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Sentenza 4 marzo 2025
Sentenza 4 marzo 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Salerno, sentenza 04/03/2025, n. 979 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Salerno |
| Numero : | 979 |
| Data del deposito : | 4 marzo 2025 |
Testo completo
R.G. N. 2 /2022
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Salerno – sez. III civile – nella persona del G.I., in funzione di Giudice Unico, Dott.ssa
Alessia Pecoraro ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al n. 2 del Ruolo Affari Contenzioso Civile dell'anno 2022, avente ad oggetto
“appello”, vertente TRA
, (P. Iva , in persona del dr. Parte_1 P.IVA_1
nella qualità di Procuratore in virtù dei poteri conferiti giusta procura con atto Parte_2 notarile, rappresentata, difesa e domiciliata, giusta procura in atti, dall'Avv. Anna LO PRESTI (c.f.
) con studio in Napoli alla Via San Pietro n. 73 C.F._1
Appellante
E
(c.f. , rappresentata e difesa dall'Avv. Controparte_1 C.F._2
LONGOBARDI GIOVANNI (c.f. , elett.te dom.to presso lo studio del C.F._3 difensore, in Angri (Sa) alla via Madonna delle Grazie,120 NONCHÉ
(C.F: ) in persona del suo Sindaco p.t, rappresentato e difeso Controparte_2 P.IVA_2 dai legali dell'Avvocatura comunale Carmine Gruosso (C.F. e Aniello Di C.F._4
Mauro (C.F. ), con i quali elettivamente domicilia in , alla via Roma, C.F._5 CP_2 presso il Palazzo di Città Appellati
Avverso
Sentenza del Giudice di Pace Salerno n. 2585/2021 (RG 8385/2020), depositata in data 24.06.2021 e non notificata
CONCLUSIONI
Come in atti
MOTIVI DELLA DECISIONE 1. Con atto di opposizione ex art 615 c.p.c., l'attrice in primo grado impugnava l'estratto di ruolo n. 1494/2013, così come trasfuso nella cartella di pagamento recante n. 10020130011791926 000, concernente sanzioni amministrative pecuniarie ex lege 689/1981, irrogate a fronte di violazioni del
CdS, domandando l'accertamento negativo del credito, stante l'omessa notificazione della cartella di pagamento riferita al ruolo oggetto di impugnazione e l'intervenuta prescrizione del credito recato dal medesimo estratto di ruolo. Con sentenza n. 2585/2021, il Giudice adito riconosceva la fondatezza della domanda attorea, per essere intervenuta la prescrizione del credito. Accoglieva, dunque, l'opposizione e per l'effetto dichiarava la non debenza delle somme di cui alla cartella opposta, con condanna dell'ente convenuto al pagamento delle spese di lite. 1.1 L proponeva gravame domandando l'integrale riforma della decisione impugnata, Pt_1 verso cui deduceva quale unico motivo di censura l'inammissibilità della domanda proposta in primo grado per carenza di interesse ad agire, attesa la rituale notifica della cartella di pagamento. 1.2 Con propria comparsa si costituiva, in questo grado di giudizio, l'appellata CP_1
eccependo, in via preliminare, l'inammissibilità dell'atto di appello per mancanza di
[...] interesse alla pronuncia per cessata materia del contendere dichiarata dall'ente impositore e per violazione dell'art. 342 cpc e dell'art. 345 cpc. Deduceva l'appellata, oltre all'ammissibilità dell'azione giudiziaria intrapresa, inerente all'impugnazione di estratto di ruolo, anche la non corretta procedura adottata per la notifica della cartella in parola, con conseguente e sopravvenuta estinzione della pretesa creditoria per prescrizione. Instava, quindi, per il rigetto dell'appello e conferma integrale della sentenza impugnata, vinte le spese.
1.3 Il contraddittorio si instaurava regolarmente anche nei confronti del convenuto il CP_2 quale, in via preliminare, eccepiva l'assoluta carenza di legittimazione passiva dell'Ente civico. Sosteneva l'inammissibilità della domanda proposta in primo grado avverso l'estratto di ruolo, comunque tardivamente proposta, l'inammissibilità della medesima azione stante la regolare notifica della cartella in questione;
soggiungeva la regolarità della notifica dei verbali presupposti, la mancata prescrizione del credito azionato e la legittimità delle maggiorazioni applicate. Concludeva, pertanto, in via preliminare, per declaratoria di carenza di legittimazione passiva del , con Controparte_2 conseguente estromissione dal giudizio;
in via principale, per l'inammissibilità della domanda, con vittoria di spese, anche generali, e competenze di causa;
in subordine, in caso di rigetto dell'appello, per la conferma almeno le statuizioni di primo grado sulle spese processuali ponendole esclusivamente a carico dell' , stante la asserita carenza di Parte_1 legittimazione passiva del . Controparte_2
2. In via preliminare rispetto all'esame del merito deve esser verificata, trattandosi di questione rilevabile di ufficio indipendentemente dalla relativa doglianza sollevata dalla parte interessata, l'ammissibilità dell'appello proposto da sotto il profilo del rispetto del Parte_1 termine per l'impugnazione.
Il quadro normativo di riferimento è costituito dal combinato disposto dell'articolo 325 c.p.c., dell'articolo 326 c.p.c. e dell'articolo 327 c.p.c. - nella formulazione introdotta dall'articolo 46 comma
17 della legge n. 69 del 2009, applicabile ratione temporis al presente giudizio, in quanto instaurato in primo grado dopo l'entrata in vigore della stessa legge, in virtù della disciplina transitoria dettata dall'articolo 58 della legge n. 69 del 2009 -, che prevedono che il termine perentorio per proporre l'appello è di trenta giorni e decorre dalla notifica della sentenza di primo grado, mentre nel caso in cui la sentenza non è stata notificata è di sei mesi (con la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale compreso fra l'1 e il 31 Agosto, sospensione inapplicabile in materia di opposizione all'esecuzione) e decorre dalla pubblicazione della sentenza. Premesso che la sentenza impugnata non è stata notificata all'appellante, deve ritenersi che l'appello, proposto con ricorso notificato in data 24.12.2021, è stato formulato nel rispetto del termine di sei mesi (con l'inapplicabilità, ratione materiae, della sospensione feriale dei termini per l'impugnazione) decorrente dalla pubblicazione della sentenza impugnata, che è stata effettuata in data 24.06.2021.
Procedendo in ordine sistematico, si rileva come prive di pregio siano le eccezioni proposte in via preliminare da entrambe le parti appellate. Ed invero, quanto a quelle proposte all'appellata , innanzitutto si osserva che priva Controparte_3 di pregio è l'eccezione di inammissibilità/nullità dell'atto di appello per mancanza di interesse alla pronuncia per cessata materia del contendere dichiarata dall'ente impositore, non rinvenendosi in atti simile dichiarazione e sussistendo, per vero, l'interesse dell'appellante alla riforma della sentenza gravata, avendo questa ivi patito condanna alle spese di causa. Quanto, poi, all'eccezione di inammissibilità dell'atto di appello proposto, tanto ai sensi dell'art 342 c.p.c., parimenti si stima essa infondata. Al riguardo, l'appellata evidenzia che l' ha proceduto ad impugnare genericamente Pt_1 la sentenza di primo grado, non indicando le parti della pronuncia di cui invochi la riforma, e riscontrando gravi mancanze circa la parte argomentativa concernente il tenore dell'intervento modificativo richiesto al giudice di appello. Con l'articolo 342 c.p.c. è stato introdotto il cd. filtro formale in appello, con cui si prevede che il giudice dell'impugnazione dichiari l'inammissibilità dell'appello, ove risulti formulato in modo vago con riguardo ai capi della sentenza impugnati e all'indicazione delle circostanze da cui derivi la violazione della legge, oltre che rilevanza che questi assumono ai fini della decisione. Attualmente la giurisprudenza di legittimità è unanime nel senso di considerare ammissibile l'appello da cui si ricavino chiaramente ed esaustivamente i punti della sentenza oggetto di impugnazione e i passaggi argomentativi sufficienti a definire il quantum appellatum. In particolare, l'appello costituisce un mezzo di impugnazione, avente natura di revisio prioris instantiae, geneticamente a critica libera. Ed infatti, con l'atto introduttivo dell'impugnazione, l'appellante è tenuto ad indicare le questioni e punti contestati della sentenza impugnata, e con essi le relative doglianze, affiancando alla parte volitiva una parte argomentativa, che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, senza che occorra far ricorso a forme sacramentali, ovvero un progetto alternativo di decisione (cfr. Cass SU sentenza n.27199/2017; Cass.7675/2019, n.16914/18,
n.30450/18). Nel compiere tali valutazioni preliminari per il caso di specie, questo Tribunale ritiene che l'impugnazione avanzata è, invero, ammissibile, risultando adeguatamente indicati e raffrontati i punti e le questioni della sentenza impugnata su cui si fondano le ragioni di dissenso e per i quali se ne richiede la riforma (cfr. atto di appello), sollecitando, dunque, una revisione della precedente pronuncia, della quale il Tribunale è in grado di cogliere il senso e la portata della critica (cfr. Cass
10916/2017; Cass 11999/2017; Cass. SU 10878/2015). Altresì infondata risulta essere la ventilata violazione dell'art. 345 cpc, per aver l'agente della riscossione, a dire dell'appellata, promosso domande nuove in appello. Invero, l'art. 345 c.c. primo comma pone il divieto di proposizione di nuove domande in appello, le quali devono essere dichiarate inammissibili d'ufficio: per la giurisprudenza maggioritaria si ha una domanda nuova “quando i nuovi elementi, dedotti innanzi al giudice di secondo grado, comportino il mutamento dei fatti costitutivi del diritto azionato, modificando l'oggetto sostanziale dell'azione e i termini della controversia, in modo da porre in essere, in definitiva, una pretesa diversa, per la sua intrinseca essenza, da quella fatta valere in primo grado e sulla quale non si è svolto in quella sede il contraddittorio” (Cass. Civ., sez. II, 06.06.2017 n. 14023). Ebbene, non può considerarsi che la pretesa dell'appellante sia diversa in questo grado di giudizio, laddove resta finalizzata al rigetto della domanda svolta in primo grado, attraverso la riforma della sentenza gravata.
In ordine alla eccezione proposta, in via preliminare, dall'appellato in punto di difetto di CP_2 legittimazione passiva, si rileva come essa non meriti accoglimento per le ragioni che seguono. Ebbene, nel caso in esame, il contraddittorio è stato ritualmente instaurato dall'opponente in primo grado nei riguardi sia dell'ente impositore e sia del concessionario alla riscossione, soprattutto alla luce dei motivi di doglianza dell'atto opposto, da inquadrarsi nel perimetro dell'opposizione pre- esecutiva ex art. 615 comma 1 c.p.c. Per tale via, l'attore in primo grado aveva consentito alle parti regolarmente citate di spiegare le proprie difese, senza che fosse rilevabile alcuna carenza di legittimazione passiva dei convenuti sulla domanda attorea, vieppiù considerando che un'eventuale pronuncia di annullamento della cartella avrebbe potuto avere incidenza sul rapporto esattoriale e quindi sull'attività esattiva dell'agente della riscossione. A tanto si addiviene tenendo conto anche della recente pronuncia della giurisprudenza di legittimità, ordinanza Cass. sez. III n. 3870/2024 del 12.02.2024, con cui è stato ribadito che per i crediti iscritti a ruolo il diritto di procedere ad esecuzione forzata spetta in via esclusiva all'agente della riscossione, che è l'esclusivo legittimato passivo in caso di contestazione di tale diritto, cioè in caso di opposizione all'esecuzione di cui all'art. 615 c.p.c. La
Cassazione ha infatti rammentato che la questione relativa alla legittimazione passiva del concessionario vada ricondotta al “fenomeno della scissione tra titolarità del credito e dell'azione esecutiva in caso di riscossione a mezzo ruolo, è previsto dalla legge per agevolare la riscossione dei crediti pubblici (o, comunque, di interesse pubblico) e che, proprio a causa di tale scissione, il soggetto titolare del credito in riscossione non sempre è agevole da individuare per l'intimato, né è sempre agevole distinguere tra opposizioni che involgono il diritto di credito o quelle che involgono la sola posizione dell'agente della riscossione, onde l'eventuale onere di convenire in giudizio sia il titolare del credito che il titolare dell'azione esecutiva, in caso di opposizione alla riscossione a mezzo ruolo riguardante anche la sussistenza del credito, finirebbe per aggravare eccessivamente e ingiustificatamente il diritto di difesa del debitore”. Ed ha concluso enunciando il seguente principio di diritto: "in caso di riscossione dei crediti a mezzo ruolo ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, e al di fuori del caso delle opposizioni cc.dd. recuperatorie, le opposizioni esecutive, ai sensi degli artt. 615
e 617 c.p.c., devono essere proposte nei confronti dell'agente della riscossione, unico legittimato passivo rispetto alle stesse, in quanto titolare esclusivo dell'azione esecutiva;
in mancanza, le opposizioni stesse devono essere dichiarate inammissibili, anche se proposte nei confronti del solo ente titolare del credito, in quanto avanzate nei confronti di un soggetto privo della necessaria legittimazione passiva sul piano processuale, senza possibilità di un ordine di integrazione del contraddittorio ai sensi dell'art. 102 c.p.c., non sussistendo la situazione di litisconsorzio necessario cd. sostanziale prevista da tale disposizione". Peraltro, non può sottacersi come il fenomeno di scissione tra titolarità del credito e titolarità dell'azione esecutiva, in caso di riscossione a mezzo ruolo, sia previsto dalla legge per agevolare la riscossione dei crediti pubblici (o, comunque, di interesse pubblico) e che, proprio a causa di tale scissione, per il soggetto titolare del credito in riscossione non sempre sia agevole da individuare per l'intimato, né sia sempre agevole distinguere tra opposizioni che involgono il diritto di credito o quelle che involgono la sola posizione dell'agente della riscossione, onde l'eventuale onere di convenire in giudizio sia il titolare del credito che il titolare dell'azione esecutiva, in caso di opposizione alla riscossione a mezzo ruolo riguardante anche la sussistenza del credito, finirebbe per aggravare eccessivamente e ingiustificatamente il diritto di difesa del debitore. Alla luce di quanto esposto, non si ravvisa alcuna carenza di legittimazione passiva in capo al . Controparte_2
Ciò posto, si ritiene che presente appello debba essere accolto in ordine al motivo concernente l'inammissibilità dell'originaria opposizione per carenza di interesse ad agire dell'attore in primo grado. In proposito, il Tribunale ritiene di poter procedere alla delibazione del gravame in omaggio alla regola di giudizio della cd. “ragione più liquida”. Si osserva preliminarmente e sul punto che, per esigenze di economia processuale e di celerità del giudizio, anche costituzionalizzate, l'esame di tutte le questioni prospettate dalle parti, pur dedotte in via principale, non risulta necessario quando la domanda può essere decisa sulla base della soluzione di una questione a carattere assorbente, in forza del criterio della c.d. ragione più liquida, nel senso che la domanda può essere respinta sulla base della soluzione di una questione assorbente e di più agevole e rapido scrutinio, anche se la stessa sia logicamente subordinata alle altre, senza che sia necessario esaminarle previamente tutte secondo l'ordine previsto dall'art. 276 c.p.c. (Cass. 8.5.2014, n. 9931, secondo cui "in applicazione del principio processuale della "ragione più liquida" - desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost. - deve ritenersi consentito al giudice esaminare un motivo di merito, suscettibile di assicurare la definizione del giudizio, anche in presenza di una questione pregiudiziale"). Ebbene, calando il suesposto principio nel caso di specie, ritiene questo giudicante di poter direttamente rilevare che il presente gravame è da accogliere in relazione alla carenza di interesse ad agire del debitore, dedotta da parte del concessionario, il quale contesta l'ammissibilità dell'opposizione promossa in primo grado. Sul punto, ritiene questo giudice che – ai fini della verifica dell'interesse ad agire nel caso di opposizione diretta avverso il ruolo esattoriale (questione devoluta nella presente sede per effetto del gravame) – assuma rilievo la sopravvenuta novella normativa di cui all'art.
3-bis del D.L. n. 146 del 2021, convertito dalla legge n. 215 del 2021, disposizione con la quale è stato aggiunto il comma 4-bis all'art. 12 del D.P.R. n. 602 del 1973, il quale conseguentemente prevede che “L'estratto di ruolo non
è impugnabile. Il ruolo e la cartella di pagamento che si assume invalidamente notificata sono suscettibili di diretta impugnazione nei soli casi in cui il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall'iscrizione a ruolo possa derivargli un pregiudizio per la partecipazione a una procedura di appalto, per effetto di quanto previsto nell'articolo 80, comma 4, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, oppure per la riscossione di somme allo stesso dovute dai soggetti pubblici di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), del regolamento di cui al decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze 18 gennaio 2008, n. 40, per effetto delle verifiche di cui all'articolo 48-bis del presente decreto o infine per la perdita di un beneficio nei rapporti con una pubblica amministrazione”. Orbene, ai sensi dell'art. 1 della legge di conversione (che ha introdotto tale previsione) la disposizione in esame è in vigore dal 21/12/2021 (ovverosia dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale). Si tratta, peraltro, di una previsione che ha carattere generale e che riguarda tutti i crediti per i quali trova applicazione la procedura di riscossione mediante ruolo di cui al D.P.R. n. 602 del 1973 e, segnatamente, sia quelli di natura tributaria, che quelli c.d. extra-tributari (ivi compresi, quindi, i crediti nascenti dai verbali di contestazione delle contravvenzioni per violazione del codice della strada). Sotto tale profilo, infatti, la conclusione in questione discende dagli artt. 17 e 18 del D. Lgs. n. 46 del 1999 (per i crediti contributivi e previdenziali), dall'art. 27 della legge n. 689 del 1981 e dall'art. 206 del D. Lgs. n. 285 del 1992 (per le somme dovute a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, anche per contravvenzioni al codice della strada), atteso che la riscossione di tali somme è espressamente disciplinata mediante rinvio alle norme previste per la riscossione delle imposte dirette (si ribadisce, il D.P.R. n. 602 del 1973).Ciò posto, la disposizione sopra citata dell'art. 12, comma 4-bis, del D.P.R. n. 602 del 1973 è di immediata applicabilità a tutti i giudizi ancora pendenti alla data di entrata in vigore. Sulla questione erano già intervenute le sezioni unite della Corte di Cassazione con la nota sentenza n. 19704/2015, con cui si è ammesso che l'intimato che non avesse avuto conoscenza del ruolo per l'omessa o invalida notifica della cartella di pagamento, potesse impugnare l'estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario, al fine di ottenere una tutela anticipatoria del patrimonio, e più in particolare di evitare indebite compressioni o ritardi nella tutela giurisdizionale. Ciononostante, la prevalente giurisprudenza di legittimità aveva escluso la sussistenza di un interesse ad agire 'automatico' con l'opposizione ex art 615 c.p.c., a fronte della prova della notificazione della cartella e, soprattutto, nel caso in cui l'intimato intendesse “far valere fatti estintivi successivi (quali la prescrizione del credito), non essendo configurabile un interesse all'azione di accertamento negativo in difetto di una situazione di obiettiva incertezza, allorquando nessuna iniziativa esecutiva sia stata intrapresa dall'amministrazione” (cfr. Cass 7353/2022). Di poi, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno espressamente affermato il principio per cui “in tema di riscossione a mezzo ruolo, l'art.
3-bis del d.l. 21 ottobre 2021, n. 146, inserito in sede di conversione dalla I. 17 dicembre 2021, n. 215, col quale, novellando l'art. 12 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, è stato inserito il comma 4-bis, si applica ai processi pendenti, poiché specifica, concretizzandolo, l'interesse alla tutela immediata a fronte del ruolo e della cartella non notificata o invalidamente notificata” (Cass. Sez. Un. 6 settembre 2022, n. 26283). Nel caso di specie, quindi, la sopravvenuta previsione così introdotta comporta – in via del tutto assorbente rispetto ad ogni altra considerazione – l'accoglimento del gravame e la dichiarazione di inammissibilità dell'opposizione: invero, l'originario opponente non ha provato, né allegato (neppure nel presente grado di giudizio) l'esistenza di un pregiudizio derivante dall'iscrizione del proprio nominativo nel ruolo esattoriale nei termini prescritti dal sopra citato art. 12, comma 4-bis, del D.P.R. n. 602 del 1973. Tale arresto giurisprudenziale è stato seguito anche in più recenti pronunce delle sezioni semplici della Suprema Corte, con cui si è chiarito che la declaratoria di inammissibilità dell'opposizione per difetto di interesse ad agire è coerente con l'insegnamento della Corte, secondo cui “non è configurabile un interesse all'azione di accertamento negativo in difetto di una situazione di obiettiva incertezza, allorquando nessuna iniziativa sia stata intrapresa dall'Amministrazione” (cfr. ex multis Cass 7353/2022). Ancora, ha puntualizzato che il giudizio di merito, avendo ad oggetto l'impugnazione dell'estratto di ruolo, è senz'altro soggetto all'applicazione del nuovo comma 4-bis dell'art 12 D.P.R. n. 602/1973, così come interpretato dalle Sezioni Unite. Pertanto, vista la fattispecie concreta, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso innanzi ad essa promosso rilevando che “atteso che la ricorrente non aveva proceduto a depositare, entro l'adunanza camerale, documentazione ex art 372 c.p.c. attestante la sussistenza del proprio interesse ad agire”, secondo i casi specifici e tassativi della nuova disposizione, “deve trovare conferma la statuizione del giudice di merito di inammissibilità per difetto di interesse ad agire dell'opposizione intentata” (cfr. Cass. n. 5756/2022). In considerazione di quanto esposto, atteso che l'attrice in primo grado ha eccepito il decorso del termine di prescrizione in mancanza di ulteriori atti interruttivi, l'appello è fondato in relazione al dedotto difetto di interesse dell'attore in primo grado. Ciò in quanto, lo stesso, nell'incardinare l'opposizione, si è limitato ad impugnare estratto esattoriale della pretesa indicata come prescritta, non avendo prodotto né allegato od in altro modo fornito dimostrazione in ordine agli ulteriori specifici elementi disponibili, dai quali emerga quello stato d'incertezza fonte di pregiudizio che sostanzia l'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c., vieppiù atteso che non risulta provata alcuna minaccia di esazione della pretesa creditoria da parte dell'Agente tenuto alla riscossione. Inoltre, il difetto di interesse a proporre la domanda ex art. 100 c.p.c. da parte dell'attore può essere rilevato in ogni stato e grado del giudizio, anche d'ufficio, trattandosi di una condizione dell'azione e, quindi, la cui sussistenza è necessaria dall'instaurazione della controversia e fino alla sua definizione (cfr. Cass. 26119/2021; Cass. 22999/2010). Pertanto, il Tribunale accerta la carenza di interesse ad agire dell'attrice in primo grado;
ogni ulteriore censura avverso la sentenza impugnata è da ritenersi assorbita.
3. Con riguardo al governo delle spese di lite, ai sensi dell'art. 92 c.p.c., questo Tribunale ritiene equo disporre, tra le parti, la compensazione delle spese giudiziali per il doppio grado di giudizio, in ragione del fatto che le questioni trattate sono state recentemente oggetto di riconsiderazione da parte della giurisprudenza di legittimità.
P. Q. M.
Il Tribunale di Salerno – sez. III civile - nella persona del G.I. Dott.ssa Alessia Pecoraro, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta, rigettando ogni ulteriore richiesta così provvede:
1. accoglie l'appello e, per l'effetto, in revisione della sentenza n. 2585/2021 emessa dal Giudice di Pace di , dichiara inammissibile la domanda promossa da ai sensi CP_2 Controparte_1 dell'art. 12, comma 4 bis del D.P.R. n. 602/1973, come modificato dal D.L. n. 146/2021 convertito con modificazioni in legge n. 215/2021.
2. Spese di doppio grado di giudizio compensate.
Così deciso in Salerno, lì 4.03.25
Il Giudice
(Dott.ssa Alessia Pecoraro)
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Salerno – sez. III civile – nella persona del G.I., in funzione di Giudice Unico, Dott.ssa
Alessia Pecoraro ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al n. 2 del Ruolo Affari Contenzioso Civile dell'anno 2022, avente ad oggetto
“appello”, vertente TRA
, (P. Iva , in persona del dr. Parte_1 P.IVA_1
nella qualità di Procuratore in virtù dei poteri conferiti giusta procura con atto Parte_2 notarile, rappresentata, difesa e domiciliata, giusta procura in atti, dall'Avv. Anna LO PRESTI (c.f.
) con studio in Napoli alla Via San Pietro n. 73 C.F._1
Appellante
E
(c.f. , rappresentata e difesa dall'Avv. Controparte_1 C.F._2
LONGOBARDI GIOVANNI (c.f. , elett.te dom.to presso lo studio del C.F._3 difensore, in Angri (Sa) alla via Madonna delle Grazie,120 NONCHÉ
(C.F: ) in persona del suo Sindaco p.t, rappresentato e difeso Controparte_2 P.IVA_2 dai legali dell'Avvocatura comunale Carmine Gruosso (C.F. e Aniello Di C.F._4
Mauro (C.F. ), con i quali elettivamente domicilia in , alla via Roma, C.F._5 CP_2 presso il Palazzo di Città Appellati
Avverso
Sentenza del Giudice di Pace Salerno n. 2585/2021 (RG 8385/2020), depositata in data 24.06.2021 e non notificata
CONCLUSIONI
Come in atti
MOTIVI DELLA DECISIONE 1. Con atto di opposizione ex art 615 c.p.c., l'attrice in primo grado impugnava l'estratto di ruolo n. 1494/2013, così come trasfuso nella cartella di pagamento recante n. 10020130011791926 000, concernente sanzioni amministrative pecuniarie ex lege 689/1981, irrogate a fronte di violazioni del
CdS, domandando l'accertamento negativo del credito, stante l'omessa notificazione della cartella di pagamento riferita al ruolo oggetto di impugnazione e l'intervenuta prescrizione del credito recato dal medesimo estratto di ruolo. Con sentenza n. 2585/2021, il Giudice adito riconosceva la fondatezza della domanda attorea, per essere intervenuta la prescrizione del credito. Accoglieva, dunque, l'opposizione e per l'effetto dichiarava la non debenza delle somme di cui alla cartella opposta, con condanna dell'ente convenuto al pagamento delle spese di lite. 1.1 L proponeva gravame domandando l'integrale riforma della decisione impugnata, Pt_1 verso cui deduceva quale unico motivo di censura l'inammissibilità della domanda proposta in primo grado per carenza di interesse ad agire, attesa la rituale notifica della cartella di pagamento. 1.2 Con propria comparsa si costituiva, in questo grado di giudizio, l'appellata CP_1
eccependo, in via preliminare, l'inammissibilità dell'atto di appello per mancanza di
[...] interesse alla pronuncia per cessata materia del contendere dichiarata dall'ente impositore e per violazione dell'art. 342 cpc e dell'art. 345 cpc. Deduceva l'appellata, oltre all'ammissibilità dell'azione giudiziaria intrapresa, inerente all'impugnazione di estratto di ruolo, anche la non corretta procedura adottata per la notifica della cartella in parola, con conseguente e sopravvenuta estinzione della pretesa creditoria per prescrizione. Instava, quindi, per il rigetto dell'appello e conferma integrale della sentenza impugnata, vinte le spese.
1.3 Il contraddittorio si instaurava regolarmente anche nei confronti del convenuto il CP_2 quale, in via preliminare, eccepiva l'assoluta carenza di legittimazione passiva dell'Ente civico. Sosteneva l'inammissibilità della domanda proposta in primo grado avverso l'estratto di ruolo, comunque tardivamente proposta, l'inammissibilità della medesima azione stante la regolare notifica della cartella in questione;
soggiungeva la regolarità della notifica dei verbali presupposti, la mancata prescrizione del credito azionato e la legittimità delle maggiorazioni applicate. Concludeva, pertanto, in via preliminare, per declaratoria di carenza di legittimazione passiva del , con Controparte_2 conseguente estromissione dal giudizio;
in via principale, per l'inammissibilità della domanda, con vittoria di spese, anche generali, e competenze di causa;
in subordine, in caso di rigetto dell'appello, per la conferma almeno le statuizioni di primo grado sulle spese processuali ponendole esclusivamente a carico dell' , stante la asserita carenza di Parte_1 legittimazione passiva del . Controparte_2
2. In via preliminare rispetto all'esame del merito deve esser verificata, trattandosi di questione rilevabile di ufficio indipendentemente dalla relativa doglianza sollevata dalla parte interessata, l'ammissibilità dell'appello proposto da sotto il profilo del rispetto del Parte_1 termine per l'impugnazione.
Il quadro normativo di riferimento è costituito dal combinato disposto dell'articolo 325 c.p.c., dell'articolo 326 c.p.c. e dell'articolo 327 c.p.c. - nella formulazione introdotta dall'articolo 46 comma
17 della legge n. 69 del 2009, applicabile ratione temporis al presente giudizio, in quanto instaurato in primo grado dopo l'entrata in vigore della stessa legge, in virtù della disciplina transitoria dettata dall'articolo 58 della legge n. 69 del 2009 -, che prevedono che il termine perentorio per proporre l'appello è di trenta giorni e decorre dalla notifica della sentenza di primo grado, mentre nel caso in cui la sentenza non è stata notificata è di sei mesi (con la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale compreso fra l'1 e il 31 Agosto, sospensione inapplicabile in materia di opposizione all'esecuzione) e decorre dalla pubblicazione della sentenza. Premesso che la sentenza impugnata non è stata notificata all'appellante, deve ritenersi che l'appello, proposto con ricorso notificato in data 24.12.2021, è stato formulato nel rispetto del termine di sei mesi (con l'inapplicabilità, ratione materiae, della sospensione feriale dei termini per l'impugnazione) decorrente dalla pubblicazione della sentenza impugnata, che è stata effettuata in data 24.06.2021.
Procedendo in ordine sistematico, si rileva come prive di pregio siano le eccezioni proposte in via preliminare da entrambe le parti appellate. Ed invero, quanto a quelle proposte all'appellata , innanzitutto si osserva che priva Controparte_3 di pregio è l'eccezione di inammissibilità/nullità dell'atto di appello per mancanza di interesse alla pronuncia per cessata materia del contendere dichiarata dall'ente impositore, non rinvenendosi in atti simile dichiarazione e sussistendo, per vero, l'interesse dell'appellante alla riforma della sentenza gravata, avendo questa ivi patito condanna alle spese di causa. Quanto, poi, all'eccezione di inammissibilità dell'atto di appello proposto, tanto ai sensi dell'art 342 c.p.c., parimenti si stima essa infondata. Al riguardo, l'appellata evidenzia che l' ha proceduto ad impugnare genericamente Pt_1 la sentenza di primo grado, non indicando le parti della pronuncia di cui invochi la riforma, e riscontrando gravi mancanze circa la parte argomentativa concernente il tenore dell'intervento modificativo richiesto al giudice di appello. Con l'articolo 342 c.p.c. è stato introdotto il cd. filtro formale in appello, con cui si prevede che il giudice dell'impugnazione dichiari l'inammissibilità dell'appello, ove risulti formulato in modo vago con riguardo ai capi della sentenza impugnati e all'indicazione delle circostanze da cui derivi la violazione della legge, oltre che rilevanza che questi assumono ai fini della decisione. Attualmente la giurisprudenza di legittimità è unanime nel senso di considerare ammissibile l'appello da cui si ricavino chiaramente ed esaustivamente i punti della sentenza oggetto di impugnazione e i passaggi argomentativi sufficienti a definire il quantum appellatum. In particolare, l'appello costituisce un mezzo di impugnazione, avente natura di revisio prioris instantiae, geneticamente a critica libera. Ed infatti, con l'atto introduttivo dell'impugnazione, l'appellante è tenuto ad indicare le questioni e punti contestati della sentenza impugnata, e con essi le relative doglianze, affiancando alla parte volitiva una parte argomentativa, che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice, senza che occorra far ricorso a forme sacramentali, ovvero un progetto alternativo di decisione (cfr. Cass SU sentenza n.27199/2017; Cass.7675/2019, n.16914/18,
n.30450/18). Nel compiere tali valutazioni preliminari per il caso di specie, questo Tribunale ritiene che l'impugnazione avanzata è, invero, ammissibile, risultando adeguatamente indicati e raffrontati i punti e le questioni della sentenza impugnata su cui si fondano le ragioni di dissenso e per i quali se ne richiede la riforma (cfr. atto di appello), sollecitando, dunque, una revisione della precedente pronuncia, della quale il Tribunale è in grado di cogliere il senso e la portata della critica (cfr. Cass
10916/2017; Cass 11999/2017; Cass. SU 10878/2015). Altresì infondata risulta essere la ventilata violazione dell'art. 345 cpc, per aver l'agente della riscossione, a dire dell'appellata, promosso domande nuove in appello. Invero, l'art. 345 c.c. primo comma pone il divieto di proposizione di nuove domande in appello, le quali devono essere dichiarate inammissibili d'ufficio: per la giurisprudenza maggioritaria si ha una domanda nuova “quando i nuovi elementi, dedotti innanzi al giudice di secondo grado, comportino il mutamento dei fatti costitutivi del diritto azionato, modificando l'oggetto sostanziale dell'azione e i termini della controversia, in modo da porre in essere, in definitiva, una pretesa diversa, per la sua intrinseca essenza, da quella fatta valere in primo grado e sulla quale non si è svolto in quella sede il contraddittorio” (Cass. Civ., sez. II, 06.06.2017 n. 14023). Ebbene, non può considerarsi che la pretesa dell'appellante sia diversa in questo grado di giudizio, laddove resta finalizzata al rigetto della domanda svolta in primo grado, attraverso la riforma della sentenza gravata.
In ordine alla eccezione proposta, in via preliminare, dall'appellato in punto di difetto di CP_2 legittimazione passiva, si rileva come essa non meriti accoglimento per le ragioni che seguono. Ebbene, nel caso in esame, il contraddittorio è stato ritualmente instaurato dall'opponente in primo grado nei riguardi sia dell'ente impositore e sia del concessionario alla riscossione, soprattutto alla luce dei motivi di doglianza dell'atto opposto, da inquadrarsi nel perimetro dell'opposizione pre- esecutiva ex art. 615 comma 1 c.p.c. Per tale via, l'attore in primo grado aveva consentito alle parti regolarmente citate di spiegare le proprie difese, senza che fosse rilevabile alcuna carenza di legittimazione passiva dei convenuti sulla domanda attorea, vieppiù considerando che un'eventuale pronuncia di annullamento della cartella avrebbe potuto avere incidenza sul rapporto esattoriale e quindi sull'attività esattiva dell'agente della riscossione. A tanto si addiviene tenendo conto anche della recente pronuncia della giurisprudenza di legittimità, ordinanza Cass. sez. III n. 3870/2024 del 12.02.2024, con cui è stato ribadito che per i crediti iscritti a ruolo il diritto di procedere ad esecuzione forzata spetta in via esclusiva all'agente della riscossione, che è l'esclusivo legittimato passivo in caso di contestazione di tale diritto, cioè in caso di opposizione all'esecuzione di cui all'art. 615 c.p.c. La
Cassazione ha infatti rammentato che la questione relativa alla legittimazione passiva del concessionario vada ricondotta al “fenomeno della scissione tra titolarità del credito e dell'azione esecutiva in caso di riscossione a mezzo ruolo, è previsto dalla legge per agevolare la riscossione dei crediti pubblici (o, comunque, di interesse pubblico) e che, proprio a causa di tale scissione, il soggetto titolare del credito in riscossione non sempre è agevole da individuare per l'intimato, né è sempre agevole distinguere tra opposizioni che involgono il diritto di credito o quelle che involgono la sola posizione dell'agente della riscossione, onde l'eventuale onere di convenire in giudizio sia il titolare del credito che il titolare dell'azione esecutiva, in caso di opposizione alla riscossione a mezzo ruolo riguardante anche la sussistenza del credito, finirebbe per aggravare eccessivamente e ingiustificatamente il diritto di difesa del debitore”. Ed ha concluso enunciando il seguente principio di diritto: "in caso di riscossione dei crediti a mezzo ruolo ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, e al di fuori del caso delle opposizioni cc.dd. recuperatorie, le opposizioni esecutive, ai sensi degli artt. 615
e 617 c.p.c., devono essere proposte nei confronti dell'agente della riscossione, unico legittimato passivo rispetto alle stesse, in quanto titolare esclusivo dell'azione esecutiva;
in mancanza, le opposizioni stesse devono essere dichiarate inammissibili, anche se proposte nei confronti del solo ente titolare del credito, in quanto avanzate nei confronti di un soggetto privo della necessaria legittimazione passiva sul piano processuale, senza possibilità di un ordine di integrazione del contraddittorio ai sensi dell'art. 102 c.p.c., non sussistendo la situazione di litisconsorzio necessario cd. sostanziale prevista da tale disposizione". Peraltro, non può sottacersi come il fenomeno di scissione tra titolarità del credito e titolarità dell'azione esecutiva, in caso di riscossione a mezzo ruolo, sia previsto dalla legge per agevolare la riscossione dei crediti pubblici (o, comunque, di interesse pubblico) e che, proprio a causa di tale scissione, per il soggetto titolare del credito in riscossione non sempre sia agevole da individuare per l'intimato, né sia sempre agevole distinguere tra opposizioni che involgono il diritto di credito o quelle che involgono la sola posizione dell'agente della riscossione, onde l'eventuale onere di convenire in giudizio sia il titolare del credito che il titolare dell'azione esecutiva, in caso di opposizione alla riscossione a mezzo ruolo riguardante anche la sussistenza del credito, finirebbe per aggravare eccessivamente e ingiustificatamente il diritto di difesa del debitore. Alla luce di quanto esposto, non si ravvisa alcuna carenza di legittimazione passiva in capo al . Controparte_2
Ciò posto, si ritiene che presente appello debba essere accolto in ordine al motivo concernente l'inammissibilità dell'originaria opposizione per carenza di interesse ad agire dell'attore in primo grado. In proposito, il Tribunale ritiene di poter procedere alla delibazione del gravame in omaggio alla regola di giudizio della cd. “ragione più liquida”. Si osserva preliminarmente e sul punto che, per esigenze di economia processuale e di celerità del giudizio, anche costituzionalizzate, l'esame di tutte le questioni prospettate dalle parti, pur dedotte in via principale, non risulta necessario quando la domanda può essere decisa sulla base della soluzione di una questione a carattere assorbente, in forza del criterio della c.d. ragione più liquida, nel senso che la domanda può essere respinta sulla base della soluzione di una questione assorbente e di più agevole e rapido scrutinio, anche se la stessa sia logicamente subordinata alle altre, senza che sia necessario esaminarle previamente tutte secondo l'ordine previsto dall'art. 276 c.p.c. (Cass. 8.5.2014, n. 9931, secondo cui "in applicazione del principio processuale della "ragione più liquida" - desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost. - deve ritenersi consentito al giudice esaminare un motivo di merito, suscettibile di assicurare la definizione del giudizio, anche in presenza di una questione pregiudiziale"). Ebbene, calando il suesposto principio nel caso di specie, ritiene questo giudicante di poter direttamente rilevare che il presente gravame è da accogliere in relazione alla carenza di interesse ad agire del debitore, dedotta da parte del concessionario, il quale contesta l'ammissibilità dell'opposizione promossa in primo grado. Sul punto, ritiene questo giudice che – ai fini della verifica dell'interesse ad agire nel caso di opposizione diretta avverso il ruolo esattoriale (questione devoluta nella presente sede per effetto del gravame) – assuma rilievo la sopravvenuta novella normativa di cui all'art.
3-bis del D.L. n. 146 del 2021, convertito dalla legge n. 215 del 2021, disposizione con la quale è stato aggiunto il comma 4-bis all'art. 12 del D.P.R. n. 602 del 1973, il quale conseguentemente prevede che “L'estratto di ruolo non
è impugnabile. Il ruolo e la cartella di pagamento che si assume invalidamente notificata sono suscettibili di diretta impugnazione nei soli casi in cui il debitore che agisce in giudizio dimostri che dall'iscrizione a ruolo possa derivargli un pregiudizio per la partecipazione a una procedura di appalto, per effetto di quanto previsto nell'articolo 80, comma 4, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, oppure per la riscossione di somme allo stesso dovute dai soggetti pubblici di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), del regolamento di cui al decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze 18 gennaio 2008, n. 40, per effetto delle verifiche di cui all'articolo 48-bis del presente decreto o infine per la perdita di un beneficio nei rapporti con una pubblica amministrazione”. Orbene, ai sensi dell'art. 1 della legge di conversione (che ha introdotto tale previsione) la disposizione in esame è in vigore dal 21/12/2021 (ovverosia dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale). Si tratta, peraltro, di una previsione che ha carattere generale e che riguarda tutti i crediti per i quali trova applicazione la procedura di riscossione mediante ruolo di cui al D.P.R. n. 602 del 1973 e, segnatamente, sia quelli di natura tributaria, che quelli c.d. extra-tributari (ivi compresi, quindi, i crediti nascenti dai verbali di contestazione delle contravvenzioni per violazione del codice della strada). Sotto tale profilo, infatti, la conclusione in questione discende dagli artt. 17 e 18 del D. Lgs. n. 46 del 1999 (per i crediti contributivi e previdenziali), dall'art. 27 della legge n. 689 del 1981 e dall'art. 206 del D. Lgs. n. 285 del 1992 (per le somme dovute a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, anche per contravvenzioni al codice della strada), atteso che la riscossione di tali somme è espressamente disciplinata mediante rinvio alle norme previste per la riscossione delle imposte dirette (si ribadisce, il D.P.R. n. 602 del 1973).Ciò posto, la disposizione sopra citata dell'art. 12, comma 4-bis, del D.P.R. n. 602 del 1973 è di immediata applicabilità a tutti i giudizi ancora pendenti alla data di entrata in vigore. Sulla questione erano già intervenute le sezioni unite della Corte di Cassazione con la nota sentenza n. 19704/2015, con cui si è ammesso che l'intimato che non avesse avuto conoscenza del ruolo per l'omessa o invalida notifica della cartella di pagamento, potesse impugnare l'estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dal concessionario, al fine di ottenere una tutela anticipatoria del patrimonio, e più in particolare di evitare indebite compressioni o ritardi nella tutela giurisdizionale. Ciononostante, la prevalente giurisprudenza di legittimità aveva escluso la sussistenza di un interesse ad agire 'automatico' con l'opposizione ex art 615 c.p.c., a fronte della prova della notificazione della cartella e, soprattutto, nel caso in cui l'intimato intendesse “far valere fatti estintivi successivi (quali la prescrizione del credito), non essendo configurabile un interesse all'azione di accertamento negativo in difetto di una situazione di obiettiva incertezza, allorquando nessuna iniziativa esecutiva sia stata intrapresa dall'amministrazione” (cfr. Cass 7353/2022). Di poi, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno espressamente affermato il principio per cui “in tema di riscossione a mezzo ruolo, l'art.
3-bis del d.l. 21 ottobre 2021, n. 146, inserito in sede di conversione dalla I. 17 dicembre 2021, n. 215, col quale, novellando l'art. 12 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, è stato inserito il comma 4-bis, si applica ai processi pendenti, poiché specifica, concretizzandolo, l'interesse alla tutela immediata a fronte del ruolo e della cartella non notificata o invalidamente notificata” (Cass. Sez. Un. 6 settembre 2022, n. 26283). Nel caso di specie, quindi, la sopravvenuta previsione così introdotta comporta – in via del tutto assorbente rispetto ad ogni altra considerazione – l'accoglimento del gravame e la dichiarazione di inammissibilità dell'opposizione: invero, l'originario opponente non ha provato, né allegato (neppure nel presente grado di giudizio) l'esistenza di un pregiudizio derivante dall'iscrizione del proprio nominativo nel ruolo esattoriale nei termini prescritti dal sopra citato art. 12, comma 4-bis, del D.P.R. n. 602 del 1973. Tale arresto giurisprudenziale è stato seguito anche in più recenti pronunce delle sezioni semplici della Suprema Corte, con cui si è chiarito che la declaratoria di inammissibilità dell'opposizione per difetto di interesse ad agire è coerente con l'insegnamento della Corte, secondo cui “non è configurabile un interesse all'azione di accertamento negativo in difetto di una situazione di obiettiva incertezza, allorquando nessuna iniziativa sia stata intrapresa dall'Amministrazione” (cfr. ex multis Cass 7353/2022). Ancora, ha puntualizzato che il giudizio di merito, avendo ad oggetto l'impugnazione dell'estratto di ruolo, è senz'altro soggetto all'applicazione del nuovo comma 4-bis dell'art 12 D.P.R. n. 602/1973, così come interpretato dalle Sezioni Unite. Pertanto, vista la fattispecie concreta, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso innanzi ad essa promosso rilevando che “atteso che la ricorrente non aveva proceduto a depositare, entro l'adunanza camerale, documentazione ex art 372 c.p.c. attestante la sussistenza del proprio interesse ad agire”, secondo i casi specifici e tassativi della nuova disposizione, “deve trovare conferma la statuizione del giudice di merito di inammissibilità per difetto di interesse ad agire dell'opposizione intentata” (cfr. Cass. n. 5756/2022). In considerazione di quanto esposto, atteso che l'attrice in primo grado ha eccepito il decorso del termine di prescrizione in mancanza di ulteriori atti interruttivi, l'appello è fondato in relazione al dedotto difetto di interesse dell'attore in primo grado. Ciò in quanto, lo stesso, nell'incardinare l'opposizione, si è limitato ad impugnare estratto esattoriale della pretesa indicata come prescritta, non avendo prodotto né allegato od in altro modo fornito dimostrazione in ordine agli ulteriori specifici elementi disponibili, dai quali emerga quello stato d'incertezza fonte di pregiudizio che sostanzia l'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c., vieppiù atteso che non risulta provata alcuna minaccia di esazione della pretesa creditoria da parte dell'Agente tenuto alla riscossione. Inoltre, il difetto di interesse a proporre la domanda ex art. 100 c.p.c. da parte dell'attore può essere rilevato in ogni stato e grado del giudizio, anche d'ufficio, trattandosi di una condizione dell'azione e, quindi, la cui sussistenza è necessaria dall'instaurazione della controversia e fino alla sua definizione (cfr. Cass. 26119/2021; Cass. 22999/2010). Pertanto, il Tribunale accerta la carenza di interesse ad agire dell'attrice in primo grado;
ogni ulteriore censura avverso la sentenza impugnata è da ritenersi assorbita.
3. Con riguardo al governo delle spese di lite, ai sensi dell'art. 92 c.p.c., questo Tribunale ritiene equo disporre, tra le parti, la compensazione delle spese giudiziali per il doppio grado di giudizio, in ragione del fatto che le questioni trattate sono state recentemente oggetto di riconsiderazione da parte della giurisprudenza di legittimità.
P. Q. M.
Il Tribunale di Salerno – sez. III civile - nella persona del G.I. Dott.ssa Alessia Pecoraro, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta, rigettando ogni ulteriore richiesta così provvede:
1. accoglie l'appello e, per l'effetto, in revisione della sentenza n. 2585/2021 emessa dal Giudice di Pace di , dichiara inammissibile la domanda promossa da ai sensi CP_2 Controparte_1 dell'art. 12, comma 4 bis del D.P.R. n. 602/1973, come modificato dal D.L. n. 146/2021 convertito con modificazioni in legge n. 215/2021.
2. Spese di doppio grado di giudizio compensate.
Così deciso in Salerno, lì 4.03.25
Il Giudice
(Dott.ssa Alessia Pecoraro)