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Sentenza 14 novembre 2025
Sentenza 14 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Firenze, sentenza 14/11/2025, n. 3653 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Firenze |
| Numero : | 3653 |
| Data del deposito : | 14 novembre 2025 |
Testo completo
N. R.G. 6632/2024
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di FIRENZE
Sezione Protezione Internazionale CIVILE
Il Collegio, composto dai seguenti magistrati:
Dott. Roberto Monteverde Presidente
Dott. ssa Caterina Condò Giudice relatore ed estensore
Dott. ssa Michela Boi Giudice nella camera di consiglio del 12.11.2025,
nel procedimento introdotto da
(CUI 05WPM3M) con il patrocinio dell'Avv. Chiara Parte_1
Mancini
ricorrente contro
, in persona del Ministro p.t., Controparte_1 convenuto
e con l'intervento dell'Ufficio del P.M, in persona del Procuratore presso il Tribunale di Firenze,
SENTENZA ex artt. 281terdecies e 275bis cpc e 19ter Dlgs 150/2011
CONCLUSIONI DELLE PARTI
pagina 1 di 6 Come da nota del 6.11.2025 per parte ricorrente: “affichè l'Ill.mo Tribunale di Firenze Voglia accogliere il ricorso e, pertanto, annullare il provvedimento impugnato, dichiarando il diritto del ricorrente al rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale della durata di due anni e convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, di cui all'art. 19, comma 1.2, del T.U.I., con ordine di rilascio a cura del
Questore competente del corrispondente permesso.
In subordine, chiede all'Ill.mo Tribunale adito un rinvio dell'udienza al fine di verificare gli sviluppi del percorso intrapreso dal ricorrente con il Progetto Il tutto con vittoria di spese e onorari.”. CP_2
FATTO E DIRITTO
letto il ricorso depositato il 06.06.2024 avverso il decreto del Questore di Prato di diniego della domanda di protezione speciale ex art. 19 TUI, recante prot. n. 53/2022 A12/2022
Immig. del 19.10.2022, notificato al ricorrente in data 22.05.2024, premesso che il ricorrente, nato in [...] il [...], ha formalizzato Parte_1
l'istanza di protezione speciale diretta al Questore di Prato ex art. ex art. 19 comma 1.2 del
D.Lgs. 286/1998, come modificato dal D.L. 130/2020, in data 28.03.2022; il ricorrente, in data 06.09.2019, aveva già formalizzato la domanda di riconoscimento della protezione internazionale presso la Questura di Napoli, valutata poi dalla Commissione
Territoriale di Napoli, che non riconobbe al ricorrente alcun tipo di protezione;
in data 28.04.2022, la Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione
Internazionale di Firenze ha espresso parere negativo sull'istanza di protezione speciale presentata dal ricorrente, in data 06.06.2024 il ricorrente ha introdotto dinnanzi al Tribunale Ordinario di Firenze ricorso avverso il diniego contenuto nel provvedimento adottato dalla Questura di Firenze n. prot. n. 53/2022 A12/2022 Immig. del 19.10.2022; al riguardo, segnalando l'illegittimità della decisione della considerato il quadro CP_1 normativo che permette la valorizzazione di percorsi di inserimento lavorativo e sociale, il ricorrente ha rassegnato le conclusioni sopra riportate;
il ricorso e il decreto di fissazione di udienza sono stati notificati alla controparte, che la quale si è costituita in data 13.06.2024, e ha chiesto il rigetto del ricorso;
anche il PM ha apposto il Visto in data 17.06.2024;
pagina 2 di 6 rilevato che prima della richiesta del permesso di soggiorno di cui si chiede il rilascio, è entrato in vigore il D.L. 21 ottobre 2020, n. 130, convertito in L. 173/2020, recante “Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis,
391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale”, contenente disposizioni che parte ricorrente chiede di applicare nella presente controversia;
la normativa introdotta con il d.l. n. 113 del 2018, convertito nella l. n. 132 del 2018 ha modificato la preesistente disciplina del permesso di soggiorno per motivi umanitari di cui all'art. 5, comma 6, del d. lgs. n. 286 del 1998 e delle altre disposizioni consequenziali, sostituendola con la previsione di casi speciali di permessi di soggiorno;
come insegnato dalla S.C. (cfr. S.U. 29459/2019), detta normativa non trova comunque applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell'entrata in vigore (i.e. 5.10.2018) della nuova legge, che rimangono da scrutinare sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione, facendo seguito, in tale ipotesi, all'accertamento della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari sulla base delle norme esistenti prima dell'entrata in vigore del d.l. n. 113 del 2018, il rilascio da parte del Questore di un permesso di soggiorno contrassegnato con la dicitura "casi speciali", soggetto alla disciplina e all'efficacia temporale prevista dall'art. 1, comma 9, di detto decreto legge;
diversamente deve considerarsi il caso in cui la domanda di rinnovo sia stata presentata dopo il 5.10.2018, per cui vige il DL 113/2018; il successivo D.L. 130/2020, invece, stabilisce, per quanto di rilievo in questa sede, che:
“Art. 1 (Disposizioni in materia di permesso di soggiorno e controlli di frontiera) 1. Al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 5, comma 6, dopo le parole «Stati contraenti» sono aggiunte le seguenti: «, fatto salvo il rispetto degli obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano»;
(…)
e) all'articolo 19:
1) il comma 1.1 è sostituito dal seguente:
pagina 3 di 6 «1.1. Non sono ammessi il respingimento o l'espulsione o l'estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura o a trattamenti inumani o degradanti. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell'esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani. Non sono altresì ammessi il respingimento o l'espulsione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, a meno che esso non sia necessario per ragioni di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica. Ai fini della valutazione del rischio di violazione di cui al periodo precedente, si tiene conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato, del suo effettivo inserimento sociale in Italia, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell'esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d'origine.»;
2) dopo il comma 1.1 è inserito il seguente:
«1.2. Nelle ipotesi di rigetto della domanda di protezione internazionale, ove ricorrano i requisiti di cui ai commi 1 e 1.1. la Commissione territoriale trasmette gli atti al Questore per il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale. Nel caso in cui sia presentata una domanda di rilascio di un permesso di soggiorno, ove ricorrano i requisiti di cui ai commi 1 e 1.1, il Questore, previo parere della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, rilascia un permesso di soggiorno per protezione speciale.» ; la normativa in questione ha reinserito quindi nell'art. 5, comma 6, del Testo Unico
Immigrazione (nella versione modificata, con epurazione della protezione umanitaria, dal
D.L. 113/2018) il rispetto degli obblighi costituzionali ed internazionali dello Stato Italiano quale motivo ostativo al rifiuto del permesso di soggiorno, con ciò reintroducendo una clausola aperta e non tipizzata di base normativa per il riconoscimento della protezione, seppure non integralmente coincidente, se non altro nella terminologia usata dal legislatore, con la precedente protezione umanitaria;
com'è noto, il DL 113/2018 ha soppresso la clausola inerente ai presupposti per il rilascio del permesso per motivi umanitari contenuta nell'art. 5 comma 6, e ha sostituito il riferimento alla protezione umanitaria con un'enumerazione volta a tipizzare e al tempo stesso a circoscrivere le residuali ipotesi di permessi prima riconducibili alla protezione umanitaria latu sensu intesa; ciò chiarito, il Collegio rileva che la normativa di cui al D.L. 130/2020 ha dato espresso rilievo ad elementi - quali il richiamo agli obblighi costituzionali o internazionali dello Stato -
pagina 4 di 6 comunemente considerati rilevanti dalla giurisprudenza consolidata ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria;
in particolare, nell'art. 19 T.U.I.: a) sono state allargate le ipotesi di divieto di respingimento del comma 1.1. all'ipotesi in cui lo straniero rischi di essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti (che sono equiparati alla tortura, in ciò allineandosi all'art. 3 CEDU) e a quelle in cui vi siano fondati motivi di ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU), prevedendo a tal fine che si tenga conto della natura e dell'effettività dei vincoli familiari dell'interessato, del suo effettivo reinserimento sociale in Italia, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale, nonché dell'esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese di origine (cfr. Cass. SU 13.11.2019 nr. 29459 sulla scia di Cass. Sez. I^ 23.2.2018 nr. 4455 rv
647298-01 e Cass. Sez. 6-1 19.4.2019 nr. 1110 rv 653482-01); b) sono stati leggermente modificati i presupposti che vietano l'espulsione dello straniero per ragioni di salute e che giustificano il rilascio del permesso per cure mediche;
infine va dato atto che l'art. 15 del DL
130/2020 prevede che si applichi direttamente ai procedimenti pendenti in sede amministrativa o giudiziaria di merito alla data di entrata in vigore (i.e. 22.10.2020); nel caso di specie, alla luce della normativa in vigore, il Collegio ravvisa elementi per accogliere la domanda di declaratoria del diritto di parte ricorrente al riconoscimento della protezione speciale, ricorrendo i presupposti di cui all'art. 19, comma 1.1, D. Lgs. 286/1998, nella formulazione pro tempore vigente;
infatti, la documentazione depositata dimostra il livello di integrazione lavorativa raggiunta dal ricorrente, il quale ha instaurato il rapporto di lavoro con la Confezione Fortuna di Li
Qianglong 16.03.2022 fino al 16.09.2022, prorogato al 16.09.2023 e poi trasformato a tempo indeterminato a decorrere dal 17.09.2023 (cfr. buste paga, Unilav, CU per gli anni 2022 e
2023); come risulta dalla nota depositata il 6.11.2025, tale rapporto di lavoro, rimasto in essere per circa tre anni, si è interrotto in data 19.02.2025, con le dimissioni volontarie del lavoratore, dopo aver ricevuto una proposta di assunzione nel settore edile;
la promessa di assunzione, con sottoscrizione di regolare contratto, non è stata eseguita ed è stato costretto dalla nuova azienda a prestare la propria opera “a nero”. Egli si è recentemente infortunato alla mano destra sul posto di lavoro e si è recato al Pronto Soccorso del nosocomio di , CP_1 denunciando l'infortunio. Il comportamento del datore di lavoro, il successivo infortunio e la conseguente inabilità temporanea al lavoro hanno indotto il ricorrente a prendere contatti pagina 5 di 6 con la C.G.I.L. Toscana e con il Progetto S.O.L.E.I.L., che lo hanno preso in carico sia nella pratica concernente l'infortunio, sia nelle azioni da promuovere contro il datore di lavoro;
quanto sopra dimostra, sia una condizione di avviamento al lavoro da tutelare, sia di corrispondenza alle regole giuslavoristiche, e, in definitiva, una condizione di inserimento sociale da preservare in questa sede, avendo il ricorrente dimostrato una certa continuità e prospettive di reinserimento nel mondo del lavoro, per cui l'allontanamento dal territorio nazionale si qualificherebbe come violazione della vita privata del ricorrente;
a ciò consegue l'accoglimento della domanda di rilascio del permesso per protezione speciale a norma dell'art. 19, co 1.2, secondo periodo poiché ricorrono in concreto i presupposti di cui al comma 1.1; assorbita ogni ulteriore questione, considerato che le ragioni che hanno portato all'accoglimento della richiesta di rilascio del permesso per protezione speciale sono compiutamente emerse nel corso del giudizio, sussistono gravi ed eccezionali motivi (cfr
Corte Costituzionale del 19.4.2018, n. 77) per la compensazione delle spese del giudizio;
P.Q.M.
Il Tribunale di Firenze, definitivamente pronunciando nella causa promossa tra le parti in epigrafe indicate, ogni diversa e contraria istanza, deduzione ed eccezione respinta:
- accoglie il ricorso, e dichiara il diritto del ricorrente al permesso di soggiorno per protezione speciale ai sensi dell'art. 19, comma 1.2, D. Lgs. 286/1998, inserito dall'art. 1, comma 1, lett.
e), D. L. 21 ottobre 2020, n. 130, di durata biennale e convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, e ne dispone il rilascio da parte del Questore competente;
- compensa le spese di lite.
Il Presidente
Dott. Roberto Monteverde
Il Presidente dispone che in caso di riproduzione del presente provvedimento vengano omesse le generalità e i dati identificativi dei soggetti interessati.
pagina 6 di 6
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di FIRENZE
Sezione Protezione Internazionale CIVILE
Il Collegio, composto dai seguenti magistrati:
Dott. Roberto Monteverde Presidente
Dott. ssa Caterina Condò Giudice relatore ed estensore
Dott. ssa Michela Boi Giudice nella camera di consiglio del 12.11.2025,
nel procedimento introdotto da
(CUI 05WPM3M) con il patrocinio dell'Avv. Chiara Parte_1
Mancini
ricorrente contro
, in persona del Ministro p.t., Controparte_1 convenuto
e con l'intervento dell'Ufficio del P.M, in persona del Procuratore presso il Tribunale di Firenze,
SENTENZA ex artt. 281terdecies e 275bis cpc e 19ter Dlgs 150/2011
CONCLUSIONI DELLE PARTI
pagina 1 di 6 Come da nota del 6.11.2025 per parte ricorrente: “affichè l'Ill.mo Tribunale di Firenze Voglia accogliere il ricorso e, pertanto, annullare il provvedimento impugnato, dichiarando il diritto del ricorrente al rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale della durata di due anni e convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, di cui all'art. 19, comma 1.2, del T.U.I., con ordine di rilascio a cura del
Questore competente del corrispondente permesso.
In subordine, chiede all'Ill.mo Tribunale adito un rinvio dell'udienza al fine di verificare gli sviluppi del percorso intrapreso dal ricorrente con il Progetto Il tutto con vittoria di spese e onorari.”. CP_2
FATTO E DIRITTO
letto il ricorso depositato il 06.06.2024 avverso il decreto del Questore di Prato di diniego della domanda di protezione speciale ex art. 19 TUI, recante prot. n. 53/2022 A12/2022
Immig. del 19.10.2022, notificato al ricorrente in data 22.05.2024, premesso che il ricorrente, nato in [...] il [...], ha formalizzato Parte_1
l'istanza di protezione speciale diretta al Questore di Prato ex art. ex art. 19 comma 1.2 del
D.Lgs. 286/1998, come modificato dal D.L. 130/2020, in data 28.03.2022; il ricorrente, in data 06.09.2019, aveva già formalizzato la domanda di riconoscimento della protezione internazionale presso la Questura di Napoli, valutata poi dalla Commissione
Territoriale di Napoli, che non riconobbe al ricorrente alcun tipo di protezione;
in data 28.04.2022, la Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione
Internazionale di Firenze ha espresso parere negativo sull'istanza di protezione speciale presentata dal ricorrente, in data 06.06.2024 il ricorrente ha introdotto dinnanzi al Tribunale Ordinario di Firenze ricorso avverso il diniego contenuto nel provvedimento adottato dalla Questura di Firenze n. prot. n. 53/2022 A12/2022 Immig. del 19.10.2022; al riguardo, segnalando l'illegittimità della decisione della considerato il quadro CP_1 normativo che permette la valorizzazione di percorsi di inserimento lavorativo e sociale, il ricorrente ha rassegnato le conclusioni sopra riportate;
il ricorso e il decreto di fissazione di udienza sono stati notificati alla controparte, che la quale si è costituita in data 13.06.2024, e ha chiesto il rigetto del ricorso;
anche il PM ha apposto il Visto in data 17.06.2024;
pagina 2 di 6 rilevato che prima della richiesta del permesso di soggiorno di cui si chiede il rilascio, è entrato in vigore il D.L. 21 ottobre 2020, n. 130, convertito in L. 173/2020, recante “Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis,
391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale”, contenente disposizioni che parte ricorrente chiede di applicare nella presente controversia;
la normativa introdotta con il d.l. n. 113 del 2018, convertito nella l. n. 132 del 2018 ha modificato la preesistente disciplina del permesso di soggiorno per motivi umanitari di cui all'art. 5, comma 6, del d. lgs. n. 286 del 1998 e delle altre disposizioni consequenziali, sostituendola con la previsione di casi speciali di permessi di soggiorno;
come insegnato dalla S.C. (cfr. S.U. 29459/2019), detta normativa non trova comunque applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell'entrata in vigore (i.e. 5.10.2018) della nuova legge, che rimangono da scrutinare sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione, facendo seguito, in tale ipotesi, all'accertamento della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari sulla base delle norme esistenti prima dell'entrata in vigore del d.l. n. 113 del 2018, il rilascio da parte del Questore di un permesso di soggiorno contrassegnato con la dicitura "casi speciali", soggetto alla disciplina e all'efficacia temporale prevista dall'art. 1, comma 9, di detto decreto legge;
diversamente deve considerarsi il caso in cui la domanda di rinnovo sia stata presentata dopo il 5.10.2018, per cui vige il DL 113/2018; il successivo D.L. 130/2020, invece, stabilisce, per quanto di rilievo in questa sede, che:
“Art. 1 (Disposizioni in materia di permesso di soggiorno e controlli di frontiera) 1. Al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 5, comma 6, dopo le parole «Stati contraenti» sono aggiunte le seguenti: «, fatto salvo il rispetto degli obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano»;
(…)
e) all'articolo 19:
1) il comma 1.1 è sostituito dal seguente:
pagina 3 di 6 «1.1. Non sono ammessi il respingimento o l'espulsione o l'estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura o a trattamenti inumani o degradanti. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell'esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani. Non sono altresì ammessi il respingimento o l'espulsione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, a meno che esso non sia necessario per ragioni di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica. Ai fini della valutazione del rischio di violazione di cui al periodo precedente, si tiene conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato, del suo effettivo inserimento sociale in Italia, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell'esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d'origine.»;
2) dopo il comma 1.1 è inserito il seguente:
«1.2. Nelle ipotesi di rigetto della domanda di protezione internazionale, ove ricorrano i requisiti di cui ai commi 1 e 1.1. la Commissione territoriale trasmette gli atti al Questore per il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale. Nel caso in cui sia presentata una domanda di rilascio di un permesso di soggiorno, ove ricorrano i requisiti di cui ai commi 1 e 1.1, il Questore, previo parere della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, rilascia un permesso di soggiorno per protezione speciale.» ; la normativa in questione ha reinserito quindi nell'art. 5, comma 6, del Testo Unico
Immigrazione (nella versione modificata, con epurazione della protezione umanitaria, dal
D.L. 113/2018) il rispetto degli obblighi costituzionali ed internazionali dello Stato Italiano quale motivo ostativo al rifiuto del permesso di soggiorno, con ciò reintroducendo una clausola aperta e non tipizzata di base normativa per il riconoscimento della protezione, seppure non integralmente coincidente, se non altro nella terminologia usata dal legislatore, con la precedente protezione umanitaria;
com'è noto, il DL 113/2018 ha soppresso la clausola inerente ai presupposti per il rilascio del permesso per motivi umanitari contenuta nell'art. 5 comma 6, e ha sostituito il riferimento alla protezione umanitaria con un'enumerazione volta a tipizzare e al tempo stesso a circoscrivere le residuali ipotesi di permessi prima riconducibili alla protezione umanitaria latu sensu intesa; ciò chiarito, il Collegio rileva che la normativa di cui al D.L. 130/2020 ha dato espresso rilievo ad elementi - quali il richiamo agli obblighi costituzionali o internazionali dello Stato -
pagina 4 di 6 comunemente considerati rilevanti dalla giurisprudenza consolidata ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria;
in particolare, nell'art. 19 T.U.I.: a) sono state allargate le ipotesi di divieto di respingimento del comma 1.1. all'ipotesi in cui lo straniero rischi di essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti (che sono equiparati alla tortura, in ciò allineandosi all'art. 3 CEDU) e a quelle in cui vi siano fondati motivi di ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU), prevedendo a tal fine che si tenga conto della natura e dell'effettività dei vincoli familiari dell'interessato, del suo effettivo reinserimento sociale in Italia, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale, nonché dell'esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese di origine (cfr. Cass. SU 13.11.2019 nr. 29459 sulla scia di Cass. Sez. I^ 23.2.2018 nr. 4455 rv
647298-01 e Cass. Sez. 6-1 19.4.2019 nr. 1110 rv 653482-01); b) sono stati leggermente modificati i presupposti che vietano l'espulsione dello straniero per ragioni di salute e che giustificano il rilascio del permesso per cure mediche;
infine va dato atto che l'art. 15 del DL
130/2020 prevede che si applichi direttamente ai procedimenti pendenti in sede amministrativa o giudiziaria di merito alla data di entrata in vigore (i.e. 22.10.2020); nel caso di specie, alla luce della normativa in vigore, il Collegio ravvisa elementi per accogliere la domanda di declaratoria del diritto di parte ricorrente al riconoscimento della protezione speciale, ricorrendo i presupposti di cui all'art. 19, comma 1.1, D. Lgs. 286/1998, nella formulazione pro tempore vigente;
infatti, la documentazione depositata dimostra il livello di integrazione lavorativa raggiunta dal ricorrente, il quale ha instaurato il rapporto di lavoro con la Confezione Fortuna di Li
Qianglong 16.03.2022 fino al 16.09.2022, prorogato al 16.09.2023 e poi trasformato a tempo indeterminato a decorrere dal 17.09.2023 (cfr. buste paga, Unilav, CU per gli anni 2022 e
2023); come risulta dalla nota depositata il 6.11.2025, tale rapporto di lavoro, rimasto in essere per circa tre anni, si è interrotto in data 19.02.2025, con le dimissioni volontarie del lavoratore, dopo aver ricevuto una proposta di assunzione nel settore edile;
la promessa di assunzione, con sottoscrizione di regolare contratto, non è stata eseguita ed è stato costretto dalla nuova azienda a prestare la propria opera “a nero”. Egli si è recentemente infortunato alla mano destra sul posto di lavoro e si è recato al Pronto Soccorso del nosocomio di , CP_1 denunciando l'infortunio. Il comportamento del datore di lavoro, il successivo infortunio e la conseguente inabilità temporanea al lavoro hanno indotto il ricorrente a prendere contatti pagina 5 di 6 con la C.G.I.L. Toscana e con il Progetto S.O.L.E.I.L., che lo hanno preso in carico sia nella pratica concernente l'infortunio, sia nelle azioni da promuovere contro il datore di lavoro;
quanto sopra dimostra, sia una condizione di avviamento al lavoro da tutelare, sia di corrispondenza alle regole giuslavoristiche, e, in definitiva, una condizione di inserimento sociale da preservare in questa sede, avendo il ricorrente dimostrato una certa continuità e prospettive di reinserimento nel mondo del lavoro, per cui l'allontanamento dal territorio nazionale si qualificherebbe come violazione della vita privata del ricorrente;
a ciò consegue l'accoglimento della domanda di rilascio del permesso per protezione speciale a norma dell'art. 19, co 1.2, secondo periodo poiché ricorrono in concreto i presupposti di cui al comma 1.1; assorbita ogni ulteriore questione, considerato che le ragioni che hanno portato all'accoglimento della richiesta di rilascio del permesso per protezione speciale sono compiutamente emerse nel corso del giudizio, sussistono gravi ed eccezionali motivi (cfr
Corte Costituzionale del 19.4.2018, n. 77) per la compensazione delle spese del giudizio;
P.Q.M.
Il Tribunale di Firenze, definitivamente pronunciando nella causa promossa tra le parti in epigrafe indicate, ogni diversa e contraria istanza, deduzione ed eccezione respinta:
- accoglie il ricorso, e dichiara il diritto del ricorrente al permesso di soggiorno per protezione speciale ai sensi dell'art. 19, comma 1.2, D. Lgs. 286/1998, inserito dall'art. 1, comma 1, lett.
e), D. L. 21 ottobre 2020, n. 130, di durata biennale e convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, e ne dispone il rilascio da parte del Questore competente;
- compensa le spese di lite.
Il Presidente
Dott. Roberto Monteverde
Il Presidente dispone che in caso di riproduzione del presente provvedimento vengano omesse le generalità e i dati identificativi dei soggetti interessati.
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