Sentenza 1 luglio 1999
Massime • 1
In materia di qualificazione giuridica del rapporto di lavoro di personale addetto alla ricezione di scommesse in sala corse, non sono ravvisabili contraddizioni o vizi giuridici nella motivazione con cui il giudice di merito, accertata una serie di elementi indicativi di un vincolo di subordinazione (localizzazione e natura delle prestazioni; presenza di vigilanza e controllo per quanto necessario; turni e orari di lavoro; struttura e disciplina dei compensi), ritenga la natura subordinata del rapporto (il cui accertamento nella specie era rilevante ai fini della sussistenza dell'obbligo del pagamento all'INPS dei contributi di malattia) non solo riguardo ai lavoratori a tempo pieno e a quelli stabilmente occupati a tempo parziale, ma anche rispetto a quelli cui era riconosciuta la facoltà ogni volta di accettare o meno il turno predisposto e, in caso di impossibilità sopravvenuta, di avvertire il datore di lavoro o di attivarsi per cercare un sostituto nell'ambito del gruppo dei lavoratori a disposizione, in quanto non viene meno, in quest'ultimo caso, la personalità della prestazione - essendo la retribuzione corrisposta all'effettivo erogatore della prestazione lavorativa - e comunque è richiamabile l'ipotesi del lavoro a tempo parziale ad orario flessibile (sempreché non si opti, come alternativamente considerato dal giudice di merito, per la sussistenza di una pluralità di rapporti di brevissima durata). D'altra parte, data la natura delle mansioni, non può ritenersi che l'eventuale instaurazione contemporanea, in orari compatibili, di più rapporti di lavoro a tempo parziale presso diverse agenzie ippiche comporterebbe la violazione dell'obbligo di fedeltà di cui all'art. 2105 cod. civ.
Commentario • 1
- 1. 15: le collaborazioni continuative organizzate dal preponente.Di : Nicola Di Leo · https://www.lavorodirittieuropa.it/ · 20 novembre 2024
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. IV lav., sentenza 01/07/1999, n. 6761 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 6761 |
| Data del deposito : | 1 luglio 1999 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri magistrati:
Dott. Francesco SOMMELLA - Presidente -
Dott. Vincenzo MILEO - Consigliere -
Dott. Giovanni PRESTIPINO - Consigliere -
Dott. Attilio CELENTANO - rel. Consigliere -
Dott. Gabriella COLETTI - Consigliere -
ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A
sul ricorso proposto da:
AGENZIA IPPICA CA.VA.LO. DO GH PA & C. SNC, GH PA, CE MARISA, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLA GIULIANA, N. 72, presso lo studio dell'avvocato ALDO SIMONCINI, che li rappresenta e difende unitamente agli avvocati ANDREA DEL RE, PA FANFANI, giusta delega in atti;
- ricorrenti -
contro
INPS ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA, N. 17, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati FABRIZIO CORRERA, LEONARDO LIRONCURTI, giusta procura speciale per atto Notar Franco LUPO di Roma, in data 29/10/96, REP. N. 28079;
- resistente con sola procura -
avverso la sentenza n. 265/96 del Tribunale di FIRENZE, depositata il 03/07/96, R.G.N. 23/96;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 09/12/98 dal Consigliere Dott. Attilio CELENTANO;
uditi gli Avvocati LO FANFANI e Aldo SIMONCINI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Antonio BUONAJUTO che ha concluso per il rigetto del ricorso. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza del 29 novembre / 6 dicembre 1995 il Pretore di Firenze, accogliendo l'opposizione proposta dalla Agenzia Ippica Ca.va.lo. di UG LO & C. s.n.c., in persona del socio amministratore LO UG, nonché in proprio dai signori LO UG e SA DA, revocava il decreto ingiuntivo con il quale gli opponenti erano stati condannati a pagare all'INPS la somma di lire 170.492.559 a titolo di contributi e somme aggiuntive per il periodo dall'1.1.84 al 31.12.91. Il Pretore riteneva non subordinato il rapporto di lavoro degli addetti alla ricezione scommesse nella sala corse dell'Agenzia Ippica opponente.
Contro la decisione di primo grado proponeva appello l'INPS sostenendo il carattere subordinato del rapporto e, comunque, l'obbligo di versamento dei contributi di malattia anche nel caso che detto rapporto fosse qualificato autonomo.
Ritualmente costituiti, gli appellati proponevano appello incidentale per la declaratoria della nullità del ricorso monitorio per incompletezza e difetto dei presupposti amministrativi per l'emissione del decreto stesso;
resistevano all'appello principale, insistendo sul carattere autonomo della prestazione;
eccepivano la novità della domanda relativa ai contributi di malattia per gli autonomi;
nonché la prescrizione, totale o parziale, dei contributi per assegni familiari.
Espletata consulenza tecnica contabile, con sentenza del 26 giugno / 3 luglio 1996 il Tribunale di Firenze accoglieva l'appello dell'INPS, riducendo peraltro, in accoglimento delle eccezioni degli appellati, la somma ingiunta a lire 120.127.271 per la ritenuta prescrizione dei contributi per assegni familiari anteriori all'aprile 1987 e per la riduzione delle somme aggiuntive ai sensi dell'art. 4, lett. b, del D.L. 30 dicembre 1987 n. 536, conv. in legge 29 febbraio 1988 n. 48. Per la cassazione di tale decisione ricorrono, formulando due motivi di annullamento, l'Agenzia Ippica Ca.va.lo. di UG LO & C. s.n.c., in persona del legale rappresentante LO UG, nonché, in proprio, i signori LO UG e SA DA.
L'INPS ha depositato solo procura.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo, denunciando violazione degli artt. 414 e 416 c.p.c., nonché insufficiente e contraddittoria motivazione (art. 360, nn. 3 e 5, c.p.c.), i ricorrenti censurano la sentenza del Tribunale nella parte in cui il giudice di secondo grado, dopo avere correttamente affermato che il ricorso per decreto ingiuntivo non soggiace alle regole di cui all'art. 414 c.p.c. e che tali regole devono invece essere osservate dal convenuto in opposizione nella memoria di costituzione, non si è accorto che nemmeno tale atto conteneva l'indicazione e la specificazione dei contributi pretesi;
e laddove afferma, contraddicendosi, che il ricorrente in opposizione non avrebbe alcun interesse ad invocare la nullità della memoria di costituzione, in quanto tale nullità non potrebbe riverberarsi su un atto precedente, quale è il ricorso per decreto ingiuntivo. Con il secondo motivo, denunciando violazione dell'art. 2094 c.c. e degli artt. 115 e 116 c.p.c., nonché motivazione contraddittoria e insufficiente (art. 360, nn. 3 e 5, c.p.c.), i ricorrenti lamentano che il Tribunale non ha valutato correttamente le prove, travisando spesso quanto era stato detto, ed ha omesso di valutare circostanze determinanti che pure erano risultate dal testimoniale.
Il giudice d'appello avrebbe sottoposto ad osservazione i singoli spezzoni dei rapporti anziché considerarli nel loro insieme e nel lungo periodo;
non avrebbe considerato che l'autonomia dei rapporti era confermata dall'esistenza di ricevute fiscali e di una fonte normativa (il D.P.R. n. 1006 del 1986) e contrattuale collettiva che tipizzano la figura professionale de qua come autonoma e non subordinata.
Riportati i passaggi della sentenza d'appello attraverso i quali il giudice di secondo grado ricostruisce il contenuto dei rapporti di lavoro degli addetti alla ricezione scommesse, i ricorrenti assumono la irrilevanza di alcuni elementi, quali il fatto che il lavoro si svolgesse in agenzia, stante la ininfluenza del luogo di lavoro ai fini della qualificazione del rapporto;
che le prestazioni fossero rese secondo determinati orari che i lavoratori erano obbligati a rispettare, in quanto il vincolo nasceva dallo specifico impegno contrattuale e non dal regime subordinato del rapporto;
che il compenso fosse corrisposto in misura fissa e maggiorato in occasione di riunioni notturne e che fosse corrisposta una gratifica natalizia e un trattamento di fine rapporto, atteso che esistono categorie di lavoratori autonomi, quali gli agenti di commercio ed i medici convenzionati, che percepiscono una indennità di fine rapporto, così come i tassisti hanno una tariffa notturna;
che le mansioni fossero semplici e non proprie di alcuna professione, arte o mestiere, in quanto la semplicità della prestazione non costituisce indice di subordinazione, come si desume dal carattere autonomo del lavoro degli addetti alle pulizie e dei motofattorini;
che mancasse ogni rischio economico e che i lavoratori adoperassero l'attrezzatura, anche informatica, dell'Agenzia, in quanto si tratterebbe di indici secondari della subordinazione. Negano che dalle prove testimoniali fosse risultato che il lavoro in questione si svolgesse sotto una "scrupolosa sorveglianza", vale a dire sotto un costante e penetrante esercizio del potere direttivo di conformazione e di organizzazione.
Negano, ancora, che fosse risultato che in caso di indisponibilità i lavoratori fossero tenuti ad avvertire preventivamente il responsabile dell'agenzia, assumendo che le comunicazioni relative non rappresentavano un dovere ma semplice "educazione civica" e che le sostituzioni erano autogestite. Denunciano contraddittorietà della motivazione laddove, pur dando atto che i collaboratori erano liberi di accettare o meno il turno (e che, quindi, l'agenzia non aveva il potere di imporre i turni ai collaboratori), non ne sono state tratte le debite conseguenze (in ordine all'esistenza di continuità ma non di obbligatorietà).
Lamentano omessa valutazione di una circostanza, riferita da alcuni testi, ritenuta significativa: gli impiegati dipendenti dell'agenzia facevano di tutto, dalle commissioni esterne alla cura dei locali, dall'aggiornamento dei tabelloni alla contabilità; i c.d. autonomi facevano solo la ricezione delle scommesse, il che confermerebbe che si trattava di una "locatio operae" e non "operarum".
Insistono nel sottolineare che la prestazione era rimessa alla discrezione dell'interessato; che, una volta assunto l'obbligo, questi poteva sottrarsi ad esso senza conseguenze;
che la prestazione era fungibile con quella di un altro;
che le ricevute depongono per l'autonomia.
Rilevano, infine, che alcuni collaboratori instauravano più rapporti con più agenzie;
il che sarebbe incompatibile con il lavoro subordinato, venendosi a perdere "l'obbligo di disponibilità al datore di lavoro" che caratterizza i rapporti d'impiego. Il primo motivo di ricorso è infondato.
Questa Corte ha già avuto modo di precisare che la fase monitoria del procedimento d'ingiunzione non ha subito modifiche a seguito dell'entrata in vigore dell'attuale rito del lavoro (legge 11 agosto 1973 n. 533), che va però osservato nel giudizio di cognizione ordinaria, instaurato mediante opposizione al decreto ingiuntivo, con la conseguenza che, nel giudizio di opposizione, concernente rapporti soggetti al rito del lavoro (artt. 409 e 442 c.p.c.), la memoria difensiva dell'opposto, attesa la sua posizione sostanziale di attore, deve osservare la "forma della domanda" (di cui all'art. 414 c.p.c. come novellato dalla citata legge n. 533 del 1973) e, pertanto, deve recare, tra l'altro, "l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si fonda la domanda" (n. 4 art. 414 cit.) fatta valere con il ricorso per ingiunzione (Cass., 22 giugno 1991 n. 7060). Va qui ulteriormente precisato che ove la memoria di costituzione dell'opposto non contenga una sufficiente esposizione dei fatti o degli elementi di diritto, o una sufficiente determinazione dell'oggetto, o l'indicazione specifica dei mezzi di prova eventualmente resisi necessari a seguito dell'opposizione, ciò potrà condurre al rigetto della domanda avanzata con il ricorso per decreto ingiuntivo (con la revoca del decreto), ma non potrà comportare, come assumono i ricorrenti, la nullità del ricorso monitorio e del decreto, non potendo l'inosservanza degli artt. 414 e 416 C.P.C./ riferita alla memoria di costituzione dell'opposto, riverberarsi su atti precedenti la fase di cognizione (contenenti i requisiti richiesti dagli artt. 633 e segg. c.p.c.), proprio per la ricordata autonomia di questi atti.
La richiesta di declaratoria di nullità del ricorso e del decreto ove la comparsa di costituzione dell'opposto INPS non contenesse gli elementi di cui all'art. 414 e 416 c.p.c., il che viene affermato dai ricorrenti senza la necessaria trascrizione del contenuto di quell'atto, in violazione del noto principio di autosufficienza del ricorso per cassazione - è stata, pertanto, correttamente respinta dal Tribunale.
Quanto al secondo motivo - con il quale si criticano le argomentazioni con le quali il giudice d'appello è pervenuto a ritenere la natura subordinata del rapporto degli addetti alla ricezione delle scommesse - ritiene la Corte che la sentenza impugnata ha correttamente applicato l'art. 2094 c.c. e liberamente valutato, nel suo istituzionale potere di apprezzamento delle prove, sia le prove documentali che quelle testimoniali, giungendo ad affermare la ricordata natura subordinata dei rapporti dedotti in causa attraverso un corretto procedimento logico-giuridico. Al riguardo va ribadito che la scelta degli elementi probatori e la valutazione di essi rientrano nella sfera di discrezionalità del giudice del merito, il quale non è tenuto a confutare dettagliatamente le singole argomentazioni svolte dalle parti su ciascuna delle risultanze probatorie, dovendo solo fornire un'esauriente e convincente motivazione adottata sulla base degli elementi che ritiene più attendibili e pertinenti (v., tra le altre, Cass., n. 5351/83) ; sempre, beninteso, che la risultanza istruttoria che si assume pretermessa non sia tale da giustificare, da sola o nel contesto delle altre risultanze, una diversa decisione della causa (Cass.,n. 4604/81). Alla luce di tale premessa le argomentazioni dei ricorrenti, che cercano di dare una diversa lettura ad alcune affermazioni dei testi, risultano infondate e ai limiti della inammissibilità in relazione alla natura del giudizio di legittimità.
Il Tribunale ha rilevato che il lavoro degli addetti alla ricezione scommesse si svolge nei locali dell'agenzia, secondo orari predeterminati ed articolati in turni;
che i turni vengono stabiliti dall'agenzia che predispone un calendario settimanale sulla scorta delle disponibilità individuali;
che le prestazioni vengono rese secondo un orario che i lavoratori, una volta accettato il turno, sono obbligati a rispettare;
che in caso di indisponibilità i lavoratori sono tenuti ad avvertire preventivamente il responsabile dell'agenzia; che il compenso viene corrisposto in misura fissa, ed è maggiorato quando la prestazione viene resa in occasioni notturne;
inoltre era corrisposta una gratifica natalizia e, alla cessazione del rapporto di lavoro, un trattamento di fine rapporto;
che le mansioni svolte da questi lavoratori non sono proprie di alcuna professione, arte o mestiere, consistendo nello stare ad uno sportello ad annotare, su blocchetti già predisposti dal datore di lavoro, nomi di cavalli, entità della puntata, numero della corsa ecc., e nel pagare le vincite;
che i lavoratori non avevano alcuna attrezzatura personale e non correvano alcun rischio economico, essendo il loro compenso comunque garantito;
che erano tenuti a norma di comportamento nell'attività lavorativa ed erano sottoposti a vigilanza e controllo da parte del direttore dell'agenzia (teste Agostino);
che il lavoratore impossibilitato a recarsi al lavoro doveva avvertire preventivamente il responsabile del servizio o attivarsi personalmente per la ricerca di un collega da cui farsi sostituire;
che le mansioni espletate non comportavano direttive continue, in quanto una volta apprese le operazioni da compiere, dopo un periodo di addestramento iniziale, erano ripetitive, semplici e non esigevano un alto grado di professionalità.
Sulla scorta di tali considerazioni il giudice d'appello ha ritenuto che le prestazioni degli addetti alla ricezione scommesse sono riconducibili ad un rapporto di lavoro subordinato piuttosto che autonomo.
Ha ricordato l'ammissibilità, sancita dalla legge n. 56 del 1987, di rapporto di lavoro subordinato di brevissima durata;
ha ricordato la distinzione tra motivi e causa negoziale, donde la irrilevanza dei motivi che inducevano gli addetti ad accettare le modalità lavorative in questione, una volta accertata la sussistenza della causa negoziale del contratto di lavoro subordinato. Ha ricordato le precedenti decisioni di legittimità che hanno ritenuto corretta la qualificazione come subordinata di prestazioni analoghe (Cass., nn. 5366/83, 647 6/86, 608 6/91) . Quanto al D.P.R. 22 luglio 1986 n. 1006, che ha sostituito il punto 21 del D.L.vo C.P.S. 16 luglio 1947 n. 708, stabilendo l'obbligo dell'iscrizione all'ENPALS dei "... prestatori d'opera addetti ai totalizzatori, o alla ricezione delle scommesse, presso gli ippodromi e cinodromi, nonché presso le sale da corsa e le agenzie ippiche", il Tribunale ha osservato che trattasi di norma che ha inteso estendere la tutela pensionistica ENPALS anche ai lavoratori sopra menzionati, in nome dell'art. 35 Cost., secondo il carattere di quella forma previdenziale, che comprende sia lavoratori autonomi che lavoratori subordinati;
e che non ha certo inteso qualificare il rapporto, atteso che al legislatore non è, peraltro, consentito negare la qualificazione di rapporto di lavoro subordinato a rapporti che oggettivamente abbiano tale natura, ove da ciò derivi l'inapplicabilità delle norme inderogabili previste dall'ordinamento a tutela del lavoro subordinato (Corte Cost., sentenze nn. 121 del 1993 e 115 del 1994) . Quanto al CCNL 1^ ottobre 1984 per i lavoratori dipendenti da agenzie ippiche, il giudice d'appello ha osservato che tale contratto, lungi dal legittimare gli assetti lavorativi di cui si discute, intende promuovere le istituzioni di rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale "con gli opportuni adottamenti resi necessari dalle peculiari caratteristiche del rapporto"; e che il successivo contratto del 1991 intende dare priorità nell'assunzione a coloro che hanno già svolto un determinato monte ore con lavoro precario, donde lo smistamento nelle varie agenzie, da parte del gruppo che controlla la massima parte delle agenzie ippiche di Firenze, dei lavoratori considerati autonomi, al fine di impedire la maturazione del tetto lavorativo annuo che fa scattare i meccanismi del contratto collettivo.
Il giudice d'appello ha poi ritenuto che i modi della chiamata e la libertà di aderire o meno al turno proposto non escludono il rapporto di lavoro subordinato.
Ed ha distinto tre gruppi di lavoratori, a seconda dell'arco temporale oggetto della volontà contrattuale. Un primo gruppo è costituito da coloro che lavorano stabilmente e contemporaneamente. tutte le settimane, a tempo completo, per diverse agenzie ippiche. Un secondo gruppo è costituito da coloro che si erano vincolati a lavorare stabilmente, seppure a tempo parziale. Per questi due gruppi il Tribunale afferma - citando Cass., 6086/91 - l'unicità del rapporto. Per un terzo gruppo di lavoratori, che si riservavano la massima libertà nella stessa decisione di lavorare oppure no in ciascuna settimana, il giudice di appello ha ritenuto che fosse configurabile una pluralità di rapporti di lavoro subordinato di durata temporanea e limitata all'oggetto dell'accordo di turnazione, possibilità ora consentita dall'art. 23 della legge 28 novembre 1987 n. 56. Trattasi di motivazione completa, esaustiva, rispettosa dell'art. 2094 c.c. (e degli artt. 115 e 116 c.p.c.) ed indenne dai denunciati vizi di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c. In particolare, non vi è contraddizione laddove il Tribunale non esclude il rapporto di lavoro subordinato pur avendo rilevato che gli interessati erano liberi di accettare o meno il turno e che potevano limitarsi, in caso di impossibilità sopravvenuta. ad avvertire oppure attivarsi personalmente per la ricerca di un sostituto.
Si tratta di modalità operative che il giudice d'appello ha ritenuto riconducibili ad un lavoro part-time ad orario flessibile. Quanto all'indicazione del sostituto - che, a quanto è dato capire, era comunque ricompreso nel gruppo dei lavoratori che avevano dato la loro disponibilità a questo tipo di rapporto - non si tratta, ad avviso del Tribunale, di una modalità idonea ad escludere la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato per le prestazioni rese personalmente.
Sul piano astratto, tipico del giudizio di legittimità, l'affermazione non appare incongrua, poiché la prestazione del "sostituto" non esclude la "personalità" delle prestazioni del "sostituito", atteso che a venir retribuito era comunque colui che effettuava la prestazione.
Se sostituto e sostituito appartenevano infatti al gruppo dei lavoratori che avevano dato la loro disponibilità a lavorare nell'agenzia, lo svolgimento del turno da parte dell'uno o dell'altro non elimina la "personalità" della prestazione.
Si consideri, del resto, che di recente è stata ritenuta in dottrina la liceità del diverso (e certamente più libero) c.d. "contratto di lavoro ripartito" - ispirantesi all'anglosassone "job sharing" - che prevede che due o più lavoratori si assumano in solido l'adempimento di un'unica obbligazione di lavoro, fattispecie che è stata ricondotta alla combinazione di due o più distinti rapporti di lavoro a tempo parziale.
Non è vero, infine, che il Tribunale abbia sottoposto ad osservazione "i singoli spezzoni dei rapporti" anziché il loro insieme e il lungo periodo.
Nella parte finale della sentenza il giudice di appello ha rilevato, invece, proprio la unicità del rapporto di lavoro sia di coloro che lavoravano a tempo pieno, cumulando più rapporti presso vari e agenzie, sia di coloro che lavoravano a tempo parziale, ma stabilmente;
distinguendo soltanto coloro che, per la massima libertà nel decidere se lavorare o meno in ciascuna settimana, instauravano una pluralità di rapporti di lavoro subordinato di durata temporanea.
Quanto al contenuto delle deposizioni sinteticamente riportate nel ricorso, non sembra che le circostanze riferite risultino astrattamente incompatibili con il lavoro subordinato e che assumano, quindi, carattere di decisività nell'economia della decisione impugnata.
La possibilità di instaurare contemporaneamente. in orari compatibili, più rapporti di lavoro a tempo parziale non è in linea generale vietata dall'ordinamento; salvo il rispetto dell'obbligo di fedeltà di cui all'art. 2105 c.c., obbligo che non è certamente violato per il solo fatto di svolgere una attività lavorativa subordinata, con mansioni semplici di sportello, alle dipendenze di più agenzie ippiche.
E così la possibilità di un part-time c.d. verticale, limitato ad alcuni mesi dell'anno, è pacificamente consentito. Non è vero, poi, che tutti i testi avessero escluso la sussistenza di sorveglianza o controllo, se è vero che gli stessi ricorrenti fanno riferimento, nel ricorso, alla "superfluità" dei controlli, che erano, di conseguenza molto "marginali". Per tutto quanto esposto il ricorso va rigettato.
Nessun provvedimento va preso in ordine alle spese, non avendo l'INPS svolto attività difensiva in questo giudizio di legittimità.
P.T.M.
La Corte rigetta il ricorso;
nulla per le spese.
Così deciso in Roma, il 9 dicembre 1998.
Depositato in Cancelleria il 1 luglio 1998