Sentenza 9 ottobre 2014
Massime • 1
In tema di sostanze stupefacenti, il solo dato ponderale dello stupefacente rinvenuto - e l'eventuale superamento dei limiti tabellari indicati dall'art. 73-bis, comma primo, lett. a), del d.P.R. n. 309 del 1990 - non determina alcuna presunzione di destinazione della droga ad un uso non personale, dovendo il giudice valutare globalmente, anche sulla base degli ulteriori parametri normativi, se, assieme al dato quantitativo (che acquista maggiore rilevanza indiziaria al crescere del numero delle dosi ricavabili), le modalità di presentazione e le altre circostanze dell'azione siano tali da escludere una finalità meramente personale della detenzione.
Commentari • 20
- 1. Uso personale vs. spaccio di stupefacenti in Cass., sez. pen. III, 20 maggio 2025, n. 21859Andrea Baiguera Altieri · https://www.filodiritto.com/ · 13 settembre 2025
Questione di fatto L'imputato era stato fermato, in piena notte, durante un pattugliamento per il contrasto allo spaccio di stupefacenti. Il reo consegnava spontaneamente agli UU.PP.GG. sette bustine di cellophane ermetico, contenenti 0,88 grammi lordi, con una purezza del 70,41 %, utile per il confezionamento di 2,96 dosi medie. La Corte d'Appello confermava la condanna di primo grado, in tanto in quanto la “destinazione allo spaccio” era indubitabile a motivo del numero delle dosi, del luogo e dell'ora del rinvenimento e di ben tre precedenti penali del soggetto per il delitto p. e p. ex Art. 73 TU 309/90. Dunque, era stata esclusa la precettività dell'uso personale di cui all'Art. 75 …
Leggi di più… - 2. Coltivazione di marijuana e uso personale dopo le Sezioni Unite di Lorenzo Miazzi (parte seconda)Lorenzo Miazzi · https://www.giustiziainsieme.it/it/home
Coltivazione di marijuana e uso personale dopo le Sezioni Unite di Lorenzo Miazzi PARTE SECONDA Le caratteristiche della coltivazione non punibile. Sommario: 7. “Minime dimensioni svolte in forma domestica” - 8. La destinazione in via esclusiva all'uso personale e i suoi indici sintomatici - 9. Le tecniche di coltivazione: cosa vuol dire “rudimentali” - 10. Lo “scarso” numero di piante: sì, ma quante? - 11. Una previsione difficile: il quantitativo ricavabile - 11 a. Il quantitativo “modestissimo” - 11 b. Il prodotto “ricavabile” - 12. La mancanza di indici di inserimento nell'ambito del mercato -13. Il concetto di uso personale e gli indici sintomatici - 14. Uso personale anche se la …
Leggi di più… - 3. Coltivazione di marijuana e uso personale dopo le Sezioni Unite di Lorenzo Miazzi (parte seconda)Lorenzo Miazzi · https://www.giustiziainsieme.it/it/home
Coltivazione di marijuana e uso personale dopo le Sezioni Unite di Lorenzo Miazzi PARTE SECONDA Le caratteristiche della coltivazione non punibile. Sommario: 7. “Minime dimensioni svolte in forma domestica” - 8. La destinazione in via esclusiva all'uso personale e i suoi indici sintomatici - 9. Le tecniche di coltivazione: cosa vuol dire “rudimentali” - 10. Lo “scarso” numero di piante: sì, ma quante? - 11. Una previsione difficile: il quantitativo ricavabile - 11 a. Il quantitativo “modestissimo” - 11 b. Il prodotto “ricavabile” - 12. La mancanza di indici di inserimento nell'ambito del mercato -13. Il concetto di uso personale e gli indici sintomatici - 14. Uso personale anche se la …
Leggi di più… - 4. Articoli su stupefacentihttps://canestrinilex.com/risorse/category/articoli · 19 febbraio 2025
Decisioni Droga parlata senza riscontri (Cass. 11655/15) In tema di spaccio, a fronte di una vasta mole di intercettazioni ("droga parlata") senza riscontro (sequestri, identificazione di acquirenti finali, riscontro in concreto delle somme trasferite, . . Decisioni Coltivazione di marijuana è sempre reato (Cass. 3177/15) Qualsiasi tipo di coltivazione di marijuana è punibile, dato che contribuisce ad accrescere in qualunque entità, pur se mirata a soddisfare esigenze di natura personale, la quantità di sostanza stupefacente… Decisioni Presenza in macchina e prova del concorso nel reato (Cass., 1859/15) Non è punibile chi, seppure a conoscenza di sostanza stupefacente da parte di altri, …
Leggi di più… - 5. Coltivazione di marijuana e uso personale dopo le Sezioni Unite di Lorenzo Miazzi (parte seconda)Lorenzo Miazzi · https://www.giustiziainsieme.it/it/home
Coltivazione di marijuana e uso personale dopo le Sezioni Unite di Lorenzo Miazzi PARTE SECONDA Le caratteristiche della coltivazione non punibile. Sommario: 7. “Minime dimensioni svolte in forma domestica” - 8. La destinazione in via esclusiva all'uso personale e i suoi indici sintomatici - 9. Le tecniche di coltivazione: cosa vuol dire “rudimentali” - 10. Lo “scarso” numero di piante: sì, ma quante? - 11. Una previsione difficile: il quantitativo ricavabile - 11 a. Il quantitativo “modestissimo” - 11 b. Il prodotto “ricavabile” - 12. La mancanza di indici di inserimento nell'ambito del mercato -13. Il concetto di uso personale e gli indici sintomatici - 14. Uso personale anche se la …
Leggi di più…
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. III, sentenza 09/10/2014, n. 46610 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 46610 |
| Data del deposito : | 9 ottobre 2014 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza pubblica
Dott. SQUASSONI Claudia - Presidente - del 09/10/2014
Dott. DI NICOLA Vito - Consigliere - SENTENZA
Dott. ANDREAZZA Gastone - Consigliere - N. 2766
Dott. GENTILI Andrea - Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. PEZZELLA Vincenzo - rel. Consigliere - N. 42657/2013
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D'APPELLO DI FIRENZE;
nei confronti di:
SALAMAN KARIM N. IL 10/10/1980;
avverso la sentenza n. 2012/2010 CORTE APPELLO di FIRENZE, del 04/06/2012;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 09/10/2014 la relazione fatta dal Consigliere Dott. VINCENZO PEZZELLA;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. POLICASTRO Aldo, che ha concluso per il rigetto del ricorso del P.G.;
udito il difensore di ufficio avv. ALVIANO GRAVIANO GOFFREDO che ha chiesto rigettarsi il ricorso del P.G..
RITENUTO IN FATTO
1. La Corte di Appello di Firenze, pronunciando nei confronti di SALAMAN KARIM, con sentenza del 4.06.2012, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Firenze del 13.01.2009, assolveva l'imputato dall'imputazione di cui al capo a) perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, dichiarava non doversi procedere in ordine al reato contestato al capo b) limitatamente ai fatti commessi fino al 2003, perché estinti per prescrizione, escludeva l'aggravante di cui all'art. 61 c.p., n. 11 bis, rideterminava la pena, per il reato continuato sub b), con la diminuente del rito, in mesi 8 di reclusione, confermava nel resto.
2. Il GIP del Tribunale di Firenze aveva dichiarato l'imputato colpevole dei seguenti reati:
a) delitto di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, commi 1 e 4 perché, senza l'autorizzazione di cui all'art. 17 e fuori dalle ipotesi previste dall'art. 75, illecitamente deteneva, al fine di farne cessione a terzi, 50,67 grammi di sostanza stupefacente, del tipo hashish suddivisi in vari frammenti, con l'aggravante di aver commesso il fatto mentre si trovava illegalmente sul territorio dello Stato italiano, in Firenze il 28.02.2009;
b) reato di cui all'art. 31 cpv., art. 495 c.p. e art. 61 c.p., n. 11 bis per aver con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, dichiarato false generalità al personale di Polizia giudiziaria, in occasione di diversi controlli identificativi, con l'aggravante di aver commesso il fatto mentre si trovava illegalmente sul territorio dello stato italiano, in Firenze il 28.02.2009;
con recidiva reiterata e specifica ex art. 99 cod. pen. riportata con gli alias CH DE AR, AR SH, SA KA e KA UN.
L'imputato veniva condannato, con l'attenuante del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5 prevalente sull'aggravante contestata, non riconosciuta la recidiva, riuniti i reati per continuazione, tenuto conto della diminuente del rito, alla pena di 12 mesi di reclusione e 6.000 Euro di multa, nonché al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare, confisca e distruzione della sostanza stupefacente in sequestro.
2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso per Cassazione, il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di appello di Firenze, deducendo un unico motivo di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1:
Difetto di motivazione ed erronea applicazione della legge penale. IL PM ricorrente ritiene per nulla pacifico che dopo la riforma del 2006 in materia di stupefacenti si possa configurare la scriminante del cosiddetto consumo di gruppo. Anzi ritiene che, secondo l'attuale disposto del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1 bis, lett. a) il consumo in gruppo costituisca reato.
Rileva, inoltre, che il Giudice di appello non avrebbe fornito adeguata motivazione in ordine alla credibilità della versione dell'imputato del consumo di gruppo. Anzi apparirebbe plausibile il fatto che l'imputato si guadagni da vivere col commercio di stupefacenti.
Il riferimento della sentenza al lavoro nero non troverebbe riscontro nella presenza di elementi concreti.
Chiede, pertanto, l'annullamento in parte qua della sentenza impugnata, con ogni conseguenza di legge.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il motivo di ricorso del PG, sopra illustrato, appare infondato e pertanto il proposto gravame va dichiarato inammissibile.
2. La motivazione della sentenza contiene un'ampia ed esaustiva motivazione circa l'assenza di elementi atti a confutare la tesi che potesse trattarsi di una scorta di stupefacente per uso personale di più persone.
I giudici fiorentini segnalano l'assenza di strumenti atti alla pesatura, il confezionamento non in dosi pronte allo smercio, l'assenza di rilievi visivi di acquirenti, la circostanza che l'imputato risultasse essere tossicodipendente, per essere stato in più occasioni sottoposto a controlli di P.G. e segnalato ai sensi del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 75, e che anche la fidanzata risultasse far uso di cannabinoidi, tutti elementi che ben possono, di fronte ad un peso non di molto superiore al limite tabellare, giustificare in maniera logica che lo stupefacente potesse essere destinato all'uso personale di più di una persona che frequentasse la casa.
Con una motivazione logica e congrua - e pertanto immune dai denunciati visi di legittimità- i giudici del gravame del merito danno conto che anche le spiegazioni in ordine al danaro rinvenuto (500 Euro), che l'imputato ha dichiarato di avere guadagnato "al nero" lavorando come facchino ai mercati generali e di avere conservato per pagare l'affitto dell'appartamento dove abitava, appaiono verosimili, tenuto anche conto dello scarso valore di mercato dell'hashish rinvenuto.
3. Va evidenziato, peraltro che il richiamo al c.d. consumo di gruppo che è stato operato con i motivi di appello e richiamato nella sentenza impugnata appare fuorviante.
Non ci sono, invero, nel caso che ci occupa gli estremi del consumo di gruppo, Ue Sezioni Unite di questa Corte Suprema hanno precisato sussistere e non essere penalmente rilevante, ma integrare l'illecito amministrativo sanzionato dal D.P.R. n. 309 del 1990, art. 75, a condizione che: a) l'acquirente sia uno degli assuntori;
b) l'acquisto avvenga sin dall'inizio per conto degli altri componenti del gruppo;
c) sia certa sin dall'inizio l'identità dei mandanti e la loro manifesta volontà di procurarsi la sostanza per mezzo di uno dei compartecipi, contribuendo anche finanziariamente all'acquisto, (così Sez. Un. n. 25401 del 31.1.2013, Pc in proc. Galluccio, che in motivazione, hanno precisato che con il riferimento all'uso "esclusivamente personale", inserito dal D.L. n. 272 del 2005, art. 4 bis conv. in L. n. 49 del 2006, il legislatore non ha introdotto una nuova norma penale incriminatrice, con una conseguente restrizione dei comportamenti rientranti nell'uso personale dei componenti del gruppo, ma ha di fatto ribadito che la non punibilità riguarda solo i casi in cui la sostanza non è destinata a terzi, ma all'utilizzo personale degli appartenenti al gruppo che la codetengono). La Corte territoriale chiarisce, però, a pag. 3 della sentenza impugnata che perviene ad assolvere l'imputato non per la prova positiva del consumo di gruppo, ma in difetto di piena prova della destinazione della sostanza alla cessione a terzi.
Ebbene, i giudici del gravame del merito appaiono avere fatto buon governo del principio più volte affermato da questa Corte di legittimità secondo cui, in materia di stupefacenti, la valutazione in ordine alla destinazione della droga, ogni qualvolta la condotta non appaia indicativa della immediatezza del consumo, viene effettuata dal giudice di merito tenendo conto di tutte le circostanze oggettive e soggettive del fatto, secondo parametri di apprezzamento sindacabili in sede di legittimità soltanto sotto il profilo della mancanza o della manifesta illogicità della motivazione (così sez. 6, n. 44419 del 13.11.2008, Perrone, rv. 241604).
Nel caso che ci occupa la motivazione, come si diceva, è assolutamente logica.
La Corte rileva, in buona sostanza, che l'unico elemento a carico dell'imputato era il possesso di stupefacente in quantità superiore al dato ponderale tabellare che porta a presumerne l'uso personale. E sul punto va ricordato che costituisce ius receptum nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo il quale, in materia di stupefacenti, il possesso di un quantitativo di droga superiore al limite tabellare previsto dal D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1 bis, lett. a), da solo non costituisce prova decisiva dell'effettiva destinazione della sostanza allo spaccio. Il dato quantitativo può comunque legittimamente concorrere a fondare, tale conclusione, ma occorrono altri elementi indicativi della destinazione dello stupefacente a terzi (così, da ultimo, Sez. 6, n. 11025 del 06/03/2013, De Rosa e altro, Rv. 255726); ma l'onere di dimostrare la destinazione illecita della detenzione di sostanze stupefacenti incombe sul P.M. (così Sez. 4, n. 31103 del 16/04/2008, P.M. in proc. Perna, Rv. 242111).
Già in precedenza, peraltro, si era condivisibilmente affermato che il D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 1 bis, lett. a), non prevede una presunzione assoluta di detenzione a fini di spaccio della sostanza stupefacente che superi i limiti indicati dalla medesima norma, bensì impone soltanto al giudice un dovere di rigorosa motivazione quando ritenga che dagli altri parametri normativi (modalità di presentazione, peso lordo complessivo, confezionamento frazionato, altre circostanze dell'azione) si debba escludere una destinazione ad un uso non esclusivamente personale, pur in presenza del superamento dei suddetti limiti massimi (sez. 6, n. 39017 del 18.9.2008, P.G. in proc. Casadei, rv. 241405). Va dunque qui riaffermato il principio secondo cui in tema di sostanze stupefacenti, il solo dato ponderale dello stupefacente rinvenuto - e l'eventuale superamento dei limiti tabellari indicati dal D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73bis, comma 1, lett. a) - non determina alcuna presunzione, nemmeno relativa, di destinazione della droga ad un uso non personale, potendo essere considerato un mero indizio (cfr. sez. 6, n. 39977 del 19.9.2013, Tayb, rv. 256611; conf. sez. 6 n. 12146 del 12.2. 2009, PM in proc. Delugan rv. 242923, sez. 6 n. 6575 del 10.1.2013, Mansi, rv. 254575). Dal dato ponderale potrà, comunque, essere enucleato il numero di dosi ricavabili dallo stupefacente rinvenuto, anche se non già frazionato (e certamente maggiore sarà tale numero, meno credibile sarà che si sia di fronte ad una scorta per uso personale), e il giudice sarà comunque chiamato a valutare globalmente, sulla base degli ulteriori parametri indicati nella predetta disposizione normativa, se, in uno con il dato quantitativo, le modalità di presentazione e le altre circostanze dell'azione siano tali da escludere una finalità esclusivamente personale della detenzione.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso del Procuratore Generale.
Così deciso in Roma, il 9 ottobre 2014.
Depositato in Cancelleria il 12 novembre 2014