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Sentenza 11 dicembre 2025
Sentenza 11 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Torino, sentenza 11/12/2025, n. 5384 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Torino |
| Numero : | 5384 |
| Data del deposito : | 11 dicembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea
Il Tribunale di Torino, in composizione monocratica, in persona del Giudice, dott. Valerio
Brecciaroli, a scioglimento della riserva assunta come da provvedimento reso in data 18 novembre
2025, ha emesso la seguente
SENTENZA nella causa n. 13904/2024, promossa da:
, nata a [...] ÁN in Argentina in data Parte_1
12/11/1972, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_1 NumeroDiCa_2
, nato a [...] ÁN in Argentina in data Parte_2
20/04/1996, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_3 NumeroDiCa_4
nato a [...] ÁN in Argentina in data Parte_3
12/04/2001, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_5 NumeroDiCa_6
, nata a [...] ÁN in Argentina Parte_4 in data 08/04/2005, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_7 NumeroDiCa_8 rappresentati e difesi dall'Avv. Todaro Francesco
Ricorrenti
CONTRO
in persona del pro tempore, con il patrocinio Controparte_1 CP_2 dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Torino
Resistente nonché nel contraddittorio con il
Pubblico Ministero – Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Torino
Oggetto: riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis
Conclusioni di parte ricorrente: “Voglia il Tribunale adito, disattesa ogni contraria domanda, eccezione e deduzione e premessa l'istruttoria occorrente, in accoglimento della domanda proposta: 1) Dichiarare che i sig.ri: nata il [...] a [...]_1
UE de ÁN (ARG), , nato il [...] a [...]_2
ÁN (ARG), nata il [...] a [...]_4 TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
ÁN (ARG), nato il [...] a [...] ÁN (ARG), Parte_3 sono cittadini italiani in quanto discendenti di nato il [...] a [...]
Cigliano, il quale ha trasmesso la cittadinanza italiana alla figlia nata Persona_2 in data 07/10/1906 in ÁN (ARG) la quale l'ha trasmessa a Persona_3 nata il [...] che a sua volta l'ha trasmessa ai ricorrenti;
2) Ordinare al
[...]
e, per esso, all'ufficiale dello stato civile competente, di procedere alle iscrizioni, CP_1 trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza del ricorrente, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
3) Condannare il
convenuto alla rifusione delle spese di lite ai sensi del d.m. n. 55/2014, come mod. dai CP_1
d.m. n. 37/2018 e n. 147/2022, oltre spese e oneri accessori. Con riserva di fruire, occorrendo, dei disposti dell'art. 281-duodecies c.p.c.”
PREMESSO IN FATTO
Con ricorso ex art. 281 decies c.p.c. depositato in data 30/07/2024, i ricorrenti hanno evocato in giudizio il , chiedendo il riconoscimento, in loro fAVre, della cittadinanza Controparte_1 italiana iure sanguinis, per essere discendenti da un comune capostipite, cittadino italiano.
Segnatamente, nell'atto introduttivo del presente giudizio, i ricorrenti hanno esposto e provato, mediante deposito di idonea documentazione:
- di essere cittadini argentini;
- di essere discendenti diretti dell'AV (o , nato a [...] Persona_1 Per_4
(all'epoca compreso nella provincia di Novara ed oggi in provincia di Vercelli) in data 02/11/1869, il quale, prima di emigrare in territorio argentino, contraeva matrimonio con la connazionale il 09/02/1895 e dalla loro unione nasceva a ÁN, in Argentina, il Persona_5
07/10/1906, la figlia . L'AV decedeva a ÁN il 25/11/1934 (cfr. Persona_2 docc. 1-5);
- che dall'unione tra e del 18/05/1935 Persona_2 Persona_6 nasceva in Argentina, il giorno 01/08/1936, la figlia (cfr. docc. 6 e 7); Persona_3
- che in data 30/11/1961, si univa in matrimonio con Persona_3 [...]
e dalla relazione nasceva a San UE de ÁN, il 12/11/1972, la ricorrente Persona_7
che, a sua volta dopo aver sposato il 14/07/1995, Parte_1 Persona_8 dava alla luce tre figli, anch'essi ricorrenti nel presente giudizio: in data 20/04/1996, Pt_2 TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
; in data 12/01/2001, e, infine, in data 08/04/2005, Parte_2 Parte_3 [...]
(cfr. docc. 8-13); Parte_4
- hanno infine precisato che l'AV mai ha rinunciato alla cittadinanza Persona_1 italiana e non si è mai naturalizzato argentino (cfr. doc.3).
Il non si costituiva in giudizio e ne va dichiarata la contumacia. Controparte_1
In data 05/09/2024, è stato acquisito il nulla osta del Pubblico Ministero.
All'udienza del 18/11/2025 – all'esito dello scambio di note scritte disposto ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c. – la causa è stata trattenuta in decisione ex art. 281 sexies, c. 3, c.p.c
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso è fondato e merita di essere accolto per le ragioni che seguono.
I ricorrenti hanno chiesto la concessione della cittadinanza, alla quale avrebbero diritto iure sanguinis, per essere discendenti diretti di cittadino italiano.
In particolare, i ricorrenti fanno derivare il loro diritto alla cittadinanza italiana per trasmissione dall'AV nato a [...], oggi in provincia di Vercelli, in data 02/11/1869; Persona_1 gli stessi sostengono che la cittadinanza gli è dunque stata trasmessa dapprima attraverso
(figlia di e poi tramite Persona_2 Persona_1 Persona_3
, madre della ricorrente .
[...] Parte_1
La linea di discendenza riportata in ricorso trova esatto riscontro nella documentazione versata in atti, debitamente tradotta e apostillata.
In punto di diritto va, in via preliminare, esposta l'evoluzione legislativa e giurisprudenziale in tema di riconoscimento della cittadinanza italiana.
A seguito dell'Unità d'Italia (17/03/1861), il codice civile del 1865 (Regio Decreto del 25 giugno 1965, n. 2358, entrato in vigore il 01/01/1866) all'art. 4 ha disposto che era cittadino italiano
“il figlio di padre cittadino”. Il codice civile del 1865, al successivo art. 11, stabiliva, altresì, che perdeva la cittadinanza colui che “vi rinunzia con dichiarazione davanti l'uffiziale dello stato civile del proprio domicilio”, colui che “abbia ottenuto la cittadinanza in paese estero” e colui che “senza permissione del governo, abbia accettato impiego da un governo estero, o sia entrato al servizio militare di potenza estera”.
La più recente giurisprudenza di legittimità, in ordine al concetto di “ottenimento” della cittadinanza straniera, ha osservato che “l'art. 11 (…) disciplinava l'effetto alla stregua di TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
meccanismo simil decadenziale (ipso iure): come cioè una decadenza necessariamente dipendente da una condotta attiva e volontaria (proattiva, potrebbe dirsi) di chi, italiano, consapevolmente si fosse proteso a ottenere di esser considerato cittadino dello Stato estero” (Cassazione civile sez. un., 24/08/2022, n. 25317, la quale ha, in altri termini, evidenziato che “il termine implicava
l'acquisto della cittadinanza estera come collegato a una spontanea diretta e consapevole manifestazione di volontà dell'interessato, non anche invece alla risultante di condotte neutre e di diverso genere;
né che si desse la perdita per il semplice fatto dell'accettazione degli effetti di un provvedimento generalizzato, come quello di uno Stato estero con brama di assimilazione degli emigrati dell'epoca”).
Anche ai sensi del successivo intervento legislativo di cui alla L. n. 555/1912 (art. 1) era considerato cittadino per nascita “il figlio di padre cittadino” ovvero “il figlio di madre cittadina se il padre è ignoto o non ha la cittadinanza italiana né quella di altro Stato, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza del padre straniero secondo la legge dello Stato al quale questi appartiene”. Ai sensi del successivo art. 7, “salvo speciali disposizioni da stipulare con trattati internazionali, il cittadino italiano nato e residente in uno Stato estero, dal quale sia ritenuto proprio cittadino per nascita, conserva la cittadinanza italiana, ma, divenuto maggiorenne o emancipato, può rinunziarvi”, mentre, ai sensi dell'art. 8, perdeva la cittadinanza colui che “spontaneamente acquista una cittadinanza straniera e stabilisce o ha stabilito all'estero la propria residenza”, colui che
“avendo acquistata senza concorso di volontà propria una cittadinanza straniera, dichiari di rinunziare alla cittadinanza italiana, e stabilisca o abbia stabilito all'estero la propria residenza” e colui che “avendo accettato impiego da un Governo estero od essendo entrato al servizio militare di potenza estera, vi persista nonostante l'intimazione del Governo italiano di abbandonare entro un termine fissato l'impiego o il servizio”. Perdeva, altresì, la cittadinanza italiana, ai sensi dell'art. 10, la “donna cittadina che si marita a uno straniero”.
Tali disposizioni normative sono state oggetto di intervento da parte della Corte Costituzionale, la quale, con sentenza del 16 aprile 1975, n. 87, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 10, c. 3, nella parte in cui “prevede la perdita della cittadinanza italiana indipendentemente dalla volontà della donna” e, con sentenza del 9 febbraio 1983, n. 30, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del cit. art. 1, n. 1, nella parte in cui “non prevede che sia cittadino per nascita anche il figlio di madre cittadina” (oltre che, in applicazione dell'art. 27 della Legge, 11 marzo 1953, n. TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
87, del cit. art. 1, n. 2, “che collega l'acquisto della cittadinanza materna da parte del figlio soltanto ad ipotesi di carattere residuale”).
Secondo condivisibile orientamento giurisprudenziale, all'esito dell'intervento della Corte
Costituzionale, “la titolarità della cittadinanza italiana va riconosciuta in sede giudiziaria, indipendentemente dalla dichiarazione resa dall'interessata ai sensi della L. n. 151 del 1975, art.
219, alla donna che l'ha perduta per essere coniugata con cittadino straniero anteriormente al 1 gennaio 1948” e “per lo stesso principio, riacquista la cittadinanza italiana dal 1 gennaio 1948, anche il figlio di donna nella situazione descritta, nato prima di tale data e nel vigore della L. n.
555 del 1912, determinando il rapporto di filiazione, dopo l'entrata in vigore della Costituzione, la trasmissione a lui dello stato di cittadino, che gli sarebbe spettato di diritto senza la legge discriminatoria” (Cassazione civile sez. un., 25/02/2009, n. 4466).
Il più recente intervento della giurisprudenza di legittimità ha, altresì, evidenziato, in ordine alla perdita della cittadinanza prevista dall'art. 8, che “l'acquisto della cittadinanza straniera, pure se accompagnato dal trasferimento all'estero della residenza, non implica necessariamente la perdita della cittadinanza italiana, la quale richieda, ai sensi della L. 13 giugno 1912, n. 555, art. 8, che detto acquisto sia avvenuto “spontaneamente”, ovvero se verificatosi “senza concorso di volontà” dell'interessato che sia stato seguito da una dichiarazione di rinuncia alla cittadinanza italiana”
(Cassazione civile sez. un., 24/08/2022, n. 25317).
Il successivo intervento normativo di cui alla L. n. 123/1983 ha, pertanto, disposto all'art. 5 che
“è cittadino italiano il figlio minorenne, anche adottivo, di padre cittadino e di madre cittadina”.
Ai sensi del più recente intervento legislativo, infine, il Legislatore con la L. n. 91/1992 (ratione temporis vigente prima della modifica di cui al D.L. del 28 marzo 2025, n. 36, convertito con modificazioni dalla L. del 23 maggio 2025, n. 74) ha disposto che (art. 1) è cittadino per nascita “il figlio di padre o madre cittadini”.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno avuto modo di osservare che “l'ordinamento giuridico italiano mantiene per tradizione un approccio conservatore, senza alterazioni sostanziali rispetto al prevalente criterio di acquisizione della cittadinanza iure sanguinis, praticamente immutato fin dal c.c. del 1865 secondo un impianto ereditato prima dalla L. n. 555 del 1912 e poi dalla attuale L. n. 91 del 1992. L'acquisto fondamentale è a titolo originario per nascita. Fino al
1992 ciò equivaleva a dire che è cittadino italiano chi sia figlio di padre cittadino, oppure, quando TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
il padre è ignoto (o apolide), chi sia figlio di madre cittadina. Una tale formula ha nella sostanza caratterizzato le leggi nazionali nell'arco del divenire storico che qui rileva: artt. 4 e 7 del c.c. del
1865, L. n. 555 del 1912, art.
1. Il quadro è mutato solo con la L. n. 91 del 1992, frutto di una sopravvenuta maturazione costituzionale, ma semplicemente nel senso che è cittadino per nascita - oggi - chi sia figlio di padre o di madre cittadini, ovvero chi sia nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi (o se non segua la loro cittadinanza in base alla legge dello Stato di appartenenza). (…) È un fatto assolutamente ovvio, da quest'ultimo punto di vista, che l'istituto della perdita della cittadinanza italiana può dipendere solo dalla legislazione nazionale, secondo le previsioni in questa pro tempore rinvenibili, non mai invece da decisioni attuate in un ambito ordinamentale straniero. Proprio da ciò è originato il riconoscimento dei fenomeni di doppia cittadinanza, d'altronde armonici con lo sviluppo e l'evoluzione del diritto internazionale. (…) La risultante di un tale schema è molto semplice. La cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario. Lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente ed è imprescrittibile. Esso è giustiziabile in ogni tempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano. Donde la prova è nella linea di trasmissione. Resta salva solo l'estinzione per effetto di rinuncia (v. già Cass. Sez. U n.
4466-09). Ne segue che, ove la cittadinanza sia rivendicata da un discendente, null'altro - a legislazione invariata - spetta a lui di dimostrare salvo che questo: di essere appunto discendente di un cittadino italiano;
mentre incombe alla controparte, che ne abbia fatto eccezione, la prova dell'evento interruttivo della linea di trasmissione” (Cassazione civile sez. un., 24/08/2022, n.
25317).
Alla luce di quanto dedotto, sulla scorta della documentazione in atti, la domanda dei ricorrenti va accolta, considerata la prova della linea di discendenza così come riportata in ricorso e in assenza di prova da parte del convenuto dell'esistenza di interruzioni (e con la precisazione che, CP_1 in caso di discrasie, si è attribuita rilevanza ai dati riportati non già nell'atto introduttivo del presente giudizio, bensì a quelli indicati negli allegati e nei documenti in lingua originale, ritenendosi che differenze dei nominativi rinvenute nei vari certificati e atti anagrafici sono attribuibili al contesto storico e culturale in cui gli italiani sono emigrati, alle condizioni dei registri civili in quel tempo, scritti manualmente da soggetti con diversità di idioma e di fonetica). TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
Il capostipite risulta (v. doc. 1) nato in Italia a Cigliano in [...] Persona_1
02/11/1869 e, emigrato in Argentina, non ha mai rinunciato volontariamente ed esplicitamente alla sua cittadinanza italiana e non si è mai naturalizzato quale cittadino argentino (v. doc. 3), con la conseguenza che deve riconoscersi la cittadinanza italiana ai discendenti, non emergendo che i medesimi avessero rinunciato alla (ovvero posto in essere comportamenti volontariamente rivolti alla rinuncia della) cittadinanza italiana.
In particolare, è documentato che prima di emigrare in Argentina, ha Persona_1 sposato e insieme hanno avuto una figlia, , nata in Persona_5 Persona_2
Argentina il 07/10/1906, la quale, sposatasi con , dava poi alla luce, in data Persona_6
01/08/1936, madre della ricorrente , alla Persona_3 Parte_1 quale deve, pertanto, riconoscersi la cittadinanza italiana.
La cittadinanza italiana deve, altresì, riconoscersi agli altri odierni ricorrenti in quanto figli di
, e precisamente: , e Parte_1 Parte_2 Parte_3
. Parte_4
Ne consegue che il ricorso debba essere accolto con riconoscimento in capo ai ricorrenti della cittadinanza italiana e che il debba provvedere all'adozione dei Controparte_1 provvedimenti conseguenti.
L'assenza di un previo diniego amministrativo e la circostanza che il intimato non ha CP_1 svolto difese inducono a disporre la compensazione delle spese di lite fra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale di Torino, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea, in composizione monocratica, ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione disattesa, definitivamente pronunziando nella causa iscritta al n. 13904/2024 R.G., così provvede:
- ACCOGLIE la domanda e, per l'effetto, riconosce il diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana in capo a
, nata a [...] ÁN in Argentina in data Parte_1
12/11/1972, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_1 NumeroDiCa_2
, nato a [...] ÁN in Argentina in data Parte_2
20/04/1996, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_3 NumeroDiCa_4 TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
nato a [...] ÁN in Argentina in data Parte_3
12/04/2001, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. 20-43363391-2; NumeroD_5
, nata a [...] ÁN in Argentina Parte_4 in data 08/04/2005, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_7 NumeroDiCa_8
- ORDINA che il e, per esso, l'Ufficiale dello stato civile competente Controparte_1 provveda alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza delle persone indicate, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
- COMPENSA integralmente le spese di lite.
MANDA alla Cancelleria per la comunicazione alle parti costituite e gli adempimenti di rito.
Così deciso in Torino il 11/12/2025.
Il Giudice
Dott. Valerio Brecciaroli
TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea
Il Tribunale di Torino, in composizione monocratica, in persona del Giudice, dott. Valerio
Brecciaroli, a scioglimento della riserva assunta come da provvedimento reso in data 18 novembre
2025, ha emesso la seguente
SENTENZA nella causa n. 13904/2024, promossa da:
, nata a [...] ÁN in Argentina in data Parte_1
12/11/1972, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_1 NumeroDiCa_2
, nato a [...] ÁN in Argentina in data Parte_2
20/04/1996, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_3 NumeroDiCa_4
nato a [...] ÁN in Argentina in data Parte_3
12/04/2001, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_5 NumeroDiCa_6
, nata a [...] ÁN in Argentina Parte_4 in data 08/04/2005, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_7 NumeroDiCa_8 rappresentati e difesi dall'Avv. Todaro Francesco
Ricorrenti
CONTRO
in persona del pro tempore, con il patrocinio Controparte_1 CP_2 dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Torino
Resistente nonché nel contraddittorio con il
Pubblico Ministero – Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Torino
Oggetto: riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis
Conclusioni di parte ricorrente: “Voglia il Tribunale adito, disattesa ogni contraria domanda, eccezione e deduzione e premessa l'istruttoria occorrente, in accoglimento della domanda proposta: 1) Dichiarare che i sig.ri: nata il [...] a [...]_1
UE de ÁN (ARG), , nato il [...] a [...]_2
ÁN (ARG), nata il [...] a [...]_4 TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
ÁN (ARG), nato il [...] a [...] ÁN (ARG), Parte_3 sono cittadini italiani in quanto discendenti di nato il [...] a [...]
Cigliano, il quale ha trasmesso la cittadinanza italiana alla figlia nata Persona_2 in data 07/10/1906 in ÁN (ARG) la quale l'ha trasmessa a Persona_3 nata il [...] che a sua volta l'ha trasmessa ai ricorrenti;
2) Ordinare al
[...]
e, per esso, all'ufficiale dello stato civile competente, di procedere alle iscrizioni, CP_1 trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza del ricorrente, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
3) Condannare il
convenuto alla rifusione delle spese di lite ai sensi del d.m. n. 55/2014, come mod. dai CP_1
d.m. n. 37/2018 e n. 147/2022, oltre spese e oneri accessori. Con riserva di fruire, occorrendo, dei disposti dell'art. 281-duodecies c.p.c.”
PREMESSO IN FATTO
Con ricorso ex art. 281 decies c.p.c. depositato in data 30/07/2024, i ricorrenti hanno evocato in giudizio il , chiedendo il riconoscimento, in loro fAVre, della cittadinanza Controparte_1 italiana iure sanguinis, per essere discendenti da un comune capostipite, cittadino italiano.
Segnatamente, nell'atto introduttivo del presente giudizio, i ricorrenti hanno esposto e provato, mediante deposito di idonea documentazione:
- di essere cittadini argentini;
- di essere discendenti diretti dell'AV (o , nato a [...] Persona_1 Per_4
(all'epoca compreso nella provincia di Novara ed oggi in provincia di Vercelli) in data 02/11/1869, il quale, prima di emigrare in territorio argentino, contraeva matrimonio con la connazionale il 09/02/1895 e dalla loro unione nasceva a ÁN, in Argentina, il Persona_5
07/10/1906, la figlia . L'AV decedeva a ÁN il 25/11/1934 (cfr. Persona_2 docc. 1-5);
- che dall'unione tra e del 18/05/1935 Persona_2 Persona_6 nasceva in Argentina, il giorno 01/08/1936, la figlia (cfr. docc. 6 e 7); Persona_3
- che in data 30/11/1961, si univa in matrimonio con Persona_3 [...]
e dalla relazione nasceva a San UE de ÁN, il 12/11/1972, la ricorrente Persona_7
che, a sua volta dopo aver sposato il 14/07/1995, Parte_1 Persona_8 dava alla luce tre figli, anch'essi ricorrenti nel presente giudizio: in data 20/04/1996, Pt_2 TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
; in data 12/01/2001, e, infine, in data 08/04/2005, Parte_2 Parte_3 [...]
(cfr. docc. 8-13); Parte_4
- hanno infine precisato che l'AV mai ha rinunciato alla cittadinanza Persona_1 italiana e non si è mai naturalizzato argentino (cfr. doc.3).
Il non si costituiva in giudizio e ne va dichiarata la contumacia. Controparte_1
In data 05/09/2024, è stato acquisito il nulla osta del Pubblico Ministero.
All'udienza del 18/11/2025 – all'esito dello scambio di note scritte disposto ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c. – la causa è stata trattenuta in decisione ex art. 281 sexies, c. 3, c.p.c
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso è fondato e merita di essere accolto per le ragioni che seguono.
I ricorrenti hanno chiesto la concessione della cittadinanza, alla quale avrebbero diritto iure sanguinis, per essere discendenti diretti di cittadino italiano.
In particolare, i ricorrenti fanno derivare il loro diritto alla cittadinanza italiana per trasmissione dall'AV nato a [...], oggi in provincia di Vercelli, in data 02/11/1869; Persona_1 gli stessi sostengono che la cittadinanza gli è dunque stata trasmessa dapprima attraverso
(figlia di e poi tramite Persona_2 Persona_1 Persona_3
, madre della ricorrente .
[...] Parte_1
La linea di discendenza riportata in ricorso trova esatto riscontro nella documentazione versata in atti, debitamente tradotta e apostillata.
In punto di diritto va, in via preliminare, esposta l'evoluzione legislativa e giurisprudenziale in tema di riconoscimento della cittadinanza italiana.
A seguito dell'Unità d'Italia (17/03/1861), il codice civile del 1865 (Regio Decreto del 25 giugno 1965, n. 2358, entrato in vigore il 01/01/1866) all'art. 4 ha disposto che era cittadino italiano
“il figlio di padre cittadino”. Il codice civile del 1865, al successivo art. 11, stabiliva, altresì, che perdeva la cittadinanza colui che “vi rinunzia con dichiarazione davanti l'uffiziale dello stato civile del proprio domicilio”, colui che “abbia ottenuto la cittadinanza in paese estero” e colui che “senza permissione del governo, abbia accettato impiego da un governo estero, o sia entrato al servizio militare di potenza estera”.
La più recente giurisprudenza di legittimità, in ordine al concetto di “ottenimento” della cittadinanza straniera, ha osservato che “l'art. 11 (…) disciplinava l'effetto alla stregua di TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
meccanismo simil decadenziale (ipso iure): come cioè una decadenza necessariamente dipendente da una condotta attiva e volontaria (proattiva, potrebbe dirsi) di chi, italiano, consapevolmente si fosse proteso a ottenere di esser considerato cittadino dello Stato estero” (Cassazione civile sez. un., 24/08/2022, n. 25317, la quale ha, in altri termini, evidenziato che “il termine implicava
l'acquisto della cittadinanza estera come collegato a una spontanea diretta e consapevole manifestazione di volontà dell'interessato, non anche invece alla risultante di condotte neutre e di diverso genere;
né che si desse la perdita per il semplice fatto dell'accettazione degli effetti di un provvedimento generalizzato, come quello di uno Stato estero con brama di assimilazione degli emigrati dell'epoca”).
Anche ai sensi del successivo intervento legislativo di cui alla L. n. 555/1912 (art. 1) era considerato cittadino per nascita “il figlio di padre cittadino” ovvero “il figlio di madre cittadina se il padre è ignoto o non ha la cittadinanza italiana né quella di altro Stato, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza del padre straniero secondo la legge dello Stato al quale questi appartiene”. Ai sensi del successivo art. 7, “salvo speciali disposizioni da stipulare con trattati internazionali, il cittadino italiano nato e residente in uno Stato estero, dal quale sia ritenuto proprio cittadino per nascita, conserva la cittadinanza italiana, ma, divenuto maggiorenne o emancipato, può rinunziarvi”, mentre, ai sensi dell'art. 8, perdeva la cittadinanza colui che “spontaneamente acquista una cittadinanza straniera e stabilisce o ha stabilito all'estero la propria residenza”, colui che
“avendo acquistata senza concorso di volontà propria una cittadinanza straniera, dichiari di rinunziare alla cittadinanza italiana, e stabilisca o abbia stabilito all'estero la propria residenza” e colui che “avendo accettato impiego da un Governo estero od essendo entrato al servizio militare di potenza estera, vi persista nonostante l'intimazione del Governo italiano di abbandonare entro un termine fissato l'impiego o il servizio”. Perdeva, altresì, la cittadinanza italiana, ai sensi dell'art. 10, la “donna cittadina che si marita a uno straniero”.
Tali disposizioni normative sono state oggetto di intervento da parte della Corte Costituzionale, la quale, con sentenza del 16 aprile 1975, n. 87, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 10, c. 3, nella parte in cui “prevede la perdita della cittadinanza italiana indipendentemente dalla volontà della donna” e, con sentenza del 9 febbraio 1983, n. 30, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del cit. art. 1, n. 1, nella parte in cui “non prevede che sia cittadino per nascita anche il figlio di madre cittadina” (oltre che, in applicazione dell'art. 27 della Legge, 11 marzo 1953, n. TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
87, del cit. art. 1, n. 2, “che collega l'acquisto della cittadinanza materna da parte del figlio soltanto ad ipotesi di carattere residuale”).
Secondo condivisibile orientamento giurisprudenziale, all'esito dell'intervento della Corte
Costituzionale, “la titolarità della cittadinanza italiana va riconosciuta in sede giudiziaria, indipendentemente dalla dichiarazione resa dall'interessata ai sensi della L. n. 151 del 1975, art.
219, alla donna che l'ha perduta per essere coniugata con cittadino straniero anteriormente al 1 gennaio 1948” e “per lo stesso principio, riacquista la cittadinanza italiana dal 1 gennaio 1948, anche il figlio di donna nella situazione descritta, nato prima di tale data e nel vigore della L. n.
555 del 1912, determinando il rapporto di filiazione, dopo l'entrata in vigore della Costituzione, la trasmissione a lui dello stato di cittadino, che gli sarebbe spettato di diritto senza la legge discriminatoria” (Cassazione civile sez. un., 25/02/2009, n. 4466).
Il più recente intervento della giurisprudenza di legittimità ha, altresì, evidenziato, in ordine alla perdita della cittadinanza prevista dall'art. 8, che “l'acquisto della cittadinanza straniera, pure se accompagnato dal trasferimento all'estero della residenza, non implica necessariamente la perdita della cittadinanza italiana, la quale richieda, ai sensi della L. 13 giugno 1912, n. 555, art. 8, che detto acquisto sia avvenuto “spontaneamente”, ovvero se verificatosi “senza concorso di volontà” dell'interessato che sia stato seguito da una dichiarazione di rinuncia alla cittadinanza italiana”
(Cassazione civile sez. un., 24/08/2022, n. 25317).
Il successivo intervento normativo di cui alla L. n. 123/1983 ha, pertanto, disposto all'art. 5 che
“è cittadino italiano il figlio minorenne, anche adottivo, di padre cittadino e di madre cittadina”.
Ai sensi del più recente intervento legislativo, infine, il Legislatore con la L. n. 91/1992 (ratione temporis vigente prima della modifica di cui al D.L. del 28 marzo 2025, n. 36, convertito con modificazioni dalla L. del 23 maggio 2025, n. 74) ha disposto che (art. 1) è cittadino per nascita “il figlio di padre o madre cittadini”.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno avuto modo di osservare che “l'ordinamento giuridico italiano mantiene per tradizione un approccio conservatore, senza alterazioni sostanziali rispetto al prevalente criterio di acquisizione della cittadinanza iure sanguinis, praticamente immutato fin dal c.c. del 1865 secondo un impianto ereditato prima dalla L. n. 555 del 1912 e poi dalla attuale L. n. 91 del 1992. L'acquisto fondamentale è a titolo originario per nascita. Fino al
1992 ciò equivaleva a dire che è cittadino italiano chi sia figlio di padre cittadino, oppure, quando TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
il padre è ignoto (o apolide), chi sia figlio di madre cittadina. Una tale formula ha nella sostanza caratterizzato le leggi nazionali nell'arco del divenire storico che qui rileva: artt. 4 e 7 del c.c. del
1865, L. n. 555 del 1912, art.
1. Il quadro è mutato solo con la L. n. 91 del 1992, frutto di una sopravvenuta maturazione costituzionale, ma semplicemente nel senso che è cittadino per nascita - oggi - chi sia figlio di padre o di madre cittadini, ovvero chi sia nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi (o se non segua la loro cittadinanza in base alla legge dello Stato di appartenenza). (…) È un fatto assolutamente ovvio, da quest'ultimo punto di vista, che l'istituto della perdita della cittadinanza italiana può dipendere solo dalla legislazione nazionale, secondo le previsioni in questa pro tempore rinvenibili, non mai invece da decisioni attuate in un ambito ordinamentale straniero. Proprio da ciò è originato il riconoscimento dei fenomeni di doppia cittadinanza, d'altronde armonici con lo sviluppo e l'evoluzione del diritto internazionale. (…) La risultante di un tale schema è molto semplice. La cittadinanza per fatto di nascita si acquista a titolo originario. Lo status di cittadino, una volta acquisito, ha natura permanente ed è imprescrittibile. Esso è giustiziabile in ogni tempo in base alla semplice prova della fattispecie acquisitiva integrata dalla nascita da cittadino italiano. Donde la prova è nella linea di trasmissione. Resta salva solo l'estinzione per effetto di rinuncia (v. già Cass. Sez. U n.
4466-09). Ne segue che, ove la cittadinanza sia rivendicata da un discendente, null'altro - a legislazione invariata - spetta a lui di dimostrare salvo che questo: di essere appunto discendente di un cittadino italiano;
mentre incombe alla controparte, che ne abbia fatto eccezione, la prova dell'evento interruttivo della linea di trasmissione” (Cassazione civile sez. un., 24/08/2022, n.
25317).
Alla luce di quanto dedotto, sulla scorta della documentazione in atti, la domanda dei ricorrenti va accolta, considerata la prova della linea di discendenza così come riportata in ricorso e in assenza di prova da parte del convenuto dell'esistenza di interruzioni (e con la precisazione che, CP_1 in caso di discrasie, si è attribuita rilevanza ai dati riportati non già nell'atto introduttivo del presente giudizio, bensì a quelli indicati negli allegati e nei documenti in lingua originale, ritenendosi che differenze dei nominativi rinvenute nei vari certificati e atti anagrafici sono attribuibili al contesto storico e culturale in cui gli italiani sono emigrati, alle condizioni dei registri civili in quel tempo, scritti manualmente da soggetti con diversità di idioma e di fonetica). TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
Il capostipite risulta (v. doc. 1) nato in Italia a Cigliano in [...] Persona_1
02/11/1869 e, emigrato in Argentina, non ha mai rinunciato volontariamente ed esplicitamente alla sua cittadinanza italiana e non si è mai naturalizzato quale cittadino argentino (v. doc. 3), con la conseguenza che deve riconoscersi la cittadinanza italiana ai discendenti, non emergendo che i medesimi avessero rinunciato alla (ovvero posto in essere comportamenti volontariamente rivolti alla rinuncia della) cittadinanza italiana.
In particolare, è documentato che prima di emigrare in Argentina, ha Persona_1 sposato e insieme hanno avuto una figlia, , nata in Persona_5 Persona_2
Argentina il 07/10/1906, la quale, sposatasi con , dava poi alla luce, in data Persona_6
01/08/1936, madre della ricorrente , alla Persona_3 Parte_1 quale deve, pertanto, riconoscersi la cittadinanza italiana.
La cittadinanza italiana deve, altresì, riconoscersi agli altri odierni ricorrenti in quanto figli di
, e precisamente: , e Parte_1 Parte_2 Parte_3
. Parte_4
Ne consegue che il ricorso debba essere accolto con riconoscimento in capo ai ricorrenti della cittadinanza italiana e che il debba provvedere all'adozione dei Controparte_1 provvedimenti conseguenti.
L'assenza di un previo diniego amministrativo e la circostanza che il intimato non ha CP_1 svolto difese inducono a disporre la compensazione delle spese di lite fra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale di Torino, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea, in composizione monocratica, ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione disattesa, definitivamente pronunziando nella causa iscritta al n. 13904/2024 R.G., così provvede:
- ACCOGLIE la domanda e, per l'effetto, riconosce il diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana in capo a
, nata a [...] ÁN in Argentina in data Parte_1
12/11/1972, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_1 NumeroDiCa_2
, nato a [...] ÁN in Argentina in data Parte_2
20/04/1996, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_3 NumeroDiCa_4 TRIBUNALE DI TORINO Sezione IX Civile
nato a [...] ÁN in Argentina in data Parte_3
12/04/2001, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. 20-43363391-2; NumeroD_5
, nata a [...] ÁN in Argentina Parte_4 in data 08/04/2005, documento d'identità nazionale n. e c.u.i.l. n. ; NumeroD_7 NumeroDiCa_8
- ORDINA che il e, per esso, l'Ufficiale dello stato civile competente Controparte_1 provveda alle iscrizioni, trascrizioni e annotazioni di legge, nei registri dello stato civile, della cittadinanza delle persone indicate, provvedendo alle eventuali comunicazioni alle autorità consolari competenti;
- COMPENSA integralmente le spese di lite.
MANDA alla Cancelleria per la comunicazione alle parti costituite e gli adempimenti di rito.
Così deciso in Torino il 11/12/2025.
Il Giudice
Dott. Valerio Brecciaroli