Sentenza 30 marzo 2005
Massime • 1
In tema di modalità di esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata, giudice competente anche in relazione alle successive variazioni delle misure è il magistrato di sorveglianza del luogo in cui il condannato risiede (o risiedeva) al momento della determinazione iniziale della esecuzione della pena ex art. 62 Legge n. 689 del 1981, mentre del tutto irrilevanti sono gli eventuali successivi cambiamenti di residenza del condannato.
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. I, sentenza 30/03/2005, n. 13443 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 13443 |
| Data del deposito : | 30 marzo 2005 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Camera di consiglio
Dott. TERESI Renato - Presidente - del 30/03/2005
Dott. FAZZIOLI Edoardo - Consigliere - SENTENZA
Dott. SILVESTRI Giovanni - Consigliere - N. 1369
Dott. CORRADINI Grazia - Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. CASSANO Margherita - Consigliere - N. 000002/2005
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
conflitto di competenza sollevato da:
MAGISTRATO SORV. GG EM - CONFLITTO;
nei confronti di:
MAGISTRATO SORVEGLIANZA UDINE ORDINANZA del 23/12/2004 GIUD. SORVEGLIANZA di GG EM (condannato IM RO OY, nato a [...] il [...] alias UA ER, nato a [...] il 26.21968);
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dr. FAZZIOLI Edoardo;
sentite le conclusioni del P.G. Dr. Vitaliano Esposito che ha chiesto dichiararsi la competenza dal magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia.
OSSERVA IN FATTO ED IN DIRITTO
Con ordinanza del 23 dicembre 2004 il magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia ha sollevato conflitto di competenza nei confronti del magistrato di sorveglianza di Udine che, dopo avere ai sensi dell'art. 62, comma 1^, legge 24 novembre 1981, n. 689 determinato le modalità di esecuzione della pena sostitutiva della libertà controllata inflitta a EN BE OY alias UA ER con la sentenza 28 marzo 2001 dalla corte d'appello di Trieste, ha trasmesso gli atti al giudice remittente "competente in ordine alla esecuzione della pena sostitutiva".
Il magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, aderendo a quella giurisprudenza che ritiene che competente alle modificazioni delle prescrizioni sia in ogni caso il giudice che ha determinato le modalità dell'esecuzione, e, quindi, il magistrato di sorveglianza di Udine, chiede che venga risolto il conflitto, anche in considerazione che la giurisprudenza di questa corte sul punto non sarebbe univoca.
Osserva la corte che si versa nell'ipotesi di cui all'art. 28 comma 2^, c.p.p., non essendovi, allo stato, un giudice competente a conoscere dell'esecuzione della libertà controllata cui è sottoposto l'EN avendo entrambi i magistrati di sorveglianza, in astratto competenti, rifiutato di prendere cognizione del procedimento relativo alla stessa persona.
Ciò posto va rilevato che la pena della libertà controllata è disciplinata in modo esaustivo (insieme con la pena pecuniaria e con la semidetenzione) dal capo 3^, sezione 1^, legge 21 novembre 1981, n. 689 e successive modificazioni, che indicano sia il contenuto delle pene sostitutive (ovviamente solo per la libertà controllata e la semidetenzione) sia il magistrato di sorveglianza competente. In particolare, l'art. 62, identifica nel magistrato di sorveglianza "del luogo di residenza del condannato" il magistrato che "determina le modalità di esecuzione della pena", nel "magistrato di sorveglianza che ha emesso l'ordinanza prevista dall'art. 62" il magistrato al quale deve essere segnalata dalla pubblica sicurezza la eventuale inosservanza degli adempimenti imposti all'atto della determinazione delle modalità di esecuzione, nel "magistrato di sorveglianza che ha determinato le modalità di esecuzione della pena", il magistrato competente a sospendere la esecuzione della libertà controllata ai sensi dell'art. 147 nn. 2 e 3, c.p.. Dal complesso delle disposizione in esame risulta chiaramente che il legislatore ha inteso individuare quale giudice competente sia in ordine all'esecuzione delle modalità della pena sostitutiva della libertà controllata (e della semidetenzione), che in ordine a tutte le successive vicende, il magistrato di sorveglianza del luogo in cui il condannato risiede (o risiedeva) al momento della determinazione delle modalità di esecuzione della pena, rispetto al quale sono del tutto indifferenti gli eventuali successivi cambiamenti di residenza del condannato.
Scelta, peraltro, del tutto logica se si considera che mentre il controllo che viene effettuato dall'ufficio di pubblica sicurezza del luogo in cui l'interessato di volta in volta trasferisce la residenza - che può avvenire anche più volte nel corso dell'esecuzione della pena - non produce alcuna conseguenza nelle modalità del controllo, la designazione per competenza di un giudice diverso da quello che "motivatamente" ha determinato le modalità di esecuzione della pena, potrebbe comportare, pur restando fermi i parametri di giudizio, una diversa, se pur legittima, valutazione in punto di fatto, anche in considerazione che ogni giudice "successivo" con molta difficoltà potrebbe formarsi una valutazione complessiva della personalità del condannato.
Nè possono richiamarsi a sostegno dell'opposta tesi gli artt. 64, comma 1^, e 68, comma 3^, che fanno riferimento generico "al magistrato di sorveglianza" in quanto se competente a modificare le prescrizioni ed a sospendere l'esecuzione della pena sostitutiva nei casi di cui all'art. 147 è il magistrato di sorveglianza di cui all'art. 62, non si comprenderebbero le ragioni per cui nel caso di modificazione delle prescrizioni (art. 64, comma 1^) o di sospensione a seguito notifica di un ordine di carcerazione (art. 68, comma 1^), "il magistrato di sorveglianza", non altrimenti specificato dovrebbe identificarsi in quello del luogo in cui il condannato ha trasferito la sua residenza, dando così origine a due regimi concorrenti di competenza logicamente ingiustificati.
In conformità alla prevalente giurisprudenza di questa corte (cfr. per tutte Cass. 24 marzo 2004, n. 19292, RV. 228007) deve, pertanto, dichiararsi la competenza del magistrato di sorveglianza di Udine al quale vanno trasmessi gli atti.
P.Q.M.
Dichiara la competenza del magistrato di competenza di Udine cui dispone trasmettersi gli atti.
Così deciso in Roma, il 30 novembre 2005.
Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2005