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Sentenza 12 dicembre 2025
Sentenza 12 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Oristano, sentenza 12/12/2025, n. 316 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Oristano |
| Numero : | 316 |
| Data del deposito : | 12 dicembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI ORISTANO
SEZIONE CIVILE – LAVORO – PREVIDENZA E ASSISTENZA
Il Tribunale di Oristano in composizione monocratica, nella persona della dott.ssa Consuelo
Mighela, in funzione di giudice del lavoro, ha emesso la seguente
SENTENZA ai sensi dell'art. 429 c.p.c., nella causa iscritta al N. R.L.P.A. 748/2025 promossa da:
, (Cod. Fisc. ), nata a [...] il Parte_1 C.F._1
15.02.1966, rappresentata e difesa dall'avv. Gianfranco Careddu, giusta procura speciale allegata al ricorso, parte ricorrente contro
, in persona del Ministro in carica Controparte_1
pro tempore, C.F. , P.IVA_1
parte resistente - contumace
Oggetto: carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente.
All'udienza del 12/12/2025 la causa è stata decisa in pubblica udienza, mediante sentenza contestualmente motivata, all'esito della discussione sulle seguenti
CONCLUSIONI
Nell'interesse di parte ricorrente: “- accertarsi e dichiararsi il diritto della parte ricorrente ad usufruire del beneficio economico di € 500,00 annui, tramite la “Carta elettronica” per l'aggiornamento e la formazione del personale docente, di cui all'art. 1, comma 121, della Legge n. 107/2015, per gli anni scolastici 2023/2024 – 2024/2025 e conseguentemente condannare il alla corresponsione alla parte Controparte_1 ricorrente dell'importo di € 1000,00, oltre interessi legali dalla maturazione del credito sino al saldo, quale contributo alla formazione professionale della parte ricorrente. Spese e competenze integralmente rifuse, oltre accessori come per legge, somme da distrarre in favore del sottoscritto procuratore che dichiara di essere antistatario”.
1 RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
1. Con ricorso depositato il 10.10.2025, ritualmente notificato, ha Parte_1
convenuto dinnanzi all'intestato Tribunale, in funzione di giudice del lavoro, il
[...]
, esponendo di essere un'insegnante assunta alle dipendenze del Controparte_1
, attualmente in servizio in forza di contratto a tempo Controparte_1 determinato e di avere prestato servizio alle dipendenze del in forza Controparte_1
di plurimi contratti a termine, negli anni scolastici e per i periodi riportati nel ricorso, senza avere mai usufruito dell'erogazione del beneficio economico denominato “Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente” di euro 500,00 annui, che l'art. 1, comma 121 della legge n. 107/2015, il d.P.C.M. del 23 settembre 2015 e il d.P.C.M. del 28 novembre 2016 avevano previsto venisse erogata solamente ai docenti di ruolo assunti a tempo indeterminato.
La parte ricorrente ha lamentato l'illegittimità di tale disparità di trattamento, in quanto priva di qualsiasi giustificazione, dal momento che, durante il periodo di precariato, aveva svolto mansioni identiche rispetto a quelle espletate dal personale di ruolo ed era stata sottoposta ai medesimi obblighi formativi gravanti su tutti gli altri docenti, come previsto dagli artt. 63 e
64 del C.C.N.L. del 29 novembre 2007, che, nel disciplinare gli obblighi di formazione, non effettuavano alcuna distinzione tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato.
La ricorrente ha richiamato, a fondamento del ricorso, la sentenza del Consiglio di Stato n.
1842/2022, che aveva annullato il d.P.C.M. n. 32313 del 2015 per contrarietà dell'esclusione del bonus in questione per il personale assunto a tempo determinato rispetto ai precetti degli artt. 3, 35 e 97 Cost. e degli artt. 29, 63 e 64 del C.C.N.L., nonché l'ordinanza della Corte di
Giustizia dell'Unione Europea del 18 maggio 2022, emessa nella causa C-450/21, che aveva statuito nel senso che la clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell'allegato della direttiva 1999/70/CE del
Consiglio del 28 giugno 1999, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del
[...]
, e non al personale docente a tempo determinato di tale , il beneficio Controparte_1 CP_1 di un vantaggio finanziario dell'importo di euro 500,00 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali.
La parte ricorrente ha, pertanto, concluso domandando che venisse riconosciuto il diritto a
2 usufruire del beneficio economico previsto dalla legge n. 107/2015 in relazione agli anni scolastici in cui ha prestato servizio e, per l'effetto, che il venisse condannato CP_1 all'attribuzione in suo favore della somma di euro 500,00 annui, per un totale di euro 1.000,00 tramite la “Carta elettronica del docente”.
2. Il convenuto, nonostante la rituale notifica del ricorso e del decreto di CP_1 fissazione dell'udienza, non si è costituito in giudizio, rimanendo contumace.
3. La causa, istruita con sole produzioni documentali, viene decisa all'odierna udienza fissata per la discussione.
§§§
4. Il ricorso è fondato, per le ragioni di cui nel prosieguo.
4.1. Quadro normativo e contrattuale di riferimento.
Occorre premettere che l'istituto della c.d. Carta del docente si inserisce nel contesto delle disposizioni di legge e della contrattazione collettiva su cui è fondato il sistema della formazione del personale docente.
Viene in rilievo, innanzitutto, l'art. 282 del d. lgs. 16 aprile 1994, n. 297 (recante il Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione), che, al comma 1, così recita:
“L'aggiornamento è un diritto-dovere fondamentale del personale ispettivo, direttivo e docente.
Esso è inteso come adeguamento delle conoscenze allo sviluppo delle scienze per singole discipline e nelle connessioni interdisciplinari;
come approfondimento della preparazione didattica;
come partecipazione alla ricerca e alla innovazione didattico-pedagogica”.
Nello stesso senso depongono le previsioni del C.C.N.L. di comparto (stante il rinvio alla contrattazione collettiva contenuto nell'art. 2, comma 3 del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165, in materia di pubblico impego c.d. privatizzato), per cui, in particolare, l'art. 63 stabilisce che “la formazione costituisce una leva strategica fondamentale per lo sviluppo professionale del personale, per il necessario sostegno agli obiettivi di cambiamento, per un'efficace politica di sviluppo delle risorse umane”. Lo stesso art. 63 aggiunge che “l'Amministrazione è tenuta a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio” e che tale formazione si realizza “anche attraverso strumenti che consentono l'accesso a percorsi universitari, per favorire l'arricchimento e la mobilità professionale”, precisandosi, al comma
2, l'impegno a realizzare “una formazione dei docenti in servizio organica e collegata ad un impegno di prestazione professionale che contribuisca all'accrescimento delle competenze richieste dal ruolo”.
3 Ancora più efficacemente, il successivo art. 64 del medesimo C.C.N.L. afferma poi che “la partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità”.
Avuto riguardo alle disposizioni testé richiamate, costituisce un approdo innegabile che il diritto - dovere di formazione professionale e aggiornamento riguarda tutto il personale docente, come evidenziato nella sentenza della VII sezione del Consiglio di Stato pubblicata il 16 marzo
2022, n. 1842, citata dalla parte ricorrente, nella quale è stato condivisibilmente sostenuto che, soprattutto in ossequio al principio di buon andamento sancito dall'art. 97 della Costituzione, nella misura in cui la P.A. si serve di personale docente non di ruolo per l'erogazione del servizio scolastico, deve curare la formazione e l'aggiornamento anche di tale personale (e non certo esclusivamente di quello di ruolo) in modo adeguato, al fine di garantire la complessiva qualità dell'insegnamento fornito agli studenti, posto che, se così non fosse, “si manterrebbero nell'insegnamento docenti non aggiornati, né formati”.
Per quanto qui maggiormente interessa, tali considerazioni sono state svolte dai giudici amministrativi proprio al fine di censurare l'interpretazione fornita dal
[...]
, che aveva ritenuto di escludere i ricorrenti, docenti a tempo determinato, dal Controparte_1
novero dei beneficiari della c.d. Carta docente, introdotta nel nostro ordinamento dal legislatore con legge 13 luglio 2015, n. 107 (recante la “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”), che, all'art. 1, comma 121, così recita: “Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell'importo nominale di euro
500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il , a corsi di laurea, di laurea Controparte_2
magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali
e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo,
4 nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124.
La somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile”.
Il successivo comma 122 dello stesso art. 1 demanda a un decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, di concerto con il Controparte_3
e con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, la definizione dei criteri e delle
[...]
modalità di assegnazione e di utilizzo della Carta elettronica di cui al comma precedente.
Inoltre, il comma 124, al primo periodo, stabilisce che “Nell'ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale” e che “Le attività di formazione sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il piano triennale dell'offerta formativa e con i risultati emersi dai piani di miglioramento delle istituzioni scolastiche previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80, sulla base delle priorità nazionali indicate nel Piano nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto del
[...]
, sentite le organizzazioni sindacali Controparte_3 rappresentative di categoria”.
In attuazione di quanto previsto dall'art. 1, comma 122 della L. n. 107/2015, è stato emanato il d.P.C.M. 23 settembre 2015 (in G.U. Serie Generale n. 243 del 19 ottobre 2015), che, all'art. 2, ha previsto che i destinatari della Carta elettronica dovessero essere esclusivamente i “docenti di ruolo a tempo indeterminato presso le Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova”.
Il d.P.C.M. 23 settembre 2015 è stato sostituito dal d.P.C.M. 28 novembre 2016 (in G.U.
Serie Generale n. 281 del 1° dicembre 2016), che, all'art. 2, reca la disciplina della Carta elettronica, del valore nominale di 500,00 euro annui, realizzata in forma di applicazione web,
e individua al successivo art. 3 i soggetti beneficiari della Carta nei “docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari”.
È in base alla disciplina sopra riportata, dunque, che il odierno resistente ha CP_1 ritenuto che i docenti non di ruolo e con contratto a tempo determinato (come l'odierna
5 ricorrente) fossero esclusi dalla cerchia dei destinatari del beneficio economico in oggetto.
Tuttavia, come correttamente evidenziato dalla difesa della parte ricorrente, l'esclusione tout court dei docenti non di ruolo dal novero dei beneficiari della Carta elettronica del docente non appare sostenibile, alla luce di una serie di argomentazioni che sono state fatte proprie dalla giurisprudenza di merito nazionale maggioritaria - che è andata consolidandosi a partire dall'ordinanza del 18 maggio 2022 della Corte di Giustizia Unione Europea, resa nella causa
C-450/21 - e in seguito anche dalla giurisprudenza di legittimità.
4.2. La clausola 4 dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato CES, UNICE
e CEEP allegato alla direttiva 1999/70/CE e l'ordinanza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del 18 maggio 2022, emessa nella causa C-450/21.
Come è noto, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea è stata chiamata a dire se la disciplina specificamente prevista dal legislatore italiano in materia di erogazione della carta docente sia idonea in concreto a determinare una disparità di trattamento non giustificata del lavoratore assunto a tempo determinato rispetto a quello assunto a tempo indeterminato
“comparabile”, così da porsi in contrasto con il principio di non discriminazione espressamente sancito dalla clausola 4 dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato CES, UNICE e
CEEP, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del
Consiglio, del 28 giugno 1999.
La clausola 4 dell'Accordo quadro stabilisce, al punto 1, che “Per quanto riguarda le condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive”.
La clausola testé richiamata è stata più volte oggetto di esame da parte della Corte di
Giustizia dell'Unione Europea, che ha chiarito innanzitutto che la clausola 4 dell'Accordo quadro ha effetto diretto e i giudici nazionali, tenuti ad assicurare ai singoli la tutela giurisdizionale che deriva dalle norme del diritto dell'Unione ed a garantirne la piena efficacia, debbono disapplicare, ove risulti preclusa l'interpretazione conforme, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno (cfr. sent. 8 novembre 2011, causa C-177/10, RO , Per_1
punti da 49 a 56).
Inoltre, è stato evidenziato che, al fine di valutare se le persone interessate esercitino un lavoro identico o simile, occorre, conformemente alla clausola 3, punto 2, e alla clausola 4,
6 punto 1, dell'Accordo quadro, valutare se, tenuto conto di un insieme di fattori, come la natura del lavoro, le qualifiche e le competenze, le condizioni di formazione e le condizioni di impiego, si possa ritenere che tali persone si trovino in una situazione comparabile (cfr. sent. 8 settembre
2011, , causa C-177/10, punto 66, sent. 9 luglio 2015, Regojo Dans, causa C- Persona_2
177/14, punto 46 e sent. 5 giugno 2018, causa C-677/16, punto 51 e la Persona_3
giurisprudenza ivi citata).
Per quanto riguarda la nozione di “ragioni oggettive”, la stessa, secondo una costante giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, deve essere intesa nel senso che essa non consente di giustificare una differenza di trattamento tra i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori a tempo indeterminato per il solo fatto che tale differenza è prevista da una norma nazionale generale e astratta, contenuta in una legge o in un contratto collettivo, potendosi giustificare la disparità di trattamento constatata qualora sussistano elementi precisi e concreti, che contraddistinguono la condizione di impiego di cui trattasi, nel particolare contesto in cui essa si inscrive e in base a criteri oggettivi e trasparenti, al fine di verificare se tale disparità risponda a una reale necessità, sia idonea a conseguire l'obiettivo perseguito e risulti a tal fine necessaria. I suddetti elementi possono risultare segnatamente dalla particolare natura delle mansioni per l'espletamento delle quali sono stati conclusi contratti a tempo determinato e dalle caratteristiche inerenti a queste ultime, o, eventualmente, dal perseguimento di una legittima finalità di politica sociale di uno Stato membro (sent. 5 giugno 2018, C- Persona_3
677/16, punto 57 e la giurisprudenza ivi citata).
Con specifico riferimento alla Carta elettronica del docente, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, nell'ordinanza della VI Sezione emessa il 18 maggio 2021 nella causa pregiudiziale C-450/21, ha innanzitutto ritenuto, sulla base degli elementi del fascicolo forniti dal giudice del rinvio, che la situazione della ricorrente nel procedimento principale, docente a tempo determinato, e quella dei docenti assunti dal nell'ambito di un Controparte_1
rapporto di lavoro a tempo indeterminato, fossero comparabili dal punto di vista della natura del lavoro e delle competenze professionali richieste.
La Corte di Lussemburgo ha poi reputato sussistente una differenza di trattamento tra docenti a tempo indeterminato e docenti assunti dal nell'ambito di rapporti di lavoro CP_1
a tempo determinato, in quanto questi ultimi non beneficiano del vantaggio finanziario previsto dall'art. 1, comma 121 della legge n. 107/2015, dovendosi ricondurre anche l'erogazione della
Carta docente fra le “condizioni di impiego” di cui alla clausola 4, punto 1, dell'Accordo quadro,
7 alla luce dell'orientamento, seguito dalla stessa Corte, secondo cui “il criterio decisivo per determinare se una misura rientri in tale nozione è proprio quello dell'impiego, vale a dire il rapporto di lavoro sussistente tra un lavoratore e il suo datore di lavoro” (v. paragrafi 33 e 34,
e giurisprudenza ivi citata).
Con particolare riferimento all'indennità prevista dall'art. 1, comma 121, cit., tale criterio
è soddisfatto, in quanto tale indennità “è versata al fine di sostenere la formazione continua dei docenti, la quale è obbligatoria tanto per il personale a tempo indeterminato quanto per quello impiegato a tempo determinato presso il , e di valorizzarne le competenze CP_1
professionali. Inoltre, dall'adozione del decreto-legge dell'8 aprile 2020, n. 22, il versamento di detta indennità mira a consentire l'acquisto dei servizi di connettività necessari allo svolgimento, da parte dei docenti impiegati presso il , dei loro compiti professionali CP_1
a distanza. Il giudice del rinvio precisa altresì che la concessione di questa stessa indennità dipende in modo determinante dall'effettiva prestazione del servizio da parte di tali docenti”.
Chiarito quanto sopra, la stessa Corte ha infine escluso che sussista una ragione oggettiva, ai sensi della clausola 4, punto 1, cit., che giustifichi la differenza di trattamento tra docenti a tempo determinato e docenti a tempo indeterminato, non potendo ritenersi sufficiente “il riferimento alla mera natura temporanea del lavoro degli impiegati amministrativi a contratto.
Infatti, ammettere che la mera natura temporanea di un rapporto di lavoro sia sufficiente a giustificare una differenza di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato priverebbe di contenuto gli obiettivi della direttiva 1999/70 e dell'accordo quadro ed equivarrebbe a perpetuare il mantenimento di una situazione svantaggiosa per i lavoratori a tempo determinato” (v. paragrafo 46 e ulteriore giurisprudenza ivi citata).
Tenuto conto di tutte le considerazioni che precedono, nel rispondere alle questioni pregiudiziali sollevate dal Tribunale di Vercelli, la Corte di Giustizia europea ha dichiarato che:
“la clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro deve essere interpretata nel senso che essa osta
a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del
, e non al personale docente a tempo determinato di tale , il beneficio di CP_1 CP_1
un vantaggio finanziario dell'importo di EUR 500 all'anno, concesso al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzare le competenze professionali, mediante una carta elettronica che può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per
l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di
8 qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o
a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, ad altre attività di formazione e per l'acquisto di servizi di connettività al fine di assolvere
l'obbligo di effettuare attività professionali a distanza” (grassetto nel testo).
4.3. La sentenza della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione n. 29961/2023 pubblicata il 27 ottobre 2023.
Da ultimo, sulla questione oggetto del presente giudizio si è pronunciata la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, con sentenza n. 29961/2023 del 4 ottobre 2023 (pubblicata il 27 ottobre), sulla base di un'ordinanza di rinvio pregiudiziale ex art. 363 – bis c.p.c. (disposizione introdotta dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 149) emessa dal Tribunale di Taranto, chiamato a risolvere una controversia analoga a quella oggetto del presente giudizio.
La Suprema Corte ha preso le mosse dal nesso, evincibile dalla norma istitutiva della Carta docente, tra tale sostegno economico alla formazione e la didattica, come evidenziato, fra l'altro, dall'incipit della norma stessa (ove si dice che la Carta è finalizzata a “sostenere la formazione continua dei docenti”, ma vi si affianca l'aggiunta del fine di “valorizzarne le competenze professionali”, quindi al fine di un migliore svolgimento del servizio nella sua interezza, proprio attraverso l'incremento di professionalità del personale e della didattica su base annua cui esso è stato rivolto), dall'essere la carta docente calibrata su un importo di 500,00 euro riconosciuto in una misura “annua” e per “anno scolastico” e dall'associazione della Carta docente ad “iniziative coerenti” con il Piano Triennale dell'Offerta Formativa (c.d. PTOF), ovverosia “agli strumenti programmatici destinati alla fissazione e valutazione delle priorità strategiche del sistema di istruzione (art. 1, co. 14, L. 107/2015; art. 3 d.p.r. 275/1999; art. 2, co. 3, d.p.r. 80/2013) ed alla connessione integrata tra operato dei docenti e finalità educative”.
Muovendosi lungo i concetti propri della Corte di Giustizia europea, espressi nella sopra richiamata ordinanza del 18 maggio 2022, la Corte di legittimità è giunta quindi ad affermare che “sono proprio le ragioni obiettive perseguite dal legislatore, sotto il profilo del sostegno alla didattica annua, ad impedire che, quando si presenti il medesimo dato temporale, il beneficio formativo sia sottratto ai docenti precari. Essi, infatti, allorquando svolgano una prestazione lavorativa pienamente comparabile, devono consequenzialmente ricevere analogo trattamento”.
9 In particolare, la Corte di legittimità ha ravvisato la necessità di rimuovere la discriminazione subita dall'assunto a tempo determinato riconoscendo il diritto alla carta docente in modo identico a quanto previsto per il docente di ruolo agli insegnanti incaricati di supplenze destinate a protrarsi per l'intera durata dell'attività didattica, secondo quanto previsto dall'art. 4 della legge 3 maggio 1999, n. 124 (recante “Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico”), che, ai primi due commi, così recita: “
1. Alla copertura delle cattedre
e dei posti di insegnamento che risultino effettivamente vacanti e disponibili entro la data del
31 dicembre e che rimangano prevedibilmente tali per l'intero anno scolastico, qualora non sia possibile provvedere con il personale docente di ruolo delle dotazioni organiche provinciali o mediante l'utilizzazione del personale in soprannumero, e semprechè ai posti medesimi non sia stato già assegnato a qualsiasi titolo personale di ruolo, si provvede mediante il conferimento di supplenze annuali, in attesa dell'espletamento delle procedure concorsuali per l'assunzione di personale docente di ruolo.
2. Alla copertura delle cattedre e dei posti di insegnamento non vacanti che si rendano di fatto disponibili entro la data del 31 dicembre e fino al termine dell'anno scolastico si provvede mediante il conferimento di supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche. Si provvede parimenti al conferimento di supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche per la copertura delle ore di insegnamento che non concorrono a costituire cattedre o posti orario”.
Tenuto conto del quadro normativo di riferimento e avuto riguardo alla logica delle scelte legislative - che si muovono appunto sul piano del sostegno pieno, con la Carta docente, alla didattica “annua” -, la Suprema Corte ha concluso nel senso che l'art. 1, comma 121 L. n.
107/2015 si pone in contrasto con il principio di parità di trattamento di cui alla clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nella parte in cui limita il riconoscimento del diritto alla Carta Docente ai solo insegnanti di ruolo e non lo consente rispetto agli insegnanti incaricati di supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche.
Il primo principio di diritto affermato dalla Corte è dunque il seguente:
“La Carta Docente di cui all'art. 1, comma 121, L. 107/2015 spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31.8, ai sensi dell'art. 4, comma 1, L. n. 124 del 1999 o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche, ovverosia fino al 30.6, ai sensi dell'art. 4, comma secondo, della L. n. 124 del 1999, senza che rilevi l'omessa presentazione,
a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al ”. CP_1
Quanto alla natura dell'obbligazione, la norma primaria fa riferimento all'acquisto di beni
10 o servizi da parte del docente, che avviene tramite un sistema di accreditamento su una piattaforma informatica di un codice di acquisto o buono a favore del docente, per i beni o servizi da lui prescelti, che l'esercente può accettare solo per prodotti coerenti con il disposto normativo;
in seguito all'acquisto, all'esercente è riconosciuto un credito di pari importo nei confronti del o, meglio, di chi (Consap) provvede per esso alla liquidazione. Tale pur CP_1
complessa operazione non consente di escludere che si tratti pur sempre di un'obbligazione, sotto il profilo sostanziale, di pagamento, benché sui generis, in quanto vincolata alla destinazione della somma a specifiche tipologie di acquisti.
Rispetto a tale obbligazione, la circostanza che il docente “precario” non abbia ricevuto gli importi che erano dovuti per le annate in cui sono state svolte le supplenze non significa che vi sia perdita di interesse rispetto all'ottenimento successivo di essi, “che anzi deve presumersi persista nella misura in cui chi agisce sia ancora interno al sistema educativo scolastico, in ragione della persistenza del diritto-dovere formativo”.
Quanto alle azioni spettanti al docente a cui il beneficio economico di cui all'art. 1, comma
121, L. n. 107/2015 non sia stato tempestivamente riconosciuto, la Corte ha enunciato due ulteriori principi, distinguendo:
a) i docenti che “al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo”, a cui “spetta l'adempimento in forma specifica, per
l'attribuzione della Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione, ai sensi dell'art. 22, comma
36, della L. n. 724 del 1994, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione”;
b) i docenti che, invece, al momento della pronuncia giudiziale, “siano fuoriusciti dal sistema delle docenze scolastiche, per cessazione dal servizio di ruolo o per cancellazione dalle graduatorie per le supplenze”, a cui “spetta il risarcimento, per i danni che siano da essi allegati, rispetto ai quali, oltre alla prova presuntiva, può ammettersi la liquidazione equitativa, da parte del giudice del merito, nella misura più adeguata al caso di specie, tenuto conto delle circostanze del caso concreto (tra cui ad es. la durata della permanenza nel sistema scolastico, cui l'attribuzione è funzionale, o quant'altro rilevi), ed entro il massimo costituito dal valore della Carta, salvo allegazione e prova specifica di un maggior pregiudizio”.
Le due diverse azioni sono anche sottoposte a differenti termini di prescrizione, in quanto l'azione di adempimento in forma specifica per l'attribuzione della Carta docente si prescrive
11 nel termine quinquennale di cui all'art. 2948, n. 4) c.c., “che decorre dalla data in cui è sorto il diritto all'accredito, ovverosia, per i casi di cui all'art. 4, comma 1 e 2, L. n. 124/1999, dalla data del conferimento dell'incarico di supplenza o, se posteriore, dalla data in cui il sistema telematico consentiva anno per anno la registrazione sulla corrispondente piattaforma informatica”; invece la prescrizione delle azioni risarcitorie per mancata attribuzione della
Carta docente, stante la natura contrattuale della responsabilità, “è decennale e il termine decorre, per i docenti già transitati in ruolo e cessati dal servizio o non più iscritti nelle graduatorie per le supplenze, dalla data della loro fuoriuscita dal sistema scolastico”.
4.4. La decisione del caso di specie.
Passando alla decisione del caso concreto oggetto di giudizio, secondo quanto risulta dalla documentazione prodotta, la Prof.ssa ha espletato incarichi di docenza nei seguenti anni Pt_1
scolastici e per i seguenti periodi:
- a.s. 2023/2024, dal 11.09.2023 al 30.06.2024, per n. 9 ore di servizio settimanali, presso l'Istituto Superiore “Satta” di Macomer;
- a.s. 2024/2025, dall' 11.09.2024 al 30.06.2025, per n. 9 ore di servizio settimanali, presso l'Istituto Superiore “Satta” di Macomer.
Avendo la ricorrente svolto supplenze fino al termine delle attività didattiche, il mancato riconoscimento della carta docente in suo favore determinerebbe una disparità di trattamento, rispetto ai docenti assunti a tempo indeterminato la cui situazione è comparabile, senza che si ravvisino ragioni oggettive atte a giustificarla.
Si precisa, in relazione all'anno scolastico 2023/2024, che il decreto legge 13 giugno 2023,
n. 69, convertito con modificazioni dalla L. 10 agosto 2023, n. 103, ha previsto, all'art. 15, che
“la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado di cui all'articolo 1, comma 121, primo periodo, della legge
13 luglio 2015, n. 107, è riconosciuta, per l'anno 2023, anche ai docenti con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile”.
Analogamente, per l'anno scolastico 2024/25, l'art. 1, comma 572 della legge di bilancio
2025 (legge 30.12.2024, n. 207), modificando sul punto l'art. 1, comma 121, primo periodo, della legge 13 luglio 2015, n. 107, ha esteso il riconoscimento della carta docente anche ai supplenti al 31 agosto, su posto vacante e disponibile, continuando a escludere da tale beneficio, però, i supplenti al 30 giugno.
Sennonché, si deve ritenere che anche tali disposizioni si pongano in contrasto con il
12 principio di parità di trattamento di cui alla clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nella parte in cui limitano il riconoscimento del diritto alla Carta di cui all'art. 1, comma 1, cit., ai solo docenti incaricati di supplenze annuali, negandolo invece ai docenti incaricati di supplenze fino al termine delle attività didattiche, la cui situazione, come si è visto, è parimenti comparabile a quella dei docenti a tempo indeterminato.
Infine, è documentato che la ricorrente ha stipulato contratto a tempo determinato di docenza quale supplente fino al termine delle attività didattiche dal 08.10.2025 al 30.06.2026 presso l'Istituto Comprensivo di Bosa, ai fini della spettanza dell'azione di adempimento.
Conseguentemente, previa disapplicazione dell'art. 1, comma 121 della L. n. 107/2015, e, per quanto occorrer possa, dell'art. 3 del d.P.C.M. del 28 novembre 2016, nonché dell'art. 15 del decreto legge n. 69/2023, conv. in legge n. 103/2023, e dell'art. 1, comma 572 della legge di bilancio 2025, per contrasto con il principio di parità di trattamento di cui alla clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, nella parte in cui riconoscono il diritto alla Carta del docente ai solo insegnanti di ruolo e non anche agli insegnanti incaricati di supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche (quanto al d.l. n. 69/2023 e alla legge di bilancio 2025, nella parte in cui il diritto alla Carta in oggetto è riconosciuto ai solo insegnanti di ruolo e agli insegnanti incaricati di supplenze annuali, non invece ai supplenti incaricati di docenze fino al 30 giugno), deve essere accolta la domanda di adempimento spiegata dalla ricorrente avente ad oggetto l'attribuzione della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del personale docente di cui all'art. 1, comma 121, cit., secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, pari a euro 500,00 annui per ciascuno degli anni scolastici indicati nel dispositivo, oltre alla maggior somma tra rivalutazione e interessi legali, ai sensi dell'art. 22, comma 36, della l. n. 724 del 1994, dalla data di maturazione del diritto alla sua concreta attribuzione.
5. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo, ai sensi del d. m.
10 marzo 2014, n. 55 e ss. mm., tenuto conto della materia, del valore della causa in base al decisum (scaglione fino a 1.100,00) e dell'attività difensiva effettivamente occorsa, per cui si giustifica una liquidazione attestata sui minimi, tenuto conto della obiettiva serialità delle questioni esaminate e del fatto che la causa, di natura prettamente documentale, è stata decisa alla prima udienza, nella contumacia del . CP_1
P.Q.M.
Il Tribunale, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni altra
13 istanza disattesa o assorbita, così dispone:
1. in accoglimento del ricorso, accerta e dichiara che la parte ricorrente
[...]
ha diritto, in relazione agli anni scolastici 2023/2024 e 2024/2025 a percepire un Parte_1
beneficio economico di Euro 500,00 annui, tramite la c.d. Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di cui all'art. 1, comma 121, della L. n. 107/2015, con le modalità
e le funzionalità di cui agli artt. 2, 5, 6 e 8, d.P.C.M. 28 novembre 2016, ovvero con modalità e funzionalità analoghe, e, per l'effetto,
2. condanna il , in persona del in carica Controparte_1 CP_3
pro tempore, a erogare in favore della ricorrente, per i titoli e le causali di cui al capo 1) che precede e tramite accredito sulla medesima Carta, la somma di Euro 1.000,00, oltre alla maggior somma tra rivalutazione e interessi legali dalla data di maturazione del diritto al saldo effettivo;
3. condanna il , in persona del in carica Controparte_1 CP_3
pro tempore, alla rifusione in favore della parte ricorrente delle spese processuali, che liquida nell'importo di euro 258,00 per compensi professionali e di euro 43,00 per esborsi, oltre c.p.a.
e i.v.a. come per legge e spese generali nella misura del 15%, con distrazione in favore del difensore di parte ricorrente, dichiaratosi antistatario.
Così deciso in Oristano, il 12/12/2025
La Giudice dott.ssa Consuelo Mighela
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