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Sentenza 9 gennaio 2025
Sentenza 9 gennaio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Brescia, sentenza 09/01/2025, n. 97 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Brescia |
| Numero : | 97 |
| Data del deposito : | 9 gennaio 2025 |
Testo completo
R.G. 445/2024
Tribunale Ordinario di Brescia
Settima Sezione Civile nel giudizio promosso da e con l'avvocato Antonella Castellone Parte_1 Parte_2
ricorrenti nei confronti di
Controparte_1
resistente con l'intervento di
Pubblico Ministero
e con l'avvocato Antonella Castellone Parte_3
ha pronunciato la seguente sen ten za
1. I ricorrenti:
− hanno chiesto l'accertamento della cittadinanza italiana in quanto discendenti di Persona_1
nato a [...] il [...], e trasferitosi nel corso della vita in Brasile;
[...]
− hanno rappresentato come segue la linea di discendenza: “1. In data 24 aprile 1858, nel Comune di Osio Sotto (Bergamo), nasceva il sig. , figlio di Persona_1 Controparte_2
e di , come comprovato dal Certificato di Battesimo rilasciato dalla
[...] Persona_2
Diocesi di Bergamo ed autenticato dalla stessa, che si produce (v. all. 2).
2. Il sig.
[...]
denominato anche non ha mai rinunciato alla cittadinanza Persona_1 Persona_1
italiana, come comprovato dal Certificato Negativo di Naturalizzazione, rilasciato dal Ministero della Giustizia Brasiliano, Segreteria Nazionale della Giustizia, Dipartimento Stranieri, che si produce in copia tradotta e legalizzata mediante apostille (v. all. 3).
3. In data 24 settembre 1888 in Italia nel Comune di Osio Sopra (Bergamo) il sig. contraeva Persona_1
matrimonio con la sig.ra , come comprovato dal Certificato di Matrimonio Persona_3
che si produce in copia tradotta e legalizzata mediante apostille (v. all 4).
4. Dalla loro unione naturale poi divenuta coniugale nasceva a Nova Treviso/SC (Brasile) il giorno 1° aprile 1893 il sig. come risulta dal Certificato di Nascita prodotto in copia tradotta e Controparte_2
legalizzata mediante apostille (v. all. 5).
5. In data 4 ottobre 1924 a Urussanga/SC (Brasile) il sig. (denominato anche contraeva matrimonio con la sig.ra Controparte_2 Persona_4 [...] come comprovato dal Certificato di Matrimonio che si produce in copia tradotta e Per_5
legalizzata mediante apostille (v. all. 6).
6. Dalla loro unione coniugale nasceva a Urussanga/SC
(Brasile), il giorno 8 marzo 1920 il sig. come risulta dal certificato di Nascita Parte_4
prodotto in copia tradotta e legalizzata mediante apostille (v. all 7).
7. In data 2 maggio 1945 a
Criciuma/SC (Brasile) il sig. contraeva matrimonio con la sig.ra Parte_4 Parte_5
come comprovato dal Certificato di Matrimonio che si produce in copia tradotta e legalizzata mediante apostille (v. all. 8).
8. Dalla loro unione coniugale nasceva a Criciuma/SC (Brasile) il giorno 4 marzo 1956 il sig. come risulta dal Certificato di Nascita prodotto in Parte_2
copia tradotta e legalizzata mediante apostille (v all. 9).
9. In data 10 gennaio 1979 a
Criciuma/SC (Brasile) il sig. contraeva matrimonio con la sig.ra Parte_2 Persona_6
come comprovato dal Certificato di Matrimonio che si produce in copia tradotta e
[...]
legalizzata mediante apostille (v. all. 10). 10. Dalla loro unione coniugale nasceva a Criciuma/SC
(Brasile) il giorno 7 agosto 1987 il sig. come risulta dal Certificato di Parte_1
Nascita prodotto in copia tradotta e legalizzata mediante apostille (v all. 11)”.
Il si è rimesso alla decisione del giudice. Controparte_1
Il Pubblico Ministero ha preso visione del ricorso.
è intervenuto nel giudizio chiedendo l'accertamento della sua cittadinanza Parte_3
italiana.
Con ordinanza del 7.12.2024 le parti sono state invitate a svolgere considerazioni sull'ammissibilità dell'intervento.
Con nota del 2.1.2025 l'interveniente ha evidenziato quanto segue: “l'odierno interventore – il sig.
– è l'altro figlio di originario ricorrente e pertanto sussiste Parte_3 Persona_7
connessione oggettiva con la domanda originariamente proposta, trattandosi di un diritto – quello di parte interventrice – relativo all'oggetto della domanda introduttiva – il riconoscimento dello status civitatis iure sanguinis – peraltro – nel caso di specie – dipendente dal titolo dedotto nel processo medesimo (cfr. ex multiis, Cass. Civ. n. 36639/2021, Cass. Civ. 27846/2019 e Cass. Civ. n.
27528/2016)”.
2. In diritto, più in generale, si osserva che:
− lo Statuto LB non recava una definizione di “regnicolo”;
− l'art. 4 cod. civ. 1865 stabiliva che «è cittadino il figlio di padre cittadino» e il successivo art. 14 prevedeva che «la donna cittadina che si marita a uno straniero diviene straniera, sempreché per il fatto del matrimonio acquisti la cittadinanza del marito»;
− la l. 13 giugno 1912, n. 555 ha disciplinato in modo organico la materia della cittadinanza, abrogando le norme del codice civile (art. 17), e stabilendo, tra l'altro, che «è cittadino per nascita il figlio di padre cittadino» (art. 1) e che «la donna cittadina che si marita a uno straniero perde la cittadinanza italiana, sempreché il marito possieda una cittadinanza che per fatto del matrimonio a lei sì comunichi» (art. 10, co. 3);
− la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 1 l. n. 555/1912, nella parte in cui non prevedeva che fosse cittadino per nascita anche il figlio di madre cittadina (sent. 28 gennaio 1983,
n. 30) e dell'art. 10, co. 3, nella parte in cui prevedeva la perdita della cittadinanza italiana indipendentemente dalla volontà della donna (sent. 9 aprile 1975, n. 87);
− la Corte di cassazione ha statuito a sezioni unite che «[l]e norme precostituzionali riconosciute illegittime per effetto di sentenze del giudice della legge sono inapplicabili e non hanno più effetto dal 1 gennaio 1948 sui rapporti su cui ancora incidono, se permanga la discriminazione delle persone per il loro sesso o la preminenza del marito nei rapporti familiari, sempre che vi sia una persona sulla quale determinano ancora conseguenze ingiuste, ma giustiziabili, cioè tutelabili in sede giurisdizionale. Di certo non può costituire criterio ermeneutico in senso opposto degli effetti delle sentenze d'incostituzionalità delle leggi, la diffidenza della prassi amministrativa verso una eccessiva espansione della retroattività, che potrebbe dar luogo ad una moltiplicazione di richieste di cittadinanza dai discendenti dei cittadini italiani emigrati in altri Stati» (sent. 25 febbraio 2009,
n. 4466);
− ai sensi dell'art. 1, co. 1, lett. a), l. 5 febbraio 1992, n. 91 «è cittadino per nascita il figlio di padre o di madre cittadini».
In diritto, in particolare, con riguardo alle fattispecie connesse con l'ordinamento brasiliano, si osserva che:
− si era posto il problema della c.d. “grande naturalizzazione”, introdotta con decreto governativo n.
58 A del 15 dicembre 1889, a mente del quale gli italiani presenti in Brasile al 15 novembre 1889 avrebbero ottenuto la naturalizzazione automatica brasiliana, a meno che avessero manifestato entro sei mesi, dinanzi ai propri consolati, la volontà di conservare la cittadinanza italiana;
− la Corte di cassazione ha enunciato a sezioni unite i seguenti princìpi di diritto: «(i) secondo la tradizione giuridica italiana, nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge sulla cittadinanza n. 555 del 1912 e dall'attuale L. n. 91 del 1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario iure sanguinis, e lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile ed è giustiziabile in ognitempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano;
a chi richieda il riconoscimento della cittadinanza spetta di provare solo il fatto acquisitivo e la linea di trasmissione, mentre incombe alla controparte, che ne abbia fatto eccezione, la prova dell'eventuale fattispecie interruttiva;
|| (ii) l'istituto della perdita della cittadinanza italiana, disciplinato dal codice civile del 1865 e dalla L. n. 555 del 1912, ove inteso in rapporto al fenomeno di cd. grande naturalizzazione degli stranieri presenti in Brasile alla fine dell'Ottocento, implica un'esegesi restrittiva delle norme afferenti, nell'alveo dei sopravvenuti principi costituzionali, essendo quello di cittadinanza annoverabile tra i diritti fondamentali;
in questa prospettiva l'art. 11, n. 2, c.c. 1865, nello stabilire che la cittadinanza italiana è persa da colui che abbia “ottenuto la cittadinanza in paese estero”, sottintende, per gli effetti sulla linea di trasmissione iure sanguinis ai discendenti, che si accerti il compimento, da parte della persona all'epoca emigrata, di un atto spontaneo e volontario finalizzato all'acquisto della cittadinanza straniera – per esempio integrato da una domanda di iscrizione nelle liste elettorali secondo la legge del luogo –, senza che l'aver stabilito all'estero la residenza, o anche l'aver stabilizzato all'estero la propria condizione di vita, possa considerarsi bastevole, unitamente alla mancata reazione al provvedimento generalizzato di naturalizzazione, a integrare la fattispecie estintiva dello status per accettazione tacita degli effetti di quel provvedimento;
|| (iii) dagli artt. 3,4,16
Cost. e seg., e art. 22 Cost., dall'art. 15 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del
10 dicembre 1948 e dal Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, si ricava che ogni persona ha un diritto soggettivo permanente e imprescrittibile allo stato di cittadino, che congloba distinti ed egualmente fondamentali diritti;
ciò rileva anche in relazione all'esegesi delle norme dello Stato precostituzionale, ove ancora applicabili;
il diritto si può perdere per rinuncia, ma purché volontaria ed esplicita, in ossequio alla libertà individuale, e quindi mai per rinunzia tacita, a sua volta desumibile da una qualche forma di accettazione tacita di quella straniera impartita per provvedimento generalizzato di naturalizzazione;
|| (iv) la fattispecie di perdita della cittadinanza italiana, correlata all'accettazione di un “impiego da un governo estero” senza permissione del governo italiano, deve essere intesa, sia nell'art. 11 c.c. abr., n. 3, sia nella L. n. 555 del 1912, art. 8, n. 3, come comprensiva dei soli impieghi governativi strettamente intesi, che abbiano avuto come conseguenza l'assunzione di pubbliche funzioni all'estero tali da imporre obblighi di gerarchia e fedeltà verso lo Stato straniero, di natura stabile e tendenzialmente definitiva, così da non poter essere integrata dalla mera circostanza dell'avvenuto svolgimento all'estero di una qualsivoglia attività di lavoro, pubblico o privato» (sent. 24 agosto 2022, n. 25318).
3. Nel caso di specie è provato che , nato a [...] il [...] Persona_1
(doc. 2 fasc. ric.) non ha acquisito la cittadinanza brasiliana per naturalizzazione (doc. 3 fasc. ric.).
La linea di discendenza dall'avo nei termini indicati nel ricorso è provata dai documenti prodotti dai ricorrenti, indicati sopra e non oggetto di critiche da parte dell'amministrazione resistente.
La domanda dei ricorrenti è fondata.
4. Per quanto riguarda l'ammissibilità dell'intervento in giudizio di che ha Parte_3
affermato di discendere da come i ricorrenti, va sottolineato come sia Persona_1
possibile intervenire in un processo avviato da altri nel caso in cui si presenti una domanda che sia connessa quella oggetto del giudizio. I fatti costitutivi dello status fatto valere dai ricorrenti (i rispettivi rapporti di filiazione) sono differenti da quello allegato dall'interveniente. L'unico collegamento tra le cause è, dunque, costituito dalla necessità di accertare situazioni fattuali simili e risolvere questioni analoghe. Tale connessione tra cause non può fondare l'intervento in giudizio di un terzo;
inoltre, non vi sono motivi, anche solo di opportunità, rilevabili d'ufficio perché
[...]
intervenga in giudizio. Parte_3
In conclusione, l'intervento in giudizio di è inammissibile. Parte_3
5. Parte ricorrente ha evidenziato che i tempi di attesa per la convocazione presso il consolato competente sono indeterminati, ragione per cui ha esperito l'odierna azione. Atteso che verosimilmente ciò dipende dal numero copioso di domande, non si può ritenere che l'amministrazione abbia dato causa all'affare. Inoltre, il convenuto si è rimesso all'accertamento del giudice. Le spese processuali sono compensate tra le parti per intero.
Per qu esti motivi
1. Dichiara che e sono cittadini italiani. Parte_1 Parte_2
2. Ordina al e, per esso, al competente Ufficiale dello Stato Civile di Controparte_1
procedere agli adempimenti previsti dalla legge.
3. Dichiara inammissibile l'intervento in giudizio di Parte_3
4. Compensa per intero tra le parti le spese processuali.
Brescia, 9.1.2025
Il giudice
Christian Colombo