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Sentenza 7 ottobre 2025
Sentenza 7 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Catania, sentenza 07/10/2025, n. 3588 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Catania |
| Numero : | 3588 |
| Data del deposito : | 7 ottobre 2025 |
Testo completo
R E P U B B L I C A I T A L I A N A In nome del Popolo Italiano T R I B U N A L E D I C A T A N I A Sezione Lavoro
Il giudice del lavoro del Tribunale di Catania dott.ssa LA EN, a seguito dell'udienza del 7 ottobre 2025, trattata secondo le modalità di cui all'art. 127 ter c.p.c., ha emesso la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al n. R.G. 3418/2024 promossa da
rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe Zanghì, giusta procura Parte_1 in atti;
-ricorrente- contro
in persona del legale rappresentante pro tempore, ONroparte_1 rappresentato e difeso dall'avvocato Rosa Pino, giusta procura in atti;
-resistente- contro
, in persona del legale ONroparte_2 rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Maria Rosaria Battiato, giusta procura generale alle liti in atti;
-resistente-
Avente ad oggetto: retribuzione e risarcimento danni.
Conclusioni: sostituita l'udienza di discussione del 7 ottobre 2025 dal deposito di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni ai sensi dell'articolo 127-ter c.p.c., i procuratori della parte ON ricorrente e di concludevano come da note depositate nel termine assegnato.
In fatto e in diritto
1. Con ricorso depositato in data 2 aprile 2024, il ricorrente in epigrafe indicato premetteva che con ricorso iscritto al n. 9132/2011 R.G. di questo stesso Tribunale aveva chiesto, unitamente ad altri consorti, la
1 conversione dei contratti a tempo determinato stipulati con in contratto a tempo CP_1 indeterminato e che, con sentenza n. 5119/2017 del 12.12.2017 il giudice del lavoro adito aveva dichiarato la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato tra le parti e condannato la a CP_1 ripristinare il rapporto e a pagare l'indennità risarcitoria ex art. 32 l. n. 183/2010, “nella misura: … quanto
a di 7 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto … con rivalutazione Parte_1 monetaria ed interessi come per legge, nonché ad erogare ai ricorrenti, ad eccezione di Persona_1 le retribuzioni maturande a far data dalla sentenza e fino alla effettiva riammissione in servizio, con rivalutazione monetaria ed interessi come per legge.”, oltre che “… al pagamento delle spese processuali
…”.
Aggiungeva che, non avendo la società convenuta eseguito la superiore pronuncia, avverso la quale anzi aveva interposto gravame, con sentenza n. 641/2020 del 19.10.2020, notificata alla controparte datoriale in data 23.12.2020 e passata in giudicato, come da attestazione di cancelleria apposta in calce alla medesima, la Corte di Appello di Catania aveva confermato integralmente la sentenza di primo grado per quanto riguardava la sua posizione e che, nelle more, unitamente ai propri consorti, con lettere del
28.01.2019 e del 26.02.2019 aveva richiesto di avviare trattative individuali, per poi tornare a diffidare nuovamente la all'esecuzione della sentenza, riscontrata l'inutilità di qualsiasi sforzo teso ad CP_1 addivenire ad un bonario componimento, con lettera del 20.01.2021.
Lamentava che con p.e.c. del 23.02.2021 la aveva invitato per la ripresa del rapporto di lavoro CP_1
i colleghi suoi consorti, escludendo lui, nel frattempo in quiescenza;
per cui, con p.e.c. del 17.12.2022 ON aveva dovuto richiedere nuovamente a e retribuzioni sino alla riassunzione e all' il correlativo CP_2 accredito contributivo.
Sottolineava, inoltre, che il ripristino di diritto del rapporto di lavoro lo legittimava a richiedere dalla data di pronuncia della sentenza e fino alla ricostituzione del rapporto di lavoro tutte le retribuzioni, tutti gli accrediti contributivi e il conseguente danno pensionistico derivante dalla inottemperanza alla sentenza citata;
che il rapporto di lavoro ricostituito a mezzo della sentenza n. 5119/2017 era stato via via disciplinato dai contratti collettivi succedutisi nel tempo, come richiamati in ricorso;
che la retribuzione dovutagli dal 12.12.2017 sino alla definitiva riammissione in servizio era quella calcolata secondo i parametri indicati in ricorso;
che gli competeva pertanto il trattamento retributivo sulla base dei minimi contrattuali ricostruiti in ricorso;
che oltre al trattamento retributivo gli competeva anche il risarcimento del danno conseguente alla mancata costituzione della posizione previdenziale, risarcibile in forma specifica, da parte di tenuta altresì al versamento dei contributi previdenziali dovuti a CP_1 decorrere dal 12.12.2017 o, in subordine, alla costituzione di una rendita ex art. 13 l.1338/1962.
Concludeva, quindi chiedendo: “1) Ritenere e dichiarare in esecuzione del giudicato CP_1 costituito dalla sentenza 5119/2017 del Tribunale di Catania come confermata dalla sentenza 641/2020
2 della Corte di Appello di Catania è obbligata a pagare al ricorrente tutte le retribuzioni maturate e non percepite dal 12.12.2017 al 31.07.2020 quantificate nella somma di € 84.811,00 e in subordine nella somma di € 81.311,36, oltre rateo T.F.R. maturato pari ad € 6.023,06 ovvero quell'altra maggiore o minore misura che sarà ritenuta giusta ed equa, e in ragione della disponenda CTU, e in ogni caso con interessi legali di mora ex art. 1284 4° comma cpc e rivalutazione monetaria sino al soddisfo. Per l'effetto condannare al relativo pagamento. 2) Ritenere e dichiarare responsabile per il CP_1 CP_1 danno pensionistico conseguente al mancato accredito dei contributi e condannare al CP_2 CP_1 versamento della relativa contribuzione dal 12.12.2017 e sino al 31.07.2020, e, in subordine, alla costituzione della rendita di cui all'art. 13 L. 1338/1962, e, in via ulteriormente gradata, ogni caso condannare a risarcire il ricorrente per la diminuzione del trattamento pensionistico, con CP_1 pronuncia anche generica, rimettendone la liquidazione a diverso giudizio. 3) A sensi e per gli effetti dell'art. 423 c.p.c. condannare a pagare al ricorrente le somme di cui R.F.I. non contesterà CP_1 la dovutezza, e in ogni caso una somma – a titolo provvisorio ex art. 423 2° comma c.p.c.– non inferiore ad € 50.000,00. 4) In via istruttoria ammettere C.T.U. con mandato al nominando Consulente di accertare
e quantificare le retribuzioni complete degli elementi accessori come in premessa descritti, spettanti al ricorrente dal 12.12.2017 al 31.07.2020, nonché quantificare il danno pensionistico conseguente al mancato accredito dei contributi. 5) Condannare al pagamento di spese e compensi di lite CP_1 da corrispondersi in distrazione in favore del sottoscritto procuratore che dichiara di avere anticipato le prime e non riscosso i secondi.”.
1.2. Con memoria difensiva, depositata in data 28 maggio 2024, si costituiva tempestivamente in giudizio la la quale, evidenziando la genericità della sentenza di condanna ottenuta dal CP_1 ricorrente, chiedeva: “In via principale 1) Rigettare l'interposto ricorso in quanto palesemente infondato in fatto e in diritto;
2) Accogliere l'eccezione di aliunde perceptum;
3) Accogliere
l'eccezione di prescrizione ex L.335/1995 4) Condannare il ricorrente alle spese, competenze ed onorari di giudizio. 5) In via istruttoria disporre ctu contabile al fine di quantificare quanto eventualmente dovuto al ricorrente a titolo di risarcimento del danno riferito alle retribuzioni base per il periodo 15.12.2017/30.07.2020 con la detrazione dell'aliunde perceptum ivi compresa anche
l'indennità di disoccupazione.”.
1.3. Con memoria difensiva, depositata in data 21 maggio 2024, si costituiva in giudizio anche l' , il quale chiedeva “… dichiarare l'incompetenza per territorio a favore del Tribunale di CP_2
Reggio Calabria;
in subordine tenendo, comunque, conto, in relazione all'eventuale contribuzione omessa da parte del datore di lavoro, dell'intervenuta prescrizione della contribuzione, medio tempore maturatasi, e conseguentemente condannare la società resistente al versamento, in favore
3 dell' dei contributi dovuti in forza dell'accertando rapporto di lavoro e dell'inquadramento CP_2 riconosciuto, unitamente alle sanzioni di legge, se previste, entro i limiti della prescrizione;
in estremo subordine, accertata nel caso di specie la sussistenza dei requisiti e l'applicabilità della disciplina della rendita vitalizia, condannare il datore di lavoro a corrispondere all la somma CP_2 dovuta per la costituzione della rendita vitalizia di cui alla l. 1338/62 art. 13 oltre accessori di legge al soddisfo. Spese, competenze ed onorari di causa come per legge.”.
1.4. La causa è stata istruita mediante produzione documentale e CTU contabile.
Sostituita l'udienza di discussione del 7 ottobre 2025 dalle note di cui all'articolo 127-ter c.p.c., la causa è stata trattenuta in decisione ed infine definita nei termini che seguono.
***
2. Oggetto del contendere nel presente giudizio è la quantificazione del diritto (già definitivamente riconosciuto) del ricorrente alla liquidazione delle retribuzioni maturate dal 12.12.2017, data di emissione della sentenza n. 5119/2017 che ha convertito il contratto di lavoro intercorso tra le parti da t.d. a t.i,, al 31.07.2020, data di raggiungimento dell'età pensionabile da parte del lavoratore e, per lo stesso periodo, del diritto all'accredito contributivo corrispondente alle retribuzioni in tal CP_2 modo determinate.
Ebbene, il ricorso appare fondato e va pertanto accolto per quanto di ragione.
Con la citata sentenza n. 5119/2017 del 12.12.2017 il Tribunale di Catania, sezione lavoro, ha statuito
- per quel che qui immediatamente rileva - quanto segue: “… In accoglimento del ricorso dichiara la nullità della clausola di apposizione del termine apposta ai contratti stipulati dalla società resistente: con il 29.06.1998; …. Per l'effetto dichiara la sussistenza di un rapporto di Parte_1 lavoro a tempo indeterminato a decorrere per ciascuno dei ricorrenti dalle date sopra indicate ed il conseguente diritto dei ricorrenti di riprendere l'attività lavorativa. …. Condanna la società resistente al pagamento dell'indennità prevista dall'art. 32 L. 183/2010 nella misura: … quanto a di 7 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto …, nonché ad erogare ai Parte_1 ricorrenti, ad eccezione di le retribuzioni maturande a far data dalla sentenza e Persona_1 fino alla effettiva riammissione in servizio, con rivalutazione monetaria ed interessi come per legge…” (cfr. sentenza allegata al ricorso).
Con la successiva sentenza n. 641/2020 del 19.10.2020 la Corte di Appello di Catania, sezione lavoro, ha statuito - sempre per quel che qui rileva - quanto segue: “… accoglie parzialmente l'appello principale e quello incidentale e, per l'effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, che per il resto conferma, dichiara la nullità della clausola di apposizione del termine apposta ai contratti stipulati dalla società resistente con (nato nel 1954) e …”. CP_3 Parte_2
4 Come sopra precisato, la predetta sentenza della Corte di Appello di Catania è passata in giudicato
(cfr. sentenza allegata al ricorso).
Stante quanto sopra, e a prescindere dall'individuazione (che in questa sede non rileva) di un diverso contratto di cui è dichiarata la nullità della clausola di apposizione del termine per due dei colleghi del ricorrente, deve dunque reputarsi coperta dal giudicato anche la statuizione della sentenza n.
5119/2017 del Tribunale di Catania di condanna della società resistente “….ad erogare ai ricorrenti
[ivi compreso , ad eccezione di le retribuzioni maturande a Parte_1 Persona_1 far data dalla sentenza e fino alla effettiva riammissione in servizio, con rivalutazione monetaria ed interessi come per legge”.
Ciò posto, nel presente giudizio, quindi, si dovrà procedere all'esatta quantificazione di tali retribuzioni dovute “…a far data dalla sentenza”, n. 5119/2017 del Tribunale di Catania di condanna generica.
Come evidenziato dalla Suprema Corte, “In tema di rapporti di durata l'autorità della cosa giudicata ha come suo presupposto il principio "rebus sic stantibus" che comporta che la statuizione può essere modificata sulla base di fatti sopravvenuti alla sua formazione. Ne consegue che, passata in giudicato una sentenza di condanna generica pronunciata anche con riguardo al futuro, gli effetti relativi al tempo precedente la decisione non potranno più venire meno o essere modificati, mentre dei fatti in essa non considerati potrà tenersi conto in sede di successiva determinazione quantitativa del debito.
(Nella fattispecie si era avuta una sentenza - emessa ai sensi dell'art.18 della legge n.300 del 1970 - di condanna generica del datore di lavoro al pagamento di retribuzioni per un periodo in parte precedente ad essa e in parte successivo;
la S.C. - cassando sul punto la sentenza di merito - ha ritenuto che ai fini della liquidazione del debito si sarebbe dovuto tenere conto dell'eccepita sopravvenuta cessazione dell'attività d'impresa, onde limitare il debito fino alla data della cessazione” (cfr. C. Cass. 12554/1998; cfr. altresì C. Cass. 22735/2013 e C. Cass. 27787/2021).
Al riguardo, la Corte di Cassazione ha altresì evidenziato che “L'accertamento contenuto nella sentenza, passata in giudicato, di un fatto idoneo a produrre determinati effetti destinati a durare nel tempo, pur non contenendo propriamente l'accertamento di un diritto stipite comprendente i singoli diritti nascenti dal perdurare di quegli effetti, si estende tuttavia all'esistenza di tutti gli elementi voluti dalla legge per la configurazione del rapporto, e la portata vincolante della decisione riguardo
a tali elementi continua ad esplicare i suoi effetti sul relativo rapporto di durata a situazione normativa e fattuale immutata. Ne consegue che la situazione già accertata nel precedente giudizio non può formare oggetto di valutazione diversa, ove permangano immutati gli elementi di fatto e di diritto preesistenti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, preso atto di una
5 precedente pronuncia tra le medesime parti, con la quale veniva riconosciuto il diritto del lavoratore all'inquadramento nella qualifica dirigenziale e alle differenze retributive, e veniva altresì pronunciata condanna generica al pagamento delle predette differenze, aveva computato, nel giudizio di quantificazione delle somme, anche il periodo successivo all'accertamento giudiziale della superiore qualifica, non essendo stato dedotto alcun mutamento della situazione oggetto di accertamento e del relativo rapporto)” (cfr. C. Cass. 7577/2003 e C. Cass. 7411/2004).
Ora, a fronte della espressa e incondizionata statuizione di condanna generica al pagamento delle
“retribuzioni maturande a far data dalla sentenza e fino alla effettiva riammissione in servizio” contenuta nella sentenza n. 5119/2017 del Tribunale di Catania, con efficacia sul punto di giudicato, al fine di quantificare le somme effettivamente spettanti al ricorrente è stata disposta consulenza tecnico-contabile; in particolare, è stato conferito al nominato consulente tecnico d'ufficio l'incarico di “… accertare, sulla base della documentazione prodotta e di quella ritenuta necessaria dal consulente e di cui si autorizza sin d'ora l'acquisizione, le somme in ipotesi spettanti a parte ricorrente a titolo di retribuzioni maturate per il periodo dal 12.12.2017 al 31.8.2020 sulla base di quanto statuito nella sentenza n. 5119/2017 del Tribunale di Catania (come confermata in parte qua dalla sentenza n. 641/2020 emessa dalla Corte di Appello di Catania, sezione lavoro), detratto quanto eventualmente percepito nel medesimo periodo per lo svolgimento di altra attività lavorativa” (cfr. ordinanza dell'8.10.2024).
All'esito dell'espletata consulenza tecnico contabile, si è quindi acclarato, secondo calcoli corretti -
e in quanto tali condivisi da questo giudicante, oltreché non specificamente contestati dalle parti - che il ricorrente risulta creditore per le superiori causali (differenze retributive, Parte_1 comprensive di mensilità aggiuntive, per il periodo corrente dalla pronuncia della sentenza n.
5119/2017 resa in data 12.12.2017 fino al raggiungimento dell'età pensionabile da parte del ricorrente in data 31.07.2020), nei confronti di della complessiva somma di € 74.547,73 (cfr. CTU CP_1 depositata in data 29.01.2025).
Come precisato dal CTU nominato, peraltro, “… così come emerge dall'estratto conto contributivo agli atti, aggiornato al 28/02/2021, nel suindicato periodo, il sig. non ha svolto altra Pt_1 attività lavorativa non percependo dunque ulteriori retribuzioni”, sicché alcun importo può essere detratto a titolo di aliunde perceptum (cfr. CTU in atti, cit., ed estratto conto previdenziale del
28.02.2021 ivi allegato).
Alla stregua di quanto precede, pertanto, la resistente deve essere condannata al CP_1 pagamento in favore di parte ricorrente, per le predette causali, dell'importo complessivo di €
6 74.547,73, con rivalutazione monetaria ed interessi come per legge (come statuito nella citata sentenza n. 5119/2017 del Tribunale di Catania).
Per quel che concerne, poi, l'ulteriore richiesta del correlativo accredito contributivo, non essendo ancora maturata la prescrizione quinquennale ex lege n. 335/1995 dei contributi corrispondentemente dovuti, a fronte di retribuzioni decorrenti dal 12.12.2017 - e ciò per effetto, ancor prima che del deposito e della notifica del ricorso introduttivo del presente giudizio, della p.e.c. di diffida e di messa in mora a e inviata da parte ricorrente in data 17.12.2022 (cfr. allegato 9 al ricorso), CP_1 CP_2 che, ad eccezione solamente di 5 giorni antecedenti al 17.12.2017, per i quali comunque opererebbe l'intervento dei notori periodi sospensivi emergenziali del decorso della prescrizione in parola in quanto la normativa che li ha specificamente previsti era medio tempore pienamente vigente, ha fatto salvo il periodo in questione - la resistente va altresì condannata al versamento all' CP_1 CP_2 dei detti corrispondenti contributi previdenziali omessi da parte datoriale, oltre accessori.
Dalla superiore statuizione di condanna, infine, discende l'assorbimento della domanda subordinata volta “…alla costituzione della rendita di cui all'art. 13 L. 1338/1962”, nonché il rigetto dell'ulteriore domanda attorea volta a “…in ogni caso condannare a risarcire il ricorrente per la CP_1 diminuzione del trattamento pensionistico, con pronuncia anche generica, rimettendone la liquidazione a diverso giudizio”, in difetto di allegazione e prova di ulteriori danni non ristorati dalla condanna di al versamento dei contributi previdenziali omessi per l'intero periodo oggetto CP_1 di causa (id est: dal 12.12.2017 al 31.07.2020).
3. Le spese di lite, che vanno compensate per un quarto in ragione dell'esito della lite, seguono nel resto la soccombenza ex art. 91 c.p.c. e, liquidate come in dispositivo ai sensi del d.m. n. 55/2014 come modificato dal d.m. n. 147/2022, vanno poste a carico di e distratte ex art. 93 c.p.c. CP_1 in favore del procuratore di parte ricorrente dichiaratosi antistatario.
Le spese di lite possono invece compensarsi nei riguardi dell' , stante la sua ONroparte_4 estraneità al merito della controversia e la posizione processuale rivestita nel presente procedimento.
Le spese di C.T.U., liquidate come da separato decreto, seguono parimenti la soccombenza ex art. 91
c.p.c. in via definitiva restando a carico di CP_1
P.Q.M.
Il Tribunale di Catania, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando nella causa in epigrafe indicata, disattesa ogni ulteriore domanda, eccezione e difesa, così statuisce: condanna per le causali di cui in motivazione, al pagamento ONroparte_1 CP_1 in favore di parte ricorrente della complessiva somma di € 74.547,73, oltre rivalutazione monetaria
7 ed interessi come per legge, nonché a versare all' i relativi contributi previdenziali omessi oltre CP_2 accessori come per legge;
rigetta nel resto il ricorso;
dichiara compensate per un quarto le spese di lite che nel resto pone a carico di
[...]
e liquida in favore di parte ricorrente in complessivi € 5.0002,50 per compensi, ONroparte_1 oltre IVA, CPA e spese forfettarie al 15%, come per legge, disponendone la distrazione in favore del procuratore dichiaratosi anticipatario;
compensa le spese di lite nei confronti dell'Ente previdenziale;
pone le spese di C.T.U., liquidate come da separato decreto, definitivamente a carico di CP_1
Catania 7 ottobre 2025
Il Giudice del Lavoro
Dott.ssa LA EN
8
Il giudice del lavoro del Tribunale di Catania dott.ssa LA EN, a seguito dell'udienza del 7 ottobre 2025, trattata secondo le modalità di cui all'art. 127 ter c.p.c., ha emesso la seguente
SENTENZA nella causa iscritta al n. R.G. 3418/2024 promossa da
rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe Zanghì, giusta procura Parte_1 in atti;
-ricorrente- contro
in persona del legale rappresentante pro tempore, ONroparte_1 rappresentato e difeso dall'avvocato Rosa Pino, giusta procura in atti;
-resistente- contro
, in persona del legale ONroparte_2 rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Maria Rosaria Battiato, giusta procura generale alle liti in atti;
-resistente-
Avente ad oggetto: retribuzione e risarcimento danni.
Conclusioni: sostituita l'udienza di discussione del 7 ottobre 2025 dal deposito di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni ai sensi dell'articolo 127-ter c.p.c., i procuratori della parte ON ricorrente e di concludevano come da note depositate nel termine assegnato.
In fatto e in diritto
1. Con ricorso depositato in data 2 aprile 2024, il ricorrente in epigrafe indicato premetteva che con ricorso iscritto al n. 9132/2011 R.G. di questo stesso Tribunale aveva chiesto, unitamente ad altri consorti, la
1 conversione dei contratti a tempo determinato stipulati con in contratto a tempo CP_1 indeterminato e che, con sentenza n. 5119/2017 del 12.12.2017 il giudice del lavoro adito aveva dichiarato la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato tra le parti e condannato la a CP_1 ripristinare il rapporto e a pagare l'indennità risarcitoria ex art. 32 l. n. 183/2010, “nella misura: … quanto
a di 7 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto … con rivalutazione Parte_1 monetaria ed interessi come per legge, nonché ad erogare ai ricorrenti, ad eccezione di Persona_1 le retribuzioni maturande a far data dalla sentenza e fino alla effettiva riammissione in servizio, con rivalutazione monetaria ed interessi come per legge.”, oltre che “… al pagamento delle spese processuali
…”.
Aggiungeva che, non avendo la società convenuta eseguito la superiore pronuncia, avverso la quale anzi aveva interposto gravame, con sentenza n. 641/2020 del 19.10.2020, notificata alla controparte datoriale in data 23.12.2020 e passata in giudicato, come da attestazione di cancelleria apposta in calce alla medesima, la Corte di Appello di Catania aveva confermato integralmente la sentenza di primo grado per quanto riguardava la sua posizione e che, nelle more, unitamente ai propri consorti, con lettere del
28.01.2019 e del 26.02.2019 aveva richiesto di avviare trattative individuali, per poi tornare a diffidare nuovamente la all'esecuzione della sentenza, riscontrata l'inutilità di qualsiasi sforzo teso ad CP_1 addivenire ad un bonario componimento, con lettera del 20.01.2021.
Lamentava che con p.e.c. del 23.02.2021 la aveva invitato per la ripresa del rapporto di lavoro CP_1
i colleghi suoi consorti, escludendo lui, nel frattempo in quiescenza;
per cui, con p.e.c. del 17.12.2022 ON aveva dovuto richiedere nuovamente a e retribuzioni sino alla riassunzione e all' il correlativo CP_2 accredito contributivo.
Sottolineava, inoltre, che il ripristino di diritto del rapporto di lavoro lo legittimava a richiedere dalla data di pronuncia della sentenza e fino alla ricostituzione del rapporto di lavoro tutte le retribuzioni, tutti gli accrediti contributivi e il conseguente danno pensionistico derivante dalla inottemperanza alla sentenza citata;
che il rapporto di lavoro ricostituito a mezzo della sentenza n. 5119/2017 era stato via via disciplinato dai contratti collettivi succedutisi nel tempo, come richiamati in ricorso;
che la retribuzione dovutagli dal 12.12.2017 sino alla definitiva riammissione in servizio era quella calcolata secondo i parametri indicati in ricorso;
che gli competeva pertanto il trattamento retributivo sulla base dei minimi contrattuali ricostruiti in ricorso;
che oltre al trattamento retributivo gli competeva anche il risarcimento del danno conseguente alla mancata costituzione della posizione previdenziale, risarcibile in forma specifica, da parte di tenuta altresì al versamento dei contributi previdenziali dovuti a CP_1 decorrere dal 12.12.2017 o, in subordine, alla costituzione di una rendita ex art. 13 l.1338/1962.
Concludeva, quindi chiedendo: “1) Ritenere e dichiarare in esecuzione del giudicato CP_1 costituito dalla sentenza 5119/2017 del Tribunale di Catania come confermata dalla sentenza 641/2020
2 della Corte di Appello di Catania è obbligata a pagare al ricorrente tutte le retribuzioni maturate e non percepite dal 12.12.2017 al 31.07.2020 quantificate nella somma di € 84.811,00 e in subordine nella somma di € 81.311,36, oltre rateo T.F.R. maturato pari ad € 6.023,06 ovvero quell'altra maggiore o minore misura che sarà ritenuta giusta ed equa, e in ragione della disponenda CTU, e in ogni caso con interessi legali di mora ex art. 1284 4° comma cpc e rivalutazione monetaria sino al soddisfo. Per l'effetto condannare al relativo pagamento. 2) Ritenere e dichiarare responsabile per il CP_1 CP_1 danno pensionistico conseguente al mancato accredito dei contributi e condannare al CP_2 CP_1 versamento della relativa contribuzione dal 12.12.2017 e sino al 31.07.2020, e, in subordine, alla costituzione della rendita di cui all'art. 13 L. 1338/1962, e, in via ulteriormente gradata, ogni caso condannare a risarcire il ricorrente per la diminuzione del trattamento pensionistico, con CP_1 pronuncia anche generica, rimettendone la liquidazione a diverso giudizio. 3) A sensi e per gli effetti dell'art. 423 c.p.c. condannare a pagare al ricorrente le somme di cui R.F.I. non contesterà CP_1 la dovutezza, e in ogni caso una somma – a titolo provvisorio ex art. 423 2° comma c.p.c.– non inferiore ad € 50.000,00. 4) In via istruttoria ammettere C.T.U. con mandato al nominando Consulente di accertare
e quantificare le retribuzioni complete degli elementi accessori come in premessa descritti, spettanti al ricorrente dal 12.12.2017 al 31.07.2020, nonché quantificare il danno pensionistico conseguente al mancato accredito dei contributi. 5) Condannare al pagamento di spese e compensi di lite CP_1 da corrispondersi in distrazione in favore del sottoscritto procuratore che dichiara di avere anticipato le prime e non riscosso i secondi.”.
1.2. Con memoria difensiva, depositata in data 28 maggio 2024, si costituiva tempestivamente in giudizio la la quale, evidenziando la genericità della sentenza di condanna ottenuta dal CP_1 ricorrente, chiedeva: “In via principale 1) Rigettare l'interposto ricorso in quanto palesemente infondato in fatto e in diritto;
2) Accogliere l'eccezione di aliunde perceptum;
3) Accogliere
l'eccezione di prescrizione ex L.335/1995 4) Condannare il ricorrente alle spese, competenze ed onorari di giudizio. 5) In via istruttoria disporre ctu contabile al fine di quantificare quanto eventualmente dovuto al ricorrente a titolo di risarcimento del danno riferito alle retribuzioni base per il periodo 15.12.2017/30.07.2020 con la detrazione dell'aliunde perceptum ivi compresa anche
l'indennità di disoccupazione.”.
1.3. Con memoria difensiva, depositata in data 21 maggio 2024, si costituiva in giudizio anche l' , il quale chiedeva “… dichiarare l'incompetenza per territorio a favore del Tribunale di CP_2
Reggio Calabria;
in subordine tenendo, comunque, conto, in relazione all'eventuale contribuzione omessa da parte del datore di lavoro, dell'intervenuta prescrizione della contribuzione, medio tempore maturatasi, e conseguentemente condannare la società resistente al versamento, in favore
3 dell' dei contributi dovuti in forza dell'accertando rapporto di lavoro e dell'inquadramento CP_2 riconosciuto, unitamente alle sanzioni di legge, se previste, entro i limiti della prescrizione;
in estremo subordine, accertata nel caso di specie la sussistenza dei requisiti e l'applicabilità della disciplina della rendita vitalizia, condannare il datore di lavoro a corrispondere all la somma CP_2 dovuta per la costituzione della rendita vitalizia di cui alla l. 1338/62 art. 13 oltre accessori di legge al soddisfo. Spese, competenze ed onorari di causa come per legge.”.
1.4. La causa è stata istruita mediante produzione documentale e CTU contabile.
Sostituita l'udienza di discussione del 7 ottobre 2025 dalle note di cui all'articolo 127-ter c.p.c., la causa è stata trattenuta in decisione ed infine definita nei termini che seguono.
***
2. Oggetto del contendere nel presente giudizio è la quantificazione del diritto (già definitivamente riconosciuto) del ricorrente alla liquidazione delle retribuzioni maturate dal 12.12.2017, data di emissione della sentenza n. 5119/2017 che ha convertito il contratto di lavoro intercorso tra le parti da t.d. a t.i,, al 31.07.2020, data di raggiungimento dell'età pensionabile da parte del lavoratore e, per lo stesso periodo, del diritto all'accredito contributivo corrispondente alle retribuzioni in tal CP_2 modo determinate.
Ebbene, il ricorso appare fondato e va pertanto accolto per quanto di ragione.
Con la citata sentenza n. 5119/2017 del 12.12.2017 il Tribunale di Catania, sezione lavoro, ha statuito
- per quel che qui immediatamente rileva - quanto segue: “… In accoglimento del ricorso dichiara la nullità della clausola di apposizione del termine apposta ai contratti stipulati dalla società resistente: con il 29.06.1998; …. Per l'effetto dichiara la sussistenza di un rapporto di Parte_1 lavoro a tempo indeterminato a decorrere per ciascuno dei ricorrenti dalle date sopra indicate ed il conseguente diritto dei ricorrenti di riprendere l'attività lavorativa. …. Condanna la società resistente al pagamento dell'indennità prevista dall'art. 32 L. 183/2010 nella misura: … quanto a di 7 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto …, nonché ad erogare ai Parte_1 ricorrenti, ad eccezione di le retribuzioni maturande a far data dalla sentenza e Persona_1 fino alla effettiva riammissione in servizio, con rivalutazione monetaria ed interessi come per legge…” (cfr. sentenza allegata al ricorso).
Con la successiva sentenza n. 641/2020 del 19.10.2020 la Corte di Appello di Catania, sezione lavoro, ha statuito - sempre per quel che qui rileva - quanto segue: “… accoglie parzialmente l'appello principale e quello incidentale e, per l'effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, che per il resto conferma, dichiara la nullità della clausola di apposizione del termine apposta ai contratti stipulati dalla società resistente con (nato nel 1954) e …”. CP_3 Parte_2
4 Come sopra precisato, la predetta sentenza della Corte di Appello di Catania è passata in giudicato
(cfr. sentenza allegata al ricorso).
Stante quanto sopra, e a prescindere dall'individuazione (che in questa sede non rileva) di un diverso contratto di cui è dichiarata la nullità della clausola di apposizione del termine per due dei colleghi del ricorrente, deve dunque reputarsi coperta dal giudicato anche la statuizione della sentenza n.
5119/2017 del Tribunale di Catania di condanna della società resistente “….ad erogare ai ricorrenti
[ivi compreso , ad eccezione di le retribuzioni maturande a Parte_1 Persona_1 far data dalla sentenza e fino alla effettiva riammissione in servizio, con rivalutazione monetaria ed interessi come per legge”.
Ciò posto, nel presente giudizio, quindi, si dovrà procedere all'esatta quantificazione di tali retribuzioni dovute “…a far data dalla sentenza”, n. 5119/2017 del Tribunale di Catania di condanna generica.
Come evidenziato dalla Suprema Corte, “In tema di rapporti di durata l'autorità della cosa giudicata ha come suo presupposto il principio "rebus sic stantibus" che comporta che la statuizione può essere modificata sulla base di fatti sopravvenuti alla sua formazione. Ne consegue che, passata in giudicato una sentenza di condanna generica pronunciata anche con riguardo al futuro, gli effetti relativi al tempo precedente la decisione non potranno più venire meno o essere modificati, mentre dei fatti in essa non considerati potrà tenersi conto in sede di successiva determinazione quantitativa del debito.
(Nella fattispecie si era avuta una sentenza - emessa ai sensi dell'art.18 della legge n.300 del 1970 - di condanna generica del datore di lavoro al pagamento di retribuzioni per un periodo in parte precedente ad essa e in parte successivo;
la S.C. - cassando sul punto la sentenza di merito - ha ritenuto che ai fini della liquidazione del debito si sarebbe dovuto tenere conto dell'eccepita sopravvenuta cessazione dell'attività d'impresa, onde limitare il debito fino alla data della cessazione” (cfr. C. Cass. 12554/1998; cfr. altresì C. Cass. 22735/2013 e C. Cass. 27787/2021).
Al riguardo, la Corte di Cassazione ha altresì evidenziato che “L'accertamento contenuto nella sentenza, passata in giudicato, di un fatto idoneo a produrre determinati effetti destinati a durare nel tempo, pur non contenendo propriamente l'accertamento di un diritto stipite comprendente i singoli diritti nascenti dal perdurare di quegli effetti, si estende tuttavia all'esistenza di tutti gli elementi voluti dalla legge per la configurazione del rapporto, e la portata vincolante della decisione riguardo
a tali elementi continua ad esplicare i suoi effetti sul relativo rapporto di durata a situazione normativa e fattuale immutata. Ne consegue che la situazione già accertata nel precedente giudizio non può formare oggetto di valutazione diversa, ove permangano immutati gli elementi di fatto e di diritto preesistenti. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, preso atto di una
5 precedente pronuncia tra le medesime parti, con la quale veniva riconosciuto il diritto del lavoratore all'inquadramento nella qualifica dirigenziale e alle differenze retributive, e veniva altresì pronunciata condanna generica al pagamento delle predette differenze, aveva computato, nel giudizio di quantificazione delle somme, anche il periodo successivo all'accertamento giudiziale della superiore qualifica, non essendo stato dedotto alcun mutamento della situazione oggetto di accertamento e del relativo rapporto)” (cfr. C. Cass. 7577/2003 e C. Cass. 7411/2004).
Ora, a fronte della espressa e incondizionata statuizione di condanna generica al pagamento delle
“retribuzioni maturande a far data dalla sentenza e fino alla effettiva riammissione in servizio” contenuta nella sentenza n. 5119/2017 del Tribunale di Catania, con efficacia sul punto di giudicato, al fine di quantificare le somme effettivamente spettanti al ricorrente è stata disposta consulenza tecnico-contabile; in particolare, è stato conferito al nominato consulente tecnico d'ufficio l'incarico di “… accertare, sulla base della documentazione prodotta e di quella ritenuta necessaria dal consulente e di cui si autorizza sin d'ora l'acquisizione, le somme in ipotesi spettanti a parte ricorrente a titolo di retribuzioni maturate per il periodo dal 12.12.2017 al 31.8.2020 sulla base di quanto statuito nella sentenza n. 5119/2017 del Tribunale di Catania (come confermata in parte qua dalla sentenza n. 641/2020 emessa dalla Corte di Appello di Catania, sezione lavoro), detratto quanto eventualmente percepito nel medesimo periodo per lo svolgimento di altra attività lavorativa” (cfr. ordinanza dell'8.10.2024).
All'esito dell'espletata consulenza tecnico contabile, si è quindi acclarato, secondo calcoli corretti -
e in quanto tali condivisi da questo giudicante, oltreché non specificamente contestati dalle parti - che il ricorrente risulta creditore per le superiori causali (differenze retributive, Parte_1 comprensive di mensilità aggiuntive, per il periodo corrente dalla pronuncia della sentenza n.
5119/2017 resa in data 12.12.2017 fino al raggiungimento dell'età pensionabile da parte del ricorrente in data 31.07.2020), nei confronti di della complessiva somma di € 74.547,73 (cfr. CTU CP_1 depositata in data 29.01.2025).
Come precisato dal CTU nominato, peraltro, “… così come emerge dall'estratto conto contributivo agli atti, aggiornato al 28/02/2021, nel suindicato periodo, il sig. non ha svolto altra Pt_1 attività lavorativa non percependo dunque ulteriori retribuzioni”, sicché alcun importo può essere detratto a titolo di aliunde perceptum (cfr. CTU in atti, cit., ed estratto conto previdenziale del
28.02.2021 ivi allegato).
Alla stregua di quanto precede, pertanto, la resistente deve essere condannata al CP_1 pagamento in favore di parte ricorrente, per le predette causali, dell'importo complessivo di €
6 74.547,73, con rivalutazione monetaria ed interessi come per legge (come statuito nella citata sentenza n. 5119/2017 del Tribunale di Catania).
Per quel che concerne, poi, l'ulteriore richiesta del correlativo accredito contributivo, non essendo ancora maturata la prescrizione quinquennale ex lege n. 335/1995 dei contributi corrispondentemente dovuti, a fronte di retribuzioni decorrenti dal 12.12.2017 - e ciò per effetto, ancor prima che del deposito e della notifica del ricorso introduttivo del presente giudizio, della p.e.c. di diffida e di messa in mora a e inviata da parte ricorrente in data 17.12.2022 (cfr. allegato 9 al ricorso), CP_1 CP_2 che, ad eccezione solamente di 5 giorni antecedenti al 17.12.2017, per i quali comunque opererebbe l'intervento dei notori periodi sospensivi emergenziali del decorso della prescrizione in parola in quanto la normativa che li ha specificamente previsti era medio tempore pienamente vigente, ha fatto salvo il periodo in questione - la resistente va altresì condannata al versamento all' CP_1 CP_2 dei detti corrispondenti contributi previdenziali omessi da parte datoriale, oltre accessori.
Dalla superiore statuizione di condanna, infine, discende l'assorbimento della domanda subordinata volta “…alla costituzione della rendita di cui all'art. 13 L. 1338/1962”, nonché il rigetto dell'ulteriore domanda attorea volta a “…in ogni caso condannare a risarcire il ricorrente per la CP_1 diminuzione del trattamento pensionistico, con pronuncia anche generica, rimettendone la liquidazione a diverso giudizio”, in difetto di allegazione e prova di ulteriori danni non ristorati dalla condanna di al versamento dei contributi previdenziali omessi per l'intero periodo oggetto CP_1 di causa (id est: dal 12.12.2017 al 31.07.2020).
3. Le spese di lite, che vanno compensate per un quarto in ragione dell'esito della lite, seguono nel resto la soccombenza ex art. 91 c.p.c. e, liquidate come in dispositivo ai sensi del d.m. n. 55/2014 come modificato dal d.m. n. 147/2022, vanno poste a carico di e distratte ex art. 93 c.p.c. CP_1 in favore del procuratore di parte ricorrente dichiaratosi antistatario.
Le spese di lite possono invece compensarsi nei riguardi dell' , stante la sua ONroparte_4 estraneità al merito della controversia e la posizione processuale rivestita nel presente procedimento.
Le spese di C.T.U., liquidate come da separato decreto, seguono parimenti la soccombenza ex art. 91
c.p.c. in via definitiva restando a carico di CP_1
P.Q.M.
Il Tribunale di Catania, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando nella causa in epigrafe indicata, disattesa ogni ulteriore domanda, eccezione e difesa, così statuisce: condanna per le causali di cui in motivazione, al pagamento ONroparte_1 CP_1 in favore di parte ricorrente della complessiva somma di € 74.547,73, oltre rivalutazione monetaria
7 ed interessi come per legge, nonché a versare all' i relativi contributi previdenziali omessi oltre CP_2 accessori come per legge;
rigetta nel resto il ricorso;
dichiara compensate per un quarto le spese di lite che nel resto pone a carico di
[...]
e liquida in favore di parte ricorrente in complessivi € 5.0002,50 per compensi, ONroparte_1 oltre IVA, CPA e spese forfettarie al 15%, come per legge, disponendone la distrazione in favore del procuratore dichiaratosi anticipatario;
compensa le spese di lite nei confronti dell'Ente previdenziale;
pone le spese di C.T.U., liquidate come da separato decreto, definitivamente a carico di CP_1
Catania 7 ottobre 2025
Il Giudice del Lavoro
Dott.ssa LA EN
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