Corte d'Appello Roma, sentenza 23/12/2025, n. 7860
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Sentenza 23 dicembre 2025

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  • Rigettato
    Omessa considerazione dei provvedimenti amministrativi e delle sentenze che accertano la concorrenza sleale

    Il Tribunale ha correttamente affermato che, una volta accertati i fatti integranti la concorrenza sleale, l'attore deve dimostrare che tali atti siano idonei a produrre un danno, specificando come la clientela attuale o potenziale sia suscettibile di sviamento o come una futura espansione dell'attività possa essere pregiudicata. Il danno non è 'in re ipsa' ma necessita di prova secondo i principi generali del risarcimento da fatto illecito.

  • Rigettato
    Indicazione della Giurisprudenza di legittimità riconoscente il danno in re ipsa e ammissibilità dei danni punitivi

    La Corte ribadisce che il danno da concorrenza sleale non è 'in re ipsa' ma necessita di prova specifica. La valutazione equitativa presuppone criteri verificabili, che non sono stati forniti dall'appellante. L'appellante non ha depositato bilanci per dimostrare la diminuzione degli utili o il numero di clienti, né ha provato la connessione tra gli introiti della controparte e un proprio mancato aumento di fatturato. La quantificazione del danno basata sui ricavi della controparte, senza considerare le spese, è inattendibile. Inoltre, i dati relativi ai bilanci degli anni 2009 e 2010 sono stati ricostruiti con un criterio opinabile e non tengono conto del periodo di chiusura dell'attività della controparte, che avrebbe dovuto comportare un incremento degli introiti per l'appellante.

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Corte d'Appello Roma, sentenza 23/12/2025, n. 7860
    Giurisdizione : Corte d'Appello Roma
    Numero : 7860
    Data del deposito : 23 dicembre 2025

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