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Sentenza 1 luglio 2025
Sentenza 1 luglio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Corte d'Appello Napoli, sentenza 01/07/2025, n. 2608 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte d'Appello Napoli |
| Numero : | 2608 |
| Data del deposito : | 1 luglio 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI
SEZIONE LAVORO E PREVIDENZA
composta dai Magistrati:
- dott. Gennaro Iacone Presidente rel.
- dott.ssa Carmen Lombardi Consigliere
- dott.ssa Milena Cortigiano Consigliere riunita in camera di consiglio ha pronuncia in grado di appello alla pubblica udienza dell'01.07.2025 la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 2614/2024 , vertente
TRA
, nata a [...] il [...], rappresentata e Parte_1 difesa dall'avv. Andrea Milone, presso lo studio del quale in Napoli alla via Nicola Fornelli nr. 8 , procura alla lite in atti,
APPELLANTE
E
in persona del , Controparte_1 CP_2 [...]
in persona del Direttore Generale p.t. , Controparte_3 [...]
in persona del Dirigente Controparte_4
p.t., rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli presso cui ope legis domicilia,
APPELLATO
FATTO E DIRITTO
Con ricorso depositato davanti al Tribunale di Napoli Nord, in funzione di giudice del lavoro, l'odierno appellante, premesso di essere docente a tempo determinato, lamentava la mancata erogazione in suo favore della somma di € 500,00 annui di cui all'art. 1 co. 121 l. 107/2015 e del relativo DPCM, finalizzati all'acquisto di beni e servizi formativi per lo sviluppo delle competenze professionali (c.d. carta elettronica del docente); la violazione della clausola 4 dell'Accordo Quadro di cui alla direttiva
1999/70, degli artt. 63 e 64 del C.C.N.L. e degli artt. 3,35 e 97 Cost.
Ebbene, la docente domandava la condanna dell'amministrazioni a corrispondere la
"Carta Elettronica del Docente" per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022,
2022/2023 e 2023/2024 disapplicando il D.P.C.M. del 2016 che escludeva i precari da tale elargizione. Il Giudice di primo grado ha riconosciuto il diritto ma ha interamente compensato le spese di lite.
Avverso la sentenza in oggetto n. 4025/2024 del 20.09.2024 ha proposto appello la ricorrente chiedendo il pagamento delle spese processuali.
Le AZ , cui il ricorso è stato notificato telematicamente si sono costituite in giudizio resistendo al gravame e chiedendone il rigetto.
L'appello è infondato e non meritevole di accoglimento per le seguenti motivazioni, già espresse in analogo giudizio innanzi a questa Corte e medesima composizione collegiale.
In primo luogo va rilevato che alla data di deposito del ricorso e della sentenza di primo grado ci trovavamo in un contesto giurisprudenziale non ancora del tutto compiuto al massimo livello della giurisprudenza nazionale, anche per aspetti non toccati dalla Corte sovranazionale.
La S.C. cit., infatti, ha dato per la prima volta risposta a numerosi quesiti in ordine alla tematica coinvolta nel presente procedimento, tra l'altro sulla platea dei beneficiari, sul carattere del beneficio e sulla natura dell'obbligazione azionata, sul rilievo dei peculiari vincoli e modalità di esercizio che il dpcm 28 novembre 2016 pone rispetto all'esercizio del diritto da parte dei docenti di ruolo e, soprattutto, profilo particolarmente incidente sul presente gravame, sulla natura e i limiti della prescrizione del diritto azionato.
Dunque, la fattispecie ha attraversato una fase, sino alla presente fase di appello, di formazione in itinere di un assetto giurisprudenziale, che ha dato risposta anche al presente appello, tale da rientrare nella previsione di compensazione contemplata dal vigente art. 92 c.p.c.. Sul punto si deve notare che il primo arresto della
Pag. 2 di 4 giurisprudenza di legittimità sulla presente questione è intervenuta solo un mese prima del deposito del ricorso di primo grado.
Ad abundantiam può poi essere rilevato che è consentito al Giudice di compensare totalmente o parzialmente tra le parti le spese di lite anche alla luce della rimodulazione del secondo comma dell'art. 92 cit. ad opera della Corte
Costituzionale n. 77 del 2018, che ha statuito “Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 92, comma 2, c.p.c. nella parte in cui non prevede che il giudice, in caso di soccombenza totale, possa non di meno compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni, oltre quelle nominativamente indicate”, di cui si deve dare conto nella motivazione.
Con l'intervento del Giudice delle leggi si è tendenzialmente tornati, allora, alla formulazione dell'art. 92 c.p.c. rinvenibile dalla legge n. 69/09, in relazione alla quale la S.C. (cfr. Cass., VI, 31.5.2016 n. 11217) ci insegna che le "gravi ed eccezionali ragioni" che legittimano la compensazione delle spese devono riguardare specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa e che non possono essere indicate in modo generico, con formule che, ad esempio, facciano un mero riferimento alla "peculiarità della materia del contendere" (così Cass., VI, 25.9.2017
n. 22310) o con “la peculiarità della fattispecie” (cfr. Cass VI, 14.7.2016 n. 14411), del tutto inidonee a consentire il necessario controllo.
In tale contesto allora, la statuizione impugnata appare al Collegio giustificabile, tenendo conto che, secondo la condivisibile impostazione della S.C. (cfr., da ultimo,
Cass., VI, 24.9.2020n n. 20001), l'art. 92, comma 2, c.p.c., , laddove (secondo il testo introdotto dalla l. n. 69/2009) permette la compensazione delle spese di lite allorché concorrano 'gravi ed eccezionali ragioni', costituisce una norma elastica, quale clausola generale che il legislatore ha previsto per adeguarla ad un dato contesto storico-sociale o a speciali situazioni, pur da specificare da parte del giudice del merito. In particolare anche l'oggettiva opinabilità o il non del tutto compiuto orientamento giurisprudenziale integra la detta nozione, se ed in quanto sintomo di un atteggiamento soggettivo del soccombente, ricollegabile alla considerazione delle ragioni che lo hanno indotto ad agire o resistere in giudizio.
Pag. 3 di 4 Nella fattispecie al vaglio il carattere di novità della questione e della definitività dell'assetto giurisprudenziale solo nel corso del presente procedimento e del presente gravame certamente rendono legittima la determinazione di procedere alla censurata compensazione.
Le spese del presente grado sono compensate in ragione della presenza di precedenti di merito di contrario orientamento sulla specifica questione della applicabilità o meno della norma di cui all'art.92 c.p.c. al contenzioso della c.d. carta docenti.
P.Q.M.
La Corte così decide:
a) rigetta l'appello;
b) compensa le spese di lite del presente grado del giudizio.
Ai sensi dell'art.13, comma 1-quater, dpr n.115/2002, inserito dall'art. 1, comma 17, della Legge 24 dicembre 2012, n. 228 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dell'appellante dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'appello principale a norma dell'art. 13 comma 1 bis cit.
Così deciso in Napoli ,addì 01.07.2025 Il Presidente est.
Dott. Gennaro Iacone
Pag. 4 di 4
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI
SEZIONE LAVORO E PREVIDENZA
composta dai Magistrati:
- dott. Gennaro Iacone Presidente rel.
- dott.ssa Carmen Lombardi Consigliere
- dott.ssa Milena Cortigiano Consigliere riunita in camera di consiglio ha pronuncia in grado di appello alla pubblica udienza dell'01.07.2025 la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 2614/2024 , vertente
TRA
, nata a [...] il [...], rappresentata e Parte_1 difesa dall'avv. Andrea Milone, presso lo studio del quale in Napoli alla via Nicola Fornelli nr. 8 , procura alla lite in atti,
APPELLANTE
E
in persona del , Controparte_1 CP_2 [...]
in persona del Direttore Generale p.t. , Controparte_3 [...]
in persona del Dirigente Controparte_4
p.t., rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli presso cui ope legis domicilia,
APPELLATO
FATTO E DIRITTO
Con ricorso depositato davanti al Tribunale di Napoli Nord, in funzione di giudice del lavoro, l'odierno appellante, premesso di essere docente a tempo determinato, lamentava la mancata erogazione in suo favore della somma di € 500,00 annui di cui all'art. 1 co. 121 l. 107/2015 e del relativo DPCM, finalizzati all'acquisto di beni e servizi formativi per lo sviluppo delle competenze professionali (c.d. carta elettronica del docente); la violazione della clausola 4 dell'Accordo Quadro di cui alla direttiva
1999/70, degli artt. 63 e 64 del C.C.N.L. e degli artt. 3,35 e 97 Cost.
Ebbene, la docente domandava la condanna dell'amministrazioni a corrispondere la
"Carta Elettronica del Docente" per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022,
2022/2023 e 2023/2024 disapplicando il D.P.C.M. del 2016 che escludeva i precari da tale elargizione. Il Giudice di primo grado ha riconosciuto il diritto ma ha interamente compensato le spese di lite.
Avverso la sentenza in oggetto n. 4025/2024 del 20.09.2024 ha proposto appello la ricorrente chiedendo il pagamento delle spese processuali.
Le AZ , cui il ricorso è stato notificato telematicamente si sono costituite in giudizio resistendo al gravame e chiedendone il rigetto.
L'appello è infondato e non meritevole di accoglimento per le seguenti motivazioni, già espresse in analogo giudizio innanzi a questa Corte e medesima composizione collegiale.
In primo luogo va rilevato che alla data di deposito del ricorso e della sentenza di primo grado ci trovavamo in un contesto giurisprudenziale non ancora del tutto compiuto al massimo livello della giurisprudenza nazionale, anche per aspetti non toccati dalla Corte sovranazionale.
La S.C. cit., infatti, ha dato per la prima volta risposta a numerosi quesiti in ordine alla tematica coinvolta nel presente procedimento, tra l'altro sulla platea dei beneficiari, sul carattere del beneficio e sulla natura dell'obbligazione azionata, sul rilievo dei peculiari vincoli e modalità di esercizio che il dpcm 28 novembre 2016 pone rispetto all'esercizio del diritto da parte dei docenti di ruolo e, soprattutto, profilo particolarmente incidente sul presente gravame, sulla natura e i limiti della prescrizione del diritto azionato.
Dunque, la fattispecie ha attraversato una fase, sino alla presente fase di appello, di formazione in itinere di un assetto giurisprudenziale, che ha dato risposta anche al presente appello, tale da rientrare nella previsione di compensazione contemplata dal vigente art. 92 c.p.c.. Sul punto si deve notare che il primo arresto della
Pag. 2 di 4 giurisprudenza di legittimità sulla presente questione è intervenuta solo un mese prima del deposito del ricorso di primo grado.
Ad abundantiam può poi essere rilevato che è consentito al Giudice di compensare totalmente o parzialmente tra le parti le spese di lite anche alla luce della rimodulazione del secondo comma dell'art. 92 cit. ad opera della Corte
Costituzionale n. 77 del 2018, che ha statuito “Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 92, comma 2, c.p.c. nella parte in cui non prevede che il giudice, in caso di soccombenza totale, possa non di meno compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni, oltre quelle nominativamente indicate”, di cui si deve dare conto nella motivazione.
Con l'intervento del Giudice delle leggi si è tendenzialmente tornati, allora, alla formulazione dell'art. 92 c.p.c. rinvenibile dalla legge n. 69/09, in relazione alla quale la S.C. (cfr. Cass., VI, 31.5.2016 n. 11217) ci insegna che le "gravi ed eccezionali ragioni" che legittimano la compensazione delle spese devono riguardare specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa e che non possono essere indicate in modo generico, con formule che, ad esempio, facciano un mero riferimento alla "peculiarità della materia del contendere" (così Cass., VI, 25.9.2017
n. 22310) o con “la peculiarità della fattispecie” (cfr. Cass VI, 14.7.2016 n. 14411), del tutto inidonee a consentire il necessario controllo.
In tale contesto allora, la statuizione impugnata appare al Collegio giustificabile, tenendo conto che, secondo la condivisibile impostazione della S.C. (cfr., da ultimo,
Cass., VI, 24.9.2020n n. 20001), l'art. 92, comma 2, c.p.c., , laddove (secondo il testo introdotto dalla l. n. 69/2009) permette la compensazione delle spese di lite allorché concorrano 'gravi ed eccezionali ragioni', costituisce una norma elastica, quale clausola generale che il legislatore ha previsto per adeguarla ad un dato contesto storico-sociale o a speciali situazioni, pur da specificare da parte del giudice del merito. In particolare anche l'oggettiva opinabilità o il non del tutto compiuto orientamento giurisprudenziale integra la detta nozione, se ed in quanto sintomo di un atteggiamento soggettivo del soccombente, ricollegabile alla considerazione delle ragioni che lo hanno indotto ad agire o resistere in giudizio.
Pag. 3 di 4 Nella fattispecie al vaglio il carattere di novità della questione e della definitività dell'assetto giurisprudenziale solo nel corso del presente procedimento e del presente gravame certamente rendono legittima la determinazione di procedere alla censurata compensazione.
Le spese del presente grado sono compensate in ragione della presenza di precedenti di merito di contrario orientamento sulla specifica questione della applicabilità o meno della norma di cui all'art.92 c.p.c. al contenzioso della c.d. carta docenti.
P.Q.M.
La Corte così decide:
a) rigetta l'appello;
b) compensa le spese di lite del presente grado del giudizio.
Ai sensi dell'art.13, comma 1-quater, dpr n.115/2002, inserito dall'art. 1, comma 17, della Legge 24 dicembre 2012, n. 228 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dell'appellante dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'appello principale a norma dell'art. 13 comma 1 bis cit.
Così deciso in Napoli ,addì 01.07.2025 Il Presidente est.
Dott. Gennaro Iacone
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