Cass. pen., sez. III, sentenza 27/11/1997, n. 2107
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Sentenza 27 novembre 1997

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In tema di reato continuato la valutazione del giudice circa la identità del disegno criminoso costituisce il solo criterio per la unificazione fittizia "quoad poenam" della pluralità degli illeciti commessi dall'agente con una molteplicità di azioni, restandone escluso ogni fattore di carattere temporale. Pertanto, al giudice del merito non è inibita l'applicazione del trattamento sanzionatorio previsto dall'art. 81, primo e secondo comma, cod. pen. quando sia stata già pronunciata una sentenza irrevocabile di condanna nei confronti dell'imputato per fatto anche meno grave di quello sottoposto al suo giudizio. In siffatta ipotesi la pena complessiva va determinata sulla base di quella da infliggersi per il reato più grave sottoposto al giudizio in corso e va apportato l'aumento ritenuto equo in riferimento al reato meno grave già giudicato.

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. pen., sez. III, sentenza 27/11/1997, n. 2107
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 2107
    Data del deposito : 27 novembre 1997

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