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Sentenza 8 ottobre 2025
Sentenza 8 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Nocera Inferiore, sentenza 08/10/2025, n. 1215 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Nocera Inferiore |
| Numero : | 1215 |
| Data del deposito : | 8 ottobre 2025 |
Testo completo
r.g. 2505/25
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI NOCERA INFERIORE
SEZIONE LAVORO
Il Giudice del lavoro, dott. Angelo De Angelis, letti gli atti di causa, ha pronunciato, con motivi contestuali, la seguente
SENTENZA
nella causa civile iscritta al N. 2505/2025 R.G. Sezione Lavoro, avente ad oggetto: “controversie in materia di previdenza obbligatoria” e vertente
TRA
( - avv. PEDONE GAETANO Parte_1 C.F._1
( ); C.F._2
RICORRENTE
E
( - avv. BEVILACQUA VALENTINA CP_1 P.IVA_1
( ); C.F._3
- avv. DI PALO ANTONIO;
Controparte_2
RESISTENTI
RAGIONI DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 28.05.2025, la parte ricorrente di cui in epigrafe chiedeva al giudice del lavoro adito di annullare l'intimazione di
Pagina 1 di 4 r.g. 2505/25
pagamento n. 10020259002404861000 relativamente ai quattro avvisi di addebiti ivi sottesi.
Instauratosi il contraddittorio, le parti resistenti si costituivano con CP_ separate memorie difensive, concludendo come in atti. In particolare, l invocava la cessazione della materia del contendere essendo già avvenuto lo sgravio della posizione attorea.
La domanda è divenuta priva di interesse per le parti e, pertanto, deve essere dichiarata la cessata materia del contendere.
Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, la sopravvenienza di un fatto idoneo ad elidere la situazione di contrasto esistente tra i contendenti, non può che dare luogo ad una declaratoria, anche d'ufficio, di cessazione della materia del contendere, venendo in tal caso del tutto meno la necessità della pronuncia giudiziale (v. Cass. n. 5097/99; Cass. n.
3265/95). La cessazione della materia del contendere incide sul diritto sostanziale, elimina la contestazione e, rendendo superflua ogni ulteriore decisione del giudice, impone a quest'ultimo di darne atto anche d'ufficio tutte le volte che, anche indipendentemente da una formale rinunzia al giudizio o al merito delle pretese dedotte nel giudizio stesso, il fatto dell'avvenuta cessazione della materia del contendere risulti acquisito in causa. In altri termini, la cessazione della materia del contendere si verifica solo quando nel corso del processo sopravvenga una situazione che elimini una posizione di contrasto tra le parti, producendo la caducazione dell'interesse delle stesse ad agire e a contraddire e, quindi, facendo venir meno la necessità della pronunzia del giudice;
tale situazione non ricorre, tuttavia, nell'ipotesi di esecuzione anche spontanea, di un provvedimento del giudice che non abbia definito il giudizio, qualora a tale comportamento non si accompagni il riconoscimento espresso o implicito della fondatezza della domanda ovvero la rinunzia alla prosecuzione del giudizio né, peraltro, può ritenersi cessata la materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse delle parti se non quando i contendenti si diano reciprocamente atto dell'intervenuto mutamento della situazione e sottopongano al giudice conclusioni conformi (Cass. n. 23289/07; Cass. n.
11813/16).
Pagina 2 di 4 r.g. 2505/25
Tuttavia, venuta meno la materia del contendere, ma persistendo tra le parti contrasto in ordine all'onere delle spese processuali, il giudice del merito deve decidere sullo stesso secondo il principio della soccombenza virtuale, previ gli accertamenti necessari (cfr. Cass. n. 46/90), ossia su di una delibazione sommaria del merito e delle ragioni che hanno comportato l'evocazione in giudizio della parte che chiede il rimborso delle spese di lite
(v. Cass. n. 46/90; Cass. n. 4889/81). In altri termini, la cd. soccombenza virtuale consente di fondare la pronuncia relativa alle spese di lite sulla valutazione delle probabilità normali di accoglimento della domanda, basata su considerazioni di verosimiglianza ovvero su apposita indagine sommaria volta alla delibazione del merito. Né la mancata domanda di condanna alle spese di lite può valere in senso contrario, atteso che la condanna alle spese del giudizio, in quanto conseguenziale ed accessoria, può essere emessa legittimamente dal giudice a carico del soccombente anche d'ufficio, in mancanza di un'esplicita richiesta della parte che risulti vittoriosa, sempreché la stessa non abbia manifestato espressa volontà contraria (cfr. Cass. Sez. Un. N. 9859/97).
Tornando al caso di specie, non è revocabile in dubbio la fondatezza della domanda attorea, comprovata oltre dalla mancata prova della notifica degli avvisi di addebito presupposti che e, nel merito, dalle emergenze probatorie acquisite al processo (pretese contributive successive allo scioglimento della società presupponente il debito previdenziale). Inoltre, occorre rilevare che è di precipua importanza la circostanza che solo dopo l'instaurazione del giudizio l'istituto si sia determinato per la sussistenza delle ragioni della controparte (provvedimento di sgravio del 09.07.2025).
Ad ogni modo, il comportamento affatto collaborativo dimostrato dall'istituto in limine litis non può non essere tenuto nel debito conto ai fini della regolamentazione delle spese processuali, che si ritiene equo compensare per la metà; la restante parte segue la soccombenza ed è liquidata come in dispositivo. Sono invece, interamente compensate le spese processuali tra la parte ricorrente e l'agente per la riscossione, essendo rimasto del tutto estraneo alla vicenda sia sotto l'aspetto formale che sostanziale.
Pagina 3 di 4 r.g. 2505/25
P. Q. M.
1) dichiara cessata la materia del contendere;
CP_
2) condanna l al pagamento della metà delle spese di lite sostenute dalla parte ricorrente, che si liquidano per l'intero in € 1.865,00, oltre spese forfettarie, iva e cpa come per legge, da distrarsi.
3) compensa le spese processuali tra la parte ricorrente e l
[...]
. Controparte_3
Nocera Inferiore, data del deposito telematico.
Il Giudice del lavoro dott. Angelo De Angelis
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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI NOCERA INFERIORE
SEZIONE LAVORO
Il Giudice del lavoro, dott. Angelo De Angelis, letti gli atti di causa, ha pronunciato, con motivi contestuali, la seguente
SENTENZA
nella causa civile iscritta al N. 2505/2025 R.G. Sezione Lavoro, avente ad oggetto: “controversie in materia di previdenza obbligatoria” e vertente
TRA
( - avv. PEDONE GAETANO Parte_1 C.F._1
( ); C.F._2
RICORRENTE
E
( - avv. BEVILACQUA VALENTINA CP_1 P.IVA_1
( ); C.F._3
- avv. DI PALO ANTONIO;
Controparte_2
RESISTENTI
RAGIONI DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 28.05.2025, la parte ricorrente di cui in epigrafe chiedeva al giudice del lavoro adito di annullare l'intimazione di
Pagina 1 di 4 r.g. 2505/25
pagamento n. 10020259002404861000 relativamente ai quattro avvisi di addebiti ivi sottesi.
Instauratosi il contraddittorio, le parti resistenti si costituivano con CP_ separate memorie difensive, concludendo come in atti. In particolare, l invocava la cessazione della materia del contendere essendo già avvenuto lo sgravio della posizione attorea.
La domanda è divenuta priva di interesse per le parti e, pertanto, deve essere dichiarata la cessata materia del contendere.
Come chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, la sopravvenienza di un fatto idoneo ad elidere la situazione di contrasto esistente tra i contendenti, non può che dare luogo ad una declaratoria, anche d'ufficio, di cessazione della materia del contendere, venendo in tal caso del tutto meno la necessità della pronuncia giudiziale (v. Cass. n. 5097/99; Cass. n.
3265/95). La cessazione della materia del contendere incide sul diritto sostanziale, elimina la contestazione e, rendendo superflua ogni ulteriore decisione del giudice, impone a quest'ultimo di darne atto anche d'ufficio tutte le volte che, anche indipendentemente da una formale rinunzia al giudizio o al merito delle pretese dedotte nel giudizio stesso, il fatto dell'avvenuta cessazione della materia del contendere risulti acquisito in causa. In altri termini, la cessazione della materia del contendere si verifica solo quando nel corso del processo sopravvenga una situazione che elimini una posizione di contrasto tra le parti, producendo la caducazione dell'interesse delle stesse ad agire e a contraddire e, quindi, facendo venir meno la necessità della pronunzia del giudice;
tale situazione non ricorre, tuttavia, nell'ipotesi di esecuzione anche spontanea, di un provvedimento del giudice che non abbia definito il giudizio, qualora a tale comportamento non si accompagni il riconoscimento espresso o implicito della fondatezza della domanda ovvero la rinunzia alla prosecuzione del giudizio né, peraltro, può ritenersi cessata la materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse delle parti se non quando i contendenti si diano reciprocamente atto dell'intervenuto mutamento della situazione e sottopongano al giudice conclusioni conformi (Cass. n. 23289/07; Cass. n.
11813/16).
Pagina 2 di 4 r.g. 2505/25
Tuttavia, venuta meno la materia del contendere, ma persistendo tra le parti contrasto in ordine all'onere delle spese processuali, il giudice del merito deve decidere sullo stesso secondo il principio della soccombenza virtuale, previ gli accertamenti necessari (cfr. Cass. n. 46/90), ossia su di una delibazione sommaria del merito e delle ragioni che hanno comportato l'evocazione in giudizio della parte che chiede il rimborso delle spese di lite
(v. Cass. n. 46/90; Cass. n. 4889/81). In altri termini, la cd. soccombenza virtuale consente di fondare la pronuncia relativa alle spese di lite sulla valutazione delle probabilità normali di accoglimento della domanda, basata su considerazioni di verosimiglianza ovvero su apposita indagine sommaria volta alla delibazione del merito. Né la mancata domanda di condanna alle spese di lite può valere in senso contrario, atteso che la condanna alle spese del giudizio, in quanto conseguenziale ed accessoria, può essere emessa legittimamente dal giudice a carico del soccombente anche d'ufficio, in mancanza di un'esplicita richiesta della parte che risulti vittoriosa, sempreché la stessa non abbia manifestato espressa volontà contraria (cfr. Cass. Sez. Un. N. 9859/97).
Tornando al caso di specie, non è revocabile in dubbio la fondatezza della domanda attorea, comprovata oltre dalla mancata prova della notifica degli avvisi di addebito presupposti che e, nel merito, dalle emergenze probatorie acquisite al processo (pretese contributive successive allo scioglimento della società presupponente il debito previdenziale). Inoltre, occorre rilevare che è di precipua importanza la circostanza che solo dopo l'instaurazione del giudizio l'istituto si sia determinato per la sussistenza delle ragioni della controparte (provvedimento di sgravio del 09.07.2025).
Ad ogni modo, il comportamento affatto collaborativo dimostrato dall'istituto in limine litis non può non essere tenuto nel debito conto ai fini della regolamentazione delle spese processuali, che si ritiene equo compensare per la metà; la restante parte segue la soccombenza ed è liquidata come in dispositivo. Sono invece, interamente compensate le spese processuali tra la parte ricorrente e l'agente per la riscossione, essendo rimasto del tutto estraneo alla vicenda sia sotto l'aspetto formale che sostanziale.
Pagina 3 di 4 r.g. 2505/25
P. Q. M.
1) dichiara cessata la materia del contendere;
CP_
2) condanna l al pagamento della metà delle spese di lite sostenute dalla parte ricorrente, che si liquidano per l'intero in € 1.865,00, oltre spese forfettarie, iva e cpa come per legge, da distrarsi.
3) compensa le spese processuali tra la parte ricorrente e l
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. Controparte_3
Nocera Inferiore, data del deposito telematico.
Il Giudice del lavoro dott. Angelo De Angelis
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