Sentenza 24 gennaio 2001
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. IV lav., sentenza 24/01/2001, n. 948 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 948 |
| Data del deposito : | 24 gennaio 2001 |
Testo completo
0 0 9 4 8 / 0 1 Aula B CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE UFFICIO COPIE REPUBBLICA ITALIANA Richiesta copia studio In nome del popolo italiano dal Sig. IL SOLE 24 ORE per diritti L. 3035. LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE 12 GANCE ZUBE Sezione Lavoro Composta dai Magistrati: -R.G.N.3241/98 1965 Dott. Paolino Dell'Anno Presidente -Cron. Bruno Battimiello Rel.- Consigliere -Rep. " Florindo Minichiello -Ud.13 11.2000 " Stefano M. Evangelista -Oggetto: LIRE 3000 " Giovanni Amoroso - Lavoro CANCELLERIA ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto CG575449 da NI RO, rappresentata e difesa dall'avv. Luciano Pa- scucci con domicilio eletto in Roma alla via Bruxelles n. 20 presso l'avv. Giovanni Patrizi, come da procura speciale a margine del ricorso ricorrente
contro
ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE INPS, in per- sona del Presidente legale rapp.te p.t., rappresentato e di- 4614 feso, giusta procura speciale in calce alla copia notificata del ricorso, dagli avv.ti. Carlo De Angelis, Gianfranco Bar- CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE UFFICIO COPIE UFFICIO COPIE Rilasciata copia legale Rilasciata copia legale al Sig. INPS PATRIZI al Sig. per diritti L. pet diritti L. 21 FFR 2001 il-8 MAR. 2001 il IL CANCELLIERS IL CANCELLIERE baria e GA Pescosolido, con domicilio eletto in Roma in via della Frezza n. 17 presso l'Avvocatura centrale dell'Istituto resistente con sola procura per l'annullamento dell'ordinanza del Tribunale di Orvieto in data 17 febbraio 1997 (R.G. 115/96). Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 23 febbraio 2000 dal cons. dott. Bruno Battimiello;
udito l'avv. Carlo De Angelis;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Antonio Buonajuto, che ha concluso per la declaratoria 161 art. 162 secondo comma, cod. di nullità del ricorso ex proc. civ. 2 Svolgimento del processo CA RO ha proposto ricorso per cassazione (notificato il 12 febbraio 1998) avverso il provvedimento del Tribunale di Orvieto del 17 febbraio 1997, dolendosi che -con tale provvedimento reso nella controversia fra essa ricorrente e l'INPS - il Tribunale, ai sensi dell'art. 1, comma 183, della legge 23 dicembre 1996 n. 662, abbia dichiarato estinto, con compensazione delle spese, il giudizio concernente il diritto alla percezione della pensione di reversibilità nella misura del 60% del trattamento minimo spettante al de cuius (Corte Cost., sent. n. 495 del 1993). L'INPS ha depositato procura. Motivi della decisione Il ricorso è affidato ad un unico motivo, con il quale si denuncia l'illegittimità costituzionale, in relazione agli art. 3 e 24 della Costituzione, delle norme (commi 181, 182 e 183 dell'art. 1 della legge 23 dicembre 1996 n. 662) in base alle quali è stata resa la contestata pronuncia di estinzione, in particolare lamentandosi: - che le norme denunciate comprimono e annullano i diritti degli interessati, escludendo gli eredi in caso di morte del de cuius anteriore al 30 marzo 1996, prevedendo il pagamento dei crediti in sei annualità, negando interessi e rivalutazione e addebitando agli interessati gli oneri delle spese, in violazione perciò degli artt. 24 e 38 nonché dell'art. 3 Cost. per la disparità di trattamento fra coloro i cui crediti sono stati soddisfatti con sentenza passata in giudicato e gli altri;
che la previsione d'inefficacia delle sentenze già rese e non ancora passate in giudicato determina un inammissibile conflitto fra potere legislativo e giudiziario, in violazione, oltre che dell'art. 24, degli artt. 102 e 104 della Costituzione. Il ricorso è ammissibile. 3 Il provvedimento con cui il collegio - nel giudizio di appello dichiari l'estinzione del processo, ancorché emesso nella forma dell'ordinanza, ha contenuto sostanziale di sentenza, giusta la previsione dell'art. 306, ultimo comma, cod. proc. civ. a e, pertanto non è soggettovreclamo al collegio stesso, ma a ricorso per cassazione ad opera della parte che ha interesse a contrastare tale declaratoria di estinzione (Cass. 9 maggio 1991, n. 5163). Il termine di sessanta giorni per la proposizione del ricorso per Cassazione avverso le ordinanze aventi contenuto decisorio e carattere definitivo decorre - in difetto di ragioni, connesse alla particolarità del procedimento o alla qualità degli interessi sottesi, che giustifichino la deroga all'enunciato principio solo a seguito della notificazione ad istanza di parte, mentre è irrilevante, al predetto fine, che le stesse siano pronunziate in udienza o, se pronunziate fuori udienza, siano state comunicate dal cancelliere, con la conseguenza che, in tali ipotesi, è applicabile il termine lungo di cui all'art. 327 cod. proc. civ. (Cass., sez. un., 8 giugno 1998, n. 5615). Nella specie, in difetto di alcuna prova dell'avvenuta notificazione dell'ordinanza in questione, deve ritenersi operante quest'ultimo termine, con decorrenza dalla data di deposito del provvedimento in cancelleria, rispetto alla quale, come emerge da quanto riferito in parte narrativa, il ricorso è tempestivo (Cass. 15 marzo 1976, n. 952. Ciò posto, la Corte deve rilevare d'ufficio, a prescindere dall'esame delle censure della ricorrente, la nullità del provvedimento impugnato. In forza del principio della prevalenza della sostanza sulla forma, l'ordinanza che, come nella specie, abbia il contenuto decisorio di una sentenza va qualificata come tale, anche quando proprio tale qualificazione comporti la sussistenza del vizio di cui all'art. 161, secondo comma, cod. proc. civ., per non essere stato l'atto sottoscritto con 4 l'osservanza delle prescrizioni in materia dell'art. 132, terzo comma, cod. proc. civ., ossia dall'estensore e dal presidente, ovvero soltanto da quest'ultimo, quando cumuli in sé anche l'altra qualità. Conseguentemente, come contro il medesimo provvedimento è ammissibile l'impugnazione correlata alla sua natura di sentenza, così il giudice ad quem -ha il potere dovere di rilevare, anche d'ufficio, la nullità insanabile della sentenza impugnata che non esibisca il detto requisito della duplice sottoscrizione, ancorché tale nullità, non assorbendosi nei mezzi di gravame, possa essere fatta valere anche al fuori del rimedio impugnatorio, secondo quanto previsto dal citato art. 161, secondo comma (v., per tutte, Cass. civ., sez. un., 20 luglio 1999, n. 480). Il rilievo del vizio, poi, non può che determinare la regressione del processo al grado di giudizio nel quale è stato pronunciato il provvedimento viziato, che solo apparentemente ne ha determinato la conclusione, come emerge dal disposto dell'art. 354, primo comma, cod. proc. civ., di guisa che, in caso di ricorso per cassazione avverso sentenza di appello, priva di regolare sottoscrizione, stante anche il richiamo dell'art. 383, terzo comma, stesso codice, alla norma da ultima citata, la Corte regolatrice non ha altro potere che quello di cassazione con rinvio. Tale la situazione che si verifica nel caso di specie, essendo stato il provvedimento impugnato sottoscritto dal solo presidente, del quale non può presumersi la qualità di estensore, non accompagnandosi al suo nome o alla sua sottoscrizione l'indicazione di détta qualità o di quella di relatore. In conclusione, la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio ad altro giudice, rimanendo nella pronuncia caducatoria, resa in regione della riscontrata nullità, assorbita ogni altra censura. Il detto giudice, cui si rimette altresì, ai sensi dell'art. 385, terzo comma, cod. proc. civ., la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione, è designato nella 5 Corte d'appello di Perugia (Sezione Lavoro) in quanto, a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo n.58 del 1998 e successive modificazioni, la competenza a conoscere dell'appello avverso le sentenze emesse dal pretore è stata attribuita alla corte d'appello, salve le eccezioni di cui agli articoli 134 bis e 135 lett. a) dello stesso decreto, di guisa che la cassazione della sentenza emessa dal tribunale in grado d'appello comporta il rinvio della causa alla corte d'appello (Cass., sez. un., 28 settembre 2000, n. 1044).
P.Q.M.
La Corte, pronunciando sul ricorso, cassa l'impugnata sentenza e rinvia – anche per le spese - alla Corte d'appello di Perugia. Così deciso, in Roma, il 13 novembre 2000 IL PRESIDENTE Verlin. Uni Gum. IL CONSIGLIERE - ESTENSORE Bruno Baltrunsell Stell I D A , 0 S IL COLLABORATORE DI CANCELLERIA 1 S O 3 L . 3 A L T T Depositata in Cancelleria 5 , R O . B A 2 4 GEN. 2001 A ' S I N E L oggi, D P L 3 S E A 7 I LABORATORE D T - N S I 8 S - E-CANCELLERIA G S O P 1 O P U N 1 S E T M A R S I O E D I C A E G A D , G O O E E R T T L T T N I S I E R A S G I L E E D L R E O D