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Sentenza 25 novembre 2025
Sentenza 25 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Foggia, sentenza 25/11/2025, n. 2424 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Foggia |
| Numero : | 2424 |
| Data del deposito : | 25 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI FOGGIA
SEZIONE LAVORO
La giudice, Azzurra de Salvia, all'esito dell'udienza cartolare del 7.11.2025, ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., ha pronunciato la seguente sentenza nella causa iscritta al n. 9724/2024 R.G.L.
TRA
, rappresentata e difesa dall'avv. Gianluigi Giannuzzi Cardone Parte_1
RICORRENTE
E
, in persona del pro tempore, e Controparte_1 CP_2
, rappresentati Controparte_3
e difesi ex art. 417 bis c.p.c. dal dott. Vito Alfonso
RESISTENTE
OGGETTO: anzianità giuridica (anno 2013) – differenze retributive
RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 7.11.2024, – premesso di essere stata assunta, in virtù di Parte_1 contratto di lavoro a tempo indeterminato con decorrenza 1.9.2008, alle dipendenze del
[...]
(d'ora innanzi anche solo con la qualifica di docente di scuola Controparte_1 CP_4 secondaria e di essere attualmente in servizio presso l'I.T.E.T. AN Alighieri di Cerignola (FG) – ha adito l'intestato Tribunale del Lavoro, chiedendo di: “1) accertare e dichiarare il diritto della ricorrente a vedersi riconosciuto il servizio svolto nell'anno 2013 ai fini giuridici nonché alla conseguente, successiva e corretta progressione economica nel nuovo ruolo, in base alle tabelle di cui ai contratti nazionali vigenti negli anni e, per l'effetto; 2) condannare l'amministrazione convenuta al pagamento degli arretrati stipendiali eventualmente spettanti a titolo di differenze retributive tra percepito e percipiendo a partire dalla data di cessazione del blocco, da calcolarsi in base ai calcoli aritmetici in base alle tabelle stipendiali annesse ai contratti nazionali Scuola, oltre interessi legali dal pagina 1 di 6 giorno della maturazione del diritto al saldo e l'indennità per la rivalutazione monetaria, fatto salvo il divieto di cumulo ex l. 724/94; 3) condannare l'amministrazione convenuta all'adozione di tutti gli atti ed i provvedimenti all'uopo necessari”. Vinte le spese di lite.
Instauratosi il contraddittorio, si è costituito il ribadendo il perdurante effetto limitativo delle CP_4 disposizioni dettate in tema di contenimento della spesa pubblica anche ai fini del collocamento nelle fasce stipendiali superiori, concludendo per il rigetto del ricorso.
Acquisite note di trattazione dalle parti, la causa è stata decisa con la presente sentenza.
* * *
Il ricorso è infondato e va rigettato, dovendo farsi applicazione dei principi stabiliti dal Tribunale in fattispecie analoghe alla presente, dai quali non vi è ragione di discostarsi e che si richiamano, con i necessari adattamenti, anche ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c. (sentenza n. 1641/2025 pubblicata il
10/07/2025, est. dott. Ivano Caputo;
in senso conforme, si vedano anche sent. n. 1381/2025, est. dott.
RI TO e sentt. nn. 1524/2025, 1640/2025, 1642/2025, est. dott. Ivano Caputo, sent. n.
1853/2025 pubbl. il 25/09/2025, est. dott.ssa , sent. n. 1961/2025 pubbl. il 09/10/2025, est. Per_1 dott.ssa sent. n. 2396/2025 pubbl. il 21/11/2025, est. dott.ssa Vitarelli). Per_2
<< […] 2.1. Va opportunamente premesso che, sulla questione controversa sottoposta ad odierno scrutinio, è recentemente intervenuta la Suprema Corte di Cassazione (Cass. Sez. Lav. 21 maggio
2025, n. 13618), la quale – all'esito di una compiuta ricostruzione dell'articolato quadro normativo di riferimento (integrato, in particolare, dall'art. 9, comma 23, del D.L. n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 122/2010, secondo cui “Per il personale docente, Amministrativo, Tecnico ed
Ausiliario (A.T.A.) della Scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. È fatto salvo quanto previsto dall'articolo 8, comma 14”, nonché dall'art. 1, lett. b), del D.P.R.
n. 122/2013, che ha esteso la disposizione di blocco anche all'anno 2013) – ha ritenuto maggiormente rispondente al tenore testuale ed alla ratio delle disposizioni sopra richiamate la tesi che, ferma la non sovrapposizione, anche in ambito scolastico, fra effetti giuridici ed effetti economici dell'anzianità di servizio, esclude che, in difetto di intervento della contrattazione collettiva, l'annualità del 2013 possa essere utilmente fatta valere dal personale docente ed ATA ai fini dell'inserimento nelle fasce stipendiali per il periodo successivo al 2014.
A queste conclusioni la Corte è pervenuta muovendo dal preliminare rilievo che “la fattispecie oggetto di causa trova la sua disciplina specifica nel comma 23 del citato art. 9, che nell'escludere, per effetto pagina 2 di 6 della proroga disposta dal D.P.R. n. 122/2013, l'utilità del periodo 2010/2013 ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici, non pone alcun limite temporale alla
"sterilizzazione" degli anni in questione e delinea un meccanismo di sospensione, destinato a venir meno solo per effetto della contrattazione collettiva, a sua volta condizionata dal preventivo reperimento delle risorse, ad oggi limitato alle sole annualità del 2011 e del 2012”.
È stata pure evidenziata, nella sentenza dianzi citata, la distinzione tra le progressioni orizzontali e verticali nel pubblico impiego (che, a mente dell'art. 52 del D.lgs. n. 165/2001, non conseguono alla sola maturazione di una maggiore anzianità di servizio ma presuppongono procedure selettive o concorsuali) e gli avanzamenti automatici che, in ambito scolastico, derivano dalla previsione di un sistema retributivo fondato su fasce stipendiali legate all'anzianità di servizio (fasce che producono effetti solo sul piano economico e non sono assimilabili allo sviluppo professionale all'interno dell'area né, tanto meno, al passaggio fra aree diverse, che caratterizzano, invece, gli altri comparti delle amministrazioni pubbliche), quale ragione di fondo che ha indotto il Legislatore a prevedere, in un caso, il differimento dell'effetto economico alla cessazione del periodo di blocco, nell'altro la sterilizzazione delle annualità, “sterilizzazione che, pur proiettandosi nel tempo, non determina alcun sacrificio diverso ed ulteriore rispetto a quello richiesto dal D.L. n. 78/2010, perché il meccanismo di progressione riprende a decorrere alla cessazione del periodo di blocco, determinando unicamente un ritardo nell'acquisizione della fascia stipendiale superiore, che resta comunque garantita, con la conseguenza che, in difetto dell'intervento della contrattazione collettiva, che ha già consentito il recupero sino a tutto il 2012, il pregiudizio economico resta limitato alle annualità "sterilizzate" e, quindi, ora al solo 2013”.
Non ravvisando i denunciati profili di illegittimità costituzionale della disposizione, profili già esclusi dal Giudice delle leggi nella pronuncia n. 310/2013, la Suprema Corte ha, quindi, chiarito che “La
"non utilità" degli anni di servizio va, però, limitata ai soli effetti economici della stessa e, quindi, al meccanismo di avanzamento automatico per fasce stipendiali e non si estende a quelli giuridici, che riguardano in ambito scolastico plurimi istituti fra i quali, in via esemplificativa, si possono ricordare la mobilità, le selezioni interne, l'individuazione delle posizioni eccedentarie”.
Ciò comporta – prosegue la Corte – “che nei casi in cui, come nella fattispecie, in sede di ricostruzione della carriera l'amministrazione procede al riconoscimento dell'anzianità maturata nel servizio in epoca antecedente all'immissione in ruolo, occorre mantenere distinta l'anzianità utile ai fini dell'inserimento nelle fasce stipendiali (interessata dalla normativa di blocco), da quella che il pagina 3 di 6 dipendente può far valere a tutti gli altri fini, che non può risentire della "sterilizzazione" qui in discussione, i cui effetti restano limitati a quelli meramente economici”.
In questa prospettiva, “L'annualità del 2013 concorre, quindi, a determinare la complessiva anzianità di servizio, restando solo escluso che della stessa si debba tener conto ai fini dell'inserimento nelle fasce stipendiali sino a quando, reperite le necessarie risorse, il recupero sarà espressamente previsto dalla contrattazione collettiva”.
Risultano, pertanto, solo in parte superate le conclusioni alle quali era pervenuta Cass. n. 16133/2024, pronunciata in fattispecie nella quale veniva in rilievo la “supervalutazione” del servizio prestato all'estero che il pretendeva di sterilizzare ad ogni effetto, perché anche quella pronuncia CP_1 mantiene distinti gli effetti giuridici derivanti dall'anzianità medesima rispetto a quelli economici,
“sicché la rimeditazione dell'orientamento espresso resta limitata alla parte in cui il precedente arresto ha ritenuto che l'annualità del 2013 possa essere fatta valere, venuto meno il blocco ed anche in difetto di espressa previsione della contrattazione collettiva, ai fini dell'avanzamento automatico nelle fasce stipendiali” (Cass. Sez. Lav. n. 13618/2025 cit.; conf. Cass. Sez. Lav. n. 13619/2025) […]
->.
Alla luce dell'intervento chiarificatore della Suprema Corte di Cassazione, le domande volte al riconoscimento dell'annualità 2013 ai fini dell'inserimento nelle fasce stipendiali e alla condanna al pagamento delle differenze maturate devono essere rigettate.
Con riguardo alla domanda di riconoscimento dell'anzianità maturata nell'anno 2013 ai soli fini giuridici, occorre chiedersi se << sia sorretta da un apprezzabile interesse ad agire, ai sensi dell'art. 100 c.p.c. Al quesito deve rispondersi in senso negativo.
Invero, Cass. n. 2232/2020, nel richiamare un orientamento ormai consolidato, ha osservato che l'anzianità di servizio non è uno status o un elemento costitutivo di uno status del lavoratore subordinato, né un distinto bene della vita oggetto di un autonomo diritto, rappresentando piuttosto la dimensione temporale del rapporto di lavoro di cui integra il presupposto di fatto di specifici diritti, quali quelli all'indennità di fine rapporto, alla retribuzione, al risarcimento del danno per omissione contributiva, agli scatti di anzianità.
Si è pure soggiunto che essa non può essere oggetto di atti di disposizione, traslativi o abdicativi, ed è insuscettibile di un'autonoma prescrizione, distinta, in quanto tale, da quella dei diritti, a contenuto patrimoniale, che su di essa si fondano (posto che “non esiste... un diritto all'anzianità di ignoto contenuto autonomamente prescrivibile, ma esiste una anzianità, che costituisce presupposto di fatto pagina 4 di 6 per l'attribuzione di alcuni diritti, questi sì soggetti a prescrizione secondo il regime loro proprio” - cfr. Cass. 27 maggio 1986, n. 3559).
L'anzianità di servizio, dunque, può essere oggetto di verifica giudiziale senza limiti di tempo, purché sussista nel ricorrente l'interesse ad agire (ex art. 100 c.p.c.), che va valutato in ordine alla azionabilità dei singoli diritti di cui la prima costituisce il presupposto di fatto.
Ed in questa prospettiva l'orientamento consolidato nella giurisprudenza di legittimità è nel senso che
“non sono proponibili azioni autonome di mero accertamento di fatti giuridicamente rilevanti che costituiscono solo elementi frazionari della fattispecie costitutiva di un diritto, il quale può costituire oggetto di accertamento giudiziario nella sua interezza” (Cass. n. 6749/2012).
Come puntualizzato, poi, da Cass. Sez. Lav. n. 28271/2022 (in una fattispecie in cui l'interesse ad agire per il solo accertamento dell'anzianità di servizio era stato escluso in ragione dell'intervenuta prescrizione del diritto a percepire le differenze retributive), “si tratta di principio recentemente richiamato nella motivazione di Cass. S.U. n. 12903/2021 che, seppure resa in fattispecie diversa da quella che qui viene in rilievo, ne ha tratto, quale conseguenza, l'inammissibilità dell'azione proposta dinanzi al giudice ordinario per ottenere l'accertamento di un presupposto di fatto che costituisce elemento costitutivo di un diritto la cui cognizione è riservata al giudice contabile”.
2.5. Nel caso in esame, il riconoscimento del servizio prestato nell'anno 2013 è stato espressamente invocato dalla parte ricorrente al solo fine di ottenere la maturazione “delle successive progressioni economiche nell'ambito degli scaglioni previsti dalla disciplina collettiva” e, per l'effetto, la condanna del al pagamento delle differenze retributive conseguenti all'inquadramento nella fascia CP_4 stipendiale spettante.
Tanto si evince dal complessivo esame del ricorso, non limitato alla parte di esso riservata alle conclusioni, ma esteso anche alla parte espositiva, avendo parte ricorrente circoscritto il petitum immediato agli effetti dell'anzianità di servizio sul versante della progressione stipendiale (e delle conseguenti differenze retributive).
Non è stato, invece, prospettato - in via ulteriore - alcun risultato utile, giuridicamente rilevante e non conseguibile senza l'intervento del Giudice, dovendosi soltanto soggiungere, in linea con un costante insegnamento di legittimità, che “il processo non può essere utilizzato solo in previsione della soluzione in via di massima o accademica di una questione di diritto in vista di situazioni future o meramente ipotetiche” (cfr., tra le altre, Cass. Sez. Lav. n. 27151/2009; più di recente, Cass. Sez. II n.
12532/2024)>>.
pagina 5 di 6 Per le medesime ragioni, anche nella fattispecie in esame, la domanda di riconoscimento dell'anzianità per l'anno 2013, ai soli fini giuridici, deve essere rigettata, poiché non sorretta da un concreto ed attuale interesse ad agire, ai sensi dell'art. 100 c.p.c.
Le spese di lite vengono integralmente compensate, ai sensi dell'art. 92, comma 2, c.p.c., atteso che l'intervento chiarificatore della Suprema Corte è sopravvenuto solo in corso di causa.
P.Q.M.
La Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando nella presente controversia, ogni ulteriore istanza, eccezione o deduzione disattesa, così provvede:
- rigetta il ricorso;
- compensa integralmente tra le parti le spese di lite.
Foggia, all'esito dell'udienza cartolare del 7.11.2025
LA GIUDICE DEL LAVORO
(Azzurra de Salvia)
pagina 6 di 6
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI FOGGIA
SEZIONE LAVORO
La giudice, Azzurra de Salvia, all'esito dell'udienza cartolare del 7.11.2025, ai sensi dell'art. 127 ter c.p.c., ha pronunciato la seguente sentenza nella causa iscritta al n. 9724/2024 R.G.L.
TRA
, rappresentata e difesa dall'avv. Gianluigi Giannuzzi Cardone Parte_1
RICORRENTE
E
, in persona del pro tempore, e Controparte_1 CP_2
, rappresentati Controparte_3
e difesi ex art. 417 bis c.p.c. dal dott. Vito Alfonso
RESISTENTE
OGGETTO: anzianità giuridica (anno 2013) – differenze retributive
RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
Con ricorso depositato in data 7.11.2024, – premesso di essere stata assunta, in virtù di Parte_1 contratto di lavoro a tempo indeterminato con decorrenza 1.9.2008, alle dipendenze del
[...]
(d'ora innanzi anche solo con la qualifica di docente di scuola Controparte_1 CP_4 secondaria e di essere attualmente in servizio presso l'I.T.E.T. AN Alighieri di Cerignola (FG) – ha adito l'intestato Tribunale del Lavoro, chiedendo di: “1) accertare e dichiarare il diritto della ricorrente a vedersi riconosciuto il servizio svolto nell'anno 2013 ai fini giuridici nonché alla conseguente, successiva e corretta progressione economica nel nuovo ruolo, in base alle tabelle di cui ai contratti nazionali vigenti negli anni e, per l'effetto; 2) condannare l'amministrazione convenuta al pagamento degli arretrati stipendiali eventualmente spettanti a titolo di differenze retributive tra percepito e percipiendo a partire dalla data di cessazione del blocco, da calcolarsi in base ai calcoli aritmetici in base alle tabelle stipendiali annesse ai contratti nazionali Scuola, oltre interessi legali dal pagina 1 di 6 giorno della maturazione del diritto al saldo e l'indennità per la rivalutazione monetaria, fatto salvo il divieto di cumulo ex l. 724/94; 3) condannare l'amministrazione convenuta all'adozione di tutti gli atti ed i provvedimenti all'uopo necessari”. Vinte le spese di lite.
Instauratosi il contraddittorio, si è costituito il ribadendo il perdurante effetto limitativo delle CP_4 disposizioni dettate in tema di contenimento della spesa pubblica anche ai fini del collocamento nelle fasce stipendiali superiori, concludendo per il rigetto del ricorso.
Acquisite note di trattazione dalle parti, la causa è stata decisa con la presente sentenza.
* * *
Il ricorso è infondato e va rigettato, dovendo farsi applicazione dei principi stabiliti dal Tribunale in fattispecie analoghe alla presente, dai quali non vi è ragione di discostarsi e che si richiamano, con i necessari adattamenti, anche ai sensi dell'art. 118 disp. att. c.p.c. (sentenza n. 1641/2025 pubblicata il
10/07/2025, est. dott. Ivano Caputo;
in senso conforme, si vedano anche sent. n. 1381/2025, est. dott.
RI TO e sentt. nn. 1524/2025, 1640/2025, 1642/2025, est. dott. Ivano Caputo, sent. n.
1853/2025 pubbl. il 25/09/2025, est. dott.ssa , sent. n. 1961/2025 pubbl. il 09/10/2025, est. Per_1 dott.ssa sent. n. 2396/2025 pubbl. il 21/11/2025, est. dott.ssa Vitarelli). Per_2
<< […] 2.1. Va opportunamente premesso che, sulla questione controversa sottoposta ad odierno scrutinio, è recentemente intervenuta la Suprema Corte di Cassazione (Cass. Sez. Lav. 21 maggio
2025, n. 13618), la quale – all'esito di una compiuta ricostruzione dell'articolato quadro normativo di riferimento (integrato, in particolare, dall'art. 9, comma 23, del D.L. n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 122/2010, secondo cui “Per il personale docente, Amministrativo, Tecnico ed
Ausiliario (A.T.A.) della Scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. È fatto salvo quanto previsto dall'articolo 8, comma 14”, nonché dall'art. 1, lett. b), del D.P.R.
n. 122/2013, che ha esteso la disposizione di blocco anche all'anno 2013) – ha ritenuto maggiormente rispondente al tenore testuale ed alla ratio delle disposizioni sopra richiamate la tesi che, ferma la non sovrapposizione, anche in ambito scolastico, fra effetti giuridici ed effetti economici dell'anzianità di servizio, esclude che, in difetto di intervento della contrattazione collettiva, l'annualità del 2013 possa essere utilmente fatta valere dal personale docente ed ATA ai fini dell'inserimento nelle fasce stipendiali per il periodo successivo al 2014.
A queste conclusioni la Corte è pervenuta muovendo dal preliminare rilievo che “la fattispecie oggetto di causa trova la sua disciplina specifica nel comma 23 del citato art. 9, che nell'escludere, per effetto pagina 2 di 6 della proroga disposta dal D.P.R. n. 122/2013, l'utilità del periodo 2010/2013 ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici, non pone alcun limite temporale alla
"sterilizzazione" degli anni in questione e delinea un meccanismo di sospensione, destinato a venir meno solo per effetto della contrattazione collettiva, a sua volta condizionata dal preventivo reperimento delle risorse, ad oggi limitato alle sole annualità del 2011 e del 2012”.
È stata pure evidenziata, nella sentenza dianzi citata, la distinzione tra le progressioni orizzontali e verticali nel pubblico impiego (che, a mente dell'art. 52 del D.lgs. n. 165/2001, non conseguono alla sola maturazione di una maggiore anzianità di servizio ma presuppongono procedure selettive o concorsuali) e gli avanzamenti automatici che, in ambito scolastico, derivano dalla previsione di un sistema retributivo fondato su fasce stipendiali legate all'anzianità di servizio (fasce che producono effetti solo sul piano economico e non sono assimilabili allo sviluppo professionale all'interno dell'area né, tanto meno, al passaggio fra aree diverse, che caratterizzano, invece, gli altri comparti delle amministrazioni pubbliche), quale ragione di fondo che ha indotto il Legislatore a prevedere, in un caso, il differimento dell'effetto economico alla cessazione del periodo di blocco, nell'altro la sterilizzazione delle annualità, “sterilizzazione che, pur proiettandosi nel tempo, non determina alcun sacrificio diverso ed ulteriore rispetto a quello richiesto dal D.L. n. 78/2010, perché il meccanismo di progressione riprende a decorrere alla cessazione del periodo di blocco, determinando unicamente un ritardo nell'acquisizione della fascia stipendiale superiore, che resta comunque garantita, con la conseguenza che, in difetto dell'intervento della contrattazione collettiva, che ha già consentito il recupero sino a tutto il 2012, il pregiudizio economico resta limitato alle annualità "sterilizzate" e, quindi, ora al solo 2013”.
Non ravvisando i denunciati profili di illegittimità costituzionale della disposizione, profili già esclusi dal Giudice delle leggi nella pronuncia n. 310/2013, la Suprema Corte ha, quindi, chiarito che “La
"non utilità" degli anni di servizio va, però, limitata ai soli effetti economici della stessa e, quindi, al meccanismo di avanzamento automatico per fasce stipendiali e non si estende a quelli giuridici, che riguardano in ambito scolastico plurimi istituti fra i quali, in via esemplificativa, si possono ricordare la mobilità, le selezioni interne, l'individuazione delle posizioni eccedentarie”.
Ciò comporta – prosegue la Corte – “che nei casi in cui, come nella fattispecie, in sede di ricostruzione della carriera l'amministrazione procede al riconoscimento dell'anzianità maturata nel servizio in epoca antecedente all'immissione in ruolo, occorre mantenere distinta l'anzianità utile ai fini dell'inserimento nelle fasce stipendiali (interessata dalla normativa di blocco), da quella che il pagina 3 di 6 dipendente può far valere a tutti gli altri fini, che non può risentire della "sterilizzazione" qui in discussione, i cui effetti restano limitati a quelli meramente economici”.
In questa prospettiva, “L'annualità del 2013 concorre, quindi, a determinare la complessiva anzianità di servizio, restando solo escluso che della stessa si debba tener conto ai fini dell'inserimento nelle fasce stipendiali sino a quando, reperite le necessarie risorse, il recupero sarà espressamente previsto dalla contrattazione collettiva”.
Risultano, pertanto, solo in parte superate le conclusioni alle quali era pervenuta Cass. n. 16133/2024, pronunciata in fattispecie nella quale veniva in rilievo la “supervalutazione” del servizio prestato all'estero che il pretendeva di sterilizzare ad ogni effetto, perché anche quella pronuncia CP_1 mantiene distinti gli effetti giuridici derivanti dall'anzianità medesima rispetto a quelli economici,
“sicché la rimeditazione dell'orientamento espresso resta limitata alla parte in cui il precedente arresto ha ritenuto che l'annualità del 2013 possa essere fatta valere, venuto meno il blocco ed anche in difetto di espressa previsione della contrattazione collettiva, ai fini dell'avanzamento automatico nelle fasce stipendiali” (Cass. Sez. Lav. n. 13618/2025 cit.; conf. Cass. Sez. Lav. n. 13619/2025) […]
->.
Alla luce dell'intervento chiarificatore della Suprema Corte di Cassazione, le domande volte al riconoscimento dell'annualità 2013 ai fini dell'inserimento nelle fasce stipendiali e alla condanna al pagamento delle differenze maturate devono essere rigettate.
Con riguardo alla domanda di riconoscimento dell'anzianità maturata nell'anno 2013 ai soli fini giuridici, occorre chiedersi se << sia sorretta da un apprezzabile interesse ad agire, ai sensi dell'art. 100 c.p.c. Al quesito deve rispondersi in senso negativo.
Invero, Cass. n. 2232/2020, nel richiamare un orientamento ormai consolidato, ha osservato che l'anzianità di servizio non è uno status o un elemento costitutivo di uno status del lavoratore subordinato, né un distinto bene della vita oggetto di un autonomo diritto, rappresentando piuttosto la dimensione temporale del rapporto di lavoro di cui integra il presupposto di fatto di specifici diritti, quali quelli all'indennità di fine rapporto, alla retribuzione, al risarcimento del danno per omissione contributiva, agli scatti di anzianità.
Si è pure soggiunto che essa non può essere oggetto di atti di disposizione, traslativi o abdicativi, ed è insuscettibile di un'autonoma prescrizione, distinta, in quanto tale, da quella dei diritti, a contenuto patrimoniale, che su di essa si fondano (posto che “non esiste... un diritto all'anzianità di ignoto contenuto autonomamente prescrivibile, ma esiste una anzianità, che costituisce presupposto di fatto pagina 4 di 6 per l'attribuzione di alcuni diritti, questi sì soggetti a prescrizione secondo il regime loro proprio” - cfr. Cass. 27 maggio 1986, n. 3559).
L'anzianità di servizio, dunque, può essere oggetto di verifica giudiziale senza limiti di tempo, purché sussista nel ricorrente l'interesse ad agire (ex art. 100 c.p.c.), che va valutato in ordine alla azionabilità dei singoli diritti di cui la prima costituisce il presupposto di fatto.
Ed in questa prospettiva l'orientamento consolidato nella giurisprudenza di legittimità è nel senso che
“non sono proponibili azioni autonome di mero accertamento di fatti giuridicamente rilevanti che costituiscono solo elementi frazionari della fattispecie costitutiva di un diritto, il quale può costituire oggetto di accertamento giudiziario nella sua interezza” (Cass. n. 6749/2012).
Come puntualizzato, poi, da Cass. Sez. Lav. n. 28271/2022 (in una fattispecie in cui l'interesse ad agire per il solo accertamento dell'anzianità di servizio era stato escluso in ragione dell'intervenuta prescrizione del diritto a percepire le differenze retributive), “si tratta di principio recentemente richiamato nella motivazione di Cass. S.U. n. 12903/2021 che, seppure resa in fattispecie diversa da quella che qui viene in rilievo, ne ha tratto, quale conseguenza, l'inammissibilità dell'azione proposta dinanzi al giudice ordinario per ottenere l'accertamento di un presupposto di fatto che costituisce elemento costitutivo di un diritto la cui cognizione è riservata al giudice contabile”.
2.5. Nel caso in esame, il riconoscimento del servizio prestato nell'anno 2013 è stato espressamente invocato dalla parte ricorrente al solo fine di ottenere la maturazione “delle successive progressioni economiche nell'ambito degli scaglioni previsti dalla disciplina collettiva” e, per l'effetto, la condanna del al pagamento delle differenze retributive conseguenti all'inquadramento nella fascia CP_4 stipendiale spettante.
Tanto si evince dal complessivo esame del ricorso, non limitato alla parte di esso riservata alle conclusioni, ma esteso anche alla parte espositiva, avendo parte ricorrente circoscritto il petitum immediato agli effetti dell'anzianità di servizio sul versante della progressione stipendiale (e delle conseguenti differenze retributive).
Non è stato, invece, prospettato - in via ulteriore - alcun risultato utile, giuridicamente rilevante e non conseguibile senza l'intervento del Giudice, dovendosi soltanto soggiungere, in linea con un costante insegnamento di legittimità, che “il processo non può essere utilizzato solo in previsione della soluzione in via di massima o accademica di una questione di diritto in vista di situazioni future o meramente ipotetiche” (cfr., tra le altre, Cass. Sez. Lav. n. 27151/2009; più di recente, Cass. Sez. II n.
12532/2024)>>.
pagina 5 di 6 Per le medesime ragioni, anche nella fattispecie in esame, la domanda di riconoscimento dell'anzianità per l'anno 2013, ai soli fini giuridici, deve essere rigettata, poiché non sorretta da un concreto ed attuale interesse ad agire, ai sensi dell'art. 100 c.p.c.
Le spese di lite vengono integralmente compensate, ai sensi dell'art. 92, comma 2, c.p.c., atteso che l'intervento chiarificatore della Suprema Corte è sopravvenuto solo in corso di causa.
P.Q.M.
La Giudice del Lavoro, definitivamente pronunciando nella presente controversia, ogni ulteriore istanza, eccezione o deduzione disattesa, così provvede:
- rigetta il ricorso;
- compensa integralmente tra le parti le spese di lite.
Foggia, all'esito dell'udienza cartolare del 7.11.2025
LA GIUDICE DEL LAVORO
(Azzurra de Salvia)
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