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Sentenza 3 novembre 2025
Sentenza 3 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Napoli, sentenza 03/11/2025, n. 9995 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Napoli |
| Numero : | 9995 |
| Data del deposito : | 3 novembre 2025 |
Testo completo
R E P U B B L I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Napoli, XIV sezione civile, in persona della dr.ssa Maria Ludovica Russo, in funzione di giudice monocratico ha pronunziato la seguente:
S E N T E N Z A ai sensi degli artt. 132 c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c., nella causa civile iscritta al n. 16369 del ruolo generale degli affari contenziosi dell'anno 2025 avente ad oggetto: appello avverso sentenza del Giudice di Pace, riservata in decisione all'esito delle note in sostituzione dell'udienza del
30.10.2025 e vertente
TRA
(c.f. ), elettivamente domiciliata in presso lo Parte_1 C.F._1 studio dell'avvocato Fabio Izzo (c.f. che la rappresenta e difende giusta C.F._2 procura a margine dell'atto introduttivo del giudizio di primo grado innanzi al G.d.P. di
Napoli e R.G. 44674/2022.
- appellante -
E
codice fiscale e n. iscrizione registro Controparte_1 imprese di OM , nella persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e P.IVA_1 difesa dall'avv. Teresa Figurelli (CF. ) pec C.F._3
e presso il suo studio elett.te dom.ta, giusta procura Email_1 in calce all'atto di costituzione
- appellata -
NONCHÉ
in persona del Sindaco p.t; Controparte_2
il giudice 1 Maria Ludovica Russo - appellato contumace -
CONCLUSIONI
All'esito delle note in sostituzione dell'udienza del 30.10.2025, le parti costituite si sono riportate ai propri atti e alle conclusioni ivi rassegnate ed il giudice ha introitato la causa a sentenza.
MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO
Il presente giudizio costituisce appello presentato da avverso la Parte_1 sentenza n. 1913/2023 depositata in data 13/01/2023, non notificata, resa dal Giudice di Pace di pronunciata nel giudizio iscritto al n. R.G. 44674/2022, instaurato dalla stessa CP_2
(con atto di citazione del 19.09.2022) , con cui si chiedeva dichiarare l'invalidità e Parte_1
l'illegittimità dell'iscrizione a ruolo portata dalla cartella di pagamento n. 07120220074492132, notificata in data 22.07.2022, con ente impositore il per presunte violazioni Controparte_2 del Codice della Strada, per € 991,92
Nel giudizio di opposizione avverso la predetta cartella, l'istante eccepiva l'omessa notifica di tale verbale, quale atto presupposto, e chiedeva l'annullamento della cartella di pagamento, nei predetti limiti, con condanna in solido degli enti convenuti al pagamento delle spese ed onorari di giudizio, con attribuzione.
Nella contumacia del il Giudice di Pace, non mutando il rito, ma Controparte_2 qualificando, in sentenza, l'opposizione come proposta ai sensi dell'art. 6 del d.lgs. 150 n. 11, rilevata l'ammissibilità e la tempestività della domanda, accoglieva l'opposizione con
“annullamento del ruolo esattoriale di cui alla cartella opposta”; compensava le spese di giudizio.
Con ricorso in appello, instaurato con citazione del 12.07.2023, ha Parte_1 impugnato la suddetta sentenza limitatamente al capo relativo al governo delle spese, dolendosi della decisione del Giudice di Pace di compensarle nonostante il totale accoglimento della domanda, in violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. ed in assenza di una valida motivazione;
quindi, ne ha chiesto la parziale riforma con condanna di e in CP_3 Controparte_2 solido, al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.
Si è costituita solo l' , la quale ha chiesto il rigetto Controparte_4 dell'appello ritenendo giusta la decisione di prime cure di compensare le spese di lite in
il giudice 2 Maria Ludovica Russo ragione della tipologia e del valore esiguo del giudizio, evidenziando la correttezza del proprio operato, per cui alcun addebito può muoversi nei propri confronti, stante la responsabilità esclusiva dell'ente impositore, neppure costituitosi in giudizio.
Non si è costituito il Controparte_2
All'esito delle note in sostituzione dell'udienza del 30.10.2025, la causa è stata riservata in decisione a seguito dei termini concessi ex art. 352 c.p.c.
*******
§ 1. In primis, va dichiarata la contumacia del non costituitosi Controparte_2 nonostante la sua regolare vocatio in ius.
Sempre in via preliminare, il principio di principio ultrattività del rito seguito in primo grado, rende tempestivo l'incardinamento del giudizio di appello (cfr. Cass. 19754/2024).
§ 2. Ciò premesso, l'appello in atti attiene esclusivamente al governo delle spese sulla base di quanto deciso dal giudice di prime cure ed esplicitato in sentenza, per cui non viene in contestazione il merito della decisione. Esula, pertanto, dall'esame rimesso a questo giudicante l'apprezzamento circa i motivi di accoglimento dell'opposizione e la verifica tecnica circa la qualificazione della domanda effettuata dal Giudice di Pace.
L'odierno appellante censura la decisione di prime cure unicamente in relazione alle spese processuali compensate dal primo giudice, lamentando l'apparente e invalida motivazione addotta in violazione delle norme di legge e dei principi regolatori della materia, senza tener conto dell'integrale accoglimento dell'opposizione spiegata.
Tuttavia, sebbene attenda al solo governo delle spese, il presente gravame involge la richiesta al giudice di appello di valutare la soccombenza virtuale della causa alla luce della domanda attorea.
Ciò involge due tipologie di riflessioni: 1) L'esame dei presupposti per la compensazione delle spese di lite;
2) La valutazione della domanda originale attorea in uno allo svolgimento concreto del giudizio di primo grado.
1) In relazione al primo aspetto, va premesso che al presente giudizio si applica la formula contenuta nell'art. 92 c.p.c., comma 2, ultima versione (introdotta dalla L. n. 160 del
il giudice 3 Maria Ludovica Russo 2014 che ha modificato la precedente stesura in relazione al seguente inciso: “nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza, rispetto alle questioni dirimenti”).
Alla luce della nuova formulazione dell'art. 92 c.p.c., non solo è necessario che la compensazione sia specificamente motivata (come già previsto dalla novella introdotta dalla
L. n. 263 del 2005), ma – anche per effetto della sentenza 7 marzo 2018 n. 77 della Corte costituzionale — la stessa può essere disposta in analoghe ipotesi di sopravvenienze relative a questioni dirimenti e di assoluta incertezza, che presentino la stessa o maggiore gravità ed eccezionalità delle ipotesi tipiche, espressamente previste dall'art. 92, comma 2, c.p.c.
Siffatte “gravi ed eccezionali ragioni”, da indicarsi esplicitamente nella motivazione, in presenza delle quali, ai sensi dell'art. 92 c.p.c., comma 2, il giudice può compensare, in tutto o in parte, le spese del giudizio, non possono essere tratte dalla struttura del tipo di procedimento contenzioso applicato, né dalle particolari disposizioni processuali che lo regolano, ma devono trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia;
in particolare, in presenza di accoglimento integrale del ricorso avverso sanzione amministrativa, il giudice non può disporre la compensazione delle spese di lite affermando che sussistono giustificati motivi (Cass. 2014 n. 16037 e nello stesso senso, Sez. 6 – 2,
Ordinanza n. 2883 del 10/02/2014 e per le sanzioni amministrative Cass. 13020 del 2011).
La giurisprudenza, con motivazione valevole anche per la formulazione legislativa attuale (alla luce della citata pronuncia della Corte Costituzionale del 2018), ha affermato che ricorrono gravi ed eccezionali ragioni ai sensi dell'art. 92, co. 2, c.p.c. a fronte della novità o dell'oggettiva incertezza delle questioni di fatto o di diritto rilevanti nel caso specifico ovvero dell'assenza di un orientamento univoco o consolidato all'epoca della insorgenza della controversia, nonché in presenza di modifiche normative o pronunce della Corte costituzionale o della Corte di Giustizia dell'Unione Europea intervenute, dopo l'inizio del giudizio, sulla materia (Cass. 24234/16).
Da ultimo la Suprema Corte è stata molto chiara nel precisare che: “l'art. 92, comma 2,
c.p.c.., nella parte in cui permette la compensazione delle spese di lite allorché concorrano “gravi ed eccezionali ragioni”, costituisce una norma elastica, quale clausola generale che il legislatore ha previsto per adeguarla ad un dato contesto storico-sociale o a speciali situazioni, non esattamente ed efficacemente determinabili “a priori”, ma da specificare in via interpretativa da parte del giudice del
il giudice 4 Maria Ludovica Russo merito, con un giudizio censurabile in sede di legittimità, in quanto fondato su norme giuridiche. In particolare, anche l'oggettiva opinabilità delle questioni affrontate o l'oscillante soluzione ad esse data in giurisprudenza integra la suddetta nozione, se ed in quanto sia sintomo di un atteggiamento soggettivo del soccombente, ricollegabile alla considerazione delle ragioni che lo hanno indotto ad agire o resistere in giudizio e, quindi, da valutare con riferimento al momento in cui la lite è stata introdotta o è stata posta in essere l'attività che ha dato origine alle spese, sempre che si tratti di questioni sulle quali si sia determinata effettivamente la soccombenza, ossia di questioni decise” (cfr. Cass. n. 7992 del
11/03/2022).
2) In relazione al secondo aspetto, nel caso in esame, il Giudice di Pace ha compensato le spese di lite precisando in parte motiva che ciò avveniva: “tenuto conto della natura della controversia e della peculiarità delle questioni trattate”.
Occorre, dunque, riesaminare i motivi alla base dell'opposizione e lo svolgimento del giudizio di primo grado.
Parte opponente ha eccepito l'illegittimità della pretesa creditoria deducendo l'omessa notifica di quest'ultimo del verbale di contravvenzione
Il Giudice di Pace, ha accolto l'opposizione ex art. 7 del d.lgs. 150/2011 in ragione della mancata prova da parte dell'ente impositore – rimasto contumace – dell'avvenuta notificazione del suddetto verbale, e dunque della legittimità della pretesa sanzionatoria azionata.
Orbene, tenuto conto dell'assenza di contestazioni delle parti sul punto, questo giudice di appello non può che far proprie le conclusioni del giudice di prime cure e, data la contumacia dell'ente impositore, non vi è dubbio che gli enti convenuti non abbiano fornito in I grado la prova della rituale notificazione dell'atto sotteso alla cartella di pagamento.
Eppure, nonostante l'accoglimento dell'opposizione e l'annullamento della cartella esattoriale (seppur nei limiti di quanto espressamente impugnato), il Giudice di Pace ha disposto la compensazione delle spese di lite sulla scorta di un generico richiamo al valore esiguo e alla natura della causa, reputata di scarsa complessità.
A tal riguardo, si osserva che, per granitica giurisprudenza di legittimità: “In tema di compensazione delle spese processuali, ai sensi dell'art. 92 c.p.c. (nella formulazione, applicabile
il giudice 5 Maria Ludovica Russo "ratione temporis", modificata dall'art. 2, comma 1, lett. a, della l. n. 263 del 2005), il giudice è tenuto ad indicare, ove non sussista soccombenza reciproca, i giusti motivi posti a fondamento della stessa che non possono essere costituiti dal riferimento alla natura o al modesto valore della controversia ovvero risolversi nell'uso di motivazioni illogiche o meramente apparenti” (Cass. 25594/2018).
Come chiarito ripetutamente dalla Corte Suprema di Cassazione: “In tema di spese giudiziali, in forza dell'art. 92, comma 2, c.p.c. (nella formulazione introdotta dalla l. n. 69 del 2009, applicabile "ratione temporis") può essere disposta la compensazione in assenza di reciproca soccombenza soltanto ove ricorrano "gravi ed eccezionali ragioni", che devono trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa da indicare esplicitamente nella motivazione della sentenza, senza che possa darsi meramente rilievo alla "natura dell'impugnazione", o alla
"riduzione della domanda in sede decisoria", ovvero alla "contumacia della controparte", permanendo in tali casi la sostanziale soccombenza di quest'ultima, che deve essere adeguatamente riconosciuta sotto il profilo della suddivisione del carico delle spese” (Cass. 21083/2015).
Ed ancora, secondo i giudici di legittimità: “In materia di spese processuali la compensazione è subordinata alla presenza di gravi ed eccezionali ragioni che il giudice è tenuto ad indicare esplicitamente nella motivazione della sentenza” (Cass. n. 1950/2022; conf. Cass. 15413/2011; cfr. pure Cass. n. 21157/2019); parimenti: “In tema di spese processuali, le gravi ed eccezionali ragioni indicate esplicitamente nella motivazione per giustificare la compensazione totale o parziale ex art. 92, comma 2, c.p.c., nella formulazione applicabile ratione temporis, non possono essere illogiche o erronee, altrimenti configurandosi un vizio di violazione di legge denunciabile in sede di legittimità” (da ultimo
Cass. n. 14036/2024).
Pertanto, alla luce delle considerazioni svolte e dei principi testé richiamati, questo giudice ritiene non adeguata la motivazione posta alla base della disposta compensazione delle spese del giudizio in I grado, attesa la totale soccombenza degli opposti convenuti.
§ 3. Per tutto quanto detto l'appello è fondato e va accolto alla luce del principio di soccombenza, con conseguente riforma della sentenza di I grado relativamente al capo delle spese, che si liquidano, come in dispositivo, in base ai valori aggiornati di cui al D.M. n.
55/2014 in misura proporzionata al valore della causa rientrate nello scaglione da € 0,01 ad €
1.100,00, tenendo conto altresì dell'attività difensiva concretamente svolta, del carattere
il giudice 6 Maria Ludovica Russo documentale della causa, della semplicità delle questioni trattate e della condotta processuale delle parti.
Parimenti, le spese di questo grado di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo in base al DM n. 55/2014 vigente, in forza delle medesime ragioni testé indicate, ossia con riduzione del 50% per tutte le fasi di entrambi i gradi di giudizio.
§ 4. Quanto alla legittimazione passiva dell , la stessa va ribadita Controparte_5 di (anche alla luce dei più recenti pronunciamenti - da ultimo Cass. n. 11661/2024; Cass. n.
3870/2024 e Cass. n. 30777/2023; in precedenza, cfr. ex multis . Cass. n. 1070 del 18.01.2017, nello stesso senso Cass. n. 7371/2017, e da ultimo Cass. n. 15390/2018) in ossequio al principio di causalità, con possibilità nei rapporti interni dell' di rivalersi nei confronti CP_3 dell'ente impositore o di chiederne in giudizio l'obbligo di manleva (vedi Cass. 7716 del
09/03/2022 e Cass. 30777 del 06/11/2023 ).
In proposito, alcuna domanda di manleva – nei confronti dell'ente impositore - risulta formulata dall . Controparte_1
PQM
Il Tribunale di Napoli, XIV Sezione Civ., in persona del Giudice Dott.ssa Maria Ludovica
Russo, definitivamente pronunziando sull'appello in atti, ogni altra domanda, istanza, eccezione e deduzione disattesa e/o assorbita, così definitivamente provvede:
1. Accoglie l'appello e, per l'effetto, in parziale riforma della sentenza n. 1913/2023 depositata in data 13/01/2023, non notificata, resa dal Giudice di Pace di R.G. n, CP_2
44674/2022), revoca la statuizione sulla compensazione delle spese di lite.
2. Condanna gli appellati e in Controparte_4 Controparte_2 solido tra loro, alla refusione delle spese di entrambi i gradi di giudizio nei confronti di
, che liquida complessivamente in € 505,00, oltre spese generali al Parte_1
15%, IVA e CPA come per legge, oltre quanto versato a titolo di contributo unificato e marca da bollo per entrambi i gradi di giudizio.
Così deciso in Napoli, lì 2.11.2025
Il giudice dott.ssa Maria Ludovica Russo
il giudice 7 Maria Ludovica Russo il giudice 8 Maria Ludovica Russo
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Napoli, XIV sezione civile, in persona della dr.ssa Maria Ludovica Russo, in funzione di giudice monocratico ha pronunziato la seguente:
S E N T E N Z A ai sensi degli artt. 132 c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c., nella causa civile iscritta al n. 16369 del ruolo generale degli affari contenziosi dell'anno 2025 avente ad oggetto: appello avverso sentenza del Giudice di Pace, riservata in decisione all'esito delle note in sostituzione dell'udienza del
30.10.2025 e vertente
TRA
(c.f. ), elettivamente domiciliata in presso lo Parte_1 C.F._1 studio dell'avvocato Fabio Izzo (c.f. che la rappresenta e difende giusta C.F._2 procura a margine dell'atto introduttivo del giudizio di primo grado innanzi al G.d.P. di
Napoli e R.G. 44674/2022.
- appellante -
E
codice fiscale e n. iscrizione registro Controparte_1 imprese di OM , nella persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e P.IVA_1 difesa dall'avv. Teresa Figurelli (CF. ) pec C.F._3
e presso il suo studio elett.te dom.ta, giusta procura Email_1 in calce all'atto di costituzione
- appellata -
NONCHÉ
in persona del Sindaco p.t; Controparte_2
il giudice 1 Maria Ludovica Russo - appellato contumace -
CONCLUSIONI
All'esito delle note in sostituzione dell'udienza del 30.10.2025, le parti costituite si sono riportate ai propri atti e alle conclusioni ivi rassegnate ed il giudice ha introitato la causa a sentenza.
MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO
Il presente giudizio costituisce appello presentato da avverso la Parte_1 sentenza n. 1913/2023 depositata in data 13/01/2023, non notificata, resa dal Giudice di Pace di pronunciata nel giudizio iscritto al n. R.G. 44674/2022, instaurato dalla stessa CP_2
(con atto di citazione del 19.09.2022) , con cui si chiedeva dichiarare l'invalidità e Parte_1
l'illegittimità dell'iscrizione a ruolo portata dalla cartella di pagamento n. 07120220074492132, notificata in data 22.07.2022, con ente impositore il per presunte violazioni Controparte_2 del Codice della Strada, per € 991,92
Nel giudizio di opposizione avverso la predetta cartella, l'istante eccepiva l'omessa notifica di tale verbale, quale atto presupposto, e chiedeva l'annullamento della cartella di pagamento, nei predetti limiti, con condanna in solido degli enti convenuti al pagamento delle spese ed onorari di giudizio, con attribuzione.
Nella contumacia del il Giudice di Pace, non mutando il rito, ma Controparte_2 qualificando, in sentenza, l'opposizione come proposta ai sensi dell'art. 6 del d.lgs. 150 n. 11, rilevata l'ammissibilità e la tempestività della domanda, accoglieva l'opposizione con
“annullamento del ruolo esattoriale di cui alla cartella opposta”; compensava le spese di giudizio.
Con ricorso in appello, instaurato con citazione del 12.07.2023, ha Parte_1 impugnato la suddetta sentenza limitatamente al capo relativo al governo delle spese, dolendosi della decisione del Giudice di Pace di compensarle nonostante il totale accoglimento della domanda, in violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. ed in assenza di una valida motivazione;
quindi, ne ha chiesto la parziale riforma con condanna di e in CP_3 Controparte_2 solido, al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.
Si è costituita solo l' , la quale ha chiesto il rigetto Controparte_4 dell'appello ritenendo giusta la decisione di prime cure di compensare le spese di lite in
il giudice 2 Maria Ludovica Russo ragione della tipologia e del valore esiguo del giudizio, evidenziando la correttezza del proprio operato, per cui alcun addebito può muoversi nei propri confronti, stante la responsabilità esclusiva dell'ente impositore, neppure costituitosi in giudizio.
Non si è costituito il Controparte_2
All'esito delle note in sostituzione dell'udienza del 30.10.2025, la causa è stata riservata in decisione a seguito dei termini concessi ex art. 352 c.p.c.
*******
§ 1. In primis, va dichiarata la contumacia del non costituitosi Controparte_2 nonostante la sua regolare vocatio in ius.
Sempre in via preliminare, il principio di principio ultrattività del rito seguito in primo grado, rende tempestivo l'incardinamento del giudizio di appello (cfr. Cass. 19754/2024).
§ 2. Ciò premesso, l'appello in atti attiene esclusivamente al governo delle spese sulla base di quanto deciso dal giudice di prime cure ed esplicitato in sentenza, per cui non viene in contestazione il merito della decisione. Esula, pertanto, dall'esame rimesso a questo giudicante l'apprezzamento circa i motivi di accoglimento dell'opposizione e la verifica tecnica circa la qualificazione della domanda effettuata dal Giudice di Pace.
L'odierno appellante censura la decisione di prime cure unicamente in relazione alle spese processuali compensate dal primo giudice, lamentando l'apparente e invalida motivazione addotta in violazione delle norme di legge e dei principi regolatori della materia, senza tener conto dell'integrale accoglimento dell'opposizione spiegata.
Tuttavia, sebbene attenda al solo governo delle spese, il presente gravame involge la richiesta al giudice di appello di valutare la soccombenza virtuale della causa alla luce della domanda attorea.
Ciò involge due tipologie di riflessioni: 1) L'esame dei presupposti per la compensazione delle spese di lite;
2) La valutazione della domanda originale attorea in uno allo svolgimento concreto del giudizio di primo grado.
1) In relazione al primo aspetto, va premesso che al presente giudizio si applica la formula contenuta nell'art. 92 c.p.c., comma 2, ultima versione (introdotta dalla L. n. 160 del
il giudice 3 Maria Ludovica Russo 2014 che ha modificato la precedente stesura in relazione al seguente inciso: “nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza, rispetto alle questioni dirimenti”).
Alla luce della nuova formulazione dell'art. 92 c.p.c., non solo è necessario che la compensazione sia specificamente motivata (come già previsto dalla novella introdotta dalla
L. n. 263 del 2005), ma – anche per effetto della sentenza 7 marzo 2018 n. 77 della Corte costituzionale — la stessa può essere disposta in analoghe ipotesi di sopravvenienze relative a questioni dirimenti e di assoluta incertezza, che presentino la stessa o maggiore gravità ed eccezionalità delle ipotesi tipiche, espressamente previste dall'art. 92, comma 2, c.p.c.
Siffatte “gravi ed eccezionali ragioni”, da indicarsi esplicitamente nella motivazione, in presenza delle quali, ai sensi dell'art. 92 c.p.c., comma 2, il giudice può compensare, in tutto o in parte, le spese del giudizio, non possono essere tratte dalla struttura del tipo di procedimento contenzioso applicato, né dalle particolari disposizioni processuali che lo regolano, ma devono trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia;
in particolare, in presenza di accoglimento integrale del ricorso avverso sanzione amministrativa, il giudice non può disporre la compensazione delle spese di lite affermando che sussistono giustificati motivi (Cass. 2014 n. 16037 e nello stesso senso, Sez. 6 – 2,
Ordinanza n. 2883 del 10/02/2014 e per le sanzioni amministrative Cass. 13020 del 2011).
La giurisprudenza, con motivazione valevole anche per la formulazione legislativa attuale (alla luce della citata pronuncia della Corte Costituzionale del 2018), ha affermato che ricorrono gravi ed eccezionali ragioni ai sensi dell'art. 92, co. 2, c.p.c. a fronte della novità o dell'oggettiva incertezza delle questioni di fatto o di diritto rilevanti nel caso specifico ovvero dell'assenza di un orientamento univoco o consolidato all'epoca della insorgenza della controversia, nonché in presenza di modifiche normative o pronunce della Corte costituzionale o della Corte di Giustizia dell'Unione Europea intervenute, dopo l'inizio del giudizio, sulla materia (Cass. 24234/16).
Da ultimo la Suprema Corte è stata molto chiara nel precisare che: “l'art. 92, comma 2,
c.p.c.., nella parte in cui permette la compensazione delle spese di lite allorché concorrano “gravi ed eccezionali ragioni”, costituisce una norma elastica, quale clausola generale che il legislatore ha previsto per adeguarla ad un dato contesto storico-sociale o a speciali situazioni, non esattamente ed efficacemente determinabili “a priori”, ma da specificare in via interpretativa da parte del giudice del
il giudice 4 Maria Ludovica Russo merito, con un giudizio censurabile in sede di legittimità, in quanto fondato su norme giuridiche. In particolare, anche l'oggettiva opinabilità delle questioni affrontate o l'oscillante soluzione ad esse data in giurisprudenza integra la suddetta nozione, se ed in quanto sia sintomo di un atteggiamento soggettivo del soccombente, ricollegabile alla considerazione delle ragioni che lo hanno indotto ad agire o resistere in giudizio e, quindi, da valutare con riferimento al momento in cui la lite è stata introdotta o è stata posta in essere l'attività che ha dato origine alle spese, sempre che si tratti di questioni sulle quali si sia determinata effettivamente la soccombenza, ossia di questioni decise” (cfr. Cass. n. 7992 del
11/03/2022).
2) In relazione al secondo aspetto, nel caso in esame, il Giudice di Pace ha compensato le spese di lite precisando in parte motiva che ciò avveniva: “tenuto conto della natura della controversia e della peculiarità delle questioni trattate”.
Occorre, dunque, riesaminare i motivi alla base dell'opposizione e lo svolgimento del giudizio di primo grado.
Parte opponente ha eccepito l'illegittimità della pretesa creditoria deducendo l'omessa notifica di quest'ultimo del verbale di contravvenzione
Il Giudice di Pace, ha accolto l'opposizione ex art. 7 del d.lgs. 150/2011 in ragione della mancata prova da parte dell'ente impositore – rimasto contumace – dell'avvenuta notificazione del suddetto verbale, e dunque della legittimità della pretesa sanzionatoria azionata.
Orbene, tenuto conto dell'assenza di contestazioni delle parti sul punto, questo giudice di appello non può che far proprie le conclusioni del giudice di prime cure e, data la contumacia dell'ente impositore, non vi è dubbio che gli enti convenuti non abbiano fornito in I grado la prova della rituale notificazione dell'atto sotteso alla cartella di pagamento.
Eppure, nonostante l'accoglimento dell'opposizione e l'annullamento della cartella esattoriale (seppur nei limiti di quanto espressamente impugnato), il Giudice di Pace ha disposto la compensazione delle spese di lite sulla scorta di un generico richiamo al valore esiguo e alla natura della causa, reputata di scarsa complessità.
A tal riguardo, si osserva che, per granitica giurisprudenza di legittimità: “In tema di compensazione delle spese processuali, ai sensi dell'art. 92 c.p.c. (nella formulazione, applicabile
il giudice 5 Maria Ludovica Russo "ratione temporis", modificata dall'art. 2, comma 1, lett. a, della l. n. 263 del 2005), il giudice è tenuto ad indicare, ove non sussista soccombenza reciproca, i giusti motivi posti a fondamento della stessa che non possono essere costituiti dal riferimento alla natura o al modesto valore della controversia ovvero risolversi nell'uso di motivazioni illogiche o meramente apparenti” (Cass. 25594/2018).
Come chiarito ripetutamente dalla Corte Suprema di Cassazione: “In tema di spese giudiziali, in forza dell'art. 92, comma 2, c.p.c. (nella formulazione introdotta dalla l. n. 69 del 2009, applicabile "ratione temporis") può essere disposta la compensazione in assenza di reciproca soccombenza soltanto ove ricorrano "gravi ed eccezionali ragioni", che devono trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa da indicare esplicitamente nella motivazione della sentenza, senza che possa darsi meramente rilievo alla "natura dell'impugnazione", o alla
"riduzione della domanda in sede decisoria", ovvero alla "contumacia della controparte", permanendo in tali casi la sostanziale soccombenza di quest'ultima, che deve essere adeguatamente riconosciuta sotto il profilo della suddivisione del carico delle spese” (Cass. 21083/2015).
Ed ancora, secondo i giudici di legittimità: “In materia di spese processuali la compensazione è subordinata alla presenza di gravi ed eccezionali ragioni che il giudice è tenuto ad indicare esplicitamente nella motivazione della sentenza” (Cass. n. 1950/2022; conf. Cass. 15413/2011; cfr. pure Cass. n. 21157/2019); parimenti: “In tema di spese processuali, le gravi ed eccezionali ragioni indicate esplicitamente nella motivazione per giustificare la compensazione totale o parziale ex art. 92, comma 2, c.p.c., nella formulazione applicabile ratione temporis, non possono essere illogiche o erronee, altrimenti configurandosi un vizio di violazione di legge denunciabile in sede di legittimità” (da ultimo
Cass. n. 14036/2024).
Pertanto, alla luce delle considerazioni svolte e dei principi testé richiamati, questo giudice ritiene non adeguata la motivazione posta alla base della disposta compensazione delle spese del giudizio in I grado, attesa la totale soccombenza degli opposti convenuti.
§ 3. Per tutto quanto detto l'appello è fondato e va accolto alla luce del principio di soccombenza, con conseguente riforma della sentenza di I grado relativamente al capo delle spese, che si liquidano, come in dispositivo, in base ai valori aggiornati di cui al D.M. n.
55/2014 in misura proporzionata al valore della causa rientrate nello scaglione da € 0,01 ad €
1.100,00, tenendo conto altresì dell'attività difensiva concretamente svolta, del carattere
il giudice 6 Maria Ludovica Russo documentale della causa, della semplicità delle questioni trattate e della condotta processuale delle parti.
Parimenti, le spese di questo grado di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo in base al DM n. 55/2014 vigente, in forza delle medesime ragioni testé indicate, ossia con riduzione del 50% per tutte le fasi di entrambi i gradi di giudizio.
§ 4. Quanto alla legittimazione passiva dell , la stessa va ribadita Controparte_5 di (anche alla luce dei più recenti pronunciamenti - da ultimo Cass. n. 11661/2024; Cass. n.
3870/2024 e Cass. n. 30777/2023; in precedenza, cfr. ex multis . Cass. n. 1070 del 18.01.2017, nello stesso senso Cass. n. 7371/2017, e da ultimo Cass. n. 15390/2018) in ossequio al principio di causalità, con possibilità nei rapporti interni dell' di rivalersi nei confronti CP_3 dell'ente impositore o di chiederne in giudizio l'obbligo di manleva (vedi Cass. 7716 del
09/03/2022 e Cass. 30777 del 06/11/2023 ).
In proposito, alcuna domanda di manleva – nei confronti dell'ente impositore - risulta formulata dall . Controparte_1
PQM
Il Tribunale di Napoli, XIV Sezione Civ., in persona del Giudice Dott.ssa Maria Ludovica
Russo, definitivamente pronunziando sull'appello in atti, ogni altra domanda, istanza, eccezione e deduzione disattesa e/o assorbita, così definitivamente provvede:
1. Accoglie l'appello e, per l'effetto, in parziale riforma della sentenza n. 1913/2023 depositata in data 13/01/2023, non notificata, resa dal Giudice di Pace di R.G. n, CP_2
44674/2022), revoca la statuizione sulla compensazione delle spese di lite.
2. Condanna gli appellati e in Controparte_4 Controparte_2 solido tra loro, alla refusione delle spese di entrambi i gradi di giudizio nei confronti di
, che liquida complessivamente in € 505,00, oltre spese generali al Parte_1
15%, IVA e CPA come per legge, oltre quanto versato a titolo di contributo unificato e marca da bollo per entrambi i gradi di giudizio.
Così deciso in Napoli, lì 2.11.2025
Il giudice dott.ssa Maria Ludovica Russo
il giudice 7 Maria Ludovica Russo il giudice 8 Maria Ludovica Russo