Sentenza 11 dicembre 2018
Massime • 1
Competente a decidere sulla conversione delle pene pecuniarie irrogate dal giudice di pace per mancata esecuzione dovuta ad insolvibilità del condannato è il magistrato di sorveglianza, ai sensi dell'art. 660 cod. proc. pen.
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. I, sentenza 11/12/2018, n. 1560 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 1560 |
| Data del deposito : | 11 dicembre 2018 |
Testo completo
01560-1 9 REPUBBLICA ITALIANA In nome del Popolo Italiano LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE PRIMA SEZIONE PENALE Composta da Antonella Patrizia Mazzei Presidente - Sent. n. sez.4766/2018 Monica Boni CC -11/12/2018 GI Santalucia R.G.N. 26641/18 Daniele Cappuccio Carlo Renoldi Relatore ha pronunciato la seguente SENTENZA nel conflitto di competenza tra il Giudice di pace di Novara e il Magistrato di sorveglianza di Novara, nel procedimento nei confronti di LI GI, nato a [...] allo Ionio (CS) il 30/11/1974, proposto con ordinanza del Giudice di pace di Novara in data 21/6/2018; visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Carlo Renoldi;
udito il Pubblico ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Giuseppina Casella, che ha concluso chiedendo che si dichiari la competenza del Giudice di pace di Novara. RITENUTO IN FATTO 1. Con ordinanza in data 21/6/2018, il Giudice di pace di Novara ha proposto conflitto negativo di competenza nel procedimento avviato nei confronti di GI LI per la esazione della pena pecuniaria di 30,00 euro, inflittagli con sentenza n. 219/2008 emessa in data 3/6/2008 dal medesimo Giudice e divenuta definitiva il 19/7/2008. 2. Il conflitto è stato sollevato in quanto, con ordinanza in data 5/4/2018, il Magistrato di sorveglianza di Novara, investito della conversione della predetta pena pecuniaria per insolvibilità del condannato da parte della locale Procura della Repubblica, aveva declinato la propria competenza, disponendo la trasmissione degli atti al Giudice di pace di Novara, ritenuto competente sia ai sensi dell'art. 40 d.lgs. n. 274/2000, il quale attribuisce l'esecuzione di un dato ch provvedimento al giudice di pace che lo ha emesso, sia ai sensi dell'art. 55 dello stesso decreto, il quale dispone un regime di conversione "autonomo", con conseguente inapplicabilità dell'art. 102 della legge n. 689 del 1981, che prevede l'applicazione della sanzione sostitutiva della libertà controllata, non applicabile ai reati di competenza del giudice di pace.
3. Tuttavia, secondo il Giudice remittente tale decisione del Magistrato di sorveglianza di Novara si porrebbe in contrasto con l'art. 660 cod. proc. pen., che attribuisce al magistrato di sorveglianza una competenza funzionale indipendentemente dalla tipologia di sanzione irrogata, destinata a venire meno solo nell'ipotesi di deroghe legislativamente previste, come nel caso dell'art. 3 del d.P.R. 29/9/1988, n. 448, dettato per il processo a carico di imputati minorenni. Una funzione, quella di magistrato di sorveglianza, del tutto autonoma, la quale, in assenza di espressa previsione normativa, non potrebbe essere attribuita al giudice del merito, né a quello dell'esecuzione e, dunque, nemmeno al giudice di pace, al quale non sono conferite le funzioni di magistrato di sorveglianza. E del resto, opina ancora il remittente, la Corte costituzionale, nel dichiarare l'illegittimità degli artt. 237, 238 e 299 del d.P.R. n. 115/02 nella parte in cui abrogavano l'art. 660 cod. proc. pen., avrebbe ripristinato la competenza funzionale del magistrato di sorveglianza individuata dall'art. 660 cod. proc. pen. in materia di conversione delle pene pecuniarie. Viceversa, l'art. 42 d.lgs. n. 274/00, che originariamente attribuiva la competenza in merito alla conversione delle pene al giudice di pace, sarebbe stato abrogato dall'art. 299 del d.P.R. n. 115/02, che in tale parte non è stato attinto da alcuna dichiarazione di illegittimità costituzionale. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Preliminarmente va dichiarata l'ammissibilità, in rito, del proposto conflitto di competenza, in quanto l'indubbia esistenza di una situazione di stasi processuale, derivata dal rifiuto, formalmente manifestato, di due giudici a conoscere dello stesso procedimento, appare insuperabile senza l'intervento della Corte di cassazione. Un conflitto che, recentemente, è stato risolto in termini analoghi da questa Sezione della Suprema Corte (cfr. Sez. 1, n. 56967 del 15/11/2018, Maroane), alla stregua dei principi che, pienamente condivisi da questo Collegio, di seguito si riepilogano.
2. Giova, innanzitutto, ricordare che il d.lgs. n. 274 del 2000 (recante "Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468"), dopo avere affermato, all'art. 40, il principio secondo cui «salvo diversa disposizione di legge, competente a conoscere dell'esecuzione di un provvedimento è il giudice di pace che l'ha emesso»>, in origine stabiliva, all'art 42, che «le condanne a pena pecuniaria si 2 м eseguono a norma dell'articolo 660 del codice di procedura penale, ma l'accertamento della effettiva insolvibilità del condannato è svolto dal giudice di pace competente per l'esecuzione che adotta altresì i provvedimenti in ordine alla rateizzazione, ovvero alla conversione della pena pecuniaria». Inoltre, l'art. 55 del d.lgs. n. 274 del 2000 prevedeva, in prima istanza, il ricorso alla sanzione del lavoro sostitutivo per la durata e con le modalità regolate dallo stesso articolo;
stabilendosi, poi, che in caso di violazione dell'obbligo del lavoro sostitutivo, la parte residua della pena pecuniaria non eseguita mediante tale sanzione si convertiva in permanenza domiciliare. Tuttavia, l'art. 299 del d.P.R. n. 115 del 2002 (c.d. testo unico delle spese di giustizia) aveva successivamente abrogato l'art. 42 sopra menzionato, stabilendo che le condanne a pena pecuniaria dovevano eseguirsi a norma degli artt. 235, 237, 238 e 241 dello stesso testo unico, secondo cui le somme dovute erano recuperate dall'ufficio incaricato della gestione delle attività connesse alla riscossione. Si trattava di una previsione inserita in più vasto ambito normativo, il quale, in via generale, attribuiva alla competenza del giudice dell'esecuzione la conversione delle pene pecuniarie;
tant'è che lo stesso art. 299 aveva abrogato anche l'art. 660 cod. proc. pen., che attribuiva alla competenza del magistrato di sorveglianza anche la conversione delle sanzioni pecuniarie inflitte da altri giudici.
3. Questa nuova disciplina, però, non aveva superato il vaglio della Corte costituzionale, la quale, con sentenza 18/6/2003 n. 212, aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale degli artt. 238 e 299 del d.P.R. n. 115 del 2002, per eccesso di delega, nella parte in cui veniva abrogato l'art. 660 cod. proc. pen.. Secondo la Corte costituzionale, la legge delega riguardava l'intera materia delle spese di giustizia ma non quella delle pene pecuniarie;
sicché il legislatore delegato non avrebbe potuto configurare l'esistenza di una delega in materie coperte da riserva assoluta di legge - quale, appunto, quella della competenza del giudice, ex art. 25 Cost. sulla base di una mera connessione con l'oggetto - della delega stessa. Su tali premesse, era stata, dunque, dichiarata, fra l'altro, l'illegittimità costituzionale del citato art. 299 nella parte in cui aveva abrogato l'art. 660 cod. proc. pen.; e avendo la Corte costituzionale inciso sull'art. 299 soltanto parzialmente, restava salva l'efficacia abrogativa che tale norma aveva operato sull'art. 42 del d.lgs. n. 274 del 2000, che attribuiva la conversione delle pene pecuniarie inflitte dal giudice di pace alla competenza di questo stesso giudice. Inoltre, la Corte costituzionale aveva abrogato, stavolta per intero, l'art. 238 del citato testo unico, il quale attribuiva in via generale la competenza per la conversione delle pene pecuniarie al giudice dell'esecuzione competente. 3 سال Pertanto, difettando una norma che attribuisca al giudice di pace la sull'esecuzione delle sue sentenze (o che attribuisca, più competenza genericamente, la conversione delle pene pecuniarie alla competenza del giudice dell'esecuzione), non sussiste più una norma di legge che conferisca al giudice di pace la competenza in materia di conversione delle pene pecuniarie inflitte con le sue sentenze. In questa materia, infatti, l'unica norma residuata, avente peraltro portata generale, è quella contenuta nell'art. 660 cod. proc. pen., che attribuisce una competenza specifica del magistrato di sorveglianza, al quale è dunque attribuita l'intera materia della conversione delle pene pecuniarie. Un regime, quello ora riassunto, che non è posto in crisi, sul piano logico- sistematico, dalla previsione di una peculiare disciplina per la conversione delle pene pecuniarie inflitte dal giudice di pace, le quali si convertono in lavoro sostitutivo ex art. 55 del d.lgs. n. 274 del 2000 o in permanenza domiciliare, invece della libertà controllata o del lavoro sostitutivo ex art. 102 della Legge n. 689 del 1981, prevista per gli altri giudici. Invero, la mera collocazione dell'art. 55 nel decreto contenente le disposizioni sul giudice di pace, non può significare che le sanzioni possano essere applicate soltanto dal giudice di pace, tenuto conto che il magistrato di sorveglianza competente per la conversione delle pene pecuniarie inflitte da tutti gli altri giudici, per cui l'attribuzione anche di tale competenza non viola principi generali o funzioni particolari. Né potrebbe richiamarsi il disposto dell'art. 40 del d.lgs. n. 274 del 2000 (Salvo diversa disposizione di legge, competente a conoscere dell'esecuzione di un provvedimento è il giudice di pace che l'ha emesso»), sostenendo che si tratti di norma sopravvenuta all'art. 660 cod. proc. pen. e, in ogni caso, speciale rispetto a tale disposizione. Infatti, l'art. 40 del d.lgs. n. 274 del 2000, per quanto sopravvenuto all'art. 660 cod. proc. pen., non può considerarsi norma speciale rispetto a quest'ultimo, atteso che esso non disciplina la conversione di pene pecuniarie non pagate, bensì individua il giudice dell'esecuzione relativamente ai provvedimenti concernenti i reati di competenza del giudice di pace. Peraltro, nemmeno l'art. 40 ora citato consentirebbe di attribuire sempre al giudice di pace la competenza alla conversione delle pene pecuniarie, poiché se il primo comma di esso individua il giudice dell'esecuzione nel giudice di pace che ha emesso il provvedimento, nei successivi commi 2, 3 e 4 contempla ipotesi nelle quali il giudice dell'esecuzione viene individuato diversamente e sovente viene individuato un giudice differente dal giudice di pace. Né pare possibile avanzare un sospetto di costituzionalità dell'art. 299 del testo unico citato anche nella parte in cui esso ha abrogato l'art. 42 del d.lgs. n. 274 del 2000, atteso che l'abrogazione suddetta non ha comportato, di per sé, alcuna modifica delle regole della competenza precedentemente stabilite per سال detto giudice. In effetti, la modifica legislativa ritenuta incostituzionale aveva operato un intervento asimmetrico che, abrogando l'art. 660 cod. proc. pen., aveva attribuito la competenza in materia di conversione di pene pecuniarie al giudice dell'esecuzione in luogo del magistrato di sorveglianza;
diversamente, con la vigenza dell'art. 42 del d.lgs. n. 274 del 2000, quella confluenza verso il giudice dell'esecuzione era, di fatto, già realizzata, per cui l'abrogazione di detta norma aveva avuto l'effetto di modificare quel quadro normativo, il quale esprimeva una disciplina differente rispetto a quella dell'art. 660 cod. proc. pen., rispondendo la sua abrogazione a una logica di armonizzazione della disciplina. Del resto, l'interpretazione qui accolta appare confermata dalla recente introduzione dell'art. 238-bis del d.P.R. n. 115 del 2002 ad opera del comma 473 dell'art. 1 della legge 27/12/2017 n. 205, che, occupandosi della procedura di attivazione della conversione delle pene pecuniarie non pagate, richiama unicamente l'art. 660 cod. proc. pen. e, espressamente, la competenza unica of devoluta al magistrato di sorveglianza.
4. Da quanto fin qui esposto discende, quindi, che il conflitto negativo di competenza deve essere risolto nel senso di affermare la competenza del Magistrato di sorveglianza di Novara, al quale vanno, dunque, trasmessi i relativi atti, con le comunicazioni di cui all'art. 32, comma 2, cod. proc. pen..
PER QUESTI MOTIVI
Dichiara la competenza del Magistrato di sorveglianza di Novara, cui dispone trasmettersi gli atti. Così deciso in data 11/12/2018 Il Presidente Il Consigliere estensore Carlo Renoldi Antonella Patrizia Mazzei "Gr. mazze DEPOSITATA IN CANCELLERIA 14 GEN 2019 IL CANCELLIERE Stefania FAIELLA 105