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Sentenza 2 luglio 2025
Sentenza 2 luglio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Lecce, sentenza 02/07/2025, n. 1900 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Lecce |
| Numero : | 1900 |
| Data del deposito : | 2 luglio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI LECCE
Il Giudice del Lavoro Lorenzo H. Bellanova ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n.3658.2023 R.A.C.L., promossa da:
Luigia Trevisi
con il proc. avv. Insalata
CONTRO
CP_1
avvocatura
Parte ricorrente ha adito questo Giudice, ex art.445 bis cpc, chiedendo il riconoscimento della sussistenza delle condizioni sanitarie utili al conseguimento dell'assegno ex l.118.71; il tutto con vittoria di spese.
CP_ Fissata l'udienza di discussione, si è costituita lamentando l'infondatezza del ricorso.
L'assegno mensile è riconosciuto ai mutilati ed invalidi civili di età compresa tra il diciottesimo ed il sessantaquattresimo anno (e dal 2018, ex art.24, co.8 dl.201.11 convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 ed ex art.12 dl 78.2010, 66 anni e 7 mesi ed infine 67 anni), in possesso del requisito reddituale di cui all'art.12 l.118 del 1971 ed incollocati al lavoro, nei cui confronti, ai sensi dell'art.9, I comma, dlgsvo 23.11.88 n.509, sia accertata, a decorrere dal 12 marzo 1992 (ovvero dalla data di entrata in vigore del D.M. 5\2\92 con cui è stata approvata la nuova tabella indicativa delle percentuali di invalidità) una riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 74% (mentre prima era richiesta una riduzione della capacità di lavoro in misura superiore ai 2\3).
A seguito della l.247\2007 (art.1, commi 35 e 36) alla condizione di incollocamento al lavoro è CP_ subentrata quella di non svolgere attività lavorativa [cfr. Messaggio n.5783 del 6.3.2008].
Per l'affermazione del diritto alla percezione della pensione di inabilità ovvero dell'assegno di invalidità ex l.118 del 1971 si impone quindi al giudice la verifica della sussistenza del requisito reddituale che costituisce elemento costitutivo del diritto e non mera condizione di erogabilità. E' quanto del resto afferma la giurisprudenza maggioritaria, benché non manchino isolate pronunce in base alle quali la rilevabilità d'ufficio (ovvero la deducibilità da parte delle parti) dell'inosservanza di un elemento costitutivo è esclusa allorché la sussistenza di tale elemento debba ritenersi pacifica tra le parti e perciò estranea al thema decidendum.
Ritiene questo Decidente come, stante la natura costitutiva del diritto, il ricorrente sia tenuto ad allegare e provare anche la sussistenza delle condizioni reddituali.
Invero detto onere probatorio, traducendosi nella prova di fatti negativi, si deve ritenere soddisfatto anche attraverso il meccanismo presuntivo ex art.2729 c.c.
All'uopo, tuttavia, nessun valore può essere riconosciuto alle dichiarazioni sostitutive rese ex l.15\1968 ed alle autocertificazioni;
invero, l'equiparazione probatoria tra la dichiarazione resa dal soggetto interessato e quella resa da terzi (tracciata dall'art.4 l.15\68) esaurisce la propria operatività nell'ambito del procedimento amministrativo e non in quello dinanzi all'autorità giudiziaria.
Ci si pone, allora, nel solco tracciato dalla Corte Suprema (cfr. Cass.26.2.2001, n.2628; Sezioni Unite 14 ottobre 1998, 10153) secondo cui nessun valore probatorio, neppure indiziario, può essere riconosciuto nel giudizio civile (strutturato sul principio dell'onere probatorio) alla dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà diretto ad accertare fatti, stati e qualità personali dedotti a sostegno della domanda ed eccezione. Altrimenti, si correrebbe il rischio di violare il principio secondo cui la parte non può derivare, ai fini del soddisfacimento del proprio onere probatorio, elementi di prova a proprio favore da proprie dichiarazioni.
Semmai, siccome affermato da Cass.12.8.2001 n.11031, i requisiti reddituali possono essere provati in sede amministrativa con autocertificazione dell'interessato; atto questo che, se non contrastato dalle risultanze certificative acquisite dalla Pubblica Amministrazione, è suscettibile di valutazione anche da parte del giudice ex art.116, I comma, cpc purchè già prodotto nella fase amministrativa.
Nella fattispecie risulta opportunamente documentata la sussistenza del requisito socio\reddituale sino al 2021 e comunque la sussistenza del requisito reddituale al 2023. Ebbene, il ctu ha accertato come parte ricorrente, nata in data [...], sia invalida in misura del 75% dall'aprile 2023, essendo affetta dalle patologie in consulenza meglio individuate. Tanto premesso in linea di diritto, ritiene il giudicante che nel merito le risultanze della c.t.u. medico- legale possono condividersi in questa sede e fornire la base per la decisione, atteso che è emerso che siano state tratte a seguito di opportuni accertamenti diagnostici e di un'accurata disamina condotta con iter logico ineccepibile e facendo ricorso a corretti criteri tecnici, cosicché si presentano complete, precise e persuasive e sicuramente non minate dalle opposte argomentazioni svolte dalla parte interessata.
Occorre pertanto dichiarare che la parte ricorrente sia invalida nella suddetta misura dalla data indicata dal consulente tecnico d'ufficio.
Sussistono gravi motivi, alla luce della reciproca soccombenza in considerazione delle coordinate temporali individuate dal ctu rispetto alla data degli accertamenti in sede amministrativa, per compensare tra le parti le spese di lite.
Pqm
Il Giudice,
rigettata ogni altra domanda,
dichiara che la parte ricorrente è, dall'aprile 2023, invalida in misura del 75% utile al conseguimento dell'assegno ex l.118.71.
CP_ Pone le spese di consulenza tecnica d'ufficio siccome liquidate a carico di
Spese per il resto compensate.
Lecce, 02/07/2025
Lorenzo Bellanova
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI LECCE
Il Giudice del Lavoro Lorenzo H. Bellanova ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n.3658.2023 R.A.C.L., promossa da:
Luigia Trevisi
con il proc. avv. Insalata
CONTRO
CP_1
avvocatura
Parte ricorrente ha adito questo Giudice, ex art.445 bis cpc, chiedendo il riconoscimento della sussistenza delle condizioni sanitarie utili al conseguimento dell'assegno ex l.118.71; il tutto con vittoria di spese.
CP_ Fissata l'udienza di discussione, si è costituita lamentando l'infondatezza del ricorso.
L'assegno mensile è riconosciuto ai mutilati ed invalidi civili di età compresa tra il diciottesimo ed il sessantaquattresimo anno (e dal 2018, ex art.24, co.8 dl.201.11 convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 ed ex art.12 dl 78.2010, 66 anni e 7 mesi ed infine 67 anni), in possesso del requisito reddituale di cui all'art.12 l.118 del 1971 ed incollocati al lavoro, nei cui confronti, ai sensi dell'art.9, I comma, dlgsvo 23.11.88 n.509, sia accertata, a decorrere dal 12 marzo 1992 (ovvero dalla data di entrata in vigore del D.M. 5\2\92 con cui è stata approvata la nuova tabella indicativa delle percentuali di invalidità) una riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 74% (mentre prima era richiesta una riduzione della capacità di lavoro in misura superiore ai 2\3).
A seguito della l.247\2007 (art.1, commi 35 e 36) alla condizione di incollocamento al lavoro è CP_ subentrata quella di non svolgere attività lavorativa [cfr. Messaggio n.5783 del 6.3.2008].
Per l'affermazione del diritto alla percezione della pensione di inabilità ovvero dell'assegno di invalidità ex l.118 del 1971 si impone quindi al giudice la verifica della sussistenza del requisito reddituale che costituisce elemento costitutivo del diritto e non mera condizione di erogabilità. E' quanto del resto afferma la giurisprudenza maggioritaria, benché non manchino isolate pronunce in base alle quali la rilevabilità d'ufficio (ovvero la deducibilità da parte delle parti) dell'inosservanza di un elemento costitutivo è esclusa allorché la sussistenza di tale elemento debba ritenersi pacifica tra le parti e perciò estranea al thema decidendum.
Ritiene questo Decidente come, stante la natura costitutiva del diritto, il ricorrente sia tenuto ad allegare e provare anche la sussistenza delle condizioni reddituali.
Invero detto onere probatorio, traducendosi nella prova di fatti negativi, si deve ritenere soddisfatto anche attraverso il meccanismo presuntivo ex art.2729 c.c.
All'uopo, tuttavia, nessun valore può essere riconosciuto alle dichiarazioni sostitutive rese ex l.15\1968 ed alle autocertificazioni;
invero, l'equiparazione probatoria tra la dichiarazione resa dal soggetto interessato e quella resa da terzi (tracciata dall'art.4 l.15\68) esaurisce la propria operatività nell'ambito del procedimento amministrativo e non in quello dinanzi all'autorità giudiziaria.
Ci si pone, allora, nel solco tracciato dalla Corte Suprema (cfr. Cass.26.2.2001, n.2628; Sezioni Unite 14 ottobre 1998, 10153) secondo cui nessun valore probatorio, neppure indiziario, può essere riconosciuto nel giudizio civile (strutturato sul principio dell'onere probatorio) alla dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà diretto ad accertare fatti, stati e qualità personali dedotti a sostegno della domanda ed eccezione. Altrimenti, si correrebbe il rischio di violare il principio secondo cui la parte non può derivare, ai fini del soddisfacimento del proprio onere probatorio, elementi di prova a proprio favore da proprie dichiarazioni.
Semmai, siccome affermato da Cass.12.8.2001 n.11031, i requisiti reddituali possono essere provati in sede amministrativa con autocertificazione dell'interessato; atto questo che, se non contrastato dalle risultanze certificative acquisite dalla Pubblica Amministrazione, è suscettibile di valutazione anche da parte del giudice ex art.116, I comma, cpc purchè già prodotto nella fase amministrativa.
Nella fattispecie risulta opportunamente documentata la sussistenza del requisito socio\reddituale sino al 2021 e comunque la sussistenza del requisito reddituale al 2023. Ebbene, il ctu ha accertato come parte ricorrente, nata in data [...], sia invalida in misura del 75% dall'aprile 2023, essendo affetta dalle patologie in consulenza meglio individuate. Tanto premesso in linea di diritto, ritiene il giudicante che nel merito le risultanze della c.t.u. medico- legale possono condividersi in questa sede e fornire la base per la decisione, atteso che è emerso che siano state tratte a seguito di opportuni accertamenti diagnostici e di un'accurata disamina condotta con iter logico ineccepibile e facendo ricorso a corretti criteri tecnici, cosicché si presentano complete, precise e persuasive e sicuramente non minate dalle opposte argomentazioni svolte dalla parte interessata.
Occorre pertanto dichiarare che la parte ricorrente sia invalida nella suddetta misura dalla data indicata dal consulente tecnico d'ufficio.
Sussistono gravi motivi, alla luce della reciproca soccombenza in considerazione delle coordinate temporali individuate dal ctu rispetto alla data degli accertamenti in sede amministrativa, per compensare tra le parti le spese di lite.
Pqm
Il Giudice,
rigettata ogni altra domanda,
dichiara che la parte ricorrente è, dall'aprile 2023, invalida in misura del 75% utile al conseguimento dell'assegno ex l.118.71.
CP_ Pone le spese di consulenza tecnica d'ufficio siccome liquidate a carico di
Spese per il resto compensate.
Lecce, 02/07/2025
Lorenzo Bellanova