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Sentenza 19 aprile 2024
Sentenza 19 aprile 2024
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. I, sentenza 19/04/2024, n. 16492 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 16492 |
| Data del deposito : | 19 aprile 2024 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: FR QU nato a [...] il [...] avverso la sentenza del 16/05/2022 della CORTE ASSISE APPELLO di CATANZARO visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere LUIGI FABRIZIO AUGUSTO MANCUSO;
udito il Pubblico Ministero, in persona della Sostituta Procuratrice dott.ssa Francesca Costantini che conclude reiterando le conclusioni della precedente udienza, nella quale era stata richiesta la declaratoria di inammissibilità del ricorso;
uditi i difensori, Avvocato Guido Contestabile che conclude chiedendo l'accoglimento del ricorso e Avvocato Salvatore Staiano che conclude chiedendo l'annullamento della sentenza. Penale Sent. Sez. 1 Num. 16492 Anno 2024 Presidente: SIANI VINCENZO Relatore: MANCUSO LUIGI FABRIZIO AUGUSTO Data Udienza: 16/10/2023 RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza del 30 novembre 2012, la Corte di assise di Catanzaro, per quanto rileva in questa sede, dichiarava PA MA colpevole dei reati, aggravati anche da metodologia e finalità mafiose, descritti al capo "1", di tentato omicidio in danno di AR EN, e al capo "2", di detenzione e porto illegale delle armi utilizzate per commettere il primo reato;
ritenuta la continuazione, condannava PA MA alla pena di tredici anni di reclusione;
assolveva PA MA dai reati, aggravati anche da metodologia e finalità mafiose, descritti al capo "5", di omicidio di PA LD, e al capo ''6", di detenzione e porto della armi, alcune clandestine, utilizzate per commettere quest'ultimo omicidio. 2. Con sentenza del 5 dicembre 2014, la Corte di assise di appello di Catanzaro, in accoglimento dell'appello proposto dal Pubblico Ministero e in parziale riforma della menzionata sentenza di primo grado, condannava PA MA anche per i citati reati a lui ascritti ai capi "5" e "6" della rubrica;
ritenuta la continuazione, rideterminava la pena, per tutti i reati predetti, in quella dell'ergastolo con isolamento diurno per sei mesi;
confermava, nel resto, la sentenza di primo grado. 3. Con sentenza n. 12315-17, emessa il 12 aprile 2016, la Corte Suprema di cassazione annullava la citata sentenza di appello, con riguardo ai capi "5" e "6" dell'imputazione, con rinvio per nuovo giudizio in proposito e in ordine al trattamento sanzionatorio ad altra sezione della Corte di assise di appello di Catanzaro;
rigettava, nel resto, i ricorsi del Pubblico Ministero e di PA MA. 4. Con sentenza del 16 maggio 2022, la Corte di assise di appello di Catanzaro, in esito al giudizio di rinvio, e in parziale riforma della sentenza di primo grado, condannava PA MA anche per i citati reati a lui ascritti ai capi "5", omicidio di AS LD, e "6", di detenzione e porto delle armi utilizzate per commettere quest'ultimo omicidio;
rideterminava la pena, ritenuta la continuazione con i reati di cui ai capi "1" e "2", in quella dell'ergastolo con isolamento diurno per mesi sei. 5. La difesa di PA MA ha proposto ricorso per cassazione, con atto articolato in cinque motivi, e ha presentato anche motivi aggiunti. 2 5.1. Con il primo motivo di ricorso la difesa, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., lamenta violazioni di legge, con riguardo agli artt. 3, 24 e 111 Cost., e conseguente nullità della citata sentenza del 16 maggio 2022, per l'avvenuta partecipazione alla decisione relativa al giudizio di rinvio, in qualità di Presidente del Collegio della Corte di assise di appello, del dott. Fabrizio IN, il quale aveva presentato istanza di astensione che, secondo la prospettazione del ricorrente, era stata accolta. 5.2. Con il secondo motivo di ricorso la difesa, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., lamenta violazioni di legge, con riguardo agli artt. 627, comma 3, 546, comma 1, lett. e), e 192, commi 1 e 3, cod. proc. pen., per l'omissione del giudizio di attendibilità del collaboratore NZ RI. Ad avviso della difesa, il giudice del rinvio non si sarebbe uniformato al principio di diritto enunciato nella sentenza rescindente suddetta, emessa dalla Corte di cassazione il 12 aprile 2016, poiché avrebbe omesso di rinnovare il giudizio di credibilità del collaboratore NZ RI, sia sotto il profilo soggettivo che oggettivo. Il giudice del rinvio non avrebbe assolto all'onere di rendere idonea motivazione specificando gli elementi dotati di effettiva e scardinante efficacia persuasiva, capaci di giustificare, in ordine alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia RI, valutazioni opposte rispetto a quelle espresse dal giudice di primo grado. Secondo il cfictum della Corte di cassazione, il giudice del rinvio avrebbe dovuto raffrontare le dichiarazioni rinnovate di RI con quelle precedentemente rese nel giudizio di primo grado, valutarne l'attendibilità sotto il duplice profilo soggettivo e oggettivo e rendere conto dei risultati e dei criteri adottati per ritenere e giustificare il mutamento del giudizio rispetto a quello di primo grado in proposito. 5.3. Con il terzo motivo di ricorso la difesa lamenta, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen., vizi di motivazione del provvedimento impugnato, con riferimento alla parte relativa alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia RI. Il mancato rispetto del principio di diritto enunciato nel giudizio rescindente, ad avviso della difesa avrebbe determinato un grave vizio motivazionale nel provvedimento del giudice del rinvio. La difesa afferma che il bagaglio conoscitivo di RI con riferimento all'omicidio LD è alquanto limitato, al pari delle informazioni sull'omicidio EN, dal quale PA MA è stato assolto. Per la difesa, in sede di rinnovamento della testimonianza (udienza del 26 ottobre 2018), RI avrebbe affermato diverse circostanze del tutto incongruenti con le dichiarazioni rese nel primo giudizio. A fronte delle incongruenze emerse nelle dichiarazioni di RI, il giudice del rinvio non aveva motivato facendo riferimento ad elementi dotati di scardinante forza persuasiva, che potessero giustificare un opposto giudizio di attendibilità rispetto a quello reso 3 dal giudice di primo grado;
al contrario, il giudice del rinvio, secondo la difesa ricorrente, ha affermato apoditticamente che RI abbia specificato, ribadito e tenuto ferme le proprie dichiarazioni. 5.4. Con il quarto motivo di ricorso la difesa, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., lamenta travisamento della prova in merito alle valutazioni inerenti alle conversazioni intercettate in carcere tra PA MA e altri soggetti a lui vicini. In primo luogo, la difesa rileva il travisamento del contesto temporale delle intercettazioni, poiché queste sarebbero riferite a fatti avvenuti in epoca antecedente agli omicidi di MA MA e di PA LD. Ulteriore travisamento dovrebbe ravvisarsi relativamente alla pretesa del giudice di rinvio di interpretare il riferimento, di PA MA a una pena di trent'anni di carcere a suo carico, come riguardante la pena dell'ergastolo, che poteva essergli irrogata in esito al presente processo;
secondo la difesa, invece, la pena di trent'anni alla quale PA MA si riferiva in una certa conversazione era quella già cumulata dallo stesso per effetto di altre sentenze di condanna per fatti diversi. D'altra parte, la conversazione si svolse quando la sentenza di condanna a carico di PA MA per l'omicidio LD era stata annullata, quindi sarebbe stato del tutto incongruente un riferimento ad una pena inflitta con una sentenza annullata. 5.5. Con il quinto motivo di ricorso la difesa lamenta vizi di motivazione, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., con riguardo alle dichiarazioni rese dal collaboratore NZ RI e al riconoscimento dell'attendibilità di costui. Le dichiarazioni di RI, secondo la difesa, non troverebbero alcun riscontro, poiché gli elementi rilevati dal giudice del rinvio sarebbero deboli e inconciliabili con altri dati emersi nel processo, ma sottaciuti. In particolare, l'attendibilità oggettiva di RI poggia sulle dichiarazioni di EN, di IO e di SE. Il riscontro con le dichiarazioni di EN sarebbe del tutto generico;
il riscontro individuato nelle informazioni fornite da IO sarebbe insussistente, per la debolezza del valore che può assumere una confidenza fondata su meri sospetti, in quanto resa da un soggetto, anch'egli informatore de relato, appartenente al clan avverso;
il riscontro con la conversazione intercettata sarebbe del tutto illogico e contrastante con la parte della sentenza divenuta irrevocabile con l'emissione della citata sentenza della Corte di cassazione del 12 aprile 2016, atteso che le confidenze di EL SE conducevano all'assoluzione di costui, di LT e di CO e, quindi, non potrebbero porsi a fondamento delle dichiarazioni rese da RI. Né la mera circostanza della presunta compartecipazione di FR IC al tentato omicidio di AR EN potrebbe ritenersi elemento idoneo a giustificare la causale dell'omicidio, poiché tale elemento sarebbe stato ricavato mediante 4 l'utilizzo di una doppia presunzione, non ammissibile nel rispetto delle regole che informano la valutazione degli indizi di reato. 6. La difesa dell'imputato ha presentato atto di motivi aggiunti. 6.1. In primo luogo, ribadisce la nullità della sentenza impugnata, poiché emessa da un Collegio giudicante a cui ha partecipato un magistrato al quale era stato consentito di astenersi dal giudizio. 6.2. In secondo luogo, si censura il costrutto motivazionale della sentenza impugnata, in quanto dagli elementi emersi nel processo e rilevati dal giudice del rinvio non emergerebbe un efficace quadro probatorio. I dati emersi dalle conversazioni captate all'interno dell'istituto penitenziario ove era ristretto PA MA mancherebbero del necessario carattere di chiarezza e decifrabilità dei significati e, quindi, non potrebbero essere interpretati univocamente quali fonte di prova, bensì come meri indizi, che necessitano di altri elementi che possano definire chiaro e concordante l'esito di valutazione complessiva delle risultanze processuali;
al contrario, il giudice del rinvio avrebbe parcellizzato e congetturato il contenuto delle intercettazioni, arrivando ad affermare che dalle parole di MA emergeva una confessione stragiudiziale. Il riferimento di MA alla pena di trenta anni sarebbe stato interpretato come ammissione dell'omicidio LD, perché MA avrebbe voluto riferirsi alla pena dell'ergastolo che gli era stata irrogata in precedenza;
al contrario, tale riferimento non può che indicare la pena che MA già sta espiando;
infatti, quella a trent'anni sarebbe proprio la pena risultante dal cumulo materiale delle sentenze di condanna emesse nei confronti di MA. Il riferimento al breve tempo di deliberazione della condotta (un minuto ci ho messo) non può assurgere a prova dell'omicidio di LD, in quanto MA si riferiva all'assenza di lucidità nell'intraprendere decisioni da giovane, veicolate dall'ambiente in cui viveva, tali da incoraggiare il figlio TO (interlocutore nella conversazione) ad allontanarsi da quell'ambito; peraltro, le stesse dichiarazioni rese da RI farebbero emergere un punto di illogicità nelle argomentazioni del giudice del rinvio, poiché tale collaboratore aveva narrato dell'esasperazione di MA dopo la morte del padre e dell'intento di vendicarsi. Sarebbe stata, dunque, una decisione d'impeto (un minuto), quella riferita da MA, di certo opposta e inconciliabile con l'irremovibile determinazione di vendicare la morte del padre MA, così come affermato da RI. Piuttosto, il riferimento ai trent'anni potrebbe avvalorare la tesi che si parlasse delle condotte per cui PA MA era stato già condannato e, in particolare, del tentato omicidio di AR EN. Ulteriore punto di illogicità della motivazione della sentenza del giudice del rinvio sarebbe il riferimento alla conversazione intercettata tra LA PA e 5 TO MA. Il giudice del rinvio avrebbe valorizzato una ricostruzione frammentaria e univocamente diretta ad affermare che si parlasse dell'omicidio LD. In ultimo, la stessa frase di MA nel riferirsi all'impeto (un minuto) della condotta per cui avrebbe dovuto espiare una pena di trent'anni non può conciliarsi con i dati di esperienza, per cui il sodale non può agire liberamente all'interno di un'organizzazione mafiosa, ma deve condividere gli obiettivi con gli altri sodali e riceverne, peraltro, il consenso;
nel caso in esame, la necessaria programmazione dell'omicidio non avrebbe potuto valicare la rigida gerarchia dei clan, atteso che i fatti del presente processo si collocano all'interno di un sanguinoso conflitto tra cosche mafiose. 7. In questa sede, all'udienza del 27 settembre 2023 le parti concludevano. Il Procuratore generale della Repubblica chiedeva la declaratoria di inammissibilità del ricorso. I Difensori dell'imputato chiedevano l'accoglimento del ricorso. Questo Collegio disponeva l'acquisizione, ritenuta assolutamente necessaria, del dispositivo - o della ricostruzione - del provvedimento, citato nel decreto n. 6/2022 del Presidente della Corte di appello di Catanzaro, relativo all'esito della dichiarazione di astensione presentata in data 1 aprile 2022 dal dott. Fabrizio IN, Presidente e relatore del Collegio giudicante nel giudizio di rinvio definito dalla Corte di assise di appello di Catanzaro a carico di MA PA con la sentenza oggetto ora di ricorso per cassazione. 8. All'udienza del 16 ottobre 2023, il Presidente di questo Collegio informava che il 13 ottobre 2023 era pervenuta una PEC della Corte di appello di Catanzaro, di risposta alla richiesta di acquisizione menzionata. Copia cartacea della PEC veniva consegnata ai Difensori dell'imputato, i quali si dichiaravano pronti a concludere su tale punto. Il Procuratore generale concludeva reiterando le conclusioni presentate alla precedente udienza. I Difensori dell'imputato chiedevano l'accoglimento del ricorso e l'annullamento della sentenza impugnata. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. È infondato il primo motivo di ricorso, ripreso con il primo motivo aggiunto e volto a far ritenere la nullità - in conseguenza della partecipazione alla decisione del dott. Fabrizio IN - della sentenza ora in esame, emessa dalla Corte di appello il 16 maggio 2022 nei confronti di PA MA. 6 La partecipazione del dottor Fabrizio IN alla celebrazione del processo e alla deliberazione della sentenza della Corte di assise di appello di Catanzaro in data 16 maggio 2022 non ha dato luogo ad alcun vizio, perché l'istanza di autorizzazione all'astensione del predetto magistrato fu rigettata. Il documento trasmesso a questa Corte con PEC del 13 ottobre 2023, a firma del Presidente f.f. della Corte di appello di Catanzaro, reca infatti la seguente conclusione: «Dà atto che il dispositivo del decreto del Presidente della Corte di appello di Catanzaro con il quale è stata esitata la dichiarazione di astensione presentata in data 1.4.2022 dal dott. Fabrizio IN in relazione al processo svoltosi innanzi alla Corte di assise di appello di Catanzaro, iscritto al n. 14/17 R.G. (n. 3847/10 R.G.N.R.) a carico di MA PA è stato ricostituito nel senso del rigetto dell'istanza, ai sensi dell'articolo 113 c.p.p.» 2. Il secondo motivo di ricorso, con il quale è stata dedotta violazione di legge in riferimento al giudizio di attendibilità del collaboratore di giustizia NZ RI, è infondato. 2.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che nella valutazione della chiamata in correità o in reità, il giudice, ancora prima di accertare l'esistenza di riscontri esterni, deve verificare la credibilità soggettiva del dichiarante e l'attendibilità oggettiva delle sue dichiarazioni, ma tale percorso valutativo non deve muoversi attraverso passaggi rigidamente separati, in quanto la credibilità soggettiva del dichiarante e l'attendibilità oggettiva del suo racconto devono essere vagliate unitariamente, non indicando l'art. 192, comma terzo, cod. proc. pen., alcuna specifica tassativa sequenza logico-temporale (Sez. U., n. 20804 del 29/11/2012, dep. 2013, Rv. 255145 - 01). 2.2. Nel caso concreto ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché la Corte di assise di appello di Catanzaro, in esito al giudizio di rinvio, ha ragionevolmente ritenuto le dichiarazioni rese dal collaboratore NZ RI attendibili, all'esito di un condivisibile vaglio della credibilità soggettiva di costui, della oggettiva e intrinseca attendibilità delle dichiarazioni e dell'esistenza di riscontri esterni individualizzanti. Peraltro, è opportuno sottolineare che la Corte di cassazione, nella sentenza del 12 aprile 2016, in esito al giudizio di legittimità riguardante la precedente sentenza della Corte di assise di appello di Catanzaro, aveva annullata con rinvio tale provvedimento, rilevando un deficit motivazionale, nonché la violazione del contraddittorio per la mancata audizione del citato collaboratore di giustizia NZ RI, le cui dichiarazioni erano state diversamente rivalutate nel giudizio di appello senza il previo rinnovo di tale audizione. 7 Il giudice del rinvio, quindi, ha dovuto riformulare il giudizio circa l'attendibilità di NZ RI, previa sua audizione nel contraddittorio tra le parti. Le dichiarazioni del collaboratore sono state, quindi, sottoposte a un nuovo giudizio di credibilità e attendibilità, e i dati emersi sono stati confrontati con gli elementi di riscontro. Il giudice del rinvio ha evidenziato, anzitutto, la credibilità del dichiarante e l'attendibilità delle dichiarazioni sulla base di diversi elementi ritenuti collimanti, quali: la specificazione dei fatti di causa;
le risultanze dei processi in cui NZ RI aveva collaborato;
l'avviamento dell'iter per la reintroduzione al programma di protezione;
l'esistenza di numerosi riscontri esterni individualizzanti;
la conformità al materiale relativo alle intercettazioni. Alla luce di tali argomentazioni, deve constatarsi l'infondatezza delle doglianze difensive, posto che il giudice del rinvio ha correttamente valutato le dichiarazioni rese dal collaboratore, in ossequio ai principi, pienamente condivisibili, enunciati dalla giurisprudenza di legittimità. 3. Il terzo e il quinto motivo di ricorso, con i quali sono dedotti vizi di motivazione relativamente alle valutazioni delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia NZ RI, possono ricevere congiunta trattazione, per identità di oggetto;
entrambi i motivi risultano infondati. 3.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che sussiste il vizio di motivazione manifestamente illogica nel caso in cui vi sia una frattura logica evidente tra una premessa, o più premesse nel caso di sillogismo, e le conseguenze che se ne traggono;
sussiste, invece, il vizio di motivazione contraddittoria quando non siano conciliabili tra loro le considerazioni logico- giuridiche in ordine ad uno stesso fatto o ad un complesso di fatti o vi sia disarmonia tra la parte motiva e la parte dispositiva della sentenza, ovvero nella stessa si manifestino dubbi che non consentano di determinare quale delle due o più ipotesi formulate dal giudice - conducenti ad esiti diversi - siano state poste a base del suo convincimento (Sez. 5, n. 19318 del 20/01/2021, Rv. 281105 - 01). 3.2. Nel caso concreto ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché la Corte di assise di appello di Catanzaro, in esito al giudizio di rinvio, dopo aver svolto il rinnovato esame del collaboratore di giustizia NZ RI, ha evidenziato la piena corrispondenza tra le dichiarazioni nuovamente rese e quelle espresse in precedenza, dalle quali emergeva il pieno coinvolgimento di MA nell'omicidio di LD. In particolare, è stato segnalato che NZ RI aveva riferito incontrato diverse volte PA MA. Il giudice del rinvio ha sottolineato che NZ RI ha raccontato di un suo incontro, avvenuto nei pressi della Banca Popolare di Crotone, con CO IC e PA MA, intenti all'acquisto di munizioni per armi, e che in tale occasione 8 aveva constatato l'emersione del loro coinvolgimento nell'omicidio di LD - cugino di AR EN del contendente clan - perché ritenuto responsabile della morte di MA MA, il padre dell'imputato. Quest'ultima circostanza è stata logicamente ricondotta dal giudice del rinvio ai rapporti con l'opposto dan EN. Il giudice del rinvio ha coerentemente evidenziato che NZ RI ha riferito nuovamente delle tendenze militari di MA, della sua dimestichezza con le armi e del tendenziale cambiamento successivo alla morte del padre, tale da sottolinearne un elevato grado di esasperazione dovuta alla sete di vendetta nutrita contro l'opposto clan. La Corte del rinvio, inoltre, ha evidenziato che NZ RI raccontava anche di un summit, tra i clan in contesa, al quale egli non aveva partecipato personalmente, ove MA e i suoi "si accollarono" l'omicidio di LD, creando una tregua, che poi venne meno dopo l'attentato ai danni di CA GN. Per il giudice del rinvio, il legame fra tutti gli elementi probatori raccolti si addensava ragionevolmente nella causale dell'omicidio LD, ritenuto responsabile della morte di MA MA e, quindi, da eliminare;
la frettolosità stessa della vicenda omicidiaria è stata coerentemente evidenziata dal giudice del rinvio, posto che dalle stesse dichiarazioni di PA MA, intercettate in carcere, emergeva che costui eseguì l'omicidio a sole tre settimane di distanza dalla morte del padre, senza una precisa organizzazione. Infine, il giudice del rinvio ha correttamente evidenziato l'esistenza di riscontri alle dichiarazioni rese dal collaboratore NZ RI, quali: le informazioni di UI EN, di conferma della causale dell'omicidio e della sua riconducibilità ai figli di MA MA;
le dichiarazioni di FR IO, di conferma della compartecipazione di IC e MA;
quelle di EL SE, di conferma della particolare propensione di PA MA all'uso di armi e di abiti militari;
il patrimonio di intercettazioni sopravvenuto. 3.3. Alla luce di tali argomentazioni, la motivazione del provvedimento impugnato risulta assistita da logici riferimenti a una concatenazione di elementi che danno ragionevole riscontro alle dichiarazioni rese dal collaboratore NZ RI. Le doglianze difensive sono rivalutative dei dati già sottoposti al vaglio del giudice del rinvio e, peraltro, presentano una lettura frammentaria dell'iter logico giuridico reso dalla Corte di assise di appello, non riuscendo a cogliere la prospettiva concordante dell'intero compendio probatorio. 4. Sono infondati il quarto motivo di ricorso e il secondo motivo aggiunto, che possono ricevere unica trattazione per identità della materia. 4.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato, in tema di motivi di ricorso per cassazione, che il vizio di travisamento della prova, desumibile dal testo del 9 provvedimento impugnato o da altri atti del processo specific:amente indicati dal ricorrente, è ravvisabile ed efficace solo se l'errore accertato sia idoneo a disarticolare l'intero ragionamento probatorio, rendendo illogica la motivazione per la essenziale forza dimostrativa dell'elemento frainteso o ignorato, fermi restando il limite del devolutum in caso di cosiddetta "doppia conforme" e l'intangibilità della valutazione nel merito del risultato probatorio (Sez. 5, n. 48050 del 02/07/2019, Rv. 277758 - 01). 4.2. Nel caso concreto ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché il ragionamento che la Corte di assise appello di Catanzaro ha sviluppato, in esito al giudizio di rinvio, con riguardo alla sopravvenienza di alcune registrazioni di conversazioni in carcere - raccolte nel corso di una diversa indagine (c.d. Tisifone) - è assistito da logicità e non contraddittorietà rispetto all'intero complesso probatorio. In particolare, con riguardo alla prima conversazione captata, quella tra PA MA e il figlio TO, il giudice del rinvio ragionevolmente ha evidenziato che l'imputato, rammaricato per le proprie precedenti scelte intraprese con impeto, aveva dichiarato che, se avesse agito con calma, non avrebbe rischiato l'elevata pena che doveva espiare;
con motivazione congrua e adeguata, il giudice del rinvio ha riferito tale conversazione ai fatti del presente processo, valorizzando la circostanza che l'omicidio di LD avvenne nell'immediatezza della morte di MA MA. Con riferimento alla seconda conversazione captata, avvenuta tra TO MA, figlio dell'imputato, PA MA senior, zio dell'imputato, LA PA e il nipote LA Santo PA, il giudice del rinvio ha logicamente affermato che la condotta omicidiaria tenuta dall'imputato era la conseguenza dell'omicidio di MA MA, padre dell'imputato. A sostegno di tale argomentazione, il giudice del rinvio ha coerentemente evidenziato che, da un lato, l'anziano PA aveva sottolineato l'errore di valutazione compiuto nell'immediatezza della morte di MA MA da PA MA, che agì d'impulso e senza una programmazione più oculata;
dall'altra parte, TO MA aveva difeso la condotta di PA MA, affermando che aveva fatto la cosa giusta reagendo prontamente, in difesa dell'onore del genitore defunto, all'affronto subito dalla famiglia. Peraltro, il giudice del rinvio ha dato sostegno alle proprie argomentazioni evidenziando: l'interesse di PA MA, specifico e diretto, alla vendetta nei confronti del rivale clan a seguito dell'uccisione del padre MA MA;
il contenuto della conversazione captata tra EL SE e NI LE, su di una riunione operativa nella quale si decise, alla presenza di PA MA, di vendicare la morte di MA MA;
le dichiarazioni del sopraggiunto collaboratore di giustizia FR IO che, nel riferire sugli esecutori 10 materiali dell'omicidio LD, affermò la presenza di PA MA. In conclusione, l'iter logico seguito dal giudice del rinvio, in ordine alla valutazione delle conversazioni intercettate, è congruamente sorretto da idonea e adeguata motivazione, sicché le critiche rilevate dalla difesa risultano infondate. 6. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato e, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Così deciso in Roma, 16 ottobre 2023.
udita la relazione svolta dal Consigliere LUIGI FABRIZIO AUGUSTO MANCUSO;
udito il Pubblico Ministero, in persona della Sostituta Procuratrice dott.ssa Francesca Costantini che conclude reiterando le conclusioni della precedente udienza, nella quale era stata richiesta la declaratoria di inammissibilità del ricorso;
uditi i difensori, Avvocato Guido Contestabile che conclude chiedendo l'accoglimento del ricorso e Avvocato Salvatore Staiano che conclude chiedendo l'annullamento della sentenza. Penale Sent. Sez. 1 Num. 16492 Anno 2024 Presidente: SIANI VINCENZO Relatore: MANCUSO LUIGI FABRIZIO AUGUSTO Data Udienza: 16/10/2023 RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza del 30 novembre 2012, la Corte di assise di Catanzaro, per quanto rileva in questa sede, dichiarava PA MA colpevole dei reati, aggravati anche da metodologia e finalità mafiose, descritti al capo "1", di tentato omicidio in danno di AR EN, e al capo "2", di detenzione e porto illegale delle armi utilizzate per commettere il primo reato;
ritenuta la continuazione, condannava PA MA alla pena di tredici anni di reclusione;
assolveva PA MA dai reati, aggravati anche da metodologia e finalità mafiose, descritti al capo "5", di omicidio di PA LD, e al capo ''6", di detenzione e porto della armi, alcune clandestine, utilizzate per commettere quest'ultimo omicidio. 2. Con sentenza del 5 dicembre 2014, la Corte di assise di appello di Catanzaro, in accoglimento dell'appello proposto dal Pubblico Ministero e in parziale riforma della menzionata sentenza di primo grado, condannava PA MA anche per i citati reati a lui ascritti ai capi "5" e "6" della rubrica;
ritenuta la continuazione, rideterminava la pena, per tutti i reati predetti, in quella dell'ergastolo con isolamento diurno per sei mesi;
confermava, nel resto, la sentenza di primo grado. 3. Con sentenza n. 12315-17, emessa il 12 aprile 2016, la Corte Suprema di cassazione annullava la citata sentenza di appello, con riguardo ai capi "5" e "6" dell'imputazione, con rinvio per nuovo giudizio in proposito e in ordine al trattamento sanzionatorio ad altra sezione della Corte di assise di appello di Catanzaro;
rigettava, nel resto, i ricorsi del Pubblico Ministero e di PA MA. 4. Con sentenza del 16 maggio 2022, la Corte di assise di appello di Catanzaro, in esito al giudizio di rinvio, e in parziale riforma della sentenza di primo grado, condannava PA MA anche per i citati reati a lui ascritti ai capi "5", omicidio di AS LD, e "6", di detenzione e porto delle armi utilizzate per commettere quest'ultimo omicidio;
rideterminava la pena, ritenuta la continuazione con i reati di cui ai capi "1" e "2", in quella dell'ergastolo con isolamento diurno per mesi sei. 5. La difesa di PA MA ha proposto ricorso per cassazione, con atto articolato in cinque motivi, e ha presentato anche motivi aggiunti. 2 5.1. Con il primo motivo di ricorso la difesa, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., lamenta violazioni di legge, con riguardo agli artt. 3, 24 e 111 Cost., e conseguente nullità della citata sentenza del 16 maggio 2022, per l'avvenuta partecipazione alla decisione relativa al giudizio di rinvio, in qualità di Presidente del Collegio della Corte di assise di appello, del dott. Fabrizio IN, il quale aveva presentato istanza di astensione che, secondo la prospettazione del ricorrente, era stata accolta. 5.2. Con il secondo motivo di ricorso la difesa, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., lamenta violazioni di legge, con riguardo agli artt. 627, comma 3, 546, comma 1, lett. e), e 192, commi 1 e 3, cod. proc. pen., per l'omissione del giudizio di attendibilità del collaboratore NZ RI. Ad avviso della difesa, il giudice del rinvio non si sarebbe uniformato al principio di diritto enunciato nella sentenza rescindente suddetta, emessa dalla Corte di cassazione il 12 aprile 2016, poiché avrebbe omesso di rinnovare il giudizio di credibilità del collaboratore NZ RI, sia sotto il profilo soggettivo che oggettivo. Il giudice del rinvio non avrebbe assolto all'onere di rendere idonea motivazione specificando gli elementi dotati di effettiva e scardinante efficacia persuasiva, capaci di giustificare, in ordine alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia RI, valutazioni opposte rispetto a quelle espresse dal giudice di primo grado. Secondo il cfictum della Corte di cassazione, il giudice del rinvio avrebbe dovuto raffrontare le dichiarazioni rinnovate di RI con quelle precedentemente rese nel giudizio di primo grado, valutarne l'attendibilità sotto il duplice profilo soggettivo e oggettivo e rendere conto dei risultati e dei criteri adottati per ritenere e giustificare il mutamento del giudizio rispetto a quello di primo grado in proposito. 5.3. Con il terzo motivo di ricorso la difesa lamenta, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen., vizi di motivazione del provvedimento impugnato, con riferimento alla parte relativa alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia RI. Il mancato rispetto del principio di diritto enunciato nel giudizio rescindente, ad avviso della difesa avrebbe determinato un grave vizio motivazionale nel provvedimento del giudice del rinvio. La difesa afferma che il bagaglio conoscitivo di RI con riferimento all'omicidio LD è alquanto limitato, al pari delle informazioni sull'omicidio EN, dal quale PA MA è stato assolto. Per la difesa, in sede di rinnovamento della testimonianza (udienza del 26 ottobre 2018), RI avrebbe affermato diverse circostanze del tutto incongruenti con le dichiarazioni rese nel primo giudizio. A fronte delle incongruenze emerse nelle dichiarazioni di RI, il giudice del rinvio non aveva motivato facendo riferimento ad elementi dotati di scardinante forza persuasiva, che potessero giustificare un opposto giudizio di attendibilità rispetto a quello reso 3 dal giudice di primo grado;
al contrario, il giudice del rinvio, secondo la difesa ricorrente, ha affermato apoditticamente che RI abbia specificato, ribadito e tenuto ferme le proprie dichiarazioni. 5.4. Con il quarto motivo di ricorso la difesa, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., lamenta travisamento della prova in merito alle valutazioni inerenti alle conversazioni intercettate in carcere tra PA MA e altri soggetti a lui vicini. In primo luogo, la difesa rileva il travisamento del contesto temporale delle intercettazioni, poiché queste sarebbero riferite a fatti avvenuti in epoca antecedente agli omicidi di MA MA e di PA LD. Ulteriore travisamento dovrebbe ravvisarsi relativamente alla pretesa del giudice di rinvio di interpretare il riferimento, di PA MA a una pena di trent'anni di carcere a suo carico, come riguardante la pena dell'ergastolo, che poteva essergli irrogata in esito al presente processo;
secondo la difesa, invece, la pena di trent'anni alla quale PA MA si riferiva in una certa conversazione era quella già cumulata dallo stesso per effetto di altre sentenze di condanna per fatti diversi. D'altra parte, la conversazione si svolse quando la sentenza di condanna a carico di PA MA per l'omicidio LD era stata annullata, quindi sarebbe stato del tutto incongruente un riferimento ad una pena inflitta con una sentenza annullata. 5.5. Con il quinto motivo di ricorso la difesa lamenta vizi di motivazione, richiamando l'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., con riguardo alle dichiarazioni rese dal collaboratore NZ RI e al riconoscimento dell'attendibilità di costui. Le dichiarazioni di RI, secondo la difesa, non troverebbero alcun riscontro, poiché gli elementi rilevati dal giudice del rinvio sarebbero deboli e inconciliabili con altri dati emersi nel processo, ma sottaciuti. In particolare, l'attendibilità oggettiva di RI poggia sulle dichiarazioni di EN, di IO e di SE. Il riscontro con le dichiarazioni di EN sarebbe del tutto generico;
il riscontro individuato nelle informazioni fornite da IO sarebbe insussistente, per la debolezza del valore che può assumere una confidenza fondata su meri sospetti, in quanto resa da un soggetto, anch'egli informatore de relato, appartenente al clan avverso;
il riscontro con la conversazione intercettata sarebbe del tutto illogico e contrastante con la parte della sentenza divenuta irrevocabile con l'emissione della citata sentenza della Corte di cassazione del 12 aprile 2016, atteso che le confidenze di EL SE conducevano all'assoluzione di costui, di LT e di CO e, quindi, non potrebbero porsi a fondamento delle dichiarazioni rese da RI. Né la mera circostanza della presunta compartecipazione di FR IC al tentato omicidio di AR EN potrebbe ritenersi elemento idoneo a giustificare la causale dell'omicidio, poiché tale elemento sarebbe stato ricavato mediante 4 l'utilizzo di una doppia presunzione, non ammissibile nel rispetto delle regole che informano la valutazione degli indizi di reato. 6. La difesa dell'imputato ha presentato atto di motivi aggiunti. 6.1. In primo luogo, ribadisce la nullità della sentenza impugnata, poiché emessa da un Collegio giudicante a cui ha partecipato un magistrato al quale era stato consentito di astenersi dal giudizio. 6.2. In secondo luogo, si censura il costrutto motivazionale della sentenza impugnata, in quanto dagli elementi emersi nel processo e rilevati dal giudice del rinvio non emergerebbe un efficace quadro probatorio. I dati emersi dalle conversazioni captate all'interno dell'istituto penitenziario ove era ristretto PA MA mancherebbero del necessario carattere di chiarezza e decifrabilità dei significati e, quindi, non potrebbero essere interpretati univocamente quali fonte di prova, bensì come meri indizi, che necessitano di altri elementi che possano definire chiaro e concordante l'esito di valutazione complessiva delle risultanze processuali;
al contrario, il giudice del rinvio avrebbe parcellizzato e congetturato il contenuto delle intercettazioni, arrivando ad affermare che dalle parole di MA emergeva una confessione stragiudiziale. Il riferimento di MA alla pena di trenta anni sarebbe stato interpretato come ammissione dell'omicidio LD, perché MA avrebbe voluto riferirsi alla pena dell'ergastolo che gli era stata irrogata in precedenza;
al contrario, tale riferimento non può che indicare la pena che MA già sta espiando;
infatti, quella a trent'anni sarebbe proprio la pena risultante dal cumulo materiale delle sentenze di condanna emesse nei confronti di MA. Il riferimento al breve tempo di deliberazione della condotta (un minuto ci ho messo) non può assurgere a prova dell'omicidio di LD, in quanto MA si riferiva all'assenza di lucidità nell'intraprendere decisioni da giovane, veicolate dall'ambiente in cui viveva, tali da incoraggiare il figlio TO (interlocutore nella conversazione) ad allontanarsi da quell'ambito; peraltro, le stesse dichiarazioni rese da RI farebbero emergere un punto di illogicità nelle argomentazioni del giudice del rinvio, poiché tale collaboratore aveva narrato dell'esasperazione di MA dopo la morte del padre e dell'intento di vendicarsi. Sarebbe stata, dunque, una decisione d'impeto (un minuto), quella riferita da MA, di certo opposta e inconciliabile con l'irremovibile determinazione di vendicare la morte del padre MA, così come affermato da RI. Piuttosto, il riferimento ai trent'anni potrebbe avvalorare la tesi che si parlasse delle condotte per cui PA MA era stato già condannato e, in particolare, del tentato omicidio di AR EN. Ulteriore punto di illogicità della motivazione della sentenza del giudice del rinvio sarebbe il riferimento alla conversazione intercettata tra LA PA e 5 TO MA. Il giudice del rinvio avrebbe valorizzato una ricostruzione frammentaria e univocamente diretta ad affermare che si parlasse dell'omicidio LD. In ultimo, la stessa frase di MA nel riferirsi all'impeto (un minuto) della condotta per cui avrebbe dovuto espiare una pena di trent'anni non può conciliarsi con i dati di esperienza, per cui il sodale non può agire liberamente all'interno di un'organizzazione mafiosa, ma deve condividere gli obiettivi con gli altri sodali e riceverne, peraltro, il consenso;
nel caso in esame, la necessaria programmazione dell'omicidio non avrebbe potuto valicare la rigida gerarchia dei clan, atteso che i fatti del presente processo si collocano all'interno di un sanguinoso conflitto tra cosche mafiose. 7. In questa sede, all'udienza del 27 settembre 2023 le parti concludevano. Il Procuratore generale della Repubblica chiedeva la declaratoria di inammissibilità del ricorso. I Difensori dell'imputato chiedevano l'accoglimento del ricorso. Questo Collegio disponeva l'acquisizione, ritenuta assolutamente necessaria, del dispositivo - o della ricostruzione - del provvedimento, citato nel decreto n. 6/2022 del Presidente della Corte di appello di Catanzaro, relativo all'esito della dichiarazione di astensione presentata in data 1 aprile 2022 dal dott. Fabrizio IN, Presidente e relatore del Collegio giudicante nel giudizio di rinvio definito dalla Corte di assise di appello di Catanzaro a carico di MA PA con la sentenza oggetto ora di ricorso per cassazione. 8. All'udienza del 16 ottobre 2023, il Presidente di questo Collegio informava che il 13 ottobre 2023 era pervenuta una PEC della Corte di appello di Catanzaro, di risposta alla richiesta di acquisizione menzionata. Copia cartacea della PEC veniva consegnata ai Difensori dell'imputato, i quali si dichiaravano pronti a concludere su tale punto. Il Procuratore generale concludeva reiterando le conclusioni presentate alla precedente udienza. I Difensori dell'imputato chiedevano l'accoglimento del ricorso e l'annullamento della sentenza impugnata. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. È infondato il primo motivo di ricorso, ripreso con il primo motivo aggiunto e volto a far ritenere la nullità - in conseguenza della partecipazione alla decisione del dott. Fabrizio IN - della sentenza ora in esame, emessa dalla Corte di appello il 16 maggio 2022 nei confronti di PA MA. 6 La partecipazione del dottor Fabrizio IN alla celebrazione del processo e alla deliberazione della sentenza della Corte di assise di appello di Catanzaro in data 16 maggio 2022 non ha dato luogo ad alcun vizio, perché l'istanza di autorizzazione all'astensione del predetto magistrato fu rigettata. Il documento trasmesso a questa Corte con PEC del 13 ottobre 2023, a firma del Presidente f.f. della Corte di appello di Catanzaro, reca infatti la seguente conclusione: «Dà atto che il dispositivo del decreto del Presidente della Corte di appello di Catanzaro con il quale è stata esitata la dichiarazione di astensione presentata in data 1.4.2022 dal dott. Fabrizio IN in relazione al processo svoltosi innanzi alla Corte di assise di appello di Catanzaro, iscritto al n. 14/17 R.G. (n. 3847/10 R.G.N.R.) a carico di MA PA è stato ricostituito nel senso del rigetto dell'istanza, ai sensi dell'articolo 113 c.p.p.» 2. Il secondo motivo di ricorso, con il quale è stata dedotta violazione di legge in riferimento al giudizio di attendibilità del collaboratore di giustizia NZ RI, è infondato. 2.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che nella valutazione della chiamata in correità o in reità, il giudice, ancora prima di accertare l'esistenza di riscontri esterni, deve verificare la credibilità soggettiva del dichiarante e l'attendibilità oggettiva delle sue dichiarazioni, ma tale percorso valutativo non deve muoversi attraverso passaggi rigidamente separati, in quanto la credibilità soggettiva del dichiarante e l'attendibilità oggettiva del suo racconto devono essere vagliate unitariamente, non indicando l'art. 192, comma terzo, cod. proc. pen., alcuna specifica tassativa sequenza logico-temporale (Sez. U., n. 20804 del 29/11/2012, dep. 2013, Rv. 255145 - 01). 2.2. Nel caso concreto ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché la Corte di assise di appello di Catanzaro, in esito al giudizio di rinvio, ha ragionevolmente ritenuto le dichiarazioni rese dal collaboratore NZ RI attendibili, all'esito di un condivisibile vaglio della credibilità soggettiva di costui, della oggettiva e intrinseca attendibilità delle dichiarazioni e dell'esistenza di riscontri esterni individualizzanti. Peraltro, è opportuno sottolineare che la Corte di cassazione, nella sentenza del 12 aprile 2016, in esito al giudizio di legittimità riguardante la precedente sentenza della Corte di assise di appello di Catanzaro, aveva annullata con rinvio tale provvedimento, rilevando un deficit motivazionale, nonché la violazione del contraddittorio per la mancata audizione del citato collaboratore di giustizia NZ RI, le cui dichiarazioni erano state diversamente rivalutate nel giudizio di appello senza il previo rinnovo di tale audizione. 7 Il giudice del rinvio, quindi, ha dovuto riformulare il giudizio circa l'attendibilità di NZ RI, previa sua audizione nel contraddittorio tra le parti. Le dichiarazioni del collaboratore sono state, quindi, sottoposte a un nuovo giudizio di credibilità e attendibilità, e i dati emersi sono stati confrontati con gli elementi di riscontro. Il giudice del rinvio ha evidenziato, anzitutto, la credibilità del dichiarante e l'attendibilità delle dichiarazioni sulla base di diversi elementi ritenuti collimanti, quali: la specificazione dei fatti di causa;
le risultanze dei processi in cui NZ RI aveva collaborato;
l'avviamento dell'iter per la reintroduzione al programma di protezione;
l'esistenza di numerosi riscontri esterni individualizzanti;
la conformità al materiale relativo alle intercettazioni. Alla luce di tali argomentazioni, deve constatarsi l'infondatezza delle doglianze difensive, posto che il giudice del rinvio ha correttamente valutato le dichiarazioni rese dal collaboratore, in ossequio ai principi, pienamente condivisibili, enunciati dalla giurisprudenza di legittimità. 3. Il terzo e il quinto motivo di ricorso, con i quali sono dedotti vizi di motivazione relativamente alle valutazioni delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia NZ RI, possono ricevere congiunta trattazione, per identità di oggetto;
entrambi i motivi risultano infondati. 3.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato che sussiste il vizio di motivazione manifestamente illogica nel caso in cui vi sia una frattura logica evidente tra una premessa, o più premesse nel caso di sillogismo, e le conseguenze che se ne traggono;
sussiste, invece, il vizio di motivazione contraddittoria quando non siano conciliabili tra loro le considerazioni logico- giuridiche in ordine ad uno stesso fatto o ad un complesso di fatti o vi sia disarmonia tra la parte motiva e la parte dispositiva della sentenza, ovvero nella stessa si manifestino dubbi che non consentano di determinare quale delle due o più ipotesi formulate dal giudice - conducenti ad esiti diversi - siano state poste a base del suo convincimento (Sez. 5, n. 19318 del 20/01/2021, Rv. 281105 - 01). 3.2. Nel caso concreto ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché la Corte di assise di appello di Catanzaro, in esito al giudizio di rinvio, dopo aver svolto il rinnovato esame del collaboratore di giustizia NZ RI, ha evidenziato la piena corrispondenza tra le dichiarazioni nuovamente rese e quelle espresse in precedenza, dalle quali emergeva il pieno coinvolgimento di MA nell'omicidio di LD. In particolare, è stato segnalato che NZ RI aveva riferito incontrato diverse volte PA MA. Il giudice del rinvio ha sottolineato che NZ RI ha raccontato di un suo incontro, avvenuto nei pressi della Banca Popolare di Crotone, con CO IC e PA MA, intenti all'acquisto di munizioni per armi, e che in tale occasione 8 aveva constatato l'emersione del loro coinvolgimento nell'omicidio di LD - cugino di AR EN del contendente clan - perché ritenuto responsabile della morte di MA MA, il padre dell'imputato. Quest'ultima circostanza è stata logicamente ricondotta dal giudice del rinvio ai rapporti con l'opposto dan EN. Il giudice del rinvio ha coerentemente evidenziato che NZ RI ha riferito nuovamente delle tendenze militari di MA, della sua dimestichezza con le armi e del tendenziale cambiamento successivo alla morte del padre, tale da sottolinearne un elevato grado di esasperazione dovuta alla sete di vendetta nutrita contro l'opposto clan. La Corte del rinvio, inoltre, ha evidenziato che NZ RI raccontava anche di un summit, tra i clan in contesa, al quale egli non aveva partecipato personalmente, ove MA e i suoi "si accollarono" l'omicidio di LD, creando una tregua, che poi venne meno dopo l'attentato ai danni di CA GN. Per il giudice del rinvio, il legame fra tutti gli elementi probatori raccolti si addensava ragionevolmente nella causale dell'omicidio LD, ritenuto responsabile della morte di MA MA e, quindi, da eliminare;
la frettolosità stessa della vicenda omicidiaria è stata coerentemente evidenziata dal giudice del rinvio, posto che dalle stesse dichiarazioni di PA MA, intercettate in carcere, emergeva che costui eseguì l'omicidio a sole tre settimane di distanza dalla morte del padre, senza una precisa organizzazione. Infine, il giudice del rinvio ha correttamente evidenziato l'esistenza di riscontri alle dichiarazioni rese dal collaboratore NZ RI, quali: le informazioni di UI EN, di conferma della causale dell'omicidio e della sua riconducibilità ai figli di MA MA;
le dichiarazioni di FR IO, di conferma della compartecipazione di IC e MA;
quelle di EL SE, di conferma della particolare propensione di PA MA all'uso di armi e di abiti militari;
il patrimonio di intercettazioni sopravvenuto. 3.3. Alla luce di tali argomentazioni, la motivazione del provvedimento impugnato risulta assistita da logici riferimenti a una concatenazione di elementi che danno ragionevole riscontro alle dichiarazioni rese dal collaboratore NZ RI. Le doglianze difensive sono rivalutative dei dati già sottoposti al vaglio del giudice del rinvio e, peraltro, presentano una lettura frammentaria dell'iter logico giuridico reso dalla Corte di assise di appello, non riuscendo a cogliere la prospettiva concordante dell'intero compendio probatorio. 4. Sono infondati il quarto motivo di ricorso e il secondo motivo aggiunto, che possono ricevere unica trattazione per identità della materia. 4.1. La giurisprudenza di legittimità ha affermato, in tema di motivi di ricorso per cassazione, che il vizio di travisamento della prova, desumibile dal testo del 9 provvedimento impugnato o da altri atti del processo specific:amente indicati dal ricorrente, è ravvisabile ed efficace solo se l'errore accertato sia idoneo a disarticolare l'intero ragionamento probatorio, rendendo illogica la motivazione per la essenziale forza dimostrativa dell'elemento frainteso o ignorato, fermi restando il limite del devolutum in caso di cosiddetta "doppia conforme" e l'intangibilità della valutazione nel merito del risultato probatorio (Sez. 5, n. 48050 del 02/07/2019, Rv. 277758 - 01). 4.2. Nel caso concreto ora in esame, le doglianze difensive non colgono nel segno, poiché il ragionamento che la Corte di assise appello di Catanzaro ha sviluppato, in esito al giudizio di rinvio, con riguardo alla sopravvenienza di alcune registrazioni di conversazioni in carcere - raccolte nel corso di una diversa indagine (c.d. Tisifone) - è assistito da logicità e non contraddittorietà rispetto all'intero complesso probatorio. In particolare, con riguardo alla prima conversazione captata, quella tra PA MA e il figlio TO, il giudice del rinvio ragionevolmente ha evidenziato che l'imputato, rammaricato per le proprie precedenti scelte intraprese con impeto, aveva dichiarato che, se avesse agito con calma, non avrebbe rischiato l'elevata pena che doveva espiare;
con motivazione congrua e adeguata, il giudice del rinvio ha riferito tale conversazione ai fatti del presente processo, valorizzando la circostanza che l'omicidio di LD avvenne nell'immediatezza della morte di MA MA. Con riferimento alla seconda conversazione captata, avvenuta tra TO MA, figlio dell'imputato, PA MA senior, zio dell'imputato, LA PA e il nipote LA Santo PA, il giudice del rinvio ha logicamente affermato che la condotta omicidiaria tenuta dall'imputato era la conseguenza dell'omicidio di MA MA, padre dell'imputato. A sostegno di tale argomentazione, il giudice del rinvio ha coerentemente evidenziato che, da un lato, l'anziano PA aveva sottolineato l'errore di valutazione compiuto nell'immediatezza della morte di MA MA da PA MA, che agì d'impulso e senza una programmazione più oculata;
dall'altra parte, TO MA aveva difeso la condotta di PA MA, affermando che aveva fatto la cosa giusta reagendo prontamente, in difesa dell'onore del genitore defunto, all'affronto subito dalla famiglia. Peraltro, il giudice del rinvio ha dato sostegno alle proprie argomentazioni evidenziando: l'interesse di PA MA, specifico e diretto, alla vendetta nei confronti del rivale clan a seguito dell'uccisione del padre MA MA;
il contenuto della conversazione captata tra EL SE e NI LE, su di una riunione operativa nella quale si decise, alla presenza di PA MA, di vendicare la morte di MA MA;
le dichiarazioni del sopraggiunto collaboratore di giustizia FR IO che, nel riferire sugli esecutori 10 materiali dell'omicidio LD, affermò la presenza di PA MA. In conclusione, l'iter logico seguito dal giudice del rinvio, in ordine alla valutazione delle conversazioni intercettate, è congruamente sorretto da idonea e adeguata motivazione, sicché le critiche rilevate dalla difesa risultano infondate. 6. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato e, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Così deciso in Roma, 16 ottobre 2023.