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Sentenza 21 novembre 2025
Sentenza 21 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Savona, sentenza 21/11/2025, n. 677 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Savona |
| Numero : | 677 |
| Data del deposito : | 21 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE CIVILE DI SAVONA
Composto dai Sigg.ri Magistrati:
Dott.ssa ERICA PASSALALPI Presidente
Dott.ssa DANIELA MELE Giudice Rel.
Dott. GIOVANNI MARIA SACCHI Giudice
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nel procedimento iscritto al n. 1934 del Ruolo Generale dell'anno 2025 vertente
TRA
APPARENTE e , rappresentati e difesi dagli Avv.ti Giuseppe Pt_1 CP_1
IC e AR AR LI, giusta delega in atti
RICORRENTE
E
CP_2
CONVENUTO
OGGETTO: interdizione
CONCLUSIONI: come in atti
MOTIVI DELLA DECISIONE
Preliminarmente si osserva che ai sensi dell'art. 416 c.c. “Il minore non emancipato può essere
interdetto o inabilitato nell'ultimo anno della sua minore età. L'interdizione o l'inabilitazione ha effetto dal giorno in cui il minore raggiunge la maggiore età”. Nel caso specifico l'interdicenda è
nata il [...] e, dunque, compirà 18 anni tra pochi giorni.
Dalla documentazione versata in atti risulta che è “seguita in follow-up NPI sin CP_2
dalla prima infanzia con diagnosi di disturbo del neurosviluppo complesso caratterizzato da
disturbo dello spettro autistico (F84.0), disabilità cognitiva di grado medio (F71), disturbo
comportamento e della regolazione emotiva, disprassia e disturbo da movimenti stereotipati (F82 e
F98.4). Ad integrazione e ulteriore precisazione della relazione medica da me redatta, preciso che
minore necessita di tutore, a causa delle patologie di cui sopra” (cfr. certificato redatto CP_2
in data 17.11.2025 dalla dott.ssa specialista in neuropsichiatria infantile presso IRCCS Per_1
Gaslini Genova). Da altra certificazione redatta dalla medesima specialista emerge che “Dal marzo
2019 la paziente è accolta presso la Comunità il Faggio di Savona. La paziente comunica
verbalmente pur presentando un disturbo del linguaggio e della pragmatica della comunicazione.
La ragazza ha livello adattivo molto basso, molto scarse sono le autonomie personali relative
all'igiene personale e all'alimentazione rispetto alle quali la paziente necessita costantemente di
supporto da parte dell'operatore. E' presente un comportamento oppositivo con aggressività
eterodiretta in risposta alle frustrazioni, ai cambiamenti di routine, alle sollecitazioni da parte
degli altri utenti o come risposta evitante ad attività sgradite. (…) La paziente manifesta
comportamenti stereotipati ed a-finalisticici con marcata ritualità nel contesto di un pensiero
rigido, ossessivo e scarsamente strutturato. La ragazza predilige attività di riordino di oggetti non
sempre finalizzato e travasi. (…) In conclusione, la paziente a causa della patologia
neuropsichiatrica da cui è affetta necessita di un supporto costante da parte dei caregivers per lo
svolgimento di tutte le autonomie ed attività della vita quotidiana, risultando invalida al 100%. La
patologia neuropsichiatrica da cui la ragazza è affetta è da intendersi permanente senza evidenza
oggettiva di possibilità di miglioramento significativo nelle diverse aree di funzionamento” (cfr.
Per certificato medico redatta dalla dott.ssa in data 15.09.2025). Ascoltata all'udienza del 16.10.2025, l'interdicenda, non ha risposto ad alcune delle domande che le sono state poste, peraltro dal contenuto del tutto banale, dimostrando di non comprendere correttamente le domande che le venivano poste e chiedendo più volte alla madre, presente alla videochiamata presso la stanza del Giudice, di andare a trovarla presso la Comunità Il Faggio ove l'interdicenda si trovava.
Occorre valutare, ora, quale strumento risulti più adeguato per garantire un'adeguata protezione alla convenuta in termini di assistenza, cura della persona e gestione patrimoniale.
Sul punto occorre richiamare i principi di diritto posti dalla giurisprudenza della Corte
Costituzionale e di Cassazione.
La Corte di Cassazione, (cfr. tra le altre, Cass. Civ., n. 13584\06 e Cass. Civ., n. 22332/2011) e la
Corte Costituzionale (sentenza n. 440\2005), hanno premesso l'assoluta necessità di “perimetrare” i tre istituti di protezione previsti al titolo XII del libro I del codice Civile: amministrazione di sostegno, inabilitazione, interdizione.
Non può omettersi una demarcazione tra le diverse figure al fine di evitare una confusione tra gli ambiti di operatività dei singoli strumenti laddove lo stesso Giudice Costituzionale (sentenza citata),
ha ribadito che l'individuazione dello strumento della tutela in favore dell'inabile non possa essere lasciato, in assenza di chiari confini fra le diverse fattispecie, alla discrezionalità dell'organo giurisdizionale, in una materia potenzialmente lesiva della sfera di libertà e autodeterminazione dei singoli;
ne sarebbero altrimenti compromessi i valori costituzionali fissati agli artt. 2,3,e 4 della
Costituzione nonché violate ulteriori garanzie del pieno dispiegarsi della personalità.
Affrontando la questione dei poteri sulla persona è doveroso richiamare i caratteri che identificano la figura del tutore al fine di delineare le diversità dalla figura dell'amministratore di sostegno e del curatore.
Il tutore (art 357 c.c.) ha non solo la mera rappresentanza del tutelato (patrimoniale, di amministrazione), ma soprattutto ha l'obbligo di curarsi della cura della persona sul presupposto della totale incapacità di quest'ultima. Quello del tutore è un ruolo eccezionale perchè a nessun altro soggetto, nel nostro ordinamento, è
consentito di sostituirsi ad un altro individuo con modalità così invasive. Tutto ciò può avvenire in quanto il tutore trae la sua legittimazione da una pronuncia giurisdizionale collegiale, assunta in presenza di una difesa tecnica, che acclara che il processo patologico (infermità), stabile (abituale),
che interessa una data persona, ne inficia la sfera cognitiva e\o volitiva al punto che, anche ove il medesimo riesca ad esprimere una sua determinazione, questa debba ritenersi viziata a causa della patologia che lo affligge.
Da questa premessa discende che il tutore ha il dovere di prendersi cura del tutelato, di reperire un'adeguata collocazione (art 371 c.c.) e di individuare modalità di assistenza (c.d. progetto personalizzato) coinvolgendo il tutelato ma anche contro la volontà del soggetto (volontà che per quanto sopra detto deve ritenersi viziata).
È
per questi motivi
che il primo atto della tutela consiste nell'acquisire un progetto personalizzato dal quale ricavare le necessità di cura e indicazioni per la collocazione del tutelato (che non è in grado di fornirle). La gestione patrimoniale acquista un rilievo strumentale rispetto alla cura della persona;
il tutore deve operare nell'ambito di un quadro autorizzato e controllato dal Giudice
Tutelare (si pensi alla scelta fra permanenza al domicilio o collocazione in struttura).
Il tutore non può non preoccuparsi di un soggetto dichiarato incapace di gestire i propri interessi perché ne ha, ex lege, la responsabilità finanche di natura penale (art.591 c.p. abbandono di persona incapace).
L'interdizione patisce di molti handicap storici ed etimologici, ma sancisce una relazione particolare fra tutore (rappresentante) e tutelato (analogamente al genitore nei confronti del figlio minore), cioè di rendere giuridicamente rilevante il dovere di preoccuparsi di un altro soggetto (non soltanto con una generica e indefinibile “presa in carico”).
Tutto ciò comporta l'individuazione di un potere\dovere del tutore in ordine alla collocazione del tutelato, disciplinata espressamente dagli artt. 371 c.c. e negli artt. 357 c.c. 44 disp.att. c.c.,
e costituisce il fondamento del potere dell'intervento sostitutivo del tutore nei confronti del rappresentato sino ad arrivare alla c.d. collocazione senza il consenso del tutelato (es.
residenzialità protratte).
La tutela, quindi, è l'unico strumento che legittimi una collocazione protratta, anche contro la volontà dell'interessato e che legittimi una sostituzione al paziente nel consenso a terapie e trattamenti sanitari e chirurgici (art. 37 Codice Medico Deontologico 16.12.2006 ma nello stesso senso anche il precedente) ovvero nella scelta di modalità assistenziali. In ciò consiste il
quid iuris di protezione che l'interdizione può assicurare, ai sensi dell'art 414 cc, in presenza di una condizione di abituale infermità cui necessita una rappresentanza integrale nella gestione di tutti propri interessi.
Nella specie, come accertato dalla documentazione medica versata in atti e dall'esame giudiziale reso, non sarebbe in grado di provvedere autonomamente alla gestione della CP_2
propria quotidianità; non sarebbe capace di garantirsi un'assistenza adeguata, individuare una collocazione adeguata nè di rilasciare un consenso informato;
un amministratore o un curatore non potrebbe sostituirsi a nelle scelte terapeutiche ma neppure nella gestione di ogni CP_2
atto di natura patrimoniale come, invece, nella specie, necessita.
Ritiene, pertanto il Collegio come proprio in applicazione dei criteri posti dalla Suprema Corte e di valutazioni in ordine alla conformità della misura alle suindicate esigenze debba concludersi che,
nella specie, tenendo conto del criterio c.d. finalistico, l'interdizione sia l'unico strumento che assicuri un'adeguata protezione alla convenuta in termini di assistenza, cura della persona e gestione patrimoniale, risultando lo strumento della amministrazione di sostegno a tali fini,
strutturalmente inadeguato soprattutto con riferimento alla gestione della sfera personale.
Quanto alla nomina del tutore, ritiene il Collegio di nominare tutore la madre dell'interdicenda dichiaratasi disponibile a ricoprire l'incarico e protutore il padre Parte_2 Per_2
, anch'egli dichiaratosi disponibile ad esercitare l'ufficio.
[...]
Attesa la natura e l'esito della controversia sussistono le ragioni per disporre l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale di Savona, respinta ogni diversa istanza, così provvede;
pronuncia l'interdizione nei confronti di , nata a [...] il [...]; CP_2
nomina tutore della medesima la madre Parte_2
nomina protutore della medesima il padre . Persona_2
Manda alla Cancelleria di provvedere agli incombenti di cui all'art. 423 c.c.
Spese di lite integralmente compensate.
Così deciso nella Camera di Consiglio del Tribunale di Savona in data 20.11.2025
IL GIUDICE ESTENSORE IL PRESIDENTE dott.ssa Daniela Mele dott.ssa Erica Passalalpi