TRIB
Sentenza 20 novembre 2025
Sentenza 20 novembre 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Napoli, sentenza 20/11/2025, n. 8533 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Napoli |
| Numero : | 8533 |
| Data del deposito : | 20 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI NAPOLI SEZIONE LAVORO E PREVIDENZA Il Tribunale di Napoli, nella persona della dr. M.R.Lombardi in funzione di Giudice del lavoro, ha emesso, a seguito di note depositate ex art.127 ter c.p.c, la seguente SENTENZA
Nella causa iscritta al n. 4483/2025 avente ad OGGETTO: carta docenti, vertente TRA
rappresentato e difeso dall'Avv. Giuseppe Sabbatella Parte_1 RICORRENTE E
in persona del pro tempore Controparte_1 CP_2
RESISTENTE – CONTUMACE FATTO E DIRITTO Con ricorso del 24.02.2025 la ricorrente in epigrafe indicata conveniva in giudizio il menzionato chiedendo a questo Tribunale l'accoglimento delle seguenti conclusioni: CP_1
“1) Accertare e dichiarare - previa dichiarazione di illegittimità e/o disapplicazione degli atti richiamati in narrativa nella parte in cui escludono i docenti non di ruolo dall'assegnazione della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di cui alla legge n. 107 del 2015 - il diritto della ricorrente all'assegnazione della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di cui alla legge n. 107 del 2015 per gli anni scolastici indicato nell'atto introduttivo, ovvero per il periodo che l'On Giudicante riterrà di giustizia;
2) Per l'effetto, condannare le Amministrazioni resistenti alla attribuzione in favore della ricorrente della Carta Elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di cui all'art. 1, comma 121 della legge n. 107 del 2015, per l'importo nominale di euro 500,00 (euro 500,00 per ciascun anno scolastico indicato nell'atto introduttivo) - ovvero di quella maggiore o minor somma che l'On. Giudicante riterrà di giustizia
3) In via subordinata, in ogni caso, per quanto sopra esposto, accertare e dichiarare l'illegittimità del comportamento dell'Amministrazione e adottare tutti i provvedimenti più idonei ed opportuni a tutela della posizione della ricorrente e del suo diritto soggettivo, ordinando al Controparte_1
ovvero alle competenti articolazioni territoriali, di provvedere agli adempimenti all'uopo
[...] necessari;
4) Condannare le Amministrazioni resistenti al pagamento delle spese, diritti ed onorari di giudizio e rimborso spese forfettarie, oltre IVA e CPA con attribuzione al sottoscritto procuratore antistatario”. In punto di fatto rilevava di essere stata assunta dal menzionato per l'anno scolastico CP_1 2024/2025 dal 13/09/2024 al 30/06/2025, SEDE SERVIZIO: I.C. 4 di PORITICI CP_3 (NA) Lamentava, pertanto, di non avere mai ricevuto – in quanto insegnante precaria – la cd. Carta Docente, prevista ai sensi dalla Legge n. 107 del 13 luglio 2015 (Buona Scuola), art. 1 comma 121, istitutiva della stessa “Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione dei docenti di ruolo nelle istituzioni scolastiche”, dell'importo nominale di € 500,00 (cinquecento/00) per ciascun anno scolastico. Evidenziava che la carta docente, sin dalla sua istituzione, in applicazione del D.P.C.M. n. 32313 del 23.09.2015 sostituito dal D.P.C.M. del 28.11.2016, veniva assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti in periodo di formazione e prova, e quelli dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'art. 514 del D.lgs. del 16.04.1994 n. 297, e successive modificazioni, nonché quelli posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari con la sola esclusione dei docenti a tempo determinato. Sottolineava, inoltre, di avere svolto funzioni analoghe, se non identiche, a quelle svolte dai colleghi assunti a tempo indeterminato. In punto di diritto, deduceva la violazione dell''obbligo di formazione previsto dagli artt. 29, 63 e 64 del C.C.N.L. e della clausola 6 dell'accordo quadro del 18.03.1999 del principio di buon andamento della PA, di cui all'art. 97 della Cost. del divieto di discriminazione tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato, sancito nell'art. 3 della Cost. e ribadito nella clausola 4 dell'accordo quadro del 18.03.1999 e negli artt. 20 e 21 della CDFUE. Ritualmente instaurato il contraddittorio, il convenuto rimaneva contumace. CP_1 A seguito del deposito di note di trattazione ex art 127 ter c.p.c., la causa veniva decisa. La ricorrente chiede l'erogazione del beneficio economico della “Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente” strettamente legato alle condizioni di impiego, come si dirà, e previa disapplicazione del D.P.C.M. esplicativo della norma istitutiva dello stesso, fattispecie rientrante pienamente nei poteri del giudice ordinario in funzione di Giudice del Lavoro. L'esclusione del personale con contratto a tempo determinato dal beneficio della Carta del docente viene censurata sotto i profili dell'irragionevolezza e della contrarietà ai principi di non discriminazione e di buon andamento della P.A. Tali profili denotano l'illegittimità degli atti di cui si chiede la disapplicazione rispetto ai parametri di sia di diritto interno desumibili dagli artt. 3, 35 e 97 Cost., sia di diritto dell'Unione europea (e, in specie, alle clausole 4 e 6 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva n. 1999/70/CE). La normativa nazionale, art. 1, comma 121, della l. 13 luglio 2015, n. 107 (recante la riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione), prevede che: “Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell'importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il
[...]
, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o Controparte_4 a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124. La somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile”. Il successivo comma 122, dell'art. 1 citato, demanda a un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il e con il Ministro Controparte_5 dell'Economia e delle Finanze, la definizione dei criteri e delle modalità di assegnazione e di utilizzo della Carta in questione. Il comma 124, dal canto suo, al primo periodo stabilisce che: “Nell'ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale”. In attuazione di tale disposizione è stato emanato il D.P.C.M. 23 settembre 2015, rubricato “modalità di assegnazione e di utilizzo della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado”. L'art. 2 del citato D.P.C.M. individua i destinatari della suddetta Carta elettronica, indicandoli al comma 1 nei “docenti di ruolo a tempo indeterminato presso le Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova”. Il successivo comma 4 ribadisce che “la Carta è assegnata, nel suo importo massimo complessivo, esclusivamente al personale docente a tempo indeterminato di cui al comma 1”. L'art. 4 del medesimo D.P.C.M. elenca, inoltre, le modalità di utilizzo della Carta, riproducendo in buona sostanza le previsioni dell'art. 1, comma 121, della L. n. 107/2015. Con il successivo D.P.C.M. del 28 novembre 2016, il Governo ha quindi confermato che “la Carta è assegnata ai docenti di ruolo a tempo indeterminato delle Istituzioni scolastiche statali, sia a tempo pieno che a tempo parziale, compresi i docenti che sono in periodo di formazione e prova, i docenti dichiarati inidonei per motivi di salute di cui all'articolo 514 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni, i docenti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altrimenti utilizzati, i docenti nelle scuole all'estero, delle scuole militari” (così l'art. 3). In base alla disciplina sopra riportata, dunque, il ha ritenuto che i docenti non di ruolo e CP_1 con contratto a tempo determinato fossero esclusi dalla cerchia dei destinatari della Carta di cui trattasi. La Suprema Corte nella recente pronuncia n 29961 del 2023 ha enunciato i seguenti principi di diritto cui questo Giudice intende uniformarsi 1) La Carta Docente di cui alla L. 107 del 2015, art. 1, comma 121, spetta ai docenti non di ruolo che ricevano incarichi annuali fino al 31.8, ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 1, o incarichi per docenza fino al termine delle attività di didattiche, ovverosia fino al 30.6, ai sensi della L. n. 124 del 1999, art. 4, comma 2, senza che rilevi l'omessa presentazione, a suo tempo, di una domanda in tal senso diretta al . CP_1 2) Ai docenti di cui al punto 1, ai quali il beneficio di cui alla L. n. 107 del 2015, art. 1, comma 121, non sia stato tempestivamente riconosciuto e che, al momento della pronuncia giudiziale sul loro diritto, siano interni al sistema delle docenze scolastiche, perché iscritti nelle graduatorie per le supplenze, incaricati di una supplenza o transitati in ruolo, spetta l'adempimento in forma specifica, per l'attribuzione della Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi o rivalutazione, ai sensi della L. n. 724 del 1994, art. 22, comma 36, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione. Posto che la funzione docente è connessa alla formazione in servizio, obbligatoria, permanente e strutturale e che, peraltro, nessuna norma collettiva di settore prevede una distinzione, tra le attività formative del personale a tempo determinato e quelle del personale a tempo indeterminato, si condivide la ricostruzione della giurisprudenza di merito e di quella amministrativa, immune da vizi logici, nella quale si riscontra che la normativa nazionale disciplinante la carta elettronica docente è stata recentemente oggetto di esame da parte della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, con esame di tutte le questioni rilevanti, anche in merito alla fattispecie in esame (Trib. di Torino, Sez. Lav., 17 giugno 2022, n. 1009/2022; Cons. Stato, VII sez., 16 marzo 2022, n. 1842/2022). Sotto il primo profilo, va condiviso quanto argomentato dal Consiglio di Stato, nella citata pronuncia, a proposito della disciplina prevista in tema di formazione dei docenti dal C.C.N.L. di categoria: “questa va letta in chiave non di incompatibilità, ma di complementarità rispetto al disposto dell'art. 1, commi da 121 a 124, della l. n. 107/2015. L'interpretazione di tali commi deve, cioè, tenere conto delle regole in materia di formazione del personale docente dettate dagli artt. 63 e 64 del C.C.N.L. di categoria: regole che pongono a carico dell'Amministrazione l'obbligo di fornire a tutto il personale docente, senza alcuna distinzione tra docenti a tempo indeterminato e a tempo determinato, “strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio” (così il comma 1 dell'art. 63 cit.). E non vi è dubbio che tra tali strumenti possa (e anzi debba) essere compresa la Carta del docente,- trattasi pertanto di un beneficio economico volto precipuamente al piano formativo e di aggiornamento e non a quello delle dotazioni lavorative individuali in senso stretto,-di tal ché si può per tal via affermare che di essa in astratto sono destinatari anche i docenti a tempo determinato (soli docenti di ruolo: sussiste, infatti, un'indiscutibile identità di ratio – la già ricordata necessità di garantire la qualità dell'insegnamento
– che consente di colmare in via interpretativa la predetta lacuna”. Sotto il secondo profilo, nell'ordinanza della CGUE pronunciata il 18.05.2022, nell'ambito della causa C-450/2021, su pronuncia pregiudiziale circa l'interpretazione della clausola 4, punto 1 e della clausola 6 dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, nell'ambito di un giudizio del tutto sovrapponibile a quello in esame, la CGUE ha evidenziato che: a) la clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro sancisce il divieto, per quanto riguarda le condizioni di impiego, di trattare i lavoratori a tempo determinato in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato che si trovano in una situazione comparabile, per il solo fatto che essi lavorano a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive;
b) per quanto riguarda la nozione di «condizioni di impiego» ai sensi di tale clausola 4, punto 1, il criterio decisivo per determinare se una misura rientri in tale nozione è proprio quello dell'impiego, vale a dire il rapporto di lavoro sussistente tra un lavoratore e il suo datore di lavoro e che l'indennità ex art. 1 c. 121 della L. 107/2015 deve essere considerata come rientrante tra le «condizioni di impiego» ai sensi della clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro;
c) spetta al giudice del rinvio, che è il solo competente a valutare i fatti, stabilire se il lavoratore/la lavoratrice, nei periodi in cui era alle dipendenze del in forza di contratti di lavoro a tempo CP_1 determinato, si trovasse in una situazione comparabile a quella dei lavoratori di ruolo nel corso del medesimo periodo. La CGUE dopo aver stabilito, sulla base degli elementi forniti dal giudice del rinvio, la piena comparabilità della situazione della ricorrente nel procedimento principale, con quella dei docenti assunti a tempo indeterminato, ha rilevato, al punto 46, che non esiste una ragione oggettiva che giustifica la differenza di trattamento tra i docenti stabilmente inseriti nell'organico del
[...]
, ai quali la carta elettronica è stata riconosciuta, ed i docenti assunti in forza di contratto Controparte_1
a tempo determinato, a cui la carta predetta è stata negata e che la “mera natura temporanea del lavoro (…) non può dunque costituire di per sé una ragione oggettiva, ai sensi della clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro”. Inoltre, con riferimento alle condizioni di impiego, la CGUE, nella sentenza citata ha ribadito che «33- … per quanto riguarda la nozione di «condizioni di impiego» ai sensi di tale clausola 4, punto 1, dalla giurisprudenza della Corte risulta che il criterio decisivo per determinare se una misura rientri in tale nozione è proprio quello dell'impiego, vale a dire il rapporto di lavoro sussistente tra un lavoratore e il suo datore di lavoro (sentenza del 20 giugno 2019, C72/18, punto Persona_1 25 e giurisprudenza ivi citata). 34- La Corte ha pertanto ritenuto che rientrino in detta nozione, tra l'altro, le indennità triennali per anzianità di servizio (v., in tal senso, sentenza del 22 dicembre 2010,
e C444/09 e C456/09, punto 50, e ordinanza del 18 marzo 2011, Persona_2 Persona_3
C273/10, non pubblicata, punto 32), le indennità sessennali per formazione Persona_4 continua (v., in tal senso, ordinanza del 9 febbraio 2012, C556/11, non pubblicata, Persona_5 punto 38), la partecipazione a un piano di valutazione professionale e l'incentivo economico che ne consegue in caso di valutazione positiva (ordinanza del 21 settembre 2016, , Persona_6
C631/15, punto 36), nonché la partecipazione a una carriera professionale orizzontale, che dà luogo a un'integrazione salariale (ordinanza del 22 marzo 2018, C315/17, non Persona_7 pubblicata, punto 47). 35- Nel caso di specie, anche se spetta, in linea di principio, al giudice del rinvio determinare la natura e gli obiettivi delle misure in questione, occorre rilevare che dagli elementi del fascicolo sottoposto alla Corte da tale giudice risulta che l'indennità di cui al procedimento principale deve essere considerata come rientrante tra le «condizioni di impiego» ai sensi della clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro. 36- Infatti, conformemente all'articolo 1, comma 121, della legge n. 107/2015, tale indennità è versata al fine di sostenere la formazione continua dei docenti, la quale è obbligatoria tanto per il personale a tempo indeterminato quanto per quello impiegato a tempo determinato presso il , e di valorizzarne le competenze CP_1 professionali. Inoltre, dall'adozione del decreto-legge dell'8 aprile 2020, n. 22, il versamento di detta indennità mira a consentire l'acquisto dei servizi di connettività necessari allo svolgimento, da parte dei docenti impiegati presso il , dei loro compiti professionali a distanza. Il giudice del CP_1 rinvio precisa altresì che la concessione di questa stessa indennità dipende in modo determinante dall'effettiva prestazione del servizio da parte di tali docenti. 37- Orbene, tutti questi elementi soddisfano il criterio decisivo richiamato al punto 33 della presente ordinanza.» La CGUE ha pertanto concluso, dichiarando che “la clausola 4, punto 1, dell'accordo quadro deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale che riserva al solo personale docente a tempo indeterminato del , e non al personale docente a tempo determinato di tale CP_1
, il beneficio di un vantaggio finanziario dell'importo di euro 500 all'anno, concesso al fine CP_1 di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, mediante una carta elettronica che può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, ad altre attività di formazione e per l'acquisto di servizi di connettività al fine di assolvere l'obbligo di effettuare attività professionali a distanza”. Occorre, quindi, in applicazione dei principi suesposti, considerata la natura delle mansioni del tutto equiparabili, anche sotto il profilo delle competenze professionali richieste, a quelle svolte dal personale docente di ruolo, ritenere l'arbitrarietà dell'esclusione dei ricorrenti dal beneficio indicato fondato sulla mera temporaneità del rapporto essendo il nucleo essenziale dell'attività di docente l'insegnamento. In particolare, i giudici di legittimità nell'analizzare la normativa hanno precisato che “l'impostazione della norma è stata invece diversa, nei termini appunto di sostegno alla didattica su un piano di durata almeno annuale, ritenendosi (v. il collegamento con il PTOF) che fosse in tal modo da perseguire l'interesse ultimo all'educazione cui anche la formazione del docente è indubbiamente finalizzata (v. anche, sul nesso tra formazione attraverso Carta Docente e servizio scolastico, Cass. 31 ottobre 2022, n. 31104, con cui l'istituto è stato ritenuto da applicare anche ai c.d. "educatori").” E quindi, “ è allora evidente che l'avere il legislatore riferito quel beneficio all'"anno scolastico" non consente di escludere da un'identica percezione di esso quei docenti precari il cui lavoro, secondo l'ordinamento scolastico, abbia analoga taratura”. In tale prospettiva come sottolineato dalla Suprema Corte “ verrebbe ingiustificatamente alterata se ad individuare i presupposti per il godimento del beneficio bastasse una mera sommatoria di giorni numericamente pari a quelli che un certo docente, con particolari condizioni di lavoro quali il part time, deve svolgere o se addirittura il raffronto andasse verso chi non svolge al momento attività didattica o se ancora dovesse valorizzarsi, al fine di estendere a tutti il beneficio, il fatto che un docente di ruolo occasionalmente inizi a prestare servizio ad anno scolastico in corso” Sicuramente la discriminazione sussiste nella fattispecie di cui all'art 4 comma 1 e 2 della L.n 124 del 1999. Calando i suddetti principi nella fattispecie concreta può senz'altro affermarsi il diritto della ricorrente al beneficio per l'anno scolastico 2024/2025. Avendo la stessa dichiarato di essere interna al sistema scolastico pubblico, (cfr. cedolino maggio 2025 nelle memorie del 28.06.2025), alla stessa compete l'attribuzione della Carta Docente, secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre interessi, ai sensi della L. n. 724 del 1994, art. 22, comma 36, dalla data del diritto all'accredito alla concreta attribuzione per l'anno scolastico 2024/2025. La domanda è, dunque, fondata. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e liquidate in applicazione dei minimi tabellari, attesa la serialità della controversia.
PQM
Così provvede: - Accoglie il ricorso e dichiara il diritto di per l'anno scolastico 2024/2025 ad Parte_1 usufruire nel rispetto dei vincoli di legge, con le medesime modalità ed alle stesse condizioni con cui è stata attribuita ai docenti a tempo indeterminato, del beneficio della Carta elettronica del docente per l'aggiornamento e la formazione del personale docente;
- Condanna parte convenuta all'erogazione della Carta elettronica per l'annualità citata;
- Condanna parte resistente al pagamento delle spese del giudizio che liquida in € 321,00 oltre CU spese generali IVA e CPA se dovuti con attribuzione. Si comunichi. Napoli, 19 novembre 2025. IL GIUDICE Dott.ssa Maria Rosaria Lombardi