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Sentenza 3 luglio 2025
Sentenza 3 luglio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Milano, sentenza 03/07/2025, n. 5499 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Milano |
| Numero : | 5499 |
| Data del deposito : | 3 luglio 2025 |
Testo completo
N. R.G. 9236/2025
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di MILANO
PRIMA CIVILE
Il Tribunale, in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati: dott. Paola Maria Gandolfi Presidente dott. Anna Bellesi Giudice dott. Serena Nicotra Giudice Relatore
ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 9236/2025 promossa da:
(C.F. ), con il patrocinio dell'avv. NEGRI Parte_1 C.F._1
RC
RICORRENTE contro
DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO CP_1
OGGETTO: ricorso ex artt. 1 L. 164/82 e 31 D. L.vo 150/11
CONCLUSIONI di parte attrice: “ordinare all'Ufficio Anagrafe del Comune di Pieve Emanuele di rettificare l' atto di nascita di (atto n. 79, parte II, Serie B anno 2000) facendo constare, per mezzo di Parte_1 annotazioni, che il sesso ed il prenome della persona cui l'atto si riferisce devono leggersi ed intendersi rispettivamente come “femminile” e come ” e non altrimenti; Parte_1 dichiarare con sentenza il diritto di di sottoporsi a tutti i trattamenti medico-chirurgici che Parte_1 riterrà necessari per adeguare i propri caratteri ed organi sessuali, primari e secondari, da maschili a femminili”
IN FATTO E IN DIRITTO
pagina 1 di 5 Con ricorso ex art. 473 bis c.p.c. comunicato al Pubblico Ministero presso il Tribunale di Milano,
[...]
nato a [...], il [...], ha rappresentato: Parte_1
- di non essere sposato e di non avere figli;
- di avere vissuto sin dall'infanzia un profondo disagio connesso alla discordanza tra le caratteristiche anatomiche del sesso maschile ed il proprio vissuto soggettivo di appartenenza al genere sessuale femminile;
- di essersi rivolto nel dicembre 2023 al prof. psicoterapeuta esperto in tematiche di identità di Per_1 genere, con la richiesta di consulenza psicologica finalizzata a valutare la sussistenza delle indicazioni per l'avvio della terapia ormonale femminilizzante;
- di avere ottenuto, all'esito dei colloqui svolti, la diagnosi di disforia di genere;
- di avere iniziato la terapia ormonale sostitutiva presso l'Istituto Auxologico nel gennaio 2024;
- di essere intenzionato a proseguire e completare il proprio percorso di transizione da uomo a donna ed eseguire gli interventi chirurgici di riattribuzione del sesso per sentirsi pienamente realizzato dal punto di vista sia fisico, sia psicologico.
Parte attrice ha quindi ha formulato domanda diretta ad ottenere la rettifica nell'attribuzione del sesso, chiedendo altresì l'accertamento del proprio diritto a sottoporsi ai futuri trattamenti medico chirurgici diretti ad adeguare i suoi caratteri sessuali esteriori maschili a quelli femminili.
Nel corso del giudizio, il giudice istruttore ha proceduto all'audizione di parte attrice, che ha riferito:
“La decisione di intraprendere il percorso di transizione l'ho maturata verso i 16 -17 anni. Io avevo già fatto il coming out come persona gay.
Però avevo iniziato a truccarmi e all'inizio per scherzo mi facevo chiamare con nomi femminili dai miei amici.
Ho visto a poco a poco che questa cosa la sentivo mia e non era più uno scherzo.
All'università ho acquisito maggiore consapevolezza. Sentivo che c'era qualcosa che non andava e ho cercato di informarmi tramite i professori ed internet.
All'inizio ne ho parlato con la psicologa che ha confermato il fatto della mia identità femminile.
Ne ho anche parlato con mia mamma che mi aveva chiesto quali erano le cose femminili in me che sentivo mie e quali quelle maschili e ricordo che io le avevo elencato quelle femminili, mentre su quelle maschili mi ero fermata ed avevo avuto un blocco. Questa è stata la conferma di quello che pensavo e sentivo.
Dopo i colloqui con la psicologa, ho contattato l'Auxologico e ho iniziato la terapia ormonale che porto avanti da circa un anno e mezzo. A livello estetico e personale da quando l'ho iniziata mi sento meglio, mi faccio più foto, è migliorata la mia autostima e anche all'esterno questa cosa si riscontra.
Sono soddisfatta degli esiti della terapia ormonale.
Non ho mai avuto ripensamenti. Sono consapevole del fatto che è un percorso irreversibile ma è quello che voglio a livello mio personale ed intimo ed anche nella relazione con le altre persone.
Ho scelto il nome . Parte_1
pagina 2 di 5 Ho iniziato ad insegnare da un paio di anni e nell'ambiente di lavoro mi conoscono tutti come
anche se i miei documenti indicano ancora il nome maschile” Parte_1
Ritiene il Collegio che le domande di possano trovare accoglimento Parte_1
, nato a [...] il [...] è celibe, come si evince dal certificato prodotto (doc.2). Parte_1
Dalla relazione del dott. che ha sottoposto l'attore ad esame medico psicologico, emerge: Per_1
- è stata posta la diagnosi di disforia di genere, data la presenza di una marcata discrepanza tra sesso biologico e genere che la parte si attribuisce;
- la valutazione psicodiagnostica ed i colloqui psichiatrici hanno messo in evidenza la pienezza delle capacità cognitive della paziente e l'assenza di problematiche di tipo psicopatologico;
- l'inizio del percorso di transizione e della terapia ormonale e la progressiva femminilizzazione derivante dall'assunzione della terapia hanno portato ad un miglioramento del benessere della parte;
- la rettifica anagrafica del genere e l'esecuzione in futuro degli interventi di riattribuzione del sesso configurano degli ineludibili passaggi per consentire alla parte un pieno e continuativo stato di benessere psicofisico;
- la parte è pienamente consapevole del carattere radicale ed irreversibile del futuro intervento di riattribuzione del sesso..
La difesa di parte attrice ha poi prodotto la relazione redatta dall'endocrinologa dell'Istituto Auxologico di
Milano, dott.ssa relativa all'andamento della terapia ormonale, che ha confermato la diagnosi di Persona_2 disforia di genere, la consapevolezza della parte del carattere irreversibile del percorso, l'assenza di qualsiasi ripensamento, il significativo miglioramento riportato nel benessere psicologico e nel funzionamento sociale.
Il quadro sopra delineato evidenzia quindi la presenza di una diagnosi di transessualità, l'assenza in capo alla parte di disturbi psicopatologici incidenti su tale diagnosi, il carattere definitivo e consapevole della scelta.
Ricorrono quindi i presupposti per accogliere la domanda volta ad ottenere la rettificazione degli atti dello stato civile.
Al riguardo si richiamano i principi espressi nelle pronunce della Corte Costituzionale (sentenza n.221/2015) e
Corte di Cassazione (sentenza n. 15138/15), che hanno escluso il carattere obbligatorio dell'intervento chirurgico di modifica dei caratteri sessuali anatomici primari per potere ottenere la rettificazione del sesso nei registri dello stato civile, laddove venga accertata la serietà e definitività della scelta, la compiutezza dell'approdo finale.
In particolare, come evidenziato dalla Corte Costituzionale, “il ricorso alla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali risulta, quindi, autorizzabile in funzione di garanzia del diritto alla salute, ossia laddove lo stesso sia volto a consentire alla persona di raggiungere uno stabile equilibrio psicofisico, in particolare in quei casi nei quali la divergenza tra il sesso anatomico e la psicosessualità sia tale da determinare un atteggiamento conflittuale e di rifiuto della propria morfologia anatomica. La prevalenza della tutela della salute dell'individuo sulla corrispondenza fra sesso anatomico e sesso anagrafico, porta a ritenere il trattamento chirurgico non quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione - come prospettato dal rimettente -, ma come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico".
pagina 3 di 5 La Corte di Cassazione, nella pronuncia sopra citata, ha affermato che le disposizioni di cui agli artt. 1 e 3 L. n.
162/84 vanno interpretate avendo presente “l'esatta collocazione del diritto all'identità di genere all'interno dei diritti inviolabili che compongono il profilo personale e relazionale della dignità personale e che contribuiscono allo sviluppo equilibrato della personalità degli individui, mediante un adeguato bilanciamento con l'interesse di natura pubblicistica alla chiarezza nella identificazione dei generi sessuali e delle relazioni giuridiche ma senza ricorrere a trattamenti ingiustificati e discriminatori, pur rimanendo ineludibile un rigoroso accertamento della definitività della scelta sulla base dei criteri desumibili dagli approdi attuali e condivisi dalla scienza medica e psicologica.”
Il caso in esame rientra nel paradigma sopra delineato in quanto alla luce delle risultanze documentali sopra citate, degli elementi emersi dall'audizione della parte, del periodo di tempo in cui è maturata la decisione di intraprendere il percorso di transizione, vi è adeguato riscontro della serietà, verosimile definitività e irreversibilità della decisione di di cambiare genere e sesso da maschio a femmina. Parte_1
Tali elementi consentono dunque di affermare che l'attore, all'esito di un serio e consapevole processo individuale, ha acquisito una nuova e compiuta identità di genere.
Per quanto riguarda la domanda di accertamento del diritto all'esecuzione dei trattamenti medico chirurgici, si rileva che in base alle risultanze sopra richiamate, l'intervento chirurgico di adeguamento dei caratteri sessuali appare utile e necessario al fine di dare a una condizione di genere Parte_1 coerente con la sua intima e sostanziale identità, in modo da risolvere il marcato disagio derivante dalla discrepanza tra la sua identità biologica femminile e la sua identità psicologica maschile, da garantire alla parte una vita più serena e di favorire un inserimento sociale in sintonia con la sua naturale tendenza.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 143 del 23 luglio 2024, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 31 comma 4 del D.lgs 150/2011 nella parte in cui prescrive l'autorizzazione del tribunale al trattamento medico chirurgico anche qualora le modificazioni dei caratteri sessuali già intervenute siano ritenute dallo stesso tribunale sufficienti per l'accoglimento della domanda di rettificazione di attribuzione del sesso.
La Corte è pervenuta a tale giudizio proprio alla luce del mutato quadro normativo e giurisprudenziale sopra richiamato, che ha portato ad escludere che le modificazioni sessuali richieste agli effetti della rettificazione anagrafica debbano necessariamente includere un trattamento chirurgico di adeguamento e ad affermare la sufficienza, ai fini della rettificazione, dell'intervenuta oggettiva transizione dell'identità di genere emersa nel percorso seguito dalla persona interessata.
Orbene, nel caso in esame si è accertato che i documenti relativi ai trattamenti medici e psicoterapeutici effettuati da consentono di ritenere provato il compimento di un percorso irreversibile di transizione, Parte_1 percorso che giustifica l'accoglimento della domanda di rettificazione svolta.
Pertanto, si rientra proprio nella fattispecie nella quale, secondo il giudizio della Corte Costituzionale, la pronuncia di autorizzazione giudiziale non corrisponde più alla ratio legis e, quindi, nell'ambito di applicazione della disposizione ritenuta illegittima per contrasto con l'art. 3 della Costituzione.
pagina 4 di 5 Ne deriva che va accertato il diritto della parte a sottoporsi ai trattamenti medico chirurgico diretto ad adeguare i suoi caratteri sessuali esteriori maschili a quelli femminili.
Tenuto conto della natura della causa, le spese processuali devono essere dichiarate irripetibili.
P.Q.M
.
Il Tribunale di Milano vista la L. 164/82, così provvede:
1) DISPONE la rettificazione dell'atto di nascita di (cognome) (nome), nato a Parte_1 Pt_1
Milano il 26 agosto 2000 (atto n.79, parte II, Serie B anno 2000 Comune di Pieve Emanuele) nel senso che laddove è scritto “sesso maschile” debba invece intendersi scritto e leggersi “sesso femminile” e laddove è indicato “ ” il prenome del nato debba invece intendersi scritto e leggersi il prenome “ ”; Pt_1 Parte_1
2) accerta il diritto della parte a sottoporsi al trattamento medico chirurgico diretto ad adeguare i suoi caratteri sessuali esteriori maschili a quelli femminili;
3) ORDINA all'Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Pieve Emanuele di provvedere ai conseguenti adempimenti di legge;
4) DICHIARA irripetibili le spese di lite.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del 19 giugno 2025
Il Giudice Relatore Il Presidente dott. Serena Nicotra dott. Paola Maria Gandolfi
pagina 5 di 5
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di MILANO
PRIMA CIVILE
Il Tribunale, in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati: dott. Paola Maria Gandolfi Presidente dott. Anna Bellesi Giudice dott. Serena Nicotra Giudice Relatore
ha pronunciato la seguente
SENTENZA nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 9236/2025 promossa da:
(C.F. ), con il patrocinio dell'avv. NEGRI Parte_1 C.F._1
RC
RICORRENTE contro
DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO CP_1
OGGETTO: ricorso ex artt. 1 L. 164/82 e 31 D. L.vo 150/11
CONCLUSIONI di parte attrice: “ordinare all'Ufficio Anagrafe del Comune di Pieve Emanuele di rettificare l' atto di nascita di (atto n. 79, parte II, Serie B anno 2000) facendo constare, per mezzo di Parte_1 annotazioni, che il sesso ed il prenome della persona cui l'atto si riferisce devono leggersi ed intendersi rispettivamente come “femminile” e come ” e non altrimenti; Parte_1 dichiarare con sentenza il diritto di di sottoporsi a tutti i trattamenti medico-chirurgici che Parte_1 riterrà necessari per adeguare i propri caratteri ed organi sessuali, primari e secondari, da maschili a femminili”
IN FATTO E IN DIRITTO
pagina 1 di 5 Con ricorso ex art. 473 bis c.p.c. comunicato al Pubblico Ministero presso il Tribunale di Milano,
[...]
nato a [...], il [...], ha rappresentato: Parte_1
- di non essere sposato e di non avere figli;
- di avere vissuto sin dall'infanzia un profondo disagio connesso alla discordanza tra le caratteristiche anatomiche del sesso maschile ed il proprio vissuto soggettivo di appartenenza al genere sessuale femminile;
- di essersi rivolto nel dicembre 2023 al prof. psicoterapeuta esperto in tematiche di identità di Per_1 genere, con la richiesta di consulenza psicologica finalizzata a valutare la sussistenza delle indicazioni per l'avvio della terapia ormonale femminilizzante;
- di avere ottenuto, all'esito dei colloqui svolti, la diagnosi di disforia di genere;
- di avere iniziato la terapia ormonale sostitutiva presso l'Istituto Auxologico nel gennaio 2024;
- di essere intenzionato a proseguire e completare il proprio percorso di transizione da uomo a donna ed eseguire gli interventi chirurgici di riattribuzione del sesso per sentirsi pienamente realizzato dal punto di vista sia fisico, sia psicologico.
Parte attrice ha quindi ha formulato domanda diretta ad ottenere la rettifica nell'attribuzione del sesso, chiedendo altresì l'accertamento del proprio diritto a sottoporsi ai futuri trattamenti medico chirurgici diretti ad adeguare i suoi caratteri sessuali esteriori maschili a quelli femminili.
Nel corso del giudizio, il giudice istruttore ha proceduto all'audizione di parte attrice, che ha riferito:
“La decisione di intraprendere il percorso di transizione l'ho maturata verso i 16 -17 anni. Io avevo già fatto il coming out come persona gay.
Però avevo iniziato a truccarmi e all'inizio per scherzo mi facevo chiamare con nomi femminili dai miei amici.
Ho visto a poco a poco che questa cosa la sentivo mia e non era più uno scherzo.
All'università ho acquisito maggiore consapevolezza. Sentivo che c'era qualcosa che non andava e ho cercato di informarmi tramite i professori ed internet.
All'inizio ne ho parlato con la psicologa che ha confermato il fatto della mia identità femminile.
Ne ho anche parlato con mia mamma che mi aveva chiesto quali erano le cose femminili in me che sentivo mie e quali quelle maschili e ricordo che io le avevo elencato quelle femminili, mentre su quelle maschili mi ero fermata ed avevo avuto un blocco. Questa è stata la conferma di quello che pensavo e sentivo.
Dopo i colloqui con la psicologa, ho contattato l'Auxologico e ho iniziato la terapia ormonale che porto avanti da circa un anno e mezzo. A livello estetico e personale da quando l'ho iniziata mi sento meglio, mi faccio più foto, è migliorata la mia autostima e anche all'esterno questa cosa si riscontra.
Sono soddisfatta degli esiti della terapia ormonale.
Non ho mai avuto ripensamenti. Sono consapevole del fatto che è un percorso irreversibile ma è quello che voglio a livello mio personale ed intimo ed anche nella relazione con le altre persone.
Ho scelto il nome . Parte_1
pagina 2 di 5 Ho iniziato ad insegnare da un paio di anni e nell'ambiente di lavoro mi conoscono tutti come
anche se i miei documenti indicano ancora il nome maschile” Parte_1
Ritiene il Collegio che le domande di possano trovare accoglimento Parte_1
, nato a [...] il [...] è celibe, come si evince dal certificato prodotto (doc.2). Parte_1
Dalla relazione del dott. che ha sottoposto l'attore ad esame medico psicologico, emerge: Per_1
- è stata posta la diagnosi di disforia di genere, data la presenza di una marcata discrepanza tra sesso biologico e genere che la parte si attribuisce;
- la valutazione psicodiagnostica ed i colloqui psichiatrici hanno messo in evidenza la pienezza delle capacità cognitive della paziente e l'assenza di problematiche di tipo psicopatologico;
- l'inizio del percorso di transizione e della terapia ormonale e la progressiva femminilizzazione derivante dall'assunzione della terapia hanno portato ad un miglioramento del benessere della parte;
- la rettifica anagrafica del genere e l'esecuzione in futuro degli interventi di riattribuzione del sesso configurano degli ineludibili passaggi per consentire alla parte un pieno e continuativo stato di benessere psicofisico;
- la parte è pienamente consapevole del carattere radicale ed irreversibile del futuro intervento di riattribuzione del sesso..
La difesa di parte attrice ha poi prodotto la relazione redatta dall'endocrinologa dell'Istituto Auxologico di
Milano, dott.ssa relativa all'andamento della terapia ormonale, che ha confermato la diagnosi di Persona_2 disforia di genere, la consapevolezza della parte del carattere irreversibile del percorso, l'assenza di qualsiasi ripensamento, il significativo miglioramento riportato nel benessere psicologico e nel funzionamento sociale.
Il quadro sopra delineato evidenzia quindi la presenza di una diagnosi di transessualità, l'assenza in capo alla parte di disturbi psicopatologici incidenti su tale diagnosi, il carattere definitivo e consapevole della scelta.
Ricorrono quindi i presupposti per accogliere la domanda volta ad ottenere la rettificazione degli atti dello stato civile.
Al riguardo si richiamano i principi espressi nelle pronunce della Corte Costituzionale (sentenza n.221/2015) e
Corte di Cassazione (sentenza n. 15138/15), che hanno escluso il carattere obbligatorio dell'intervento chirurgico di modifica dei caratteri sessuali anatomici primari per potere ottenere la rettificazione del sesso nei registri dello stato civile, laddove venga accertata la serietà e definitività della scelta, la compiutezza dell'approdo finale.
In particolare, come evidenziato dalla Corte Costituzionale, “il ricorso alla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali risulta, quindi, autorizzabile in funzione di garanzia del diritto alla salute, ossia laddove lo stesso sia volto a consentire alla persona di raggiungere uno stabile equilibrio psicofisico, in particolare in quei casi nei quali la divergenza tra il sesso anatomico e la psicosessualità sia tale da determinare un atteggiamento conflittuale e di rifiuto della propria morfologia anatomica. La prevalenza della tutela della salute dell'individuo sulla corrispondenza fra sesso anatomico e sesso anagrafico, porta a ritenere il trattamento chirurgico non quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione - come prospettato dal rimettente -, ma come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico".
pagina 3 di 5 La Corte di Cassazione, nella pronuncia sopra citata, ha affermato che le disposizioni di cui agli artt. 1 e 3 L. n.
162/84 vanno interpretate avendo presente “l'esatta collocazione del diritto all'identità di genere all'interno dei diritti inviolabili che compongono il profilo personale e relazionale della dignità personale e che contribuiscono allo sviluppo equilibrato della personalità degli individui, mediante un adeguato bilanciamento con l'interesse di natura pubblicistica alla chiarezza nella identificazione dei generi sessuali e delle relazioni giuridiche ma senza ricorrere a trattamenti ingiustificati e discriminatori, pur rimanendo ineludibile un rigoroso accertamento della definitività della scelta sulla base dei criteri desumibili dagli approdi attuali e condivisi dalla scienza medica e psicologica.”
Il caso in esame rientra nel paradigma sopra delineato in quanto alla luce delle risultanze documentali sopra citate, degli elementi emersi dall'audizione della parte, del periodo di tempo in cui è maturata la decisione di intraprendere il percorso di transizione, vi è adeguato riscontro della serietà, verosimile definitività e irreversibilità della decisione di di cambiare genere e sesso da maschio a femmina. Parte_1
Tali elementi consentono dunque di affermare che l'attore, all'esito di un serio e consapevole processo individuale, ha acquisito una nuova e compiuta identità di genere.
Per quanto riguarda la domanda di accertamento del diritto all'esecuzione dei trattamenti medico chirurgici, si rileva che in base alle risultanze sopra richiamate, l'intervento chirurgico di adeguamento dei caratteri sessuali appare utile e necessario al fine di dare a una condizione di genere Parte_1 coerente con la sua intima e sostanziale identità, in modo da risolvere il marcato disagio derivante dalla discrepanza tra la sua identità biologica femminile e la sua identità psicologica maschile, da garantire alla parte una vita più serena e di favorire un inserimento sociale in sintonia con la sua naturale tendenza.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 143 del 23 luglio 2024, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 31 comma 4 del D.lgs 150/2011 nella parte in cui prescrive l'autorizzazione del tribunale al trattamento medico chirurgico anche qualora le modificazioni dei caratteri sessuali già intervenute siano ritenute dallo stesso tribunale sufficienti per l'accoglimento della domanda di rettificazione di attribuzione del sesso.
La Corte è pervenuta a tale giudizio proprio alla luce del mutato quadro normativo e giurisprudenziale sopra richiamato, che ha portato ad escludere che le modificazioni sessuali richieste agli effetti della rettificazione anagrafica debbano necessariamente includere un trattamento chirurgico di adeguamento e ad affermare la sufficienza, ai fini della rettificazione, dell'intervenuta oggettiva transizione dell'identità di genere emersa nel percorso seguito dalla persona interessata.
Orbene, nel caso in esame si è accertato che i documenti relativi ai trattamenti medici e psicoterapeutici effettuati da consentono di ritenere provato il compimento di un percorso irreversibile di transizione, Parte_1 percorso che giustifica l'accoglimento della domanda di rettificazione svolta.
Pertanto, si rientra proprio nella fattispecie nella quale, secondo il giudizio della Corte Costituzionale, la pronuncia di autorizzazione giudiziale non corrisponde più alla ratio legis e, quindi, nell'ambito di applicazione della disposizione ritenuta illegittima per contrasto con l'art. 3 della Costituzione.
pagina 4 di 5 Ne deriva che va accertato il diritto della parte a sottoporsi ai trattamenti medico chirurgico diretto ad adeguare i suoi caratteri sessuali esteriori maschili a quelli femminili.
Tenuto conto della natura della causa, le spese processuali devono essere dichiarate irripetibili.
P.Q.M
.
Il Tribunale di Milano vista la L. 164/82, così provvede:
1) DISPONE la rettificazione dell'atto di nascita di (cognome) (nome), nato a Parte_1 Pt_1
Milano il 26 agosto 2000 (atto n.79, parte II, Serie B anno 2000 Comune di Pieve Emanuele) nel senso che laddove è scritto “sesso maschile” debba invece intendersi scritto e leggersi “sesso femminile” e laddove è indicato “ ” il prenome del nato debba invece intendersi scritto e leggersi il prenome “ ”; Pt_1 Parte_1
2) accerta il diritto della parte a sottoporsi al trattamento medico chirurgico diretto ad adeguare i suoi caratteri sessuali esteriori maschili a quelli femminili;
3) ORDINA all'Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Pieve Emanuele di provvedere ai conseguenti adempimenti di legge;
4) DICHIARA irripetibili le spese di lite.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del 19 giugno 2025
Il Giudice Relatore Il Presidente dott. Serena Nicotra dott. Paola Maria Gandolfi
pagina 5 di 5