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Sentenza 6 novembre 2025
Sentenza 6 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Viterbo, sentenza 06/11/2025, n. 674 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Viterbo |
| Numero : | 674 |
| Data del deposito : | 6 novembre 2025 |
Testo completo
ILTRIBUNALE CIVILE DI VITERBO UFFICIO DEL GIUDICE DEL LAVORO
Proc. R.G.L.P. n. 67/2025 L.P.
Parte_1 contro
CP_1
Il Giudice, Dott. Mauro Ianigro Letti gli atti del procedimento in epigrafe;
vista la sostituzione dell'udienza con deposito di note scritte ex art. 127ter c.p.c.; preso atto della regolare comunicazione del provvedimento di fissazione dell'udienza; preso atto del tempestivo deposito delle “note di trattazione scritta” ad opera dell'Avv. PASCOLINI FEDERICO per la parte ricorrente e del'Avv. COLOMBINO SANDRA MARIA per parte resistente;
visti gli artt. 429 e 127ter u.c. c.p.c., decide la causa come segue depositando motivazione contestuale in forma telematica. Viterbo lì 05/11/2025
IL GIUDICE DEL LAVORO
Dr. Mauro IANIGRO REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI VITERBO
in funzione di giudice del lavoro, in persona del Dr. Mauro Ianigro, ha pronunciato la seguente SENTENZA
(Emessa ai sensi dell'art. 132 c.p.c. come modificato dall'art. 45 co. 17 della L. 69/09)
nella causa iscritta al n. 67 del R.G. Contenzioso Lavoro e Previdenza per l'anno 2025 vertente TRA (C.F. = ), Parte_1 C.F._1 residente in [...], rappresentato e difeso dall'Avv. Federico Pascolini (cod. fisc. – PEC CodiceFiscale_2 Email_1 [...]
in forza di delega rilasciata in calce al ricorso introduttivo ai sensi dell'art. 83 Email_2 ettivamente domiciliato presso il suo studio in Viterbo, Via Vicenza n. 49 RICORRENTE E Controparte_2
[...] P.IVA_1 con sede in Roma, Via IV Novembre n. 144, in persona del Direttore Regionale pro tempore per il Lazio, elettivamente domiciliato in Roma, piazza delle Cinque Giornate n°3, presso l'Avv. Sandra Maria Colombino, C.F. - PEC - C.F._3 Email_3 fax 06 88466503, dal quale è ra irtù di del Notaio del 01/08/2024, n°93118 del Rep. Not., Raccolta n°28300; Persona_1
RESISTENTE OGGETTO: riconoscimento malattia professionale. CONCLUSIONI: i procuratori delle parti hanno concluso come in atti.
MOTIVI DELLA DECISIONE Con ricorso depositato in data 17.01.2025 ha adito questo Tribunale in funzione Parte_1 di Giudice del Lavoro chiedendo il ricono ura professionale delle patologie “dito a scatto IV dito della mano sinistra” e “sindrome del tunnel carpale bilaterale”, assumendo essere le medesime eziologicamente connessa all'attività lavorativa espletata personalmente e non occasionalmente sin dall'aprile 1991 in qualità di odontotecnico, titolare dell'impresa artigiana in ragione della quale era stato soggetto a posture Controparte_3 incongrue e movimenti ripetuti e della mano, con azioni di presa, impegno di forza e pressioni prolungate, nonché esposto alle vibrazioni trasmesse al sistema mano – braccio dovute alla guida dalle predette attrezzature a motore. Ha rappresentato di aver chiesto il riconoscimento delle malattie professionali all' con domanda del 29.3.2023 che l'istituto aveva tuttavia respinto CP_1 negando l'origine professionale della malattia;
di aver inutilmente esperito il ricorso amministrativo. Ritenuta per contro la riconducibilità delle patologie all'attività lavorativa espletata ne chiesto l'accertamento della natura professionale ed il riconoscimento del diritto all'indennizzo previsto in ragione della invalidità derivata nella misura quantificata nella misura del 7%. Ha conseguentemente concluso chiedendo “1) Accertare e dichiarare che Parte_1 risulta affetto da“dito a scatto IV dito della mano sinistra” e “sindrome del tunnel carpale bil malattie sono dovute, almeno a livello di concausa, all'attività lavorativa svolta. 2) Accertare e dichiarare che da tali malattie è derivato un danno permanente nella misura del 7% o in quella diversa, comunque non inferiore al 6%, che risulterà di giustizia. 3) Condannare l' in persona del legale rappresentante p.t. al pagamento in CP_1 favore di delle prestazioni economiche di legge in relazione alle malattie professionali per cui è Parte_1 causa con ese successivo alla data di presentazione della domanda o da quella diversa data da cui risulterà dovuta, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria dal momento della maturazione del diritto sino al saldo effettivo. 4) Condannare inoltre l' in persona del legale rappresentante p.t. al pagamento delle CP_1 spese e competenze di causa da liquidarsi in favore del sottoscritto procuratore antistatario, specificandosi a tale riguardo come il presente giudizio risulti di valore indeterminabile e comunque superiore ad € 5.000,00”. L'istituto assicurativo si è costituito contestando l'infondatezza della domanda e chiedendone il rigetto. La causa è stata istruita con prove testimoniali e documenti e con CTU medico legale ed è stata decisa in data odierna con motivazione contestuale all'esito della trattazione cartolare disposta ai sensi dell'art. 127ter c.p.c. Il ricorso è infondato. In diritto va premesso che ai sensi del DPR 1124/65 e del D.Lgs n. 38/2000, in caso di infortunio CP_
o di malattia professionale l' è obbligato a versare al lavoratore infortunato l'indennità giornaliera per l'inabilità temporanea assoluta, la rendita per l'inabilità permanente, l'assistenza sanitaria. L'INDENNITÀ È e decorre dal quarto giorno successivo a quello Persona_2 dell'infortunio o in cu la malattia ed è corrisposta finché dura la stessa. Fino al 90° giorno di malattia l'ammontare è pari al 60% della retribuzione giornaliera mediamente percepita dal lavoratore nei 15 giorni precedenti l'infortunio; se l'astensione dal lavoro si prolunga oltre il 90° giorno anche in via non continuativa l'indennità è elevata al 75% fino al momento della guarigione. Dopo la guarigione è prevista una RENDITA PER INABILITÀ PERMANENTE Per gli infortuni avvenuti e le malattie professionali denunciate fino al 24/7/2000, se il grado di inabilità accertato è compreso fra l'11% e il 100% in favore del lavoratore viene costituita una rendita che è corrisposta dal giorno successivo a quello di cessazione dell'inabilità temporanea assoluta, è proporzionale al grado di inabilità ed è rapportata alla retribuzione percepita nell'anno precedente l'evento. Nei casi di invalidità permanente assoluta conseguenti a menomazioni elencate in tabella, dove è indispensabile l'assistenza, la rendita è integrata da un assegno mensile. E' poi erogato un assegno speciale quando la persona necessita di assistenza continua. Nei casi previsti dalla legge la rendita è soggetta a revisione e in caso di morte del lavoratore si trasferisce nella misura del 50% al coniuge superstite, oltre il 20 % per ogni figlio a carico. Se il grado di inabilità accertato è inferiore all'11% il lavoratore non ha diritto alla rendita, ma in caso di successivo aggravamento può richiedere alla sede di appartenenza la revisione del grado CP_1 di inabilità a scadenza predeterminata. Per gli eventi successivi al 25 luglio 2000 se il grado di menomazione dell'integrità psicofisica è inferiore al 6% il lavoratore non ha diritto a nessun indennizzo (in caso di successivo aggravamento valgono le disposizioni relative alla disciplina previgente). Se il grado di menomazione è pari o superiore al 6% ed inferiore al 16% il lavoratore ha diritto ad un indennizzo in capitale del solo danno biologico, ossia della lesione dell'integrità psico-fisica della persona, suscettibile di valutazione medico-legale derivante dall'infortunio o dalla malattia. Se il grado di menomazione è pari o superiore al 16% il lavoratore ha diritto alla rendita, di cui una quota per danno biologico ed una quota aggiuntiva per le conseguenze patrimoniali della menomazione. L'art. 13 del D.Lvo 38/2000 definisce il danno biologico come "la lesione all'integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le prestazioni per il ristoro del danno biologico sono determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato". Il co. 2 prevede che in questi casi l' provveda ad erogare l'indennizzo in base ad una specifica "tabella delle CP_1 menomazioni" e vari commisurata al grado della menomazione. In particolare esso stabilisce che in caso di danno biologico, per i danni conseguenti ad infortuni sul lavoro e a malattie professionali verificatisi o denunciati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 3, l' nell'ambito del sistema d'indennizzo e sostegno sociale, CP_1 "in luogo della prestazione di cui all'a , primo comma, numero 2), del testo unico", eroga l'indennizzo previsto e regolato dalle seguenti disposizioni: a) le menomazioni conseguenti alle lesioni dell'integrità psicofisica di cui al comma 1 sono valutate in base a specifica "tabella delle menomazioni", comprensiva degli aspetti dinamico-relazionali; l'indennizzo delle menomazioni di grado pari o superiore al 6 per cento ed inferiore al 16 per cento e' erogato in capitale, dal 16 per cento e' erogato in rendita, nella misura indicata nell'apposita "tabella indennizzo danno biologico"; per l'applicazione di tale tabella si fa riferimento all'età dell'assicurato al momento della guarigione clinica;
non si applica il disposto dell'articolo 91 del testo unico;
b) le menomazioni di grado pari o superiore al 16 per cento danno diritto all'erogazione di un'ulteriore quota di rendita per l'indennizzo delle conseguenze delle stesse, commisurata al grado della menomazione, alla retribuzione dell'assicurato e al coefficiente di cui all'apposita "tabella dei coefficienti", che costituiscono indici di determinazione della percentuale di retribuzione da prendere in riferimento per l'indennizzo delle conseguenze patrimoniali, in relazione alla categoria di attività lavorativa di appartenenza dell'assicurato e alla ricollocabilità dello stesso. La retribuzione, determinata con le modalità e i criteri previsti dal testo unico, viene moltiplicata per il coefficiente di cui alla "tabella dei coefficienti". La corrispondente quota di rendita, rapportata al grado di menomazione, e' liquidata con le modalità e i criteri di cui all'articolo 74 del testo unico. Il co. 4 stabilisce inoltre che, qualora le condizioni dell'assicurato, dichiarato guarito senza postumi d'invalidità permanente o con postumi che non raggiungono il minimo per l'indennizzabilità in capitale o per l'indennizzabilità in rendita, dovessero aggravarsi in conseguenza dell'infortunio o della malattia professionale in misura da raggiungere l'indennizzabilità in capitale o in rendita, l'assicurato stesso può chiedere all'istituto assicuratore la liquidazione del capitale o della rendita. Infine il successivo co. 5 stabilisce che nel caso in cui l'assicurato, già colpito da uno o più eventi lesivi rientranti nella disciplina delle presenti disposizioni, subisca un nuovo evento lesivo si procede alla valutazione complessiva dei postumi ed alla liquidazione di un'unica rendita o dell'indennizzo in capitale corrispondente al grado complessivo della menomazione dell'integrità psicofisica e decurtato dell'importo dell'eventuale indennizzo già corrisposto e non recuperato. Secondo l'orientamento della Corte di Cassazione, in assenza di una definizione legislativa, “per malattia si intende qualsiasi alterazione anatomica o funzionale dell'organismo, anche localizzata e non impegnativa delle condizioni organiche generali”. L'art. 3, T. U. 1965 specifica che la malattia deve risultare contratta nell'esercizio e a causa dell'attività lavorativa. La tutela assicurativa contro le malattie professionali era originariamente limitata, prima della sentenza della Corte Cost. n. 179 del 1988, alle c.d. malattie tabellate, ossia a quelle incluse in liste predefinite per il settore industriale ed agricolo, che fossero contratte nell'esercizio e a causa delle attività lavorative specificate sempre negli elenchi e in quanto tali lavori rientrassero fra quelli per i quali ricorresse l'obbligo assicurativo contro gli infortuni. L'elenco era a carattere tassativo e comprendeva quelle malattie di cui l'esperienza medico-legale aveva accertato il carattere professionale e le attività patogene in grado di determinarle. Il lavoratore affetto da una di esse aveva il solo onere di dimostrare, ai fini dell'indennizzo, che era stato occupato nell'attività lavorativa e non anche come avviene per gli infortuni di averla contratta anche a causa della lavorazione. Vigeva in questo caso il principio della presunzione d'origine, assoluta, per il quale il nesso causale tra l'attività lavorativa CP_ e la malattia è presunto e l' può solo contrastarlo con una prova rigorosa della dipendenza della malattia da fattori estranei all'attività lavorativa. La Corte di Cassazione in molte delle sue pronunce ha chiarito che la presunzione legale circa la causa professionale delle tecnopatie riguarda soltanto il nesso tra la malattia tabellata e i relativi fattori causali, anch'essi specificati in tabelle e non può avere efficacia nel caso di malattia a causa multifattoriale in cui “il nesso di causalità non può essere oggetto di semplici presunzioni tratte da ipotesi tecniche teoricamente possibili, ma necessita di una concreta e specifica dimostrazione quanto meno in via di probabilità, in relazione alla reale esposizione al rischio ambientale e alla sua idoneità causale alla determinazione dell'evento morboso”. Successivamente la Corte ha chiarito che nel caso di malattia a causa multifattoriale “se la specifica dimostrazione può essere data anche in termini probabilistici sulla base della particolarità della fattispecie, essendo impossibile nella maggior parte dei casi ottenere la certezza della causa, è necessario che si tratti di una “probabilità qualificata” da verificarsi attraverso ulteriori elementi, tipo i dati epidemiologici, idonei a trasformare la probabilità in certezza ai fini del giudizio”. Con la sentenza n. 179 del 1988 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, T. U. 1965 nella parte in cui limita la tutela assicurativa alle sole malattie indicate nella tabella e non consente al lavoratore di provare il carattere professionale della diversa patologia da cui risulta affetto. In tal modo la Corte ha ribadito il giudizio già formulato in precedenti pronunce di inadeguatezza del sistema di tutela fondato sulla lista delle malattie professionali con riferimento alle patologie e alle attività lavorative non ricomprese nell'elenco, sollecitando il legislatore ad adottare il cosiddetto “sistema misto”, che oltre alla tabella riconoscesse ai soggetti interessati la possibilità di dimostrare la causa professionale delle malattie non tabellate. In seguito alla sentenza della Corte Costituzionale in giurisprudenza si è affermato l'indirizzo in base al quale la tutela assicurativa deve intendersi estesa anche alle malattie professionali non comprese nella lista, essendo però necessario dimostrare il nesso causale fra le stesse e l'attività lavorativa svolta.
Tutto ciò premesso, incontestate le deduzioni attoree inerenti natura, modalità di espletamento, durata e intensità delle mansioni svolte, la verifica della patologia denunciata, la natura professionale della stessa e conseguentemente la quantificazione della menomazione valutabile ai fini dell'indennizzo rivendicato sono state confermate dalla CTU medico legale. All'esito delle proprie verifiche il CTU ha infatti formulato la seguente diagnosi: “esiti intervento tunnel carpale sinistro in soggetto con iv dito a scatto mano sinistra” ed ha concluso affermando “Alla luce dell'obiettività rilevata in occasione della visita peritale e della disamina della documentazione sanitaria versata agli atti, sono derivate menomazioni conseguenti alla integrità psico-fisica-danno biologico della parte ricorrente per cui si riconosce malattia professionale al Sig valutabile nella misura del 4% (quattro per cento) con decorrenza Parte_1 del riconoscimento dalla data ella domanda all' (29.03.2023)”. CP_1
L'entità della menomazione esclude l'indennizzabilità delle patologie. Il ricorso va conseguentemente respinto. Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale, definendo il giudizio, disattesa ogni diversa istanza, eccezione e deduzione, così provvede:
- Respinge il ricorso proposto da nei confronti dell' ; Parte_1 CP_1
- condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite liquidate in euro 1.850,00 per compensi professionali, oltre spese di CTU come separatamente liquidate, rimb. forf., IVA e CPA come per legge. Viterbo lì, 5 novembre 2025
IL GIUDICE DEL LAVORO
Dr. Mauro IANIGRO
Proc. R.G.L.P. n. 67/2025 L.P.
Parte_1 contro
CP_1
Il Giudice, Dott. Mauro Ianigro Letti gli atti del procedimento in epigrafe;
vista la sostituzione dell'udienza con deposito di note scritte ex art. 127ter c.p.c.; preso atto della regolare comunicazione del provvedimento di fissazione dell'udienza; preso atto del tempestivo deposito delle “note di trattazione scritta” ad opera dell'Avv. PASCOLINI FEDERICO per la parte ricorrente e del'Avv. COLOMBINO SANDRA MARIA per parte resistente;
visti gli artt. 429 e 127ter u.c. c.p.c., decide la causa come segue depositando motivazione contestuale in forma telematica. Viterbo lì 05/11/2025
IL GIUDICE DEL LAVORO
Dr. Mauro IANIGRO REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI VITERBO
in funzione di giudice del lavoro, in persona del Dr. Mauro Ianigro, ha pronunciato la seguente SENTENZA
(Emessa ai sensi dell'art. 132 c.p.c. come modificato dall'art. 45 co. 17 della L. 69/09)
nella causa iscritta al n. 67 del R.G. Contenzioso Lavoro e Previdenza per l'anno 2025 vertente TRA (C.F. = ), Parte_1 C.F._1 residente in [...], rappresentato e difeso dall'Avv. Federico Pascolini (cod. fisc. – PEC CodiceFiscale_2 Email_1 [...]
in forza di delega rilasciata in calce al ricorso introduttivo ai sensi dell'art. 83 Email_2 ettivamente domiciliato presso il suo studio in Viterbo, Via Vicenza n. 49 RICORRENTE E Controparte_2
[...] P.IVA_1 con sede in Roma, Via IV Novembre n. 144, in persona del Direttore Regionale pro tempore per il Lazio, elettivamente domiciliato in Roma, piazza delle Cinque Giornate n°3, presso l'Avv. Sandra Maria Colombino, C.F. - PEC - C.F._3 Email_3 fax 06 88466503, dal quale è ra irtù di del Notaio del 01/08/2024, n°93118 del Rep. Not., Raccolta n°28300; Persona_1
RESISTENTE OGGETTO: riconoscimento malattia professionale. CONCLUSIONI: i procuratori delle parti hanno concluso come in atti.
MOTIVI DELLA DECISIONE Con ricorso depositato in data 17.01.2025 ha adito questo Tribunale in funzione Parte_1 di Giudice del Lavoro chiedendo il ricono ura professionale delle patologie “dito a scatto IV dito della mano sinistra” e “sindrome del tunnel carpale bilaterale”, assumendo essere le medesime eziologicamente connessa all'attività lavorativa espletata personalmente e non occasionalmente sin dall'aprile 1991 in qualità di odontotecnico, titolare dell'impresa artigiana in ragione della quale era stato soggetto a posture Controparte_3 incongrue e movimenti ripetuti e della mano, con azioni di presa, impegno di forza e pressioni prolungate, nonché esposto alle vibrazioni trasmesse al sistema mano – braccio dovute alla guida dalle predette attrezzature a motore. Ha rappresentato di aver chiesto il riconoscimento delle malattie professionali all' con domanda del 29.3.2023 che l'istituto aveva tuttavia respinto CP_1 negando l'origine professionale della malattia;
di aver inutilmente esperito il ricorso amministrativo. Ritenuta per contro la riconducibilità delle patologie all'attività lavorativa espletata ne chiesto l'accertamento della natura professionale ed il riconoscimento del diritto all'indennizzo previsto in ragione della invalidità derivata nella misura quantificata nella misura del 7%. Ha conseguentemente concluso chiedendo “1) Accertare e dichiarare che Parte_1 risulta affetto da“dito a scatto IV dito della mano sinistra” e “sindrome del tunnel carpale bil malattie sono dovute, almeno a livello di concausa, all'attività lavorativa svolta. 2) Accertare e dichiarare che da tali malattie è derivato un danno permanente nella misura del 7% o in quella diversa, comunque non inferiore al 6%, che risulterà di giustizia. 3) Condannare l' in persona del legale rappresentante p.t. al pagamento in CP_1 favore di delle prestazioni economiche di legge in relazione alle malattie professionali per cui è Parte_1 causa con ese successivo alla data di presentazione della domanda o da quella diversa data da cui risulterà dovuta, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria dal momento della maturazione del diritto sino al saldo effettivo. 4) Condannare inoltre l' in persona del legale rappresentante p.t. al pagamento delle CP_1 spese e competenze di causa da liquidarsi in favore del sottoscritto procuratore antistatario, specificandosi a tale riguardo come il presente giudizio risulti di valore indeterminabile e comunque superiore ad € 5.000,00”. L'istituto assicurativo si è costituito contestando l'infondatezza della domanda e chiedendone il rigetto. La causa è stata istruita con prove testimoniali e documenti e con CTU medico legale ed è stata decisa in data odierna con motivazione contestuale all'esito della trattazione cartolare disposta ai sensi dell'art. 127ter c.p.c. Il ricorso è infondato. In diritto va premesso che ai sensi del DPR 1124/65 e del D.Lgs n. 38/2000, in caso di infortunio CP_
o di malattia professionale l' è obbligato a versare al lavoratore infortunato l'indennità giornaliera per l'inabilità temporanea assoluta, la rendita per l'inabilità permanente, l'assistenza sanitaria. L'INDENNITÀ È e decorre dal quarto giorno successivo a quello Persona_2 dell'infortunio o in cu la malattia ed è corrisposta finché dura la stessa. Fino al 90° giorno di malattia l'ammontare è pari al 60% della retribuzione giornaliera mediamente percepita dal lavoratore nei 15 giorni precedenti l'infortunio; se l'astensione dal lavoro si prolunga oltre il 90° giorno anche in via non continuativa l'indennità è elevata al 75% fino al momento della guarigione. Dopo la guarigione è prevista una RENDITA PER INABILITÀ PERMANENTE Per gli infortuni avvenuti e le malattie professionali denunciate fino al 24/7/2000, se il grado di inabilità accertato è compreso fra l'11% e il 100% in favore del lavoratore viene costituita una rendita che è corrisposta dal giorno successivo a quello di cessazione dell'inabilità temporanea assoluta, è proporzionale al grado di inabilità ed è rapportata alla retribuzione percepita nell'anno precedente l'evento. Nei casi di invalidità permanente assoluta conseguenti a menomazioni elencate in tabella, dove è indispensabile l'assistenza, la rendita è integrata da un assegno mensile. E' poi erogato un assegno speciale quando la persona necessita di assistenza continua. Nei casi previsti dalla legge la rendita è soggetta a revisione e in caso di morte del lavoratore si trasferisce nella misura del 50% al coniuge superstite, oltre il 20 % per ogni figlio a carico. Se il grado di inabilità accertato è inferiore all'11% il lavoratore non ha diritto alla rendita, ma in caso di successivo aggravamento può richiedere alla sede di appartenenza la revisione del grado CP_1 di inabilità a scadenza predeterminata. Per gli eventi successivi al 25 luglio 2000 se il grado di menomazione dell'integrità psicofisica è inferiore al 6% il lavoratore non ha diritto a nessun indennizzo (in caso di successivo aggravamento valgono le disposizioni relative alla disciplina previgente). Se il grado di menomazione è pari o superiore al 6% ed inferiore al 16% il lavoratore ha diritto ad un indennizzo in capitale del solo danno biologico, ossia della lesione dell'integrità psico-fisica della persona, suscettibile di valutazione medico-legale derivante dall'infortunio o dalla malattia. Se il grado di menomazione è pari o superiore al 16% il lavoratore ha diritto alla rendita, di cui una quota per danno biologico ed una quota aggiuntiva per le conseguenze patrimoniali della menomazione. L'art. 13 del D.Lvo 38/2000 definisce il danno biologico come "la lesione all'integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le prestazioni per il ristoro del danno biologico sono determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato". Il co. 2 prevede che in questi casi l' provveda ad erogare l'indennizzo in base ad una specifica "tabella delle CP_1 menomazioni" e vari commisurata al grado della menomazione. In particolare esso stabilisce che in caso di danno biologico, per i danni conseguenti ad infortuni sul lavoro e a malattie professionali verificatisi o denunciati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 3, l' nell'ambito del sistema d'indennizzo e sostegno sociale, CP_1 "in luogo della prestazione di cui all'a , primo comma, numero 2), del testo unico", eroga l'indennizzo previsto e regolato dalle seguenti disposizioni: a) le menomazioni conseguenti alle lesioni dell'integrità psicofisica di cui al comma 1 sono valutate in base a specifica "tabella delle menomazioni", comprensiva degli aspetti dinamico-relazionali; l'indennizzo delle menomazioni di grado pari o superiore al 6 per cento ed inferiore al 16 per cento e' erogato in capitale, dal 16 per cento e' erogato in rendita, nella misura indicata nell'apposita "tabella indennizzo danno biologico"; per l'applicazione di tale tabella si fa riferimento all'età dell'assicurato al momento della guarigione clinica;
non si applica il disposto dell'articolo 91 del testo unico;
b) le menomazioni di grado pari o superiore al 16 per cento danno diritto all'erogazione di un'ulteriore quota di rendita per l'indennizzo delle conseguenze delle stesse, commisurata al grado della menomazione, alla retribuzione dell'assicurato e al coefficiente di cui all'apposita "tabella dei coefficienti", che costituiscono indici di determinazione della percentuale di retribuzione da prendere in riferimento per l'indennizzo delle conseguenze patrimoniali, in relazione alla categoria di attività lavorativa di appartenenza dell'assicurato e alla ricollocabilità dello stesso. La retribuzione, determinata con le modalità e i criteri previsti dal testo unico, viene moltiplicata per il coefficiente di cui alla "tabella dei coefficienti". La corrispondente quota di rendita, rapportata al grado di menomazione, e' liquidata con le modalità e i criteri di cui all'articolo 74 del testo unico. Il co. 4 stabilisce inoltre che, qualora le condizioni dell'assicurato, dichiarato guarito senza postumi d'invalidità permanente o con postumi che non raggiungono il minimo per l'indennizzabilità in capitale o per l'indennizzabilità in rendita, dovessero aggravarsi in conseguenza dell'infortunio o della malattia professionale in misura da raggiungere l'indennizzabilità in capitale o in rendita, l'assicurato stesso può chiedere all'istituto assicuratore la liquidazione del capitale o della rendita. Infine il successivo co. 5 stabilisce che nel caso in cui l'assicurato, già colpito da uno o più eventi lesivi rientranti nella disciplina delle presenti disposizioni, subisca un nuovo evento lesivo si procede alla valutazione complessiva dei postumi ed alla liquidazione di un'unica rendita o dell'indennizzo in capitale corrispondente al grado complessivo della menomazione dell'integrità psicofisica e decurtato dell'importo dell'eventuale indennizzo già corrisposto e non recuperato. Secondo l'orientamento della Corte di Cassazione, in assenza di una definizione legislativa, “per malattia si intende qualsiasi alterazione anatomica o funzionale dell'organismo, anche localizzata e non impegnativa delle condizioni organiche generali”. L'art. 3, T. U. 1965 specifica che la malattia deve risultare contratta nell'esercizio e a causa dell'attività lavorativa. La tutela assicurativa contro le malattie professionali era originariamente limitata, prima della sentenza della Corte Cost. n. 179 del 1988, alle c.d. malattie tabellate, ossia a quelle incluse in liste predefinite per il settore industriale ed agricolo, che fossero contratte nell'esercizio e a causa delle attività lavorative specificate sempre negli elenchi e in quanto tali lavori rientrassero fra quelli per i quali ricorresse l'obbligo assicurativo contro gli infortuni. L'elenco era a carattere tassativo e comprendeva quelle malattie di cui l'esperienza medico-legale aveva accertato il carattere professionale e le attività patogene in grado di determinarle. Il lavoratore affetto da una di esse aveva il solo onere di dimostrare, ai fini dell'indennizzo, che era stato occupato nell'attività lavorativa e non anche come avviene per gli infortuni di averla contratta anche a causa della lavorazione. Vigeva in questo caso il principio della presunzione d'origine, assoluta, per il quale il nesso causale tra l'attività lavorativa CP_ e la malattia è presunto e l' può solo contrastarlo con una prova rigorosa della dipendenza della malattia da fattori estranei all'attività lavorativa. La Corte di Cassazione in molte delle sue pronunce ha chiarito che la presunzione legale circa la causa professionale delle tecnopatie riguarda soltanto il nesso tra la malattia tabellata e i relativi fattori causali, anch'essi specificati in tabelle e non può avere efficacia nel caso di malattia a causa multifattoriale in cui “il nesso di causalità non può essere oggetto di semplici presunzioni tratte da ipotesi tecniche teoricamente possibili, ma necessita di una concreta e specifica dimostrazione quanto meno in via di probabilità, in relazione alla reale esposizione al rischio ambientale e alla sua idoneità causale alla determinazione dell'evento morboso”. Successivamente la Corte ha chiarito che nel caso di malattia a causa multifattoriale “se la specifica dimostrazione può essere data anche in termini probabilistici sulla base della particolarità della fattispecie, essendo impossibile nella maggior parte dei casi ottenere la certezza della causa, è necessario che si tratti di una “probabilità qualificata” da verificarsi attraverso ulteriori elementi, tipo i dati epidemiologici, idonei a trasformare la probabilità in certezza ai fini del giudizio”. Con la sentenza n. 179 del 1988 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, T. U. 1965 nella parte in cui limita la tutela assicurativa alle sole malattie indicate nella tabella e non consente al lavoratore di provare il carattere professionale della diversa patologia da cui risulta affetto. In tal modo la Corte ha ribadito il giudizio già formulato in precedenti pronunce di inadeguatezza del sistema di tutela fondato sulla lista delle malattie professionali con riferimento alle patologie e alle attività lavorative non ricomprese nell'elenco, sollecitando il legislatore ad adottare il cosiddetto “sistema misto”, che oltre alla tabella riconoscesse ai soggetti interessati la possibilità di dimostrare la causa professionale delle malattie non tabellate. In seguito alla sentenza della Corte Costituzionale in giurisprudenza si è affermato l'indirizzo in base al quale la tutela assicurativa deve intendersi estesa anche alle malattie professionali non comprese nella lista, essendo però necessario dimostrare il nesso causale fra le stesse e l'attività lavorativa svolta.
Tutto ciò premesso, incontestate le deduzioni attoree inerenti natura, modalità di espletamento, durata e intensità delle mansioni svolte, la verifica della patologia denunciata, la natura professionale della stessa e conseguentemente la quantificazione della menomazione valutabile ai fini dell'indennizzo rivendicato sono state confermate dalla CTU medico legale. All'esito delle proprie verifiche il CTU ha infatti formulato la seguente diagnosi: “esiti intervento tunnel carpale sinistro in soggetto con iv dito a scatto mano sinistra” ed ha concluso affermando “Alla luce dell'obiettività rilevata in occasione della visita peritale e della disamina della documentazione sanitaria versata agli atti, sono derivate menomazioni conseguenti alla integrità psico-fisica-danno biologico della parte ricorrente per cui si riconosce malattia professionale al Sig valutabile nella misura del 4% (quattro per cento) con decorrenza Parte_1 del riconoscimento dalla data ella domanda all' (29.03.2023)”. CP_1
L'entità della menomazione esclude l'indennizzabilità delle patologie. Il ricorso va conseguentemente respinto. Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale, definendo il giudizio, disattesa ogni diversa istanza, eccezione e deduzione, così provvede:
- Respinge il ricorso proposto da nei confronti dell' ; Parte_1 CP_1
- condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite liquidate in euro 1.850,00 per compensi professionali, oltre spese di CTU come separatamente liquidate, rimb. forf., IVA e CPA come per legge. Viterbo lì, 5 novembre 2025
IL GIUDICE DEL LAVORO
Dr. Mauro IANIGRO