Cass. civ., SS.UU., sentenza 11/02/2003, n. 1997
CASS
Sentenza 11 febbraio 2003

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Non qualsiasi pregiudizio legittima il terzo alla proposizione dell'opposizione di terzo ordinaria, ma solo quello che derivi dalla titolarità di una situazione incompatibile con quella accertata o eventualmente costituita dalla sentenza impugnata. (Enunciando il principio di cui in massima, le S.U., in un caso nel quale si discuteva dell'ammissibilità dell'intervento di terzo in appello, consentito dall'art. 344 cod. proc. civ. solo in favore di colui che potrebbe proporre opposizione a norma dell'art. 404 dello stesso codice, hanno ritenuto che esattamente i giudici di appello, nel giudizio di impugnazione avverso la sentenza dichiarativa del fallimento di una società per azioni, avessero escluso l'intervento dell'amministratore unico della società fallita e fideiussore delle banche ammesse al passivo, non essendo questi titolare di un diritto incompatibile con la situazione giuridica accertata dalla sentenza impugnata).

La giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo - prevista dall'art. 5 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 - rimane circoscritta alle vertenze riguardanti il rapporto concessorio, senza ricomprendere le controversie relative a rapporti che - come quello di finanziamento attivato dal concessionario con un istituto di credito edilizio per la realizzazione di alloggi di tipo economico e popolare - hanno natura privatistica e sono quindi estranei al rapporto di concessione, pur essendo ad esso funzionalmente collegati.

Ai sensi dell'art. 33 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80 e succ. modificazioni, un determinato servizio può essere qualificato come pubblico solo se l'attività in cui si realizza è diretta a soddisfare in via immediata esigenze della collettività; pertanto, esulano dal relativo ambito le prestazioni, di carattere strumentale, rese al soggetto preposto al suo esercizio.

La dichiarazione di fallimento trova il suo presupposto, dal punto di vista obbiettivo, nello stato d'insolvenza del debitore, il cui riscontro prescinde da ogni indagine sull'effettiva esistenza dei crediti fatti valere nei confronti del debitore (essendo a tal fine sufficiente l'accertamento di uno stato d'impotenza economico - patrimoniale, idoneo a privare tale soggetto della possibilità di far fronte, con mezzi "normali", ai propri debiti) e può quindi essere legittimamente effettuato dal giudice ordinario anche quando i crediti derivino da rapporti riservati alla cognizione di un giudice diverso.

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. civ., SS.UU., sentenza 11/02/2003, n. 1997
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 1997
Data del deposito : 11 febbraio 2003

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