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Sentenza 27 novembre 2025
Sentenza 27 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Corte d'Appello Napoli, sentenza 27/11/2025, n. 6054 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte d'Appello Napoli |
| Numero : | 6054 |
| Data del deposito : | 27 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE D'APPELLO DI NAPOLI
Quinta Sezione Civile
(già Prima Sezione Civile Bis) riunita in camera di consiglio nelle persone dei Magistrati:
Dr.ssa Caterina Molfino Presidente
Dr. Paolo Celentano Consigliere
Dr. ssa Caterina di Martino Consigliere relatore ha deliberato di pronunciare la presente
SENTENZA
nel processo civile d'appello avverso la sentenza n. 976/2018 del Tribunale di Benevento pubblicata in data 28.05.2018, iscritto al n. 6175/2018 del ruolo generale degli affari contenziosi, rimesso in decisione all'udienza del 7.10.2025 e pendente TRA
(C.F. ) rappresentato e Parte_1 C.F._1 difeso, in virtù di procura in calce al ricorso per decreto ingiuntivo, dall'Avv. Vincenzo Napolitano
(C.F. ); C.F._2
APP ELLAN TE
E
(c.f. costituitasi in persona del Presidente pro Controparte_1 P.IVA_1 tempore della giunta regionale, rappresentata e difesa, in virtù di procura generale alle liti per notaio del 14/3/2018 (rep. 33646) dagli Avv.ti Lidia Buondonno (c.f. Persona_1
) e LA AN (c.f. ); C.F._3 C.F._4
APP ELLA TA
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso per decreto ingiuntivo depositato presso il Tribunale di Benevento, Parte_1
esponeva che:
[...]
1 -con OPCM n. 3322/2003, il Presidente della in qualità di Commissario Controparte_1
Straordinario per l'emergenza idrogeologica, era stato delegato ad erogare i contributi per i danni conseguenti agli eventi meteorologici verificatisi in alcuni territori della tra cui Controparte_1 anche il territorio del Comune di Montecalvo Irpino, nei giorni 24, 25 e 26 gennaio 2003;
-aveva pertanto presentato domanda per beneficiare del predetto contributo, avendo subito danni all'immobile di sua proprietà nel Comune di Montecalvo Irpino;
-il Comune di Montecalvo Irpino, svolta l'istruttoria della pratica, aveva inserito l'odierno appellante tra gli aventi diritto al contributo, con Decreto Sindacale, per l'importo di Euro 9.395,00;
-la struttura commissariale aveva quindi emanato l'ordinanza n. 3/2007, del 5/10/2007, con la quale aveva approvato l'elenco degli aventi diritto, liquidando il 35% del contributo ammesso;
-in data 4/7/2008, con deliberazione n. 1117/2008, era stato disposto il passaggio alla CP_1 in regime ordinario degli interventi prima di competenza della gestione commissariale.
[...]
Chiedeva, pertanto, l'emissione di un decreto ingiuntivo per Euro 6.206,75 pari alla quota di contributo ancora dovuta.
Il Tribunale accoglieva il ricorso ed emetteva il decreto ingiuntivo.
Proponeva opposizione la con atto di citazione ritualmente notificato, Controparte_1 eccependo il difetto di giurisdizione del G.O., la propria carenza di legittimazione passiva e l'infondatezza nel merito della pretesa.
Si costituiva il deducendo la sussistenza della giurisdizione del G.O., la legittimazione Pt_1 passiva della e chiedendo, dunque, il rigetto dell'opposizione. Controparte_1
Con sentenza n. 1866/2019, pubblicata il 31.10.2019, il Tribunale accoglieva l'opposizione, revocava il decreto ingiuntivo opposto e compensava le spese.
In particolare, riconosceva la giurisdizione del G.O., evidenziando che, nel caso di specie, la controversia riguardava la fase dell'esecuzione dell'obbligazione avente ad oggetto l'erogazione della somma riconosciuta.; riconosceva altresì la legittimazione passiva della Controparte_1 alla quale era stata trasferita, in regime ordinario, la gestione degli interventi prima di competenza della struttura commissariale.
Per quanto attiene al merito, escludeva l'esistenza di un'obbligazione della per Controparte_1 la parte di contributo residua;
osservava infatti che “con ordinanza n. 3322 del 23.10.2003 il
Presidente del Consiglio dei Ministri delegava, tra l'altro, al Commissario delegato per la gestione dell'emergenza conseguente all'evento alluvionale del 23, 24 e 25.1.2003 di eseguire una puntuale ricognizione dei Comuni colpiti, nonché di effettuare una stima dei danni subiti dalle infrastrutture
e dai beni pubblici e privati (cfr. art. 1 punto 3), autorizzandolo anche ad erogare contributi, a
2 titolo di acconto, per ciascuna unità abitativa distrutta o danneggiata, ma nei limiti delle risorse assegnate (cfr. art. 4 punto 1).
Dal piano finanziario di utilizzo delle risorse disponibili per la copertura delle attività previste dalla citata ordinanza (allegato sub B all'ordinanza n. 67 del 24.10.2006, allegata al fascicolo di parte opponente), si evince inconfutabilmente che a quella data erano state assegnate complessivamente risorse economiche pari ad € 5.374.832,23 (di cui € 4.991.382,23 ai sensi dell'art. 15 del d.l. 15/03 e € 383.450,00 come anticipazioni della Giunta Regionale della
Campania), oltre ad ulteriori risorse finanziarie destinate dalla Protezione Civile di €
3.004.666,65.
Somme che, naturalmente, non erano sufficienti a ricoprire tutte le necessità economiche complessive per gli interventi infrastrutturali e contributivi di cui all'ordinanza n. 3322/03 (Alla data del redazione del piano - settembre 2006-, infatti, solo da parte della popolazione risultavano pervenute istanze di contributi per i danni per un totale di € 5.687.022,72), ragion per cui si decideva di ripartire le risorse secondo la tabella 6, dando atto che risultavano necessari ulteriori
€ 4.132.023,00 per soddisfare le richieste dei privati e delle attività produttive, € 11.108.117, 94 per completare interventi infrastrutturali di riduzione del rischio ed € 53.666.597,18 per completare interventi di riduzione del rischio idrogeologico (cfr. tabella 7).
Nonostante, quindi, fosse stata richiesta ai Comuni una mera ricognizione dei danni subiti dai privati e dalle attività produttive (cfr. in proposito anche l'oggetto dell'ordinanza n. 17 13.12.2004) con il decreto n. 3, prot. n. 377, il Sindaco di Montecalvo Irpino decretava l'elenco degli aventi diritto ai contributi, nel quale indicava l'entità del contributo “ammissibile” e “liquidabile” e lo stesso Commissario di Governo per l'Emergenza Idrogeologica nella Regione Campania nell'ordinanza n. 3 del 5.10.2007, in verità, alla pag. 3 parla di “contributi stabiliti e fissati con i decreti sindacali”.
Poiché, però, il Commissario Delegato, prima, e la poi (in virtù della Controparte_1 deliberazione n. 1117 del 4.7.2008, allegata già in sede monitoria) erano tenuti a gestire dette attività nei limiti delle risorse finanziarie disponibili (come chiarito già nell'ordinanza n. 3322 del
23.10.2003) e, allo stato, non risultano essere stati concessi ulteriori finanziamenti per tali fini, non si ritiene sussistente alcun diritto della parte opposta ad ottenere un integrale risarcimento dei danni subiti in occasione degli eventi alluvionali citati, poiché l' O.P.C.M. 3322/2003 le aveva attribuito solo un contributo, ma non era mai stato deliberato il richiesto diritto al saldo”.
Avverso tale sentenza ha proposto appello, con atto di citazione Parte_1 ritualmente notificato, deducendo che:
3 -in base all'ordinanza commissariale n. 17/2004, i Comuni erano deputati allo svolgimento della fase istruttoria ed alla determinazione degli importi erogabili a titolo di contributo;
con l'adozione dei decreti sindacali sorgeva un diritto soggettivo perfetto del privato al pagamento dell'intero contributo;
-contrariamente a quanto sostenuto dal Tribunale, il privato aveva diritto al pagamento della restante parte del contributo che era stato concesso per l'intero;
-dalla documentazione depositata nel giudizio di primo grado, risultava comunque la disponibilità di fondi.
Pertanto, ha concluso chiedendo di riformare la sentenza di primo grado e di “IN VIA PRINCIPALE
E NEL MERITO, accogliere per i motivi tutti dedotti in narrativa il proposto appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, accogliere tutte le conclusioni avanzate in prime cure che qui si riportano:« 1) rigettare l'opposizione ex adverso proposta, con conferma del decreto ingiuntivo opposto e con condanna dell'Ente opponente al pagamento delle spese e competenze del giudizio di opposizione, con attribuzione in favore del sottoscritto difensore dichiaratosi antistatario;
2) in subordine, accertare comunque l'esistenza di un diritto di credito, anche se non esigibile, per la restante parte (65%) del contributo concesso e ancora non erogato in favore dell'odierna parte opposta, e condannare l'Ente opponente al pagamento delle spese e competenze del giudizio di opposizione, con attribuzione in favore del sottoscritto difensore dichiaratosi antistatario;
in ogni caso, NON condannare l'odierna parte opposta al pagamento delle spese e competenze del giudizio di opposizione, tenuto conto della complessità delle questioni affrontate nel presente giudizio.»”
Si è costituita, con comparsa di costituzione e risposta, la chiedendo il rigetto Controparte_1 dell'appello.
All'udienza del 27/5/2025, la Corte ha riservato la causa in decisione concedendo i termini di cui all'art. 190 c.p.c.
A seguito del trasferimento di uno dei Consiglieri, la causa era rimessa all'udienza del 7/10/2025 dinanzi ad un diverso Collegio e veniva nuovamente riservata in decisione con termini ridotti di giorni 20 per il deposito delle comparse conclusionali e di ulteriori giorni 20 per il deposito delle memorie di replica.
MOTIVI DELLA DECISIONE
L'appello è infondato e deve essere rigettato, non ravvisando questo Collegio valide ragioni per discostarsi dalle conclusioni cui sono giunte, anche se sulla base di percorsi argomentativi non perfettamente coincidenti, le numerose pronunzie di questa Corte che, in relazione ad analoghe fattispecie concrete, hanno accolto le tesi difensive della (v. sentt. nn. Controparte_1
4 2042/2019, 2606/2019, 1512/2020, 1890/2020, 1973/2020, 2031/2020, 1772/2021, 3091/2021,
1815/2022, 1641/2024).
Ed infatti, secondo la prospettazione dell'appellante, quel diritto soggettivo, esercitato nei confronti non del Commissario Delegato, ma della traeva origine: a) dall'O.P.C.M. n. Controparte_1
3322 del 2003, che autorizzava il Commissario Delegato ad erogare contributi a chi avesse subìto danni in conseguenza degli eventi meteorologici verificatisi nel territorio campano nei giorni tra il
24 ed 26 gennaio 2003; b) dall'utile collocamento dell'appellante nell'elenco degli aventi diritto al contributo approvato, in ottemperanza a quanto previsto dall'art. 1, comma 3, O.P.C.M. citata, dal
, che aveva così valutato positivamente la sua istanza di accesso al Controparte_2 contributo;
c) dall'ordinanza commissariale n. 3 del 2007, che da un lato aveva approvato gli elenchi trasmessi dai Comuni interessati – elenchi corredati anche della stima dei danni individualmente patiti dai singoli istanti – ma dall'altro aveva liquidato un mero acconto pari al
35% delle somme dovute;
d) dalla deliberazione della Giunta Regionale n. 1117/2008, che aveva attuato il trasferimento alla Regione “in regime ordinario degli interventi già in capo alla gestione commissariale di cui all'O.P.C.M. n. 3322/2003”.
Così delimitata la causa petendi della domanda esperita dall'odierna appellante, è avviso del
Collegio che né i provvedimenti normativi, né quelli amministrativi, invocati dall'appellante e comunque emessi in riferimento alla vicenda per cui è causa, consentano di riconoscere l'esistenza del diritto soggettivo di cui lo stesso si è affermato titolare.
Come già osservato, l'appellante ha fondato la sua domanda sull'assunto che avesse maturato il diritto ad un contributo complessivo di Euro 9.395,00 perché quest'importo era stato riconosciuto come a lui spettante dal e con l'ordinanza n. 3 del 2007. Controparte_2
L'assunto è, tuttavia, errato, dal momento che sia dal testo complessivo dell'O.P.C.M. 3322/2003, che dalle sue disposizioni contenute negli artt. 1, 3, 4 e 5, risulta che le provvidenze e i contributi pubblici sarebbero stati erogati non solo previa successiva liquidazione in sede amministrativa, ma soprattutto nei soli limiti delle disponibilità finanziarie.
Ed infatti, nella citata ordinanza n. 3 del 2007, il Commissario di Governo faceva espresso riferimento (nel secondo alinea del “considerato” di pagina 2) ai “contributi ammessi al finanziamento ai sensi dell'O.P.C.M. 3322/2003 art. 1 comma 3 lettera C”, norma che prevede che
“il commissario delegato provvede in particolare …. c) all'erogazione dei primi contributi per
l'immediata ripresa delle attività produttive e per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita delle popolazioni, anche mediante l'erogazione di provvidenze per il ristoro dei danni ai beni mobili, ai beni mobili registrati ed ai beni immobili, secondo voci di contribuzione, criteri di priorità e modalità attuative, tutti informati a parametri di certa perequazione, che saranno fissati
5 dal commissario delegato stesso con propri provvedimenti e che potranno costituire anticipazione su future provvidenze, nonché per l'autonoma sistemazione dei nuclei familiari rimasti senza tetto a seguito dagli eventi calamitosi”.
Coerentemente con questa premessa, la successiva liquidazione dell'“acconto” del 35% veniva disposta dall'ordinanza in riferimento a quattro categorie di beni ed evenienze, rappresentate dal
“ripristino dei beni mobili e/o mobili registrati e traslochi” (scheda A), “autonoma sistemazione”
(scheda B), “ripristino dei beni immobili” (scheda C) e “ripresa delle attività produttive” (scheda
D).
Dei beni e delle condizioni oggetto del preventivo monitoraggio compiuto dal Commissario attraverso i Comuni, e da questi attuato con la rilevazione mediante le citate “schede”, si occupano nel dettaglio i successivi artt. 3, 4 e 5 dell'O.P.C.M. n. 3322 del 2003, che attribuiscono al commissario delegato il potere, rispettivamente, di “assegnare ai nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa, sia stata distrutta in tutto o in parte” un contributo per l'autonoma sistemazione fino ad un massimo di Euro 400,00 mensili (art. 3), di “erogare contributi,
a titolo di acconto, fino ad un massimo di Euro 30.000,00 per ciascuna unità abitativa distrutta o danneggiata” al fine di favorire un rapido rientro nelle unità immobiliari distrutte o danneggiate ed il ritorno alle normali condizioni di vita (art. 4) ed infine di “erogare un contributo, a titolo di acconto, fino ad un massimo di Euro 30.000,00, a favore dei titolari di attività industriali, commerciali, produttive, agricole, …” (art. 5).
Tutte le tre norme citate prevedono che “i contributi di cui al presente articolo costituiscono anticipazioni su future provvidenze a qualunque titolo previste”.
Inoltre, l'art. 4 prevede che i contributi saranno erogati “nei limiti delle risorse assegnate”.
Infine, l'art. 7 stabilisce che “per gli oneri derivanti dall'applicazione della presente ordinanza si provvede a valere sulle disponibilità finanziarie di cui all'ordinanza n. 3277/2003 citata in premessa”.
Nella sua decisione il Tribunale ha richiamato le previsioni dell'ordinanza n.3322 del 2003 interpretandola nel senso che il contributo che il avrebbe potuto erogare doveva essere CP_2 contenuto nei limiti delle risorse assegnate, e le risorse assegnate non erano sufficienti a coprire tutte le necessità economiche previste dall'ordinanza.
La sentenza impugnata ha, pertanto, correttamente ritenuto che l'O.P.C.M. 3322/2003 aveva attribuito all'appellante solo un contributo, ma non era stato mai deliberato il diritto al saldo.
Viceversa, l'appellante ritiene che il provvedimento concessorio era costituito dai decreti sindacali emessi dai Comuni cui era stata delegata l'istruttoria e che avevano accertato gli importi dei
6 contributi e gli aventi diritto e che la misura del 35% quale acconto dell'importo liquidabile veniva stabilita per mere esigenze finanziarie, ma sempre in relazione all'importo complessivo concesso.
Va invece dato atto che il Commissario nell'ordinanza n. 3 del 2007 aveva evidenziato che, a fronte di un ammontare complessivo dei “contributi stabiliti e fissati con i decreti sindacali” pari a
4.266.921,26 €, “le attuali disponibilità finanziarie consentono di coprire circa il 35%” dei predetti contributi fissati dai Comuni interessati.
Peraltro, il termine “acconto” impiegato negli artt. 4 e 5 citt. - per quanto effettivamente possa aver dato luogo a qualche equivoco quando utilizzato nei provvedimenti successivi - può essere spiegato ove si tenga conto che i contributi “a titolo di acconto” oggetto di tali norme “costituiscono anticipazioni su future provvidenze a qualsiasi titolo previste”. In pratica, non si escludono ulteriori erogazioni, ma tale previsione non è sufficiente a costituire un diritto all'ottenimento del “saldo”.
Così la determinazione degli importi contenuta nel Decreto Sindacale del Comune di Montecalvo
Irpino costituisce esclusivamente l'importo massimo che l'interessato può ottenere a titolo di contributo, ma non determina il sorgere del diritto all'ottenimento dell'intera somma.
Risulta, pertanto, evidente l'insussistenza del diritto di credito al “saldo”.
Peraltro dalle disposizioni meramente generiche dell'O.P.C.M., contenenti norme di indirizzo e, dunque, non immediatamente precettive od imperative, dirette peraltro esclusivamente a fissare i limiti massimi delle provvidenze e dei contributi individuali alle popolazioni danneggiate dagli eventi alluvionali, limiti a loro volta implicitamente assoggettati alla sottostante ed ulteriore condizione dell'osservanza delle disponibilità finanziarie, non poteva evidentemente sorgere alcun diritto soggettivo.
L'attribuzione del contributo necessitava, pertanto, del suo successivo riconoscimento nella sede amministrativa di competenza del Commissario delegato. A quest'ultimo era, in particolare, assegnato il compito della gestione non solo delle attività di carattere preventivo, ma anche di natura indennitaria dei danni subiti dalle popolazioni (anche) della E, pur dovendosi CP_1 avvalere, nello svolgimento di questa seconda parte dei suoi compiti, dell'ausilio degli enti comunali, cui era demandata un'attività di carattere istruttorio dei danni verificatisi e ricognitivo dei soggetti aventi diritto ai contributi, al solo Commissario delegato spettava la prerogativa di determinare, secondo i criteri dettati dalla normativa emergenziale, l'an, il quomodo ed il quantum dei contributi e delle provvidenze, comunque entro i limiti imposti dalle disponibilità finanziarie specificamente destinate.
Sicché all'approvazione dei decreti sindacali contenuta nell'ordinanza n. 3 del 2007 non è riconducibile l'effetto della definitiva attribuzione dell'intera somma ritenuta dai Comuni ammissibile al contributo, con conseguente diritto al pagamento della differenza non
7 immediatamente corrisposta. Ai fini del riconoscimento di quest'ultimo diritto sarebbe, invece, occorso un nuovo ed ulteriore provvedimento amministrativo del Commissario (o della a CP_1 questi in seguito subentrata) che, rinnovate le necessarie valutazioni discrezionali dirette ad accertare modalità e criteri per la ripartizione, tra tutti gli aventi diritto in base ai diversi e variegati titoli contemplati dall'O.P.C.M. n. 3322 del 2003, delle residue disponibilità finanziarie, attribuisse all'appellante, unitamente agli altri soggetti di cui agli elenchi approvati con l'ordinanza n. 3 del
2007, l'ulteriore importo rivendicato.
Era necessaria quindi l'adozione di un nuovo provvedimento da parte del Commissario delegato che stabilisse se ed in che misura potesse essere riconosciuto un ulteriore importo, nei limiti del totale stabilito a seguito dell'istruttoria svolta dal , oltre a quello versato a Controparte_2 titolo di “acconto”. In assenza di tale provvedimento null'altro può essere attribuito.
Né potrebbe riconoscersi il diritto dell'appellante sulla base delle deduzioni ed allegazioni svolte nell'ambito del motivo d'appello riguardante l'esistenza e la mancata riassegnazione di fondi disponibili.
Lo stesso ha, in particolare, sostenuto che, avendo la ammesso la disponibilità finanziaria CP_1 residua di euro 9.356.425,55 (che sarebbe “finalizzata alla parziale attuazione degli interventi appaltati ex Ordinanza Ministro Interni n. 3158/2001 (…)”), dovrebbe desumersene il riconoscimento della possibilità di procedere al pagamento della differenza non erogata con l'ordinanza n. 3 del 2007.
Al riguardo, va in primo luogo osservato che, se si ritiene che fosse necessario un nuovo provvedimento per il riconoscimento del “saldo”, la mera disponibilità finanziaria non è sufficiente per sostenere il diritto soggettivo al pagamento del predetto saldo.
Inoltre, pur a voler ritenere che, in presenza della disponibilità finanziaria, la fosse tenuta CP_1 all'adozione del provvedimento di riconoscimento del “saldo”, è evidente che la cognizione di queste deduzioni, come già evidenziato in numerose sentenze su tale questione (citate anche dall'appellata), non spetterebbe comunque a questa Corte ma, se del caso, al Giudice amministrativo, comportando il sindacato sulle scelte discrezionali della P.A. ed in particolare sui criteri fissati per la ripartizione (anche tra i diversi interventi previsti dall'OPCM) delle ridotte disponibilità finanziarie e sulla loro concreta attuazione, come confermato anche dall'ordinanza n.
67 del 2006, che, a commento della tabella riassuntiva n. 7, si concludeva con l'affermazione che, per assicurare l'attuazione di tutti gli interventi previsti nel programma delineato nell'ordinanza
3322/2003, sarebbero occorse risorse finanziarie aggiuntive pari ad alcune decine di milioni di euro.
Tale orientamento, ripetutamente affermato da questa Corte, ha trovato l'avallo anche della giurisprudenza di legittimità. Ed infatti, la S.C., in diverse decisioni, dopo aver premesso che ai
8 provvedimenti amministrativi si applicano i principi ermeneutici contenuti negli artt. 1362 c.c., ha sostanzialmente condiviso le conclusioni sopra esposte, ritenute rispettose di tali principi (Cass.
9229/2024; Cass. 14965/2024); in un caso ha espressamente affermato che “è quindi esatta Pa l'affermazione della Corte partenopea che ha legato il diritto della sig.ra alla percezione di ulteriore indennizzo all'intervento, nel caso non occorso, di un ulteriore provvedimento dell'Autorità amministrativa, che certamente non può essere rappresentato dall'accertamento istruttorio ed endo-procedimentale operato dal Comune territorialmente competente, che non si sia tradotto nel formale riconoscimento di un contributo indennitario a suo favore, suscettibile di essere fatto valere dinanzi al giudice ordinario” (Cass. 14828/2024).
Per tutto quanto esposto, l'appello deve essere rigettato.
L'accoglimento della tesi sostenuta dagli appellanti in alcune pronunce di merito (in particolare del
Tribunale di Benevento) e la circostanza che solo nel corso del giudizio sono intervenute le pronunce della Corte di Cassazione sulle questioni sopra esaminate, giustificano, ad avviso di questo Collegio, la compensazione parziale delle spese del presente grado di giudizio nella misura della metà; la rimanente metà va posta a carico dell'appellante che, una volta consolidatosi l'orientamento di legittimità riportato, avrebbe potuto rinunciare all'appello. I compensi vanno liquidati - in base ai parametri contenuti nella tabella 12 allegata al d.m. Giustizia 55/2014 per le controversie di valore compreso tra € 5.200 ed € 26.000 – in misura già ridotta alla metà, in € 1.550
(€ 300 per la fase di studio, € 250 per la fase introduttiva, € 500 per la fase istruttoria ed € 500 per la fase decisoria).
Infine deve darsi atto – ai sensi dell'art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dell'appellante, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'appello da lui proposto.
P.Q.M.
La Corte, definitivamente pronunciando sull'appello proposto avverso la sentenza del Tribunale di
Benevento sentenza n. 976/2018 pubblicata in data 28.05.2018:
1. rigetta l'appello e, per l'effetto, conferma la sentenza impugnata;
2. compensa le spese per la quota della metà e condanna al Parte_1 pagamento, in favore della della rimanente metà che liquida (in misura Controparte_1 già ridotta alla metà) in € 1.550,00 per compenso professionale ed € 232,50 per spese generali di rappresentanza e difesa;
9 3. dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dell'appellante, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per l'impugnazione, ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, d.p.r. 115/2002.
Così deciso in Napoli, il 20/11/2025
Il Cons. estensore La Presidente
Dr. ssa Caterina di Martino Dr.ssa Caterina Molfino
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