TRIB
Sentenza 10 settembre 2025
Sentenza 10 settembre 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Napoli, sentenza 10/09/2025, n. 6203 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Napoli |
| Numero : | 6203 |
| Data del deposito : | 10 settembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI NAPOLI
SEZIONE LAVORO
Il Giudice del lavoro, dott. Giuseppe Gambardella, lette le note sostitutive dell'udienza del
09.09.2025, disposte ai sensi dell'art. 127-ter c.p.c., ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A nella controversia di lavoro iscritta al R. G. n. 7851/2024 cui è stato riunito il giudizio recante R.g.n. 7852/2024, aventi ad oggetto: lavoro straordinario festivo.
TRA
DI (C.F: ) E Parte_1 C.F._1 Parte_2
(C.F.: ), elettivamente domiciliati in Aversa (CE) alla Via Giotto n. 87, C.F._2 presso lo studio dell'avv. Paolo Galluccio, che li rappresenta e difende;
RICORRENTI
CONTRO
(P.IVA: , in Controparte_1 P.IVA_1 persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Gelsomina D'Antonio, ed elettivamente domiciliata in alla Via Comunale Del Principe 13/A; CP_1
RESISTENTE
CONCLUSIONI
PER I RICORRENTI: previo accertamento del diritto alla percezione delle maggiorazioni previste per il lavoro straordinario festivo svolto nei periodi indicati nei rispettivi ricorsi, condannare l' al pagamento della somma di € 2.421,60 in favore di Controparte_2 [...]
e di € 1.965,36 in favore di , come da conteggi in atti, oltre Parte_3 Parte_2 interessi legali;
con vittoria delle spese di lite con attribuzione. PER LA RESISTENTE: in via preliminare, dichiarare la nullità del ricorso e la decadenza del diritto azionato con la domanda;
nel merito, rigettare i ricorsi con vittoria di spese.
1 FATTO E DIRITTO
1. Con distinti ricorsi depositati in data 28.03.2024, i ricorrenti deducevano di essere dipendenti della , rientranti tra il personale turnista, con le qualifiche e Controparte_2 mansioni indicate nei rispettivi atti introduttivi, come da buste paga prodotte.
Lamentavano che, pur avendo prestato servizio nei giorni festivi infrasettimanali analiticamente indicati nei ricorsi, non avevano percepito la maggiorazione economica prevista dall'art. 9 del CCNL 20 settembre 2001 (successivamente art. 29, co. 6, CCNL 2016-2018), né avevano goduto dei giorni di riposo compensativo (cfr. buste paga e marcatempo allegati).
Tanto premesso, convenivano in giudizio innanzi al Tribunale di Napoli, in funzione di
Giudice del Lavoro, l' chiedendo, previo accertamento del loro diritto alla Controparte_2 percezione delle maggiorazioni previste per il lavoro straordinario festivo svolto nei giorni indicati nei rispettivi ricorsi ed evidenziati nella documentazione prodotta in atti, la condanna della convenuta al pagamento di € 2.421,60 in favore di e di € 1.965,36 in Parte_3 favore di , a titolo di maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo, Parte_2 oltre interessi legali, come da conteggi in atti.
Il tutto con vittoria delle spese di lite, con attribuzione.
Regolarmente instaurato il contraddittorio, la si costituiva Controparte_2 tempestivamente nei giudizi, eccependo preliminarmente la nullità dei ricorsi e la intervenuta decadenza dell'azione, non avendo i ricorrenti azionato il diritto entro 30 giorni dalla prestazione lavorativa svolta.
Aggiungeva che i ricorrenti avevano goduto dei riposi compensativi oggetto dei ricorsi, atteso che l'articolazione dell'orario di lavoro prevedeva lo svolgimento dell'attività lavorativa per cinque giorni alla settimana con due giorni di riposo (smonto e riposo).
Eccepiva la nullità del ricorso , la decadenza e la fondatezza della pretesa non risultando la prova dell'effettiva attività lavorativa prestata in giornate festive infrasettimanali dei ricorrenti al di fuori dei turni di lavoro prestabiliti e/o in eccedenza rispetto al normale orario di lavoro.
Contestava, in subordine, i conteggi prodotti da richiedendo una Parte_3 riformulazione del quantum sostenendo che - con riferimento ai giorni indicati in memoria - le ore di lavoro straordinario risultano già retribuite.
Acquisita la documentazione prodotta, riuniti i giudizi, l'udienza del 09.09.2025 veniva sostituita dal deposito di note di trattazione scritta ex art. 127-ter c.p.c.; lette le stesse, le cause riunite venivano, quindi, decise come da sentenza depositata nei termini di legge.
2. Va, preliminarmente, disattesa l'eccezione di nullità dei ricorsi per genericità sollevata dalla convenuta.
Ai sensi dell'art. 414 c.p.c. n. 4, nel ricorso introduttivo del giudizio devono essere indicati gli elementi di fatto e di diritto posti a base della domanda, la cui mancata specificazione comporta la nullità del ricorso, da ritenersi sanabile ex art. 164 c.p.c., comma 5°, c.p.c.
Corollario di tali principi è che la mancata fissazione di un termine perentorio da parte del
2 giudice per la rinnovazione del ricorso o per l'integrazione della domanda comprova l'avvenuta sanatoria della nullità, dovendosi ritenere raggiunto lo scopo ex art. 156, comma 2°, c.p.c.
Applicando tale principio, nella fattispecie va esclusa la nullità dei ricorsi, in quanto contengono tutti gli elementi necessari per superare il vaglio di ammissibilità, essendo stata posta la convenuta in condizione di formulare immediatamente ed esaurientemente le proprie difese.
In particolare, dalla lettura degli stessi emergono il periodo e le modalità orarie di svolgimento dell'attività lavorativa, le mansioni svolte, la somma complessiva pretesa dal ricorrente ed i titoli posti a fondamento della domanda.
3. I ricorsi riuniti vanno accolti nei limiti segnati dalla presente motivazione.
Considerata la forte oscillazione giurisprudenziale registratesi sulla questione, ritiene il giudicante di conformarsi all'orientamento espresso dalla Corte di cassazione con ordinanza n.
1505/2021 (condiviso nelle sentenze emesse da questa sezione del Tribunale, nonché nelle recenti sentenze emesse dalla Corte di Napoli n.n. 394/2024, 77/2024, 93/224 e da ultima la n.
158/2025), la cui motivazione si richiama ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c.
Come detto, i ricorrenti fondano le pretese azionate sulla previsione contrattuale dell'art. 9 del CCNL del 20.9.2001, così come sostituita dagli artt. 29, co. 6, e 31 co.7-8, del C.C.N.L
2016-2018, in ordine al compenso per l'attività svolta nelle giornate festive infrasettimanali.
Questo giudicante ritiene di condividere la prospettazione dei ricorrenti.
Va, in primo luogo, rigettata l'eccezione di decadenza.
Anche a voler interpretare la formula contrattuale come espressione di una fattispecie decadenziale (“l'attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente da effettuarsi entro trenta giorni, a equivalente risposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il giorno festivo”) è del tutto evidente che essa si riferisce solo all'esercizio per l'opzione del riposo compensativo rispetto alla corresponsione retributiva.
Depone in tal senso la lettera della previsione pattizia, che pur poteva essere formulata meglio, ove i “trenta gironi” abbracciano solo la possibilità del recupero mediante riposo compensativo, mentre la successiva disgiunzione “o” introduce un'ulteriore autonoma fattispecie.
Depone in tal senso, altresì, un'interpretazione logico-giuridica.
Infatti, il termine di trenta giorni è funzionale alla migliore definizione dell'assetto organizzativo dell'azienda, che non si deve vedere esposta sine die a rivendicazioni di giorni di riposo compensativo, evenienza che comprometterebbe la programmazione e, quindi, la regolare erogazione del servizio.
In secondo luogo, se una prestazione lavorativa, com'è ovvio, è assistita dal compenso retributivo non si vede come possa essere sottoposta a un termine di decadenza, trattandosi di un diritto irrinunciabile del lavoratore e, correlatamente, di un'obbligazione appunto retributiva di parte datoriale.
3 Ne discende che, semmai, sottoposta a decadenza è solamente la faculats solutionis del lavoratore di optare per il riposo compensativo in luogo della maggiorazione azionata.
Ciò detto, le doglianze nel merito dell'azienda sanitaria resistente sono parimenti infondate. Occorre premettere che la disciplina del trattamento economico spettante ai dipendenti, pubblici e privati, per il lavoro prestato nelle festività infrasettimanali è stata dettata dal legislatore con la legge n. 260/1949 (poi modificata dalla legge n. 90/1954), con la quale si è previsto che ai lavoratori che prestino servizio nei menzionati giorni festivi “è dovuta, oltre la normale retribuzione globale di fatto giornaliera, compreso ogni elemento accessorio, la retribuzione per le ore di lavoro effettivamente prestate, con la maggiorazione per il lavoro festivo” ( art. 5).
Il diritto dei dipendenti delle istituzioni sanitarie, pubbliche e private, a godere del riposo nelle feste infrasettimanali è stato ribadito dalla legge n. 520/1952 con la quale il legislatore, nell'apprezzare le peculiari esigenze connesse alla natura del servizio, ha, da un lato, imposto a detti lavoratori di rendere la prestazione anche nel giorno festivo ove ritenuto necessario dal datore (cfr. in motivazione Cass. n. 16592/2015), dall'altro ha riconosciuto in tal caso il “diritto ad un corrispondente riposo da godere, compatibilmente con le esigenze di servizio, entro trenta giorni dalla data della festa infrasettimanale non fruita», o, in alternativa, a ricevere il
«pagamento doppio della giornata festiva”.
In questo contesto si è inserita la contrattazione collettiva ed in particolare il CCNL
1.9.1995 che, agli artt. 18-19 e 20 del capo III (Struttura del rapporto), ha dettato la disciplina generale dell'articolazione dell'orario di lavoro, delle ferie, dei riposi e all'art. 44, inserito nella parte del contratto specificamente volta ad individuare il trattamento economico spettante ai dipendenti del comparto, ha riconosciuto, fra le indennità che compensano particolari condizioni di lavoro, una somma aggiuntiva in favore del personale operante su tre turni pari all'importo di lire 8.500 per ogni giorno di servizio prestato (art. 44 comma 3), importo maggiorato nelle ipotesi disciplinate dal comma 12, secondo cui: “per il servizio di turno prestato per il giorno festivo compete un'indennità di lire 30.000 lorde se le prestazioni fornite sono di durata superiore alla metà dell'orario di turno, ridotta a lire 15.000 lorde se le prestazioni sono di durata pari o inferiore alla metà dell'orario anzidetto, con un minimo di due ore”.
L'art. 34 del CCNL 7.4.1999, nel dettare la disciplina del lavoro straordinario, ha previsto, al comma 7, che la misura oraria del lavoro straordinario è determinata maggiorando la base di calcolo ottenuta dividendo per 156 gli elementi retributivi costituiti dallo stipendio tabellare del livello iniziale in godimento, dall'indennità integrativa speciale, nonché dal rateo di tredicesima mensilità, ed al successivo comma 8 ha precisato che la maggiorazione da effettuare sull'importo unitario così ottenuto è “pari al 15% per lavoro straordinario diurno, al 30% per lavoro straordinario prestato nei giorni festivi o in orario notturno (dalle ore 22 alle ore 6 del giorno successivo) ed al 50% per quello prestato in orario notturno festivo”.
Infine, con il CCNL 20.9.2001 (integrativo del CCNL 7.4.1999), le parti collettive hanno integrato la disciplina dei riposi e del lavoro straordinario, stabilendo, all'art. 9, che: «Ad
4 integrazione di quanto previsto dall'art. 20 del CCNL 1 settembre 1995 e 34 del CCNL 7 aprile
1999, l'attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente da effettuarsi entro trenta giorni, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo”.
A seguito di tale integrazione, quindi, la disciplina contrattuale dettata per il lavoro festivo infrasettimanale ha finito per ricalcare, quanto al diritto al riposo compensativo, quella già imposta dal legislatore in epoca antecedente alla contrattualizzazione del rapporto di impiego, ed ha riconosciuto, in alternativa, il compenso per il lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per la festività che, lo si ripete, è pari al 30% della retribuzione oraria determinata includendo nella base di calcolo lo stipendio tabellare, l'indennità integrativa speciale ed il rateo di tredicesima mensilità.
La contrattazione successiva non ha apportato significative modificazioni ed anche il recente contratto del 21 maggio 2018 per il triennio 2016/2018, oltre a mantenere la medesima collocazione sistematica delle disposizioni relative, da un lato, ai riposi ed allo straordinario e, dall'altro, alle specifiche indennità connesse a condizioni di lavoro, ha ribadito, all'art. 29 comma 6, il diritto al riposo compensativo o al trattamento retributivo previsto per il lavoro straordinario festivo, lasciando immutata la disciplina dell'indennità per il personale turnista, aggiornata negli importi (art. 86, comma 13, secondo cui: “Per il servizio di turno prestato per il giorno festivo compete un'indennità di € 17,82 lorde se le prestazioni fornite sono di durata superiore alla metà dell'orario di turno, ridotta a € 8,91 lorde se le prestazioni sono di durata pari o inferiore alla metà dell'orario anzidetto, con un minimo di 2 ore”);
Occorre ancora osservare che, quanto ai limiti massimi dell'orario settimanale, le parti collettive, già a partire dal CCNL 7.4.1999, hanno previsto all'art. 27 la possibilità di una riduzione dello stesso, da concordare in sede di contrattazione integrativa, da 36 a 35 ore per il personale adibito a regimi di orario articolato in più turni, evidentemente sul presupposto della maggiore gravosità della prestazione resa dal turnista.
Così ricostruito il quadro normativo e contrattuale di riferimento, la tesi sostenuta dall'azienda resistente (fatta propria anche dalla Corte di Appello di Napoli con sentenza n.
403/2021, pronunciata precedentemente alla ordinanza Cass. n. 1505/2021 citata), secondo cui l'indennità prevista dall'art. 44 non sarebbe cumulabile con le maggiorazioni riconosciute in via generale a tutti i dipendenti dall'art. 9 del CCNL 20.9.2001, a parere di questo giudicante non è rispettosa dei canoni di interpretazione ermeneutica di cui agli artt. 1362 e 1363 c.c.
Va aggiunto, poi, che la clausola contrattuale della quale i ricorrenti invocano l'applicazione è collocata fra le disposizioni dettate, in via generale e per tutti i dipendenti, per disciplinare l'orario di lavoro ed il regime dei riposi, mentre l'art. 44 si riferisce al solo trattamento economico e riguarda “particolari condizioni di lavoro” che per la loro maggiore gravosità (lavoro in turni, nelle terapie intensive, nei servizi di malattie infettive) sono state ritenute meritevoli di un compenso giornaliero, non orario, aggiuntivo, sicché sul piano logico non sussiste alcuna incompatibilità fra i due istituti.
5 La ratio della maggiorazione riconosciuta dall'art. 44 va individuata, come detto, nella evidente maggiore gravosità del lavoro prestato sempre su turni variabili, gravosità che aumenta allorquando la prestazione venga richiesta in ora notturna o in giorno festivo.
Al contrario, l'art. 9, che riconosce innanzitutto il diritto al riposo compensativo per il lavoro prestato nella festività, e sola in alternativa il trattamento economico stabilito per il lavoro straordinario, attiene al regime dell'orario che, quanto alla durata esigibile da parte del datore di lavoro, si riduce per tutti i dipendenti, turnisti e non turnisti, nelle settimane in cui ricadano festività.
La circostanza che i turnisti, poiché assegnati a servizi da rendere in modo continuativo, siano di norma obbligati a svolgere l'attività anche nelle giornate festive, non fa venire meno il diritto di quest'ultimi a prestare il lavoro negli stessi limiti orari fissati per gli altri lavoratori e, quindi, a godere del riposo compensativo o a percepire, in alternativa, il compenso per il lavoro straordinario festivo.
La disposizione contrattuale che viene in rilievo per il personale del comparto sanità, dunque, oltre a non contenere alcun accenno al carattere onnicomprensivo dell'indennità, la stabilisce in misura fissa ed a prescindere dai criteri fissati dall'art. 34 del CCNL 7.4.1999 per il calcolo del lavoro straordinario festivo, dato, questo, che costituisce un'ulteriore conferma della cumulabilità dei due trattamenti, finalizzati a compensare disagi di natura diversa.
A diverse conclusioni non si può giungere valorizzando l'orientamento espresso dall'ARAN il 24.9.2011, ribadito il 16.7.2019 in relazione alla disciplina dettata dal CCNL
21.5.2018, perché lo stesso non è il risultato di un accordo sull'interpretazione autentica della clausola tra la detta agenzia e le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo, al quale soltanto la legge attribuisce il valore di sostituire la clausola in questione sin dall'inizio della vigenza del contratto (art. 49 d.lgs. n. 165/2001), e, pertanto, al pari delle informazioni o osservazioni rese dalle associazioni sindacali ex art. 425 c.p.c., per il suo carattere unilaterale non è idoneo a chiarire la comune intenzione delle parti stipulanti il contratto collettivo (Cass.
n. 4878/2015).
Del resto, qualora le parti collettive avessero voluto escludere i turnisti dall'applicazione della disciplina generale del rapporto, avrebbero dovuto manifestare in modo chiaro detta volontà. Al contrario, l'interpretazione data al CCNL dalla resistente finisce per penalizzare gli operatori sanitari turnisti che, prestando servizio anche nei giorni festivi infrasettimanali, sono costretti a svolgere un orario di lavoro superiore rispetto a quello imposto in via generale agli altri dipendenti.
In conclusione, valorizzando un'interpretazione delle clausole contrattuali in rilievo coerente con il tenore letterale delle stesse, non può essere attribuito all'art. 44 del CCNL
1.9.1995 un carattere onnicomprensivo in quanto non può essere ricondotto alla volontà dalle parti collettive.
Non può, infine, trovare accoglimento l'eccezione formulata dalla resistente circa la mancata allegazione e prova che il lavoro festivo infrasettimanale fosse stato prestato al di fuori dei turni prestabiliti e che la prestazione lavorativa resa avesse superato il normale orario di
6 lavoro, ciò in quanto: “La circostanza che i turnisti, poiché assegnati a servizi da rendere in modo continuativo, siano di norma obbligati a svolgere l'attività anche nelle giornate festive, non fa venire meno il diritto a prestare il lavoro negli stessi limiti orari fissati per gli altri lavoratori e, quindi, a godere del riposo compensativo o a percepire, in alternativa, il compenso per il lavoro straordinario festivo…..[…] sicché non ha alcuna rilevanza la circostanza valorizzata dal Tribunale che mancasse la prova e prima ancora l'allegazione del superamento dell'orario normale di lavoro, che non rappresenta l'elemento costitutivo del diritto di fruire del compenso in esame. Il lavoratore ha prodotto cartellini marcatempo e buste paga, non contestati, dai quali risultano i giorni festivi infrasettimanali, in relazione ai quali ha chiesto il Con pagamento del compenso (senza che sia stata allegato e provato, da parte della il godimento di riposo compensativo)” (sentenza n. 158/2025 della Corte di Appello di Napoli).
Alla luce di quanto detto, l' va condannata al pagamento delle Controparte_2 differenze retributive maturate dai ricorrenti a titolo di maggiorazione per straordinario, ai sensi degli artt. 9 e 34, co. 7-8, del C.C.N.L. del personale del comparto Sanità del 20/09/2001, come sostituiti dagli artt. 29 comma 6 e 31 commi 7-8 del C.C.N.L 2016-2018.
4. In ordine alla quantificazione dei crediti operata da come da Parte_3 documentazione in atti, vanno esclusi i crediti relativi al giorno 15.08.2019 e 15.08.2020, in quanto regolarmente corrisposti dall' (cfr. nota del Dirigente relativi Controparte_1 Pt_4 cedolini allegati alla memoria di costituzione).
Per il resto, vanno condivisi i conteggi prodotti nei rispettivi ricorsi, ciò in quanto risultano congruamente calcolati per i periodi indicati. Ragion per cui, sono pienamente utilizzabili ai fini dell'individuazione del quantum debeatur anche considerando le generiche contestazioni mosse dalla convenuta.
Alla stregua di quanto detto, in parziale accoglimento dei ricorsi, l' Controparte_2 va condannata al pagamento:
• in favore di della somma di € 2.123,12, relativamente al periodo Parte_3 dal 25.04.2019 al 01.01.2022;
• in favore di della somma di € 1.965,36, relativamente al periodo Parte_2 dal 13.04.2020 al 08.12.2022.
Il tutto oltre interessi legali dalla maturazione delle singole voci del credito al soddisfo.
4. Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo ai sensi del D.M. n. 55/2014, aggiornato con D.M. n. 147/2022; liquidazione effettuata in misura minima tenuto conto della serialità della controversia e dell'attività difensiva effettivamente svolta, con attribuzione in favore dell'avv. Paolo Galluccio.
P.Q.M.
Il dott. Giuseppe Gambardella, quale Giudice del lavoro, definitivamente pronunciando ogni contraria istanza, eccezione e difesa disattesa, così provvede:
• in parziale accoglimento dei ricorsi riuniti, condanna la , in Controparte_2
7 persona del legale rapp.te p.t., al pagamento in favore della somma di € Parte_3
2.123,12 e di della somma di € 1.965,36, oltre interessi legali dalla data di Parte_2 maturazione delle singole scadenze al saldo;
• condanna la , in persona del legale rapp.te p.t., in persona del Controparte_2 legale rapp.te p.t., al pagamento delle spese di lite, che liquida in € 1.800,00 oltre IVA, CPA e rimborso forfettario come per legge, nonché i C.U. versati, con attribuzione.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti.
Così deciso in Napoli, il 10.9.2025
Il Giudice
dott. Giuseppe Gambardella
8
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI NAPOLI
SEZIONE LAVORO
Il Giudice del lavoro, dott. Giuseppe Gambardella, lette le note sostitutive dell'udienza del
09.09.2025, disposte ai sensi dell'art. 127-ter c.p.c., ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A nella controversia di lavoro iscritta al R. G. n. 7851/2024 cui è stato riunito il giudizio recante R.g.n. 7852/2024, aventi ad oggetto: lavoro straordinario festivo.
TRA
DI (C.F: ) E Parte_1 C.F._1 Parte_2
(C.F.: ), elettivamente domiciliati in Aversa (CE) alla Via Giotto n. 87, C.F._2 presso lo studio dell'avv. Paolo Galluccio, che li rappresenta e difende;
RICORRENTI
CONTRO
(P.IVA: , in Controparte_1 P.IVA_1 persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Gelsomina D'Antonio, ed elettivamente domiciliata in alla Via Comunale Del Principe 13/A; CP_1
RESISTENTE
CONCLUSIONI
PER I RICORRENTI: previo accertamento del diritto alla percezione delle maggiorazioni previste per il lavoro straordinario festivo svolto nei periodi indicati nei rispettivi ricorsi, condannare l' al pagamento della somma di € 2.421,60 in favore di Controparte_2 [...]
e di € 1.965,36 in favore di , come da conteggi in atti, oltre Parte_3 Parte_2 interessi legali;
con vittoria delle spese di lite con attribuzione. PER LA RESISTENTE: in via preliminare, dichiarare la nullità del ricorso e la decadenza del diritto azionato con la domanda;
nel merito, rigettare i ricorsi con vittoria di spese.
1 FATTO E DIRITTO
1. Con distinti ricorsi depositati in data 28.03.2024, i ricorrenti deducevano di essere dipendenti della , rientranti tra il personale turnista, con le qualifiche e Controparte_2 mansioni indicate nei rispettivi atti introduttivi, come da buste paga prodotte.
Lamentavano che, pur avendo prestato servizio nei giorni festivi infrasettimanali analiticamente indicati nei ricorsi, non avevano percepito la maggiorazione economica prevista dall'art. 9 del CCNL 20 settembre 2001 (successivamente art. 29, co. 6, CCNL 2016-2018), né avevano goduto dei giorni di riposo compensativo (cfr. buste paga e marcatempo allegati).
Tanto premesso, convenivano in giudizio innanzi al Tribunale di Napoli, in funzione di
Giudice del Lavoro, l' chiedendo, previo accertamento del loro diritto alla Controparte_2 percezione delle maggiorazioni previste per il lavoro straordinario festivo svolto nei giorni indicati nei rispettivi ricorsi ed evidenziati nella documentazione prodotta in atti, la condanna della convenuta al pagamento di € 2.421,60 in favore di e di € 1.965,36 in Parte_3 favore di , a titolo di maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo, Parte_2 oltre interessi legali, come da conteggi in atti.
Il tutto con vittoria delle spese di lite, con attribuzione.
Regolarmente instaurato il contraddittorio, la si costituiva Controparte_2 tempestivamente nei giudizi, eccependo preliminarmente la nullità dei ricorsi e la intervenuta decadenza dell'azione, non avendo i ricorrenti azionato il diritto entro 30 giorni dalla prestazione lavorativa svolta.
Aggiungeva che i ricorrenti avevano goduto dei riposi compensativi oggetto dei ricorsi, atteso che l'articolazione dell'orario di lavoro prevedeva lo svolgimento dell'attività lavorativa per cinque giorni alla settimana con due giorni di riposo (smonto e riposo).
Eccepiva la nullità del ricorso , la decadenza e la fondatezza della pretesa non risultando la prova dell'effettiva attività lavorativa prestata in giornate festive infrasettimanali dei ricorrenti al di fuori dei turni di lavoro prestabiliti e/o in eccedenza rispetto al normale orario di lavoro.
Contestava, in subordine, i conteggi prodotti da richiedendo una Parte_3 riformulazione del quantum sostenendo che - con riferimento ai giorni indicati in memoria - le ore di lavoro straordinario risultano già retribuite.
Acquisita la documentazione prodotta, riuniti i giudizi, l'udienza del 09.09.2025 veniva sostituita dal deposito di note di trattazione scritta ex art. 127-ter c.p.c.; lette le stesse, le cause riunite venivano, quindi, decise come da sentenza depositata nei termini di legge.
2. Va, preliminarmente, disattesa l'eccezione di nullità dei ricorsi per genericità sollevata dalla convenuta.
Ai sensi dell'art. 414 c.p.c. n. 4, nel ricorso introduttivo del giudizio devono essere indicati gli elementi di fatto e di diritto posti a base della domanda, la cui mancata specificazione comporta la nullità del ricorso, da ritenersi sanabile ex art. 164 c.p.c., comma 5°, c.p.c.
Corollario di tali principi è che la mancata fissazione di un termine perentorio da parte del
2 giudice per la rinnovazione del ricorso o per l'integrazione della domanda comprova l'avvenuta sanatoria della nullità, dovendosi ritenere raggiunto lo scopo ex art. 156, comma 2°, c.p.c.
Applicando tale principio, nella fattispecie va esclusa la nullità dei ricorsi, in quanto contengono tutti gli elementi necessari per superare il vaglio di ammissibilità, essendo stata posta la convenuta in condizione di formulare immediatamente ed esaurientemente le proprie difese.
In particolare, dalla lettura degli stessi emergono il periodo e le modalità orarie di svolgimento dell'attività lavorativa, le mansioni svolte, la somma complessiva pretesa dal ricorrente ed i titoli posti a fondamento della domanda.
3. I ricorsi riuniti vanno accolti nei limiti segnati dalla presente motivazione.
Considerata la forte oscillazione giurisprudenziale registratesi sulla questione, ritiene il giudicante di conformarsi all'orientamento espresso dalla Corte di cassazione con ordinanza n.
1505/2021 (condiviso nelle sentenze emesse da questa sezione del Tribunale, nonché nelle recenti sentenze emesse dalla Corte di Napoli n.n. 394/2024, 77/2024, 93/224 e da ultima la n.
158/2025), la cui motivazione si richiama ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c.
Come detto, i ricorrenti fondano le pretese azionate sulla previsione contrattuale dell'art. 9 del CCNL del 20.9.2001, così come sostituita dagli artt. 29, co. 6, e 31 co.7-8, del C.C.N.L
2016-2018, in ordine al compenso per l'attività svolta nelle giornate festive infrasettimanali.
Questo giudicante ritiene di condividere la prospettazione dei ricorrenti.
Va, in primo luogo, rigettata l'eccezione di decadenza.
Anche a voler interpretare la formula contrattuale come espressione di una fattispecie decadenziale (“l'attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente da effettuarsi entro trenta giorni, a equivalente risposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il giorno festivo”) è del tutto evidente che essa si riferisce solo all'esercizio per l'opzione del riposo compensativo rispetto alla corresponsione retributiva.
Depone in tal senso la lettera della previsione pattizia, che pur poteva essere formulata meglio, ove i “trenta gironi” abbracciano solo la possibilità del recupero mediante riposo compensativo, mentre la successiva disgiunzione “o” introduce un'ulteriore autonoma fattispecie.
Depone in tal senso, altresì, un'interpretazione logico-giuridica.
Infatti, il termine di trenta giorni è funzionale alla migliore definizione dell'assetto organizzativo dell'azienda, che non si deve vedere esposta sine die a rivendicazioni di giorni di riposo compensativo, evenienza che comprometterebbe la programmazione e, quindi, la regolare erogazione del servizio.
In secondo luogo, se una prestazione lavorativa, com'è ovvio, è assistita dal compenso retributivo non si vede come possa essere sottoposta a un termine di decadenza, trattandosi di un diritto irrinunciabile del lavoratore e, correlatamente, di un'obbligazione appunto retributiva di parte datoriale.
3 Ne discende che, semmai, sottoposta a decadenza è solamente la faculats solutionis del lavoratore di optare per il riposo compensativo in luogo della maggiorazione azionata.
Ciò detto, le doglianze nel merito dell'azienda sanitaria resistente sono parimenti infondate. Occorre premettere che la disciplina del trattamento economico spettante ai dipendenti, pubblici e privati, per il lavoro prestato nelle festività infrasettimanali è stata dettata dal legislatore con la legge n. 260/1949 (poi modificata dalla legge n. 90/1954), con la quale si è previsto che ai lavoratori che prestino servizio nei menzionati giorni festivi “è dovuta, oltre la normale retribuzione globale di fatto giornaliera, compreso ogni elemento accessorio, la retribuzione per le ore di lavoro effettivamente prestate, con la maggiorazione per il lavoro festivo” ( art. 5).
Il diritto dei dipendenti delle istituzioni sanitarie, pubbliche e private, a godere del riposo nelle feste infrasettimanali è stato ribadito dalla legge n. 520/1952 con la quale il legislatore, nell'apprezzare le peculiari esigenze connesse alla natura del servizio, ha, da un lato, imposto a detti lavoratori di rendere la prestazione anche nel giorno festivo ove ritenuto necessario dal datore (cfr. in motivazione Cass. n. 16592/2015), dall'altro ha riconosciuto in tal caso il “diritto ad un corrispondente riposo da godere, compatibilmente con le esigenze di servizio, entro trenta giorni dalla data della festa infrasettimanale non fruita», o, in alternativa, a ricevere il
«pagamento doppio della giornata festiva”.
In questo contesto si è inserita la contrattazione collettiva ed in particolare il CCNL
1.9.1995 che, agli artt. 18-19 e 20 del capo III (Struttura del rapporto), ha dettato la disciplina generale dell'articolazione dell'orario di lavoro, delle ferie, dei riposi e all'art. 44, inserito nella parte del contratto specificamente volta ad individuare il trattamento economico spettante ai dipendenti del comparto, ha riconosciuto, fra le indennità che compensano particolari condizioni di lavoro, una somma aggiuntiva in favore del personale operante su tre turni pari all'importo di lire 8.500 per ogni giorno di servizio prestato (art. 44 comma 3), importo maggiorato nelle ipotesi disciplinate dal comma 12, secondo cui: “per il servizio di turno prestato per il giorno festivo compete un'indennità di lire 30.000 lorde se le prestazioni fornite sono di durata superiore alla metà dell'orario di turno, ridotta a lire 15.000 lorde se le prestazioni sono di durata pari o inferiore alla metà dell'orario anzidetto, con un minimo di due ore”.
L'art. 34 del CCNL 7.4.1999, nel dettare la disciplina del lavoro straordinario, ha previsto, al comma 7, che la misura oraria del lavoro straordinario è determinata maggiorando la base di calcolo ottenuta dividendo per 156 gli elementi retributivi costituiti dallo stipendio tabellare del livello iniziale in godimento, dall'indennità integrativa speciale, nonché dal rateo di tredicesima mensilità, ed al successivo comma 8 ha precisato che la maggiorazione da effettuare sull'importo unitario così ottenuto è “pari al 15% per lavoro straordinario diurno, al 30% per lavoro straordinario prestato nei giorni festivi o in orario notturno (dalle ore 22 alle ore 6 del giorno successivo) ed al 50% per quello prestato in orario notturno festivo”.
Infine, con il CCNL 20.9.2001 (integrativo del CCNL 7.4.1999), le parti collettive hanno integrato la disciplina dei riposi e del lavoro straordinario, stabilendo, all'art. 9, che: «Ad
4 integrazione di quanto previsto dall'art. 20 del CCNL 1 settembre 1995 e 34 del CCNL 7 aprile
1999, l'attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente da effettuarsi entro trenta giorni, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo”.
A seguito di tale integrazione, quindi, la disciplina contrattuale dettata per il lavoro festivo infrasettimanale ha finito per ricalcare, quanto al diritto al riposo compensativo, quella già imposta dal legislatore in epoca antecedente alla contrattualizzazione del rapporto di impiego, ed ha riconosciuto, in alternativa, il compenso per il lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per la festività che, lo si ripete, è pari al 30% della retribuzione oraria determinata includendo nella base di calcolo lo stipendio tabellare, l'indennità integrativa speciale ed il rateo di tredicesima mensilità.
La contrattazione successiva non ha apportato significative modificazioni ed anche il recente contratto del 21 maggio 2018 per il triennio 2016/2018, oltre a mantenere la medesima collocazione sistematica delle disposizioni relative, da un lato, ai riposi ed allo straordinario e, dall'altro, alle specifiche indennità connesse a condizioni di lavoro, ha ribadito, all'art. 29 comma 6, il diritto al riposo compensativo o al trattamento retributivo previsto per il lavoro straordinario festivo, lasciando immutata la disciplina dell'indennità per il personale turnista, aggiornata negli importi (art. 86, comma 13, secondo cui: “Per il servizio di turno prestato per il giorno festivo compete un'indennità di € 17,82 lorde se le prestazioni fornite sono di durata superiore alla metà dell'orario di turno, ridotta a € 8,91 lorde se le prestazioni sono di durata pari o inferiore alla metà dell'orario anzidetto, con un minimo di 2 ore”);
Occorre ancora osservare che, quanto ai limiti massimi dell'orario settimanale, le parti collettive, già a partire dal CCNL 7.4.1999, hanno previsto all'art. 27 la possibilità di una riduzione dello stesso, da concordare in sede di contrattazione integrativa, da 36 a 35 ore per il personale adibito a regimi di orario articolato in più turni, evidentemente sul presupposto della maggiore gravosità della prestazione resa dal turnista.
Così ricostruito il quadro normativo e contrattuale di riferimento, la tesi sostenuta dall'azienda resistente (fatta propria anche dalla Corte di Appello di Napoli con sentenza n.
403/2021, pronunciata precedentemente alla ordinanza Cass. n. 1505/2021 citata), secondo cui l'indennità prevista dall'art. 44 non sarebbe cumulabile con le maggiorazioni riconosciute in via generale a tutti i dipendenti dall'art. 9 del CCNL 20.9.2001, a parere di questo giudicante non è rispettosa dei canoni di interpretazione ermeneutica di cui agli artt. 1362 e 1363 c.c.
Va aggiunto, poi, che la clausola contrattuale della quale i ricorrenti invocano l'applicazione è collocata fra le disposizioni dettate, in via generale e per tutti i dipendenti, per disciplinare l'orario di lavoro ed il regime dei riposi, mentre l'art. 44 si riferisce al solo trattamento economico e riguarda “particolari condizioni di lavoro” che per la loro maggiore gravosità (lavoro in turni, nelle terapie intensive, nei servizi di malattie infettive) sono state ritenute meritevoli di un compenso giornaliero, non orario, aggiuntivo, sicché sul piano logico non sussiste alcuna incompatibilità fra i due istituti.
5 La ratio della maggiorazione riconosciuta dall'art. 44 va individuata, come detto, nella evidente maggiore gravosità del lavoro prestato sempre su turni variabili, gravosità che aumenta allorquando la prestazione venga richiesta in ora notturna o in giorno festivo.
Al contrario, l'art. 9, che riconosce innanzitutto il diritto al riposo compensativo per il lavoro prestato nella festività, e sola in alternativa il trattamento economico stabilito per il lavoro straordinario, attiene al regime dell'orario che, quanto alla durata esigibile da parte del datore di lavoro, si riduce per tutti i dipendenti, turnisti e non turnisti, nelle settimane in cui ricadano festività.
La circostanza che i turnisti, poiché assegnati a servizi da rendere in modo continuativo, siano di norma obbligati a svolgere l'attività anche nelle giornate festive, non fa venire meno il diritto di quest'ultimi a prestare il lavoro negli stessi limiti orari fissati per gli altri lavoratori e, quindi, a godere del riposo compensativo o a percepire, in alternativa, il compenso per il lavoro straordinario festivo.
La disposizione contrattuale che viene in rilievo per il personale del comparto sanità, dunque, oltre a non contenere alcun accenno al carattere onnicomprensivo dell'indennità, la stabilisce in misura fissa ed a prescindere dai criteri fissati dall'art. 34 del CCNL 7.4.1999 per il calcolo del lavoro straordinario festivo, dato, questo, che costituisce un'ulteriore conferma della cumulabilità dei due trattamenti, finalizzati a compensare disagi di natura diversa.
A diverse conclusioni non si può giungere valorizzando l'orientamento espresso dall'ARAN il 24.9.2011, ribadito il 16.7.2019 in relazione alla disciplina dettata dal CCNL
21.5.2018, perché lo stesso non è il risultato di un accordo sull'interpretazione autentica della clausola tra la detta agenzia e le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo, al quale soltanto la legge attribuisce il valore di sostituire la clausola in questione sin dall'inizio della vigenza del contratto (art. 49 d.lgs. n. 165/2001), e, pertanto, al pari delle informazioni o osservazioni rese dalle associazioni sindacali ex art. 425 c.p.c., per il suo carattere unilaterale non è idoneo a chiarire la comune intenzione delle parti stipulanti il contratto collettivo (Cass.
n. 4878/2015).
Del resto, qualora le parti collettive avessero voluto escludere i turnisti dall'applicazione della disciplina generale del rapporto, avrebbero dovuto manifestare in modo chiaro detta volontà. Al contrario, l'interpretazione data al CCNL dalla resistente finisce per penalizzare gli operatori sanitari turnisti che, prestando servizio anche nei giorni festivi infrasettimanali, sono costretti a svolgere un orario di lavoro superiore rispetto a quello imposto in via generale agli altri dipendenti.
In conclusione, valorizzando un'interpretazione delle clausole contrattuali in rilievo coerente con il tenore letterale delle stesse, non può essere attribuito all'art. 44 del CCNL
1.9.1995 un carattere onnicomprensivo in quanto non può essere ricondotto alla volontà dalle parti collettive.
Non può, infine, trovare accoglimento l'eccezione formulata dalla resistente circa la mancata allegazione e prova che il lavoro festivo infrasettimanale fosse stato prestato al di fuori dei turni prestabiliti e che la prestazione lavorativa resa avesse superato il normale orario di
6 lavoro, ciò in quanto: “La circostanza che i turnisti, poiché assegnati a servizi da rendere in modo continuativo, siano di norma obbligati a svolgere l'attività anche nelle giornate festive, non fa venire meno il diritto a prestare il lavoro negli stessi limiti orari fissati per gli altri lavoratori e, quindi, a godere del riposo compensativo o a percepire, in alternativa, il compenso per il lavoro straordinario festivo…..[…] sicché non ha alcuna rilevanza la circostanza valorizzata dal Tribunale che mancasse la prova e prima ancora l'allegazione del superamento dell'orario normale di lavoro, che non rappresenta l'elemento costitutivo del diritto di fruire del compenso in esame. Il lavoratore ha prodotto cartellini marcatempo e buste paga, non contestati, dai quali risultano i giorni festivi infrasettimanali, in relazione ai quali ha chiesto il Con pagamento del compenso (senza che sia stata allegato e provato, da parte della il godimento di riposo compensativo)” (sentenza n. 158/2025 della Corte di Appello di Napoli).
Alla luce di quanto detto, l' va condannata al pagamento delle Controparte_2 differenze retributive maturate dai ricorrenti a titolo di maggiorazione per straordinario, ai sensi degli artt. 9 e 34, co. 7-8, del C.C.N.L. del personale del comparto Sanità del 20/09/2001, come sostituiti dagli artt. 29 comma 6 e 31 commi 7-8 del C.C.N.L 2016-2018.
4. In ordine alla quantificazione dei crediti operata da come da Parte_3 documentazione in atti, vanno esclusi i crediti relativi al giorno 15.08.2019 e 15.08.2020, in quanto regolarmente corrisposti dall' (cfr. nota del Dirigente relativi Controparte_1 Pt_4 cedolini allegati alla memoria di costituzione).
Per il resto, vanno condivisi i conteggi prodotti nei rispettivi ricorsi, ciò in quanto risultano congruamente calcolati per i periodi indicati. Ragion per cui, sono pienamente utilizzabili ai fini dell'individuazione del quantum debeatur anche considerando le generiche contestazioni mosse dalla convenuta.
Alla stregua di quanto detto, in parziale accoglimento dei ricorsi, l' Controparte_2 va condannata al pagamento:
• in favore di della somma di € 2.123,12, relativamente al periodo Parte_3 dal 25.04.2019 al 01.01.2022;
• in favore di della somma di € 1.965,36, relativamente al periodo Parte_2 dal 13.04.2020 al 08.12.2022.
Il tutto oltre interessi legali dalla maturazione delle singole voci del credito al soddisfo.
4. Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo ai sensi del D.M. n. 55/2014, aggiornato con D.M. n. 147/2022; liquidazione effettuata in misura minima tenuto conto della serialità della controversia e dell'attività difensiva effettivamente svolta, con attribuzione in favore dell'avv. Paolo Galluccio.
P.Q.M.
Il dott. Giuseppe Gambardella, quale Giudice del lavoro, definitivamente pronunciando ogni contraria istanza, eccezione e difesa disattesa, così provvede:
• in parziale accoglimento dei ricorsi riuniti, condanna la , in Controparte_2
7 persona del legale rapp.te p.t., al pagamento in favore della somma di € Parte_3
2.123,12 e di della somma di € 1.965,36, oltre interessi legali dalla data di Parte_2 maturazione delle singole scadenze al saldo;
• condanna la , in persona del legale rapp.te p.t., in persona del Controparte_2 legale rapp.te p.t., al pagamento delle spese di lite, che liquida in € 1.800,00 oltre IVA, CPA e rimborso forfettario come per legge, nonché i C.U. versati, con attribuzione.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti.
Così deciso in Napoli, il 10.9.2025
Il Giudice
dott. Giuseppe Gambardella
8