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Sentenza 9 giugno 2025
Sentenza 9 giugno 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Roma, sentenza 09/06/2025, n. 6669 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Roma |
| Numero : | 6669 |
| Data del deposito : | 9 giugno 2025 |
Testo completo
R.G. 42686/2024
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI ROMA
III SEZIONE LAVORO
Il Tribunale, nella persona del Giudice dott.ssa Amalia Savignano, spirati i termini assegnati ex art. 127 ter cpc fino al 26.5.2025, ha pronunciato, mediante deposito telematico, la seguente
SENTENZA nella causa promossa da:
rappresentato e difeso, per procura allegata al ricorso, dagli Avv.ti Parte_1
NT ER e SE RÀ ed elettivamente domiciliato presso lo studio del primo, in Scandale (KR), Via Nazionale II Trav. 28
RICORRENTE
CONTRO
, in persona del Ministro p.t., Controparte_1
, in persona del l.r.p.t., elettivamente domiciliati presso Controparte_2
l'Avvocatura Generale dello Stato in Roma, via Dei Portoghesi 12, rappresentati e difesi dai funzionari Avv.ti Alessandra Molfese ed Emilia Principe
RESISTENTE
OGGETTO: retribuzione periodo di ferie contratto a tempo determinato
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso depositato in data 21.11.2024, , premesso di aver prestato Parte_1
servizio in qualità di docente alle dipendenze del Controparte_1
con contratti a tempo determinato (a.s. 2017/2018: servizio dal 18.9.2017 al 30.6.2018,
pagina 1 di 10 per complessivi 293 giorni di servizio;
a.s. 2018/2018: servizio dal 16.10.2018 al
30.6.2019, per complessivi 259 giorni di servizio), dedotto che nel corso degli anni scolastici in qualità di docente precario, non aveva usufruito di alcun giorno di ferie volontario a sua disposizione, venendo invece collocato in ferie d'ufficio durante i periodi di sospensione delle lezioni, ha convenuto in giudizio il Controparte_1
, chiedendo al Tribunale di voler: “In Via Principale: - accertare e
[...]
dichiarare il diritto di parte ricorrente alla percezione dell'indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, quale differenziale tra i giorni di ferie maturati e i giorni di ferie richieste a domanda;
e per l'effetto: Condannare il in persona del Controparte_1
al pagamento in favore di parte ricorrente delle differenze Controparte_3
retributive maturate a titolo di indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, in particolare 24,42 gg di ferie residue e 3 gg di festività soppresse per l'anno 2017/2018, 21,58 gg di ferie residue e
2,67 gg di festività soppresse per l'anno per l'anno 2018/2019, o di quelli accertati in corso di giudizio, secondo importi calcolati sulla base del CCNL, comprensive di interessi legali e rivalutazione monetaria ISTAT, dalle singole scadenze al saldo, nei limiti della prescrizione di legge. In via subordinata: - accertarsi e dichiararsi il diritto di parte ricorrente alla percezione dell'indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, quale differenziale tra i giorni di ferie maturati e i giorni di ferie attribuite durante il periodo di sospensione delle lezioni definiti dal calendario scolastico, e per l'effetto: Condannare il in persona del pro tempore, al Controparte_1 CP_3
pagamento in favore di parte ricorrente delle differenze retributive maturate a titolo di indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute per gli anni scolastici
2017/2018, 2018/2019 in particolare 11,42 gg di ferie residue e 3 gg di festività soppresse per l'anno 2017/2018, (24,42gg di ferie -13gg di sospensione da calendario scolastico), 8,58 gg di ferie residue e 2,67 gg di festività soppresse per l'anno per l'anno pagina 2 di 10 2018/2019, (21,58gg di ferie -13gg di sospensione da calendario scolastico), o di quelli accertati in corso di giudizio, secondo importi calcolati sulla base del CCNL, comprensive di interessi legali e rivalutazione monetaria ISTAT, dalle singole scadenze al saldo, nei limiti della prescrizione di legge”.
Si è costituita in giudizio l'Amministrazione convenuta, che, dedotta l'infondatezza nel merito della domanda ed eccepita la parziale prescrizione della pretesa creditoria, ha resistito al ricorso, chiedendone il rigetto.
La causa è stata istruita documentalmente.
Scaduto il termine per note ex art. 127 ter c.p.c, in data odierna la causa è stata dunque decisa con la presente sentenza.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il quadro normativo.
1.1. La disciplina collettiva previgente agli interventi del legislatore del 2012.
L'art. 19 del CCNL Comparto Scuola 2006/2009, rimasto in vigore fino all'anno scolastico 2012/2013, prevedeva che: “Al personale assunto a tempo determinato, al personale di cui all'art. 3, comma 6, del D.P.R. n. 399 del 1988 e al personale non licenziabile di cui agli artt. 43 e 44 della legge 20 maggio 1982 n. 270, si applicano, nei limiti della durata del rapporto di lavoro, le disposizioni in materia di ferie, permessi ed assenze stabilite dal presente contratto per il personale assunto a tempo indeterminato, con le precisazioni di cui ai seguenti commi.
2. Le ferie del personale assunto a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato. Qualora la durata del rapporto di lavoro a tempo determinato sia tale da non consentire la fruizione delle ferie maturate, le stesse saranno liquidate al termine dell'anno scolastico e comunque dell'ultimo contratto stipulato nel corso dell'anno scolastico. La fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni nel corso dell'anno scolastico non è obbligatoria. Pertanto, per il personale docente a tempo determinato che, durante il rapporto di impiego, non abbia chiesto di fruire delle ferie durante i periodi di sospensione delle lezioni, si dà luogo al pagamento sostitutivo delle stesse al momento della cessazione del rapporto.”
pagina 3 di 10 1.2. Gli interventi del legislatore del 2012.
L'articolo 5, comma 8, del D.L. n. 95 del 6/7/2012, convertito con modifiche dalla legge n. 135/2012, ha dettato, in via generale, la disciplina relativa alla fruizione delle ferie da parte del personale delle amministrazioni pubbliche, stabilendo che: “Le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione (…), sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. La presente disposizione si applica anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilità, dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di età.
Eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di avere applicazione a decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto. La violazione della presente disposizione, oltre a comportare il recupero delle somme indebitamente erogate, è fonte di responsabilità disciplinare ed amministrativa per il dirigente responsabile”. Con la sentenza n. 95 del 6/5/2016, la Corte costituzionale - nel dichiarare non fondata la questione di costituzionalità sollevata sotto il profilo della violazione degli artt. 3, 36, commi 1 e 3, e 117, comma 1, Cost. (in relazione all'art. 7 della direttiva del 4/11/2003 n. 2003/88/CE) - ha rilevato l'erroneità del presupposto interpretativo che aveva fondato l'ordinanza del giudice remittente, secondo cui il divieto di corrispondere trattamenti economici sostitutivi delle ferie non godute avrebbe dovuto applicarsi anche quando il lavoratore non aveva potuto godere delle ferie per malattia o per altra causa non imputabile;
la Corte ha evidenziato che il diritto inderogabile alle ferie sarebbe stato violato se la cessazione dal servizio avesse vanificato, senza alcuna compensazione economica, il godimento delle ferie compromesso dalla malattia o da altra causa non imputabile al lavoratore;
ha concluso quindi che la normativa censurata - introdotta allo scopo di arginare un possibile uso distorto della monetizzazione - così interpretata, non si sarebbe posta in antitesi con principi ormai radicati nell'ordinamento giuridico italiano ed europeo. L'art. 1, commi pagina 4 di 10 54-56, della legge n. 228/2012 ha poi delineato una disciplina speciale delle ferie per il personale della scuola. In particolare, il comma 54 ha previsto che “Il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative. Durante la rimanente parte dell'anno la fruizione delle ferie è consentita per un periodo non superiore a sei giornate lavorative subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”. Il comma 55 ha aggiunto un ultimo periodo all'articolo 5, comma 8, del D.L. n. 95 del 6/7/2012, precisando che: “Il presente comma non si applica al personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario supplente breve e saltuario o docente con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche, limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale in questione di fruire delle ferie”. Il comma 56 ha disposto che “Le disposizioni di cui ai commi 54 e 55 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal 1° settembre 2013”.
2. L'interpretazione della CGUE.
Con tre sentenze del 6/11/2018 (rispettivamente, in cause riunite C-569/16 e C-570/16; in causa C-619/16; in causa C-684/16), la CGUE, Grande Sezione - nell'interpretare l'articolo 7 della direttiva 2003/88/CE, in combinazione con l'articolo 31 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea - ha affermato che il docente a tempo determinato che non ha chiesto di fruire delle ferie durante il periodo di sospensione delle lezioni ha diritto all'indennità sostitutiva, a meno che il datore di lavoro dimostri di averlo inutilmente invitato a goderne, con espresso avviso della perdita, in caso diverso, del diritto alle ferie e alla indennità sostitutiva, in quanto la normativa interna – e, in particolare, l'art. 5, comma 8, del D.L. n. 95 del 2012, come integrato dall'art. 1, comma
55, della legge n. 228 del 2012 – deve essere interpretata in senso conforme all'art. 7, par. 2, della direttiva 2003/88/CE, che non consente la perdita automatica del diritto alle pagina 5 di 10 ferie retribuite e dell'indennità sostitutiva, senza la previa verifica che il lavoratore, mediante una informazione adeguata, sia stato posto dal datore di lavoro in condizione di esercitare effettivamente il proprio diritto alle ferie prima della cessazione del rapporto di lavoro. In particolare, il giudice europeo ha precisato che l'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88/CE non osta, in linea di principio, ad una normativa nazionale che comprenda finanche la perdita del diritto alle ferie allo scadere del periodo di riferimento, purché, però, il lavoratore che non ha più il diritto alle ferie annuali retribuite abbia effettivamente avuto la possibilità di esercitare questo diritto. Con la pronuncia della Sezione I, n. 218/2022 del 18/01/2024, la CGUE è nuovamente intervenuta in materia, evidenziando quanto segue: “…29 Va aggiunto che il diritto alle ferie annuali costituisce solo una delle due componenti del diritto alle ferie annuali retribuite quale principio fondamentale del diritto sociale dell'Unione. Tale diritto fondamentale include quindi anche il diritto a ottenere un pagamento nonché, in quanto diritto connaturato a detto diritto alle ferie annuali "retribuite", il diritto a un'indennità finanziaria per le ferie annuali non godute al momento della cessazione del rapporto di lavoro (sentenza del 25 novembre 2021, job medium, C-233/20, EU:C:2021:960, punto
29 e giurisprudenza citata). 30 Occorre in proposito ricordare che, quando il rapporto di lavoro è cessato, la fruizione effettiva delle ferie annuali retribuite cui il lavoratore ha diritto non è più possibile. Per evitare che, a causa di detta impossibilità, il lavoratore non riesca in alcun modo a beneficiare di tale diritto, neppure in forma pecuniaria, l'articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88 prevede che, in caso di fine del rapporto di lavoro, il lavoratore abbia diritto a un'indennità finanziaria per i giorni di ferie annuali non goduti (sentenza del 6 novembre 2018, M.P.G., C-684/16,
EU:C:2018:874, punto 22 e giurisprudenza citata). 31 Come dichiarato dalla Corte,
l'articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88 non assoggetta il diritto a un'indennità finanziaria ad alcuna condizione diversa da quella relativa, da un lato, alla cessazione del rapporto di lavoro e, dall'altro, al mancato godimento da parte del lavoratore di tutte le ferie annuali cui aveva diritto alla data in cui detto rapporto è cessato (sentenza pagina 6 di 10 del 6 novembre 2018, M.P.G., C-684/16, EU:C:2018:874, punto 23 e giurisprudenza citata). Tale diritto è conferito direttamente dalla suddetta direttiva e non può dipendere da condizioni diverse da quelle che vi sono esplicitamente previste (sentenza del 6 novembre 2018, K., C-619/16, EU:C:2018:872, punto 22 e giurisprudenza citata). 32
Ne consegue, conformemente all'articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88, che un lavoratore, che non sia stato in condizione di usufruire di tutte le ferie annuali retribuite prima della cessazione del suo rapporto di lavoro, ha diritto a un'indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute. A tal fine è privo di rilevanza il motivo per cui il rapporto di lavoro è cessato. (…). 33 Tale disposizione osta a disposizioni o pratiche nazionali le quali prevedano che, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, non sia versata alcuna indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute al lavoratore che non sia stato in condizione di fruire di tutte le ferie annuali cui aveva diritto prima della cessazione di tale rapporto di lavoro, (…). 35 Pertanto, l'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88 non osta, in linea di principio, a una normativa nazionale recante modalità di esercizio del diritto alle ferie annuali retribuite espressamente accordato da tale direttiva, che comprenda finanche la perdita del diritto in questione allo scadere del periodo di riferimento o di un periodo di riporto, purché, tuttavia, il lavoratore che ha perso il diritto alle ferie annuali retribuite abbia effettivamente avuto la possibilità di esercitare questo diritto che tale direttiva gli conferisce (sentenza del 6 novembre 2018, M.P.G., C-684/16, EU:C:2018:874, punto 35
e giurisprudenza citata)” (CGUE, Sezione I, sentenza n. 218/22 del 18/01/2024).
3. La giurisprudenza di legittimità.
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 21780 del 08/07/2022, ha evidenziato che “La perdita del diritto alle ferie, ed alla corrispondente indennità sostitutiva alla cessazione del rapporto di lavoro, può verificarsi soltanto nel caso in cui il datore di lavoro offra la prova di avere invitato il lavoratore a godere delle ferie - se necessario formalmente - e di averlo nel contempo avvisato - in modo accurato ed in tempo utile a garantire che le ferie siano ancora idonee ad apportare all'interessato il pagina 7 di 10 riposo ed il relax cui esse sono volte a contribuire - che, in caso di mancata fruizione, tali ferie andranno perse al termine del periodo di riferimento o di un periodo di riporto autorizzato”. Con successiva ordinanza n. 13440 del 15/05/2024, la stessa Corte, richiamando i principi espressi dalla CGUE, ha affermato che “il docente a tempo determinato che non ha chiesto di fruire delle ferie durante il periodo di sospensione delle lezioni ha diritto all'indennità sostitutiva, a meno che il datore di lavoro dimostri di averlo inutilmente invitato a goderne, con espresso avviso della perdita, in caso diverso, del diritto alle ferie e alla indennità sostitutiva, in quanto la normativa interna -
e, in particolare, l'art. 5, comma 8, del D.L. n. 95 del 2012, come integrato dall'art. 1, comma 55, della legge n. 228 del 2012 - deve essere interpretata in senso conforme all'art. 7, par. 2, della direttiva 2003/88/CE, che, secondo quanto precisato dalla Corte di Giustizia, Grande Sezione (con sentenze del 6 novembre 2018 in cause riunite C-
569/16 e C-570/16, e in cause C-619/16 e C-684/16), non consente la perdita automatica del diritto alle ferie retribuite e dell'indennità sostitutiva, senza la previa verifica che il lavoratore, mediante una informazione adeguata, sia stato posto dal datore di lavoro in condizione di esercitare effettivamente il proprio diritto alle ferie prima della cessazione del rapporto di lavoro;
in particolare, il docente a tempo determinato non può essere considerato automaticamente in ferie nel periodo fra il termine delle lezioni e il 30 giugno di ogni anno, data di cessazione delle attività didattiche”.
Alla luce dei principi richiamati, il datore di lavoro deve assicurarsi che il lavoratore sia messo in condizione di esercitare il diritto ad usufruire delle ferie maturate, invitandolo a farlo e informandolo puntualmente e tempestivamente della perdita di tale diritto in caso di mancata fruizione al termine del periodo di riferimento o, ancora, alla cessazione del rapporto di lavoro;
ciò, anche con riferimento ai docenti a tempo determinato, che non possono considerarsi automaticamente in ferie nel periodo di sospensione delle attività didattiche. In caso contrario, il lavoratore che non abbia usufruito delle ferie, alla cessazione del rapporto, ha diritto all'indennità sostitutiva.
pagina 8 di 10 4. Il caso concreto.
Nel caso in esame, a fronte della puntuale deduzione della parte ricorrente di non essere stata né invitata a fruire delle ferie durante i periodi di sospensione dell'attività didattica, né informata delle conseguenze della mancata fruizione, l'amministrazione resistente non ha fornito alcuna prova dell'adempimento.
Pertanto, la parte ricorrente ha diritto all'indennità sostitutiva delle ferie non fruite.
E' dovuta anche l'indennità sostitutiva relativa alle festività soppresse non fruite, istituto di origine legale ex art. 1 comma 1 lett. a) L. n. 937/1977, equiparate al congedo ordinario di cui segue la disciplina ai sensi del comma 2 (cfr. Consiglio di Stato sentenza n. 802/1986), parimenti da ricomprendersi entro l'interpretazione conforme alle norme del diritto dell'Unione e all'art. 7 della direttiva 2003/2008CE regolante le ferie annuali.
E' pacifico tra le parti che il docente ha prestato servizio con contratti a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche (ovvero sino al 30 giungo) per i periodi indicati in ricorso (aa.ss.2017/2018, 2018/2019).
Sulla scorta dei contratti di lavoro e dei giorni di lavoro effettuati - specificamente indicati in ricorso (pag. 2) e non contestati dalla difesa dell'Amministrazione convenuta
- risulta accertato che il docente abbia maturato un totale di 24,42 giorni giorni di ferie non godute e n. 3 giorni di riposo in sostituzione delle festività soppresse ai sensi della legge 23 dicembre 1977, n. 937, per l'a.s. 2017/2018, e un totale di 21,58 giorni di ferie non godute e n. 2,67 giorni di riposo in sostituzione delle festività soppresse, per l'a.s.
2018/2019, ritenuta la correttezza dei conteggi di cui al ricorso, elaborati sulla scorta dei corretti parametri contrattuali e peraltro neppure contestati da parte resistente.
L'amministrazione resistente va quindi condannata al pagamento in favore della parte ricorrente delle differenze retributive maturata a titolo di indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute, da calcolarsi sulla base dei predetti dati, oltre interessi.
5. Sull'infondatezza dell'eccezione di prescrizione.
In merito all'eccezione di (parziale) prescrizione della pretesa creditoria fatta valere, è appena il caso di rilevare che “L'indennità sostitutiva delle ferie non godute ha natura pagina 9 di 10 mista, sia risarcitoria che retributiva, a fronte della quale si deve ritenere prevalente, ai fini della verifica della prescrizione, il carattere risarcitorio, volto a compensare il danno derivante dalla perdita del diritto al riposo, cui va assicurata la più ampia tutela applicando il termine ordinario decennale” (Cass. n. 3021/2020; Cass. 1757/2016); sicché non può concludersi per la relativa infondatezza.
6. Le spese, liquidate come da dispositivo e da distrarsi, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, così provvede:
1. accerta e dichiara il diritto della parte ricorrente alla percezione dell'indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute, per gli anni scolastici 2017/2018 e
2018/2019 ed in particolare che la parte ricorrente ha maturato un totale di 24,42 giorni di ferie non godute e n. 3 giorni di riposo in sostituzione delle festività soppresse, per l'a.s. 2017/2018, e un totale di 21,58 giorni di ferie non godute e n. 2,67 giorni di riposo in sostituzione delle festività soppresse, per l'a.s. 2018/2019;
2. condanna parte resistente al pagamento, in favore della parte ricorrente, delle differenze retributive a tale titolo maturate, oltre interessi dal dovuto al saldo;
3. condanna parte resistente al pagamento delle spese di lite - liquidate in complessivi €
1.200,00 per compensi, oltre contributo unificato se versato, spese generali e accessori come per legge, in favore della parte ricorrente ricorrente e da distrarsi in favore del procuratore antistatario.
Si comunichi.
Roma, 9.6.2025
Il Giudice del Lavoro
Dott. Amalia Savignano
pagina 10 di 10
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI ROMA
III SEZIONE LAVORO
Il Tribunale, nella persona del Giudice dott.ssa Amalia Savignano, spirati i termini assegnati ex art. 127 ter cpc fino al 26.5.2025, ha pronunciato, mediante deposito telematico, la seguente
SENTENZA nella causa promossa da:
rappresentato e difeso, per procura allegata al ricorso, dagli Avv.ti Parte_1
NT ER e SE RÀ ed elettivamente domiciliato presso lo studio del primo, in Scandale (KR), Via Nazionale II Trav. 28
RICORRENTE
CONTRO
, in persona del Ministro p.t., Controparte_1
, in persona del l.r.p.t., elettivamente domiciliati presso Controparte_2
l'Avvocatura Generale dello Stato in Roma, via Dei Portoghesi 12, rappresentati e difesi dai funzionari Avv.ti Alessandra Molfese ed Emilia Principe
RESISTENTE
OGGETTO: retribuzione periodo di ferie contratto a tempo determinato
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso depositato in data 21.11.2024, , premesso di aver prestato Parte_1
servizio in qualità di docente alle dipendenze del Controparte_1
con contratti a tempo determinato (a.s. 2017/2018: servizio dal 18.9.2017 al 30.6.2018,
pagina 1 di 10 per complessivi 293 giorni di servizio;
a.s. 2018/2018: servizio dal 16.10.2018 al
30.6.2019, per complessivi 259 giorni di servizio), dedotto che nel corso degli anni scolastici in qualità di docente precario, non aveva usufruito di alcun giorno di ferie volontario a sua disposizione, venendo invece collocato in ferie d'ufficio durante i periodi di sospensione delle lezioni, ha convenuto in giudizio il Controparte_1
, chiedendo al Tribunale di voler: “In Via Principale: - accertare e
[...]
dichiarare il diritto di parte ricorrente alla percezione dell'indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, quale differenziale tra i giorni di ferie maturati e i giorni di ferie richieste a domanda;
e per l'effetto: Condannare il in persona del Controparte_1
al pagamento in favore di parte ricorrente delle differenze Controparte_3
retributive maturate a titolo di indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, in particolare 24,42 gg di ferie residue e 3 gg di festività soppresse per l'anno 2017/2018, 21,58 gg di ferie residue e
2,67 gg di festività soppresse per l'anno per l'anno 2018/2019, o di quelli accertati in corso di giudizio, secondo importi calcolati sulla base del CCNL, comprensive di interessi legali e rivalutazione monetaria ISTAT, dalle singole scadenze al saldo, nei limiti della prescrizione di legge. In via subordinata: - accertarsi e dichiararsi il diritto di parte ricorrente alla percezione dell'indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, quale differenziale tra i giorni di ferie maturati e i giorni di ferie attribuite durante il periodo di sospensione delle lezioni definiti dal calendario scolastico, e per l'effetto: Condannare il in persona del pro tempore, al Controparte_1 CP_3
pagamento in favore di parte ricorrente delle differenze retributive maturate a titolo di indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute per gli anni scolastici
2017/2018, 2018/2019 in particolare 11,42 gg di ferie residue e 3 gg di festività soppresse per l'anno 2017/2018, (24,42gg di ferie -13gg di sospensione da calendario scolastico), 8,58 gg di ferie residue e 2,67 gg di festività soppresse per l'anno per l'anno pagina 2 di 10 2018/2019, (21,58gg di ferie -13gg di sospensione da calendario scolastico), o di quelli accertati in corso di giudizio, secondo importi calcolati sulla base del CCNL, comprensive di interessi legali e rivalutazione monetaria ISTAT, dalle singole scadenze al saldo, nei limiti della prescrizione di legge”.
Si è costituita in giudizio l'Amministrazione convenuta, che, dedotta l'infondatezza nel merito della domanda ed eccepita la parziale prescrizione della pretesa creditoria, ha resistito al ricorso, chiedendone il rigetto.
La causa è stata istruita documentalmente.
Scaduto il termine per note ex art. 127 ter c.p.c, in data odierna la causa è stata dunque decisa con la presente sentenza.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il quadro normativo.
1.1. La disciplina collettiva previgente agli interventi del legislatore del 2012.
L'art. 19 del CCNL Comparto Scuola 2006/2009, rimasto in vigore fino all'anno scolastico 2012/2013, prevedeva che: “Al personale assunto a tempo determinato, al personale di cui all'art. 3, comma 6, del D.P.R. n. 399 del 1988 e al personale non licenziabile di cui agli artt. 43 e 44 della legge 20 maggio 1982 n. 270, si applicano, nei limiti della durata del rapporto di lavoro, le disposizioni in materia di ferie, permessi ed assenze stabilite dal presente contratto per il personale assunto a tempo indeterminato, con le precisazioni di cui ai seguenti commi.
2. Le ferie del personale assunto a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato. Qualora la durata del rapporto di lavoro a tempo determinato sia tale da non consentire la fruizione delle ferie maturate, le stesse saranno liquidate al termine dell'anno scolastico e comunque dell'ultimo contratto stipulato nel corso dell'anno scolastico. La fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni nel corso dell'anno scolastico non è obbligatoria. Pertanto, per il personale docente a tempo determinato che, durante il rapporto di impiego, non abbia chiesto di fruire delle ferie durante i periodi di sospensione delle lezioni, si dà luogo al pagamento sostitutivo delle stesse al momento della cessazione del rapporto.”
pagina 3 di 10 1.2. Gli interventi del legislatore del 2012.
L'articolo 5, comma 8, del D.L. n. 95 del 6/7/2012, convertito con modifiche dalla legge n. 135/2012, ha dettato, in via generale, la disciplina relativa alla fruizione delle ferie da parte del personale delle amministrazioni pubbliche, stabilendo che: “Le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione (…), sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. La presente disposizione si applica anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro per mobilità, dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di età.
Eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di avere applicazione a decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto. La violazione della presente disposizione, oltre a comportare il recupero delle somme indebitamente erogate, è fonte di responsabilità disciplinare ed amministrativa per il dirigente responsabile”. Con la sentenza n. 95 del 6/5/2016, la Corte costituzionale - nel dichiarare non fondata la questione di costituzionalità sollevata sotto il profilo della violazione degli artt. 3, 36, commi 1 e 3, e 117, comma 1, Cost. (in relazione all'art. 7 della direttiva del 4/11/2003 n. 2003/88/CE) - ha rilevato l'erroneità del presupposto interpretativo che aveva fondato l'ordinanza del giudice remittente, secondo cui il divieto di corrispondere trattamenti economici sostitutivi delle ferie non godute avrebbe dovuto applicarsi anche quando il lavoratore non aveva potuto godere delle ferie per malattia o per altra causa non imputabile;
la Corte ha evidenziato che il diritto inderogabile alle ferie sarebbe stato violato se la cessazione dal servizio avesse vanificato, senza alcuna compensazione economica, il godimento delle ferie compromesso dalla malattia o da altra causa non imputabile al lavoratore;
ha concluso quindi che la normativa censurata - introdotta allo scopo di arginare un possibile uso distorto della monetizzazione - così interpretata, non si sarebbe posta in antitesi con principi ormai radicati nell'ordinamento giuridico italiano ed europeo. L'art. 1, commi pagina 4 di 10 54-56, della legge n. 228/2012 ha poi delineato una disciplina speciale delle ferie per il personale della scuola. In particolare, il comma 54 ha previsto che “Il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative. Durante la rimanente parte dell'anno la fruizione delle ferie è consentita per un periodo non superiore a sei giornate lavorative subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”. Il comma 55 ha aggiunto un ultimo periodo all'articolo 5, comma 8, del D.L. n. 95 del 6/7/2012, precisando che: “Il presente comma non si applica al personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario supplente breve e saltuario o docente con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche, limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale in questione di fruire delle ferie”. Il comma 56 ha disposto che “Le disposizioni di cui ai commi 54 e 55 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal 1° settembre 2013”.
2. L'interpretazione della CGUE.
Con tre sentenze del 6/11/2018 (rispettivamente, in cause riunite C-569/16 e C-570/16; in causa C-619/16; in causa C-684/16), la CGUE, Grande Sezione - nell'interpretare l'articolo 7 della direttiva 2003/88/CE, in combinazione con l'articolo 31 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea - ha affermato che il docente a tempo determinato che non ha chiesto di fruire delle ferie durante il periodo di sospensione delle lezioni ha diritto all'indennità sostitutiva, a meno che il datore di lavoro dimostri di averlo inutilmente invitato a goderne, con espresso avviso della perdita, in caso diverso, del diritto alle ferie e alla indennità sostitutiva, in quanto la normativa interna – e, in particolare, l'art. 5, comma 8, del D.L. n. 95 del 2012, come integrato dall'art. 1, comma
55, della legge n. 228 del 2012 – deve essere interpretata in senso conforme all'art. 7, par. 2, della direttiva 2003/88/CE, che non consente la perdita automatica del diritto alle pagina 5 di 10 ferie retribuite e dell'indennità sostitutiva, senza la previa verifica che il lavoratore, mediante una informazione adeguata, sia stato posto dal datore di lavoro in condizione di esercitare effettivamente il proprio diritto alle ferie prima della cessazione del rapporto di lavoro. In particolare, il giudice europeo ha precisato che l'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88/CE non osta, in linea di principio, ad una normativa nazionale che comprenda finanche la perdita del diritto alle ferie allo scadere del periodo di riferimento, purché, però, il lavoratore che non ha più il diritto alle ferie annuali retribuite abbia effettivamente avuto la possibilità di esercitare questo diritto. Con la pronuncia della Sezione I, n. 218/2022 del 18/01/2024, la CGUE è nuovamente intervenuta in materia, evidenziando quanto segue: “…29 Va aggiunto che il diritto alle ferie annuali costituisce solo una delle due componenti del diritto alle ferie annuali retribuite quale principio fondamentale del diritto sociale dell'Unione. Tale diritto fondamentale include quindi anche il diritto a ottenere un pagamento nonché, in quanto diritto connaturato a detto diritto alle ferie annuali "retribuite", il diritto a un'indennità finanziaria per le ferie annuali non godute al momento della cessazione del rapporto di lavoro (sentenza del 25 novembre 2021, job medium, C-233/20, EU:C:2021:960, punto
29 e giurisprudenza citata). 30 Occorre in proposito ricordare che, quando il rapporto di lavoro è cessato, la fruizione effettiva delle ferie annuali retribuite cui il lavoratore ha diritto non è più possibile. Per evitare che, a causa di detta impossibilità, il lavoratore non riesca in alcun modo a beneficiare di tale diritto, neppure in forma pecuniaria, l'articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88 prevede che, in caso di fine del rapporto di lavoro, il lavoratore abbia diritto a un'indennità finanziaria per i giorni di ferie annuali non goduti (sentenza del 6 novembre 2018, M.P.G., C-684/16,
EU:C:2018:874, punto 22 e giurisprudenza citata). 31 Come dichiarato dalla Corte,
l'articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88 non assoggetta il diritto a un'indennità finanziaria ad alcuna condizione diversa da quella relativa, da un lato, alla cessazione del rapporto di lavoro e, dall'altro, al mancato godimento da parte del lavoratore di tutte le ferie annuali cui aveva diritto alla data in cui detto rapporto è cessato (sentenza pagina 6 di 10 del 6 novembre 2018, M.P.G., C-684/16, EU:C:2018:874, punto 23 e giurisprudenza citata). Tale diritto è conferito direttamente dalla suddetta direttiva e non può dipendere da condizioni diverse da quelle che vi sono esplicitamente previste (sentenza del 6 novembre 2018, K., C-619/16, EU:C:2018:872, punto 22 e giurisprudenza citata). 32
Ne consegue, conformemente all'articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88, che un lavoratore, che non sia stato in condizione di usufruire di tutte le ferie annuali retribuite prima della cessazione del suo rapporto di lavoro, ha diritto a un'indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute. A tal fine è privo di rilevanza il motivo per cui il rapporto di lavoro è cessato. (…). 33 Tale disposizione osta a disposizioni o pratiche nazionali le quali prevedano che, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, non sia versata alcuna indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute al lavoratore che non sia stato in condizione di fruire di tutte le ferie annuali cui aveva diritto prima della cessazione di tale rapporto di lavoro, (…). 35 Pertanto, l'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88 non osta, in linea di principio, a una normativa nazionale recante modalità di esercizio del diritto alle ferie annuali retribuite espressamente accordato da tale direttiva, che comprenda finanche la perdita del diritto in questione allo scadere del periodo di riferimento o di un periodo di riporto, purché, tuttavia, il lavoratore che ha perso il diritto alle ferie annuali retribuite abbia effettivamente avuto la possibilità di esercitare questo diritto che tale direttiva gli conferisce (sentenza del 6 novembre 2018, M.P.G., C-684/16, EU:C:2018:874, punto 35
e giurisprudenza citata)” (CGUE, Sezione I, sentenza n. 218/22 del 18/01/2024).
3. La giurisprudenza di legittimità.
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 21780 del 08/07/2022, ha evidenziato che “La perdita del diritto alle ferie, ed alla corrispondente indennità sostitutiva alla cessazione del rapporto di lavoro, può verificarsi soltanto nel caso in cui il datore di lavoro offra la prova di avere invitato il lavoratore a godere delle ferie - se necessario formalmente - e di averlo nel contempo avvisato - in modo accurato ed in tempo utile a garantire che le ferie siano ancora idonee ad apportare all'interessato il pagina 7 di 10 riposo ed il relax cui esse sono volte a contribuire - che, in caso di mancata fruizione, tali ferie andranno perse al termine del periodo di riferimento o di un periodo di riporto autorizzato”. Con successiva ordinanza n. 13440 del 15/05/2024, la stessa Corte, richiamando i principi espressi dalla CGUE, ha affermato che “il docente a tempo determinato che non ha chiesto di fruire delle ferie durante il periodo di sospensione delle lezioni ha diritto all'indennità sostitutiva, a meno che il datore di lavoro dimostri di averlo inutilmente invitato a goderne, con espresso avviso della perdita, in caso diverso, del diritto alle ferie e alla indennità sostitutiva, in quanto la normativa interna -
e, in particolare, l'art. 5, comma 8, del D.L. n. 95 del 2012, come integrato dall'art. 1, comma 55, della legge n. 228 del 2012 - deve essere interpretata in senso conforme all'art. 7, par. 2, della direttiva 2003/88/CE, che, secondo quanto precisato dalla Corte di Giustizia, Grande Sezione (con sentenze del 6 novembre 2018 in cause riunite C-
569/16 e C-570/16, e in cause C-619/16 e C-684/16), non consente la perdita automatica del diritto alle ferie retribuite e dell'indennità sostitutiva, senza la previa verifica che il lavoratore, mediante una informazione adeguata, sia stato posto dal datore di lavoro in condizione di esercitare effettivamente il proprio diritto alle ferie prima della cessazione del rapporto di lavoro;
in particolare, il docente a tempo determinato non può essere considerato automaticamente in ferie nel periodo fra il termine delle lezioni e il 30 giugno di ogni anno, data di cessazione delle attività didattiche”.
Alla luce dei principi richiamati, il datore di lavoro deve assicurarsi che il lavoratore sia messo in condizione di esercitare il diritto ad usufruire delle ferie maturate, invitandolo a farlo e informandolo puntualmente e tempestivamente della perdita di tale diritto in caso di mancata fruizione al termine del periodo di riferimento o, ancora, alla cessazione del rapporto di lavoro;
ciò, anche con riferimento ai docenti a tempo determinato, che non possono considerarsi automaticamente in ferie nel periodo di sospensione delle attività didattiche. In caso contrario, il lavoratore che non abbia usufruito delle ferie, alla cessazione del rapporto, ha diritto all'indennità sostitutiva.
pagina 8 di 10 4. Il caso concreto.
Nel caso in esame, a fronte della puntuale deduzione della parte ricorrente di non essere stata né invitata a fruire delle ferie durante i periodi di sospensione dell'attività didattica, né informata delle conseguenze della mancata fruizione, l'amministrazione resistente non ha fornito alcuna prova dell'adempimento.
Pertanto, la parte ricorrente ha diritto all'indennità sostitutiva delle ferie non fruite.
E' dovuta anche l'indennità sostitutiva relativa alle festività soppresse non fruite, istituto di origine legale ex art. 1 comma 1 lett. a) L. n. 937/1977, equiparate al congedo ordinario di cui segue la disciplina ai sensi del comma 2 (cfr. Consiglio di Stato sentenza n. 802/1986), parimenti da ricomprendersi entro l'interpretazione conforme alle norme del diritto dell'Unione e all'art. 7 della direttiva 2003/2008CE regolante le ferie annuali.
E' pacifico tra le parti che il docente ha prestato servizio con contratti a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche (ovvero sino al 30 giungo) per i periodi indicati in ricorso (aa.ss.2017/2018, 2018/2019).
Sulla scorta dei contratti di lavoro e dei giorni di lavoro effettuati - specificamente indicati in ricorso (pag. 2) e non contestati dalla difesa dell'Amministrazione convenuta
- risulta accertato che il docente abbia maturato un totale di 24,42 giorni giorni di ferie non godute e n. 3 giorni di riposo in sostituzione delle festività soppresse ai sensi della legge 23 dicembre 1977, n. 937, per l'a.s. 2017/2018, e un totale di 21,58 giorni di ferie non godute e n. 2,67 giorni di riposo in sostituzione delle festività soppresse, per l'a.s.
2018/2019, ritenuta la correttezza dei conteggi di cui al ricorso, elaborati sulla scorta dei corretti parametri contrattuali e peraltro neppure contestati da parte resistente.
L'amministrazione resistente va quindi condannata al pagamento in favore della parte ricorrente delle differenze retributive maturata a titolo di indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute, da calcolarsi sulla base dei predetti dati, oltre interessi.
5. Sull'infondatezza dell'eccezione di prescrizione.
In merito all'eccezione di (parziale) prescrizione della pretesa creditoria fatta valere, è appena il caso di rilevare che “L'indennità sostitutiva delle ferie non godute ha natura pagina 9 di 10 mista, sia risarcitoria che retributiva, a fronte della quale si deve ritenere prevalente, ai fini della verifica della prescrizione, il carattere risarcitorio, volto a compensare il danno derivante dalla perdita del diritto al riposo, cui va assicurata la più ampia tutela applicando il termine ordinario decennale” (Cass. n. 3021/2020; Cass. 1757/2016); sicché non può concludersi per la relativa infondatezza.
6. Le spese, liquidate come da dispositivo e da distrarsi, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, così provvede:
1. accerta e dichiara il diritto della parte ricorrente alla percezione dell'indennità sostitutiva per ferie e festività soppresse non godute, per gli anni scolastici 2017/2018 e
2018/2019 ed in particolare che la parte ricorrente ha maturato un totale di 24,42 giorni di ferie non godute e n. 3 giorni di riposo in sostituzione delle festività soppresse, per l'a.s. 2017/2018, e un totale di 21,58 giorni di ferie non godute e n. 2,67 giorni di riposo in sostituzione delle festività soppresse, per l'a.s. 2018/2019;
2. condanna parte resistente al pagamento, in favore della parte ricorrente, delle differenze retributive a tale titolo maturate, oltre interessi dal dovuto al saldo;
3. condanna parte resistente al pagamento delle spese di lite - liquidate in complessivi €
1.200,00 per compensi, oltre contributo unificato se versato, spese generali e accessori come per legge, in favore della parte ricorrente ricorrente e da distrarsi in favore del procuratore antistatario.
Si comunichi.
Roma, 9.6.2025
Il Giudice del Lavoro
Dott. Amalia Savignano
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