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Sentenza 7 maggio 2025
Sentenza 7 maggio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. L'Aquila, sentenza 07/05/2025, n. 263 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. L'Aquila |
| Numero : | 263 |
| Data del deposito : | 7 maggio 2025 |
Testo completo
R.G. N. 2163/2023
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO DI L'AQUILA
Sezione specializzata in materia d'immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'UE
IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA
* * * * * * * il Giudice, dott.ssa Maura Manzi, all'esito dell'udienza del 22.4.2025, celebrata mediante il deposito di note scritte ai sensi dell'art 127 ter, deposita la seguente
SENTENZA emessa ai sensi degli artt. 281 sexies e 127 ter c.p.c., nella causa civile iscritta al n. 2163 del ruolo generale affari contenziosi dell'anno 2023, discussa, tramite il deposito di note scritte in sostituzione dell'udienza, in data 22.4.2025;
TRA
, nato in [...] il [...], , nata in Parte_1 Parte_2
Brasile il 09/03/1957, , nato in [...] il [...], Parte_3 Parte_4
, nata in [...] il [...], , nato in [...] il [...],
[...] Parte_5 [...]
nata in Brasile il [...], in [...] e unitamente a Parte_6 Parte_7
, nato in [...] il [...], quale esercente la responsabilità genitoriale sul figlio minore
[...]
nato in [...], il [...], , nato in [...] il Persona_1 Parte_8
04/11/1982, in proprio e unitamente a , nata in [...] il Controparte_1
03/09/1982, quale esercente la responsabilità genitoriale sulle figlie minori Persona_2
, nata in [...] il [...] e , nata in [...] il
[...] Persona_3
17/07/2019, , nata in [...] il [...], , nata Parte_9 Parte_10 in Brasile il 18/04/1986, in proprio e unitamente a , nato Controparte_2 in Brasile il 07/07/1983, quale esercente la responsabilità genitoriale sul figlio minore
[...]
, nato in [...] il [...], , nata in Persona_4 Parte_11
Brasile il 31/08/1989, , nata in [...] il [...], elettivamente Parte_12 domiciliati a Roma alla Via Salaria n. 83, rappresentati e difesi dall'avvocato Alessandro Mignacca in virtù di procura alle liti allegata al ricorso
Parte ricorrente
E
, in persona del legale rappresentante pro tempore; Controparte_3
Parte resistente contumace
Ricorso comunicato ex artt. 70, comma 1, n. 3 e 71 c.p.c. al Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica, SEDE, in data 21 dicembre 2023.
OGGETTO: ricorso ex artt. 19 bis D. Lgs. 150/2011 e 281 undecies c.p.c. per il riconoscimento dello status di cittadinanza iure sanguinis
CONCLUSIONI DELLE PARTI
La parte ricorrente concludeva come da nota scritta depositata in sostituzione dell'udienza.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 8.11.2023, i ricorrenti adivano, ai sensi degli artt. 19bis D. Lgs.
150/2011 e 281undecies c.p.c., l'intestato Tribunale nei confronti di al fine di Controparte_3
accertare e dichiarare il diritto al riconoscimento in loro favore dello status di cittadini italiani, con conseguente ordine giudiziale di trascrizione della presente pronuncia presso i registri dello stato civile.
A sostegno della loro domanda, essi hanno allegato (i) di essere discendenti in linea retta di
[...]
(si assume, ai fini che qui ci interessano, il nome risultante dal certificato di nascita di cui al Per_5
doc. n. 20 indice del fascicolo di parte ricorrente), avo cittadino italiano, nato in Italia, a [...]
AS (PE), il 4.4.1894 (ii) che quest'ultimo non si sia mai naturalizzato e che dunque essi hanno diritto ad essere riconosciuti cittadini italiani e, dunque, a trasmettere la cittadinanza italiana ai propri discendenti.
In particolare, i ricorrenti hanno allegato (e asseverato) la loro discendenza in linea retta nei termini di seguito esposti:
▪ da , nasceva, in Brasile, in data 3.5.1919, ; Persona_5 Persona_6
▪ da quest'ultimo, nascevano, in Brasile: , in data 21.11.1949; Persona_7 Persona_8
, in data 15/10/1951; , in data 3.4.1956; , in data
[...] Parte_1 Parte_2
9.3.1957; in data 23.5.1961; Persona_9
▪ da nasceva, in Brasile, in data 4.11.1982, ; Persona_7 Parte_8
▪ da nasceva, in Brasile, in data 11.10.1978, ; Persona_10 Parte_3 ▪ da nascevano, in Brasile: in data 30.4.1982, ed in data 18.4.1986, Parte_1 Parte_6
; Parte_10
▪ da nascevano, in Brasile: in data 13.9.1979 e Parte_2 Parte_4 Pt_5
in data 10.9.1981;
[...]
▪ da , nascevano, in Brasile: in data 1.4.1984 e Persona_9 Parte_9
in data 31.8.1989; Parte_11
▪ da nascevano, in Brasile: in data 3.9.2012 e Parte_8 Persona_2 [...]
in data 17.7.2019; Persona_3
▪ da nasceva, in data 13.9.2015, Parte_6 Persona_1
▪ da nasceva, in data 26.8.2018, ; Parte_10 Persona_4 CP_2
▪ da nasceva, in Brasile, in data 23.10.2000, Parte_4 Parte_12
Benché ritualmente e tempestivamente resi edotti della pendenza del giudizio, il convenuto CP_3
ha ritenuto di non costituirsi in giudizio e pertanto ne deve essere dichiarata in questa sede la contumacia.
Tanto premesso, prima di esaminare il merito della controversia che in questa sede ci occupa, appare utile ricostruire, anche ratione temporis, il quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento.
1. L'ammissibilità della domanda giudiziale.
In via pregiudiziale di rito, occorre vagliare l'ammissibilità della domanda giudiziale in questa sede esperita.
Al riguardo, il diritto di cittadinanza italiana può essere riconosciuto agli interessati unicamente dalle
Autorità amministrative competenti e segnatamente: i) per i residenti all'estero, è necessario il provvedimento dell'autorità consolare del luogo di residenza dell'interessato ex art. 9 D.P.R n.
200/1967; ii) per i residenti in Italia, è necessaria l'attestazione del sindaco del comune italiano di residenza;
iii) per il cittadino straniero che sia divenuto coniuge del cittadino italiano, occorre il decreto del ex art. 7 L. 91/1992. Controparte_3
Consegue che, quando il bene della vita deve e può essere ottenuto per il tramite dell'attività della
P.A., il ricorso presentato direttamente dall'interessato all'A.G. è inammissibile per carenza dell'interesse ad agire. In tale momento, ossia prima che la P.A. eserciti i propri poteri, infatti, il diritto soggettivo alla cittadinanza non risulta né contestato, né negato e quindi non v'è prova della necessarietà dell'intervento del giudice.
Fermo quanto precede, deve però essere notato che ove la P.A., chiamata per tal via a svolgere attività vincolata incidente su diritti soggettivi, rimanga inerte per un tempo irragionevole, allora l'interessato può impugnare il silenzio della stessa dinanzi al G.O., dolendosi dell'inadempimento dell'obbligo di provvedere, cui fa da contraltare il diritto soggettivo al riconoscimento dello status civitatis. In altre parole, il decorso di un termine ragionevole senza che la P.A. abbia provveduto in ordine all'istanza presentata dal privato fa sorgere in capo a quest'ultimo l'interesse ad agire in giudizio per l'ottenimento del bene della vita.
Al riguardo, la giurisprudenza ha esaminato il caso delle lunghe liste di attesa dei consolati stranieri
(anche pari a 10-12 anni), cosicché, nella predetta ipotesi, l'esperimento dell'azione giudiziaria è stato ritenuto l'unico strumento di tutela possibile del diritto soggettivo del richiedente (Trib. Roma,
19.12.2019 e 5.12.2014). A tal fine, l'istante è però tenuto a: i) provare di aver già presentato, in una data determinata, ma invano, la domanda al Consolato italiano del luogo di stabile residenza dell'interessato; ii) produrre in giudizio la ricevuta di ritorno o l'e-mail di richiesta di inserimento nella fila di attesa;
iii) provare che, a causa dell'elevato numero di domande che compongono la lista d'attesa del , dovrà attendere diversi anni per veder riconosciuto il proprio diritto Pt_13 all'accertamento della cittadinanza italiana.
Pertanto, ove ricorrano le descritte fattispecie, l'interessato ben può adire direttamente il G.O., anche senza previa presentazione della domanda in sede amministrativa.
Alla luce di quanto precede, ritiene il Tribunale che il ricorso in questa sede proposto sia ammissibile, avendo i ricorrenti fornito la prova degli elementi di cui sopra si è detto (doc. da n. 66 a 77 indice del fascicolo di parte ricorrente).
2. I presupposti sostanziali del diritto del richiedente.
In ottica sostanzialistica, lo status civitatis consiste “nella qualità, attribuita dalla legge, che indica
l'appartenenza di un soggetto a uno Stato” (Cass. civ., SS.UU., n. 25318/2022).
Tale status civitatis, una volta acquisito per discendenza, nascita o naturalizzazione, spiega effetti permanenti per tutta la durata della vita del soggetto, che può perderlo solo su base volontaria, ossia mediante rinuncia espressa o tacita (Cass. civ., n. 22271/2016).
Inoltre, in tema di diritti di cittadinanza italiana, nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge sulla cittadinanza n. 555 del 1912 e dall'attuale l. n. 91 del 1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario "iure sanguinis", e lo "status" di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile ed è giustiziabile in ogni tempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano;
ne consegue che a chi richieda il riconoscimento della cittadinanza spetta di provare solo il fatto acquisitivo e la linea di trasmissione, mentre incombe alla controparte, che ne abbia fatto eccezione, la prova dell'eventuale fattispecie interruttiva (Cass. civ. Sez. Unite, n. 25317/2022).
I presupposti di diritto sostanziale che connotano lo status in esame sono: a) la discendenza del richiedente in linea retta, in disparte il numero delle generazioni a esso precedenti, da un avo nato in Italia che sia emigrato all'estero; b) la continuità nella trasmissione, senza interruzioni, dello status civitatis dall'avo italiano sino alla generazione del ricorrente.
2.1. La prova della discendenza secondo la L. 555/1912.
Con riferimento al requisito di cui al sub a), la prova di essere discendente, in disparte il numero delle generazioni medio tempore intercorse, da un cittadino italiano emigrato all'estero deve essere fornita mediante la produzione in giudizio degli atti dello Stato civile, dei certificati di nascita e di matrimonio.
Nel caso di specie, la documentazione versata in atti dalla ricorrente (cfr. docc. da n. 1 a n. 65 indice del fascicolo di parte ricorrente) comprova la discendenza degli stessi dall'avo cittadino italiano e dai discendenti di quest'ultimo nei termini di cui sopra si è detto.
Ciò posto, occorre aver riguardo, al fine di individuare la normativa sostanziale applicabile al caso di specie (tra il Cod. civ. del 1865, la L. 555/1912 e la L. 91/1992), alla legge vigente al tempo in cui tale diritto è stato, per la prima volta, trasferito dall'avo italiano al primo discendente in linea retta e quindi alla legge vigente al tempo della nascita di quest'ultimo.
Applicando tali principi al caso di specie, essendo -in qualità di primo discendente Persona_6 dell'avo italiano- nato in [...] in data [...], trova applicazione, ai fini che qui ci interessano, la disciplina di cui all'art. 7 della L. 555/1912, che così recita: “[…] il cittadino italiano nato e residente in uno Stato estero, dal quale sia ritenuto proprio cittadino per nascita, conserva la cittadinanza italiana, ma, divenuto maggiorenne o emancipato, può rinunziarvi”.
Tale disposizione, nell'enunciare la deroga al principio dell'unicità della cittadinanza previsto dall'art. 1 della medesima legge, stabilisce che il figlio naturale di un cittadino italiano residente all'estero non perde la cittadinanza italiana per il solo fatto che lo Stato in cui esso è nato gli abbia attribuito (iure soli) la propria cittadinanza. Con la conseguenza per la quale il cittadino straniero può cumulare in capo a sé la doppia cittadinanza, quella del Paese straniero in cui è nato (cittadinanza iure soli) e quella italiana (cittadinanza iure sanguinis). In tal senso, si è orientata anche la giurisprudenza più recente (S.C. di Cassazione, SS.UU., sentenze nn. 25317/2022 e 12894/2023).
2.2. La continuità nella trasmissione dello status civitatis.
Il secondo presupposto che deve sussistere, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1 e 7 L.
555/1912 e 9 comma 1, lett. a L. 1991/1992, ai fini del riconoscimento dello status per cui è causa, è quello (negativo) dell'assenza di cause interruttive nella trasmissione dello status civitatis da parte dell'avo e dei suoi discendenti.
Nel caso di specie, i ricorrenti hanno, in primo luogo, provato che l'avo non si è mai naturalizzato e che dunque abbia trasmesso lo status di cittadino italiano ai suoi discendenti. (cfr. certificato negativo di naturalizzazione, doc. n. 65 indice del fascicolo di parte ricorrente). In secondo luogo, è emerso per tabulas che il primo nato in [...] ha acquisito la cittadinanza brasiliana non sulla base di un proprio atto volontario, ma del mero fatto storico di essere nati in
Brasile (ius soli).
In terzo luogo, non è emerso che gli ascendenti dei ricorrenti abbiano rinunciato alla cittadinanza italiana.
Alla luce di quanto precede, deve ritenersi sussistente il requisito della continuità della trasmissione dello status civitatis in favore dei ricorrenti.
3. Conclusioni.
Alla luce di tutto quanto precede, il Tribunale, in accoglimento del ricorso, accerta e dichiara il diritto della ricorrente al riconoscimento in suo favore dello status di cittadino italiano.
L'istanza del ricorrenti - avente a oggetto la richiesta di trascrizione presso il registro dello stato civile del presente provvedimento ex art. 24, comma 1, lett. e), D.P.R. 396/2000 deve essere accolta, stante l'art. 12, comma 11, del predetto articolo che così recita: “la trascrizione può essere domandata da chiunque vi ha interesse […] o dalla pubblica autorità”.
Per tale ragione, s'impone l'ordine, ex art. 10 D.P.R. 396/2000, al e, per esso, Controparte_3 all'Ufficiale dello stato civile competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza delle persone indicate, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti.
Dispone che il cancelliere, ex art. 14 D.P.R. 396/2000, trasmetta, senza indugio, all'ufficiale dello stato civile competente il presente provvedimento.
Benché l'omessa costituzione in giudizio della parte resistente soccombente non la esonererebbe
(Cass. civ., n. 5842/2015), per ciò stesso, dalla condanna alla rifusione delle spese di lite, ritiene il
Tribunale di dichiararle irripetibili. Nel caso di specie, infatti, l'elevato numero di domande pervenute alla P.A. in sede amministrativa - circostanza quest'ultima che fonda l'interesse ad agire del ricorrente- le impedisce di fatto di procedere alla conclusione tempestiva dei relativi procedimenti amministrativi.
P.Q.M.
Il Tribunale Ordinario di L'Aquila, Sezione specializzata in materia d'immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'UE, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla causa civile iscritta al R.G. n. 2163/2023 e vertente tra le parti emarginate in epigrafe, così provvede:
▪ dichiara la contumacia del;
Controparte_3
▪ in accoglimento del ricorso, accerta e dichiara il diritto di , Parte_1 Parte_2
, , ,
[...] Parte_3 Parte_4 Parte_5 Parte_6 Persona_1 , , ,
[...] Parte_8 Persona_2 Persona_3 Parte_9
, , , e
[...] Parte_10 Persona_4 Parte_11 Parte_12
, al riconoscimento in loro favore dello status di cittadini italiani;
[...]
▪ ordina, ex art. 10 D.P.R. 396/2000, al e, per esso, all'Ufficiale dello stato Controparte_3
civile competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza delle persone indicate, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
▪ dispone che il cancelliere, ex art. 14 D.P.R. 396/2000, trasmetta, senza indugio, all'ufficiale dello stato civile competente il presente provvedimento;
▪ dichiara l'irripetibilità delle spese di lite.
L'Aquila, lì 23.4.2024
Il Giudice dott.ssa Maura Manzi
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO DI L'AQUILA
Sezione specializzata in materia d'immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'UE
IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA
* * * * * * * il Giudice, dott.ssa Maura Manzi, all'esito dell'udienza del 22.4.2025, celebrata mediante il deposito di note scritte ai sensi dell'art 127 ter, deposita la seguente
SENTENZA emessa ai sensi degli artt. 281 sexies e 127 ter c.p.c., nella causa civile iscritta al n. 2163 del ruolo generale affari contenziosi dell'anno 2023, discussa, tramite il deposito di note scritte in sostituzione dell'udienza, in data 22.4.2025;
TRA
, nato in [...] il [...], , nata in Parte_1 Parte_2
Brasile il 09/03/1957, , nato in [...] il [...], Parte_3 Parte_4
, nata in [...] il [...], , nato in [...] il [...],
[...] Parte_5 [...]
nata in Brasile il [...], in [...] e unitamente a Parte_6 Parte_7
, nato in [...] il [...], quale esercente la responsabilità genitoriale sul figlio minore
[...]
nato in [...], il [...], , nato in [...] il Persona_1 Parte_8
04/11/1982, in proprio e unitamente a , nata in [...] il Controparte_1
03/09/1982, quale esercente la responsabilità genitoriale sulle figlie minori Persona_2
, nata in [...] il [...] e , nata in [...] il
[...] Persona_3
17/07/2019, , nata in [...] il [...], , nata Parte_9 Parte_10 in Brasile il 18/04/1986, in proprio e unitamente a , nato Controparte_2 in Brasile il 07/07/1983, quale esercente la responsabilità genitoriale sul figlio minore
[...]
, nato in [...] il [...], , nata in Persona_4 Parte_11
Brasile il 31/08/1989, , nata in [...] il [...], elettivamente Parte_12 domiciliati a Roma alla Via Salaria n. 83, rappresentati e difesi dall'avvocato Alessandro Mignacca in virtù di procura alle liti allegata al ricorso
Parte ricorrente
E
, in persona del legale rappresentante pro tempore; Controparte_3
Parte resistente contumace
Ricorso comunicato ex artt. 70, comma 1, n. 3 e 71 c.p.c. al Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica, SEDE, in data 21 dicembre 2023.
OGGETTO: ricorso ex artt. 19 bis D. Lgs. 150/2011 e 281 undecies c.p.c. per il riconoscimento dello status di cittadinanza iure sanguinis
CONCLUSIONI DELLE PARTI
La parte ricorrente concludeva come da nota scritta depositata in sostituzione dell'udienza.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 8.11.2023, i ricorrenti adivano, ai sensi degli artt. 19bis D. Lgs.
150/2011 e 281undecies c.p.c., l'intestato Tribunale nei confronti di al fine di Controparte_3
accertare e dichiarare il diritto al riconoscimento in loro favore dello status di cittadini italiani, con conseguente ordine giudiziale di trascrizione della presente pronuncia presso i registri dello stato civile.
A sostegno della loro domanda, essi hanno allegato (i) di essere discendenti in linea retta di
[...]
(si assume, ai fini che qui ci interessano, il nome risultante dal certificato di nascita di cui al Per_5
doc. n. 20 indice del fascicolo di parte ricorrente), avo cittadino italiano, nato in Italia, a [...]
AS (PE), il 4.4.1894 (ii) che quest'ultimo non si sia mai naturalizzato e che dunque essi hanno diritto ad essere riconosciuti cittadini italiani e, dunque, a trasmettere la cittadinanza italiana ai propri discendenti.
In particolare, i ricorrenti hanno allegato (e asseverato) la loro discendenza in linea retta nei termini di seguito esposti:
▪ da , nasceva, in Brasile, in data 3.5.1919, ; Persona_5 Persona_6
▪ da quest'ultimo, nascevano, in Brasile: , in data 21.11.1949; Persona_7 Persona_8
, in data 15/10/1951; , in data 3.4.1956; , in data
[...] Parte_1 Parte_2
9.3.1957; in data 23.5.1961; Persona_9
▪ da nasceva, in Brasile, in data 4.11.1982, ; Persona_7 Parte_8
▪ da nasceva, in Brasile, in data 11.10.1978, ; Persona_10 Parte_3 ▪ da nascevano, in Brasile: in data 30.4.1982, ed in data 18.4.1986, Parte_1 Parte_6
; Parte_10
▪ da nascevano, in Brasile: in data 13.9.1979 e Parte_2 Parte_4 Pt_5
in data 10.9.1981;
[...]
▪ da , nascevano, in Brasile: in data 1.4.1984 e Persona_9 Parte_9
in data 31.8.1989; Parte_11
▪ da nascevano, in Brasile: in data 3.9.2012 e Parte_8 Persona_2 [...]
in data 17.7.2019; Persona_3
▪ da nasceva, in data 13.9.2015, Parte_6 Persona_1
▪ da nasceva, in data 26.8.2018, ; Parte_10 Persona_4 CP_2
▪ da nasceva, in Brasile, in data 23.10.2000, Parte_4 Parte_12
Benché ritualmente e tempestivamente resi edotti della pendenza del giudizio, il convenuto CP_3
ha ritenuto di non costituirsi in giudizio e pertanto ne deve essere dichiarata in questa sede la contumacia.
Tanto premesso, prima di esaminare il merito della controversia che in questa sede ci occupa, appare utile ricostruire, anche ratione temporis, il quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento.
1. L'ammissibilità della domanda giudiziale.
In via pregiudiziale di rito, occorre vagliare l'ammissibilità della domanda giudiziale in questa sede esperita.
Al riguardo, il diritto di cittadinanza italiana può essere riconosciuto agli interessati unicamente dalle
Autorità amministrative competenti e segnatamente: i) per i residenti all'estero, è necessario il provvedimento dell'autorità consolare del luogo di residenza dell'interessato ex art. 9 D.P.R n.
200/1967; ii) per i residenti in Italia, è necessaria l'attestazione del sindaco del comune italiano di residenza;
iii) per il cittadino straniero che sia divenuto coniuge del cittadino italiano, occorre il decreto del ex art. 7 L. 91/1992. Controparte_3
Consegue che, quando il bene della vita deve e può essere ottenuto per il tramite dell'attività della
P.A., il ricorso presentato direttamente dall'interessato all'A.G. è inammissibile per carenza dell'interesse ad agire. In tale momento, ossia prima che la P.A. eserciti i propri poteri, infatti, il diritto soggettivo alla cittadinanza non risulta né contestato, né negato e quindi non v'è prova della necessarietà dell'intervento del giudice.
Fermo quanto precede, deve però essere notato che ove la P.A., chiamata per tal via a svolgere attività vincolata incidente su diritti soggettivi, rimanga inerte per un tempo irragionevole, allora l'interessato può impugnare il silenzio della stessa dinanzi al G.O., dolendosi dell'inadempimento dell'obbligo di provvedere, cui fa da contraltare il diritto soggettivo al riconoscimento dello status civitatis. In altre parole, il decorso di un termine ragionevole senza che la P.A. abbia provveduto in ordine all'istanza presentata dal privato fa sorgere in capo a quest'ultimo l'interesse ad agire in giudizio per l'ottenimento del bene della vita.
Al riguardo, la giurisprudenza ha esaminato il caso delle lunghe liste di attesa dei consolati stranieri
(anche pari a 10-12 anni), cosicché, nella predetta ipotesi, l'esperimento dell'azione giudiziaria è stato ritenuto l'unico strumento di tutela possibile del diritto soggettivo del richiedente (Trib. Roma,
19.12.2019 e 5.12.2014). A tal fine, l'istante è però tenuto a: i) provare di aver già presentato, in una data determinata, ma invano, la domanda al Consolato italiano del luogo di stabile residenza dell'interessato; ii) produrre in giudizio la ricevuta di ritorno o l'e-mail di richiesta di inserimento nella fila di attesa;
iii) provare che, a causa dell'elevato numero di domande che compongono la lista d'attesa del , dovrà attendere diversi anni per veder riconosciuto il proprio diritto Pt_13 all'accertamento della cittadinanza italiana.
Pertanto, ove ricorrano le descritte fattispecie, l'interessato ben può adire direttamente il G.O., anche senza previa presentazione della domanda in sede amministrativa.
Alla luce di quanto precede, ritiene il Tribunale che il ricorso in questa sede proposto sia ammissibile, avendo i ricorrenti fornito la prova degli elementi di cui sopra si è detto (doc. da n. 66 a 77 indice del fascicolo di parte ricorrente).
2. I presupposti sostanziali del diritto del richiedente.
In ottica sostanzialistica, lo status civitatis consiste “nella qualità, attribuita dalla legge, che indica
l'appartenenza di un soggetto a uno Stato” (Cass. civ., SS.UU., n. 25318/2022).
Tale status civitatis, una volta acquisito per discendenza, nascita o naturalizzazione, spiega effetti permanenti per tutta la durata della vita del soggetto, che può perderlo solo su base volontaria, ossia mediante rinuncia espressa o tacita (Cass. civ., n. 22271/2016).
Inoltre, in tema di diritti di cittadinanza italiana, nel sistema delineato dal codice civile del 1865, dalla successiva legge sulla cittadinanza n. 555 del 1912 e dall'attuale l. n. 91 del 1992, la cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario "iure sanguinis", e lo "status" di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente, è imprescrittibile ed è giustiziabile in ogni tempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano;
ne consegue che a chi richieda il riconoscimento della cittadinanza spetta di provare solo il fatto acquisitivo e la linea di trasmissione, mentre incombe alla controparte, che ne abbia fatto eccezione, la prova dell'eventuale fattispecie interruttiva (Cass. civ. Sez. Unite, n. 25317/2022).
I presupposti di diritto sostanziale che connotano lo status in esame sono: a) la discendenza del richiedente in linea retta, in disparte il numero delle generazioni a esso precedenti, da un avo nato in Italia che sia emigrato all'estero; b) la continuità nella trasmissione, senza interruzioni, dello status civitatis dall'avo italiano sino alla generazione del ricorrente.
2.1. La prova della discendenza secondo la L. 555/1912.
Con riferimento al requisito di cui al sub a), la prova di essere discendente, in disparte il numero delle generazioni medio tempore intercorse, da un cittadino italiano emigrato all'estero deve essere fornita mediante la produzione in giudizio degli atti dello Stato civile, dei certificati di nascita e di matrimonio.
Nel caso di specie, la documentazione versata in atti dalla ricorrente (cfr. docc. da n. 1 a n. 65 indice del fascicolo di parte ricorrente) comprova la discendenza degli stessi dall'avo cittadino italiano e dai discendenti di quest'ultimo nei termini di cui sopra si è detto.
Ciò posto, occorre aver riguardo, al fine di individuare la normativa sostanziale applicabile al caso di specie (tra il Cod. civ. del 1865, la L. 555/1912 e la L. 91/1992), alla legge vigente al tempo in cui tale diritto è stato, per la prima volta, trasferito dall'avo italiano al primo discendente in linea retta e quindi alla legge vigente al tempo della nascita di quest'ultimo.
Applicando tali principi al caso di specie, essendo -in qualità di primo discendente Persona_6 dell'avo italiano- nato in [...] in data [...], trova applicazione, ai fini che qui ci interessano, la disciplina di cui all'art. 7 della L. 555/1912, che così recita: “[…] il cittadino italiano nato e residente in uno Stato estero, dal quale sia ritenuto proprio cittadino per nascita, conserva la cittadinanza italiana, ma, divenuto maggiorenne o emancipato, può rinunziarvi”.
Tale disposizione, nell'enunciare la deroga al principio dell'unicità della cittadinanza previsto dall'art. 1 della medesima legge, stabilisce che il figlio naturale di un cittadino italiano residente all'estero non perde la cittadinanza italiana per il solo fatto che lo Stato in cui esso è nato gli abbia attribuito (iure soli) la propria cittadinanza. Con la conseguenza per la quale il cittadino straniero può cumulare in capo a sé la doppia cittadinanza, quella del Paese straniero in cui è nato (cittadinanza iure soli) e quella italiana (cittadinanza iure sanguinis). In tal senso, si è orientata anche la giurisprudenza più recente (S.C. di Cassazione, SS.UU., sentenze nn. 25317/2022 e 12894/2023).
2.2. La continuità nella trasmissione dello status civitatis.
Il secondo presupposto che deve sussistere, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1 e 7 L.
555/1912 e 9 comma 1, lett. a L. 1991/1992, ai fini del riconoscimento dello status per cui è causa, è quello (negativo) dell'assenza di cause interruttive nella trasmissione dello status civitatis da parte dell'avo e dei suoi discendenti.
Nel caso di specie, i ricorrenti hanno, in primo luogo, provato che l'avo non si è mai naturalizzato e che dunque abbia trasmesso lo status di cittadino italiano ai suoi discendenti. (cfr. certificato negativo di naturalizzazione, doc. n. 65 indice del fascicolo di parte ricorrente). In secondo luogo, è emerso per tabulas che il primo nato in [...] ha acquisito la cittadinanza brasiliana non sulla base di un proprio atto volontario, ma del mero fatto storico di essere nati in
Brasile (ius soli).
In terzo luogo, non è emerso che gli ascendenti dei ricorrenti abbiano rinunciato alla cittadinanza italiana.
Alla luce di quanto precede, deve ritenersi sussistente il requisito della continuità della trasmissione dello status civitatis in favore dei ricorrenti.
3. Conclusioni.
Alla luce di tutto quanto precede, il Tribunale, in accoglimento del ricorso, accerta e dichiara il diritto della ricorrente al riconoscimento in suo favore dello status di cittadino italiano.
L'istanza del ricorrenti - avente a oggetto la richiesta di trascrizione presso il registro dello stato civile del presente provvedimento ex art. 24, comma 1, lett. e), D.P.R. 396/2000 deve essere accolta, stante l'art. 12, comma 11, del predetto articolo che così recita: “la trascrizione può essere domandata da chiunque vi ha interesse […] o dalla pubblica autorità”.
Per tale ragione, s'impone l'ordine, ex art. 10 D.P.R. 396/2000, al e, per esso, Controparte_3 all'Ufficiale dello stato civile competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza delle persone indicate, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti.
Dispone che il cancelliere, ex art. 14 D.P.R. 396/2000, trasmetta, senza indugio, all'ufficiale dello stato civile competente il presente provvedimento.
Benché l'omessa costituzione in giudizio della parte resistente soccombente non la esonererebbe
(Cass. civ., n. 5842/2015), per ciò stesso, dalla condanna alla rifusione delle spese di lite, ritiene il
Tribunale di dichiararle irripetibili. Nel caso di specie, infatti, l'elevato numero di domande pervenute alla P.A. in sede amministrativa - circostanza quest'ultima che fonda l'interesse ad agire del ricorrente- le impedisce di fatto di procedere alla conclusione tempestiva dei relativi procedimenti amministrativi.
P.Q.M.
Il Tribunale Ordinario di L'Aquila, Sezione specializzata in materia d'immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'UE, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla causa civile iscritta al R.G. n. 2163/2023 e vertente tra le parti emarginate in epigrafe, così provvede:
▪ dichiara la contumacia del;
Controparte_3
▪ in accoglimento del ricorso, accerta e dichiara il diritto di , Parte_1 Parte_2
, , ,
[...] Parte_3 Parte_4 Parte_5 Parte_6 Persona_1 , , ,
[...] Parte_8 Persona_2 Persona_3 Parte_9
, , , e
[...] Parte_10 Persona_4 Parte_11 Parte_12
, al riconoscimento in loro favore dello status di cittadini italiani;
[...]
▪ ordina, ex art. 10 D.P.R. 396/2000, al e, per esso, all'Ufficiale dello stato Controparte_3
civile competente, di procedere alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza delle persone indicate, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
▪ dispone che il cancelliere, ex art. 14 D.P.R. 396/2000, trasmetta, senza indugio, all'ufficiale dello stato civile competente il presente provvedimento;
▪ dichiara l'irripetibilità delle spese di lite.
L'Aquila, lì 23.4.2024
Il Giudice dott.ssa Maura Manzi