di 500 euro in una misura “annua” e per “anno scolastico” evidenzia la connessione temporale tra tale sostegno alla formazione e la didattica, calibrandolo in ragione di un tale periodo di durata di quest'ultima. D'altra parte, anche il recente intervento normativo di cui all'art. 15 d.l. n. 69 del 2023, conv., con mod., in L. n.
103/2023, qui fuori gioco ratione temporis, sul piano sistematico conferma il riferimento annuale, essendo il beneficio esteso «per l'anno 2023» ai «docenti con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile». Il nesso tra la Carta Docente e la didattica è evidenziato altresì dall'incipit della norma istitutiva, ove si dice che la Carta è finalizzata a «sostenere la formazione continua dei docenti», ma vi si affianca l'aggiunta del fine di «valorizzarne le competenze professionali», il che indirizza verso un obiettivo di
3 migliore svolgimento del servizio nella sua interezza proprio attraverso l'incremento di professionalità del personale e della didattica su base annua cui esso è stato rivolto.
6. La destinazione della Carta Docente ai soli insegnanti di ruolo, che si è detto costituire uno dei profili di indirizzo del nuovo istituto, intercetta tuttavia il tema, più intrinseco alla disciplina dei rapporti di lavoro, del divieto di discriminazione dei lavoratori a termine…..In breve, la Carta Docente, pur introdotta con quei fini generali di tutela di una certa dimensione temporale del servizio educativo, che non vanno dimenticati perché frutto di una scelta del legislatore, si interseca con il piano dei rapporti di lavoro dei singoli, con quanto ciò comporta sotto il profilo della cura della parità di trattamento in questo ambito. È allora evidente che l'avere il legislatore riferito quel beneficio all'
“anno scolastico” non consente di escludere da un'identica percezione di esso quei docenti precari il cui lavoro, secondo l'ordinamento scolastico, abbia analoga taratura. Il convergere della scelta di politica educativa e del piano lavoristico: la didattica “annua”.
7. Quanto appena detto consente dunque di dire, muovendosi lungo i concetti propri della Corte di Giustizia, che sono proprio le ragioni obiettive perseguite dal legislatore, sotto il profilo del sostegno alla didattica annua, ad impedire che, quando si presenti il medesimo dato temporale, il beneficio formativo sia sottratto ai docenti precari. Essi, infatti, allorquando svolgano una prestazione lavorativa pienamente comparabile, devono consequenzialmente ricevere analogo trattamento.
7.1 L'indagine va allora indirizzata verso la ricerca di parametri giuridici che consentano di individuare quali siano le supplenze rispetto alle quali vi sia sovrapponibilità di condizioni, in modo tale che l'obiettivo del legislatore non possa essere perseguito se non assicurando al contempo parità di trattamento.
7.2 Non appaiono criteri idonei, da questo punto di vista, quelli calibrati su situazioni didattiche e lavorative del tutto particolari.
7.3 Analogamente, non possono essere valorizzate particolari condizioni (inidoneità per motivi di salute;
docenti comandati, distaccati;
presa di servizio solo ad anno iniziato, come già previsto dal
DPCM 23.9.2015 – art. 8, co. 2 – per l'a.s. 2015/2016 etc.) in cui la Carta viene attribuita a docenti di ruolo nonostante essi non svolgano attualmente attività di insegnamento o non l'abbiano svolta per una parte dell'anno scolastico.
7.4 Più in generale, un giudizio comparativo svolto su situazioni lavorative particolari finisce per astrarre completamente il raffronto da quanto sta alla base della scelta legislativa, il che non appare corretto. Vale a dire, la connessione dell'attribuzione della Carta ad una didattica annua verrebbe ingiustificatamente alterata se ad individuare i presupposti per il godimento del beneficio bastasse una mera sommatoria di giorni numericamente pari a quelli che un certo docente, con particolari condizioni di lavoro quali il part time, deve svolgere o se addirittura il raffronto andasse verso chi non svolge al momento attività didattica o se ancora dovesse valorizzarsi, al fine di estendere a tutti il beneficio, il fatto che un docente di ruolo occasionalmente inizi a prestare servizio ad anno scolastico in corso. Va ricordato che, secondo la Corte costituzionale, si è in presenza di una violazione dell'art. 3 Cost. (principio di uguaglianza) solo «qualora situazioni sostanzialmente identiche siano disciplinate in modo ingiustificatamente diverso e non
4 quando alla diversità di disciplina corrispondano situazioni non assimilabili» (ex plurimis, Corte Costituzionale 24 luglio 2023, n. 161, con richiamo ad altri precedenti, tra cui le sentenze n. 71 del 2021, n. 85 del 2020, n. 13 del 2018 e n. 71 del 2015) ed il ragionamento comparativo deve muovere su basi analoghe.
7.5 In sé inidoneo è anche il dato normativo dei 180 giorni valorizzato da alcune norme del sistema scolastico. Si tratta infatti di norme riguardanti specifici fenomeni (la ricostruzione della carriera al passaggio di ruolo: art. 489, co. 1, d. lgs. 297/1994, norma ora peraltro modificata;
la retribuzione nei mesi estivi: art. 527 del medesimo d. lgs.; l'idoneità del servizio ad essere valutato per il superamento dell'anno di prova), che non si prestano, per la singolarità dei fini per i quali sono dettate, a costituire un valido metro di paragone per le valutazioni qui necessarie per definire il senso dell'“annualità” di una “didattica”.
7.6 Va dunque considerato il disposto dell'appena citato art. 4, commi 1 e 2, della L. 124/1999.
Il comma 1 di tale disposizione prevede che «alla copertura delle cattedre e dei posti di insegnamento che risultino effettivamente vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l'intero anno scolastico (c.d. vacanza su organico di diritto, n.d.r.), qualora non sia possibile provvedere con il personale docente di ruolo delle dotazioni organiche provinciali o mediante l'utilizzazione del personale in soprannumero, e sempreché ai posti medesimi non sia stato già assegnato a qualsiasi titolo personale di ruolo, si provvede mediante il conferimento di supplenze annuali, in attesa dell'espletamento delle procedure concorsuali per l'assunzione di personale docente di ruolo». Il richiamo all'“annualità” della supplenza, intesa in senso di annualità didattica è qui esplicito. Ma, non diversamente, il comma 2 stabilisce che «alla copertura delle cattedre e dei posti di insegnamento non vacanti che si rendano di fatto disponibili entro la data del 31 dicembre e fino al termine dell'anno scolastico (c.d. vacanza su organico di fatto, n.d.r.) si provvede mediante il conferimento di supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche», ivi compreso il caso in cui vi sia necessità di copertura per ore di insegnamento che non concorrono a costituire cattedre o posti orario. La relazione tra supplenze e didattica annua è dunque anche qui chiaramente enunciata. Si tratta, in entrambi i casi, di supplenze destinate a protrarsi per l'intera durata dell'attività didattica, su cattedre e posti di insegnamento specifici, sicché il nesso tra la formazione del docente che viene supportata, la durata e la funzionalità rispetto ai discenti è certo. Rispetto a queste tipologie di incarico, che sono quelle che qui fa valere il ricorrente, si ravvisa la necessità di rimuovere la discriminazione subita dall'assunto a tempo determinato riconoscendo il diritto alla carta docente in modo identico a quanto previsto per il docente di ruolo.
7.7 In estrema sintesi, l'obiettivo di politica scolastica ed educativa che calibra quello speciale beneficio sul piano della “didattica annua” non consente, per i docenti a tempo determinato che, essendo chiamati a lavorare sul medesimo piano didattico temporale e risultano quindi, da ogni punto di vista, comparabili, un diverso trattamento”.
5 La Corte, dunque, riconosce la sussistenza del diritto dei docenti assunti in via annuale o fino al termine delle attività didattiche (30 Giugno o 31 Agosto) a percepire l'importo previsto dalla Legge 107/2015 a titolo di Carta docente.
E allora, alla luce della recente pronuncia giurisprudenziale, considerato che dallo stato matricolare allegato alla memoria di parte resistente risulta che la ricorrente ha prestato servizio quale docente con incarichi annuali sino al 30 Giugno dell'anno successivo negli anni scolastici 2019 - 2020 presso la Scuola dell'Infanzia – “Istituto Comprensivo Don
Bosco” di Cutrofiano, 2020 - 2021 presso la Scuola dell'Infanzia – “Istituto Comprensivo
Galatina Polo 1” di Galatina, 2021 - 2022 presso la Scuola dell'Infanzia – “Istituto
Comprensivo Don Bosco” di Cutrofiano, 2022 - 2023 presso la Scuola dell'Infanzia
“Istituto Comprensivo San Cesario” di San Cesario di Lecce e 2023 – 2024 presso la
Scuola dell'Infanzia – “Istituto Comprensivo Galatina Polo 1” di Galatina, si deve ritenere che ella abbia diritto a percepire la somma di € 500,00 a titolo di Carta Docente per ogni anno di servizio prestato a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche e cioè fino al 30 Giugno o fino al 31 Agosto dell'anno successivo a quello di assunzione, per l'importo complessivo di € 2.500,00, oltre interessi legali o rivalutazione monetaria, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della Legge n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione.
Stante il recente intervento della giurisprudenza di legittimità in ordina alla questione proposta, si ritiene equo compensare tra le parti le spese processuali.
P.Q.M.
IL TRIBUNALE DI LECCE visto l'art. 429 c.p.c., dichiara il diritto della ricorrente a percepire la somma di € 500,00 annui prevista dall'art.1, comma 121, della Legge 107/2015 a titolo di c.d. “carta docente” per gli anni scolastici 2019 - 2020, 2020 - 2021, 2021 - 2022, 2022 - 2023 e 2023 - 2024, e condanna il resistente al versamento, in favore della ricorrente, della somma CP_1 complessiva di € 2.500,00, oltre interessi legali o rivalutazione monetaria, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione.
Compensa tra le parti le spese di lite.
Lecce, 14 Maggio 2025
Il Giudice del Lavoro
Dott.ssa Maria I. Gustapane
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