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Sentenza 15 ottobre 2025
Sentenza 15 ottobre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Palermo, sentenza 15/10/2025, n. 4307 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Palermo |
| Numero : | 4307 |
| Data del deposito : | 15 ottobre 2025 |
Testo completo
TRIBUNALE DI PALERMO
SEZIONE LAVORO
VERBALE DI UDIENZA
All'udienza del 15/10/2025, innanzi al G.L. Dr. Fabio Civiletti, con l'assistenza della
Dott.ssa S. Lo Giudice, Funzionario giudiziario, chiamata la causa n° R.G. L. 8929/2024, pendente tra
Parte_1
Ricorrente
C/
CP_1
Resistente
Sono presenti l'Avv. Manfredi Bruno in sostituzione dell'Avv. FRANCESCO RO per il ricorrente e l'Avv. Silvia Ragusa in sostituzione degli Avv. LAURA FURCAS per l' CP_1
L'avv. Bruno insiste nel ricorso e chiede che la causa venga posta in decisione, riportandosi anche alle note difensive depositate.
L'Avv. Ragusa si riporta alla memoria
IL GIUDICE DEL LAVORO
Pone la causa in decisione;
Si ritira in camera di consiglio per deliberare;
Rientrato in aula decide come da sentenza contestuale di cui dà lettura alle ore 13.15 e che viene qui, di seguito, integralmente trascritta.
IL GIUDICE DEL LAVORO
(Dr. Fabio Civiletti)
1 Tribunale di Palermo
Sezione Lavoro
N° ___________/_________
Registro Sentenze Lavoro
Cron. ___________________ REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO F.A. _________________ TRIBUNALE DI PALERMO
Il Tribunale di Palermo, in funzione di Giudice del Lavoro, nella persona del Giudice Dott. Fabio Civiletti, nella causa iscritta al n.
8929 R.G. L. 2024, promossa
D A
, rappresentato e difeso dall'Avv. Parte_1 Addì ______________ Rilasciata spedizione in RA RO, giusta procura in atti, ed elettivamente forma esecutiva all'Avv.
______________________ domiciliato presso lo studio di questi, in Palermo, Via Salvatore
______________________ per ___________________ Meccio 22;
______________________
______________________
- Ricorrente -
Il Cancelliere
CONTRO
Controparte_2
rappresentato e difeso dall'Avv. Laura FURCAS,
[...] giusta procura generale richiamata in memoria, ed elettivamente domiciliato presso l'Avvocatura Distrettuale dell'Ente, in
Palermo, Via Laurana 59 e al suo indirizzo telematico.
- Resistente -
OGGETTO: RIPETIZIONE DI INDEBITO.
Conclusioni delle parti: come dai rispettivi atti difensivi.
All'udienza del 15/10/2025, ha pronunciato
S E N T E N Z A
dando lettura del seguente dispositivo e dell'esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.
2 D I S P O S I T I V O
Definitivamente pronunciando, nel contraddittorio delle parti costituite;
Dichiara illegittimi i provvedimenti, emessi dall' il 6/02/2024 e il 28/02/2024, CP_1 con i quali è stata richiesta dall'Istituto la restituzione delle maggiorazioni sociali erogate sulla prestazione INVCIV N. 07096236 nei confronti di Parte_1
nel periodo dal 1° Gennaio 2021 al 31 Dicembre 2023, pari ad €
[...]
6.113,44 e, conseguentemente, che nulla è dovuto dallo stesso a tale titolo.
Condanna, altresì, l' alla restituzione di quanto trattenuto per la medesima CP_1 causale, oltre interessi legali come per legge.
Condanna l' soccombente, al pagamento delle spese processuali, che liquida CP_1 in € 2.697,00, oltre rimborso spese generali, IVA e C.P.A., con distrazione in favore dell'Avv. RA RO.
ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA
DECISIONE
Con ricorso depositato l'11/06/2024, adì questo Tribunale, Parte_1
in funzione di Giudice del Lavoro e della Previdenza e, premesso che l' convenuto CP_1
in giudizio, con note del 6/02/2024 e del 28/02/2024 gli aveva chiesto la restituzione dell'importo di € 6.113,44 a titolo di maggiorazioni sociali percepite indebitamente sull'assegno sociale n. 07096236 nel periodo dal 1°/01/2021 al 31/12/2023 (già parzialmente recuperati - cfr. cedolino Marzo 2024 in atti – nella misura di € 1.221,12 dagli arretrati della pensione VOCOM n. 36733355 e € 1.044,92 dagli arretrati della pensione AS n. 07096236),
lamentò l'illegittimità dei suindicati provvedimenti, per insussistenza dell'indebito, in virtù
dei principi generali che regolano l'indebito assistenziale per carenza dei requisiti reddituali, posto che la percezione delle somme era avvenuta in buona fede, attesa la perfetta conoscibilità dei redditi familiari del ricorrente, trattandosi di prestazioni erogate esclusivamente dall' , in presenza di regolare dichiarazione dei redditi e ricorrendo, CP_2
dunque, l'affidamento incolpevole del percettore. Precisò, altresì, che, per costante orientamento giurisprudenziale, l'indebito assistenziale è ripetibile solamente per quanto attiene alle
3 somme versate dall' dopo il momento in cui è stato emesso il provvedimento che accerta la non CP_1
spettanza della prestazione e non per tutto quanto in precedenza erogato.
Chiese, pertanto, di dichiarare illegittimo il recupero delle somme percepite a titolo di maggiorazioni sociali, per il periodo compreso fra Gennaio 2021 e Dicembre 2023, con conseguente annullamento dei provvedimenti di recupero dell'indebito di cui alle note del
6 e 28 febbraio 2024, “la declaratoria che nulla era dovuto per il suddetto titolo e la condanna
CP_ dell' alla restituzione dell'importo di € 2.266,04, trattenuto sul cedolino pensione del 1°/03/2024,
nonché, di quanto ancora nelle more trattenuto dalla pensione del ricorrente, oltre interessi nella misura di legge, con condanna dell'Istituto alle spese del giudizio”.
L' si è costituito con memoria, rilevando la fondatezza dell'indebito relativo alle CP_1
maggiorazioni sociali percepite su prestazione di invalidità civile per superamento dei limiti reddituali e precisando che, nel caso di specie, “l' non è incorso in errore ma, CP_2
all'atto della liquidazione della nuova pensione di vecchiaia (dicembre 2023, pagamento nel 2024)
ha ricostituito le maggiorazioni perché non dovute. Non rileva pertanto né la conoscenza dei redditi da pensione né tantomeno l'affidamento generato da errore”.
Ha quindi insistito per il rigetto del ricorso e la condanna alle spese a carico del ricorrente.
All'udienza del 15/10/2025, sulla scorta della documentazione allegata in atti e delle conclusioni delle parti, la causa è stata posta in decisione.
Il ricorso è fondato, nei sensi di cui alle seguenti considerazioni.
La fattispecie riguarda la ripetibilità delle somme percepite in difetto del requisito reddituale, nell'ambito delle prestazioni assistenziali.
La Corte di Cassazione, Sezione VI^, con ordinanza n° 13223/2020, ha enunciato, in materia di indebito relativo a prestazioni di natura assistenziale, i seguenti princìpi di diritto:
In termini generali, questa Corte ha sempre precisato (fin dalla sentenza n. 1446/2008 est. Per_1
v. pure n. 11921/2015) che "nel settore della previdenza e dell'assistenza obbligatorie si è
affermato, ed è venuto via via consolidandosi, un principio di settore secondo il quale, in luogo della generale regola codicistica di incondizionata ripetibilità dell'indebito, trova applicazione la regola, propria di tale sottosistema, che esclude viceversa la ripetizione in presenza di situazioni di
4 fatto variamente articolate, ma comunque avente generalmente come minimo comune denominatore la non addebitabilità al percepiente della erogazione non dovuta ed una situazione idonea a generare affidamento".
6.- Sulla esistenza di questo principio si è appoggiata anche la giurisprudenza della Corte Cost. in materia di indebito assistenziale allorché pur affermando - ordinanze n. 264/2004 e n. 448/2000 -
che non sussiste un'esigenza costituzionale che imponga per l'indebito previdenziale e per quello assistenziale un'identica disciplina, ha ritenuto che operi anche "in questa materia un principio di settore, onde la regolamentazione della ripetizione dell'indebito è tendenzialmente sottratta a quella generale del codice civile" (ord. n. 264/2004).
7.- Al riguardo la Corte Cost. ha pure evidenziato che il canone dell'art. 38 Cost., appresta al descritto principio di settore una garanzia costituzionale in funzione della soddisfazione di essenziali esigenze di vita della parte più debole del rapporto obbligatorio, che verrebbero ad essere contraddette dalla indiscriminata ripetizione di prestazioni naturaliter già consumate in correlazione - e nei limiti - della loro destinazione alimentare (C. Cost. n. 39 del 1993; n. 431 del
1993)".
8. Sulla precipua questione dell'indebito assistenziale per mancanza del requisito reddituale, che qui viene in rilievo, da ultimo questa Corte di cassazione ha affermato
(Sez. L -, Sentenza n. 26036 del 15/10/2019) che "l'indebito assistenziale determinato dalla sopravvenuta carenza del requisito reddituale, in assenza di norme specifiche che dispongano diversamente, è ripetibile solo a partire dal momento in cui intervenga il provvedimento che accerta il venir meno delle condizioni di legge, e ciò a meno che non ricorrano ipotesi che escludano qualsivoglia affidamento dell'“accipiens", come nel caso di erogazione di prestazioni a chi non abbia avanzato domanda o non sia parte di un rapporto assistenziale o di radicale incompatibilità tra beneficio ed esigenze assistenziali o, infine, di dolo comprovato".
9. La pronuncia si pone nella scia di Cass. Sez. L., Sentenza n. 28771 del 09/11/2018 (che richiama in motivazione) che pure aveva affermato che "L'indebito assistenziale determinato dal venir meno, in capo all'avente diritto, dei requisiti reddituali previsti dalla legge abilita l'ente erogatore alla ripetizione delle somme versate solo a partire dal momento in cui è stato accertato il
5 superamento dei predetti requisiti, a meno che non si provi che "l'accipiens" versasse in dolo rispetto a tale condizione (come ad esempio allorquando l'incremento reddituale fosse talmente significativo da rendere inequivocabile il venire meno dei presupposti del beneficio), trattandosi di coefficiente soggettivo idoneo a far venir meno l'affidamento alla cui tutela sono preposte le norme limitative della ripetibilità dell'indebito".
10.- Nella stessa traccia motivazionale, ma con riferimento alla mancanza del requisito dell'incollocazione al lavoro, si colloca anche la più recente sentenza (Cass. Sez. L., n. 31372 del
02/12/2019) secondo cui "In tema di ripetibilità delle prestazioni assistenziali indebite per mancanza del requisito di incollocazione al lavoro, trovano applicazione, in difetto di una specifica disciplina, le norme sull'indebito assistenziale riferite alla mancanza dei requisiti di legge in via generale che, in quanto speciali rispetto alla disposizione di cui all'art. 2033 c.c., limitano la restituzione ai soli ratei indebitamente erogati a decorrere dalla data del provvedimento amministrativo di revoca del beneficio assistenziale non dovuto, restando esclusa la ripetizione delle somme precedentemente corrisposte, e senza che rilevi l'assenza di buona fede dell'accipiens".
11.- Il principio generale di settore richiamato nelle stesse tre più recenti pronunce della IV sezione muove dalla tesi prima ricordata secondo cui "il regime dell'indebito previdenziale ed assistenziale presenta tratti eccentrici rispetto alla regola della ripetibilità propria del sistema civilistico e dell'art. 2033 c.c., in ragione dell'"affidamento dei pensionati nell'irripetibilità di trattamenti pensionistici indebitamente percepiti in buona fede" in cui le prestazioni pensionistiche, pur indebite, sono normalmente destinate "al soddisfacimento di bisogni alimentari propri e della famiglia" (Corte Costituzionale 13 gennaio 2006, n. 1), con disciplina derogatoria che individua
"alla luce dell'art. 38 Cost. - un principio di settore, che esclude la ripetizione se l'erogazione (..)
non sia (..) addebitabile" al percettore (Corte Costituzionale 14 dicembre 1993 n. 431)."
12.- Giova ricordare che si tratta di un principio risalente, la cui prima affermazione si rinviene appunto nella sentenza n. 1446/2008 (est. ; e che anche le Sez. Unite di questa Corte Per_1
(sentenza n. 10454 del 21/05/2015) hanno riconosciuto che le prestazioni di assistenza sociale rivestano natura alimentare, in quanto fondate esclusivamente sullo stato di bisogno del beneficiario, a differenza delle prestazioni previdenziali, che presuppongono un rapporto assicurativo e hanno più ampia funzione di tutela.
6 13.- Nella specifica fattispecie dell'indebito per mancanza del requisito reddituale va rilevato che ai fini della ripetizione Cass. 31372/2019 e Cass. 28771/18 cit. richiedono, entrambe, che sia necessario il "dolo comprovato dell'accipiens" atto a far venir meno l'affidamento dell'accipiens.
E ricordano che lo stesso D.L. n. 269 del 2003, art. 42, conv. in L. n. 326 del 2003 - prima di stabilire per il periodo pregresso e fino al 2 ottobre 2003, la sanatoria degli indebiti per mancanza dei requisiti reddituali - preveda, nello stesso comma 5, che entro trenta giorni attraverso una determinazione interdirigenziale ( Ministero dell'Economia, Agenzia dell'Entrate) si debba CP_1
procedere a stabilire le modalità tecniche per effettuare, in via telematica, le verifiche sui requisiti reddituali dei titolari delle provvidenze economiche allo scopo di sospendere le prestazioni e di ripetere l'indebito.
14.- Il D.L. n. 269 del 2003, art. 42, cit., ha previsto dunque che in materia di invalidità civile vi fosse anzitutto una sanatoria generalizzata per il periodo precedente il 2003, mentre per il periodo successivo ha stabilito che, a seguito delle verifiche reddituali effettuate dall' si possano CP_1
sospendere le prestazioni e quindi ripetere le somme erogate per indebiti previdenziali. Questo non significa però, dopo il 2 ottobre 2003, che le stesse prestazioni si possano recuperare indiscriminatamente;
tutte e sempre. In quanto, come già detto, in materia assistenziale va tutelato l'affidamento del percipiente, il quale, secondo la consolidata giurisprudenza prima menzionata della IV sezione, consente di norma (anche dopo il 2003) la ripetizione solo a partire dal provvedimento che sospende l'erogazione ed accerta l'indebito (come prevede lo stesso art. 42),
salvo il dolo comprovato.
15.- Per quanto concerne poi l'esistenza di tale specifico coefficiente soggettivo, necessario per il venir meno della tutela dell'affidamento del percipiente, la sentenza di questa Corte n. 31372/2019
ha affermato che esso non sussista in un caso in cui il mancato inoltro della dichiarazione reddituale da parte del pensionato poteva ritenersi compatibile con una mera dimenticanza.
16.- Mentre Cass. n. 28771/2018 ha affermato che una situazione di dolo comprovato dell'accipiens rispetto al venire meno del suo diritto potrebbe sussistere "ad es. allorquando l'incremento reddituale sia talmente significativo da rendere inequivocabile il venir meno del beneficio;
trattandosi di coefficiente che naturalmente fa venire meno l'affidamento alla cui tutela sono preposte le norme".
7 17.- Va ora evidenziato che nessun obbligo di restituzione si può configurare nell'ipotesi in cui l'accipiens ha già dichiarato i propri redditi alla PA, ed essi fossero perciò conoscibili dall' al CP_1
quale già il D.L. n. 269 del 2003, art. 42, conv. in L. n. 326 del 2003, consentiva di accedere alla conoscenza dei redditi dichiarati onerandolo del controllo telematico dei requisiti reddituali.
18.- Il concetto è stato reso ancor più chiaro ed esplicito dal D.L. n. 78 del 2009, art. 15, convertito con modificazioni dalla L. 3 agosto 2009, n. 102, il quale prevede che dal primo gennaio 2010,
l'Amministrazione finanziaria ed ogni altra Amministrazione pubblica, che detengono informazioni utili a determinare l'importo delle prestazioni previdenziali ed assistenziali collegate al reddito dei beneficiari, sono tenute a fornire all' in via telematica le predette informazioni CP_1
presenti in tutte le banche dati a loro disposizione, relative a titolari, e rispettivi coniugi e familiari,
di prestazioni pensionistiche o assistenziali residenti in Italia.
Da ciò si evince che tutti i fatti relativi ai dati reddituali dei titolari di prestazioni pensionistiche o assistenziali sono sempre conosciuti o conoscibili d'ufficio dall' in via telematica. CP_1
19. Lo stesso principio risulta poi ribadito e rafforzato dal D.L. n. 78 del 2010, art. 13, convertito con modificazioni dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, il quale prevede al comma 1 l'istituzione presso l' del "Casellario dell'Assistenza" "per la raccolta, la conservazione e la gestione dei dati, dei CP_1
redditi e di altre informazioni relativi ai soggetti aventi titolo alle prestazioni di natura assistenziale;
ed al comma 6 dello stesso art. 13 stabilisce che "i titolari di prestazioni collegate al reddito di cui al precedente comma 8" devono comunicare all' soltanto i dati della propria CP_1
situazione reddituale, incidente sulle prestazioni in godimento, che non sia già stata integralmente comunicata all'Amministrazione finanziaria. Da cui discende perciò confermato che essi non devono comunicare all' la propria situazione reddituale già integralmente dichiarata e CP_1
conosciuta dall'Amministrazione.
La norma (che ha modificato il D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, art. 35, convertito dalla L. 27
febbraio 2009, n. 14, ed introdotto il comma 10 bis) prevede testualmente: "Ai fini della razionalizzazione degli adempimenti di cui alla L. 30 dicembre 1991, n. 412, art. 13, i titolari di prestazioni collegate al reddito, di cui al precedente comma 8, che non comunicano integralmente all'Amministrazione finanziaria la situazione reddituale incidente sulle prestazioni in godimento,
sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei dati reddituali agli Enti previdenziali che erogano
8 la prestazione. In caso di mancata comunicazione nei tempi e nelle modalità stabilite dagli Enti
stessi, si procede alla sospensione delle prestazioni collegate al reddito nel corso dell'anno successivo a quello in cui la dichiarazione dei redditi avrebbe dovuto essere resa".
20.- L'obbligo dei titolari di prestazioni collegate al reddito riguarda in sostanza di quei dati reddituali che proprio perché non vanno dichiarati nel modello 730 (come, ad esempio, i redditi da lavoro dipendente prestato all'estero, gli interessi bancari, postali, dei BOT, dei CCT e di altri titoli di Stato, ecc.) devono essere però dichiarati all' CP_1
21.- Infine va osservato che in nessun caso si possono ipotizzare i presupposti per la restituzione dell'indebito quando esso scaturisca dal possesso di un certo reddito costituito da una prestazione di qualsiasi natura (previdenziale o assistenziale) erogata dall' e che quindi l' già conosce. CP_1 CP_2
21.1. In questa ipotesi l'affidamento riposto dal pensionato nella legittima erogazione di entrambi gli importi effettuati dallo stesso (informato della situazione CP_2
reddituale) appare certamente tutelabile alla luce delle premesse. Tanto più che la legge citata
(D.L. n. 269 del 2003, art. 42, conv. in L. n. 326 del 2003) onera l' della attivazione dei CP_1
controlli reddituali in via telematica allo scopo di sospendere le prestazioni e richiedere la restituzione dell'indebito. Sicché, giammai, potrebbe farsi carico al percipiente di un'omessa comunicazione di dati reddituali incidenti sulla misura o sul godimento della prestazione che l' conosce o ha l'onere di conoscere. CP_1
21.2. Inoltre, come già detto, il D.L. 78 del 2010, art. 13, convertito con modificazioni dalla L. 30
luglio 2010, n. 122, al comma 1 prevede l'istituzione presso l' del "Casellario dell'Assistenza CP_1
per la raccolta, la conservazione e la gestione dei dati, dei redditi e di altre informazioni relativi ai soggetti aventi titolo alle prestazioni di natura assistenziale".
Il comma 2 stabilisce "Il Casellario costituisce l'anagrafe generale delle posizioni assistenziali e delle relative prestazioni, condivisa tra tutte le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti locali,
le organizzazioni no profit e gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie che forniscono obbligatoriamente i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati,
per la realizzazione di una base conoscitiva per la migliore gestione della rete dell'assistenza
9 sociale, dei servizi e delle risorse. La formazione e l'utilizzo dei dati e delle informazioni del
Casellario avviene nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali."
22.- Infine va osservato che in casi simili (secondo una considerazione effettuata da questa Corte a proposito dell'indebito previdenziale ma valida sul piano logico giuridico, alla luce delle norme richiamate, anche per quello assistenziale), allorché le situazioni ostative all'erogazione siano note all'ente previdenziale ovvero siano da esso conoscibili facendo uso della diligenza richiestagli dalla sua qualità di soggetto erogatore della prestazione, il comportamento omissivo del percipiente,
ancorché in malafede, non è determinante della indebita erogazione e non può dunque costituire ragione di addebito della stessa (così, in specie, Cass. n. 11498 del 1996; Cass. n. 8731/2019). Ed
è alla stregua di tale orientamento consolidato che la Corte costituzionale ha rilevato come,
nell'ambito dell'ordinamento previdenziale, diversamente dalla regola generale di incondizionata ripetibilità dell'indebito posta dall'art. 2033 c.c., trovi applicazione la diversa regola, propria di tale sottosistema normativo, che esclude la ripetizione in presenza di una situazione di fatto avente come minimo comun denominatore la non addebitabilità al percipiente della erogazione non dovuta
(cfr. in tal senso Corte Cost. n. 431 del 1993, ma anche Cass. n. 1446/2008 est. Picone).
A tali regulae iuris intende attenersi questo Tribunale, anche ai fini della soluzione della presente controversia, condividendone le ragioni giuridiche.
Nel caso di specie, l' ha sempre avuto piena conoscibilità dei redditi percepiti dal CP_1
dalla coniuge dello stesso, come dettagliatamente indicato nella Pt_1 Per_2
relazione istruttoria in atti, che elenca i trattamenti pensionistici del Pt_1
”Titolare di pensione di invalidità civile n. 07096236 con decorrenza 02/2020, trasformatasi in assegno sociale al compimento del sessantasettesimo anno di età.
Il ricorrente è altresì titolare, con decorrenza 04/2021, di indennità speciale per i ciechi civili parziali n. 07099619 e, con decorrenza 10/2023, di pensione di vecchiaia Cat. VOCOM n.
36733355.
A causa della titolarità della pensione di vecchiaia, con ricostituzione definita in data 17/01/2024,
è stato operato un ricalcolo dell'importo della maggiorazione sociale e della maggiorazione prevista dall'articolo 38 della legge 448/2001, finanziaria 2002 (aumento al milione) sulla pensione di
10 invalidità civile con riduzione per gli anni 2021 e 2022 e revoca a far data dal mese di gennaio
2023 per superamento dei limiti reddituali coniugali previsti dalla normativa vigente”.
La maggiorazione sociale è una prestazione che, stante la sua natura di integrazione alla principale prestazione di invalidità civile e assegno sociale, ha natura assistenziale,
per la quale, in funzione della soddisfazione delle essenziali esigenze di vita proprie della prestazione, in deroga al regime dell'art. 2033 c.c., quanto eventualmente erogato in misura maggiore od errata non è ripetibile;
tra l'altro, l'erogazione della prestazione ha decorrenza successiva al periodo al quale fa riferimento l'indebito, quindi Pt_2
se lo stesso fosse riferito a prestazioni erogate prima della ricostituzione menzionata dall' essendo per l' , erogatore di tutte le prestazioni, facilmente CP_1 CP_2
verificabile l'importo erogato a ciascun coniuge, il medesimo avrebbe dovuto erogare direttamente le corrette spettanze.
Alla luce di tali considerazioni e delle regole che disciplinano l'indebito assistenziale per motivi reddituali, non vi è dubbio che l'erogazione della prestazione per un periodo, abbastanza esteso, dal 2021 al 2023, ha ragionevolmente ingenerato nel ricorrente un affidamento incolpevole in ordine alla spettanza della stessa.
Vanno, pertanto, dichiarati illegittimi i provvedimenti, emessi dall' il CP_1
6/02/2024 e il 28/02/2024, con i quali è stata richiesta dall' la restituzione delle CP_2
maggiorazioni sociali erogate sulla prestazione INVCIV N. 07096236 nei confronti di nel periodo dal 1° Gennaio 2021 al 31 Dicembre 2023, Parte_1
pari ad € 6.113,44 e, conseguentemente, che nulla è dovuto dallo stesso a tale titolo.
L' va inoltre condannato alla restituzione di quanto trattenuto per la CP_1
medesima causale, oltre interessi legali come per legge.
L' , rimasto soccombente, va condannato al pagamento delle spese CP_2
processuali, da liquidarsi come in dispositivo, con distrazione in favore dell'Avv.
RA RO, che ne ha fatto richiesta ai sensi dell'art. 93 cod. proc. civ.
P.Q.M.
Come in epigrafe.
Così deciso in Palermo il 15/10/2025
11 IL GIUDICE
(Dr. Fabio Civiletti)
12
SEZIONE LAVORO
VERBALE DI UDIENZA
All'udienza del 15/10/2025, innanzi al G.L. Dr. Fabio Civiletti, con l'assistenza della
Dott.ssa S. Lo Giudice, Funzionario giudiziario, chiamata la causa n° R.G. L. 8929/2024, pendente tra
Parte_1
Ricorrente
C/
CP_1
Resistente
Sono presenti l'Avv. Manfredi Bruno in sostituzione dell'Avv. FRANCESCO RO per il ricorrente e l'Avv. Silvia Ragusa in sostituzione degli Avv. LAURA FURCAS per l' CP_1
L'avv. Bruno insiste nel ricorso e chiede che la causa venga posta in decisione, riportandosi anche alle note difensive depositate.
L'Avv. Ragusa si riporta alla memoria
IL GIUDICE DEL LAVORO
Pone la causa in decisione;
Si ritira in camera di consiglio per deliberare;
Rientrato in aula decide come da sentenza contestuale di cui dà lettura alle ore 13.15 e che viene qui, di seguito, integralmente trascritta.
IL GIUDICE DEL LAVORO
(Dr. Fabio Civiletti)
1 Tribunale di Palermo
Sezione Lavoro
N° ___________/_________
Registro Sentenze Lavoro
Cron. ___________________ REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO F.A. _________________ TRIBUNALE DI PALERMO
Il Tribunale di Palermo, in funzione di Giudice del Lavoro, nella persona del Giudice Dott. Fabio Civiletti, nella causa iscritta al n.
8929 R.G. L. 2024, promossa
D A
, rappresentato e difeso dall'Avv. Parte_1 Addì ______________ Rilasciata spedizione in RA RO, giusta procura in atti, ed elettivamente forma esecutiva all'Avv.
______________________ domiciliato presso lo studio di questi, in Palermo, Via Salvatore
______________________ per ___________________ Meccio 22;
______________________
______________________
- Ricorrente -
Il Cancelliere
CONTRO
Controparte_2
rappresentato e difeso dall'Avv. Laura FURCAS,
[...] giusta procura generale richiamata in memoria, ed elettivamente domiciliato presso l'Avvocatura Distrettuale dell'Ente, in
Palermo, Via Laurana 59 e al suo indirizzo telematico.
- Resistente -
OGGETTO: RIPETIZIONE DI INDEBITO.
Conclusioni delle parti: come dai rispettivi atti difensivi.
All'udienza del 15/10/2025, ha pronunciato
S E N T E N Z A
dando lettura del seguente dispositivo e dell'esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.
2 D I S P O S I T I V O
Definitivamente pronunciando, nel contraddittorio delle parti costituite;
Dichiara illegittimi i provvedimenti, emessi dall' il 6/02/2024 e il 28/02/2024, CP_1 con i quali è stata richiesta dall'Istituto la restituzione delle maggiorazioni sociali erogate sulla prestazione INVCIV N. 07096236 nei confronti di Parte_1
nel periodo dal 1° Gennaio 2021 al 31 Dicembre 2023, pari ad €
[...]
6.113,44 e, conseguentemente, che nulla è dovuto dallo stesso a tale titolo.
Condanna, altresì, l' alla restituzione di quanto trattenuto per la medesima CP_1 causale, oltre interessi legali come per legge.
Condanna l' soccombente, al pagamento delle spese processuali, che liquida CP_1 in € 2.697,00, oltre rimborso spese generali, IVA e C.P.A., con distrazione in favore dell'Avv. RA RO.
ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA
DECISIONE
Con ricorso depositato l'11/06/2024, adì questo Tribunale, Parte_1
in funzione di Giudice del Lavoro e della Previdenza e, premesso che l' convenuto CP_1
in giudizio, con note del 6/02/2024 e del 28/02/2024 gli aveva chiesto la restituzione dell'importo di € 6.113,44 a titolo di maggiorazioni sociali percepite indebitamente sull'assegno sociale n. 07096236 nel periodo dal 1°/01/2021 al 31/12/2023 (già parzialmente recuperati - cfr. cedolino Marzo 2024 in atti – nella misura di € 1.221,12 dagli arretrati della pensione VOCOM n. 36733355 e € 1.044,92 dagli arretrati della pensione AS n. 07096236),
lamentò l'illegittimità dei suindicati provvedimenti, per insussistenza dell'indebito, in virtù
dei principi generali che regolano l'indebito assistenziale per carenza dei requisiti reddituali, posto che la percezione delle somme era avvenuta in buona fede, attesa la perfetta conoscibilità dei redditi familiari del ricorrente, trattandosi di prestazioni erogate esclusivamente dall' , in presenza di regolare dichiarazione dei redditi e ricorrendo, CP_2
dunque, l'affidamento incolpevole del percettore. Precisò, altresì, che, per costante orientamento giurisprudenziale, l'indebito assistenziale è ripetibile solamente per quanto attiene alle
3 somme versate dall' dopo il momento in cui è stato emesso il provvedimento che accerta la non CP_1
spettanza della prestazione e non per tutto quanto in precedenza erogato.
Chiese, pertanto, di dichiarare illegittimo il recupero delle somme percepite a titolo di maggiorazioni sociali, per il periodo compreso fra Gennaio 2021 e Dicembre 2023, con conseguente annullamento dei provvedimenti di recupero dell'indebito di cui alle note del
6 e 28 febbraio 2024, “la declaratoria che nulla era dovuto per il suddetto titolo e la condanna
CP_ dell' alla restituzione dell'importo di € 2.266,04, trattenuto sul cedolino pensione del 1°/03/2024,
nonché, di quanto ancora nelle more trattenuto dalla pensione del ricorrente, oltre interessi nella misura di legge, con condanna dell'Istituto alle spese del giudizio”.
L' si è costituito con memoria, rilevando la fondatezza dell'indebito relativo alle CP_1
maggiorazioni sociali percepite su prestazione di invalidità civile per superamento dei limiti reddituali e precisando che, nel caso di specie, “l' non è incorso in errore ma, CP_2
all'atto della liquidazione della nuova pensione di vecchiaia (dicembre 2023, pagamento nel 2024)
ha ricostituito le maggiorazioni perché non dovute. Non rileva pertanto né la conoscenza dei redditi da pensione né tantomeno l'affidamento generato da errore”.
Ha quindi insistito per il rigetto del ricorso e la condanna alle spese a carico del ricorrente.
All'udienza del 15/10/2025, sulla scorta della documentazione allegata in atti e delle conclusioni delle parti, la causa è stata posta in decisione.
Il ricorso è fondato, nei sensi di cui alle seguenti considerazioni.
La fattispecie riguarda la ripetibilità delle somme percepite in difetto del requisito reddituale, nell'ambito delle prestazioni assistenziali.
La Corte di Cassazione, Sezione VI^, con ordinanza n° 13223/2020, ha enunciato, in materia di indebito relativo a prestazioni di natura assistenziale, i seguenti princìpi di diritto:
In termini generali, questa Corte ha sempre precisato (fin dalla sentenza n. 1446/2008 est. Per_1
v. pure n. 11921/2015) che "nel settore della previdenza e dell'assistenza obbligatorie si è
affermato, ed è venuto via via consolidandosi, un principio di settore secondo il quale, in luogo della generale regola codicistica di incondizionata ripetibilità dell'indebito, trova applicazione la regola, propria di tale sottosistema, che esclude viceversa la ripetizione in presenza di situazioni di
4 fatto variamente articolate, ma comunque avente generalmente come minimo comune denominatore la non addebitabilità al percepiente della erogazione non dovuta ed una situazione idonea a generare affidamento".
6.- Sulla esistenza di questo principio si è appoggiata anche la giurisprudenza della Corte Cost. in materia di indebito assistenziale allorché pur affermando - ordinanze n. 264/2004 e n. 448/2000 -
che non sussiste un'esigenza costituzionale che imponga per l'indebito previdenziale e per quello assistenziale un'identica disciplina, ha ritenuto che operi anche "in questa materia un principio di settore, onde la regolamentazione della ripetizione dell'indebito è tendenzialmente sottratta a quella generale del codice civile" (ord. n. 264/2004).
7.- Al riguardo la Corte Cost. ha pure evidenziato che il canone dell'art. 38 Cost., appresta al descritto principio di settore una garanzia costituzionale in funzione della soddisfazione di essenziali esigenze di vita della parte più debole del rapporto obbligatorio, che verrebbero ad essere contraddette dalla indiscriminata ripetizione di prestazioni naturaliter già consumate in correlazione - e nei limiti - della loro destinazione alimentare (C. Cost. n. 39 del 1993; n. 431 del
1993)".
8. Sulla precipua questione dell'indebito assistenziale per mancanza del requisito reddituale, che qui viene in rilievo, da ultimo questa Corte di cassazione ha affermato
(Sez. L -, Sentenza n. 26036 del 15/10/2019) che "l'indebito assistenziale determinato dalla sopravvenuta carenza del requisito reddituale, in assenza di norme specifiche che dispongano diversamente, è ripetibile solo a partire dal momento in cui intervenga il provvedimento che accerta il venir meno delle condizioni di legge, e ciò a meno che non ricorrano ipotesi che escludano qualsivoglia affidamento dell'“accipiens", come nel caso di erogazione di prestazioni a chi non abbia avanzato domanda o non sia parte di un rapporto assistenziale o di radicale incompatibilità tra beneficio ed esigenze assistenziali o, infine, di dolo comprovato".
9. La pronuncia si pone nella scia di Cass. Sez. L., Sentenza n. 28771 del 09/11/2018 (che richiama in motivazione) che pure aveva affermato che "L'indebito assistenziale determinato dal venir meno, in capo all'avente diritto, dei requisiti reddituali previsti dalla legge abilita l'ente erogatore alla ripetizione delle somme versate solo a partire dal momento in cui è stato accertato il
5 superamento dei predetti requisiti, a meno che non si provi che "l'accipiens" versasse in dolo rispetto a tale condizione (come ad esempio allorquando l'incremento reddituale fosse talmente significativo da rendere inequivocabile il venire meno dei presupposti del beneficio), trattandosi di coefficiente soggettivo idoneo a far venir meno l'affidamento alla cui tutela sono preposte le norme limitative della ripetibilità dell'indebito".
10.- Nella stessa traccia motivazionale, ma con riferimento alla mancanza del requisito dell'incollocazione al lavoro, si colloca anche la più recente sentenza (Cass. Sez. L., n. 31372 del
02/12/2019) secondo cui "In tema di ripetibilità delle prestazioni assistenziali indebite per mancanza del requisito di incollocazione al lavoro, trovano applicazione, in difetto di una specifica disciplina, le norme sull'indebito assistenziale riferite alla mancanza dei requisiti di legge in via generale che, in quanto speciali rispetto alla disposizione di cui all'art. 2033 c.c., limitano la restituzione ai soli ratei indebitamente erogati a decorrere dalla data del provvedimento amministrativo di revoca del beneficio assistenziale non dovuto, restando esclusa la ripetizione delle somme precedentemente corrisposte, e senza che rilevi l'assenza di buona fede dell'accipiens".
11.- Il principio generale di settore richiamato nelle stesse tre più recenti pronunce della IV sezione muove dalla tesi prima ricordata secondo cui "il regime dell'indebito previdenziale ed assistenziale presenta tratti eccentrici rispetto alla regola della ripetibilità propria del sistema civilistico e dell'art. 2033 c.c., in ragione dell'"affidamento dei pensionati nell'irripetibilità di trattamenti pensionistici indebitamente percepiti in buona fede" in cui le prestazioni pensionistiche, pur indebite, sono normalmente destinate "al soddisfacimento di bisogni alimentari propri e della famiglia" (Corte Costituzionale 13 gennaio 2006, n. 1), con disciplina derogatoria che individua
"alla luce dell'art. 38 Cost. - un principio di settore, che esclude la ripetizione se l'erogazione (..)
non sia (..) addebitabile" al percettore (Corte Costituzionale 14 dicembre 1993 n. 431)."
12.- Giova ricordare che si tratta di un principio risalente, la cui prima affermazione si rinviene appunto nella sentenza n. 1446/2008 (est. ; e che anche le Sez. Unite di questa Corte Per_1
(sentenza n. 10454 del 21/05/2015) hanno riconosciuto che le prestazioni di assistenza sociale rivestano natura alimentare, in quanto fondate esclusivamente sullo stato di bisogno del beneficiario, a differenza delle prestazioni previdenziali, che presuppongono un rapporto assicurativo e hanno più ampia funzione di tutela.
6 13.- Nella specifica fattispecie dell'indebito per mancanza del requisito reddituale va rilevato che ai fini della ripetizione Cass. 31372/2019 e Cass. 28771/18 cit. richiedono, entrambe, che sia necessario il "dolo comprovato dell'accipiens" atto a far venir meno l'affidamento dell'accipiens.
E ricordano che lo stesso D.L. n. 269 del 2003, art. 42, conv. in L. n. 326 del 2003 - prima di stabilire per il periodo pregresso e fino al 2 ottobre 2003, la sanatoria degli indebiti per mancanza dei requisiti reddituali - preveda, nello stesso comma 5, che entro trenta giorni attraverso una determinazione interdirigenziale ( Ministero dell'Economia, Agenzia dell'Entrate) si debba CP_1
procedere a stabilire le modalità tecniche per effettuare, in via telematica, le verifiche sui requisiti reddituali dei titolari delle provvidenze economiche allo scopo di sospendere le prestazioni e di ripetere l'indebito.
14.- Il D.L. n. 269 del 2003, art. 42, cit., ha previsto dunque che in materia di invalidità civile vi fosse anzitutto una sanatoria generalizzata per il periodo precedente il 2003, mentre per il periodo successivo ha stabilito che, a seguito delle verifiche reddituali effettuate dall' si possano CP_1
sospendere le prestazioni e quindi ripetere le somme erogate per indebiti previdenziali. Questo non significa però, dopo il 2 ottobre 2003, che le stesse prestazioni si possano recuperare indiscriminatamente;
tutte e sempre. In quanto, come già detto, in materia assistenziale va tutelato l'affidamento del percipiente, il quale, secondo la consolidata giurisprudenza prima menzionata della IV sezione, consente di norma (anche dopo il 2003) la ripetizione solo a partire dal provvedimento che sospende l'erogazione ed accerta l'indebito (come prevede lo stesso art. 42),
salvo il dolo comprovato.
15.- Per quanto concerne poi l'esistenza di tale specifico coefficiente soggettivo, necessario per il venir meno della tutela dell'affidamento del percipiente, la sentenza di questa Corte n. 31372/2019
ha affermato che esso non sussista in un caso in cui il mancato inoltro della dichiarazione reddituale da parte del pensionato poteva ritenersi compatibile con una mera dimenticanza.
16.- Mentre Cass. n. 28771/2018 ha affermato che una situazione di dolo comprovato dell'accipiens rispetto al venire meno del suo diritto potrebbe sussistere "ad es. allorquando l'incremento reddituale sia talmente significativo da rendere inequivocabile il venir meno del beneficio;
trattandosi di coefficiente che naturalmente fa venire meno l'affidamento alla cui tutela sono preposte le norme".
7 17.- Va ora evidenziato che nessun obbligo di restituzione si può configurare nell'ipotesi in cui l'accipiens ha già dichiarato i propri redditi alla PA, ed essi fossero perciò conoscibili dall' al CP_1
quale già il D.L. n. 269 del 2003, art. 42, conv. in L. n. 326 del 2003, consentiva di accedere alla conoscenza dei redditi dichiarati onerandolo del controllo telematico dei requisiti reddituali.
18.- Il concetto è stato reso ancor più chiaro ed esplicito dal D.L. n. 78 del 2009, art. 15, convertito con modificazioni dalla L. 3 agosto 2009, n. 102, il quale prevede che dal primo gennaio 2010,
l'Amministrazione finanziaria ed ogni altra Amministrazione pubblica, che detengono informazioni utili a determinare l'importo delle prestazioni previdenziali ed assistenziali collegate al reddito dei beneficiari, sono tenute a fornire all' in via telematica le predette informazioni CP_1
presenti in tutte le banche dati a loro disposizione, relative a titolari, e rispettivi coniugi e familiari,
di prestazioni pensionistiche o assistenziali residenti in Italia.
Da ciò si evince che tutti i fatti relativi ai dati reddituali dei titolari di prestazioni pensionistiche o assistenziali sono sempre conosciuti o conoscibili d'ufficio dall' in via telematica. CP_1
19. Lo stesso principio risulta poi ribadito e rafforzato dal D.L. n. 78 del 2010, art. 13, convertito con modificazioni dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, il quale prevede al comma 1 l'istituzione presso l' del "Casellario dell'Assistenza" "per la raccolta, la conservazione e la gestione dei dati, dei CP_1
redditi e di altre informazioni relativi ai soggetti aventi titolo alle prestazioni di natura assistenziale;
ed al comma 6 dello stesso art. 13 stabilisce che "i titolari di prestazioni collegate al reddito di cui al precedente comma 8" devono comunicare all' soltanto i dati della propria CP_1
situazione reddituale, incidente sulle prestazioni in godimento, che non sia già stata integralmente comunicata all'Amministrazione finanziaria. Da cui discende perciò confermato che essi non devono comunicare all' la propria situazione reddituale già integralmente dichiarata e CP_1
conosciuta dall'Amministrazione.
La norma (che ha modificato il D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, art. 35, convertito dalla L. 27
febbraio 2009, n. 14, ed introdotto il comma 10 bis) prevede testualmente: "Ai fini della razionalizzazione degli adempimenti di cui alla L. 30 dicembre 1991, n. 412, art. 13, i titolari di prestazioni collegate al reddito, di cui al precedente comma 8, che non comunicano integralmente all'Amministrazione finanziaria la situazione reddituale incidente sulle prestazioni in godimento,
sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei dati reddituali agli Enti previdenziali che erogano
8 la prestazione. In caso di mancata comunicazione nei tempi e nelle modalità stabilite dagli Enti
stessi, si procede alla sospensione delle prestazioni collegate al reddito nel corso dell'anno successivo a quello in cui la dichiarazione dei redditi avrebbe dovuto essere resa".
20.- L'obbligo dei titolari di prestazioni collegate al reddito riguarda in sostanza di quei dati reddituali che proprio perché non vanno dichiarati nel modello 730 (come, ad esempio, i redditi da lavoro dipendente prestato all'estero, gli interessi bancari, postali, dei BOT, dei CCT e di altri titoli di Stato, ecc.) devono essere però dichiarati all' CP_1
21.- Infine va osservato che in nessun caso si possono ipotizzare i presupposti per la restituzione dell'indebito quando esso scaturisca dal possesso di un certo reddito costituito da una prestazione di qualsiasi natura (previdenziale o assistenziale) erogata dall' e che quindi l' già conosce. CP_1 CP_2
21.1. In questa ipotesi l'affidamento riposto dal pensionato nella legittima erogazione di entrambi gli importi effettuati dallo stesso (informato della situazione CP_2
reddituale) appare certamente tutelabile alla luce delle premesse. Tanto più che la legge citata
(D.L. n. 269 del 2003, art. 42, conv. in L. n. 326 del 2003) onera l' della attivazione dei CP_1
controlli reddituali in via telematica allo scopo di sospendere le prestazioni e richiedere la restituzione dell'indebito. Sicché, giammai, potrebbe farsi carico al percipiente di un'omessa comunicazione di dati reddituali incidenti sulla misura o sul godimento della prestazione che l' conosce o ha l'onere di conoscere. CP_1
21.2. Inoltre, come già detto, il D.L. 78 del 2010, art. 13, convertito con modificazioni dalla L. 30
luglio 2010, n. 122, al comma 1 prevede l'istituzione presso l' del "Casellario dell'Assistenza CP_1
per la raccolta, la conservazione e la gestione dei dati, dei redditi e di altre informazioni relativi ai soggetti aventi titolo alle prestazioni di natura assistenziale".
Il comma 2 stabilisce "Il Casellario costituisce l'anagrafe generale delle posizioni assistenziali e delle relative prestazioni, condivisa tra tutte le amministrazioni centrali dello Stato, gli enti locali,
le organizzazioni no profit e gli organismi gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie che forniscono obbligatoriamente i dati e le informazioni contenute nei propri archivi e banche dati,
per la realizzazione di una base conoscitiva per la migliore gestione della rete dell'assistenza
9 sociale, dei servizi e delle risorse. La formazione e l'utilizzo dei dati e delle informazioni del
Casellario avviene nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali."
22.- Infine va osservato che in casi simili (secondo una considerazione effettuata da questa Corte a proposito dell'indebito previdenziale ma valida sul piano logico giuridico, alla luce delle norme richiamate, anche per quello assistenziale), allorché le situazioni ostative all'erogazione siano note all'ente previdenziale ovvero siano da esso conoscibili facendo uso della diligenza richiestagli dalla sua qualità di soggetto erogatore della prestazione, il comportamento omissivo del percipiente,
ancorché in malafede, non è determinante della indebita erogazione e non può dunque costituire ragione di addebito della stessa (così, in specie, Cass. n. 11498 del 1996; Cass. n. 8731/2019). Ed
è alla stregua di tale orientamento consolidato che la Corte costituzionale ha rilevato come,
nell'ambito dell'ordinamento previdenziale, diversamente dalla regola generale di incondizionata ripetibilità dell'indebito posta dall'art. 2033 c.c., trovi applicazione la diversa regola, propria di tale sottosistema normativo, che esclude la ripetizione in presenza di una situazione di fatto avente come minimo comun denominatore la non addebitabilità al percipiente della erogazione non dovuta
(cfr. in tal senso Corte Cost. n. 431 del 1993, ma anche Cass. n. 1446/2008 est. Picone).
A tali regulae iuris intende attenersi questo Tribunale, anche ai fini della soluzione della presente controversia, condividendone le ragioni giuridiche.
Nel caso di specie, l' ha sempre avuto piena conoscibilità dei redditi percepiti dal CP_1
dalla coniuge dello stesso, come dettagliatamente indicato nella Pt_1 Per_2
relazione istruttoria in atti, che elenca i trattamenti pensionistici del Pt_1
”Titolare di pensione di invalidità civile n. 07096236 con decorrenza 02/2020, trasformatasi in assegno sociale al compimento del sessantasettesimo anno di età.
Il ricorrente è altresì titolare, con decorrenza 04/2021, di indennità speciale per i ciechi civili parziali n. 07099619 e, con decorrenza 10/2023, di pensione di vecchiaia Cat. VOCOM n.
36733355.
A causa della titolarità della pensione di vecchiaia, con ricostituzione definita in data 17/01/2024,
è stato operato un ricalcolo dell'importo della maggiorazione sociale e della maggiorazione prevista dall'articolo 38 della legge 448/2001, finanziaria 2002 (aumento al milione) sulla pensione di
10 invalidità civile con riduzione per gli anni 2021 e 2022 e revoca a far data dal mese di gennaio
2023 per superamento dei limiti reddituali coniugali previsti dalla normativa vigente”.
La maggiorazione sociale è una prestazione che, stante la sua natura di integrazione alla principale prestazione di invalidità civile e assegno sociale, ha natura assistenziale,
per la quale, in funzione della soddisfazione delle essenziali esigenze di vita proprie della prestazione, in deroga al regime dell'art. 2033 c.c., quanto eventualmente erogato in misura maggiore od errata non è ripetibile;
tra l'altro, l'erogazione della prestazione ha decorrenza successiva al periodo al quale fa riferimento l'indebito, quindi Pt_2
se lo stesso fosse riferito a prestazioni erogate prima della ricostituzione menzionata dall' essendo per l' , erogatore di tutte le prestazioni, facilmente CP_1 CP_2
verificabile l'importo erogato a ciascun coniuge, il medesimo avrebbe dovuto erogare direttamente le corrette spettanze.
Alla luce di tali considerazioni e delle regole che disciplinano l'indebito assistenziale per motivi reddituali, non vi è dubbio che l'erogazione della prestazione per un periodo, abbastanza esteso, dal 2021 al 2023, ha ragionevolmente ingenerato nel ricorrente un affidamento incolpevole in ordine alla spettanza della stessa.
Vanno, pertanto, dichiarati illegittimi i provvedimenti, emessi dall' il CP_1
6/02/2024 e il 28/02/2024, con i quali è stata richiesta dall' la restituzione delle CP_2
maggiorazioni sociali erogate sulla prestazione INVCIV N. 07096236 nei confronti di nel periodo dal 1° Gennaio 2021 al 31 Dicembre 2023, Parte_1
pari ad € 6.113,44 e, conseguentemente, che nulla è dovuto dallo stesso a tale titolo.
L' va inoltre condannato alla restituzione di quanto trattenuto per la CP_1
medesima causale, oltre interessi legali come per legge.
L' , rimasto soccombente, va condannato al pagamento delle spese CP_2
processuali, da liquidarsi come in dispositivo, con distrazione in favore dell'Avv.
RA RO, che ne ha fatto richiesta ai sensi dell'art. 93 cod. proc. civ.
P.Q.M.
Come in epigrafe.
Così deciso in Palermo il 15/10/2025
11 IL GIUDICE
(Dr. Fabio Civiletti)
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