Sentenza 1 settembre 1999
Massime • 1
Anche dopo l'entrata in vigore della legge n. 580 del 1993, il procedimento di omologazione delle deliberazioni assembleari delle società deve ritenersi attribuito alla competenza territoriale del Tribunale del luogo ove ha sede l'Ufficio del Registro delle Imprese presso il quale l'atto deve essere depositato ed iscritto, anche se esso sia diverso dal Tribunale nel cui circondario è ubicata la sede sociale, giacché alla nuova disciplina introdotta con l'art. 8 della suddetta legge, laddove prevede l'istituzione di un ufficio del registro delle imprese presso la camera di commercio di ciascun capoluogo di provincia, deve riconoscersi - in assenza di alcuna disposizione introduttiva di una distinzione tra giudice dell'omologazione e giudice del registro - un valore meramente ricognitivo della situazione precedente, nella quale l'individuazione del giudice competente per l'omologazione non si fondava sui principi generali desumibili dagli artt. 18, 19, 24 e 25 cod.proc.civ. o su una specifica peculiarità del procedimento di omologazione, ma derivava dall'interpretazione sistematica della normativa regolante in via transitoria la materia in attesa dell'attuazione del registro delle imprese e particolarmente: a) dell'art. 101 delle disp. att. del cod. civ., nel quale la competenza territoriale del tribunale del luogo della sede sociale non era espressione di un "forum domicilii" (come sarebbe stato coerente con la natura di volontaria giurisdizione del procedimento), ma discendeva soltanto dalla coincidenza, nel regime transitorio, dell'ufficio del registro competente con la cancelleria del tribunale destinatario dell'istanza di omologazione, sempre sussistente per essere presente in ogni tribunale il registro delle società; b) dell'art. 108 delle disp. di att. del cod. civ., il quale, sino all'attuazione del registro delle imprese, prevedeva che l'iscrizione dei contratti di consorzio si eseguisse nel registro delle società presso la cancelleria del tribunale "nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio", così rivelando che il criterio di competenza era collegato al luogo nel quale gli atti acquisivano pubblicità.
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. I, sentenza 01/09/1999, n. 9210 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 9210 |
| Data del deposito : | 1 settembre 1999 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Aldo VESSIA Presidente
Dott. Ugo VITRONE Cons. relatore
Dott. Maria LUCCIOLI Consigliere
Dott. Mario Rosario MORELLI Consigliere
Dott. Giulio GRAZIADEI Consigliere
ha pronunciato la seguente:
S E N T E N Z A
sul regolamento di competenza richiesto d'ufficio dal Tribunale di Nola in ordine all'omologazione del verbale assembleare della:
s.r.l. Artisti 2000
avverso il provvedimento del Tribunale di Napoli pubblicato il 24 ottobre 1997;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 29 aprile 1999 dal dr. Relatore Cons. Ugo VITRONE;
lette le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Mario DELLI PRISCOLI, che ha concluso per la declaratoria di competenza del Tribunale di Napoli;
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con provvedimento del 24 ottobre 1997 il Tribunale di Napoli dichiarava la propria incompetenza territoriale in ordine all'istanza di omologazione del verbale assembleare in data 26 settembre 1997 con il quale era stato disposto il trasferimento della sede della s.r.l. Artisti 2000 da San Giuseppe Vesuviano a Nola. Osservava il tribunale che il giudice competente a provvedere all'omologazione degli atti societari era quello nel cui circondario era ubicato l'ufficio del registro delle imprese presso cui l'atto doveva essere depositato ed iscritto e non quello della sede sociale;
ciò in conformità dell'orientamento interpretativo espresso dalla corte di cassazione in ordine all'applicazione della disciplina introdotta dalla legge 29 dicembre 1993, n. 580, istitutiva del registro delle imprese, e dal relativo regolamento di attuazione.
A seguito di tale pronuncia la domanda di omologazione veniva ripresentata al Tribunale di Nola, il quale, con ordinanza del 16-17 dicembre 1997, contestava la propria competenza e richiedeva il regolamento d'ufficio.
La società istante non ha depositato memoria.
Il Pubblico Ministero ha depositato le sue conclusioni in data 5 ottobre 1998.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Osserva il Tribunale di Napoli che l'orientamento interpretativo posto a fondamento della declaratoria di incompetenza del giudice a quo - secondo cui il giudice competente in materia andrebbe individuato in base al principio generale il quale stabilisce che l'organo giudiziario istituzionalmente preposto a impartire direttive e ordini ad un ufficio della Pubblica Amministrazione è quello del luogo dell'ufficio medesimo, secondo quanto risulterebbe dall'applicazione analogica degli artt. l'8, 19, 24 e 25 cod. proc. civ. - non appare meritevole di consenso.
A sostegno di tale affermazione rileva, preliminarmente, che nel vigente ordinamento non risultano fissate regole generali di ripartizione della competenza territoriale per i procedimenti di volontaria giurisdizione - tra i quali rientra quello di omologazione - sicché, in mancanza di specifiche indicazioni, la competenza dovrebbe radicarsi nel giudice del luogo in cui si trova il soggetto della cui posizione giuridica si discute. Osserva, inoltre, che la competenza attribuita in sede di omologazione al tribunale, chiamato a verificare la legittimità dell'atto e la sua conformità al dettato normativo, sarebbe qualitativamente diversa da quella propria del giudice del registro delle imprese, tenuto unicamente alla vigilanza generale sul funzionamento dell'ufficio e al controllo sui singoli adempimenti;
che, infine, il controllo attribuito al tribunale in sede di omologazione rientrerebbe nell'ambito della più generale attività di controllo sugli atti e sulla gestione della società, che è attribuito da molteplici disposizioni al giudice della sede sociale.
I rilievi formulati dal tribunale remittente - che recepiscono l'atteggiamento di quella parte della dottrina che si è mostrata contraria all'orientamento espresso da questa Corte (Cass. 9 agosto 1997, n. 7445; 5 giugno 1998, n. 5535 e n. 5536) - non rivestono una portata tale da indurre ad un ripensamento e alla conseguente modificazione della giurisprudenza di legittimità in materia. Va considerato al riguardo che l'individuazione del giudice territorialmente competente per l'omologazione delle delibere societarie non si fonda in realtà sull'applicazione di un contestato principio generale che sarebbe desumibile in via analogica dagli artt. 18, 19, 24 e 25 cod. proc. civ., e neppure sulla diversa natura del procedimento di omologazione rispetto a quella della fase successiva dell'iscrizione della delibera omologata nel registro delle imprese, ma, piuttosto, sull'interpretazione sistematica della disciplina normativa che regola la materia, la quale non può essere in alcun modo condizionata dalle opinioni espresse nei lavori preparatori del regolamento di attuazione della legge istitutiva del registro delle imprese.
Va considerato, infatti, che già nel sistema transitorio disciplinato dall'art. 101 disp. att. cod. civ. (implicitamente abrogato dall'art. 8, co. 1^, della legge 29 dicembre 1993, n. 580) la competenza territoriale del tribunale del luogo della sede sociale - che non era espressamente prevista dall'art. 2330, co. 3^, cod. civ., ma che non aveva mai dato luogo a contestazioni - non rappresentava affatto espressione del forum domicì1ii, ma derivava unicamente dall'indicazione dell'ufficio del registro competente, che coincideva, in via transitoria, con la cancelleria del tribunale destinatario dell'istanza di omologazione e non dava luogo a problemi nell'individuazione del giudice territorialmente competente per l'omologazione delle delibere assembleari delle società, attesa la presenza di un ufficio del registro delle società presso ogni tribunale. A conferma di tale interpretazione può richiamarsi l'art. 108, co. 1^. disp. att. cod. civ., il quale prevedeva espressamente che, fino all'attuazione del registro delle imprese, l'iscrizione dei contratti di consorzio doveva essere eseguita nel registro delle società presso la cancelleria del tribunale "nella cui circoscrizione aveva sede l'ufficio". La nuova disciplina introdotta dall'art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, che prevede l'istituzione di un ufficio del registro delle imprese presso la camera di commercio in ciascun capoluogo di provincia, non ha fatto tuttavia venir meno la preesistente coincidenza tra il tribunale competente per l'omologazione e quello incaricato della vigilanza sul registro delle società, dovendo attribuirsi alla norma suddetta una valenza meramente ricognitiva della situazione preesistente, attesa la mancanza di una espressa disciplina che introducesse una distinzione tra il giudice dell'omologazione e quello del registro delle imprese, disciplina che sarebbe stata indispensabile nel caso in cui si fosse voluto derogare al criterio dell'originaria coincidenza dei due uffici (giudice dell'omologazione e giudice del registro) conferendosi rilievo preminente alla sede della società, luogo del soggetto della cui posizione si discute, rispetto a quello nel quale il legislatore ha ubicato il nuovo sistema di pubblicità in cui l'atto societario dev'essere incluso.
Infine, i rilievi di ordine pratico evidenziati dal tribunale remittente con riferimento alle difficoltà che potrebbero derivare dalla concentrazione di tutte le omologazioni presso l'unico tribunale del capoluogo di provincia e dal conseguente pregiudizio delle esigenze di celerità ed efficienza, pur essendo apprezzabili, non rivestono tuttavia valore determinante, in quanto la presenza di un unico tribunale, individuato con riferimento alle circoscrizioni delle singole camere di commercio, garantisce la specializzazione del giudice e l'uniformità degli indirizzi giurisprudenziali con indubbio vantaggio per il valore della certezza del diritto, quanto meno nell'ambito delle singole circoscrizioni.
Nè poi appare insuperabile la preoccupazione avanzata dalla dottrina per la sorte delle omologazioni concesse da tribunali incompetenti, le quali sarebbero esposte alla revoca senza limiti di tempo ai sensi dell'art. 742 cod. proc. civ., poiché la revocabilità dei decreti di omologazione in materia societaria non costituisce affermazione pacifica ne' in dottrina, ne' tra i giudici di merito, e, comunque, essa viene esclusa, con riferimento ai decreti di omologazione dell'atto costitutivo, dalla dottrina prevalente la quale ne contesta la revocabilità in base alla considerazione che una società, una volta venuta ad esistenza come persona giuridica, non può essere eliminata dall'ordinamento se non all'esito del procedimento di liquidazione conseguente al giudizio contenzioso di nullità proposto ai sensi dell'art. 2332 cod. civ. In conclusione, a conferma dell'interpretazione già reiteratamente espressa da questa Corte, dev'essere affermata la competenza territoriale del Tribunale di Napoli in ordine all'omologazione della delibera assembleare di una società la cui sede legale si trovi nella circoscrizione di un diverso tribunale della provincia.
Non vi è materia per una pronuncia sulle spese giudiziali.
P.Q.M.
La Corte dichiara la competenza del Tribunale di Napoli. Così deciso in Roma, il 29 aprile 1999.
Depositato in Cancelleria il 1 settembre 1999