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Sentenza 2 luglio 2025
Sentenza 2 luglio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Roma, sentenza 02/07/2025, n. 7783 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Roma |
| Numero : | 7783 |
| Data del deposito : | 2 luglio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI ROMA SEZIONE III - LAVORO
Il Giudice del Lavoro, Dott.ssa Valentina Cacace, ha pronunciato, mediante lettura contestuale delle ragioni di fatto e di diritto, ai sensi dell'art. 429 c.p.c., la seguente
S E N T E N Z A
nella causa civile di primo grado iscritta al numero 14322 del Ruolo Generale degli Affari Contenziosi dell'anno 2024, discussa e decisa all'udienza del giorno 2.7.2025 e vertente
TRA
elettivamente domiciliato in Roma, via Faleria n. 17 presso lo studio Parte_1 degli avv.ti Paola De Vincenti, Manfredo Piazza e Concetta Palma, che lo rappresentano e difendono per procura in atti RICORRENTE
E
, in persona del legale rapp. pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma CP_1
Via M. Colonna n. 27 presso la sede dell'Avvocatura Regionale, rappresentata e difesa dall'avv. Giuliana Malara, come da procura in atti RESISTENTE
, in persona Controparte_2 del legale rapp. pro tempore, domiciliato in Roma via del Portoghesi n. 12 rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato RESISTENTE
FATTO E DIRITTO
Con ricorso ritualmente notificato alle controparti esponeva quanto segue: Parte_1
- di essere stato assunto il 16.10.1979 dall'Opera Universitaria di Roma;
- di essere confluito, in data 3.2.1981, nei ruoli del personale della;
CP_1
- di essere quindi, in data 1.1.1999, confluito nei ruoli del personale delle (Aziende per Per_1 il diritto allo studio universitario), poi divenuto , oggi (d'ora innanzi anche CP_3 CP_2
); CP_2
- di essere cessato dal servizio in data 31.1.2016;
1 CP_
- che l' con atto del 4.8.23 gli aveva liquidato la quota di TFS a proprio carico, per l'importo di € 43.790,48 lordi, per il periodo ricompreso tra il 3.2.1981 e la cessazione del rapporto;
- che il sospeso ancora da liquidare pari ad € 32.236,44 riguarda la quota di trattamento migliorativo del TFS che la riconosce ai suoi dipendenti (trattamento CP_1 CP_1 previdenziale pari a 1/12 dell'80% dell'ultima retribuzione annua lorda, anziché, 1/15 dell'80% dell'ultima retribuzione lorda come effettua l' ); CP_4
- che aveva infruttuosamente richiesto alla Regione il pagamento del TFS integrativo ancora dovuto. Deduceva di avere diritto – come già accertato dalla sentenza del Tribunale di Roma n. 4132/2018 confermata in appello dalla sentenza C. Appello di Roma n. 2235/2022 - alla liquidazione del TFS secondo la previsione della L. 67/79 come autenticamente interpretata dalla L.R. 12/2020 (fatta salva quanto ai diritti già maturati dall'art. 43 del L.R. 6/2002) e ribadita dall'art. 338 del Regolamento regionale 1/2002 (in quanto titolare di contratto a tempo indeterminato alla data del 31.12.2000 che non ha esercitato l'opzione per il t.f.r.), norma quest'ultima espressamente richiamata dall'art. 100 comma 2 della L.R. 14/2021 di interpretazione autentica dell'art. 43 della L.R. 6/2002; che ciò derivava dal fatto che il Regolamento regionale n.6/2015, che ha modificato quello del 2002, non trova applicazione nei confronti dei dipendenti inquadrati a tempo indeterminato nei ruoli e in servizio antecedentemente alla data del 29.7.2015 presso la Giunta regionale, ovvero già in servizio a tempo indeterminato presso altre amministrazioni pubbliche alla data del 31.12.2000 (ex art. 100 legge n.14/2021); che, quindi operati i dovuti conteggi secondo i criteri di cui al menzionato regolamento 1/2002, la quantificazione del t.f.s. integrativo, ammontava ad € 32.236,44. Concludeva chiedendo la condanna della e l'ente , in solido, al pagamento CP_1 CP_2 della somma di € 32.236,44 lordi a titolo di residuo TFS, oltre interessi legali ex art.429 c.p.c.. Si costituivano tempestivamente in giudizio la e l'ente . CP_1 CP_2
La preliminarmente eccepiva la carenza di legittimazione passiva per essere CP_1 legittimato solo l'ente Disco, quale datore di lavoro del ricorrente;
in ogni caso affermava l'infondatezza del ricorso. L'ente deduceva l'infondatezza della pretesa del ricorrente di calcolare il TFS integrativo CP_2 facendo applicazione dei criteri di calcolo di cui alla L.R. 67/1979 come interpretata autenticamente dall'art. 20 della L.R. 12/2000 e ripresa dall'art. 338 del regolamento 2002 n. 1 e deduceva l'erroneità dei conteggi basata su una errata quantificazione dello stipendio dell'ultimo anno, dal quale andava escluso ogni trattamento accessorio, ivi compresa l'indennità di produttività, in applicazione del Regolamento regionale 2015 n. 6 (recepito da oggi con la CP_3 CP_2 determinazione direttoriale n. 366/2017), che rinviava alle sole voci retributive utili ai fini del CP_ calcolo dell'indennità di fine servizio da parte dell' osservava che detta normativa era pienamente legittima e che aveva modificato il precedente regolamento n. 1/2002 adottato sulla scorta della L.R. 6/2002 la quale a propria volta all'art. 43 aveva abrogato la L. 67/1979; che esigenze di speding review e di contenimento della spesa pubblica legittimavano sia la soppressione sia la rimodulazione peggiorativa dell'istituto dell'integrazione del TFS che era di esclusiva matrice regionale;
che correttamente quantificando l'importo dovuto al ricorrente, gli sarebbe spettata la somma residua di € 10.947,58 e non quella di cui al ricorso, dalla quale andava inoltre decurtato l'anticipo di € 6.895,69 già corrisposto. Istruita solo documentalmente, la causa era decisa all'udienza del 2.7.2025 con la pubblica lettura della sentenza.
2 1. Preliminarmente deve darsi atto del fatto che il ricorrente ha già proposto un ricorso volto al riconoscimento del diritto alla quantificazione del proprio TFS secondo le modalità di cui alla L.R. 67/1979 come autenticamente interpretata dall'art. 20 L.R. 12/2000, con disapplicazione del Regolamento regionale 2015 n. 6 e della d.d. n. 366/2017 di (oggi ) che l'ha recepito. Pt_2 CP_2 Tale ricorso si è concluso con la sentenza di primo grado di accoglimento e di riconoscimento del diritto del ricorrente alla liquidazione del TFS secondo le modalità della L.R. 67/79 e dell'art. 20 L.R. 12/2000 (T. Roma 4132/2018), confermata in appello (C. Appello 2235/2022). Sicchè l'accertamento compiuto – che l'Ufficio condivide pienamente e fa proprio in quanto basato su argomentate e persuasive motivazioni- deve ritenersi un imprescindibile punto fermo, insuscettibile di essere rimesso in discussione nella presente sede come auspicato dalle parti resistenti, pur se sullo stesso non è ancora sceso il giudicato.
2. Ciò posto il perimetro del presente giudizio è dunque circoscritto alla quantificazione dell'importo del TFS integrativo in base alla previsione dell'art. 338 Regolamento regionale n. 1/2002, che riproduce quella della L. 67/1979 interpretata autenticamente dall'art. 20 L. 12/00 e quindi con riguardo alla base di calcolo dell'80% dell'ultima RAL comprensiva degli emolumenti e indennità fisse e continuative e con riferimento a tutti i servizi svolti alle dipendenze della Pubblica Amministrazione. I conteggi, che trovano conforto nelle buste paga dell'ultima annualità prodotte dal ricorrente, appaiono correttamente redatti nella nota riepilogativa del 23.4.2025, in quanto viene posta a base del calcolo l'ultima retribuzione annua lorda del impiegato di qualifica C1, andato in Parte_1 quiescenza con l'applicazione del regolamento regionale n.1/2002 che prevedeva, a differenza del nuovo regolamento n.6/2015 e coerentemente alla L.R 67/1979 (interpretata autenticamente da L.R. 12/000 art. 20) il calcolo del TFS sulla retribuzione annua lorda comprensiva dei compensi, indennità ed emolumenti fissi e continuativi comunque denominati, nella specie costituiti da: retribuzione tabellare, assegno ad personam, RIA, emolumenti fissi e continuativi, indennità di comparto 1, e 2 (RAL di € 32.582,78 all'80% diviso per dodici mensilità = € 2.172,18, moltiplicato per 432 mesi dal 3.2.1981 al 31.1.2016 diviso 12 = € 78.198,48). In particolare il ricorrente ha chiarito che gli elementi fissi e continuativi presi qui in considerazione sono costituiti dall'indennità di produttività, voce alla quale deve certamente riconoscersi il carattere della fissità e della continuatività e che infatti era stata già presa in considerazione dall'ente al momento dell'erogazione dell'anticipo del TFS al dipendente. D'altro canto è consolidato e condivisibile l'orientamento della giurisprudenza di merito per cui debbano ritenersi comprese nella base di calcolo del TFS anche l'indennità di posizione, di risultato (cioè di produttività) e di comparto. In tale senso infatti si è già espresso questo Tribunale con la condivisibile sentenza n. 7807/2019, alla quale si fa integralmente rinvio perché fondata su motivazioni persuasive e anche la locale Corte di Appello che ha confermato quella pronuncia (Corte di appello di Roma 1343/2022), osservando innanzitutto che “ in sede giudiziale offre CP_2 una prospettazione del tutto contrastante con la sua stessa determinazione Direttoriale n. 1202 del 14.4.2017 di ) nella quale si legge tra l'altro “… tenuto altresì conto che è stato Controparte_5 secondo la quale “le quote di seguito indicate sono state calcolate dagli uffici di CP_3 nell'ammontare presumibile di: € 13.353,19 a carico della (1° aprile 1974 – 30 CP_1 dicembre 1998); € 47.696,58 a carico di (31 dicembre 1998 – 31 agosto 2014)…”. CP_3
L'importo ivi indicato viene oggi contestato (dallo stesso ente che ha predisposto la delibera e che non l'ha mai revocata) affermando che nel computo non dovrebbero essere calcolate le voci a titolo di retribuzione di risultato, indennità di comparto, retribuzione di posizione” e che nello specifico è
3 pacifica l'applicabilità del regolamento regionale n.1/02 il quale all'art.388 prevede che “..la retribuzione annua lorda prevista dal comma 2 è da intendersi comprensiva dei compensi, indennità ed emolumenti fissi e continuativi comunque denominati”. Inoltre di recente anche Corte di Appello di Roma sentenza 8.1.2025 n. 50 ha ribadito tale orientamento, affermando che nella base di calcolo del t.f.s. debba essere inclusa, nel caso che ci occupa, anche la retribuzione di posizione, l'indennità di comparto, la retribuzione di risultato e la c.d. “indennità di produttività collettiva” osservando quanto “in particolare alla c.d. “indennità di produttività collettiva” che, ad avviso della , sarebbe da escludere perché la sua erogazione CP_2 sarebbe stata soggetta alla valutazione discrezionale del superiore gerarchico, la richiama CP_2 in modo inconferente Cass. n.37287/2021 che riguarda aspetti eterogenei delle differenze retributive (e non di TFS) dovute a personale transitato da un Ente pubblico ad un altro…”; In conclusione, in assenza di elementi di segno contrario neppure allegati, si tratta di emolumenti fissi e continuativi, costanti e predeterminabili, come tali riconducibili all'ampia formula dei compensi, indennità ed emolumenti fissi e continuativi comunque denominati di cui all'art.1 della legge regionale n.67/79, come autenticamente interpretato dall'articolo 20 della L.R. delLazio n.12/2000 e dell'art.338, commi 2 e 3, del R.R. del lazio n.1/2002”. CP_ Dall'importo lordo di € 78.198,48 va detratto l'importo liquidato dall' di € 43.790,48. Inoltre , costituendosi in giudizio ha allegato (sebbene non documentato omettendo di CP_2 depositare il doc. 9 da cui risulterebbe detto pagamento), di avere corrisposto al ricorrente l'anticipo su detto importo di € 6.985,69. A propria volta il ricorrente nelle note conclusive non ha specificamente contestato la circostanza di avere ricevuto il detto anticipo, ma l'ha anzi riconosciuta detraendo il detto importo dai nuovi conteggi. Pertanto detraendo dal dovuto l'acconto già ricevuto di € 6.985,69 residua un credito a titolo di TFS di € 27.422,75. È poi dovuta sulla sorte solo la maggior somma tra interessi e rivalutazione monetaria ai sensi dell'art. 22, 36° comma della legge n. 724/94, così come interpretato dalla sentenza n. 459/00 della Corte Costituzionale.
3. Da ultimo non appare fondata l'eccezione di difetto di legittimazione passiva svolta dalla
, atteso che è nella specie pacifico e documentale che il ricorrente, già dipendente CP_1 dell'Opera Universitaria di Roma, sia confluito dal 3.2.1981 nei ruoli della CP_1 CP_ rimanendovi fino al 31.12.1998 (dal 21.12.1985 immesso nei ruoli , istituito con L.R. 14/1983 e d.g.r. 1356/1988) e venendo assegnato in forza di L.R. 54/1998 art. 2, con decorrenza dal 1.1.1999, all' (poi divenuta con L.R. 7/2008 e infine con L.R. 6/2018), con Per_1 CP_3 CP_2 conseguente applicazione delle norme sullo stato giuridico e sul trattamento economico dei dipendenti della (ex artt. 24 L.R. 51/94, art. 19 L.R. 25/2022; art. 23 L.R. 7/2008; CP_1 art. 15 L.R. 6/2018) e che abbia cessato il servizio alle dipendenze dell'odierna in data CP_2
31.1.2016. Ciò conferma la responsabilità solidale anche della che non discende tanto dalla CP_1 circostanza che questa sia l'ente finanziatore di , ma dal fatto che la ha incardinato CP_2 CP_1 nei propri ruoli il lavoratore all'epoca della confluenza del rapporto di lavoro con l'Opera Universitaria, 3.2.1981 fino al 31.12.1998 (in tal senso cfr. anche T. Roma 7807/2019, confermata da C. Appello Roma n. 1343/2022).
4 4. Ne discende che sussiste la responsabilità - e quindi la legittimazione passiva - della CP_1
per il periodo durante il quale la medesima ha inserito nei propri ruoli il ricorrente (1981-
[...]
1998). Per il periodo successivo (1.1.1999 – 31.1.2016), invece, l'unico obbligato è il cessionario (oggi
), il quale tuttavia risponde in solido con la anche del periodo pregresso, in base ai CP_2 CP_1 principi posti dall'art. 2112 c.c., norma in base alla quale in caso di cessione d'azienda il cedente ed il cessionario rispondono in solido per i crediti maturati dal lavoratore fino alla cessione. Sicché per il periodo dal 1981 al 31.12.1998 rispondono in solido e;
per il periodo CP_1 CP_2 successivo al 31.12.1998, risponde solo e non sussiste la responsabilità della . CP_2 CP_1
Le parti resistenti, vanno dunque condannate in solido al pagamento della somma di € 27.422,75, con la specificazione appena indicata (attraverso i conteggi depositati dal ricorrente è possibile quantificare la quota parte del TFS gravante sulla Regione moltiplicando l'importo mensile ivi individuato per il numero di mensilità di riferimento).
5. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo, facendo applicazione del minimo dello scaglione di valore della controversia, tenuto conto della fase introduttiva, di quella di studio, dell'ampia istruttoria documentale, della fase decisoria.
P.Q.M.
Il Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:
- in accoglimento del ricorso condanna la e l'ente , in solido nei limiti di CP_1 CP_2 cui in motivazione, al pagamento in favore del ricorrente della somma lorda di € 27.422,75 a titolo di residuo TFS, oltre accessori come in parte motiva;
- condanna le parti resistenti in solido al pagamento delle spese di lite in favore del ricorrente che liquida in € 2.695,00 oltre rimb. forf. al 15%, iva e cap come per legge, con distrazione in favore dei difensori dichiaratisi antistatari.
Roma, 2.7.2025 Il Giudice del Lavoro Dott.ssa Valentina Cacace
5
Il Giudice del Lavoro, Dott.ssa Valentina Cacace, ha pronunciato, mediante lettura contestuale delle ragioni di fatto e di diritto, ai sensi dell'art. 429 c.p.c., la seguente
S E N T E N Z A
nella causa civile di primo grado iscritta al numero 14322 del Ruolo Generale degli Affari Contenziosi dell'anno 2024, discussa e decisa all'udienza del giorno 2.7.2025 e vertente
TRA
elettivamente domiciliato in Roma, via Faleria n. 17 presso lo studio Parte_1 degli avv.ti Paola De Vincenti, Manfredo Piazza e Concetta Palma, che lo rappresentano e difendono per procura in atti RICORRENTE
E
, in persona del legale rapp. pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma CP_1
Via M. Colonna n. 27 presso la sede dell'Avvocatura Regionale, rappresentata e difesa dall'avv. Giuliana Malara, come da procura in atti RESISTENTE
, in persona Controparte_2 del legale rapp. pro tempore, domiciliato in Roma via del Portoghesi n. 12 rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato RESISTENTE
FATTO E DIRITTO
Con ricorso ritualmente notificato alle controparti esponeva quanto segue: Parte_1
- di essere stato assunto il 16.10.1979 dall'Opera Universitaria di Roma;
- di essere confluito, in data 3.2.1981, nei ruoli del personale della;
CP_1
- di essere quindi, in data 1.1.1999, confluito nei ruoli del personale delle (Aziende per Per_1 il diritto allo studio universitario), poi divenuto , oggi (d'ora innanzi anche CP_3 CP_2
); CP_2
- di essere cessato dal servizio in data 31.1.2016;
1 CP_
- che l' con atto del 4.8.23 gli aveva liquidato la quota di TFS a proprio carico, per l'importo di € 43.790,48 lordi, per il periodo ricompreso tra il 3.2.1981 e la cessazione del rapporto;
- che il sospeso ancora da liquidare pari ad € 32.236,44 riguarda la quota di trattamento migliorativo del TFS che la riconosce ai suoi dipendenti (trattamento CP_1 CP_1 previdenziale pari a 1/12 dell'80% dell'ultima retribuzione annua lorda, anziché, 1/15 dell'80% dell'ultima retribuzione lorda come effettua l' ); CP_4
- che aveva infruttuosamente richiesto alla Regione il pagamento del TFS integrativo ancora dovuto. Deduceva di avere diritto – come già accertato dalla sentenza del Tribunale di Roma n. 4132/2018 confermata in appello dalla sentenza C. Appello di Roma n. 2235/2022 - alla liquidazione del TFS secondo la previsione della L. 67/79 come autenticamente interpretata dalla L.R. 12/2020 (fatta salva quanto ai diritti già maturati dall'art. 43 del L.R. 6/2002) e ribadita dall'art. 338 del Regolamento regionale 1/2002 (in quanto titolare di contratto a tempo indeterminato alla data del 31.12.2000 che non ha esercitato l'opzione per il t.f.r.), norma quest'ultima espressamente richiamata dall'art. 100 comma 2 della L.R. 14/2021 di interpretazione autentica dell'art. 43 della L.R. 6/2002; che ciò derivava dal fatto che il Regolamento regionale n.6/2015, che ha modificato quello del 2002, non trova applicazione nei confronti dei dipendenti inquadrati a tempo indeterminato nei ruoli e in servizio antecedentemente alla data del 29.7.2015 presso la Giunta regionale, ovvero già in servizio a tempo indeterminato presso altre amministrazioni pubbliche alla data del 31.12.2000 (ex art. 100 legge n.14/2021); che, quindi operati i dovuti conteggi secondo i criteri di cui al menzionato regolamento 1/2002, la quantificazione del t.f.s. integrativo, ammontava ad € 32.236,44. Concludeva chiedendo la condanna della e l'ente , in solido, al pagamento CP_1 CP_2 della somma di € 32.236,44 lordi a titolo di residuo TFS, oltre interessi legali ex art.429 c.p.c.. Si costituivano tempestivamente in giudizio la e l'ente . CP_1 CP_2
La preliminarmente eccepiva la carenza di legittimazione passiva per essere CP_1 legittimato solo l'ente Disco, quale datore di lavoro del ricorrente;
in ogni caso affermava l'infondatezza del ricorso. L'ente deduceva l'infondatezza della pretesa del ricorrente di calcolare il TFS integrativo CP_2 facendo applicazione dei criteri di calcolo di cui alla L.R. 67/1979 come interpretata autenticamente dall'art. 20 della L.R. 12/2000 e ripresa dall'art. 338 del regolamento 2002 n. 1 e deduceva l'erroneità dei conteggi basata su una errata quantificazione dello stipendio dell'ultimo anno, dal quale andava escluso ogni trattamento accessorio, ivi compresa l'indennità di produttività, in applicazione del Regolamento regionale 2015 n. 6 (recepito da oggi con la CP_3 CP_2 determinazione direttoriale n. 366/2017), che rinviava alle sole voci retributive utili ai fini del CP_ calcolo dell'indennità di fine servizio da parte dell' osservava che detta normativa era pienamente legittima e che aveva modificato il precedente regolamento n. 1/2002 adottato sulla scorta della L.R. 6/2002 la quale a propria volta all'art. 43 aveva abrogato la L. 67/1979; che esigenze di speding review e di contenimento della spesa pubblica legittimavano sia la soppressione sia la rimodulazione peggiorativa dell'istituto dell'integrazione del TFS che era di esclusiva matrice regionale;
che correttamente quantificando l'importo dovuto al ricorrente, gli sarebbe spettata la somma residua di € 10.947,58 e non quella di cui al ricorso, dalla quale andava inoltre decurtato l'anticipo di € 6.895,69 già corrisposto. Istruita solo documentalmente, la causa era decisa all'udienza del 2.7.2025 con la pubblica lettura della sentenza.
2 1. Preliminarmente deve darsi atto del fatto che il ricorrente ha già proposto un ricorso volto al riconoscimento del diritto alla quantificazione del proprio TFS secondo le modalità di cui alla L.R. 67/1979 come autenticamente interpretata dall'art. 20 L.R. 12/2000, con disapplicazione del Regolamento regionale 2015 n. 6 e della d.d. n. 366/2017 di (oggi ) che l'ha recepito. Pt_2 CP_2 Tale ricorso si è concluso con la sentenza di primo grado di accoglimento e di riconoscimento del diritto del ricorrente alla liquidazione del TFS secondo le modalità della L.R. 67/79 e dell'art. 20 L.R. 12/2000 (T. Roma 4132/2018), confermata in appello (C. Appello 2235/2022). Sicchè l'accertamento compiuto – che l'Ufficio condivide pienamente e fa proprio in quanto basato su argomentate e persuasive motivazioni- deve ritenersi un imprescindibile punto fermo, insuscettibile di essere rimesso in discussione nella presente sede come auspicato dalle parti resistenti, pur se sullo stesso non è ancora sceso il giudicato.
2. Ciò posto il perimetro del presente giudizio è dunque circoscritto alla quantificazione dell'importo del TFS integrativo in base alla previsione dell'art. 338 Regolamento regionale n. 1/2002, che riproduce quella della L. 67/1979 interpretata autenticamente dall'art. 20 L. 12/00 e quindi con riguardo alla base di calcolo dell'80% dell'ultima RAL comprensiva degli emolumenti e indennità fisse e continuative e con riferimento a tutti i servizi svolti alle dipendenze della Pubblica Amministrazione. I conteggi, che trovano conforto nelle buste paga dell'ultima annualità prodotte dal ricorrente, appaiono correttamente redatti nella nota riepilogativa del 23.4.2025, in quanto viene posta a base del calcolo l'ultima retribuzione annua lorda del impiegato di qualifica C1, andato in Parte_1 quiescenza con l'applicazione del regolamento regionale n.1/2002 che prevedeva, a differenza del nuovo regolamento n.6/2015 e coerentemente alla L.R 67/1979 (interpretata autenticamente da L.R. 12/000 art. 20) il calcolo del TFS sulla retribuzione annua lorda comprensiva dei compensi, indennità ed emolumenti fissi e continuativi comunque denominati, nella specie costituiti da: retribuzione tabellare, assegno ad personam, RIA, emolumenti fissi e continuativi, indennità di comparto 1, e 2 (RAL di € 32.582,78 all'80% diviso per dodici mensilità = € 2.172,18, moltiplicato per 432 mesi dal 3.2.1981 al 31.1.2016 diviso 12 = € 78.198,48). In particolare il ricorrente ha chiarito che gli elementi fissi e continuativi presi qui in considerazione sono costituiti dall'indennità di produttività, voce alla quale deve certamente riconoscersi il carattere della fissità e della continuatività e che infatti era stata già presa in considerazione dall'ente al momento dell'erogazione dell'anticipo del TFS al dipendente. D'altro canto è consolidato e condivisibile l'orientamento della giurisprudenza di merito per cui debbano ritenersi comprese nella base di calcolo del TFS anche l'indennità di posizione, di risultato (cioè di produttività) e di comparto. In tale senso infatti si è già espresso questo Tribunale con la condivisibile sentenza n. 7807/2019, alla quale si fa integralmente rinvio perché fondata su motivazioni persuasive e anche la locale Corte di Appello che ha confermato quella pronuncia (Corte di appello di Roma 1343/2022), osservando innanzitutto che “ in sede giudiziale offre CP_2 una prospettazione del tutto contrastante con la sua stessa determinazione Direttoriale n. 1202 del 14.4.2017 di ) nella quale si legge tra l'altro “… tenuto altresì conto che è stato Controparte_5 secondo la quale “le quote di seguito indicate sono state calcolate dagli uffici di CP_3 nell'ammontare presumibile di: € 13.353,19 a carico della (1° aprile 1974 – 30 CP_1 dicembre 1998); € 47.696,58 a carico di (31 dicembre 1998 – 31 agosto 2014)…”. CP_3
L'importo ivi indicato viene oggi contestato (dallo stesso ente che ha predisposto la delibera e che non l'ha mai revocata) affermando che nel computo non dovrebbero essere calcolate le voci a titolo di retribuzione di risultato, indennità di comparto, retribuzione di posizione” e che nello specifico è
3 pacifica l'applicabilità del regolamento regionale n.1/02 il quale all'art.388 prevede che “..la retribuzione annua lorda prevista dal comma 2 è da intendersi comprensiva dei compensi, indennità ed emolumenti fissi e continuativi comunque denominati”. Inoltre di recente anche Corte di Appello di Roma sentenza 8.1.2025 n. 50 ha ribadito tale orientamento, affermando che nella base di calcolo del t.f.s. debba essere inclusa, nel caso che ci occupa, anche la retribuzione di posizione, l'indennità di comparto, la retribuzione di risultato e la c.d. “indennità di produttività collettiva” osservando quanto “in particolare alla c.d. “indennità di produttività collettiva” che, ad avviso della , sarebbe da escludere perché la sua erogazione CP_2 sarebbe stata soggetta alla valutazione discrezionale del superiore gerarchico, la richiama CP_2 in modo inconferente Cass. n.37287/2021 che riguarda aspetti eterogenei delle differenze retributive (e non di TFS) dovute a personale transitato da un Ente pubblico ad un altro…”; In conclusione, in assenza di elementi di segno contrario neppure allegati, si tratta di emolumenti fissi e continuativi, costanti e predeterminabili, come tali riconducibili all'ampia formula dei compensi, indennità ed emolumenti fissi e continuativi comunque denominati di cui all'art.1 della legge regionale n.67/79, come autenticamente interpretato dall'articolo 20 della L.R. delLazio n.12/2000 e dell'art.338, commi 2 e 3, del R.R. del lazio n.1/2002”. CP_ Dall'importo lordo di € 78.198,48 va detratto l'importo liquidato dall' di € 43.790,48. Inoltre , costituendosi in giudizio ha allegato (sebbene non documentato omettendo di CP_2 depositare il doc. 9 da cui risulterebbe detto pagamento), di avere corrisposto al ricorrente l'anticipo su detto importo di € 6.985,69. A propria volta il ricorrente nelle note conclusive non ha specificamente contestato la circostanza di avere ricevuto il detto anticipo, ma l'ha anzi riconosciuta detraendo il detto importo dai nuovi conteggi. Pertanto detraendo dal dovuto l'acconto già ricevuto di € 6.985,69 residua un credito a titolo di TFS di € 27.422,75. È poi dovuta sulla sorte solo la maggior somma tra interessi e rivalutazione monetaria ai sensi dell'art. 22, 36° comma della legge n. 724/94, così come interpretato dalla sentenza n. 459/00 della Corte Costituzionale.
3. Da ultimo non appare fondata l'eccezione di difetto di legittimazione passiva svolta dalla
, atteso che è nella specie pacifico e documentale che il ricorrente, già dipendente CP_1 dell'Opera Universitaria di Roma, sia confluito dal 3.2.1981 nei ruoli della CP_1 CP_ rimanendovi fino al 31.12.1998 (dal 21.12.1985 immesso nei ruoli , istituito con L.R. 14/1983 e d.g.r. 1356/1988) e venendo assegnato in forza di L.R. 54/1998 art. 2, con decorrenza dal 1.1.1999, all' (poi divenuta con L.R. 7/2008 e infine con L.R. 6/2018), con Per_1 CP_3 CP_2 conseguente applicazione delle norme sullo stato giuridico e sul trattamento economico dei dipendenti della (ex artt. 24 L.R. 51/94, art. 19 L.R. 25/2022; art. 23 L.R. 7/2008; CP_1 art. 15 L.R. 6/2018) e che abbia cessato il servizio alle dipendenze dell'odierna in data CP_2
31.1.2016. Ciò conferma la responsabilità solidale anche della che non discende tanto dalla CP_1 circostanza che questa sia l'ente finanziatore di , ma dal fatto che la ha incardinato CP_2 CP_1 nei propri ruoli il lavoratore all'epoca della confluenza del rapporto di lavoro con l'Opera Universitaria, 3.2.1981 fino al 31.12.1998 (in tal senso cfr. anche T. Roma 7807/2019, confermata da C. Appello Roma n. 1343/2022).
4 4. Ne discende che sussiste la responsabilità - e quindi la legittimazione passiva - della CP_1
per il periodo durante il quale la medesima ha inserito nei propri ruoli il ricorrente (1981-
[...]
1998). Per il periodo successivo (1.1.1999 – 31.1.2016), invece, l'unico obbligato è il cessionario (oggi
), il quale tuttavia risponde in solido con la anche del periodo pregresso, in base ai CP_2 CP_1 principi posti dall'art. 2112 c.c., norma in base alla quale in caso di cessione d'azienda il cedente ed il cessionario rispondono in solido per i crediti maturati dal lavoratore fino alla cessione. Sicché per il periodo dal 1981 al 31.12.1998 rispondono in solido e;
per il periodo CP_1 CP_2 successivo al 31.12.1998, risponde solo e non sussiste la responsabilità della . CP_2 CP_1
Le parti resistenti, vanno dunque condannate in solido al pagamento della somma di € 27.422,75, con la specificazione appena indicata (attraverso i conteggi depositati dal ricorrente è possibile quantificare la quota parte del TFS gravante sulla Regione moltiplicando l'importo mensile ivi individuato per il numero di mensilità di riferimento).
5. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo, facendo applicazione del minimo dello scaglione di valore della controversia, tenuto conto della fase introduttiva, di quella di studio, dell'ampia istruttoria documentale, della fase decisoria.
P.Q.M.
Il Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:
- in accoglimento del ricorso condanna la e l'ente , in solido nei limiti di CP_1 CP_2 cui in motivazione, al pagamento in favore del ricorrente della somma lorda di € 27.422,75 a titolo di residuo TFS, oltre accessori come in parte motiva;
- condanna le parti resistenti in solido al pagamento delle spese di lite in favore del ricorrente che liquida in € 2.695,00 oltre rimb. forf. al 15%, iva e cap come per legge, con distrazione in favore dei difensori dichiaratisi antistatari.
Roma, 2.7.2025 Il Giudice del Lavoro Dott.ssa Valentina Cacace
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