Cass. pen., sez. II, sentenza 06/12/2012, n. 10994
CASS
Sentenza 6 dicembre 2012

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Il dolo del delitto di cui all'art. 591 cod. pen. è generico e consiste nella coscienza di abbandonare a sé stesso il soggetto passivo, che non abbia la capacità di provvedere alle proprie esigenze, in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica di cui si abbia l'esatta percezione, senza che occorra la sussistenza di un particolare malanimo da parte del reo.

I reati di maltrattamenti in famiglia e di abbandono di persone minori o incapaci possono concorrere in quanto le relative fattispecie incriminatrici sono poste a tutela di beni diversi ed integrate da condotte differenti. (In motivazione la S.C. ha osservato che i criteri di assorbimento e di consunzione sono privi di fondamento normativo, perché si riferiscono solo a casi determinati, non generalizzabili, in quanto i giudizi di valore che essi richiederebbero sono tendenzialmente in contrasto con il principio di legalità, in particolare con il principio di determinatezza e tassatività, facendo dipendere da incontrollabili valutazioni intuitive del giudice l'applicazione di una norma penale). (Vedi S.U. n. 47164 del 20 dicembre 2005, Marino, n.m. sul punto).

Ai fini dell'integrazione del delitto di cui all'art. 591 cod. pen., il necessario "abbandono" è integrato da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia) che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l'incolumità del soggetto passivo, sicchè ne risponde colui che, pur non allontanandosi dal soggetto passivo, ometta di far intervenire persone idonee ad evitare il pericolo stesso.

Il reato di maltrattamenti in famiglia, che consiste nella sottoposizione di un familiare ad una serie abituale di atti di vessazione, continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, risultando incompatibili con normali condizioni di vita, è configurabile anche nel caso in cui al familiare venga improvvisamente riservato un trattamento sistematicamente e immotivatamente deteriore rispetto a quello in precedenza ordinariamente riservatogli, ove ciò renda manifesta l'esistenza di un programma criminoso animato da una volontà unitaria di vessare, fisicamente, ed anche psicologicamente, il soggetto passivo. (Nella specie, la Corte ha ritenuto configurabile il reato in presenza del trattamento, non in assoluto disumano né insopportabile, riservato alla moglie disabile dell'imputato, - "medio tempore" divenuto convivente sotto il tetto coniugale con altra donna -, consistente, fra l'altro, nella sistemazione della stessa in un vano ricavato da un "garage", nella somministrazione di cibo non sempre fresco ed adeguato alle sue condizioni, e nel mancato apprestamento delle necessarie cure).

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. II, sentenza 06/12/2012, n. 10994
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 10994
Data del deposito : 6 dicembre 2012

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