Cass. pen., sez. VI, sentenza 26/03/1998, n. 1087
CASS
Sentenza 26 marzo 1998

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Massime1

Sono legittimamente confiscabili a norma dell'art. 12 sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306 i beni e le altre utilità di cui il condannato per determinati reati non possa giustificare la provenienza, senza che rilevi se tali beni siano o meno derivanti dal reato per cui è stata pronunciata condanna, avendo il legislatore posto una presunzione di illecita accumulazione patrimoniale, superabile peraltro attraverso una giustificazione circa la legittimità della loro provenienza da parte dei soggetti che hanno la titolarità o la disponibilità dei beni. Ai fini dell'assolvimento di tale onere, da un lato non è sufficiente che sia fornita la prova di un rituale acquisto, essendo necessario che i mezzi impiegati per il relativo negozio derivino da legittime disponibilità finanziarie; dall'altro non si richiede che gli elementi allegati siano idonei ad essere valutati secondo le regole civilistiche sui rapporti reali, possessori od obbligazionari, ma solo che essi, valutati secondo il principio della libertà della prova e del libero convincimento del giudice, dimostrino una situazione diversa da quella presunta, il che certamente non implica sufficienza di prospettazioni meramente plausibili, ma neppure coincide con un concetto di rigorosa prova. (Fattispecie in tema di usura). (Vedi Corte cost., sent. n. 18 del 1996).

Commentario1

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. VI, sentenza 26/03/1998, n. 1087
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 1087
Data del deposito : 26 marzo 1998

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